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Full text of "Atti della Società ligure di storia patria"

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http://archive.org/details/attidellasocietl06cava 



ATTI 



DELLA SOCIETÀ LIGURE 



DI 



STORIA PATRIA 



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DELLA 



SOCIETÀ LIGURE 



ni 



STORIA PATRIA 



VOLUME VI. 



GENOVA 

TIP. DEL lì. I. DE' SORDO-MUTI 
MDCCCLXVIH. 



CODICE DIPLOMATICO 



DELLE 



COLONIE TAURO-LIGURI 

DURANTE LA SIGNORIA 

DELL'UFFICIO DI S. GIORGIO 

(mccccliii-mcccclxxv) 

ORDINATO ED ILLUSTRATO 

DAL SOCIO 

P. AMEDEO VIGNA 

TOMO PRIMO 



4. 



Q 






RAGIONE DELL'OPERA 



N, 



eli' adunanza della Sezione di Storia della nostra 
Società tenutasi il giorno 11 agosto 1865, io vi leggeva, 
se ancora vi ricorda, Onorevoli Colleglli e Signori, un mio 
schizzo storico sulle relazioni politiche passate fra il go- 
verno della repubblica di Genova e la sua colonia di Galata 
in Costantinopoli , non che delle internazionali tra il detto 
Comune e varie Corti o principi d' Oriente , nella prima 
metà del XV secolo (') : relazioni autentiche perchè estratte 
in loro fonte dai domestici archivii , e importanti assai 
come quelle che illustrano e sotto più riguardi chiariscono 
alcuni punti della patria storia , la quale intorno quei 

(') Vedi Atti della Società Ligure ecc. Voi. IV, pag. CXVI e seg. 



481532 



( Vili ) 

tempi, luoghi e gli avvenimenti occorsivi, rimane tuttavia , 
dobbiamo confessarlo, molto annebbiata ed oscura. Sul 
finire poi del breve ragionamento io vi prometteva di 
continuare non solo, ma di accelerare eziandio con fret- 
toloso passo le ulteriori mie ricerche , estendendole a 
tutte le colonie possedute dai genovesi nel Levante. 

Tenni la parola, o Signori, e negli anni che decorsero 
non ebbi quasi altro pensiero fuor quello di spogliare 
molti volumi spettanti alle medesime colonie, conservati la 
maggiore parte nell : archivio di s. Giorgio , e di cui mi 
furono larghi i due intelligenti quanto instancabili nostri 
socii che ne sono alla custodia, i eh. cavalieri Desimoni 
e Bel grano. 

Mio intendimento si fu durante questo tempo di occu- 
parmi d 1 una guisa affatto distinta nel rintracciare quanto 
di rilevante per la ligure storia trovasi sepolto in quei 
codici , non stati mai da alcuno finora studiati a dovere 
e diligentemente compulsati. Da un tale libero assunto io 
sperava ne deriverebbono due grandi vantaggi: uno, che 
le vicende ora prospere ed ora avverse di dette colonie 
sino al giorno d'oggi note solo ad intervalli, emergereb- 
bero la prima volta in tutta la loro chiarezza e splendore, 
e sopra quelle carte , memorie sincrone e autentici do- 
cumenti altro ingegno del mio più capace potrebbe quindi 
innalzare un edificio di storia più ampio del presente che 
abbiamo e di esse più degno. In secondo luogo ne segui- 
rebbe una bella e numerosa serie di lettere di principi e 
repubbliche, istruzióni ufficiali o segrete agli ambasciatori 



( ix ) 

presso le Corti , corrispondenze epistolari di grande rilievo ; 
insomma una raccolta di monumenti storici i quali avriano 
potuto , col vostro consenso , trovare luogo acconcio fra 
quelli d'Oriente che da parecchi laboriosi nostri colleghi 
si vanno raccogliendo e illustrando per vedere la luce 
negli Atti della Società. 

E come avviene talvolta a chi chiude in petto un'a- 
nima anzichenò ardimentosa , io mi appigliai sino da bel 
principio alla più lontana e sotto alcuni rispetti anche 
la più ricca e gloriosa di tutte le colonie liguri del Le- 
vante , quella di Caffa e sue dipendenze nel mar Nero. 
Niuno di voi infatti ignora la vantaggiosa posizione che 
questa città godette nel corso di tre circa secoli sotto il 
reggimento dei consoli genovesi; l'influenza e il dominio 
che esercitò sulle vicine orde dei Tartari e sui circostanti 
regni e imperi cristiani ; le vicissitudini cui soggiacque di 
assedii , di guerre , d' improvvisi attacchi per terra e per 
mare, quasi sempre vigorosamente sostenuti e coronati 
da splendide vittorie; la feracità del suolo , l'abbondanza 
e molteplice varietà del suo commercio in ogni genere 
di derrate: sicché era divenuta 1' emporio dei due mari 
Mediterraneo ed Eusino, non che di tutto il litorale della 
Grecia e sue isole, e, col mezzo del Caspio, anche del- 
l' Asia centrale e le popolate sue interne regioni. 

Per quanto tuttavia mi pungesse forte la brama di 
fare ancor io alcun che di utile alla repubblica delle let- 
tere ed alla Società nostra in particolare, ero ben lungi 
dal prevedere l' incredibile miniera di dovizie storiche che 



( X ) 

mi sarebbe dato di sprigionare dai polverosi volumi della 
masseria e dei registri epistolari di Gaffa. Pensava allora 
di tenermi pago di raccoglierne il fiore, e in una o più 
tornate della Sezione, alla cui presidenza il benevolo vostro 
suffragio mi avea chiamato, descriverne i fatti di maggiore 
rilievo; ma a breve andare m'avvidi che troppa e inutile 
fatica diveniva lo scegliere, poiché tutto ivi era nuovo e 
importante a sapersi : essendo appunto , a cosi espri- 
mermi , una contrada non ancora esplorata ; un campo 
abbondevole di mature spiche ; un giardino olezzante per 
svariatissime frutta e fiori , cinto d' ogn intorno d 1 alto e 
impenetrabile muro. Sicché convintomi della necessità di 
non dovere privare più lungo la storia del nostro paese 
di cosi bel tesoro di notizie e di patrie glorie, mi dedicai 
col massimo impegno e indefesso studio a interpretare le 
difficili e logore, e trascrivere con una pazienza che mi 
venne mai meno tutte le lettere, atti, istruzioni, corri- 
spondenze, relazioni, decreti ed ordini che contengonsi 
nei codici dei Dicersorum Ncgotiorum e Ncgotiorum Ge- 
slorum e Litterarum Officii s. Georgii , non che nella 
Filza e in molti altri volumi appartenenti a Caffa e sue 
dipendenze, i quali serbansi tuttavia nell'archivio di quel 
Magistrato. 

E assai volontieri mi sottoposi al lungo e faticoso in- 
carico , persuaso di fare con ciò opera di buon cittadino, 
e ben meritare della nostra Società, a cui mi lega ogni 
giorno più sincero amore dei patrii studii e il dolce vin- 
colo di care e provate amicizie. Frutto pertanto di questo 



( xi ) 

volontario mio compito è stato e sarà ancora andare rac- 
cogliendo i documenti relativi alle colonie Tauro-Liguri 
dall'anno 1453, epoca della cessione del loro dominio 
dalla Repubblica al banco di s. Giorgio, sino alla mise- 
randa perdita di esse, avvenuta nel 1475, per opera del 
Turco, motivata pur troppo in qualche parte dalla mal- 
versazione, ignavia ed avarizia degli officiali preposti al 
governo delle medesime. 

Due sono le parti in che hassi a dividere la storia 
delle colonie genovesi del Levante, e in ispecie quelle 
del Ponto. La prima deve comprendere la narrazione della 
loro origine, del loro incremento, e della massima loro 
floridezza , sino alla presa di Costantinopoli : epoca al 
sommo gloriosa e la più brillante di quei possedimenti. 
La seconda , dalla caduta della stessa Metropoli , sino alla 
loro distruzione, occasionata appunto dalla perdita della 
capitale del greco impero e dalla gigantesca prosperità del 
mussulmano invasore. Cusi in realtà vediamo avere latto 
il professore Guglielmo Heid nella fresca sua storia delle 
Colonie commerciali degli Italiani in Oriente nel Medio 
Evo , di cui già uscì la versione in italiano in due volumi 
per cura del professore Muller (1) . 

A rintracciare 1' oscura origine della fondazione di 
Caffa e delle rimanenti colonie del mar Nero pose mano 
pel primo tra noi l' abate Gaspare (Merico nelle sue 
erudite Lettere Ligustiche (2) . Ma privo come egli trova- 
ci Venezia e Torino, tip. Antonelli e Basiulonna, f866-68. 
C*J Bussano , MDCCXCII. 



( XII ) 

vasi di molte notizie non ancora disseppellite e venute 
alla luce, e, ciò che più monta, mancando dei sincroni 
documenti, non disse in gran parte (sebbene con maggiore 
ordine ed esattezza) che quanto si trovava di già scritto 
in varii autori , sia antichi sia moderni , tanto greci che 
nostrali. L' abate Semino invece avendo avuto la sorte 
a quei giorni assai rara di penetrare nell' archivio di 
Stato, e quivi a beli' agio fare tesoro delle carte più pre- 
ziose e meglio opportune al suo intento, stese, tra le 
altre , quella dotta Memoria sul commercio e navigazione 
dei Genovesi nella Tauride , che leggesi edita in calce del 
1.° voi. degli eruditi Commentarti storici della Crimea dei 
chiar. Avv. Canale (l) . Quivi il Semino cita ad ogni pie' 
sospinto leggi, convenzioni, statuti, trattali, manuali e re- 
gesti conservati gelosamente in quell'inaccesso santuario, 
cui diviene oggi affatto indispensabile il compulsare chi 
voglia a dovere e con scienza dei fatti narrare la storia 
di essa colonia lino all'anno 1453. 

Vero è che, per gran ventura, a' dì nostri una por- 
zione di queste rilevantissime carte già fu pubblicata in 
alcune raccolte estere e nazionali, fra cui nei Monumenta 
Historiae Patriae dalla benemerita Regia Deputazione so- 
pra li studii di Storia Patria per le antiche provincie, ed 
un altra mercè le amorevoli cure di benemeriti citta- 
dini (2; e le giuste sollecitudini del Governo, fece ritorno 

(') Genova, tip. del lì. I. dei Sordo-muti. Voi. 3. 

(" 2 j Tra i quali vuol essere annoverato il compianto nostro Presidente , 
Deputato march. Vincenzo Ricci , tolto di fresco alla mia amicizia ed alla 
grata sua patria da improvviso morbo. 



( XIII ) 

agli archivi! di Genova , ma fintantoché il totale di esse 
non venga con diligenza svolto e ordinato , fia inutile il 
desiderare di conoscere per minuto lo stato più o meno 
florido e le vicende delle colonie Tauriche durante la 
prima e più lunga epoca. 

In tale aspettativa, io credei ben governarmi in adu- 
nando frattanto gli atti che appartengono alla seconda 
parte della loro storia, cioè a dire dall'anno 1453 al 
1475. Questi atti partendo dall'Ufficio degli otto Protet- 
tori di s. Giorgio rimasero naturalmente registrati nella 
cancelleria del Banco, e in essa ancora si conservano. E 
però a dolere assai che vi si abbiano ad incontrare talvolta 
non poche lacune di mesi, e di molti altri anni ne man- 
chino i cartolarli di masseria e la collezione delle let- 
tere; ma ne resta almeno quanto è sufficiente a farci 
nota l'immensa. loro importanza, non che gli sforzi del 
Magistrato pel buon governo e l' incorrotta giustizia colla 
quale voleva si reggesse quel popolo, lo spirito riottoso 
dei Caffesi e la scarsa corrispondenza di alcuni officiali 
alle ammonizioni e comandi tal fiata ben severi dei loro 
signori. Imperocché devesi pur sempre tenere innanzi 
agli occhi, che questo, sebbene assai rilevante, fu tut- 
tavia il periodo , come già dissi sopra , della decadenza 
delle colonie Tauriche; la quale si verificava ognor più 
a mano che il Turco minacciava prepotente d' impadro- 
nirsi di quelle contrade. 

I documenti da me adunati li ho disposti in ordine cro- 
nologico a studio di maggiore chiarezza : e sulla base di 



( *-v) 

essi io vengo ciascun anno narrando ciò che vi si contiene 
di meglio e più sugoso per la storia di Caffa , dei re 
ed imperatori suoi finitimi, coi quali frequenti anzi con- 
tinue e giornaliere avevano le loro relazioni commerciali 
e politiche i genovesi. A tal fine ancora non l' intitolai 
Storia, ma soltanto Esposizione storica degli avvenimenti ; 
poiché vera storia essa non è, non potendomi innalzare 
a principi*! alti e filosofici nell' angusto campo che mi è 
dato percorrere riferendo fatti successi nella cerchia di 
pochi mesi. Tanto più dopo che, a non abusare della 
vostra cortesia , mi risolvei di restringermi a tutto po- 
tere al racconto di ciò che spetta direttamente alle co- 
lonie , senza vagare nella storia generale che suppongo 
nota abbastanza agli studiosi cultori di siffatte materie. 

È superfluo il dire che nella precisione del testo molti- 
forme dei documenti e in ispeciale modo delle corrispon- 
denze dei consoli e minori officiali col banco di s. Giorgio, 
e nella loro svariatissima ortografia e lezione grammati- 
cale (o meglio sgrammaticata), io mi sono tenuto scru- 
polosamente alla verità ; così richiedendo la natura di 
simili compilazioni , e l'esempio datomi da molti valorosi 
che mi precedettero nell' utile ed onorato , ma difficile 
arringo. 

Se in esso io sia riuscito a misura dell' espettazione 
vostra, non ardisco promettermelo, o Signori; questo 
bensì vi confesso con tutta ingenuità niuna fatica aver 
risparmiata , affine di cogliere il pallio più gradito al mio 
cuore, che è di crescere, giusta le deboli mie forze, il 



( xv ) 

lustro dei nostro Istillilo, e mostrare coir opera meglio 
che a parole come anche a' dì presenti si può cogli 
stutlii servire la patria altrettanto bene e meglio che il 
soldato nel campo. Imperocché una nazione qualsiasi la 
quale desidera stabilirsi sopra solide basi e mira al fine 
precipuo costitutivo dell'umana società, più che di forza 
ha bisogno di sapienza e maturità di senno. 

Compio qui sull'ultimo al debito che corre non solo a 
me in particolare, ma bene alla intera nostra Società, te- 
stimoniando la più sentita riconoscenza all'esimio signor 
comm. senatore Michelangelo Castelli, direttore generale 
degli archivii del Regno, il quale coli' usata liberalità volle 
concedere che nell'archivio di s. Giorgio si praticassero 
lutti gli studi , che al mio lavoro poteano riuscire meglio 
profittevoli ed opportuni. Né minori sensi di gratitudine 
dee professare il nostro Istituto verso l' egregio cav. in - 
tendente Marcello Cepollina , direttore degli archivi gover- 
nativi di Genova, il quale colla più squisita cortesia ha 
reso ognor più agevole l'effettuazione dei nostri disegni. 
Senza tuttociò il presente Codice Diplomatico sarebbe 
stato ancor oggi, come lo fu in addietro per lunga sta- 
gione, un vano desiderio. 



ANNO MCCCCLin 



STORIA E DOCUMENTI 



ESPOSIZIONE STORICA 

DEGLI AVVENIMENTI C) 



Li infausto annunzio della presa di Costantinopoli e della sus- 
seguente caduta della città di Galata commosse quanto mai dire 
si possa e gittò in profonda costernazione gli animi del governo 
e del popolo genovese. Lamentava quello la perdita della sua 
signoria della bella colonia di Pera ( 2 ), l' inutilità dei suoi sforzi 
nel sostenere il vacillante trono dei Paleologi, e prevedeva da 
siffatta memoranda catastrofe la non lontana rovina eziandio degli 
altri suoi doviziosi possedimenti in tutto il Levante , massime 
nel mar Nero. Piangeva questo la morte di un numeroso stuolo 

(*) Letta alla Sezione di Storia della Società Ligure di Storia Patria il 18 di- 
cembre 1866. 

O Si avverta che Pera e Galata al tempo della dominazione genovese erano 
una stessa identica città. Non così di presente. 



anno 1453 ( 4 ) 

di consanguinei, parenti, amici e cittadini d'ogni grado, non 
che lo sperpero di tante sostanze, il sequestro dei suoi emporii 
di merci ammassate in quel centro di universale ricchezza , e 
ancora più l'abisso interposto fra la madre patria e le rimote 
colonie della Tauride dal bloccato stretto del Bosforo Tracio. 

À confermare questi giusti timori giunse poco dopo da Scio 
uria lettera di Francesco Giustiniani, in data 27 settembre 1453, 
in cui l'inviato genovese narrava per minuto lo stato affannoso dei 
miseri coloni di Pera, la trepidazione dei loro cuori e di tutti i 
cristiani di Oriente sfiduciati che alcun senso d' umanità e di 
buona fede, anche dopo la fatta sottomissione, annidasse in petto 
del barbaro conquistatore ; e aggiugneva che di fresco l' imbal- 
danzito Maometto II, non pago del castello nuovamente costrutto 
e ben fornito di artiglieria, avea fatto disporre lunghesso la foce 
del canale di Bisanzio da amendue le parti d' Asia e di Europa 
innumerevole quantità di bombarde , allo scopo di vietare il 
transito alle navi provenienti o in viaggio per Caffa ; la qual 
cosa ove gli riescisse a seconda, certa addiveniva la perdita di 
tutte le loro terre disseminate per le ampie coste del mare 
Eusino. E che tale fosse la mira del giovine e ardito sultano 
palesavalo troppo bene il recente invio colà, come ne correa 
voce, di una trireme a imporvi vergognoso tributo, e la pode- 
rosa flotta di ducento altri legni cui stava allestendo in Gallipoli 
per ancora ignota destinazione (*). Se tali sconfortanti notizie 
aggiugnessero nuova esca al già cocente dolore , facile è il 
concepirlo. 

Mentre però il popolo, come di solito, stempravasi in inutili 
lai e maledizioni al turco, i maestrati del Governo attendevano 
a provvedere giusta l'urgenza del caso al soccorso delle peri- 
colanti colonie. E poiché vano sembrò loro lo sperare di ab- 
battere o anche solo fare testa alla prepotenza ottomana, che 

(') Vedi il documento I. 



( 5 ) STORIA 

pareva avere aggiogato al suo carro la vittoria , venuti a più 
mite consiglio avevano discusso in senato e deciso di spedire 
a quel re una solenne ambasceria con ricchi donativi a placarne, 
se possibile fosse, il feroce animo, e stringere onesti patti di 
benevola vicinanza fra la loro città di Galata e la nuova metro- 
poli del sorgente impero. A tal fine eransi rivolti già più fiate al 
banco di s. Giorgio pel mutuo della necessaria somma, giacché la 
Repubblica e i cittadini trovavansi di quei giorni, a causa della 
rovinosa guerra con Alfonso di Aragona, in così gravi distrette 
pecuniarie da non poterla somministrare in guisa alcuna. Nulla' 
per altro sin qui erasi conchiuso, e solamente ai 28 settembre, 
un di dopo la summentovata lettera del Giustiniani , il doge 
Pietro di Campofregoso e gli anziani con gli officiali di Romania 
e del mare ottenevano dal banco suddetto, dietro un nuovo e più 
pressante invito, la sovvenzione di otto mila lire genovine, metà 
in prestito ed altra metà in dono, da erogarsi nella progettata 
ambascieria ( 1 ). 

Sventuratamente l' accordo giunse troppo tardi. Maometto cui 
tardava ogni momento di togliersi dagli occhi quel pruno che 
era per lui la colonia genovese, ultimo baluardo del nome cri- 
stiano in Costantinopoli, li prevenne, e ancor caldo della vittoria, 
il 2 giugno, quarto giorno dalla conquistata Bisanzio, recatosi in 
Galata a mo' di trionfo n' abbatté le mura dai lati di terra, le so- 
stanze e case dei coloni staggì, poi vendette o s'appropriò, e degli 
esterrefatti abitanti parte ridusse a penosa schiavitù, parte tenne 
come statici sotto la sferza d' un suo vicario chiamato con voce 
greca Prologero, o mandò raminghi per tutto 1' Oriente. Non 
è a dubitare che alcuni di questi e forse lo stesso Angelo Gio- 
vanni Lomellini , podestà di Galata , cacciato di seggio e rifu- 
giatosi in Scio, si recassero con tutta prontezza a Genova nunzii 
di viva voce più che per iscritto ai cittadini e al Comune del- 

(') Vedi il documento II. 



anno 1453 ( 6 ) 

• 

1' orrendo disastro. Il cui primo effetto dovett' essere l' abbandono 
dell'ideata legazione, della quale non trovasi più cenno di sorta, 
e invece cominciasse a spuntare il disegno di trasferimento delle 
colonie Tauriche al magistrato di s. Giorgio. 

Il merito di quest' importante innovazione vuoisi attribuire a 
Stefano De-Marini, Antonio Gentile, Bartolommeo di Levanto e 
Damiano Leone, che nel corrente anno fungevano la carica di prov- 
visori delle cose di Caffa e del mar Nero. Essi fatti persuasi che 
"il governo della repubblica male potrebbe sovvenire coi troppo 
scarsi suoi mezzi alle imperiose e instanti necessità di quei luoghi, 
emisero pei primi il voto innanzi al doge e agli anziani del Co- 
mune di rinunziarne a quel benemerito e riputatissimo Officio la 
signoria, nella medesima guisa che per quasi identiche ragioni 
erasi fatto pocanzi dell' isola di Corsica. Non spiacque il partito 
al senato e nemmeno ai protettori di s. Giorgio : ondecchè dopo 
molti privati convegni tenutisi fra i due poteri a reciproca in- 
telligenza; com'era convenuto, addi 40 novembre 4 453 gli stessi 
quattro prestanti cittadini a nome del ducale governo presen- 
taronsi a farne la formale proposta ai magnifici protettori, e con 
adatte parole li vennero confortando ad accettare la offerta so- 
vranità delle colonie Eusine che loro cedrebbonsi in assoluto do- 
minio ('). Indissero allora questi di comune avviso un generale 
consiglio di trecento partecipi alle compere, acciò in cosa di tanto 
momento e che tutti li riguardava dichiarassero la loro volontà. 

Infatti due giorni dopo raccoltesi nella gran sala del palazzo 
di mare parecchie centinaia di cittadini aventivi interesse . i 
quattro anzidetti recavansi di bel nuovo in forma pubblica da- 
vanti a quel consesso, e per bocca di uno esposero brevemente 
le ragioni che forzavano il Governo al duro passo, chiedendo si 
nominasse , se era in piacere loro accettare quelle colonie in 
proprietà, una commissione incaricata di trattare con esso e sti- 

(') Vedi il documento III. 



( 7 ) STORIA 

pillarne i mutui accordi. Detto ciò si ritrassero dall' aula i quattro 
deputati ; e Filippo Cattaneo, priore dell' officio, sorto in piedi 
invitò gli astanti a dichiarare il loro parere. Prese subito la 
parola Antonio De-Franchi, e scusatosi che sebbene potesse sem- 
brare presunzione la sua di levarsi pel primo a ragionare su 
tanto rilevante materia, al cospetto di cittadini di se più pro- 
vetti e sapienti, tuttavia, soggiugneva, l'amore che nudriva in 
cuore a quelle contrade da se viaggiate e corse, fargli dolce 
violenza d' alzarsi ed esporre con liberi sensi la opinione sua. 
Ed era, che pur troppo a motivo della mala amministrazione 
passata delle ridette colonie e per Y esaurimento attuale delle 
finanze dello Stato, il quale tardava anzi rendea impossibile af- 
fatto il soccorrerle con bastante prontezza ; considerato eziandio 
che le compere di s. Giorgio ritraevano da Caffa l'annuo provento 
di meglio che trentamila lire cui sarebbesi inevitabilmente per- 
duto lasciando quelle terre in balia del turco, consigliava che 
si accettasse 1' esibita fatta , a patto che il dominio ne fosse 
libero appieno e indipendente, e sul compenso richiesto si desse 
facoltà di negoziare ai Protettori in carica, il quale però non 
eccedesse la somma di cinquemila cinquecento genovine. 

Dorino Grimaldi ripigliò allora anche a lui essere note di molte 
cose sul cattivo reggimento degli ufficiali dianzi preposti alle colonie 
Tauriche , e che nel bivio in cui di presente esse trovavansi , 
non per elezione ma stretto da ineluttabile necessità di cessare 
la loro rovina, egli stimava minore male accettarne la signoria, 
cui prevedeva sin d 1 allora in nulla profìcua al Banco: e quanto 
ai modi e condizioni della rinunzia giudicava se ne dovesse in- 
caricare non il solo Officio attuale, ma quelli eziandio dei due 
anni precedenti 1452 e 1451. In non dissimile guisa e quasi 
con le stesse parole avendo quindi parlato Barnaba Vivaldi , 
Antonio Lomellini, Marco Cassina, Luciano Grimaldi, Giovanni 
Giustiniani-Campi, Batista Goano e il medico Antonio da Novi, 
pose fine alla discussione il succitato priore, e col mezzo del 



anno 1453 ( 8 ) 

cancelliere distribuite poi votate e noverate le fave, si trovò che 
T accettazione del dominio di Caffa e delle colonie tutte del mar 
Nero era ammessa da ducento quarantotto voti contro soli ven- 
tisette contrarii, nissuno dei quali osò palesare in pubblico le 
ragioni dell' opposta sentenza. 

La presa deliberazione fu immantinente comunicata al Governo, 
e il di successivo 14 novembre un nuovo generale consiglio rau- 
navasi al palazzo ducale coli' intervento delle autorità politiche 
e di più centinaia di cittadini, ove riferito P assenso dato dal- 
l' assemblea dei partecipi alle compere di s. Giorgio all'acquisto 
delle colonie, si deliberò di procedere all' effettiva cessione delle 
medesime. Promotori calorosi di questa mostraronsi sovra tutti 
gli altri il legista Andrea di Benegassio e i prelodati dottore 
Batista Goano e Luciano Grimaldi, sicché vinsero anche qui il 
partito con ducento sessantatre voti affermativi e un solo avverso. 
Rogavasi quindi il domani, 15 novembre, il grande atto di tra- 
slazione di dominio delle colonie Eusine fra il comune di 
Genova e il banco di s. Giorgio , dalla quale ha principio la 
nostra storia (*). 

« Avendo, cosi incomincia l' instrumento, il potentissimo re 
dei turchi Maometto II nel maggio scorso espugnata Costantinopoli 
e ridotta in servitù la città di Pera : e per tale fatto resosi cosi 
formidabile a tutti i cristiani , specialmente di Oriente , che i 
miseri senza P aiuto del sommo pontefice e degli altri principi 
di Occidente non possono in conto alcuno resistergli; né sapendo 
noi stessi, in ciò che più da vicino ci ragguarda, di quale ma- 
niera, perché stremali di forze e di danaro, difendere dalle armi 
turchesche le città di Caffa, Soldaia, Samastro, Cembalo coi re- 
stanti possessi che P eccelso Comune nostro ottiene nelle varie 
regioni del mar Nero : tanto più dopo che lo stesso Maometto 
ebbe edificato una città non lungi dal Bosforo Tracio di fronte 

( 1 ) Vedi il documento IV. 



( 9 ) STORIA 

al castello posto sulle coste della Bitinia, chiamato Narete , là 
ove più angusto è lo stretto , di guisa che le nostri navi più 
non possono condursi nell' Eusino o da quello tornare senza 
grave e manifesto pericolo : onde ignorando per quali vie po- 
tremmo flotte o presidii fare quind' innanzi penetrare colà ; ci 
sembrò utile per il nuovo ed insolito caso a nuovi ed estremi 
rimedii ricorrere. » E il rimedio implorato consisteva in ciò di 
offrire , dietro un compenso da stabilirsi, il dominio di tutte 
quelle terre al banco di s. Giorgio. « Imperciocché niuno ignora, 
continua 1' atto, i magnifici protettori di queste compere essere 
stati mai sempre i più stimati e il fiore della cittadinanza geno- 
vese, e il loro Officio il più pronto ad accorrere in ogni triste 
evenienza al soccorso della Repubblica. Alla loro fede non solo 
la massima parte dei cittadini , ma buon numero di stranieri 
eziandio commettere le proprie sostanze e facoltà così sicura- 
mente come le posassero in luogo sacro. Non ufficio pertanto, 
non membro alcuno in tutto il corpo dello Stato possedere 
quant' esso la comune e la privata confidenza : in guisa che 
andavano sicuri appena avrebbero le colonie richiesto danaro che 
1' otterrebbono, appena si fosse mostrato il bisogno di nuovi ar- 
mamenti per terra o per mare , ne avriano issofatto trovato i 
mezzi; ed il loro numero essendo ristretto ad otto tra il deli- 
berare e T eseguire non passerebbe tempo. Oltrecchè possedendo 
quella integrità, sapienza e buona fede che si è detto, ne seguiva 
che alle città e popoli loro commessi preporrebbero senza fallo 
uomini di eguali meriti dolati e a se somiglianti, i quali ne 
ristorerebbono i danni passati, tornandoli in prospera e anche 
migliore condizione di prima. 

« Per le quali cose assieme adunati nel pubblico palazzo di 
governo, l' illustre ed eccelso signore Pietro di Campofregoso , 
laddio grazia doge di Genova, il consiglio dei dodici anziani , 
gli spettati ufficiali della moneta e di Romania, cogli otto aggiunti 
pratici di simili negozii, e i magnifici protettori di s. Giorgio 



ANNO 1453 ( 10 ) 

dell'anno corrente e del preceduto, aventi tutti dai rispettivi 
loro uffizii per le infrascritte stipulazioni ampia e generale au- 
torità, pattuiscono il contratto di cessione delle ridette colonie. » 
Le cui principali condizioni sono le seguenti : 

1 .° La Repubblica cedeva al banco di s. Giorgio la città capo- 
luogo di Caffa e tutte le altre minori città, terre, villaggi, ca- 
stella, fortezze e possessioni, territorii, pascoli, boschi, porti, 
fiumi, laghi, pescagioni, caccie situate nel Ponto, volgarmente 
chiamato mare maggiore ; i diritti delle gabelle, saline, pedaggi, 
esazioni e proventi qualunque sieno, tanto in proprietà quanto 
in usufrutto, ed eziandio dei focaggi , avarie, angarie e peran- 
garie, e qualsivogliano redditi, emolumenti e prodotti dovunque 
e da ogni parte provenienti, così imposti come da imporsi non 
solo in Caffa e negli altri luoghi del mar Nero, ma in Genova 
altresì e dapertutto per occasione dei luoghi medesimi ; ed an- 
cora tutte e singole le regalie, il mero e misto impero, la po- 
destà della spada, e infine la totale ed esclusiva giurisdizione 
in terra e in mare. La quale giurisdizione e mero e misto im- 
pero colla podestà della spada essi magnifici protettori e i loro 
deputati od eletti a rappresentarli esercitare potessero sui po- 
poli e gli abitanti di dette città e luoghi e contro i delinquenti 
e delittuosi sorpresi colà, non che in Genova e suo distretto, per 
ragione di crimini in siffatti luoghi commessi , e per contratti 
in qualsiasi luogo celebrati o da celebrarsi , e per ogni altro 
motivo, occasione o causa: cosicché niun'altro magistrato, com- 
preso anche il supremo , potesse intromettersi delle predette 
cose né di quei popoli ; riservata solamente 1' esecuzione della 
pena capitale al podestà di Genova, ove il reo attualmente 
dimorasse in questa città o nel suo distretto, e se nelle terre 
cedute, tanto la cognizione della causa quanto la esecuzione della 
sentenza fosse devoluta ai Protettori e ai loro dipendenti. 

2.° Rinunziava e trasferiva ad essi l' omaggio ancora e il diritto 
di eleggere e mandare alle suddette colonie ufficiali di qualunque 



( H ) STORIA 

. . 

natura e titolo, consoli, capitani, rettori, esattori e negoziatori, 
e i mandati rivocare a beneplacito dei protettori ; di sindacare 
e fare sindacare , costringere , castigare e punire i sopraddetti 
ufficiali pecunialmente e corporalmente così in Genova come nei 
prefati luoghi, e quelli obbligare ad accettare ed eseguire tutto 
ciò che venisse loro ingiunto ; di imporre pene e le imposte 
esigere e mandare o far mandare ad effetto ; di cassare , so- 
spendere, confermare ed annullare tutte le rappresaglie concesse 
ad ogni persona di quelle terre, sì e come parrebbe meglio 
agli stessi Protettori. Di modo che nissun magistrato e neppur 
il doge medesimo, o il consiglio degli anziani o gli altri uffizii 
congiunti o divisi, potessero indi in poi impacciarsi di siffatte 
cose per guisa alcuna diretta o indiretta, ma ogni diritto s' in- 
tendesse riversato e trasmesso ai magnifici Protettori che n' a- 
vrebbero intiera balìa e arbitrio, senza veruna interposizione 
di magistrato o persona in qualsiasi dignità costituita. 

3.° Cedeva finalmente tutte e singole le sue ragioni e diritti 
corporali e non corporali, utili e diretti, reali, personali, misti 
e penali in qualsiasi modo e per qualunque occasione e causa 
competenti, o che potessero competere o siano mai competuti 
ad essi doge, consiglio degli anziani e ufficii di provvisione 
di Romania e della moneta, o all' eccelso comune di Genova, 
nulla affatto di gius sulle stesse ritenendosi alcun di loro o con- 
giuntamente o separatamente ; sicché il possesso, il dominio e 
la sovranità di tutte e singole le preindicate terre e ragioni 
davano, trasferivano e investivano ai magnifici Protettori: di- 
chiarando di ritenerle pel momento a titolo precario sintantoché 
i medesimi per se o col mezzo di legittima persona ne fossero 
andati al corporale possesso. 

Oltre di ciò, patto espresso e convenuto 1.° Che si conse- 
gnerebbero al banco di s. Giorgio gli istrumenti, sentenze, 
privilegii, cartolarli e scritture d'ogni sorta, esistenti presso 
qualsivoglia ufficiale di Genova e segnatamente l' ufficio di 



ANNO U53 ( 12 ) 

Romania , o altra persona pubblica o privata, senza eccezione 
o riserva. 

2.° Che agli abitanti delle cedute città , terre e luoghi , e 
alle comunità e popoli di quelle regioni si dovessero osservare 
dallo stato di Genova e suoi ufficiali in tutto 1' attuale e futuro 
suo territorio, i privilegi e le immunità, esenzioni e prerogative 
dagli stessi godute; né fosse mai permesso ai sullodati doge, an- 
ziani, officii e successori loro , imporre ai medesimi balzelli , 
divieti, gabelle, dazii ed oneri di qualunque sorta o nome, 
ma tale facoltà s' intendesse trasfusa onninamente nei preac- 
cennati Protettori. 

3.° Che questi circa il governo, amministrazione, difesa e 
provvisione di esse terre avessero ed esercitassero la medesima 
ampia podestà ed arbitrio che in tutti gli altri negozii del banco : 
perciò di compilare statuti, leggi e decreti, concedere immunità, 
inviare nunzii , eserciti , munizioni da guerra per terra e per 
mare, fare tutti i provvedimenti creduti utili e necessarii a quei 
luoghi ; talmente che i prefati doge, consiglio, ufficii od altro 
magistrato di Genova non potesse inframmettersi di tali faccende; 
e il violatore di questo articolo cadrebbe nella pena di mille 
ducati e più sino alla confìsca dei beni, e privato d'ogni diritto, 
fosse anche di adire ai tribunali, sia attore sia difensore. 

4.° Che i Protettori durante il tempo del loro reggimento non 
dovranno essere eletti ad alcuna carica pubblica, né a veruna 
altra funzione, contro la propria volontà, e gli eletti contro 
questo divieto non potranno costringersi ad accettarla con 
multa o altra pena qualsiasi; anzi debbansi in massima tenere 
per iscusati ed avere come giusta e legittima la scusa. 

5.° Che all' effetto e validità della presente traslazione e do- 
nazione si intendano legalmente derogate ed abrogate le pre- 
cedenti leggi contrarie, decreti, regole e costituzioni, ancorché 
fossero tali da doverne fare speciale menzione : e se alcun pre- 
sumesse di asserire che le dette cose o alcuna di quelle non 



( 13 ) STORIA 

valeva , fosse punito come sopra , non eccettuato il tribunale 
che gli accordasse udienza. 

6.° Che 1' ufficio di Romania incaricato sino allora della ge- 
stione degli affari di Caffa e le altre colonie del mar Nero , 
cessasse al lutto da ogni giurisdizione , balia e diritto su di 
esse, e passasse coi suoi benefìzii ed emolumenti nei detti pro- 
tettori , i quali neppur rimanessero obbligati ai vecchi suoi 
debiti, se non per la parte o rata che esigerebbero dai fruiti 
e proventi dei luoghi dello stesso ufficio o da altri. 

Le quali traslazione, donazione e libera cessione non che tutte 
e singole le cose sopra e infrascritte i sullodati doge, anziani 
e officii promettevano e giuravano , toccate corporalmente le 
sacre scritture, di attenere, compiere ed in pratica osservare, 
né contravvenirvi per nissuna ragione, occasione o causa che 
di diritto o di fatto potesse dirsi o pensarvi, sotto pena di tre- 
cento mila ducati , che sin d' allora si destinavano a titolo 
di danni ed interessi in favore di esse compere. E sebbene 
non si reputasse necessario, pure a maggior cautela interponeva 
eziandio la sua parola e autorità, con particolare decreto, 1' e- 
gregio dottore Rainerio de' Maschi, riminese, luogotenente del 
podestà di Genova, Guisello Malaspina, allora assente dalla città 
e distretto, e stabiliva, decretava che l'altefata rinunzia e tra- 
slazione dei diritti, non che tutte le surriferite cose e capitoli 
dovessero ottenere una ferma e perpetua osservanza. Il presente 
atto rogavasi nel pubblico palazzo l'anno 1453', correndo la 
prima indizione, secondo il computo genovese, giovedì 1 5 no- 
vembre, dal cancelliere del comune Giacomo Bracelli. 

E questo adunque, finisco col eh. Canale, « il famoso instru- 
mento di cessione, con che la Repubblica disperando di poter 
di per sé mantenere le colonie da lei nel mar Nero possedute, 
le rimetteva in custodia e governo del magistrato degli otto 
protettori di s. Giorgio ; avvisando in tal modo di trovare una 
forza bastante che quelle preservasse dal divenire preda degli 



anno 1453 ( 14 ) 

infedeli (*) ». Il savio partito ottenne infatti il suo buon effetto 
di sospendere almeno l' imminente catastrofe e ritardarla di meglio 
che venti anni, mercè quei molti, utili e solleciti provvedimenti 
che 1' officio di s. Giorgio adottò di botto a sollievo e a tutela 
dei suoi nuovi possessi della Tauride. 



II. 



A prova di ciò io trovo che il giorno immediato dopo, che 
fu il 16 novembre , si procede allo sborso effettivo delle cin- 
quemila cinquecento lire pattuite quale prezzo della cessione 
anzidetta ( 2 ) , e alle importanti deliberazioni seguenti. Primo, 
di commettere ai Protettori in carica e dell' anno scaduto di 
provvedere colla maggiore possibile celerità ai più urgenti bi- 
sogni delle acquistate colonie, ben intendendo che la salute delle 
medesime pendeva in quel momento dalla lestezza dei soccorsi; 
in secondo luogo , di ratificare la nomina già fatta dal doge, 
avanti la cessione, di Gabriele Promontorio all'officio della iaga- 
taria o gabella sul grano in Caffa pel venturo triennio ; terzo 
di stipendiare 1' orgusio Giacomo Maruffo a loro corriere pe- 
destre tra essa città e Genova , avendo già lo stesso giorno 
destinati due del loro grembo, Pellegro Promontorio e Batista 
Lomellini al parziale incarico della corrispondenza epistolare del 
banco col console, borghesi e vescovo di quella colonia ( 3 ). A 
cerziorarsi poi del vero e genuino stalo della medesima col mezzo 
di persone sagaci, oneste e tutte loro devote, ai 20 deliberavano 
molto sensatamente di spedire colà due commissarii, i quali vi 
ordinassero e disponessero la cosa pubblica secondo il bene- 
placito dei nuovi signori, e in realtà il dì vegnente elessero a 

(') Della Crimea e del suo cornmer. Commentari storici. V. II. lib. III. e. VII. 
( 2 ) Sono (in intrinseco) 24,310 lire delle nostre. — Quale sproporzione dai 
prezzi moderni delle terre I 
( 5 ) Vedi i documenti V. VI. VII. e Vili. 



( 15 ) STORIA 

tale carica gli spettati uomini Simone Grillo e Marco Cassina, 
dando loro poscia, per compiacerli, la facoltà di ripatriare dopo 
il prossimo agosto, ove fosse parsa loro non più necessaria la 
propria permanenza (')• In pari tempo confermarono la colla- 
zione del consolato di Locopa o Copa, altra delle colonie Tau- 
riche, a Batista Tanzio pegli anni 1454 e Ì455, e riconosce- 
vano nel nobile Andrea Squarciando il diritto di succedere nella 
dignità di console di Caffa all' attuale, dottore Demetrio Vivaldi, 
e in difetto di nomina gli assegnano fin d' allora per compenso 
lire settecento cinquanta di Genova , e ai 28 stesso mese in 
pieno numero congregati decidono di procedere tosto alla ele- 
zione di tutti gli impiegati ed ufficiali delle colonie e in speciale 
modo di Caffa, ne locus ille, dice il documento, appareat ita nudus 
et vacuus et pusilanimis ( 2 ). Ciò pel civile ed amministrativo. 
Quanto alla parte militare da cui dipendeva precipuamente 
la salvezza di quelle terre ognora minacciate dal ferro otto- 
mano , è chiaro che sino dai primi giorni del loro dominio i 
protettori di s. Giorgio ebbero sommamente a cuore di avvantag- 
giarle e assicurarle. Sotto il di \ 9 novembre esiste una lunga 
nota di provvisioni di armi d'ogni genere, targhe, corazze, ce- 
late , verrettoni , lancie , bombarde , e altri utensili guerreschi 
da spedire a Caffa, e ai 23 diedero incarico a Giacomo Cicala 
e Damiano Leone di assoldare ducent' uomini caduno destinati 
a quella volta. Costoro dovrebbero militare per mesi sei a co- 
minciare dal giorno del loro sbarco colà, durante il qual tempo 
e non oltre percepirebbero un congruo stipendio ( 3 ). La nave 
che avea a portare cotali uomini, i due commissari e le muni- 
zioni da guerra era stata già innanzi condotta dal Governo, quando 
neh" intermezzo avvenne la cessione delle colonie. Per questo 
fatto essendo variate alquanto le condizioni del nolo, i patroni 

(') Vedi i documenti XI. XII. e XIII. 
(') Vedi i documenti XV. XVI. e XVII. 
( s ) Vedi i documenti IX. e XIV. 



anno 1453 ( 16 ) 

di essa Teramo e Gianotto Lomellini, cupidi forse di guadagno, 
mossero lagnanze e difficoltà al magistrato di s. Giorgio ; a 
cessare le quali tenuto consiglio con cinquantadue partecipi alle 
compere, stante 1' urgenza della spedizione, si deliberò per quella 
fiata soltanto cedessesi alle men giuste richieste dei querelanti (*). 
E con questo atto dei 15 dicembre ha termine il nostro registro 
Diuersorum negotiorum offici] sancii Georgij, per l' anno 1 453 ; 
mancando perciò della seconda metà di detto mese , sino al 
marzo 1454. 

Ma documenti posteriori ne fanno conoscere che in quel frat- 
tempo i Protettori con affettuose lettere annunziarono al console 
e agli officiali minori, ai vescovi e agli abitanti tutti di Gaffa e 
delle altre colonie sparse in amendue le coste dell' Eusino, la 
traslazione della signoria di quei luoghi dal governo della Re- 
pubblica al banco di s. Giorgio : promettendo loro un soave 
e paterno dominio se avessero, meglio del passato, obbedito ai 
comandi che verrebbero loro fatti, volti tutti al loro benessere, 
ma insieme tempo severa ed inesorabile giustizia, ove ingrati 
e riottosi si mostrassero alle ingiunzioni della madre patria. 
La quale avendo in conto di carissima, a foggia di pupilla del 
suo occhio, la nobile città di Caffa, anch' essi, durante il loro 
reggimento, s'adoprerebbero col massimo impegno a sollevarla 
dalle angustie in cui allora gemeva, inviando pronti, efficaci 
e anco insperati soccorsi. Ne davano 1' esempio in tutti gli at- 
tuali loro possessi del Levante e del Mediterraneo, i quali dacché 
erano venuti nella sudditanza di s. Giorgio godevano prospera 
pace e fiorivano di bella felicità. Per confermare coi fatti le pro- 
messe diedero quindi i Protettori opera solerte all'armamento 
delle due navi da spedire il più tosto possibile a Caffa, cioè 
quella dei fratelli Lomellini or ora ricordata , e una seconda 
padroneggiata da Girolamo D' Oria. Furono esse assai opportu- 
ni Vedi documento XVIII. 



( 17 ) STORIA 

riamente provviste di alcune centinaia di soldati e di molte armi; 
e tra queste parecchie di grosso calibro, quali erano le sarba- 
lane o cannoni, onde rifornirne i castelli e le torri di Caffa a 
propulsare il sempre minacciato assalto, e un maggiore numero 
di piccole e manuali per armarne i cittadini e borghesi della 
città. Peccato, che sì ingente e costosa provvisione non abbia 
ottenuto l' intiero scopo propostosi dai benevoli signori , colpa 
l' ignavia e la incredibile buaggine dei condottieri, come nar- 
reremo più tardi! 

Altra operazione di grande rilievo compievasi circa que- 
sto tempo nel personale del nostro magistrato , cioè il rinno- 
vamento dell'officio per 1' anno 1454. Scadevano dalla ca- 
rica dì protettori Filippo Cattaneo priore , Andalò Maruffo, 
Benedetto Spinola , Gherardo Goano , Urbano Di-Negro , Ni- 
colò Grimaldi, Giovanni di Triadano e Nicolò De-Fornari. Rau- 
natisi pertanto i trentadue elettori, giusta le regole del Banco, 
sceglievano a scrutinio secreto in successori ai medesimi pel 
nuovo anno i seguenti: Antonio D'Oria che si disse priore^), 
Antonio Ponte , Meliaduce Salvago , Simone Negrone , Pelle- 
grò Moneglia, Iacopo Assereto , Antonio Giustiniani ed Egidio 
Lomellini , nobili od egregi personaggi , che con molta sa- 
pienza e rara perizia diressero la cosa pubblica del magistrato 
nel vegnente anno, ponendo le prime e necessarie basi del rior- 
dinamento politico, finanziario ed amministrativo, che ben recla- 
mavano le tristi condizioni di quelle colonie ; le quali nel se- 
guito mercé le incessanti cure dello stesso Banco riebbero 
nuova vita , prosperi traffici, ed emularono eziandio 1' antico 
splendore. 



( ! ) Il priore o capo dell' officio era nominato dai protettori nel loro grembo 
alla prima adunanza che tenevano subito dopo la loro elezione. 

3 



DOCUMENTI 



DOCUMENTO I. 

Lettera di Francesco Giustiniani al doge , agli anziani e all' officio di Romania 
in Genova , in cui descrive la triste condizione delle colonie di Pera e del 
mar Nero in seguito alla presa di Costantinopoli per parte dei Turchi. 

<! 453 ... e 27 settembre. 

(Filza di Scio) 

(Extra) Illustri et excelso principi et domino, d. petro de campofregoso dei 
gratia januensium duci, magnificisquc dominis antianis. necnon speciabili officio 
romanie ciuiiatis janue. 

(lntus) * Jesus. MCCCGLIII die . . . (manca) 

Postquam huc aduenimus. princeps illustris. magnifici atque clarissimi 
domini, intellexi casum miserabilem et calamitosum excidium scilicet con- 
stantinopolitane urbis et terre nostre pere, cladem pestiferam atque peruitiosis- 
simam totius nostre maxime rei publice. que sub imperio et diclione theucro- 
rum infidelium hijs temporibus deuenere. constantinopolis videlicet urbis. 
pera vero trepidans atque tremens pacto et conuentione. que omnia d. v. (') 

( ! ) Le lettere d. v. significano dominationi vestre soventi volte ripetute in 
questo e nei seguenti documenti in caso retto od obbliquo. 



anno U53 ( 20 ) 

haudquaquam latere existimo. Urbs enim ipsa constantinopolitana ab hostibus 
occupata deuastata et prorsus solis exceptis menibus ac edifitijs depopulata 
fait. adeo quod omnes tam mares quam femine tam senes quam pannili 
aut in ipsa miserabili captiuitate occubuere aut in seruitutem redacti 
fuere. pera vero quasi depopulata et partim menia dirupla est. ubi ad 
modo ncque pretor prò d. v. et nostra inclita re publica admittitur. neque vir 
spectatus angelus Johannes lomellinus aliqua fungitur jurisdictione nec belati 
officialis d. v. ibidem amplius reueretur. quin ymo deposilus et abdicatus est 
et fonasse ut aiunt non omnino liber. sed per quendam a theucris prepositum 
vulgariter nuncupatum protogerum locus ille regitur. quamquam inter se 
ipsos burgenses et incole permissu theucrorum in ciuilibus jus dicant. vide- 
licet quatuor ex eis inter eos electi et officiales prepositi, nomine tamen theu- 
crorum. Quibus tamen de pera ut ex litteris ipsorum aperte percipitur jam 
ruptis federibus et pactis conuentis ab ipsis theucris vis est illata et continuo 
jugiler infertur et iniuria. namque bona ipsorum et mercatorum presertim 
illorum qui ipsa die captiuilalis recessere. per ipsos theucros mandato domini 
ablata partim ibi publice venundata et partim ad andrinopolim transmissa 
fuere. et iti futurum dubitamus alque timemus ne qui remansere et ibi sunt 
simul et bonis et liberiate spolientur. et demum attenta istius theucrorum 
domini juvenili etate et inconslantia et quod non seruat fidem. et de loco 
et incolis pere ac mercatoribus nulla spes boni ac rebus sed majoris futuri 
mali periculum nobis inest. 

Prope vero castrum ultra peram nouiter constructum. litus ab utraque 
parte tam grecie quam turchie bombardarum magna multitudine bostis 
noster theucer communiuit. ne nauibus nostris hàbilitas et facullas sit ad mare 
maurum et nostra in eo loca transfrectandi et nauigandi. ad que ut dicitur 
triremem transmisit et tributum requisiuit. et profecto naues nostre nec 
queuis alie non sine naufragationis et submersionis periculo possent pertran- 
sire. denique et nos res et bona et nostra loca undique insequitur. 

Nos equidem non sine magno tremore hoc in loco sumus non satis tuti. 
quamquam hi nostri domini commaonenses se cum eo conuenerint sub tri- 
buto. Contremiscunt eliam omnia christianorum loca ipsis theucris finitima, 
et eo maxime quia nouiter preparare cepit ut fertur in galipoli classem 
ducentum fustarum triremium biremium et uniremium et dicitur infra mensem 
erit ordinata et parata, que quo itura sit ignoramus. Dominus sit nostrum 
custos et defensor. Ob que omnia tam et si et voce et scriptionibus mul- 
torum d. v. manifesta jam dudum fuisse existimem. tamen ad ipsas d. v. 
sub hoc breui verborum compendio eliam scribere decieui. et hoc in loco 



( 21 ) DOCUMENTI 



prestolari atque expectare donec ab ipsis d v. responsum habuero prestolabor 
et expeclabo. quamquam non sine dispendio et dampno tam preteritarum 
quam futurarum impensarum. et quicquid d. v. jusserint parebo et oblem- 
perabo. quidue admodo me facturum velitis vestris litteris significate. 

Unum tamen pretermiitcndum non puto quod nisi ceteris noslris locis orien- 
talibus succurratis ipsa profecto perdemus et in manibus ac potestate infide- 
lium 'deuenient. de quibus satis dubitari potest. ideo suadeo d. v. ut quantum 
possibile sit prouidere citius studeatis omni cura. Valete prò atque ad vola. 

(Segue la •poscritto). 

Insuper dominationem vestram aduisandam duxi qualiter copiam unam 
presentis littere dominationi prelibate transmisi per viam veniciarum. Pre- 
terea nouerit dominano vestra qualiter angelus Johannes lomellinus die 
xxn presentis mensis septembris ex pera applicuit. qui dominationem vestram 
de occurrentibus illis in partibus ut arbitrar pienissime auisabit ('). Ex chio 
die xxvn septembris 1453. 

Eiusdem dominationis vestre seruitor 
Francus justinianus cum recommendatione. 



DOCUMENTO II. 

Il Doge e governo della Repubblica dimanda e il Banco di san Giorgio con- 
cede la somma di otto mila lire , parte in prestito e parte in dono , per 
l'invio d'una solenne ambasceria, con donativi, all'imperatore dei Turchi. 
4453 28 settembre. 
(Diuersorum negotiorum oflìcij s. Georgij annor. 1455 in 1480) 

(fol. 57). 

* MGGGGLIII die XXVIII septembris. 



Cum sepenumero ex parte illustris et excelsi domini ducis januen. ma- 
gnifici consilij dominorum antianorum et spectabilium officiorum prouisionis 
romanie et maritime fuerinl requisiti magnifici domini protectores compe- 

(') Non abbiamo trovato finora alcuna lettera dal Lomellini scritta da Scio ; 
se ne conosce invece un' altra da lui vergata con disordinate idee ai 23 giu- 
gno 4453 da Pera sotto l'impressione della dolorosa e fresca perdita di questa 
città e di Costantinopoli , la quale può leggersi a pag. 74 e seg. del tomo ix 
della raccolta : Notices et extraits des manuscrits de la biblioteque du Roi , 
publiés par l'institut royal de France. Paris 4 827. Non la riportiamo qui 
perchè non ha attinenza diretta colle colonie del mar Nero. 



anno U53 ( 22 ) 

rarum sancti georgij velint subuenire imminenti necessitati legationis mittende 
ad magnum theucrum prò salute locorum comunis partiam orientaliam. 
cum propter erarium publicum ita exhaustam non inueniatur forma proui- 
sionis sumpluum necessariorum prò dieta legatione et exenijs fiendis prefato, 
magno theucro: et super ea requisilione plures habiti sint sermones per pre- 
slantes viros barnabam de viualdis et alios missos ad prefatos dominos pro- 
tectores. tandem acquieuerunt absoluentes se ad calculos albos et nigros 
prefati domini proteclores vocari eorum mandalo ex participibus dictarum 
comperarum et consiliarios suos circiter ducentos. ex quibus comparuerunt 
et his affuerunt centum quinquaginta quinque. Coram quibus eongregatis in 
sala comperarum sancti georgij ante conspectum prefalorum magnificorum 
dominorum prolectorum comparuerunt viri preslantes chrisloforus lonsus unus 
dominorum anlianorum. Johannes picamilium unus dominorum oflicialium pro- 
uisionis romanie et lucas de grimaldis unus dominorum oflicialium prouisiouis 
maritime. Qui parte illustris domini ducis. prefatorum dominorum antiano- 
rum et officiorum phati sunt non ignorare ipsos participes et consiliarios quam 
necessarium sit animum magni theucri placare prò salute locorum nostrorum 
partium orientalium. cum alias de ipsis omnis spes salutis nisi diuina proui- 
dentia sublata sit. Ob quam causam factis scrutinijs fuisse deliberatam unam 
ambassatam mittendam ad ipsum domiuum theucrum. electosque esse ambas- 
satores et examinatos sumptus necessarios qui ascendunt ad summam librarum 
octo milium: sed omnia incassum iri propter defectum rei pecuniarie cui 
nequaquam per comunem prouideri potest. ita exhausto erario quod nulla 
adinueniri possit forma nisi ipsi deliberent quod domini protectores contribuant 
prò dimidio et reliquam comuni mutuaut. Hortati sunt igitur ac enixi sunt 
prudentibus rationibus persuadere eisdem hunc consensum et deliberationem. 
offerentes obligare soldum unum cum dimidio de auaria et tanta parte paghe 
floreni de lvi. quantam necessarium fueril obligare prò satisfactione dimidie 
dictorum sumptuum mutuande per dominos protectores si deliberabitur hu- 
jusmodi publice necessitati (manca subuenire). et facto fine verbis abierunt. 

Post que dominus filippus cataneus prior assurgens exhortatus est eosdem 
consiliarios dicere eorum opinionem. qui a se ipsis assurgant dicturi eorum 
sententiam absque eo quod rogentur. Demum cum nullus assurgeret requi- 
situs est nobilis saluaigus spinula suam dicere opinionem. qui assurgens ait 
sibi visum fuisse ac videri omnino necessariam missionem legationis predicte 
ad dictum dominum theucrum. necessariumque esse pecuniam adinuenire. 
viderique sibi ciues nimium grauatos propter varia onera et sumptus publicos 
quibus quotidie affliguntur. quo fìt ut afflictis afflictio addenda minime sit: 



( 23 ) DOCUMENTI 



veniens ad couclusionem laudauit quod compero suppoitent onus diinidie hujus 
sumptus et de reliqua mutuo subueuiant comuni ut fuit requisitum et sub 
ea forma — Antonius lomellinus rogalus dicere sententiam suam phatus est 
sibi videri parcendum esse sumplibus cum tempus et res paliuutur id. seque 
ex illis esse qui parceret quando res postularet. sed cum necessari] sint 
sumptus non esse recusandum expensam que possit fructum bonum producere, 
et propterea eam faciendam propere cum id res desiderat: concludendo lau- 
dauit annuendum requisitioni eo modo ijuo requisiuerunt. — Pelegrus de 
prementorio accersitus suam dicere sententiam phatus est nulli dubium esse 
quod nisi animus prefati theucri placetur. loca omnia comunis partium 
(manca orientalium) iu eius dictionem peruentura. quod quid jacture co- 
muni et compere afferret breuibus verbis expressit: ex quo attento quod ciues 
nimium et propter grauia onera publica et propter jacturas acceptas exte- 
uuati sunt eorum facultatibus laudauit requisitioni assentiendum. — Jacobus 
de guizo accersitus dicere suam opinionem preponens comune et comperas 
adeo inter se coniuncta esse quod et bono in et malo utrumque comune ipsis est. 
et cum sit necessaria missio ambassale neque aliunde prouideri possit. lau- 
dauit assentiendum requisitioni. — Johannes de albario laudauit remitlendum 
arbitrium officio. — Dominus enricus stella premissa excusatione tarditatis 
sue ex quo non intellexit senlentias preloquutorum. tamen se retulit ad illos 
qui ante loquuti sunt. 

Facto fine rogationibus datis calculis indeque receptis. repertis ballis centum 
viginti sex albis affirmativis et nigris reprobatiuis viginti nouem. hec obtinuit 
sententia que prò lege decreta est. quod usque ad summam librarum 
octo milium et non ultra pio dimidia compere de pagis de lui contribuant 
et reliquam dimidiam de dictis pagis mutuare debeant dicti domini prote- 
ctores de pecunijs comperarmi! pagarum prediclarum sub cautionibus oblatis. 



anno 4453 ( 24 ) 



DOCUMENTO III. 

Consulta e deliberazione degli otto Protettori dell' officio e di 275 partecipi 
alle compere di s. Giorgio, di accettare il dominio delle colonie del mai- 
Nero cedute loro dal comune di Genova. 

4 453 40 e 12 novembre. 

(Diuersor. negotior. offic. s. Georg, ann. 1455 - 1480). 

(fol. 60 verso) 

* MCGCGLIII die sabati X nouembris. 

Magnifici domini protectores comperarum sancti georgij in septimo numero 
congregati janue in palatio de mari videlicet in camera magna solite residentie 
sue. absente tantummodo guirardo de goano: intellectis sepenumero viris 
prestantibus stephano de marinis. antonio gentile, bartholomeo de leuanto et 
dannano de leone quatuor ex sexdecim prouisoribus rerum caphensium et 
parlium illarum. et eorum proposi tionibus omnibus examinal's et discussis: 
absoluentes se ad ballotolas aibas et nigras. reperlis omnibus septem ballis 
aifirmativis: decreuerunt trecentos vocare consyliarios et participes compe- 
rarum corani quibus proponere valeant ipsi quatuor deputati a collegis suis 
ea que proposueruut eisdem dominis protectoribus. 

* Die lune XII nouembris in sala comperarum sancti georgij. 

Accesserunt ad presentiam magnificorum dominorum protectorum compe- 
rarum sancii georgij in integro numero cougregatorum in loco suprascripto. 
et infrascriptorum consyliariorum et participum comperarum predictarum. su- 
prascripti viri prestantes stepbanus de marinis et socii : proponentes se parte 
collegarum suorum missos ad referendum ea que continentur in posta 
infrascripta : et exhortati sunt dictos consyliarios et participes prebere con- 
sensum eorum requisitioni. alitar de rebus illis actum esset absque ulla spe 
reparationis : cuius poste tenor talis est : 

« Segnoi. noi xvi a liquae a questi dì por uno consegio grande facto in 
palaxo fo daeto cura e bailia de prouei a le cosse de capba : volendo exe- 
guire quello che a noi era slaeto comisso : intendendo la necessitae esser grande 
e lo dexyderio de li citain esser che cossi se facia cum ogni celeritae pen- 
sando per quella via se podesse trovare forma a quelli dinae chi fosseuo 
necessari] a tale prouisionc: ne parse hauerne per via de scruptinio lo pare/ 



( 25 ) DOCUMENTI 



de li citein: da liquae tandem uniuersalmonte trouamo esser questa sententia 
che ben fosse arembare le cosse de capha et de quello mare mao a logo- 
uerno de lo officio de sanzorzo: da loqual nascesse la forma e li remedij 
per saluatione de quelle cosse. Laqual cossa quautuncha fosse aliena da la 
nostra bailia : pur corno quelli chi hauemo tale carregho deliberamo riferire 
alo j. meser lo duxe quello che per lo scruptinio noi hauemo trouao. sea 
perche la balia de prouei a quelle cosse era deta a la soa segnoria inseme cum 
noi : sea che de tale remedio corno era aregordao era pur necessario haueire 
la autorità soa. E demum examiaao questa materia molte vote: sia cum la 
soa segnoria: sia cum lo officio de sanzorzo. unde et in luna parte et in 
lallra se troua pur qualche difficultae: lequale non sono impero tale che non 
se possan ben in qualche forma honesta asestare. per nostro descharego 
hauemo deliberao de proponere questa materia dauanti da voi : acioche 
poi possae in primis deliberare se ve pare ben che lo officio de sanzorzo a 
nome delle compere acceptae lo gouerno de quelle, cosse o non. E in caso 
che ve ne paera ben de farlo, consyderato che de tale materia se bezogna 
pur contractarne cum lo palaxo: voi daghe balia a chi ve ne paere de poi 
conuenirse de tale materia et contractare cum Io illustre messer lo duxe et 
cum Io palaxo sotto tuie quelle forme expense conditione pacti et oblighi 
parira ali dicti deputati, acioche a tale materia se possia prouei sensa più 
induxia. » 

Qua posta leda ipsi quatuor abijerunt. poslea spectabilis dominus filippus 
cataueus prior prelibati offici] assurgens hortatus est aslantes consulere huic 
materie secundum eorum rectum judicium. Surrexit autem antonius de 
francis preponens ascribr posse presumptioni quod in tanto conspectu assurgat 
dicere opinionem suam ante alios magis se edoctos : veruni amor quem erga 
res illas habet cum primum viagium suum fuerit illarum partium. monet 
eum assurgere et suam dicere sentenliam que hec est : quod cum propter 
mala guberna que parles ille habuerunt et exaustum erarium rei publice 
et difficultatem ac impossibiiitatem prouisionis nostre rei publice intelligat de 
rebus illis actum esse nisi transferatur dominium in comperas sancti georgij : 
consyderata sustantia quam habent compere sancii georgij in caffa et partes 
illas. ex quibus redditus annui sunt ultra libras trigintamilia qui amitterentur 
simul cum sustantia. dei nomine inuocato. laudauit quod officium ac- 
ceptet dominium ipsum dummodo illud liberum habeat. Et quia loquutum 
est de danda balia officio posse expendi prò habenda hac translatione illud 
quod videbitur necessarium. laudauit dari sibi arbitrium dummodo non 
excedat summam librarum quinquemilium quingentarum. Inde postea iterum 



anno 1453 ( 26 ) 

surrexit et dixit dari ipsi officio libertini arbitrium expendendi quantum vi- 
debitur. 

Dorinus de grimaldis assurgens phatus est se iam pridem intellexisse 
quod propter mala guberna destinata ad illas partes eo deuentum esse 
quod nisi hac forma prouideatur. que non laudaretur ex eleclione cum prò 
comperis bona non esset sed est quoad maius malum. de rebus illis actum sit: 
laudauit acceptandum esse liberum dominium iilud. et ut possit tractari 
concludi et agi ac expendi illud de quo est aliqua notitia apud aliquos : 
dandum esse arbitrium officijs sancti georgij de lui et lii et primo ea 
agendi et contractus injendi et expensam faciendi prout ipsis officijs videbi- 
tur: que circa hanc materiam habeant amplam baliam. — Barnabas de viualdis 
preponens rebus consulendum esse secundum subiectam materiam. et cum 
uno tempore aliijua perfici possint que neglecta inde ad centum annos perfìci 
nequeunt. quamquam non bene conueniret expendendum esse prò habenda 
bac translatione: tamen quia ita rerum conditiones ferunt. laudauit opinioném 
dorini de grimaldis. cum hac additione quod officia ulantur temperamento 
in eo quod habebunt expendere prò huiusmodi habendo dominio, quod esse 
debeat liberum. Postea (quia d. filippus cataneus dixit quod omnium prelo- 
quutorum sententia est quod habeatur liberum et aperuit illis quod in 
tractamentis que fiunt est quod consulatus caphe duret prò anno de mccccliiii 
in dominum demetrium et prò alio anno, saluo si officium elegerit satisfacere 
andree squarsafìco prò eo quod sibi debebat dictus dominus demetrius. et 
quod officium jhagatarie grani duret prò eo quod (sic) collatum est. quod est 
duorum annorum videlicet anni de Lini et lv. et alia memorauit). redixit quod 
consulendum est rebus secundum subiectam materiam : et ideo affirmauit dari 
arbitrium dictis officijs que aduertant circa omnia et circa subiectam mate- 
riam illis consulant. 

Antonius lomellinus preponens propositionem duas partes continere. unam 
de translatione dominij. aliam de dando arbitrio officio vel quibus vide- 
bitur expendendi prò habendo hoc dominio: unde dixit se inlelligere 
quod bonum comperarum non contineat huiusmodi translatio: se tamen 
intelligere quod nisi peruenial in sanctum georgium de illis rebus actum 
esse: ex quo prò minori malo laudauit asscntiendum quod perueniat in com- 
peras sancti georgij. sed libere et non aliter assentiendum : quo vero ad 
dandum arbitrium. laudauit illud dari officijs sancti georgij de lui et lii : 
que habeant a comuni requirero pio huiusmodi dacila vel inhonore au tali- 
ter rem equipollentem que eis commemorabitur. — Marcus de cassina ait se 
addere opinioni preloquutorum cum hoc. quod dominium sii liberum ut est 



( 27 ) DOCUMENTI 



de rebus corsice. et ubi memoratum est de tribus offieijs. sit de presenti et 
proxime precedenti : postea auditis bis que expressa sunt de pratica officiorum 
dixit su aliqua intellexisse de ea. nihilominus laudauit ut liberum habeatur 
dominium. quod dieta oilicia de lui et lii de bis que memorata sunt 
possint contrahere et componere prout eis videbitur. et similiter de expensa. 

Lucianus de grimaldis preponens rebus consuleudum esse secundum su- 
bieclam materiam. ut dixit nobilis barnabas de viualdis : laudauit acceptandam 
esse dictam translationem et quod officia sancti georgij de lui et lii habeant 
omne arbitrium circa liane materiam posse tractare componere extendere 
et contrahere prout sibi videbitur. — Johannes juslinianus de campis preponens 
huiusmodi administrationes non uliles esse comperis. et si res caphe essent 
in illis statu et conditione in quibus anno uno vel duobus elapsis erant. non 
esset opinionis quod compere acceptarent hoc dominium: nunc autem prò 
minori malo laudauit illud acceptandum et dandum esse arbitrium dictis 
duobus offieijs consulendi tractandi componendi concludendi et conlrahendi 
et expeudendi prout ipsis videbitur. que ad minus malum comperarum 
dirigent rem istam. — Dominus baptista de goano preponens se non 
intellexisse opinionem aliquorum primo preloquulorum. tamen necessitate et 
non electione laudauit assentiendum esse requisitioni et prò minori malo, ut 
opinio que plurimum valet in rebus, ipsis effectibus demonstretur: laudauit 
officia sancti georgij de lui et lii que habeant plenam potestatem et baliam 
in predictis: intelligant si cuoi emere illud quod debebant officiari possent 
componere. id facerent. — Magister anlonius de nouis assurgens ait se tractare 
hauc materiam veluti ea que pertinent ad artem suam que est : ut bonus 
medicus cum intelligit morbum egritudinis potentiorem ipsa natura, tunc 
eum habere insistere et bene mederi egroto ne debilite nature potentia mali 
illuni opprimati sic autem comparative intelligit debilitalas esse ita res illas 
quod egent optimo remedio : quod probare potest esse etiam prò sancto georgio 
acceplare hoc dominium propter valorem magne substantie quam habet in 
caffa que amitterentur : ex quo concludendo laudauit acceptandam esse 
hanc tianslatiouem libere et quod dieta officia duo circa hanc rem habeant 
liberanti potestatem et baliam prout ipsis offieijs videbitur faciendi disponendi 
et contrahendi. 

Facto fine interrogationibus datis calculis. propositum est sub hac forma: 
cum intellexeritis sententiam et opinionem preloquutorum mandato prefatorum 
magnificorum dominorum protectorum a me notano : illi quibus videtur quod 
translatio dominij ciuitatis caphe accipiatur cum omnibus locis comunis et 
jurisdictionibus suis maris majoris. acceptelurque nomine comperarum libere 



ANNO 1453 



( 28 ) 



et quod officia sancti georgij anni presentis et proxime precedentis tam in 
expendendo prò habendo huiusmodi translatione. quam prò contrada cele- 
brando sub illis pactis modis clausulis et formis de quibus et prout prudentie 
dictorum officiorum videbitur . et quod ipsis officijs circa predicta sii attri- 
buta omnimoda potestas et balia, mittant in calicem album calculum : quibus 
vero videbitur contrarium ipsi mittant nigrum. Collectis autem calculis 
obtentum est ut a me notarlo ut supra propositum fuit: et ita prò decreto 
« non miltentibus in calicem dominis protectoribus aliquibus calculis » : 
habitum et statutum est: repertis calculis albis affirmatiuis ducentis qua- 
draginta octo et nigris reprobatiuis viginti septem. 
Nomina vero illorum qui his affuerunt sunt hec: 



OFFICIMI DE LII 




Saluagius 
Sorleo 




de 


spinulis 


Peregrus de prementorio 


prior 










Baptista lomellinus 




Dorinus 




de 


grimaldis 


Antoniotus de fraucis 




Franciscus 


de castello 


» 


Bartholomeus de auria 




Franciscus 


q. e. 




» 


Darius de viualdis 




Jacobus q. 


1. 




» 


Donainus de marinis 




Lucianus 






» 


Johannes de inurea. 




Lucas 
Martinus 






» 

» 


Antonius q. petri 


de auria 


Manuel 






» 


Antonius q. johannis 


» 


Cataneus 






» 


Andreolus 


» 










Brancaleo 


» 


Andalo 




de 


gentilibus 


Domiuicus bartholomeus 


» 


Andreas 






» 


Edoardus 


» 


Sistus 






» 


Gabriel q. b. 


» 










Jacobus q. petri 


» 


Fredericus 




de centurionibus 


Marcus q. oberti 


» 


Manfredus 






» 


Paulus 


» 










Raphael 


» 


Jacobus caluus 






Guirardus 


» 


Annonus 






de pinellis 


Anfreonus de 


spinulis 


Ambrosius 






% 


Jeronimus q. thome 


» 


Benedictus 






» 


Jacobus q. bartholomei 


» 


Galeatius 






» 


Nicolaus antonius 


» 


Gregorius 






» 



( 29 ) 



DOCUMENTI 



Christoferus dentutus 






Fredericus 




de cigallis 


Johannes picamilium 






Jacobus 




» 


Francus marabotus 






Nicolaus 




de nigro 


Àntonius 


de lomellinis 


Babilanus 




» 


Andalo 




» 


Lucianus 




» 


Bartholomeus q. cosine 


» 








Barnabas 




» 


Georgius 


de 


squarsaficis 


Badasar (così sempre] 


! 


i> 


Jlarius 




» 


Christoferus 




» 


Andreas 




» 


Carolus 




» 


Obertus 




» 


Christianus 




» 








Egidius 




» 


D. Johannes de serra 




Jacobus q. t. 




» 


Franciscus de Camilla 




Jacobus q. g. 




» 








Nicolaus àntonius 




» 


Ambrosius 




de marinis 


Petrus baptista 




» 


Bernard us 




» 


Stephanus 




» 


Euangelista 




» 


Galeotus 




» 


Guirardus 
Marcus 




» 
» 


Àntonius 


de 


saluaigis 


Nicolaus 




» 


Filippus 




B 








Frauciscus 




» 


Gaspar 




de lercarijs 


Manuel 




» 


Jeronimus 




» 


Raphael 




» 


Janotus 




» 


Bartholomeus 




» 


Àntonius 




» 


Àntonius 


de 


cataneis 


Raphael alpanus 






Christoferus 




» 








Demetrius 




» 


Filippus 


de 


imperialibus 


Francus 




» 


Otauianus (sic) 




» 


Paulus 




» 








Valarus (sic) 




» 


Antoniotus 
Julianus 




de italianis 


Petrus scotus 


de columnis 


Jacobus 




» 


Thomas castagna 




a 














Laurentius 


de ususmaris 


Bartholomeus de ritiliario 




Meliadux 




» 








Thomas 




» 



anno 4453 


( 30 ) 


Gregorius 


de ususmaris 


Antonius de francis 
Andronicus » 


Jlarius 


de grillis 


Inofius » 


Theramus 


» 


Manfredus » 


Julianus 


» 


Paulus de turri » 


Simon 


» 


Raphael » 


Brancaleo 


» 




Marcus 


» 


D. Andreas de benegassio 
Antonius de* sale 


Barnabas 


de viualdis 


Anfreonus sauli 


Benedictus 


» 


Antonius de zoalio 


Dominicus 


» 


Andalo de varisio 


Baphael 


» 


Antonius de valletari 


Francus 


» 


Antonius de. casanoua 
Antonius de ponte 


Constantinus 


de nigrono 


Andreas de leone 


Simon 


» 


Antonius erena 


Andreas 


» 


Albertus de castellis 
Antonius nauonus 


Cazanus loco Simonis 


de justinianis 


Antonius mainerius 


Johannes de campis 


» 


Antonius massola 


Raphael 


» 


D. magister Antonius de nouis 


Johannes q. d. 


» 




Damianus 


» 


D. Baptista de goano 


Thomas 


» 


Benedictus de corsio 


Paulus 


» 


Branca de bagnara 


Obertus 


» 


Benedictus de bargalio 


Antonius 


» 


Baxilius axinella 


Petrus baptista 


» 


Bartholomeus de valarano 
Baptista de cassina 


Andreas de 


prementorio 


Baptista garronus 


Edoardus 


» 


Bartholomeus sauli 


Johannes andreas 


» 


Bartholomeus de murledo 


Dominicus 


» 


Barnabas nouellus 
Banholomeus parisola 


Garocius 


de furnarijs 


Bartholomeus de clauaro 


Franciscus 


» 


Baptista perronus 


Lodisius 


» 


Bartholomeus de leuanto 



Bartholomeus de panna 



( 31 ) 



DOCUMENTI 



Benedictus leardus 
Bartholomeus canacius 

Cataneus de dernisio 
Christoferus de michaelc 
Ghristoferus tonsus 
Christoferus de leuauto 
Christoferus venerosus 
Christoferus campanarius 
Christoferus de saluo 
Cosmas grifTus 
Christoferus de podio 
Christoferus de uncio 
Christoferus de rapallo 

Dnnalus bondenarius 
Uominicus de bargalio 
Dominicus de ronco 
Damianus gambonus 

Enricus stella 
Egidius de vernatia 

Filippus clauaritia 
Filippus de sarzano 
Frauciscus scalia 
Frauciscus scaria 
Fredericus xaba 

Gaspar de cassana 
Germanus de tatio 

D. Johannes cicer 
Jacobus blancus 
Johannes de bartholomeo 
Johannes de pontremulo 
Jeronimus axillus 
Johannes de albario 
Johannes de paxano q. r. 



Jacobus cicer 
Jacobus de benissia 
Jacobus collatus 
Jeronimus valletari 
Jeronimus stella 
Johannes de dondedeo 
Jeronimus de sauignono 
Jacobus de axereto faber 
Jacobus de placentia 
Jacobus de dauania 
Johannes de vinelli 
Johannes de paxano q. petri 
Jacobus de corsio 
Johannes de canali 
Jacobus de guiso (sic) 
Johannes de luxoro 
Johannes de reco (sic) notarius 
Johannes de leuanto 
Johannes de luco 
Julianus de parma 
Johannes de sancto stephauo 
Jacobus de ferrarijs 
Johannes mangiauacha 
Johannes de vernatia 

Petrus de castilliono 
Paulus de cabella 
Petrus de bozolo 
Paulus palamidex 
Peregrus de monelia 
Petrus de fo 
Petrus de Casina (sic) 



Badasar 

Paulus lodisius 

Manuel 

Francus 

Johannes de carpeneto 



de marrufiis 



ANNO 1453 



( 32 ) 



Johannes de castello 
Lucas salicetus 
Lodisius de cunio 
Lodisius de nairono 
Leonardus sauli 
Luchinus fatinanti 
Matheus marosus 
Obertus murchius 
Octobonus scalia 
Siluesler de brignali 
Stephanus cazella 
Sistus de monelia 
Thomas beffignanas 



Urbanus chiocia 
Grauanus adurnus 
Johannes de domoculla 
Johannes muscha 
Johannes judex 
Martinus domesticus 
Matheus de bracellis 
Marcus medicus 
Marcus de cassina 
Manuel cauallus 
Manuel peleranus 
Nicolaus de caneuali 
Nicolaus de marco ( l ) 



DOCUMENTO IV. 

Instromento di perpetua e totale cessione delle colonie Tauriche dal doge 
dal governo della Repubblica di Genova fatta al magistrato di s. Giorgio. 

4453 15 novembre. 
(Liber contractuum ann. 1455 - 1476. n. 34). 

(fol. 19) 

In nomine sanctissime et indiuidue trinitatis. patris et filij et spiritus sancti. 
beatissime malris marie semper virginis. beatorum johanuis bapliste et euan- 
geliste. beatorum apostolorum petri et pauli ac sanctorum et clarissimorum 
martyrum laurentij et georgij patroni ac vexilliferi excelsi comunis janue 
ac protectoris comperarum nomini eius dedicatarum ac totius celestis curie 
amen. 

Cum maximus ac potentissimus princeps machometus turcorum rex expu- 
gnata maio superiore constantinopoli et pera in dilionem redacta. christianis 
precipue orientalibus adeo formidabilis esset ut appareret vix absque auxilijs 
romani ponlificis ac regum occidenlalium viribus eius resisti posse, varij- 
que ac maximi metus suspensam ciuitatem haberent. cogitantem quibusnam 

(*) Con quest'ultimo il numero degli individui qui annotati è di 272, non 
di 275 come vuole il totale risultante dai 248 voti favorevoli e 27 contrarli 
alla cessione. Che ne sia sfuggito alcuno allo scrivano? 



( 38 ) DOCUMENTI 



auxilijs atque artibus tucri posset capham soldaiam samastram (sic) symbo- 
!um aliascjue urbes ac terras quas excelsum comune janue dilionc tcnet in 
diuersis regionibus ponti: presertim cum maobometus ipse paulo ante urbem 
extruxerii haud procul a bospboro tracio aduersam ei castello quod in lito- 
ribus bitbinie positum narethem vocanl. ubi adeo angustum fretum est ut 
naues pontum petiture aut inde redeuntes non credantur inuitis carum ter- 
rarum custodibus sine summo manifestoque periculo posse ultra nauigare. 
quo velut claustra cum omues reges ac populos pomici maris summ opere 
terreant. ignorantes quibusnam vijs classes aliaque presidia ab occidente ad 
eos penetrare possint: utile visum est in nouo et insolito metu ad noua 
remedia decurrere. 

Propter quod illustris et excelsus dominus petrus de campo l'regoso dei 
gratia dux januensis et magnifica (sic) consilium dominorum antianorum et 
officia monete, octo prouisionis romanie ac aliorura octo ciuium ipsi ollicio 
adiuuctorum aut in plenis aut in legitimis numeris congregata. 
Quorum dominorum antianorum hec sunt nomina: 

Matheus de bargalio prior 

Jacobus de benissia 

Lucianus de nigro 

Antoni us de zoalio 

Stepbanus casella 

Jacobus centurio 

Dominicus de bargalio 

Andronicus de francis de b. 

Jnlianus de grimaldis 

Andreas squarciaficus 

Guirardns de auria et 

Marcus de marinis. 
Et ex octo oflicialibus monete sex inferius nominati presentes fuerunt. 
qui sunt numerus legilimus ac suiliciens. "videlicet : 

Branca de bagnaria 

Johannes de domoculta 

Anfreonus centurio 

Ludouicus de furnarijs 

Paulus lodisius marruffus et 

Jacobus de auria. 
Absentibus ballhasare lomellino et marco lercario reliquis duobus. Qui 
sex infrascripta omnia comprobauerunt inuentis omnibus calculis sex albis 

4 



anno 1453 ( 34 ) 

assentientibus. nullo nigro contradicente. et insuper tactis scripturis simul 
cum alijs iurauerunt. 

Ex officio autem prouisiouis romanie officiales -omnes presentes fuerunt. 
qui suut hi: 

Damianus justinianus prior 

Andreas de roca 

Francus marabotus 

Gregorius pinellus 

Sistus de monelia 

Babilanus de grimaldis 

Johannes picamilium et 

Damianus de leone. 
Ex octo aulem ei adjunctis septem qui interfueruut hec sunt nomina: 

Johannes de albario 

Hieronimus spinula q. thome 

Stephanus de marinis 

Jacobus de grimaldis 

Antonius gentilis 

Bartholomeus de leuanto et 

Antoniotus de francis turturiuus inferius nominandus. absenle 
thoma de domoculta reliquo octauo. 
Cogitantes nullam esse in toto corpore januensis reipublice aut aliquo 
eius membro promptiorem ac paratiorem opem in omni prope rerum euentu. 
quam est in magnificis proteetoribus comperarum sancii georgij. qui cum de 
more semper ex lectissimis ciuibus creari soleant. eorumque fidei non modo 
pars maxima januensiura ciuium. verum et plerique exlerni populi opes 
facultatesque suas veluti tutissimo cuidam sacrario piene commiltant: fit 
profecto ut cum mari aut terra faciendus sumplus fuerit. quicquid decreuerint 
ex ipsa pecunie copia statim perficiant. et inter faciendi voluntatem ipsosque 
effeclus vix interualla lemporis vel minima quidem intercedant: illud quoque 
extra dubitationem positum videatur. quod cum proteclores ipsi velut ex 
numero et ordine prestantissimorum ciuium delecti. innocentia integritate 
fide semper plurimum polleant. urbibus ac populis preposituri sint rectores 
sui haud dissimiles: sub quibus ciuitates non conseruari tantum, sed crescere 
et amplificali posse credautur. 

Et habeutes ad omnia et siugula infrascripta amplissimam ac geueralissimam 
auctorilatem arbitrium et potestatem eisdem atlributa a numeroso ciuium 
concilio in palatium accitorum ad consultandum decernendum et prouidendum 



( 35 ) DOCUMENTI 



rebus caphensibus ci maris pomici: in quo concilio sentontia preualuit cla- 
rorum Icgumtloclorum d. audree de benegassio et d. baptiste de goano ac 
generosi viri luciani de grimaldis. unum atquc idem et paribus propo verbis 
suadentium: ut liquet eius coucilij decreto coudito manu viri egregij georgij 
de via cancellali], cuius tenor hic est: 

* MCGCCLIU die XIIII nouembris. 

Cum ad conspectum illustris et excelsi domini petri de campofregoso dei 
gratia ducis januensis et magnifici consilij dominorum antianorum comunis 
janue. vocata essent spedata officia monete, romanie cum octo addilis et 
sancii georgii et prelerea ciues trecenti viginti : eisque fuisset propositum in 
hec verba : « Segnoi eie. » (manca il seguito della allocuzione) 

Et super his satis dissertum foret. auditaque esset sententia spectabilium 
dominorum juris utriusque doctorum andree de benegassio et baptiste de 
goano nec non nobilis luciani de grimaldis in eandem sententiam conuenien- 
tium que fuit hec videlicet: quod ex nunc transferalur ac translatum sit et 
esse intelligatur per prelibatos illustrem dominum ducem cousilium et officia 
dominium regimen ac omnis admiuistratio ciuitatis caphe et totius ponti, 
quam regiouem mare maius vulgus appellat. in dictos dominos protectores 
cum omnibus suis juribus et ditionibus ac emolumentis ubicumque et unde- 
cumque descendentibus aocessorijs el connexis. nihil juris penilus in se 
retento. Et hoc non obstantibus aliquibus legibus capitulis ordinibus vel 
decretis in contrarium disponentibus. et presertim non obstante capituio siue 
regula cuius inscriplio est « de non alienando castra etc. » et quauis alia 
regula capituio jure vel consuetudine que quomodolibet prediclis obuiaret: 
quibus ex certa scientia ex nunc derogetur ac deroga tum sit et esse intelli- 
gatur per prenomiuatos ili. d. ducem consilium et officia, cum Consilio et 
auctoritate conuocatorum de quibus supra. Forma autem ordinandi buiusmodi 
translationem ac redigendi in scripluram et contraheudi ac cautelas solemni- 
tates et quecumque alia ad id necessaria ordinandi dispouendi et decernendi 
commiltatur et commissa esse intelligatur prenominatis ili. domino duci, ma- 
gnifici» dominis antianis. spedato officio monete ac romanie cum octo adiundis 
vel maiori parti dictorum officialium sub illis modis formis clausulis et 
cautelis. de quibus et pio ut eisdem ac speclabilibus et magnificis dominis 
protedoribus sancii georgij anni presentis el proxime lapsi vel maiori parti 
eorum videbitur et placuerit cum clausulis derogatorijs et alijs quibusuis 
ad id necessarijs et opportunis. Et cum ex reliquis rogatis dicere sententiam 



anno 1453 ( 36 ) 



suam nemo alius audiretur in aliam sententiam. et ob id colligerentur voces 
an faciendum sit ut predicitur secundum predictorum sententiam vel ne: 
collectis tandem vocibus computatum est sententiam ipsam prescriptam dictorum 
dominorum andree. baptiste et luciani approbatam laudatam et confirmatam 
esse consensu vocam ducentarum sexaginta trium. quamuis maior numeras 
ut premittitur accitus esset. una dumtaxat contradicente. et sic prò decreto 
babitum est. 

Georgius de via cancellarius. 

Omnibus modo via jure forma et causa quibus melius et validius potuerunt 
et possunt etiam ex plenitudine potestatis. titulo et ex causa mere pure 
siraplicis et irreuocabilis donationis inter viuos. que jure ingralitudinis aut 
alio quouis reuocari non possit. infringi uec alio quouis modo impugnari : 
sponte et ex certa scientia nulloque juris vel facti errore ducli aut aliqua- 
liter circumuenti. per se et successores suos in dignitate et officio et per 
nabentes et habituros causam ab eis. jure proprio et in perpetuum dederunt 
tradiderunt cesserunt transtulerunl et mandauerunt seu quasi magnificis do- 
minis protectoribus comperarum sancti georgij annorum presentis et proxime 
precedenlis. quibus per generale concilium ab ipsis dominis protectoribus ob 
eam causam in palatium dugane conlractum generalis et omnimoda potestas 
et balia circa hec omnia atlributa fuit. ut liquet decreto exinde confecto 
die lune xn nouembris presentis manu pauli mainerij notarij. 

Quorum protectorum presentis anni in pieno tunc numero congregatorum 
hec sunl nomina: 

Philippus cataneus prior 

Andalo marruffus 

Benedictus spinula 

Guirardus de goano 

Urbanus de nigro 

Nicolaus de grimaldis 

Johannes triadani et 

Nicolaus de fumarijs. 
Et protectorum anni superioris in pieno tunc numero congregatorum no- 
mina eliam hec sunt: 

Pelegrus de prementorio prior 

tìaptisla lomellinus q. g. 

Michael capellinus 

Bartholomeus de auria q. jac. 



( 37 ) DOCUMENTI 



Antoniotus de francis turturinus superior nominatus. 

Darius de viualdis 

Donainus do marinis et 

Johannes de marea. 
Presentibus acceptantibus ac stipulantibus et recipientibus prò se diclis nomi- 
nibus et successoribus suis in ipso officio, ac nomine et vice ipsarum com- 
perarum et participum earum. et ad cautelam mìni notano et cancellarlo 
veluti publice persone officio pablico stipulanti et recipienti nomine et vice 
dictarum comperarum ac participum earum : 

Jpsam ciuitdtem caphe ac omnes ciuitates urbes terra oppida castella et forti- 
litia. villasque ac possessiones. territoria pascua nemora portus flumina lacus 
piscationes venatioues itas et seu sita in ponto, quam regionem mare maius 
vulgus appellai, jura cabellarum salinarum pedagiorum et quarumcumque exac- 
tionum et quorumuis prouentuum et tam quoad proprietatem quam quoad 
usumfructum : et etiam focagiorum auariarum angariarum et perangariarum 
et quorumcuuque reddituum emolumentorum et obuentionum ubicumque 
et uudecumque descendentium. et tam impositorum et impositarum quam 
imponendorum vel imponendarum quouis modo in diclis locis vel eorum 
occasione et ex quauis mundi parte, et tam in dieta ciuitate caphe quam 
alijs locis ponti et seu maris majoris de quibus supra et etiam in janua et 
alibi ubiuis locorum occasione predicta: ac omnia et singula regalia me- 
rumque et mixlum imperium et gladi] potestatem ac omnimodam jurisdictionem 
et tam in mari quam in terra. Et quam jurisdictionem merumque ac mixtum 
imperium et gladi] potestatem ipsi magnifici domini protectores et quicumque 
deputandi et eligendi ab eis exercere possiut in populos et homines dictarum 
ciuitatum et locorum et in quoscumque ibi delinquenles vel committentes ac 
ibidem repertos et contrahentes et conlra eos et quemlibel eorum et tam in 
dictis locis quam in ciuitate janue et distructu. etiam prò excessibus et 
delictis commissis seu que committerentur in dictis locis aut aliquo eorum 
et in quauis mundi parte, et prò quibuscumque contractibus ubiuis locorum 
celebratis vel celebrandis aut alia quauis ratione occasione vel causa, ita qui- 
dem ut nullus alius magistratus possit se intromittere de predictis nec contra 
predictos. etiam si esset in suprema aut alia quauis dignitate constilutus. 

Declarato tamen quod si ab aliquo de dictis ciuitatibus terris locis 
castellis aut oppidis crimen tale committeretur ubiuis locorum ex quo infli- 
genda esset pena corporalis. sola cognitio et decisio ad ipsos dominos prote- 
ctores pertineat. executio vero fieri debeat ad eorum requisitionem per ma- 
gnificum dominum potestatem janue et eius officiales. idque in quantum 



anno 1453 ( 38 ) 

talis reus in janua vel districtu reperiatur. ia dictis vero locis tam executio 
quam cognilio fiat per dictos dominos protectores vel eorum oflìciales et rectores. 

Homagium etiam ju?que eligendi et transmittendi quoscumque offieiales. 
consales capitaneos rectores exercitores et negotiatores ad loca predicta et 
quemlibet eoram et transmissos reuocandi semel et pluries ac totiens quotiens 
et per illa tempora de quibus ipsis dominis protectoribus visum fuerit: sindi- 
candi etiam ac sindicari faciendi coercendi compellendi castigandi et puniendi 
dictos oflìciales. consales capitaneos rectores exercitores et negotiatores pecu- 
nialiter et corporaliter. tam in janua quam in dictis locis: illosque coercendi 
et compellendi ad acceptanda et exequenda ea que fuerint illis iniuncta. 
penasque imponendi et impositas exigendi et execulioni mandandi ac mandari 
faciendi. prout eisdem dominis protectoribus visum fuerit. Quascumque re- 
prehensalias concessas quibusuis personis cassandi et annullando suspendendi 
reuocandi et confìrmandi. si et prò ut eisdem visum fuerit. et hoc quantum 
attinet ad loca predicta et quemlibet eorum. Nec possit aliquis magistratus 
immo nec etiam ipse ili. d. dux consilium et officia conjunctim vel diuisim 
aliquam excusalionem admillere. nec de predictis quouis modo se intromit-. 
tere per rectum nec per indirectum. ita quidem ut solummodo ipsi domini 
protectores curam habeant. arbitrium et omnimodam potestatem circa pre- 
dicta. absque alla interpositione cujusuis magistratus vel persone in quauis 
dignitate conslilute. 

Et demum omnia et singula jura corporalia et incorporalia. utilia et directa 
realia et personalia. omnesque actiones et rationes reales et personales mixtas 
rei persecutorias et penales et alias quaslibet quomodocumque et qualiter- 
cumque et undecumque et ex quauis occasione ratione seu causa competentia 
et competentes et que competere possint seu unquam melius competierint ipsis 
illustri domino duci, magnifico Consilio dominorum antianorum. officio proui- 
sionis romanie et officio monete et ipsi excelso comuni janue siue coniunclim 
siue diuisim. nihil penitus juris et seu jurisdictionis apud ipsos dominos dato- 
res et donatores conjunctim seu diuisim nec apud ipsum comune janue retento. 
Possessionem quoque et dominium seu quasi omnium et singulorum predi- 
ctorum dederunt cesserunt transtulerunt et mandauerunt seu quasi in ipsos 
dominos protectores stipulantes et recipientes ut supra : nihil penitus quod 
dici seu excogitari posset in se retento. Constituentes se precario nomine pos- 
sidere seu quasi predicta. donec et quousque ipsi domini protectores per se 
vel legitimam personam seu personas prò eis corporalem acceperint posses- 
sionem. Quam apprehendendi et apprehensam retinendi eisdem dederunt li- 
beram potestatem arbitrium et facultatem sine alicujus magistratus licentia. 



8W ) DOCUMENTI 



Acto etiam et conuento solemni stipulatone interueniente : et ita promi- 
semnt ijdem iliustris dominus dux consilium et oilicia dure tradere et assi- 
gnari facore eisdem dominis protectoribus siue legitime persone prò eis omnia 
et singuia jura instrumenta sentenlias priuilegia cartularia et quascumque 
alias scripturas penes eos aut quosuis oiliciales comunis janue. et preseitim 
penes oificium romanie aut aliam quamuis personam publicam aut priuatam 
ubiuis locorum existentes. et in eo transferre omnia et siugula supradict a 
nihil eorum in se retento. 

Aclo etiam et conuento ut supra quod omnibus et singulis hominibus 
dictarum ciuitatum terrarum et locorum et quibuscumque communitatibus 
ac populis exislentibus in dieta regione seruentur et seruari debeant de cetero 
pei excelsum comune janue et oiliciales eius et quoscumque rectores tam 
in ciuitate janue et districtus quam in omnibus et singulis ciuitatibus terris 
et locis eius ditioni et quorumeumque januensium suppositis vel que de 
cetero subijeentur. omnia et singuia priuilegia exemptiones immunitates ac 
prerogatiue in omnibus et per omnia prò ut ex illorum conuentionibus pri- 
uilegijs et imrnunitatibus fieri et obseruari debet et ex antiqua consuetudine 
consueuit : neque liceat de cetero eisdem ili. domino duci Consilio et offieijs 
neque successoribus suis conjunctim aut diuìsim nouos usus neque noua 
vectigalia deueta siue cabellas aut onera cujusuis generis ac nominis imponere 
in dictis locis vel aliquo eorum realia nec personalia. neque super populos 
aut homines dictarum ciuitatum terrarum vel locorum neque super eorum 
bonis vel alicujus ex eis. immo talis facultas et jurisdictio sit et intelligatur 
translata et ex nunc transtulerunt eam prenominati ili. d. dux consilium et 
officia in dictos domiuos protectores in omnibus et per omnia prout erat 
antea apud prenominatos ili. dominum ducem consilium et officia ac excelsum 
comune janue conjunctim vel diuisim. 

Acto etiam et expresse conuento quod ipsi magnifici domini protectores in 
omnibus et singulis negotijs et agendis dictorum locorum et cujuslibet eorum 
circa predictorum regimen administrationem protectionem defensionem ac pro- 
uisionem et in omnibus et singulis supra et infrascriptis et inde pendentibus 
emergentibus incidentibus accessorijs et connexis habeant et liabere debeant 
illam potestatem et arbitrium quam et quod habent in celeris agendis ac 
negotijs dictarum comperarum. et ita concesserunl et attribuerunt ijdem 
ili. d. dux consilium et officia in omnibus et per omnia prout in priuilegijs 
olini concessis circa agenda dictarum comperarum contiuetur : et ultra etiam 
staluendi slatuta leges decreta, et deueta constituendi condendi ac disponendo 
immunitates concedendo naues galeas et quecumque nauigia dirigendi ad 



anno 1453 ( 40 ) 



dieta loca et quemlibet eorum. et obligandi patronis dictarum nauium ga- 
learum et nauigiorum merces et bona quorumeumque mercatorum et cujusuis 
persone: mittendi quoscumque nancios palam et occulte et quoscumque 
exercitus et quecumque bellica instrumenta tam mari quam terra : et quos- 
cumque apparatus faciendi et ordinandi in et prò pertinentibus ad pre- 
dieta et seu ad negotia aut res quorumeumque locorum subjacentium dilioni 
diclorum dominorum protectorum : litterasque scribendi et recipiendi palam 
et occulte non obslantibus aliquibus ordinibus deuetis aut coustitutionibus 
conditis et condendis in contrarium disponentibus. Et demum ea omnia ac 
siugula ageudi ordinandi et disponendi prò ut prenominati ili. dominus dux 
consilium et officia et tota commuuitas janue facere potuissent et possent in 
sua jurisdiclione prò tuitione regimine et incremento dictorum locorum 
et aliorum subjacentium ut supra. et que valeant et leneant per inde ac si 
ab ipsis ili. d. duce Consilio et offieijs et ipso comune janue fuissent ordi- 
nata ante presenlium donationem et jurium translalionem : habeantque et frui 
possint immunitatibus priuilegijs et prerogatiuis quibus excelsum comune 
janue frui poterat in prediclis et circa predicta ante presentem contractum. 
Ita quidem ut nec prenominati ili. d. dux consilium et officia nec eorum 
successores conjunctim vel diuisim per viam reclamationis supplicalionis 
appellationis aut alio quouis jure vel forma possint se intromittere de pre- 
diclis neque aliquo predictorum. et simili modo neque aliquis magistratus 
ciuitatis janue vel districtus quacumque dignitate prefulgeat. Et tameu si 
contra predicta aut aliquod predictorum lieret et attentaretur. sit ipso jure 
irritum et inane, nec valeat aut teneat ipso jure. Et preterea quisquis in 
contrarium attentauerit vel attentare presumpserit consulere seu tractare. 
cadat et ceeidisse intelligatur in penam aureorum mille et ultra in qua- 
cumque pena usque ad confiscationem honorum omnium inclusiue. arbitrio 
prefatorum dominorum protectorum totiens quotiens fuerit contrafactum, exi- 
gendam et assignaudam eisdem comperis. taxatam prò earum justo damno 
et interesse, et preterea cadat et ceeidisse intelligatur ipso jure talis contra- 
faciens vel attenlans ab omni jure et actione quod et que sibi compelerei 
contra quameumque personam. nec possit audiri per aliquem magistratum tam 
agendo quam defendendo, el nihilominus teneatur ad restilutionem totius eius 
quod exinde fuisset consecutus. Quocirca abdicauerunt a semelipsis prefati 
ili. d. dux consilium et officia conjunctim et diuisim et a quibuscumque ma- 
gistratibus comunis janue in janua et ubilibet constitulis omnimodam pote- 
slatem jurisdictionem et arbitrium quam et quod habent vel habere censentur 
in prediclis vel aliquibus superius expressis et circa ea qunuis modo: illamque 



( 41 ) DOCUMENTI 



et illud et illa iranstulerunt in eosdem dominos protectores pacto expresso 
et solemni slipulatione precedente et iu me nolarium et cancellarium infra- 
scriptum tamquam publicam persoaaai stipulamela et recipientem aomiae 
et vice dictarura comperarum et participum earuia. 

Danles iusuper et attribuentes preaoaiinatis dominis protectoribus omnimodam 
potestateai facullateai baliara et arbitrium prohibeudi inibendi et quascumque 
prohibiliones et inhibitiones faciendi coatra quoscumque rectores et contra 
quasuis publicas et priuatas persoaas. que contra predicta aut aliquod pre- 
dictorura aliquid atteatarent cousulereut seu tractarent. sub illis modis formis 
penis comniinationibus et multis . de quibus eisdern dominis protectoribus 
visum fuerit et placuerit: ac insuper mandandi quibusuis aduocatis ut com- 
pareant et prò comperis intercedant: ac etiam agendi prò predictis et circa 
predicta. non obstante quauis regula vel capitulo in contrarium dispoaente. 
et presertim non obstante regula cujus titulus est: « si quis comuni mo- 
uerit controuersiam » et regula seu statuto vel decreto jubente quod aemini 
liceat aduocare contra comune, et idem intelligatur de notarijs et scribis 
quibuscumque. 

Acto et expresse conueato per pactum solemni stipulatioae vallatum. quod 
prenorainati domini protectores durante tempore regiminis ofucij ipsorum 
non possint eligi ad aliquod officium publicum ueque ad aliud onus preter 
et contra voluntalem ipsorum. et electus astringi non possit neque compelli 
ad aliquod munus penale, immo intelligantur et siat excusati et habere legi- 
timam excusatioaem. 

Acto etiam quod preseas translatio et donatio et omaia et siagula supra et 
infra scripta valeant et teneaat et inuiolabililer perpetuis temporibus obser- 
ueutur suosque sortiantur effectus omni prorsus exceptione et contradictione 
rejecta. non obslantibus aliquibus legibus statutis decrelis regulis et constitu- 
tionibus alijsque obslantijs quibuscumque: etiam si tales essent de quibus 
necesse videretur mentionem fieri specialem et expressam. quibus quatenus 
ijs que dieta sunt repugnareat. esse intelligatur et sit penitus et omnino 
abrogatum. et specialiter aoa obstante regula cujus titulus est: « de aoa 
alienando castra et terras comunis ». cui per numerosum ciuium concilium 
extitit derogatum. prout in decreto et deliberatione exinde condita et superius 
inserta continelur. Et si quis magistratus aut alia queuis persona in qualibet 
dignitale etiam suprema constitula vel aliquis alius iudex aduocalus notarius 
seu laicus altentauerit seu atteatare quicquam presumpseril seu facieudo seu 
allegando quod predicta et infrascripta seu aliquod eorum noa valeat. vel 
aliter quomodolibet atteataado. cadat et cecidisse intelligatur in penas supra- 



anno 1453 ( 42 ) 

scriptas in omnibus et per omnia ut supra. que hic repetite intelligantur. ubi 
superius actum est de penis et de applicatone earum: ultra que omnia de- 
negetur illi audientia. et quicumque in his ei audientia prebuisset seu pre- 
beret. cadat et cecidisse intelligatur in pares et easdem penas. applicandas 
ut supra totiens quotiens fuerit contrafactum, et tamen quicquid exinde 
sequeretur sit ipso jure cassum irritum et prorsus inane. 

Acto etiam quod officium romanie cum omni jurisdictione et balia ac cum 
omnibus juribus beneficijs emolumentis ad ipsum spectantibus quoquo modo 
sit translatum in dictos dominos protectores et comperas. et cesset de cetero 
dictum officium et locum non habeat. sed sit extinclum ac translatum in 
dictos dominos protectores aut deputandos vel delegandos ab eis. et tamen 
non teneantur dicti domini protectores ad debita vetera. nisi in tantum et 
prò ea parte ac rata quantum exigent ex bonis et redditibus locorum ipsius 
offici j aut aliorum. 

Quas quidem translationem donationem cessionem ac omnia et singula su- 
prascripta et infrascripta ijdem ili. d. dux consilium et officia promiseruut 
ac jurauerunt tactis corporaliter scripturis attendere compiere et effectualiter 
obseruare et contra non facere vel venire aliqua ratione occasione vel causa 
que dici vel excogitari pesset de jure vel de facto etiam si de jure fieri pos- 
set: ipsasque ciuitates castella terras loca oppida jura jurisdictiones et demum 
omnia et singula suprascripta aut aliquam partem eorum non auferre a dictis 
dominis protectoribus vel successoribus eorum. nec auferenti fauere aut 
quouis modo consentire, sed potius ea omnia et singula suprascripta defen- 
dere eisdem dominis protectoribus et comperis a quacumque persona corpore 
collegio et uniuersitate. omnemque litem et defensionem in se suscipere pro- 
prijs sumptibus et impensis ipsorum ili. domini ducis consilij et officiorum 
et comunis janue : quantum prò facto prefali illustris domini ducis et 
excelsi comunis janue. et quantum etiam prò facto habentium vel habere 
pretendentium causam ab eo vel eis. et quantum etiam prò facto quorumuis 
ciuium et districtualium et seu subditorum ipsius excelsi comunis janue 
habentium seu habere pretendentium jus in dictis ciuitatibus terris Jocis 
castellis et oppidis et alijs suprascriptis vel aliqua parte ipsorum quouis modo. 

Que omnia et singula suprascripta ipsi ili. d. dux consilium et officia pro- 
miserunt ac jurauerunt ut supra attendere compiere perficere ac obseruare 
et contra ea vel eorum aliquod non facere vel venire aliqua ratione occasione 
voi causa que de jure vel de facto dici vel excogitari posset. sub pena aureorum 
trecentorum milium in tanta summa ex nunc taxala prò damno et interesse 
ipsarum comperarum. Et proinde et ad sic obseruandum obligaueruut omnia 



( 43 ) DOCUMENTI 



bona sua dielis nomiuibus presontia et futura, ratis in omni casu et euentu 
remanentibus omnibus et singulis supiascriptis. De quibus omnibus voluerunt 
tam prenominati ili. dominus dux consilium et officia quam magnifici domini 
pralectores confici hoc publicum documentum a me notario et cancellarlo 
iufrascripto. 

Quibus etiam omnibus et singulis suprascriplis quamquam necessarium 
non putaretur. tamen ad majorem cautionem egregius legum doctor dominus 
rainerius de maschis ariminensis locum tenens magnifici domini guiselli ma- 
Iaspine potestatis janue et dibtrictus. tunc absenlis a janua et districtu. sedens 
prò tribunali juxta Iatus sinistrum ipsius ili. d. ducis. quem locum primum 
et ante omnia sibi elegit ut idoneum et competentem. suam et comunis 
janue auctoritatem pariter et decretum ad hec transfudit et interposuit lau- 
dans statuens ac decernens eam donationem translationem ac jurium ces- 
sionem ac omnia et singula suprascripta obtinere debere perpetuam roboris 
firmitatem. 

Actum janue in palatio publico interiore in eo conclaui quod medium 
dicitur quod contiguum est turri palatij. anno dominice natiuitatis mccccl 
terlio. indictione prima secundum morem januensem. die jouis quiutadecima 
mensis nouembris. hora xvim. presentibus darò legum doctore d. baplista 
de goano et viris egregijs georgio de via. ambrosio de senarega. francisco 
de vernatia et nicolao de credentia cancellarijs comunis janue. testibus ad 
ea vocatis et rogalis. 

* Ego jacobus de bracellis publicus imperiali auctoritate notarius et 
excelsi comunis janue cancellarius his omnibus interfui. ac ita volentibus 
dominis contrahentibus edidi hoc publicum documentum quod tamen aliena 
manu fideliter describi curaui. et ob id ad faciendam fìdem rei ut gesta 
est. nomen cum signo meo hic apposui. 



anno 1453 ( 44 ) 

DOCUMENTO V. 

Ordine di pagamento al doge di Genova delle lire cinquemila cinquecento, 
prezzo della cessione delle colonie convenuto fra il Governo e 1' officio di 
s. Giorgio. 

1453 16 novembre 

(Diuersor. negot. off. s. Georg. 1455-4480) 

(fol. 66) 

* MCCGGLIII die XVI nouembris. 



Magnifica officia sancti georgij anni presentis et proxime precedentis con- 
gregata in integro numero, videlicet illud de lui. sed ex ilio de lii absentes 
fuerunt prestantes viri bartholomeus de auria et Johannes de inurea : iu exe- 
cutione promissionis facte illustri petro de campofregoso duci, decreuerunt ac 
mandauerunt quod dentur prefalo illustri domino petro de campofregoso duci 
de pagis saucti georgij libre quinquemilia quingente de ratione ipsius oflicij 
de lui. et ita imposuerunt paulo ragio scribe cartulari] secundi de lui ut 
scribat de ratione domini philippi catanei et sociorum in nomine et prò ra- 
tione illustris domini petri ducis dictas libras quinque milia quingentas de 
pagis anni presentis. 



DOCUMENTO VI. 

L'assemblea di ISO partecipi alle Compere dà commissione ai Protettori del- 
l' anno presente e del precedente di provvedere colla massima prontezza 
ai bisogni delle colonie. 

1453 16 novembre 
(Diuersor. negotiorum off. s. Georg, ann. 1453-1480) 

(fol. 66 v.) 

* MGGGCLII1 die veneris XVI nouembris. 



Magnifici domini protectores comperarum sancti georgij anni presentis et 
proxime precedentis in numeris integris congregati, animaduertentes proui- 
sionum mittendarum capham munitionem maxime in celeritate consistere. 



( 45 ) DOCUMENTI 

ipsamqua celeriiatem multum ab omnibus commendatam : volentes consako 
agore ea que incumbunt liuic expeditioni. jusserunt vocari ex consiliarijs et 
pariìcipibus comperarum quot saltem liaberi possint centum quinquaginta 
prò die crastina quibus proponatur ut infra: 

* Jesus. 

« Spectabili citain. noi bauemo insimul cum li spectabili predecessori nostri 
a nome de li soi participi riceuuo libere et integre da lo illustre meser lo duxe 
et ollicij. la donation et translation cum omnimoda jurisdition de caffa et de 
tute le terre etc. de lo mar mao. et testao he lo instrumento cum tuto quello 
clic hauemo consulte ordenao: perche hauemo compio quello che he slaeto 
decreto in Io conseglio celebrao a xu del presente. Resta fare le prouisioin 
per le quae segue lo effecto et trucio de questa translation corno he la sen- 
tenza de quelli li quae tanto han laudao et desyrao la dieta translation. Et 
perche noi iuteudemo la celeritae de le diete prouisioin esser potiore de ogni 
cossa in questa occorrente necessitae. ve hauemo faeto demandar: acioche 
consigliae et delibrae chi ha fa queste prouisioin et la forma de trova li 
dinae per quello sera necessario per le diete prouisioin et se attribuisca quella 
balia, la quale sia necessaria circa qaello che se ha prouedere expendere. 
et la forma de hauere li denari ». 

Super qua posta quesite sunt sententie illorum qui eam dicere surrexe- 
runt. inter quos nobilis saluagius spinula primus surrexit dicens hunc cibum 
leue esse et facile ad liberandum. quo fit ut ejus opinio sit dandi arbitrium 
omne et omnimodam potestatem ipsis dominis protectoribus faciendi et ordi- 
nandi et mittendi eas prouisiones et munitiones quas ipsi iudicauerint fore 
necessarias et prò eis expendendi. pecuniamque necessariam adinueniendi 
per omnes illos modos de quibus eorum prudentie videbilur. — Dorinus de 
grimaldis proponens hanc esse ex materijs in quibus libenter datur sententia: 
laudauit quod ipsi domini protectores annorum presentis et proxime prece- 
clentis dictas prouisiones faciant in eisque expendant et formas adinueniendi 
pecunias ipsi deliberent. at demum super omnibus habeant omnimodam pote- 
statem et baliam necessariam. — Dominus andreas de benegassio preponens 
translatiouem plurimum futuram utilem comperis et reipublice: quamquam 
impresentiarurn ex ('). 



(') L'alto finisce qui, perciò resta incompleto. 



anno 1453 ( 46 ) 

DOCUMENTO VII. 

I Protettori confermano Gabriele di Promontorio nell'ufficio della iagataria dei 
grani in Caffa conferitogli dal doge avanti la cessione delle colonie. 

1453 16 novembre. 

(Diuersor. negolior. off. s. Georgi] ann. 1453-1457) 

(fol. 2) 

* MCCCCL1II die XVI nouembris. 



Magnificimi otlicium sancti georgij in vii numero congregatimi, absente 
tanlummodo guirardo de goano. cum in translatione domini] caffè videlicet 
in pratica et compositione. inter cetera conuentum sit cum illustri domino 
duce quod officium jhagatarie granorum collalum per annos tres et mensem 
unum duret et restet firmum : decreuit quod gabriel de prementorio illud 
exercere possit diclo tempore incepto quum primum illud inceperit ipse vel 
alius prò eo exercere vigore litterarum factarum prò dicto tempore. 



DOCUMENTO Vili. 

Gli stessi assoldano Iacopo Maruffo, orgusio, in loro corriere pedestre tra Ge- 
nova e Caffa. 

1453 16 novembre 

(l'iuers. neg. off. s. Georg, anu. 1453-1457) 

(fol. 2) 

Ea die. 



Magnifica officia sancti georgij anni presentis et proxime precedentis. vide- 
licet ex ollicio anni presentis. urbanus de nigro et nicolaus de grimaldis. ex 
officio anni precedentis pelegrus de prementorio et baptista lomellinus. quibus 
datum est arbitrium ordinandarum litterarum ad consulem et ceteros offì- 
ciales et burgenses caffè et episcopos seribendarum. et expediendi jacobum 
marruffum orgusium delaturum dictas litteras: jusserunt dari dicto jacobo 



( 47 ) DOCUMENTI 



ducatos venetos quindccim et sibi solui sex prò expensis hic faclis per eum. 
et sibi fieri litteras de asperis ducentis singulo mense in vita sua. cimi obli- 
gatione quod in vita sua obligatus sit et teneatur quotiens opus l'oret ex 
calla terrestri itinere nuntium mittere januam. venire, habitis solum expensis 
itineris. 

Segue la poscritto,. 

Facte fuerunt sibi litlere et liabuit dictas pecunias. 



DOCUMENTO IX. 

Nota delle provvisioni d J armi e d' armati da spedire a CafTa sulla nave Lo- 
mellina. 

1453 19 novembre 

(Diuersor. negotior. off. s. Georgi] ann. 1453-1457) 

(fol. 2) 

MCCCCLIII die XVIIII nouembris. 



Magnifica officia sancii georgij in integro numero congregala, videlicet 
presens de lui. et ex ilio de lii absentibus prestantibus viris bartholomeo de 
auria et antonioto de francis. examinatis prouisionibus miltendis caffa cum 
naui lomelliiia : deereueruut conducere ducentos homines ex parlibus nostris. 
pedites siue forenses ducentos in quibus sint L zarbatanerij. et altentis pro- 
uisionibus exisleutibus iu cliio eo mitieudis emere coiracias de duobus tertijs 
prò majori supplemento quinquagiuta. lazanias ducentas quiuquaginta. faldas 
quinquoginta. tarconos quiuquaginta. paruenses ccl. celatas cl. veretonorum 
de tribus sorlis. videlicet a turno capsas xxxx: a girella capsas centum: a 
tibia capsas centum. lanceas lungas ccl. zarbatanas centum. bombardas decem. 
barilia fili mi. tribulos x milia. sapas slriclas ce. sapas largas e. badilia quin- 
genta. coffe prò saburra n milia. quareli L milia : inter quos sint a turno mille. 
Reliqua sunt in manuale ('). 

(') Questo manuale di Caffa per l'anno 14S3 manca nell'archivio di s. Giorgio. 



anno 1553 ( 48 ) 

DOCUMENTO X. 

I Protettori commettono agli ufficiali scaduti di Romania il giudizio della causa 
che ancora verteva fra l' ufficio suddetto e Giovanni Francesco Parmaro. 

1453 19 e 23 novembre 

(Diuers. negot. off. s. Georg. 1455-U57) 

(fol. 2 e 5 verso) 

Sono due atti che sebbene in termini diversi contengono la stessa cosa; forse 
anche il primo in data dei 19 non ebbe effetto, perchè in margine v'ha la 
nota seguente: Non processi!, sed postea instituta est alia comraissio, che sarà 
quella dei 23. In seguito non trovo più fatta menzione alcuna di questa lite. 



DOCUMENTO XI. 

Deliberazione dei Protettori di mandare a Caffa due provvisori o commissarii. 

1453 20 novembre 

(Diuersor. negot. off. s. Georg, ann. Ì453-1457) 

(fol. 2 v.) 

* MGGCGLIII die XX nouembris. 



Magnifica officia sancti georgij annorum presenti s et proxime precedentis 
in quasi integris numeris. solum johanne de inurea absente. congregata : de- 
creuerunt mittere duos prouisores et reformatores caffam. cum mandatis et 
commissionibus dandis ipsis ab eisdem officijs: et absoluentes se ad calculos 
albos et nigros deliberauerunt eisdem florenos centum in mense incipiendo 
a die recessus ipsorum hinc prò singulo et duraturos usque ad reditum ipso- 
rum. Ita lamen quod in recessu postquam ex caffa recesserint redeant recto 
viagio non vacando alicui negotiationi. et qui floreni centum mensuales prò 
singulo sint quod habere debeant famulos mi prò singulo armatos. et sint 
prò eorum sumptibus et dictorum famulorum et prò vestibus argenteis. et 
prò omni eo quod ipsis deberi posset seu ipsi requirere possent. Receptis 
ballis undecim albis aftìrmatiuis. 



( ii> ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO XII. 

Si in, me Crillo e Marco Cassina sono delti a questo officio. 

1453 21 novembri' 

(Diuersor. negot. off. s. Georg, ann. 1453-1457) 

(fol. 3) 

* MCCCCUII die XXI nouembris. 

Magnifici domini protectores comperarum sancti georgij annorum presentis. 
proxime preced^ntis et anlecedentis congregati janue in palatio de mari vide- 
licet in camera magna solite residentie oflicij sui. et quorum nomina sunt lice, 
videlicet: 
Ex dominis protectoribus anni presentis : 

D. Filippus cataneus prior 

Andalo marruffus 

Benedictus spiuula 

Guirardus de goano 

Urbanus de nigro 

Nicolaus de grimaldis 

Iohannes de triadano 

Nicolaus de furnarijs. 
Ex dominis protectoribus de lii nomina iilorum qui affuoiuut sunt bec. 
videlicet : 

D. Peregrus de prementorio prior 

Baptista lomellinus 

Michael càpellinus 

Antoniotus de francis 

Barlholomeus de auriu q. jac. 

Darius de viualdis 

Donainus de marinis et 

Johannes de inurea. 
Ex dominis protectoribus de l primo : 

D. Lucianus de grimaldis 

Badasar marrufl'us 

Meliadux saluaigus surrogalus loco francisci saluaigi 

Franciscus genlilis loco d. gasparis gentilis non bene vàlentis 



ANNO I 453 



( 50 ) 



Matheus de bracellis loco inanuelis de rapallo profecli potestalis 
bonifacium (sic) 

Paulus justinianus 

Dominicus spintila loco baptiste spintile et 

Antonius nauonus. 
Seqaentes formam regale de eleclione ofllcialium. inscriptis in xxini cedulis 
sigillalim nominibus et prenominibus ipsorum et positis in uno sacculo, sor- 
tizalioue precedente, electi sunt infrascripli odo eleclores LX (et vigilili). (') 
juxta formam regule. quorum octo nomina sunt hec: 

Bartholomeus de auria 

Dominicus spinula 

Nicolaus de grimaldis 

Meliadux saluaigus 

Michael capellinus 

Paulus justinianus 

Badasar marruffus et 

Johannes de inurea. 
Qui octo elcctores accepto juramento elegerunt infrascriptos lx (et vigilili), 
quorum nomina sunt hec. ex illis qui affuerunt. videlicet : 



D. Dominicus baitholomeus de auria 

Paulus de auria 

Sorleo spinula 

Antonius gentilis q guir. 

Gregorius pinellus 

Barnabas de viualdis 

Brancaleo grillus 

Manuel saluaigus 

Simon de nigrono 

Thomas cigalla 

Johannes picamilium 

Fredericus centurionus 

Anloniolus ilalianus 

Petrus de columnis seotus 

Jacobus spinula q. bari. 



Lucas de grimaldis 
Marlinus de grimaldis 
lacobus caluus 
Dominicus lome'linus 
Egidius lomellinus 
Franciscus cibo 
Thomas ususmaris 
Gaspar lercaiius 
Franciscus de Camilla 
lohannes de nigro 
Raffael alpanus 
Nicolaus de marinis 
Babilanus de nigro 
Andalo gentilis 
Simon justinianus 



(') Le parole tra la parentesi si trovano veramente nell'originale, ma a me 
sembrano sfuggite allo scrivano, nò avervi che fare; come appare da altri 
consimili atti. E poi sono 24 e non 20 gli individui tirati a sorte dai sessanta. 



( 51 ) 



HOCl'MKNU 



Petrus justinianus 
Antonius de fraacis luxardus 
Edoardus do premenlorio 
Lodisius de furnarijs 
Franciseus scalia 
Grauanus adurnus 
Bartliolomeus parisola 
Gaspar de paxano 
Urbanus jocia 
Thomas do domoculta 
Antonius de ponte 
Johannes de leuanto 
Christoforus campanarius 
Bartholomeus canalius 
JN'icolaus de caneuali 



Paulus lodisius marrull'us 
Bartholomeus sauli 
Damianus de leone 
Peregrus de monclia 
Paulus de francis turturinus 
Baxilius axiuella 
Iacobus de axereto 
Dominicus de oliua 
Siluester de brignali 
Johannes bigna 
Luquinus fatinanti 
Donatus boadenarius 
Iohannes de vernatia 
Matheus de bracellis 
lohanues de recho notarius. 



Ouibus congregatis in dieta camera et eorum nominibus in codulis positis. 
sortizatione precedente, electi sunt infrascripti xxmi. quorum nomina sunt 
hoc. videlicet: 



Dominicus bartholomeus de auria 

Serico spinula 

Barnabas de viualdis 

Simon de nigrono 

Petrus scotus 

Hranealeo grillus 

Rallael alpanus 

Andalo genlilis 

Stephaùus lomellinus 

Thomas ususmaris 

Nicolaus de marinis 

Janolus lercarius 



Simon justinianus 
Antonius de ponte 
Franciseus scalia 
Nicolaus de caneua'i 
Bartholomeus parisola 
Gaspar de paxand 
Paulus lodisius marrull'us 
Paulus di! francis turturinus 
Donatus bondenarius 
Johannes de recho 
.Iacobus de axereto 
Siluester de brinali. 



Qui xxmi accepto iuramento. absoluentes se de omnibus nominnlis ad 
caleulos albos et nigros. elegerunt simonem grillum repertis ballis decera oeto 
albis iiiSrmatiuis et sex nigris reprobatiuis t|ui preualuit ceteris nominalis. et 
marcura de cassiua repertis ballis albis affirmatiuis viginti uihus et ui:a nigra 
reproba ti uà. 



anno 1453 ( 52 ) 

DOCUMENTO XIII. 

È data incolla ai duo Commissari! predetti di Spatriare dopo l'agosto prossimo. 

4 i53 23 novembre 
(Diuersor. nogolior. off. s. Georg, ami. 1453-1457) 

(fot. 4 v.) 

♦ MCCCCLI1I die XXIII nouembris. 

iVIagnificum officium dominorum protectorum comperarutn sancii georgij 
in integro numero congregatimi, presenlibus et laudanlibus sex ex octo domi- 
nis protecloribus de mcccclii. absentibus prestantibus viris michacle capellino 
et barlliolomeo de auria q. domini jacobi: intelleclis beri et bodie etiam prc- 
scnlibus dominis protecloribus anni MCCCCLprimi. et reprobata excusatione 
sìmonis grilli et marci de cassina dictis aimoni et marco, eorum pluribus et 
diuersis excusalionum causis. ut liberioribus animis acceptent. confisum de 
virtutibus suis. quamquam arbitrium infrascriptum ipsis concedatur. tamen 
eos non usuros ipso si aliter res ille quibus preponentur postularono staluit 
et decrcuit dans et concedens prefalis simoni et marco arbitrium quod clapso 
mense augusti venturi si elegerint ipsi simon et marcus ex caffa discedere 
et remearc. id libere agere possint. et ipsis ila eligentibus inlelligatur ipsis 
concessa licenlia recedendi. grafia repalriandi. 



DOCUMENTO XIV. 

FJetrgono Giacomo Cicala a provveditore delle munizioni , o lo stesso Cicala 
con Damiano Leone ad assoldare 200 uomini ciascuno da spedire a Caffa. 

1453 23 novembre 

(Diuersor. negotior. off. s. Georg, ami. 1453-1157) 

(l'ol. 4 v.) 

* MCCCCLM die XXIII nouembris. 

Magnifici domini proiectores comperami!) sancti georgij in integro numero 
congregati surrogaucrunt ad emendimi mimilioncs prouisionum caffè loco 
Simonis grilli jacobum cigallam. et eundem jacobum et damianum de leone. 



( 53 ) DOCUMENTI 



collcgnm ante (lieti Simonis, clegcruni od condueendum stipendio prefati ma- 
gnifici officii prò mdnsibus un incipiendis statini cani caffam attingerit (sic) 
ei duobas poslea. homines ducentos sigillatim quibus alimenta usque caffam 
debeantur. 



DOCUMENTO XV. 

Riconoscono nel nobile Andrea Squarciafico il diritto di succedere nel conso- 
lato di Caffa al dottore Demetrio Vivaldi, e in difetto di nomina gli assegnano 
750 lire. 

1453 23 novembre 

(Diuersor. negotior. off. s. Georg, ann. 1153- 1-457) 

(fol. 5) 

* MCCCCLIII die XXIII nouembris. 

Magnifici domini protectores comperarum sancti georgij in integro numero 
congregati, presentibus et approbantibus spectabilibus dominis sex ex octo 
dominis protectoribus anni Mccccxsecundi. absentibus prcstantibus viris mi- 
chaele capellino et bartbolomeo de auria q. domini jacobi : animaduertenles 
nichil preclarius quam seruare fidem. volentesqae ea que in translalione 
dominij calle in ipsos dominos protectores acta fuoruut inter ducalem excel- 
lentiam et seu agentes ex parte sua et ipsos dominos protectores. et promissa 
verbo, scripto mandare, ut casu adueniente promissa seruentur. presente et 
instante nobili andrea squarsafico cujus interest : slatuerunt et decreuerunt 
quod si magnifici domini protectores successores sui in administrationem com- 
perarum sancti georgij anno mccccliiii clegerint mittere successorern insigni 
legum doctori domino demetrio de viualdis consuli caffè immediate elapso 
primo anno collationis facte dicto domino demetrio et illuni* eligent eligendu- 
sque iuerit caffam et se receperit prò magnifico officio sancti georgij in admi- 
nistrationem dicti consulatus officij immediate elapso primo anno ex duobus 
concessis eidem domino demetrio. debeantur dicto nobili andree squarsafico 
ad quem spectabat secundus annus concessionis facte prefato domino demetrio. 
usque in libras septingentas quinquaginta janue ex ea quantitate pecunie 
quam soluere debuisset idem dominus demetrius dicto andree si cxercuissel 
secunduin aunum. tantum quantum sibi obueniret usque in dietam quanti- 
tatem prò eo tempore quo consul eligendus prò maguifico officio sancti georgij 



anno 1453 ( 54 ) 

per successores silos ex diclo secundo anno remoueret eundem dominum 
demetrium : et que solutio eidem andree debealur de pagis snudi georgij per 
suos successores. 



DOCUMENTO XVI. 

Confermano la collazione del consolato di Copa .lana dal Doge a Batisi 
Tanzio per gli anni 1454 e 1455. 

1453 27 novembre 

(Diuersor. negot. off. s. Georg, ann. 1453-1457) 

(Col. 5 v.) 

* MCCCCLIII die XXVII nouembris. 



Magnifici domini octo protectores comperarum sancti georgij in integro 
numero congregati, presentibus sex ex dominis protectoribus anni proxime 
precedentis : ut conuentis in pratica translationis domini] cafTe et aliorum 
locorum maris majoris cum illustre domino duce sit locus : declarauerunt col- 
lationem factam de officio de lo copa per prefatum illuslrem dominum ducem 
firmam remanere debere prò annis mcccc quinquagesimi quarti et quinqua- 
gesimi quinti : et intellecta requisitione baptiste tanci asserenlis ad se spedare: 
declarauerunt dictam collationcm factam per prefatum illustrem dominum du- 
cem de diclo officio prò dictis duobus annis valere debere, et ita approbauerunt 
in obseruationem conuentionis habite cum prefato illustre domino duce. 



DOCUMENTO XVII. 

Decidono di provvedere a tutti gli offici vacanti inCaffa per decoro di quella città. 

1453 28 novembre 
(Diuersor. negotior off. s. Georg, ann. 1453-1457) 

(fol. 6) 

Magnifìcum officium sancti georgij in integro numero congregatuin. partiei- 
pato et babito apparare dominorum protectorum anni proxime precedentis 
impresenliarum in integro numero congregatorum : animaducrtentes non modo 



( 55 ) DOCUMENTI 



l'ui i' utile, veruni oiiarn nocossarium et intuiti minerò quotquot mitti possint 
in calìa no locus ilio oppareat ita nudila et vacuus et pusilauimis omni modo 
ole. decreuerunt sortizari eis cedulas quibus officia conferri debeant ci seu 
eìs obueuiaut. r 



DOCUMENTO XVIII. 

Deliberazione di 32 consiglieri di rimettere ai Protettori il comporre le diffe- 
renze d' interessi insorte con Teramo e Gianotto Lomellini sulla loro nave 
condotta per Caffa. 

1453 15 dicembre 

(Diuersor negotior off. s. Georg, ann. 1455 - 14S0) 

(fol. 71) 

* MCCCCLIN die XV decembris. 



Cuni suborte sint alique differentie coram magnificis dominis protectoribus 
comperaram saucti georgij ex parte tberami et janoti lomellinorum patronorum 
nauis unius conducte per spectabile olim oflicium romanie annanigature 
caffam. . cumque prefati magnifici domini proteclorcs voluerint tollere dictas 
differentias et eontractum firmare, consulendo securilati rerum : tandem ad 
hoc deuentum est quod ipsi patroni asseruerunt se habere debere immunitates 
conditiones et gratias quas babuerunt naues conducte ab oflicio romanie 
prò romania. intcr quas asseruerunt esse quod remissio fu de tertia parte 
drictuum omnibus onerantibus in ipsa naui partiti carrigantibus. et propterea 
petierunt eam gratiam sibi concedi. Itaque magnifici inquam domini pro- 
teclores in integro numero congregati participato de predictis cum magni ficis 
ollicijs annorum proxime precedentis et proxime venturi, laudantibus illam 
gratiam fieri et tolli nonnulla que haud dubio nimium periculosa essent si 
ipsis concederentur. ideo prelibali magnifici domini proteclores vocatis consi 
liarijs suis. et quorum qui bis affuerunt nomina sunt hec. videlicef 

EX OFFICIO NOUO. 

D. Antonius de a uria prior 
Barnabas Ionici linus 
Antonius de ponte et 
Simon de ni strano. 



ANNO 1453 



( 56 ) 



EX OFFICIO DE Lll 

Nomina illorum qui his alfuerunt suut hoc : 
Peregrus de prementorio 
Darius de viualdis 
Bartholomeus de auria. 

Thomas ususmaris 

Nicolaus antonius spinala 

Petrus de marco 

Baptista caluus 

Francus marabotus 

Babilanus de nigro 

Anioni us de casana 

Johannes de albario 

Jacohus lomcllinus q. b. 

Antonius luxardus de francis 

Petrus Johannes de riparolio 

Daniel de flisco 

Ambrosius de marinis 

Carolus lomellinus 

liaptista garonus 



Baptista peronus 
Manuel de grimaldis 
Pauius judex 

Jacohus de flisco q. hecloris 
Anioni us de sale 
Johannes de bartholomeo 
Galeotus de grimaldis 
Francisous collatus 
Johannes de recho notarius 
Paulus de francis turturinus 
Jeronimus caluus 
Dominicus de grimaldis 
Johannes justinianus q. danielis 
Andalo gentilis 
Augustinus de furnarijs 
Simon grillus 
Andreas de campis 
Gaspar cataneus 
Paulus centurionus 
Siluester de brignali 
Jacobus spinula q. b. 
Octohonus scalia. 



Antonius gentilis 
Lucas de grimaldis 
Christoforus cam panar us 
Sorleo spinula 
Antonius de dauania 
Cataneus de grimaldis 
Bartholomeus de leuanto 

Corani quibus spectatus dominus (ìlippus cataneus prior aperuit illis causa ni 
corum conuocationis. et rogatis omnibus dicere sententiam suam. nemine 
assurgente, nobilis lucas de grimaldis rogatus dicere sententiam. is non pre- 
meditata se excusauit: tamen ea que occurrerunt sibi dixit suam sententiam 
esse quod gratia facienda naui partili caffè de tertia parte comerchiorum 
temporalis sit et non perpetua, que ex tempore cognoscetur an bene sea 
male cedat comperis. concludendo laudauit dari arbitrium officio illam faciendi 
prò ilio tempore de quo sibi videhitur. Antonius gentilis laudauit dari arbi- 
trium officio eam deliberandi et faciendi per ea tempora et prout ipsi officio 
videhitur. Bartholomeus de leuanto similiter. Johaunes de albario idem. Anto- 
nius luxardus similiter. Manuel de grimaldis idem. Siluester de brignali sic. 



( 57 ) DOCUMENTI 



Augustinus de furnarijs ut supra. deucntam est ad calculos et non mitten- 
iiluis in calicem calculum domini protectores de lui qui proposuerunt. 
videlicet dominas prior etiam de naui partiti sirie. receptis calculis obtuntum 
et decretum est quod ollicium presens et anni proximi venturi babeant baliam 
deliberandi illam diininutionem gratiara et immunitatem tertie partis comer- 
chiorum prò rebus et mercibus onerandis in dictis nauibus per illud tempus et 
sub illis modis formis et conditionibus de quibus prudentie amborum officio- 
rum videbilur. receptis ballis albis quinquaginta ailìrmatiuis et nigris repro- 
batiuis duabus. 



DOCUMENTO XIX. 

Gherardo Pinelli eletto console di Savastopoli per un anno, promette di bene 
esercitare l'officio, e presta sicurtà di fiorini 800, pari a lire 1000. 

1453 15 dicembre 

(Diuersor negot. off. s. Georg, ann. 1453 - 1437) 

(fol. 49) 

L'atto non è completo, ma ebbe esecuzione, come può vedersi sotto il 21 
gennaio 1453, nella poscritto, al documento LXX1X. 



ANNO MCCCCLIIII 



STORIA E DOCUMENTI 



ESPOSIZIONE STORICA 

DEGLI AVVENIMENTI 0) 



La buona novella del trasferimento di dominio delle colonie 
tauriche dalla Repubblica al banco di s. Giorgio giunse con 
sufficiente celerità a cognizione degli abitanti di Gaffa, recatavi 
da Gherardo Pinelli, latore di quel fausto annunzio a nome del 
Governo e degli otto Protettori. Descrivere il vivissimo trasporto 
di gioia con che fu accolto, 1* entusiasmo che di repente destassi 
nel cuore di quei popoli già sfiduciali e smarriti di coraggio, 
le acclamazioni, le benedizioni e i rendimenti di grazie, prima 
a Dio, poi al Magistrato che degnavasi di accoglierli sotto le sue 
ali proleggitrici, sebbene ridotti a tanto miserevole stato, non 

f'j Letta alla Sezione di Storia della Società Ligure di Storia Patria addì 
19 gennaio 18G7. 



anno 4 454 ( 62 ) 

credo sia facile cosa anche al più esperto narratore. Poche volte 
in verità mi accadde di leggere nelle storie testimonianze di 
affetto così generali, clamorose e sincere di una intera nazione 
verso del suo liberatore, che dalle fauci della morte o da irre- 
parabile rovina le abbia salvate e costituite in luogo di sicu- 
rezza e di pace. 

Un tale avvenimento, esclama nella sua prima lettera del 2 
maggio 1 454 il console di Caffa , Demetrio Vivaldi , parve a noi 
tutti promettitore di sì grandi vantaggi e di così prospero av- 
venire che, a dir tutto con una parola, in città esso fu stimato 
universalmente, anziché un consiglio umano, rivelazione divina: 
onde il popolo da queir istante sgombro dall' animo ogni pre- 
cedente timore, concepì fondata speranza che nulla più di si- 
nistro sotto la vostra dominazione, o magnifici signori, sareb- 
bcgli accaduto (V D' eguale tenore scriveva altresì ai medesimi 
Protettori addì 7 agosto il vescovo di Caffa, Giacomo Campora 
domenicano; e aggiungeva rallegrarsi eziandio assai di questo 
successo , perchè essendo a tutti noto lo spirilo di equità e di 
giustizia con che amministravano le altre loro terre e governavano 
i proprii sudditi, ne rimaneva luogo a sperare che anche a 
quelle lontane colonie darebbero opera a riformarle con adatti 
provvedimenti , efficaci e pronti rimedii , quali da troppo lunga 
stagione si aspettavano. La città di Gaffa difettare in impeciale 
modo di ufficiali probi, sperli di comando, energici e fermi nei 
loro doveri, e sopratulto di un console capace e degno di tale 
carica ( 2 J- Le parole alquanto acerbe del vescovo erangli suggerite 
dalle sciagure pocanzi avvenute nel mese di luglio e dal procedere, 
secondo lui , fiacco e vile dei magistrati della colonia. 

Narriamo il fatto sulla scorta delle corrispondenze del vescovo 
stesso e del console. Questi nella precitata lettera del 2 maggio 



I 1 ) Vedi il documento XXI. 
[*) Vedi ii documento XXII. 



( 63 ) STORIA 

avvertiva i Proiettori ossero corsa voce, ripetuta da molti, che 
l'imperatore dei turchi iva allestendo una poderosa flotta: igno- 
rare se il facesse all' oggetto d' assalire le terre genovesi situate 
lunghesso le coste dell' Eusino, ovvero per affrontare la squadra 
dei cristiani che venivagli minacciata dall'Occidente.' ad ogni 
modo egli avere dato gli ordini opportuni di munire a tutto po- 
tere tanto la città di Caffa, quanto gli altri luoghi e castelli della 
Tanride alla sua podestà soggetti. 

La mira di correre addosso a quei sventurati paesi non era 
che troppo vera. Maometto già fatto padrone di molte Provin- 
cie in Europa, vide di mal occhio sfilare sotto il suo palazzo, 
e pretendere di sforzare il contrastalo passo del Bosforo dalle 
flottiglie genovesi; sicché dopo avere con inganno e crudeltà 
tutta sua propria, stretto in catene i capitani delle due navi 
D'Oria e Lomellina, come diremo in appresso, determinò di 
farla finita con quell'ardimentoso avversario, mandando in soq- 
quadro la principale sua colonia di Caffa. Il perchè indettatosi 
con Agi-Kerai imperatore dei tartari nella Crimea, ordinò la 
spedizione. 

Lascio qui volontieri la parola al cancelliere consolare, il quale 
nella relazione ufficiale inviatane a Genova, sotto il giorno 11 
settembre, narra con minutezza tutto l'accaduto in quella ma- 
laugurata impresa. Scriveva un di presso nei seguenii termini. 

« Quando ci giunse in Caffa la triste notizia della caduta di 
Costantinopoli, fu primo nostro pensiero di stabilire più fermi 
accordi coi nostri vicini , l' imperatore dei tartari Agi-Kerai ed il 
signore della Gozia, acciò insieme raccolte le sparse forze, po- 
tessimo difendere più validamente i nostri possessi contro la te- 
muta invasione nemica. Ma quello che dal ridetto signore della 
Gozia sarebbe stato assai facile di conseguire , noi si potè in 
conto veruno dall' imperadore. Avea costui già dianzi all' arrivo 
dei nostri oratori stipulato secreto trattato di alleanza col turco, 
le cui condizioni erano queste. Agi-Kerai porrebbe l'assedio col suo 



anno 1454 ( 64 ) 

esercito a Caffa dalla parte di terra, nel mentre che la flotta 
ottomana 1' avrebbe bloccata e bombardata dal mare. Ottenutala, 
la città saria rimasta soggetta al dominio del tartaro, e gli 
uomini tutti colle lor donne ed averi cadrebbero in balìa del 
Sultano, condotti in perpetua schiavitù. Giurati questi patti tra 
i due re col mezzo d' ambasciadore speditovi da Maometto II , 
questi inviò poco stante una squadra di cinquantatre fra biremi 
e triremi, la quale di primo impeto cadde su Mocastro , cui 
trovato da noi ben munito e presto a ribattere colla forza V im- 
provviso assalto , die addietro, e piombata su Savastopoli, occu- 
polla senza molta difficoltà, non valendo quella picciola terra 
opporgli bastante resistenza. Essendo ivi in ferma due nostre 
navi, una di esse predava, e mandava l'altra in fiamme. Lo 
stesso fece dei mercanti genovesi stabiliti nel luogo , riduccndo 
in servitù quanti non poteronsi salvare colla fuga. 

Dopo ciò la flotta drizzò le vele alla nostra volta , giusta gli 
accordi presi coi tartari, coi quali il capitano turco ebbe un se- 
condo abboccamento nella località a noi vicina del Cavallaro; e 
spintasi innanzi verso il porto gittava le ancore il dì undici pas- 
sato luglio in distanza d' un tiro di bombarda dalla riva , non 
mostrando di volerci recare alcun danno o molestia, ma solo scen- 
devano a quando a quando per le provvigioni di che grandemente 
difettavano. Fu allora che comparve dall' opposto lato l' imperatore 
dei tartari col grosso del suo esercito di sei mila circa cavalli, e 
accampavasi sotto le nostre mura. Invano però: giacché, a quanto 
ne corse voce , tenuto maturo consiglio col capitano della flotta 
ed osservate le nostre difese, parvero dubitare del buon esito della 
loro impresa ; onde convennero di rimandarla al venturo anno , 
in cui con 1' apprestamento di cento e più navi si sforzerebbero 
di oppugnarla. Frattanto a non perdere intieramente il frutto 
della spedizione, l'imperatore Agi-Kerai richieseci parlamentarii 
coi quali entrare in negoziali di pace ; ma avendo noi ricusato 
di farlo, il condottiero della flotta, Temir Coia, si avvanzò, sotto 



( 65 ) STORIA 



la nostra salvaguardia , sino ai pressi dell' avamborgo, e con lui 
fermammo la tregua. Per essa fummo astretti di soscrivere e 
subire un annuo tributo di seicento sommi C) all' imperatore dei 
tartari e darne gli ostaggi, poiché si giudicò, in così duro fran- 
gente, migliore consiglio sborsare vistosa somma di danaro che 
mettere a repentaglio la vita di tanti cittadini. » 

Tale in compendio è la prolissa relazione fatta dal cancelliere 
sul doppio assalto dato alla colonia e le ragioni del loro operato, 
cui in altra lettera dello stesso dì confermano contenere la nuda 
verità il console e gli ufficiali di Caffa Ci- 

Ma non così la sentiva il vescovo già sopra menzionalo. Esso 
nella precitata sua epistola congratulatoria, dopo le attestazioni di 
universale esultanza pel trasferito dominio delle colonie ai Protet- 
tori, entra con risoluto piglio ad accusare i preposti al governo 
di Caffa d'inetti, avari e imbecilli, non meno in questa che in 
altre precedenti circostanze. Tocca del biennio del consolato di 
Borruele Grimaldi , al cui tempo venne in Gaffa ben due fiate 
la regina madre e una volta il figlio di Agi-Kerai, ad eslorquere 
regalie e doni in larga copia, non rimanendone tuttavia contenti, 
tanto erano ingordi! Parla di forti esazioni in danaro, richieste 
dall' imperatore e concesse vilmente dagli ufficiali, circonvenuti 
da consiglieri loro secreti nemici. Donde la persuasione in Agi- 
Kerai essere venuto il tempo d' insignorirsi, coli' aiuto del turco, 
di Caffa, caduta sì in basso per l'ignavia dei suoi rettori. I 
quali a volerne giudicare dalle loro azioni sembravano piuttosto 
servitori devoti dell' imperatore, anziché amministratori fedeli e 
zelanti del comune di Genova. 

Quanto al recente fatto, riprova altamente che il console e i 
massari abbiano inviato allo stesso principe un ambasciatore ad of- 
frirgli, per amicarselo, insieme all' alleanza, il tributo annuo, a 



( 1 j Seicento sommi equivalgono in intrinseco a lire attuali 19,140. 
•-) Vedi i documenti XXXIII, e XXXIV. 

i; 



ANNO 14SÌ ( OG ) 



nome di Caffa, di seicento sommi, oltre le consuete regalie già 
di soverchio onerose, quando Agi Kerai medesimo neppur sognava 
di domandarlo. La quale spontanea offerta perchè sfavorevole, 
aveano taciuta nella loro relazione gli ufficiali, ponendola invece 
come effetto indeclinabile della subila convenzione coi condottieri 
nemici. Termina la sua requisitoria col chiedere a grande istanza ai 
Protettori l' invio di governanti di polso, alti a sradicare le male 
erbe profondamente barbicate, dando esempi di severa e incorrotta 
giustizia, e così mettere in assetto la colonia avanti la prossima 
primavera, in cui era luogo a temere un più formidabile assalto. 
La contrarietà di queste due lettere del vescovo e del console 
ci fa manifesto lo slato infelice in che versava a quei dì la 
colonia di Caffa. Bersagliala al di fuori da due potenti avversarli 
minacciami desolazione e rovina, essa non godeva neanco all'in- 
terno la tanto necessaria pace ed unione fra i cittadini, né questi 
fiducia aveano nella probità e perizia dei loro reggitori. Trista 
condizione invero d'una città, ma insieme giusto castigo della 
tirannica avarizia e ingorda sete d'oro che vi dominava general- 
mente così nel popolo come nei grandi. E come avviene sovente 
nei lultuosi casi di mutue recriminazioni e accuse, la presente 
lettera del prelato non servì che ad accendere più furiose le ire 
degli imputati governanti, tenutisi offesi dalle libere parole del 
vescovo. Donde originarono le violente risposte che di ripicco 
mandarono contro di lui ai protettori di s. Giorgio gli ufficiali e 
i maggiorenti di Caffa, fino a richiederne sdegnosamente la ri- 
messione dalla sede o il richiamo in patria, come diremo più 
innanzi nel tessere la storia del susseguente anno 1455. 



II. 



Quello che con tanto ardore chiedeva il vescovo, l'invio cioè 
a Caffa di uomini saggi e sperti di governo a pigliarvi tosto le 
redini della cosa pubblica , avealo molti mesi innanzi ideato e 



( 67 ) STORIA 

fallo l'officio di s. Giorgio colla elezione dei due commissari! 
Simone Grillo e Marco Gassina ; e se non fosse occorsa per 
viaggio molesta sventura, al tempo in cui scrivea la sua lettera 
il prelato, già sarebbero pervenuti al loro destino. Levarono essi 
le ancore dal porto di Genova poco dopo 1' 8 marzo di questo 
anno , nel quale giorno uno dei padroni delle navi , Girolamo 
D'Oria, lo troviamo prestare cauzione ai Protettori di diecimila 
fiorini, in assicurazione ai medesimi di condurre il suo legno, 
coli' impostovi carico , sino a Caffa C 1 ). Lo stesso avea dovuto fare 
precedentemente il Lomellini padrone della seconda, e amendue 
sottostare ai comandi di quello dei commissarii che tenevano a 
bordo. Navigando, com'era loro prescritto, di conserva, giunsero 
senza gravi incidenti nel mar di Marmara sino alle falde di 
Pera, situata all' ingresso del Bosforo, dove a vece di continuare 
il loro cammino studiando il passo, 'e colla velocità del corso 
eludere l'astuzia e cansare le bombarde del turco, i capitani la- 
sciaronsi cogliere alle panie dell'imperatore, il quale avendoli 
sotto specie d'onore invitati a scendere a terra, li ebbe imman- 
tinente incatenati e tradotti in carcere. Da altre relazioni si pare 
che eziandio la rivolta o per lo meno la dissenzione si fosse in- 
filtrata fra i condottieri e le ciurme , per cui ommesso di for- 
zare lo stretto col prospero vento, più tardi ne mancasse loro 
il destro ( 2 ). Fatto è, che vistisi frodati da Maometto colla cat- 
tura dei padroni delle navi, Girolamo D'Oria e Gianotto Lomellini, 
i due commissarii , a ritroso dei quali eransi ostinati di scen- 
dere, volte le prue, se ne fuggirono indietro nell'isola di Scio, 
tuttora soggetta alla dominazione genovese; rendendo con tale 
vergognosa ritirata affatto inutile il pronto e costoso armamento, 
apparecchiato dal magistrato di s. Giorgio in favore di Gaffa Ci. 

(') Vedi il documento XX. 

( 2 ) Vedi il documento XXII. 

( 3 ) Vedi il documento XXIX. 



anno 1 454 ( 68 ) 



La fama dello sgradevole successo pervenuta a questa colonia 
giltolla in profonda costernazione, come quella che nel detto op- 
portunissimo soccorso aveva collocato tutte le sue speranze; il 
quale infatti se fosse giunto al tempo debito , avrebbele cansato 
l'infame e grosso tributo dei seicento sommi riferito di sopra, e 
fors'anco datole gloriosa vittoria sulla flotta nemica. 

Né meno amaro fu il disgusto sentitone dai Protettori , che 
per l' imprudente condotta dei capitani videro andate a male 
le ingenti provvisioni di uomini, di vettovaglie e d' armi, da loro 
con infinito dispendio su quelle navi caricate. Adunque raccoltisi 
a consiglio addì 19 e 20 agosto, « riconoscendo, dicono, essere 
di somma necessità e del più vitale interesse lo spedire ordini 
pressanti ai commissarii ritornati a. Scio, di partire tosto di là 
alla volta di Caffa; ad Oliviero Grimaldi, il quale erasi offerto 
di recare speditamente in quell'isola le loro commissioni, pro- 
mettono in premio la podesteria di Bonifacio in Corsica, come 
prima sarà dovuta per turno a un nobile di colore nero Ci. 

Oliviero parti senza indugio latore di tre lettere; una ai due 
commissarii, l'altra al podestà e maonesi di Scio, la terza di- 
retta ai nobili cittadini Edoardo Giustiniani, Lazzaro D'Oria e 
Giacomo Spinola ivi residenti, in cui i Prolettori li pregano a 
grande istanza che per carità di patria vogliano soccorrere di 
danaro i due officiali predetti in quella quantità che loro ver- 
rebbe richiesta, mandando a Genova le fatte cambiali che pro- 
mettono di incontanente saldare (*). E ai maestrati di Scio racco- 
mandano di coadiuvare e prestarsi in ogni maniera di soccorsi 
e consigli per la sollecita partenza delle navi là stanziate, anche 
pell'utile che loro ne derivava; e finiscono col dire: « ma a tacere 
che la sorte di quelle colonie va congiunta al presente armamento, 

(') Vedi il documento XXIII. — Questo Oliviero Grimaldi dovea capitanare 
la nave D'Oria, secondo il documento XX, cui poi volle padroneggiare da sé 
il Girolamo D'Oria stesso, pel suo peggio. 

{-) Vedi il documento XXVII. 



( 69 ) STOMA 

chi è quel genovese- il quale si onori di lai nome, che per la 
saltile di così importante terra non incontrerebbe ogni più «Una 
fatica e spesa, esponendo infine volontieri anche la vita stessa 
per salvarla? ('). » 

Ai commissarii poi, Simone Grillo e Marco Cassina, scrivevano 
una efficace e patetica istruzione, in cui accennato il profondo 
dolore e somma meraviglia che ebbero a sentire essi e la città 
tutta, all'annunzio della cattura dei capitani e della fuga delle 
navi in Scio , comandano loro che se tuttavia dimoravano colà, 
rotti gli indugii, muovessero alla volta di Caffa sprezzando i te- 
muti pericoli; e se per cagioni ad essi scriventi ignote, noi po- 
tessero fare con ambedue le navi, sur una di quelle caricassero 
la migliore parte delle munizioni guerresche con centocinquanta 
soldati almeno, o anche al postutto noleggiassero in Scio stessa 
un altro legno, non tenuto conto delle spese, purché pigliato il 
largo si avvanzassero al contrastato passo. » Intendete, speriamo, 
dicono in ultimo, 1' animo nostro, e che dal vostro arrivo pende 
la salvezza di quelle colonne, nò vi sfugga che gli occhi di noi 
e di tutti i concittadini stanno fissi sopra di voi. Operate adunque 
come la virtù e l'amore vostro alla patria vi ispirano, sicché, 
a fatti compiuti, abbiamo a lodarci della magnanimità, perizia 
e coraggio da voi spiegati nel diffìcile incarico (*). » 

E perchè edotti dall' esperienza temevano che per fortuna di 
mare od altro casuale impedimento, le lettere date al Grimaldi 
non arrivassero così presto al destino com' essi bramavano, ne 
spedirono copia a Batista De-Franchi Bolgaro, genovese, dimo- 
rante in Venezia , con preghiera di trovare un procaccio fidato 
che le recasse colla massima celerità peli' Adriatico in Scio ( 3 ;. 

A Caffa poi, ove era ben fondatamente a temere che la triste 
notizia non prostrasse di soverchio gli animi, provvedevano i 

(') Vedi il documento XXX. 
(*) Vedi il documento XXIX. 
( 5 ) Vedi il documento XXVIII. 



anno 1454 ( 70 ) 

solerti Protettori coli' inviare colà Tommaso Colombano per via 
di terra, dopo averlo creato, in benemerenza della sua prontezza 
e devozione, console di Copa, pel venturo anno 1456 ('). L'ac- 
compagnavano con affettuosa lettera al console, e agli abitanti 
tutti di Gaffa , in data 20 agosto , nella quale con fino accorgi- 
mento celando le gravi loro ansietà siili' incerto avvenire, e simu- 
lando piena sicurezza del felice transito dei legni nel mar Nero 
a dispetto delle artiglierie nemiche, e la sicura esecuzione degli 
ordini dati ai comraissarii di condursi a oltranza in quella me- 
tropoli, scrivono del seguente tenore. 

« Benché ci sia riuscito ingrato e molesto assai il sapere che le 
navi D'Oria e Lomellina da noi speditevi onuste di armi, sol- 
dati e provvisioni in gran copia, tornarono addietro in Scio per 
le cause da voi conosciute, pure ci confortammo non poco, in- 
teso come esse non aspettano che il buon vento per proseguire il 
loro viaggio; a sollecitare il quale, abbiamo mandato da più 
strade nostri messaggi, con istruzione ai commissarii di assoldare 
all'uopo nuovi armati e altri legni, acciò non vi tardi o manchi 
il rinforzo che allestimmo a favore vostro. Da questo rileverete 
che voi e la città vostra ci siete carissimi, e vi amiamo più che 
la pupilla degli occhi nostri, e col fatto mostriamo di non tra- 
scurare niuna di quelle cose siano atte a porgere sollievo alla 
condizione vostra non soìo, ma eziandio a farvi prosperare e 
crescere in meglio. Sgombrate pertanto ogni eccessivo timore, 
persuadendovi che se bisognasse spendere sin anco tutte le facoltà 
e robe dei genovesi per la difesa e conservazione vostra, non 
ci increscerebbe il farlo. Sperate che tra breve, la mercè di Dio 
e l'intercessione del glorioso protettore nostro s. Giorgio, i vo- 
stri traffici si ravvieranno come per l' innanzi, e sentirete i van- 
taggi del nuovo stato sotto il benigno nostro governo (Y » 



(') Vedi i documenti XXIV, e XXV. 
('-) Vedi il documento XXXI. 



( 71 ) SIGMA 

Ma per quanto si studiassero i Protettori di calmare le nere 
previsioni dei Gallesi , annunziando e promettendo prosperi eventi 
vicini, nulladimcno il sovrastante pericolo dell'invasione del turco, 
quale affannoso incubo, premeva loro angosciosamente il cuore. 
Arrogi che di fresco erano venuti in tema (pur troppo avvera- 
tasi poi) di sottostare il vegnente anno a cruda e dolorosa fame, 
pel mancato ricolto del grano in Crimea, Di ciò muovono la- 
menti il console e i massari di Caffa, e invocano dai Protettori 
solleciti e abbondanti soccorsi, con altra lettera dei 21 ottobre, 
in cui espongono così la loro situazione economica e politica. 

« Vi spedimmo testé un nostro messo assieme con Gregorio 
Sorba mandatovi dai borghesi di questa città , per notificare alle 
vostre magnificenze il misero stato in cui versiamo, e il fermo 
proposito degli imperatori tartaro e turco di assalirci nuovamente 
dalla parte di terra e quella di mare nella prossima primavera. 
E | erchè l' unica nostra speranza di salvezza sta riposta nelle 
vostre mani , ci pare conveniente di ripetere ancora il presente 
corriere, Antonio Roggero, colle stesse lettere, acciò nel caso non 
vi fossero giunte le prime, ne sapeste il contenuto per mezzo 
delle seconde, e vi muoveste al sospirato aiuto, con cui sollevare 
alquanto gli animi nostri dalla paura di un totale esterminio che 
ogni giorno ci si fa più minaccevole e certo. La nave di Acellino 
Lercari salpò di qui il 28 settembre scorso col proposito di for- 
zare a tutto rischio il passo del Bosforo ; e sebbene privi fin 
adesso di sue novelle, slimiamo le sia riuscita la prova, a mo- 
tivo dei venti che forti e propizii la favorirono nel corso. Delle 
navi D'Oria e Lomellina quasi niuna fiducia più ci rimane di 
avvantaggiarcene, mentre invece il loro opportuno arrivo ci 
avrebbe recato tanto di consolazione e di vantaggio. Che se la 
trista nostra sorte fosse giunta a tale da disperare ogni soccorso 
per mare, ciò che equivarrebbe un dipresso alla perdita delle 
colonie, sembra a noi dovreste tentare la via di terra, scrivendo 
ai re di Ungheria e di Polonia e al principe Bianco, e col loro 



anno 1454 ( 72 ) 



mezzo farci tenere soldati capaci a difendere la nostra città. 
Tanto più die sulla predetta nave Lercara s' imbarcarono nume- 
rosi cittadini e mercanti Caffesi , non che dei nostri, i quali 
nell'ora della pugna ci sarebbero stati di grande aiuto, perchè 
valenti nel maneggio delle armi. 

« Inoltre, per giunta di male, ci preme assai il timore della 
carestia peli' anno venturo, essendo tutta all' intorno molto scarso 
il raccolto del frumento, e in ispecie a Mocastro e a Licostomo, 
da dove soleva Caffa ritrarne più abbondevole copia; onde fa 
d'uopo che nella prima spedizione ce ne forniate un buon ca- 
rico a scanso di danni maggiori. Finalmente a rendervi appien 
persuasi dell' imminenza del nostro pericolo di cadere preda dei 
turchi, vi notifichiamo essersi qui in pubblico consiglio deliberato 
d'inviare al loro imperatore in Costantinopoli un' ambasceria con 
regali e doni allo scopo di abbonirlo, e a tal quale conforto di 
questo nostro popolo invaso da tanto spavento, che molti e molti 
sen fuggono secretamente coi loro averi dalla città. Pur troppo 
non ci è dato sperare nulla di buono da questa ambasciata, essendo 
ornai manifesto che quel sovrano orgoglioso e crudele non desi- 
sterà dal concepito disegno su Caffa , meno che ne venga impe- 
dito e distolto da prepotente ostacolo ('), » 

I quattro ufficiali borghesi , una specie di municipio di essa 
città, scrivevano il giorno dopo in conformità del console e dei mas- 
sari, riguardo alla temuta invasione turchesca e al disperalo ar- 
rivo dei commissarii rattenuti in Scio, ma si dilungano da loro 
quanto all'ordinamento interno. E prima narrano d'una forte 
sommossa popolare eccitata dai fratelli Giudici, Clemente Val- 
dettaro e Giuliano Leone contro di Acellino Lercari, nella quale 
cinquanta e più faziosi, armati, eransi dati a percorrere la città 
alle grida sediziose di — viva il popolo — morte ai nobili. Di 
poi informano i Protettori della nomina di Antonio Dei-Pino o 



C) Vedi il documento XXXVI. 



( 73 ) STORIA 

Batista Allegro, incaricati della allefata ambasceria, coli' offerta 
di trecento sommi al gran signore. E ciò che più monta, li stimo- 
lano anch'essi con vive preghiere, di mandare al governo della 
colonia un giusto, provvido e severo amministratore, tacciando 
cosi implicitamente d'inetto e men capace l'attuale console, De- 
metrio Vivaldi ('). 

Mentre tali cose succedevano in Caffa e lo spirito dei coloni 
venia man mano infievolendo, in Genova nulla omettevasi dai 
Protettori per rialzarlo, mercè tutti gli utili apprestamenti che 
erano in loro facoltà. Da una corrispondenza coi genovesi di 
Scio, dei 23 ottobre, rilevo che già prima d'allora il magistrato 
di s. Giorgio avea spedito al Sultano una legazione composta 
dei nobili Luciano Spinola e Baldassare Maruffo, la quale andò 
a vuoto, stando sempre Maometto in siili' irato colla Repubblica. 
Intendendo però quanto importasse alla salute delle colonie Eusine 
il guadagnare tempo con quel tiranno, i Prolettori vollero riten- 
tare la prova, e diedero in conseguenza le sottoscritte islruzioni 
a Quirico e Iacopo Giustiniani, Raffaele Cattaneo, e Pietro Lo- 
mcllini, cittadini genovesi dimoranti in Scio: ove si diceva che 
per le ultime lettere giunte di colà aveano inteso con dolore come 
gli oratori da essi inviati alla maestà del Sultano dovettero tor- 
narsi senza nulla conchiudere di decisivo, e anzi uno di loro, 
Baldassare Maruffo, era mancato di vita. Stante però il sommo 
bisogno in cui versavano di ottenere dall'imperatore o pace o 
tregua , commettevano loro che se all' arrivo delle presenti il no- 
bile Luciano Spinola dimorava tuttavia in quei luoghi, lo man- 
dassero di nuovo alla corte a replicarvi l'istanza, colla minore 
comitiva e spesa possibile; e non essendo questi in grado di 
andarvi, ne incaricassero altra persona egualmente capace e fe- 
dele, la quale fermasse i patti e le condizioni del tributo dianzi 
discusso, e ove insuperabile necessità lo stringesse, ne allargasse 

( ] ) Vedi il documento XXXVII. 



anno 1 454 ( 74 ) 



anche i termini , purché la desiderata pace ne conseguisse. E 
se trovava che i legati di Caffa, alcun tempo avanti spedili allo 
stesso re pel medesimo fine, aveano stipulato con lui discreti ac- 
cordi , li ratificasse eziandio a nome della Repubblica. Da ultimo 
rimettevano lutto quel delicato quanto diffìcile negozio alla pru- 
denza e accortezza dei quattro concittadini, i quali perchè lestimo- 
nii delle cose che ogni dì succedevano sotto i loro occhi, meglio 
saprebbono cogliere il destro di giungere al tanto bramato 
componimento f1 ). 

Nello stesso tempo mandarono allo Spinola le credenziali che 
lo accreditavano oratore di s. Giorgio presso la Sublime Porta, e 
un' altra lettera al medesimo col grazioso comando di sobbarcarsi 
di buona voglia peli' utile pubblico all'iterato incarico, egli ul- 
timi ordini ai loro commissarii di fare vela, a qualunque costo, 
alla volta di Caffa. « Ve cometiamo, dicono, et stringiamo che om- 
nino passati.., per ciò che in lo passare vostro intendiamo se con- 
tiene la salute et conseruatione di quella amplissima citate di 
Capha et de tante altre terre. Considerati adoncha quanto tuta 
questa citate riguarda in voi soli, quanto fructo debe prouedere 
il vostro passare, quanto carrico haueresi se per non passare , 
qualche male intrauenisse ( 2 ). » 

Al console poi, ufficiali e abitanti tutti di Caifa, accasciati sotto 
il peso di tanti mali, dirigevano lo stesso giorno, 23 ottobre, 
i Protettori una calda esortazione in forma di epistola, in cui 
lamentata la inconcepibile stoltezza, o com' essi l' appellarono, be- 
stialità dei due capitani D' Oria e Lomellini, dalla quale n' erano 
seguiti tanti danni al banco di s. Giorgio e a quelle colonie , 
assicurano avere provveduto energicamente a che il sospirato 
arrivo delle navi non si protraesse di vantaggio , e con nuova 
ambasceria al Sultano si firmasse ad ogni modo la pace. Avvi- 



(') Vedi ;l documento XXXVIII. 
( 2 j Vedi i documenti XXX IX, e XL 



( 75 ) STORIA 

sano elio, tenuto conto dei loro giusti reclami, aveano di fresco 
Dominati ad officiali di dette colonie uomini prestanti e di gran 
merito, giudicati da tulli capaci a riformare la pubblica ammini- 
strazione, così in Gaffa come nelle minori terre del mar Nero, i quali 
col primo naviglio si porrebbono in viaggio a quella volta <V 
La presente lettera che fa fede del grand' amore che la madre 
patria nutriva verso quei lontani paesi, chiude per quest'anno 
la icrie della corrispondenza politica corsa fra i Protettori e i 
governanti della Crimea, e ne apre da se slessa l'adito di venire 
a parlare delle cose amministrative , di cui prima e principale 
era la elezione dei consoli e degli altri maestrali preposti al 
reggimento dei luoghi medesimi. 



111. 



La solennità delle forme osservale nel processo di questo alto 
mi consiglia di tenerne questa volta circostanziato discorso, ba- 
standomi poi nel seguito della presente storia di citare solo più 
il tempo della votazione o i nomi dei nuovi eietti. Fissato il giorno 
in cui doveasi procedere alla nomina, si adunavano i membri 
dei tre officii di s. Giorgio, cioè dell' anno corrente, del precedente 
e dell'antecedente, nell'intiero numero di ventiquattro (essendo otto 
i Protettori di ciascun anno), ovvero la gran maggioranza almeno 
di essi, e gli assenti, per qualsivoglia molivo, venivano surrogati 
da altri a ciò designati dai riuniti colleghi. Così composti gli 
officii , e letta al cospetto dell' assemblea la regola a tenersi nella 
elezione degli ufficiali , si deponevano i ventiquattro loro nomi 
scritti su altrettante e distinte cedole in quattro bussoli, dai quali 
il priore dell' anno in corso, seduto nella scranna presidenziale , 
n' estraeva a sorte il numero di otto. Gli estratti, con secondo 
scrutinio eleggevano sessanta cittadini conpartecipi alle compeie, 

(') Vedi il documento XLI. 



anno 1454 ( 76 ) 

e immergendone i nomi in quattro maggiori bussoli, ne tiravano 
quindi a sorte di nuovo ventiquattro fra quelli , non che dodici 
in qualità di supplenti. Questi ventiquattro, previo giuramento 
della osservanza della medesima regola , avuto tra loro maturo 
consiglio e falla diligente ricerca dei cittadini nobili e popolani 
che paressero meglio capaci delle cariche cui venivano assunti o 
per propria dimanda , o anche più spesso a totale insaputa dei 
medesimi, con terza votazione a palle bianche e nere eleggevano 
a pluralità di voti i consoli e gli altri ufficiali tutti, maggiori 
e minori destinali alle colonie. 

Cotale metodo, sebbene alquanto complicato e prolisso, godeva 
non pertanto di molli vantaggi; fra gli altri questo, che mentre 
escludeva da un lato il pericolo di maneggi e raggiri per otte- 
nere le dignità consolari e i lucrosi impieghi di massaro, capi- 
tano e ministrale , chiamava dall' altro tutti e singoli i socii ed 
azionisti delle compere ad esercitare in qualche modo e per breve 
tempo il loro diritto di consovranità, il quale nel corso dell' anno 
concentrato rimaneva negli otto Protettori. Inoltre imitando esso 
la forma del governo popolare allora in vigore nella Repubblica, 
di cui il banco di s. Giorgio era il baluardo di sicurezza sotto 
il riguardo della finanza, anche per questo godeva il pubblico 
suffragio e 1' universale confidenza. 

11 lettore vorrà sapere se i precitati scrutimi aveano luogo lutti 
tre lo stesso giorno. L' esposizione e disamina dei varii pareri sulle 
persone da eleggere a tanti ufficii, la lunghezza di tempo che 
richiedesi per la ballottazione tra sessanta individui, la gravità 
e ponderazione che accompagnavano mai sempre ogni delibera- 
zione di rilievo di quell'integerrimo magistrato, sariano, anche a 
mio avviso, non ispregevoli argomenti a credere che si operassero 
in differenti e tra loro abbastanza lontane raunanze, ove non si 
avesse in contrario la prova del fatto, nel corso della nostra storia 
costantemente osservato, che lo stesso dì e in una sola seduta pro- 
cedevasi a tutte le surriferite votazioni. Gli eletti poi erano con 



( 77 ) STORIA 

pubblico messaggio avvertiti di costituirsi in giorno determinalo 
nauti i Protettori per accettare la carica loro affidata, od esporre 
le ragioni del rifiuto non sempre tenute per buone; e a ciò si 
addiveniva talora colla massima celerità e la più parte delle volle 
con lasso di tempo, a misura che la spedizione dii nuovi ufficiali 
urgeva al benessere delle colonie, o la flottiglia che dovea condurli 
stava alla vela. 

Infatti 1' atto da cui io tolsi la notizia di questo processo di 
regola elettorale reca la data 22 agosto, e quello che dovrebbe 
tenergli dietro a breve intervallo di giorni, segna il dì 15 novembre, 
cioè poco meno di tre mesi. 

Mi spiego. Gli ultimi ventiquattro cittadini incaricati dall' as- 
semblea di s. Giorgio a nominare per l'anno prossimo 1455 
i nuovi consoli ed ufficiali delle colonie del mar Nero, elessero a 
console di Caffa Iacopo Bracelli, notaio e gran cancelliere della 
Repubblica, di Soldaia Iacopo Vivaldi, di Cembalo Lazzaro Varese, 
di Samastro Cosma Dentuto , di Tana Domenico Pellerano , di 
Savastopoli Filippo Clavarezza , di Trebisonda Galeotto Spi-nola , 
per tacere degli impieghi minori; in totale venticinque elezioni ('). 
Il Banco poi solo al giorno 15 di novembre predetto emanò l'or- 
dine ai medesimi di presentarsi il di 18 successivo dinanzi ai 
Protettori per fare atto di accettazione e prestare giuramento di 
fedeltà C). 

Non ne fu nulla. I cittadini eletti vennero bensì alla curia di 
s. Giorgio nel giorno designato, per non incorrere nella multa di 
duecento genovini d' oro, ma tranne alcuni pochi assunti ad officii 
di grado inferiore, nissuno accettò, massime fra i consoli, 1' onori- 
fico impiego offertogli, e meno che tutti il console di Caffa, Ia- 
copo Bracelli. Segno più manifesto di questo per dinotare a quanta 
bassezza fossero siunte le cose delle colonie tauriche non credo 



H Vedi il documento XXXII. 
( 5 ; Vedi il documento XLII. 



anno 1454 ( 78 ) 

si possa dare. Miseranda condizione invero ! Quegli officii che 
pocanzi erano bramosamente agognati da chiunque sentiasi o si 
presumeva atto a reggerli, e a cui ottenere per vie traverse o 
diritte poneasi ogni studio dai nobili e dai popolani, oggi, colpa 
la malversazione passata, la difficoltà del rimediarla, la temuta 
oculatezza dei nuovi signori, il panico dell' invasione turchesca, 
l' incerta e fosca prospettiva delle colonie, giacevano in dispetto 
e avvilimento presso I' universale ! Né devesi farne le maraviglie. 
Quando la patria è discorde e versa nel!' agonia della sua li- 
bertà, forza è che ogni cittadino si sgomenti, illanguidisca e si 
ritragga tra sdegnato e peritoso di cadere sotto il peso della co- 
mune infamia ! In così deplorevole stato trovavasi allora il go- 
verno di Caffa e delle altre terre nel mar Nero. 

Ma gli è appunto nei duri frangenti che l'uomo od un corpo 
morale o finanziario minacciato dall' avversa fortuna, dà a dive- 
dere la intima e latente forza che lo invade, e affronta il peri- 
colo con magnanime e opportune risoluzioni, coronate spesso 
da felice evento : e tale era e si dimostrò il nostro banco di s. 
Giorgio. 

Raccoltosi dunque a consiglio buon numero di partecipi alle 
compere venne data piena ed assoluta balia ai Protettori del- 
l' anno corrente, e ai già nominati per il prossimo 1455, di prov- 
vedere con una seconda votazione ai posti vacan'i , giacché gli 
ultimi eletti aveano ricusato di accettare. E i Protettori avu'onc 
lingua con cittadini egregi!, amici sinceri della pitria e di quei 
lontani possedimenti, presero la importante deliberazione di eleg- 
gere non che uno, tre consoli da succedersi l'un 1' altro per turno, 
cioè di console per un anno e di massaro e provvisore per due. 
Riuscivano infatti nominati lo stesso giorno, 22 novembre,- Tom- 
maso di Domocolta, Antonio Lercari e Damiano di Leone. Il primo 
perchè artefice, andrebbe subito al comando, giunto che fosse in 
Caffa, così richiedendo l'ordine stabilito di fare succedere un 
popolano al nobile, che tale era Demetrio Vivaldi allora in ca- 



( 79 ) STOMA 

rica. Udo di essi (o fu Damiano Leone) vi si recherebbe tosto 
per via di terra, e i due restanti per mare. Agli officii minori 
si designarono altri cittadini tolti da Genova o dalla stessa Gaffa 
in successive tornate dei 2H e 30 novembre, e dei 5 e fi dicem- 
bre 1454 O. 

Superala così bene la prima difficoltà colla nomina del per- 
sonale amministrativo, restava di procacciare i mezzi di trasporto 
degli ufficiali eletti e delle munizioni da guerra e di vettovaglie , 
massime di frumento, affine d' antivenire i disastri che sogliono 
accompagnare la carestia, specialmente in una città soggetta ad 
invasione nemica. E a questo pensarono altresì senza por tempo 
in mezzo i degni Protettori. Sotto i giorni 29 e 30 novembre 
esistono due instrumenti, co' quali Iacopo di Leone e Martino di 
Voltaggio si convengono coi medesimi pel nolo delle rispettive 
loro navi alla volta di Caffa. Gli articoli più. interessanti erano: 
1." Che i padroni dovessero pel dì 4 del prossimo gennaio 1455 
tenere apparecchiata di tutto punto e debitamente provvista di 
viveri, almeno per tre mesi, la propria nave, con novantacinque 
marinai armati, pronti a partire ad ogni cenno. 2.° Che il do- 
minio di queste spettasse intieramente a quello dei consoli che 
sarebbevi salito a bordo, e il padrone n'eseguisse i comandi. 3.° Che 
non potesse per qualsiasi motivo deviare dalla rotta di Caffa, 
meno che il consoie stimasse far vela all'isola di Scio a cari- 
carvi le provvisioni colà giacenti delle navi D' Oria e Lomellina. 
4." Che non ostante il certo pericolo delle bombarde, le insidie 
e le minaccie del turco, sforzassero lo stretto del Bosforo Tracio 
e penetrassero nel mar maggiore. 5.° Che di ogni controversia che 
per occasione di quel viaggio potesse insorgere (e sorse infatti), 
se ne rimetteva il giudizio al tribunale stesso di s. Giorgio , il 
quale la definirebbe con equa imparzialità. Ciò ed altro che taccio 
per brevità si obbligarono, con giuramento sulle sante scritture, 

(') Vedi i documenti XLI1I. XLV. L. LVI1F, e I.X. 



anno 1454 ( 80 ) 

di osservare i due padroni sotto la pena di quattromila ducento 
cinquanta lire, che era appunto la somma accordala ai medesimi 
pel noleggio delle loro barche, compresi gli stipendii alle ciurme (*). 

Vedremo nel seguito della storia se e quanto tenessero la parola, 
resa anche più sacra dal vincolo della religione. Ora basti il 
dire, che i consoli ebbero a sostenere fiere lotte durante quel 
lungo tragitto, ora coi condottieri ora coli* equipaggio, e si chia- 
marono sommamente felici se dopo una faticosa traversata giunsero 
ad afferrare il porto di Caffa apportatori dei sospirati soccorsi. 

Ho riferito dianzi come tra gli inconvenienti lamentati dagli 
ufficiali di questa città uno era la fuga degli abitanti, la quale 
operavasi su larga scala e di soppiatto, colpiti da indiscreto ti- 
more di perdere le loro sostanze e di rimanere oppressi dal giogo 
ottomano. Ma altre cause ancora aveano precedentemente con- 
corso alla diserzione. Imperocché sembra che molti mettessero a 
frutto la vicinanza dei popoli barbari, per commettere frodi e 
ingiustizie nel commercio , e quindi riparare incolumi nel terri- 
torio limitrofo. Non pochi appaltatori di gabelle eziandio , o im- 
piegati nei diversi rami amministrativi della colonia, o altrimente 
debitori al Governo, saputo che il magistrato di s. Giorgio avrebbe, 
a cose composte, ordinato la revisione dei conti della masseria, 
sollecitavano anch' essi la loro partenza e ivano stabilendosi nei 
villaggi circostanti dei tartari. Da qui l' assottigliarsi continuo 
della popolazione di Caffa e in ispecie di mercanti: il che met- 
teva in grande ansietà i suoi governatori, ben persuasi che solo 
peli' industria e col traffico trarre poteva la vita e il lustro quella 
metropoli. Cerziorati del fatto, i Protettori emanavano addì 5 di- 
cembre un decreto, in forza del quale veniva concessa ampia 
amnistia ossia salvorondotto , a tutti i profughi da Caffa , con 
facoltà di trasferirvi sicuramente le loro persone, famiglie, merci, 
danari, e stabilire in essa come prima ferma dimora, negoziare, 

(') Vedi i documenti XLVI, e XLVII. 



i 81 ) miih; a 

contrattare e simili : abrogato ogni qualsiasi impedimento reale 
o personale, rimessi i debili pubblici e privali che non eccedes- 
sero i duecento sommi d" argento; esclusi soltanto i noti ladroni e 
traditori della patria, già per P addietro condannati e banditi ( V 

L' utile ripiego , non che molte savie ordinazioni emanale 
in quel torno dal Banco suddetto circa 1' amministrazione in- 
terna, e l' autorità ancora oscillante e spesso abusala di alcuni 
ufficiali, e più di tutto 1' arrivo si a lungo e con febbrile impa- 
zienza desiderato delle navi D' Oria e Lomellina aventi a bordo 
i due commissarii, e delle seconde Voltaggia e Leona con i tre 
consoli, e, ciò che era meglio assai, grande quantità di frumento 
a sfamare quella disgraziata città, sollevarono di molto lo spirilo 
pubblico dei Caffesi, i quali alla vista di tanta profusione di aiuti 
loro venuti dalla madre patria si convinsero alla perfine che il 
magistrato di s. Giorgio, non che buone promesse e ottimi consigli, 
inviava loro daddovero copiosi aiuti di soldatesca, di munizioni 
guerresche e di vetlovaglie. Ond' è che i rimasti in città vicmag- 
giormente vi si assodarono, i fuggiaschi fecervi tantosto ritorno, 
e tutti, genovesi e caffesi, ebrei, greci, valacchi, cosacchi ed ar- 
meni là residenti , ebbero a lodare la saggia non meno che 
liberale condotta dei nuovi signori, i quali fino dagli esordii del 
loro dominio davano cosi larghe prove di generosità e d' intenso 
amore a quelle desolate contrade. 

Dove non posso ommettere di toccare almen di volo le alle- 
iate disposizioni dai Protettori emesse ai 17 dicembre di questo 
anno pel buon governo della citlà di Gaffa specialmente, e sono 
come un saggio dei tanti altri provvidi ordini e decreti che a 
seconda degli eventi e delle circostanze mandarono poscia ad esse 
colonie. Comandavano 1.° che nissun ufficiale di Gaffa e delle 
altre terre del Ponto, si ritenesse scaduto dall' impiego che occu- 
pava se non all' arrivo sul luogo del suo successore, quantunque 

Cj Vedi il documento LI. 



anno 1454 ( 82 ) 

ne fosse trascorso il tempo assegnatogli nella sua patente; meno 
che con male azioni e indegne del suo grado, a giudizio dei sin- 
dicatori, se ne rendesse incapace. Ciò per frenare V arbitrio dei 
dignitari! maggiori i quali spesso, forse, abusando del potere, op- 
primevano i subalterni, togliendoli di seggio per collocarvi altri 
loro bene visi. 2.° Che il console e i massari di Gaffa dovessero 
ogni anno, al termine del loro officio, saldare debitamente i conti 
della cessata amministrazione, e rimettere ai loro sindicatori e poi 
al banco di s. Giorgio copia esatta dei cartolarli della masseria, 
sotto pena dai venticinque ai cento sommi di multa, esigibile dai 
suddetti e anche dai sindicatori in caso di contravvenzione al 
presente statuto. Il quale aveva per iscopo il chiaro processo 
della contabilità di quella ricca colonia. 3." Che i medesimi con- 
sole e massari menomamente non si intromettessero nelle cause 
dei fuggiaschi dalla campagna in città, ove, a quanto sembra, 
ricovravansi i colpevoli o malfattori, per cansare il rigore della 
giustizia , ma ne lasciassero al tribunale competente il giudizio 
e la sentenza. Questo tribunale poi, a ciò che pare, era il così 
detto officio della Campagna, la cui giurisdizione estendevasi sugli 
abitanti e paesi limitrofi a Caffa, ma soggetti alla signoria dei 
tartari. 4." Che le spese a farsi in Caffa coi fondi della masseria 
si deliberassero di comune accordo dal console e massari, unita- 
mente all' officio della Moneta ; e questo avesse facoltà come di 
approvare, così di correggere e rivocare quelle che stimava irra- 
gionevolmente ordinate. Savissimo statuto diretto a frenare le in- 
consulte prodigalità, dannose al pubblico erario. o.° Che ai bor- 
ghesi, cioè nativi di Caffa, fosse lecito raunarsi una volta 1' anno 
in assemblea generale, ed eleggere quattro prudenti concittadini 
loro, ben affetti alla patria, i quali giurala obbedienza nelle mani 
del console, avessero l'incarico di adoprarsi con solerte cura al ben 
essere materiale, politico e morale della città, e avuto lingua di 
alcun malefìzio, congiura o danno irnpendente alla medesima, di 
notificarlo al suddetto console, o anche corrispondere direttamente 



( Sri ) STORIA 



col magnifico banco di s. Giorgio. Un tale officio esisteva già di 
l'alld, e noi l'abbiamo più sopra ricordato, ma qui lo si vedo 
costituito in diritto, e posto quasi a controllo del console e degli 
altri ufficiali inviati da Genova a governare quella nobile metro- 
poli delle colonie tauriche. 

Da ultimo sul cadere del anno 1 454 , occorrendo procedersi 
alla nomina degli otto Protettori pel successivo 1455, riescivano 
eletti alla difficile carica: Martino Grimaldi, priore, Iacopo q. 
Bartolomeo Spinola, di Lucoli, Antonio Gentile, Antonio Casana, 
Paolo Giudice, Marco De-Marini, Antonio CaffaroUo, Francesco 
Scaglia. 

Furono questi i valorosi cittadini che nel corso del seguente 
anno ressero con tanta lode e coraggio il governo delle colonie 
Eusine, non che delle altre disseminate e sparse nei mari Medi- 
terraneo, Tirreno, e nell'Arcipelago, ancora soggette al genovese 
dominio. Gloriosa pleiade di magistrati che avendo redato dai loro 
predecessori una amministrazione, segnatamente per ciò che ri- 
guarda le terre e i possessi del mar Nero, oltremodo impigliata 
e scabrosa, a motivo dei vieti abusi introdottivi durante il lungo 
periodo della sovranità della Repubblica, riesciva arduo al sommo 
il purgarla dai tristi semi di corruzione e di immoralità lasciativi 
barbicare nei varii rami dell' organamento statistico, nelle masse 
degli impiegati e nei costumi del popolo. E noi vedremo nel 
racconto storico del prossimo anno, quanto bene seppero i mede- 
simi fare testa all'irrompente furore del turco; dare opera effi- 
cace all' apparecchio costoso e sollecito d' una crociata dei prin- 
cipi d'Occidente e d' Oriente, ai danni dell' inorgoglito Maometto; 
provvedere con affetto al tutto paterno e lo sborso d' ingenti 
somme di danaro, per mitigare le rabbiose ire degli affamati 
Caffesi , cessandone appieno la carestia ; punire con severa giu- 
stizia, a terrore ed esempio degli altri, i rivoltosi e caparbi co- 
loni ; emanare decreti e lodevoli statuti per la retta amministra- 
zione della pubblica finanza, dei tribunali e la militare disciplina; 



anno I 454 ( 84 ) 

introdurre ogni miglioria spettante le opere di fortificazione dello 
castella, torri , spaldi e mura di circonvallazione di Gaffa e delle 
minori colonie; in corto dire pigliare a petto l'interesse e il buon 
avviamento politico e commerciale di esse terre con quell'ardore 
e assennata oculatezza che convengonsi all' uomo di stato, il quale 
conscio dell'alta sua missione, neglige piuttosto e fa getto talvolta 
del proprio, affine di meglio curare il pubblico bene. 



DOCUMENTI 



DOCUMENTO XX. 

Girolamo D'Oria presta cauzione ai Piotctlori pel noleggio fatto eoi medesimi 
di una sua nave per Gaffa. 

1454 8 marzo 

(Diuersor. negot. off. s. Georg, ann. 1433-1 Ì57) 

(Col. G) 

* MGCGGLIIII die veneris Vili raartij. 

Magnifici domini proteclores compcrarum sancti georgij aimorum aiccccl.hi 
et lii in numeris infraseriptis congregati, et quorum qui bis affuerunt nomina 
suut hoc. videlicet: 

Ex OFFICIO DE LUI 

D. Filippus cataneus prior 

Guirardus de goaao 
Urbanus de ni<n'o 
Nicolaus de grimaldis 
Iohannes de triadano 
Nicolaus de furuarijs 
absoutibus prestantibus viris andalone m arruffo et benedici» splnula 



anno i 454 ( 86 ) 



Nomina vero dominorum protectorum de lii qui his affuerunt sunt hec: 

D. Peregrus de premenlorio prior 

Baptista lomellinus 

Michael capellinus 

Bartholomeus de auria 

Donainus de marinis 

Iohannes de inurea 
absentibus tantummodo nobilibus et prestantibus viris antonioto de francis et 
dario de viualdis. 

Absoluentes se ad calculos albos et nigros decreuerunt repertis calculis 
decem albis affirmatiuis cum et duabus nigris reprobatiuis. quod jeronimus 
de auria prestilis fidejussionibus de florenis decem millibus obseruandi et 
perfieiendi ea que promisit et obligatus est oliuerius de grimaldis patronus 
nauis dicti jeronimi et sociorum conducte et naulizate prò negotijs caffè, 
possit nauigare cum dieta naui et eam patronizare loco dicti oliuerij cum 
quo contraxerunt. 



DOCUMENTO XXI. 

Demetrio Vivaldi console di Caffa si congratula coi Protettori dell' acquistato 
dominio delle colonie Taurichc, e li informa degli apparecchi militari del 
Turco. 

HSi 2 maggio 

( Filza di Caffa, n. 1 ) 

(Extra) Magnificis ac prestantibus viris dominis protectoribus comperarum 
sancii georgij ciuitatis janue. 

(lntus) 

Magnifici et prestantes domini. Litteris vestris per guirardum pinellum 
delalis michi ac hujus ciuitatis uniuersitati res gratissima nunciata est. sci- 
licet hujus ciuitatis regimen et dominium ac aliorum locorum orientalium 
comunis janue in officium veslrum comuni omnium ciuium consensu tran- 
slatum fuisse: que res tante utilitatis atque tute prouisionis esse videtur. . . . 
judicandum sit mentes ciuium nostrorum diuiuitus ad id cogiiandum facien- 
dumiiue excitatas prò nostre rei publice salute mirabililer fuisse. Nam ex 
hac re tantum alacritalis animos istorum populorum intercepit. ut nichil 
deiaceps sinistri ipsis huicue ciuitati euonire posse arbilrentur. deoque hujus 



( $7 ) DOCUMENTI 



roi causa undique recidile fuerunt in bac ci aitate gratie singularcs Litteris 
vestris michi et ofllcijs directis juxta omnem possibillitatem oblemperabimus 
et qae mandalis exeiiuutioni mandabimus. Non alia difenda occurrunt quam 
quod ex muliis partibus ferilur dominum iheuerorum armatali) potentem 
instruere. Sin autem id faciat ut eam armatam transmittat ad nostra loca 
inaris majoris. an ad defensionem suam ex quo persensit classerà christiauo- 
rum contra se statumque suum ingentem preparati ignoramus : tamen omni 
respeetu debitis prouisionibus studemus hanc ciuitatem ouslodiri atque alia 
loca buie ciuitati subiecta. Vos autem si certiora noua potentie illius domini 
thoucrorum et ejus disposilionis baberetis. posselis bujus veslre ciuitatis saluti 
ac milioni congrue cogitare et prouidere. quod in parlem commemorationis 
et non cousilij commemoratum sii. Alia non occurrunt. quare semper man- 
dalis veslris me paratissimum ofl*ero. Ex caffa die secunda madij mccccliiii. 

Vester demetrius de viualdis consul caffè ctc. 



DOCUMENTO XXII. 

lo stesso fa il vescovo di Caffa, e accusa gli officiali d'avarizia e d'inettitu- 
dine mostrata nel recente assalto dato a quella città dagli imperatori dei 
Tartari e dei Torcili. 

1454 7 agosto 

(Filza di Calla, n. 2) 

(Extra) Nobilibus et egregijs dominis. dominis officialibus sancii georgij 
janue etc. 

(Intus) 

Nobiles et egregi] domini. Premissa (') vestrarum dominationum 

salute, et in glorioso martire georgio speciali januensium vexillifero deside- 
rata .... Recepimus litteras dominationis veslre quibus certiorati fuimus 
unanimem concordiam principis nostri cum . . '. . ut orientales partes dicate 

nomini januen. vestro commendarentur gubcrnio. Exhilarati uniuersi 

habitatores caffè presertim cum presenserint ea que vestro regimini fuerunt 
bactenus commendala successu secundant. adaucta proinde extitit 

(') Sventuratamente questo documento essendo molto corroso nella piegatura 
delle pagine lascia in più luoghi incerto il pensiero dello scrivente. 



anno 1454 * ( 88 ) 

spes omnium quoniam viam resipisccndi a jactuiis preteritis inuentam vido- 
runt. et a futuris sibi conferii remedia opportuna, sed protelata afflixil animos 
et raelus suspensa tenel precordia. Exiuit enim rumor et in aures omnium 
iutroiuit quemadmodum naues a dominatone vestra nobis transmisse cum 

copijs et munitiouibus quas auide atiendebamus et quibus exortis 

perturbalionibus in eisdem dum facultas aderat mare ponticum intrare negle- 

xerunt per liostem perfidum christiani uominis recentem theucrum 

aditus cum machinis non paucis aut eatimus ut opus sit magnis 

ingenio et viribus euudem adilum acquirendi. Que vultus omnium plurimurn 
dcmissos tenet. maxime quia hac in estate die quarta iulij se presentarunt 
iu porta catte sexaginta nauigia theucrorum confederalorum cum perfido 
bosle nostro agicbarey. 

Qui quorundam Ine stantium pesliferis secretis operationibus una cum 
rectoribus excecatis ex auarilia et cupiditate oculis liane miseram ciui- 
latem sibi subiectam fecit. eo modo ut qui hic rectores sunt. magis sui 
olliciales esse videantur quam comunis janue. Ex iniquis enim consiliarijs 
id processit. ut nos sub juramento nostris manibus prestilo, tributarios 
eidem fecerunt. quod a seculo non est visum. Nec id ipse exeogitauerat 
a ul suam- in meutern incidisset. sed suasu quorumdam qui .... magna 
conaulur erigere cum jactura et destructione Iiujus ciuitatis. In primo enim 

adueiitu et a boruelis de grirnaldis. ipse agicharey misit ma treni 

suam visitare canam. cui necesse .... niens exenium dare, demani paulo 

|iost misit fiìium nudum ut indueretur et munera sumeret post 

pelijl sagios centum quinqaaginta aari prò cerlis nuptijs celebrandis. que omnia 

eliam in nec acquiescentibus tandem obliuuit. quibus obtentis se- 

eundo anno consolatus ejusdem sta iterum mater agicbarey caffam 

adijt. et indignata recessit eo quod sibi ampliora donaria quam in primo 
aduentu acceperat non recepii. Paulo post cognatus ejusdem accessit, cui et 

donaria larga exbibita sunt. paulo suum idest monsulmanos caffè 

liabilantes requisiuit. et ut sub edicto de caffa cogerentur recedere . . • . . 
et apud eum irent jussil. verum id sub edicto non posse fieri respondentes. 

oplionem dederunt rectores nostri spontanee recedere voluissent se 

ud ipsum impune transferrent. Denique bis non coutentus sub indigna .... 
censura petijt sibi donari trecentos sagios auri puri, et concluso per consilium 
quod hoc minime .... cedebat in dedecus et dispendium ciuitatis. tandem 
pratienntibus hujus ciuitatis elliminalores iterum a . . . . Consilia volutanles. 
dederunt quod petitum fuerat. Itaquc videns ipso agicharey quod ad n ulani 
paulatim ciuitatem nostrani sue ditioui subijecrc poterai, misit legatos ad 



( 89 ) DOCUMENTI 



llioucrum ut classem triremem caffara mitteret terrestri exereitu 

solemni stipalationc proni isit se traditurum populum caffensem et spolia ipsi 
theucro .... sibi ciuitato dimissa. Ouod cum persenserunt rectores nostri 
Descio quo ingegno l'irti, ipso agicharey minime requirente, legatos ad euudem 
ipiserunt qui nomino dominij hujus ciuilatis cidom duderunt cum tributo 
annuali ultra consueta noualia sexcentorum summorum. 

Plara autem essent deelaranda circa circumstantias huius negolij. que spero 
cum salute difusius oretenus ipse vestris dominalionibus enarrare .... Timor 
remaosit non parmis. quoniam hoc in primo aduentu theucrorum quamquam 
modicum nocuerint ipsi nobis. sed tamen exploraaerunt ciuitalem. in futuro 
primo tempore accuralius et majore cum ordine opinamur eos rediluros. pre- 
seilini cum senserimus ipsum theucri capitaneum qui bue accessit una cum 
agicharey super hoc inisse fedus sub jurejurando. Necesse ilaque esse vos ipsi 
conspicere valetis. quoniam hec ciuitas fortiori regimine indiget et maxime 
uno rectore cui simu! cum aucloritate adsit animus malas erbas et tribulos 
resecare et igni tradere ad nomburendum. Et nisi quosdam burgenscs hujus 
loci ciues feeeritis janue. egritudo liujus ciuitatis ad samìatem restituì pote- 
rit dificulter. Nec inscius sum vestras dominaliones pleuius informalas de his 
qfle commemoro, s.'d puto semper meminisse juuabit. Data caffo dio vii 



augusti 1 154. 



lacobus episcopus caffensis. 



DOCUMENTO XXIII. 



I Protettovi promettono la podesteria di Bonifacio in Corsica al nobili! Oliviero 
Grimaldi , offertosi a recare speditamente in Scio i loro ordini ai due com- 
missarii. 

1 434 19 agosto 
(Uiuursor. negot. off. s. Georg ami. 1455-1457) 

(fot. G v ) 

* MCCGGLI1II die XVHII augusti lune. 

Magnifìeum officium saucti georgij in integro numero congregatomi, ani- 
maduerteus admodum necessarium foie et maxime imporlantie dare mandata 
prestantibus viris simoni grillo et marco de cassina capitaneis magnifici ofiìcij 



anno 1454 ( 90 ) 



sancti georgij in calla et mari majori chium reuersis cum nauibus jeronimi 
de auria et therami lomellini conduclis ut caffam omnino annauigarent et eo 
sese transferant. ut mature et consulte deliberatum fuil. eaque mandata mit- 
tere festinanter. et per idoneam persoaam accelerare eorum expeditionem : 
intellecta prompla et expedita oblalione nobilis oliuerij de grimaldis qai cum 
uno famulo se obtulit quanto celerius fieri poterit chium petere cum omnibus 
mandatis dicti ofiicij. dummodo dicium officium signum gratitudinis ostendat 
erga se : sciens di ri uni oliuerium de ipso officio et negotijs ad comperas 
sancti georgij esse benemeritum. probeque se habuisse in negotijs dicti ollicij 
in quibus se exercuit bene et laudabiliter: hujus deliberationis tenore exhor- 
latur officium prefatum ac requirit spectatos collatores olficiorum qui prò 
tempore erunt. quatenus tempore quo et quamprimum officium proteslatie 
bouii'acij obueniat coloris nobilis nigri. illud prò anno uno in retiibutionem 
et premium suum eidem oliuerio conferat ut debilum est et ipsi promissum: 
et prò impensis hujus viagij et itineris deliberauit eidem prefatum officium 
fiorcnos sexagiuta seu libias lxxv prò se. famulo et equis et alijs expensis 
faeiendis per ipsum oliuerium in hoc. deo preuio. futuro viagio et itinere. 



DOCUMENTO XXIV 



Eleggono Tommaso Colombano a console di Copa per l'anno 1436. 

HM 19 agosto 

(Diuersor. negot. off. s. Georg, ann. ì 455-1 457) 

(Col. 1) 

* MCCCCLIIII die XVIIII augusti lune. 



Magnifici domini protectores comperarum sancti georgij in integro numero 
congregati janue in palatio de mari videlicet in camera magna solite resi- 
dentie ollicij sui : cum sii vehementer nccessarium miltere caffam personam 
cum litteris aduisationum prò consola tione illius popuii et aliorum locorum 
subdilorum ipsius magnifici ofiicij : elegerunt in consulem consulatus de lo 
coppa prò anno uno incepturo post annum mcccc quinquagesimi quinti tho- 
mam columbanum [irofecluium celcriter caffam [terrestri itinere suis expensis. 
receptis omnibus octo ballis albis affirmatiuis: et decreuerunt eidem fieri lille- 



(91 ) DOCUMENTI 



ras. ac alias littot-as quod si contingat armari fusiam in calìa interim quo 
morabitar expectare tempus dicti oflioij do lo coppa, eligalur patronas dicic 
fasto. 



DOCUMENTO XXV. 



Annunziano la elezione predetta di Tommaso Colombano al console ed utliciali 
di Calla, e agli abitanti di Copa. 

4454 19 agosto 
(Diuersor. negot. off. s. Georg, ann. 1153-1 457) 

(fot. 7) 

Protectores etc. Spectabili. egregijs et prudentibus vii is consali massarijs et 
exercentibus oflicium massarie caffè, officio monete et alijs magistratibus diete 
ciuitalis presentibus et faturis. nec non constili de lo coppa ac januensibus 
et beneficio jauuensium gaudentibus in dicto loco de lo coppa et mari ma- 
jori salutem. 

Cum miltamus impresentiarum caffam cum litteris et mandatis noslris per- 
tiueutibus ad consolatiouem populorum illorum subditorum noslroram et cum 
aduisationibus necessarijs virum probum thomam columbanum ciuem januen- 
sem terrestri itinere : eundem thomam in retribationem laborum suorum et 
impensarum quas facturus est in hoc deo preuio viagio. elegimus et consti- 
tuimus consalem dicti loci et consulatus de lo coppa prò anno uno et pau- 
ciori tempore ad nostrum beneplacitum et mandalum. cum polcstate balia 
salario obuentiouibus honoribus et prerogatiuis debite consuetis. Mandamus 
igitur omnibus suprascriptis ad quos perlinere noscatur. quatenus statini finito 
anno mccccl quinti, quamprimum possit exerceri dictum ollicium. eundem 
thomam in consule et prò consule dicti consulatus de lo coppa prò anno 
uno. ita quod habeat unam annalem tantum, habeant recipianl tracteut benigne 
et humaniter ac honorifice sicut decet. eidemque in licitis et honeslis per- 
tineutibus ad dictum ollicium consulatus pareant et obediant quicumque sub- 
misi dicto consulatui. sibique congruis temporibus respondeant et respondere 
debeant de salarijs obuentionibus debitis et debite consuetis. Approbamus 
equidem quecumque pertinenlia ad dictum consolalus officium que idem 
thomas consul recte et rite gesserit proinde ac si a nobis legitime proecssis- 
sent. Regislratis presentibus in actis cancellane nostre, nostroi umque magni 
et parui sigillorum impressione munilis. Data jauue die xvini augusti 

MCCCCLIIII. 



anno 1454 ( 92 ) 

DOCUMENTO XXVI. 

Comandano che occorrendo armare qualche nave, ne sia dato il dimando ali i 
stesso Tommaso Colombano. 

1454 19 agosto 
(Diuersor. negot. off. s. Georg, ann. 1455-H57) 

(fol. 7 v.) 

l'rolectores eie. Spectabili et circumspectis viris consuli massarijs el alijs 
magìstratibus ciuitatis caffo diieelissimis nostris. 

Dileclissimi nostri. Cum consuetudinis nostre sit benefacloribus benefacere 
ut senliant laborem saura eis prolìcere et seruirè dominntioni grate et Immane. 
habentes grata opera viri probi tbome columbani quem mittimus ad vos 
terrestri itinere cara litteris nostris. volumus et expresse vobis mandamus rruod 
si contingal co tempore quo moralurus est in caffa thomas ipse expectaturus 
terapus quo possit exercere olìicium consulatus de lo coppa, ad quem ipsum 
elegimus. vos armare fustam aliquatn. proponatis eurn in patronum diete 
fusle et ad oflleium patronatus diete fusto eligatis sibique de debitis stipendio 
el obuentionibus responderi facialis. qui lamen debeat cauere et parere man- 
datis vostri consulis et oflicio magistratuum ad que perlinerc noscatur. et 
omnia agerc ad que tencatur prò dicto patronatus officio. Data januo die 
xvii li augusti MCCCCLIIII. 



DOCUMENTO XXVII. ' 

Pregano Edoardo Giustiniani, Lazzaro D'Oria e Giacomo Spinola di soccorrere 
in danaro a conto dell'Officio i predetti loro Commissarii avviali per Cada. 

Udì 19 agos'o 

(Litterar. ollieij s. Georgi] ann. 44-54-1-457) 

Cioi. 18) 

Nobilibus et prestanlibus viris tanquam fratribus carissimis. edoardo justi- 
niano. lazaro do auria et jacobo spiuulc apud chiuin. 

Diffìcile nobis esset. nobiles et prestante viri tanquam fralres carissimi, 
ullis verbis ullisue lilleris declararo quantum moleslum nobis et loti ciuilali 
fuerit. quod naucs auria et lomeliina que a nobis misse in mare ponticum 
penetrare debuerunt chium reuerso sint. Propter quod quamprimum illarum 



( 93 ) DGCUMKNTI 



reditus noliis innoluit. liitcras ac nuncios ad prestuntes viros simonem grillum 
et marcutn do cassino eommissarios nostros transmisimus jabentes illis ut 
statini amotis dilationibus eum nauibus ipsis iter suum prosequantur et 
capljam propereut. Veruni quoniam naues ipso propter aliquam causa':: 
noliis ipcognitam forsitan nou possent ad loouin destinatum accedere, coramis- 
sàrijs ipsis jussinius ut co casa aliam nauem aliosque viros si opus fueiit 
stipendio nostro conducati! et in capham properent Propter quod rogamus 
tos ut ipsis commissarijs noslris fideni facialis ejus summe pecuoiarum quarti 
a vobis requisì uerint. omnesijue eas pecunias do quibus fidem eis feceritis 
Dobis ad soluendum mittalis. Nani nos quicijuid nobis ob cani causam ad 
soluendum miseritis. sino ulla dilatione plenarie persolaemus. et ob id liitcras 
vobis mittimus sigilli nostri impressione munilas. Si vero aliquis vesti uni 
ibi non adesset. precamur cum vel eos ([uibus he littore «dubito fuerint. ut 
ipso aut ipsi soli exequantur ea quo vobis tribus ut supra commissa sunt. 
Data janue MCCCCLquarto die xvim augusti. 



Protectores. 



DOCUMENTO XXVIII. 

Commottono a Batista De-Franchi Bolgaro, genovese, residente in Venezia, di 
far pervenire sicuramente le annesse, loro lettere ai Commissarii in Scio. 

1454 19 agosto 

(Lilterar. off. s. Georg, arai. 1451-liòT) 

(,<ql. 18) 

Egregio et prestanti viro baptisle de Francis de burgaro apud venetias. 

Mittimus vobis his annexas litteras ad prestantes viros simonem grillum et 
mareum de cassina eommissarios nostros directas. quns ad illos statim deferii 
vehementer desideramus. Propter quod rogamus diligentiam vestram ut in 
perquirondo bomine fido qui chiniti illas deforat. seposilis parumper alijs cuiis 
labore tis. cujus (idei illas comnicndelis. Et post beo labor vobis non sit nos 
littoiis vestris ceitiores efliccro qua via et per quem hominem illas tran- 
smisoritis. quod profecto nobis gratissimum crit. qui seinper inueniemur in 
omnia commoda veslra cupidissime parali. Data janue MCCCCLlin die xvmi 
augusti. 

Protectores. 



anno 1 454 ( 94 ) 

DOCUMENTO XXIX. 

Istruzioni date ai commissarii Simone Grillo e Marco Cassino per accelerare 

il passaggio loro e delle navi da Scio a Caffa. 

1454 20 agosto 
(Litterar. offici] s. Georg, ann. 1454-1457). 

(fol. 21) 

Protectores etc. Spectatis et prestantibus viris simoni grillo et marco de 
cassina commissarijs nostris nobis carissimis. 

Dilectissimi nostri. Seria a noi impossibile explicare quanto dolore et admi- 
ratione habiamo bauuto noi et luta la citate, inteizo per la naue de georgio 
de oria venuta al presente. la ritornata vostra con le doe naue a sio. la 
preiza de li patroni et tuto quello e intrauenuto. Noi benché siamo certi clic 
auanti che queste lettere nostre siano a sio debiale essere passati dentro, 
tamen siando questa cosa di tanta importanza che per tuta la citate non si 
parla daltro. et vedendo alchuna volta intrauenire molte cose non pensiate, 
habiamo deliberalo de mandami messi et lettere, et auisarui de quello vo- 
ciamo exeguiati. Se queste lettere nostre vi trouaseno fora del mar major». 
la qual cosa non crediamo: vi connettiamo che statim sensa dilatione passali 
dentro cum tute doe le naue Et a ciò che in ogni caxo possiati exeguire 
la commissione nostra, vi mandiamo lettere adritiate a lazaro de oria. edoardo 
justiniano et jacobo spinola, da li quali o sia quelli de loro serano presenti 
potereti haueire fin in la soma de denari bisognereti. Se per qualche caxone 
da noi non pensiala voi non potesi menare tute doe le naue. vogliamo che 
in luna metiati tuti li nomini arme et munitione. et in nome de dio cum 
ipsa passati quam primum hauereti tempo. Et se pur etiam per caxone a 
noi incognita non potesi cum niuna de le diete naue proseguire il viagio. 
corno sopra tuto dexideriamo. eo casu acio che non manche in ogni modo 
passati : vogliamo et vi connettiamo che assoldati una altra naue la quale a 
iudicio vostro sia apta a tal cosa, et in nome di dio in ella carrighiati 
gli nomini arme et munitione. et quanto più presto potereti. passati cum 
ella dentro et vi adriliati ala via di capha. Et perciò che noi a longinquo 
non possiamo preuedere ogni cosa, vi daghiamo amplissima possansa ed ar- 
bitrio in tuia questa materia di procedere secando a voi parira cosi in 
asoldare noui nomini, se quelli asoldati da noi non li potesi conducere, et 



( 95 ) DOCUMENTI 



edam altra naue so quelle non podesi menare, conio in ogni altra cosa : arri- 
eordandoue che se l'osi conslreti a prendere altra naue et quelli liomini che 
hano soldo da noi non nodosi eondueere. eo casu bastcria a iudicio nostro 
in ipsa naue foseno honiini cento cinquanta, do li quali almanco cinquanta 
restaseno in capha per guardia de lo loco. Unum sopra tuto in questo caxo 
haresli a fare: videlicel comandare et poi protestare a li conductori de le 
diete naue et eliam a li nomini da noi asoldati in forma opportuna, de le 
pene in le quale foseno incorsi et ctiam de li dani et interessi, li quali per 
la loro inobedicntia poteseno seguire, et mandarne dicli protesti acioche noi 
podesemo procedere conlra loro et le loro sccuritate secundo che a la raxone 
conuenisse. Intendeti lo animo nostro. Considerati aduncha priinum quanto 
carità haueti de la salute de cosi amplissima citato- et tante altre terre, et 
por questo di quanta imporlantia e la vostra andata, quanto tuta la citate 
riguarda in voi soli. Et post hec fati comò in le virtute et carità vostra in 
la patria speriamo che meritamente possiamo la vostra magnanimitate et dili- 
genza commendare. 

Et acio che da tuti quelli de sio habiati ogni adiutorio et fauore circa la 
execulione de le commissione nostre, scriuiamo a lo podestate. officio de mare, 
niahonesi et mercadanti zenoexi quello bisogna. A noi e stato arricordato che 
le doe naue faciamo più tosto passare in lo stretto luna partita da laltra 
cha insieme perche pare sera la cosa più seeura. per la qual caxone questo 
\i arricordiamo aeio che voi che seti presenti et li quali intendeti quanto e 
necessario lo passare dentro, faciati quello vi parira più utile. Data die xx 
augusti MCCCCLIIII. 



DOCUMENTO XXX. 

Raccomandano al podestà e ai signori Maoncsi di Scio di coadiuvare e pro- 
starsi per la sollecita partenza delle navi D'Oria e Lornellina alla volta di 
Caffo. 

4454 20 agosto 

(Litterar. offic. s. Georg. 1454-1457) 

(fot. 22) 

Spedato et prestantibus viris potestati. officio maris et mahonensibus chij 
ac mercatoribus januensibus ibidem commoranlihus. tanquam fratribus noslris 
carissimis. 



anno 14.54 ( 96 ) 

Difficile nobis essot. spoetate et prestantos viri tanquam fratres nostri ca- 
rissimi, ullis verbis ullisue litteris declarare quantum moleslum nobis et toli 
ciuitati fuerit quod naues auria et lomellina propter causas vobis cognitns 
in pontum non penetrauerint et in portum vestrum redierint. Nec quisquam 
vestrum mirali debet si propter hoc uniuersa ciuitas anxia dolore repleta est. 
Nam quisquis vestrurn secum considerare voluerit in transitu harum nauiuni 
contineri salutem illius amplissime ciuitatis caphe et aliarum terrarum no- 
strarum maris pomici, profecto mirati desinet et ad juuandum potius tran- 
sitali) ipsarum nauium etiam sine ullis hortationibus nostris se conuertet. 
Quam primum autem ipsarum nauium reditus nobis innotuit. postposilis alijs 
curis nuncios ac litteras ad commissarios nostros ipsarum nauium eeleriter. 
transmisimus. jubentcs illis ut statim cum ipsis in capliam properent. Et ne 
in salute ipsius nobilissime ciuitatis ulla ex parte segniores fuisso videamur. 
misimus illis litteras fidem pecuniarum cis facturas. ut si necessitas cogeret 
aliam nauem aliosque viros conducant et in mare ponticum properent. Ro- 
gamus igilur et prò ea caritate quam patrie debetur vos omnes deposcimus ut 
ornili arte et ingenio transitum ipsarum nauium adjuuelis et commissarijs nostris 
opera et Consilio circa omnes executiones per eosfaciendas faueatis ut equum est. 

Nam ut omittamus quod salus vestra cum salute illarum terrarum conjuncta 
est. quis est qui januensis nominari mereatur. qui prò couseruatione illius 
amplissime ac nobilissime ciuitatis non modo pecunias depromere. labores 
subire, sed etiam ipsam vitam si opus fuerit omnibus periculis exponere non 
debeat? Sed quoniam iatelligimus vos transitum ipsarum nauium non rn'mus 
desiderare quam nos ipsos. superfluum esso cognoscimus pluribus rationilius 
ad id vos hortari. qui semper inueniemur in omnia commoda vestra cupi- 
dissime parati. Data die xx augusti mccccliiii. 

Protectores. 



DOCUMENTO XXXI. 



Annunziano al consolo, ufficiali e abitanti tutti di Calta il prossimo arrivo delle 
• lue navi loro mandate, e li confortano a sperare bene nell'avvenire. 

1154 20 agosto 
(Litterar. oli", s. Georg 1454-14.57) 

(fui. "20 v.) 

Protectores etc. Spoetato, nobilibus et egregijs vii is consuli massarijs. 
antianis et uniuersitati ciuitalis caphe. diketissimis nostris. 



( 97 ) DOCUMENTI 



Dilectissimi nostri. Benché a noi sia stato molestissimo haucirc sapulo per 
la nauo de georgio de oria venuta al prosente da chio che la nauc do jero- 
ninio de oria et teramo lomellino mandate da noi cum grande quantitate de 
bomini arme et munitione prò defensione et conforto di quella nostra citate 
non siano passate in lo mare maiore per le caxione le quale crediamo siano 
a voi manifeste : tamen se siamo confortati assai inteizo che le diete naue 
ritornate a sio solamenti expectavano tempo per passare dentro et prose- 
guire il suo viagio. Per la qual caxone habiamo scriplo et mandati messi et 
lettere per diuerse vie a li commissarii nostri de le diete naue che presto 
presto senza dilatione se parteno et proseguano loro viagio. Per conforto vo- 
stro le diete doe sono obligate quomodocumque sit de passare in lo mar 
maiore et venir a voi sete in grandissime pene, et di questo ne hano dato se- 
curitate de grande soma de denari, perche non dubitiamo, mentre serano 
passate quam primum hauerano auulo tempo. Et tamen se qualche caxo 
non pensiato hauese impedito lo lor passare, la qual cosa non crediamo, 
hauemo commisso a li commissarii nostri che in questo caxo asoldeno a 
sio altre naue et nomini, a ciò che non manche la prouisione la quale hauemo 
ordinato vegna in quello loco. Voi doueti intendere che noi e tuti li citadini 
nostri amiamo quella amplissima citate più cha li ogii nostri, et pensiamo 
diligentemente in tute quelle cose le quale non solum pertegnano a la salute 
et conseruatione vostra, sed etiam a mu'tiplicare et crescere quella citate a 
noi carissima. 

Confortatine adoiicha et daliue ad intendere che se bizognasse spendere 
tute le facultate de zenoesi per salute et conseruatione vostra, nunqunm 
incresceria a tuti i citadini fare ogni prouisione la quale douese saluare et 
conseruare quella citate. Queste doe naue cum lo adiutorio de dio erano 
cum grande numero de nomini arme et munitione. et cosi etiam altre se 
bizognera. Et speriamo in lo onnipotente dio et glorioso confalonero nostro 
santo georgio che li trafichi presto se farano a la uzansa. et voi dentro da 
breue tempo sentireti quanta militale hauera prezo quella citate del gouerno 
nostro, soto lo quale ogni terra et citate nostra iubila et sta in pace et tran- 
quillitate. corno ciascuno manifestamente vede. Data die xx augusti mccccliiii. 



anno 1454 ( 93 ) 



DOCUMENTO XXXII. 

Elezione generale dei consoli e degli altri ufficiali delle colonie del mar Nero. 

4454 22 agosto 
(Diuersor. negot. off. s. Georg, ami. ì 453-1457) 

(fòl. 8) 

* MGCCCLIIII die jouis XXII augusti. 

Magnifica officia domiuorum protectorum comperarum sancii georgij anno- 
rum presenlis. precedentis et antecedentis in legitimis numeris congregata, et 
quorum qui his affuerunt janue in palatio de mari, videlicet in camera magna 
solite residentie oflìcij sancii georgij sunt hoc : 

Antonius de ponle prioris vicesgerens 

Meliadux saluaigus 

Simon de nigrono 

Antonias de auria q. johnnnis surrogntus ad hunc acium loco ci. 
anioni] de auria q. pctri. prioris. qui non valuit interesse. 

Peregrus de monelia 

Jacobus de axereto 

Antonius justinianus et 

Egidius lomellinus. 
Ex officio de mccccliii nomina illorum qui his affuerunt sunt bec 

Filippus cataneus prior 

Andalo marruffus 

Benedictus spinula 

Guirardus de goano 

Urbanus de nigro 

Babilanus de grimaldis 

Antonius caffarotus loco johannis pansani absentis ex causa neces- 
sitatis. 

Nicolaus de furnarijs. 
Ex officio de lii nomina illorum qui his affueruut sunt hec: 

Peregrus de prementorio prior 

Baplisla lomellinus 

Michael capellinus 

Antoniolus de francis 



( 99 ) 



DOCUMENTI 



Darius do viualdis 

Donainus de marinis 

Johannes do inurea 

Paulus de auria loco nobilis bartholomei de auria absentis. 
Quo oflicia visa el lecta regula de electiono oflicialium locorum commis- 
sorum regi mini sancii georgij acceptoque corporali iuramento. jusserunt scribi 
eorum nomiua separatim in cedulis xxmi. Quas cedulas xxmi in mi saculis 
posuerunt et illis misculatis. egregius dominus antonius de ponte prior extraxit 
cedulas in quibus erant scripta nomina infrascriptorum odo. qui sortizatione 
precedente electi sunt octo electores lx consiliariorum et participum lx qui 
eligi debent juxta formam regule. Quorum octo electorum nomina sunt hec. 
quibus sors obuenit. videlicet: 

D. Filippus cataneus 

Benedictus spinula 

Meliadux saluaigus 

Babilanus de grimaldis 

Antonius de ponte 

Antonius justinianus 

Andalo marrufTus et 

Johannes de inurea. 
Qui octo electores nominauerunt infrascriptos lx eosque elegerunt ponentes 
in saculis mi. quorum nomina sunt hec: 



Raphael saluaigus 
Francus cataneus 
Obertus squarsaficus 
Edoardus de auria 
Guirardus de auria 
Octauianus imperialis 
Demetrius de nigrono 
Baptista spinula q. g 
Sorleo spinula 
Antonius gentilis q. janoti 
Tobias pinellus 
Fredericus centurionus 
Tobias palauicinus 
Julianus grillus 

Stephanus de auria et quia abiit 
paulus cataneus vocatus afl'uit. 



Octobonus saluaigus 
Thomas castagna 
Johannes de nigro 
Antonius lomellinus 
Nicolaus de marinis 
Franciscus de Camilla 
Gregorius lercarius 
Matheus de flisco 
Lucianus de grimaldis 
Doriaus de grimaldis 
Napolionus lomellinus 
Pancratius falamonica 
Bartholomeus de retiliario 
Jacobus justinianus 
Antonius de francis 
Dominicus de prementorio 



ANNO 1454 



( 100 ) 



Lodisius de furnarijs 

Franciscus scalia 
Christoforus campomaronus 
Jeronimus axillus 
Aulonius maciolla 
Faiilas jadex 
Lu|uious fatinanli 
Marlinus domesticus 
Pauius de francis turlurinus 
Jacobus de guizo 
Donatus bondenarius 
Auguslinus de ricobono 
Theramus de cauo 



Stephanus cazella 
Antonius nauonus 
Andreas de passano 
Antonius erena 
Manuel pelerauus 
Anlonius de vintimilio 
Jacobus collatus 
Nicolaus garomberius 
Andreas de montesoi'o 
Gaspar de cusana 
Cosmas griffus 
Johannes de bartholomeo 
Nicolaus de ponte. 



Baptista de axereto 

Ex suprascriptis sortizatione precedente electi sunt infrascripti xxim. ci 
inde duodecim surrogandi juxta Immani regule. quorum nomina sunt hec: 



Sorleo spinula 
Raphael saluaigus 
Octauianus de viualdis 
Guirardus de auria 
Tobias piuellus 
Demetrius de nigrono 
Garolus lomellinus 
Johannes de nigro 
Anlonius lercarius 
Barlholomeus de ritiliario 
Thomas castagna 
Dorinus de grimaldis 

Nomina vero duodecim sunt hec 
Auguslinus spinula 
Francus cataneus 
Edoardus de auria 
Octobonus saluaigus 
Lucianus de grimaldis 
Antonius lomellinus 

Qui xxim. in dei nomine, accepto corporali juramento de obseruatione 
requie eisdem lecte de verbo ad verbum. precedente denominatione illorum 
qui visi sunt idonei ad officia infrascripta : absoluentes se ad ballotolas albas 
et nigras elegerunt infrascriptos ad officia infrascripta prò anno uno. Et primo 



Martinus domesticus 

Franciscus scalia 

Augustinus de ricobono 

Franciscus de francis olim vignosus 

Lodisius de furnarijs 

Dominicus de prementorio 

Antonius de viulimilio 

Johannes de barlholomeo 

Manuel pelerauus 

Anlonius nauonus 

Cosmas griffus 

Andreas de passano. 

Jeronimus axillus 
Christophorus campanarius 
Paulus judex 
Antonius erena notarius 
Andreas de montesoro 
Gaspar de casana 



( 101 ) 



DOCUMKNil 



Ad consolatimi caffè [acobum de bracci is aotariutn. 

\d consulatum soldaie lacobus do \iualdis. (sic) 

Ad consulatam einibali .... Lazarus de varisio. 

Ad eapiianeatum burgorum callo . Nicolaus do blasia. 

Ad miaistrariani callo . . • . . . Moruel do grimaldis. 

Ad poriam caiadoris iaeobus maiuerius q. petri johanui». 

(Acceptauit. facte sunt liltere) 
Ad capitanealum òrgusiorum . . Siluester grillus 
Ad capitanealum porte anteburgorum Bernardus de camulio. 
Ad caslolauiam saacti constautiui . Badasar de marinis. ( Die xvm no- 

uembris acceptauit) 
Ad iegatariam berbarurn carboni ctc. Lodisias de goano peliparius (Non ac- 

cepatuìt) 
Ad officium ponderis sete calle . . Baptista de grimaldis <j audree. (Non 

acceptauit) 



Ad castolaniam soldaie cum castelania 
sancti elie 

Ad consulatum samastri . . . 
Ad consulatum tane .... 
Ad consulatum sauaslopolis . . 
Ad consulatum trapezundarum . 
Ad castolaniam sancti nicolni cimba 
Ad capitaneatum gotie .... 
Ad scribaniam massarie caffè . . 
Ad scribanias (jualuor curie caffo 



Ad scribaniam sindicatorum callo 

Ad scribaniam mercantie caffo . 



Joseph de rapallo. (Die xvm nouem- 

bris acceptauit) 
Cosmas dentutus. (Non acceptauit) 
Dominicus poleranus. (Non) 
Filippus clauaritia. (Non) 
Caleolus spiuula q. ebristol'ani. (Non) 
Domiuicus italianus. (Non) 
Badasar de andora. (Non) 
Jeronimus de cerro. (Acceptauit) 
Cbristolbrus do camulio. (Non) 
Marcus do vartio. (Factc sunt sibi 

Uttere) 
Antouius do mulasana. (Non) 
Thomas do roebo. (Non) 
Petrus risotus. 
Johannes do surli ('). 



(') Seguono pili altre nomine ad officii posti nei dnminii dell" Corsica sog- 
getti al magistrato della Banca di s. Giorgio. Le postille di Acceptauit o Non 
e altre da me notate tra parentesi in corsivo sono aggiunte da mano poste- 
riore alla data del documento, e concordano coi documenti che seguono sotto i 
numeri XL1I , XLV e L. 



anno 1454 ( 102 ) 



DOCUMENTO XXXIII. 

Narrazione l'alta ai Protettori dal cancelliere di Caffa dell' assalto dato alla 
città dagli imperatori Tartaro e Turco, e del tributo annuo impostole. 

1454 \\ settembre 

(Filza di CaflFa, n. 3) 

{Extra) Magnifìcis et spectabilibus dominis protectoribus venerandi ollicij 
sancii georgij excelsi comunis janue. 
(Intus) 

Magnifici et prestantissimi domini. Usque martij duodecima prima terrestri 
via vestre dominationis per nuncios vestros transmissas nobis sumpsimus pa- 
ginus nouem. et sexdecim cum quadam dierum decem et octodecim aditione. 
juxta qaarum tenorem penitus que commisistis ....(') sortite faerunt ef- 
fectum. quibasquidem medio vacante cum huius ponti os mirabiliter fuerit 
hucusqne .... celeriorem nequiuimus responsionem adhibere. Nec etiam 
per eandem maris viam litteras vobis non audemus miltere. propter quod 
denuo nuncium priorem jacobum orgusium ut salubrius in omnibus possitis 
aduisari. vestrisque ultimis litteris respondere nunc presentali ter deslinamus. 

Quas quidem inspectas si cum eximia letitia vi ciuitate in vestris 

salubribus manibus deuenisse sublimique gaudio recepimus. vestris non pos- 
semus a . . , . indicare. inextimabile gaudium. o lotius tremoris expulsio 
que cuuctas aduersitates mirabiliter ex ... . omnis amariludo nostri pcctoris 
in dulcedinem est conuersa. Intellecta respiratione urbis tribula .... nati 
denuo miserijs relictis nobis videatur. cujusquidem rei egebamus immense. 
Nam gaudium . . cum spe nostros pauit animos. multas quoque que occur- 
rcruut res ab eodem tempore ci tra sustentauit. quas .... spettabili tatibus 
vestris omnino possemus declarare seriatim describemus. 

Nam anno elapso illustri domino duci, dominis antianis oflicioque romanie. 
partimque magnifico oflìcio vestro ut patet litteras deslinauimus. unde iniel- 

lecta materia mestuose constantinopolis nos iutolerabilis dolor est in- 

uasus. adeo nobis satis incumbere considerauimus. Propter quod omnino 
oporlebat cum agicharei tartarorum imperatore intelligentiam prehabere nec 
non cum gotie domino, et ut hoc adipisceremur varijs diuersisque 

('; È corroso per la stessa ragione notala poco sopra nel documento XXII. 



( 103 ) DOCUMENTI 



semitis id tentaaimus obtinere. Cum ipso . . . fallirne fieri posset et exti- 
tìsset factum, cimi islo aatem imperatore minime fuit possibile, cum iam 
Ipse tractatum cum theucrorum rege inchoarat. Nani ultimate ad illuni 

transmiserat oratorem classem maritimam p ut terrestri exercitu 

Oaffensem obsiileret ciuitatem. et jam ad hec conuenerant quod obtenta 
ciuitate ipsi imperatori ciuitas remaneret. anime vero cum supelectilibus 
ad theucrorum regem conueniicnt. Ut prìdem vos fuisse credimus adui- 

satos ante presentium receptiouem. rex ipso theucrorum q pro- 

niisit triremes biremesque quinquaginta sex. que primo mocaslrum appu- 
leruiit et cum dictum locum inueneriut munilum. bellum agere . . . xi sunt. 
cum nos jam de socijs cazacliis sepluaginta cum commissarijs duobus victua- 
libus opportunisque . . ■ . muniuerauimus locum. Foslmodum sauastopolim 
dieta classis transfretauit locumque oblinuit . . vis . . tibus expoliau.it et 
existeutibus ibi duabus nostris pupibus. unam acceperunt. aliam autem 
igneis .... combusserunt. et existentibus in eodem loco certis nostris ne- 
gotiatoribus alios captiuos ceperunt. alij autem . . . arripuerunt fugam. 

Qua quidem preda facta ipsa classis ad has nauigauit partes. juxta quas 
habebant cum tartaris ordinationes. ad lo ;:um autem caualarij apulsa, cum 
ipsis tartaris quoloquium habueruut. Hoc facto tuuc accesserunt portum cum 
biremibus quinquaginta sex die undecima julij. ancoras projecerunt in mare 
a terra Ionge uuius iclu bombarde nullam lamen facienles offensionem. sed ex 
eis nonnulli in terram desceuderuut ut rellìigeria relìeclionesque. de quibus 
salis indigebant. acciperent. Die autem sequenli in esistenti situ inler eccle- 
siam sancle marie medi] augusti et sancti constanlini turrim descendentes adue- 
nerunt. noua accipieutes victualia et ea que eorum in mente .... ade- 

rant peremerunl. iiobis autem ili fuit labor immensus posse bunc 

populum relinere. jamque eos aggressi fueranl tbeucros .... cum rege .... 
sent non dubium est eos tradidissent morti aut captos accepissent. Tertio 

autem die in . . . loc apposuerunt scalas. et bora jam tarida cum 

domos redierant nostri principales. denuo tlieucri aggressi sunt ad 

iuuicem bellantes. Hoc viso ipsi principales nostri subito rediere et . . . 
.... victores extitisseat populi nostri theucrorum jam decem aut duodecim 

in ter descenderant terram. Sequenti vero quatuor- 

decima die domìnica tota ipsa classis gos projecit ancoras. qua 

quidam die appulit de mane tartarorum imperator cum toto exemtu. ijuì 
incirca de numero extimabatur equitum sex millium. qui capitaneo classis . . 

patronis qui in terram aduenerant habuit parlamentum. 

et secundum quod potuimus conjecturare. cognoscentes cani non fore classem 



anno 1454 ( 104 ) 



sullìcientem nos posse debellare ad pacta potius quam ad arma dcliberarunt 
deuenire. 

Deiude ipse imperator qui ad antiburgos jam appropinqaarat. ut ad eum 
mittcreinus aliquos nostros viros requisiuit. eum quibus sermonem posset 
prehabere. Nobis id facere recusantibas. sub nostra fide antiburgorum fossa 
d temir cola classis capitaneus aduenit. unaque eum ilio proletor siue dero- 
garias accessit, sic asserentes imperatorem ad quedara federa ante adaentum 
classis nobiscum celebrata slare contentum. que quidem pacta metu classis 
ipsius quam potenliorem et majorem extimabamus peracta sunt. unde tantum- 
modo dieta obseruari pacta requisiuere. obsidem tamen sibi dare petierunl et 
prò meliori . . . sibi dare obsidem fuimus contenti, et hoc modo . . dum lon- 
gius eum exercitu suo se a nobis separauit . . . ipsa fecit classis. capitaneo 
autem ut moris est exenia fecimus de biscoto et alijs refectionibus necessarijs 
de quibus satis ac satis indigebant prouidimus. Uemum sequenti die versus 
gotiara nauigantes venerunt. ubi plura in maximum illarum dedecus dampna 
intulerunt. eum nullam feceriut obstaculi . . . sionem. deinde constantinopoli 
nauigaruut. Et per aduisationes quas a personis dignis concepimus. classis 
capitaueus de nobis modo duplici se lameulaus multa suo retulit regi. Et 
primo liane urbem fore nobilissimam uuiuersis persuasit. quam eum galeis 
et fustis centum posse asseruit debellare, de nobis autem . . . contentali ra- 
tioaatus est. 

Gontigit autem quod per plures dies ante hujus classis aduenlum quedam 
ex . . biremis oratorem ipsius imperatoris reportanlem in locum appulit vo- 
spori quem transmiserat ad tbeucrorum regem ipse imperator ad ipsam im- 
petrandom classim. in quo quidem loco per terram ipse orator se . . fexit. 
ipsa aulem biremis eunlia et abeuntia nauigia debellabat multa dampna 
inferens. Accidit enim ... a fortuna quod quedam nostri burgensis johannis 
de nigro pupis a copario caffam nauigabat . . . diete . . . velis allis vento 
prospero concedente biremen inuasit cepitque. multi ex ipsis theucri fuere 
perempti sp . . . expuerunt. alij autem se in mari projecerunt sumergentes 
ex ipsis tredecim solum theucris .... diete pupe positi caffam accesserunt. 
et eos preter gelici decem et septem praue conditionis apud vosporum babi- 
tanles. septemque tartari super antedictam biremem qui lucri ascenderant 
eausa, hij quoque lue fuerunt conducti. geticos laqueo suspendi iussimus. tar- 
taros autem per contra nauilia quedam nostra tradì . . res . . . . oni con- 
cessimus tredecim vero theucros classis capitaneo eum capta frusta tradi- 
dimus. et eo com ipsam armare non valente, nostre imposuil cu- 
stodie. 



( 105 ) DOCUMENTI 



Videlur ameni de nobis malo contentari ipso capitaneus co quia in portu 
classe esistente, i» populo die qaadam vox terribilis extiiii quod theucri intra- 
uerant iu ciuitatem. Nequentes autem populorum iram ac impctum aostrorum 
restringere, in foro ferro interfecti quindecim vel plus spiritus omisero, mallo 
plares forenl oeeisi si mana armata latini nostri cosdem illesos . . ipsa furia 
non reseruassent. qui vigiliti quinque et ultra in numero sunl reperti, quos 
quidem nulla mora poslposita classis capitaneo trausmisimus. ipsius casus se 
se mirano in modum condolentes. et tali excusatione humili proponentes quo 
aeciderant nostrani ut credimus eundem excusalionem acceplare. Qui quidem 
tlieucri . . . nobis ipsimet retulerant caffensem intrauerant ciuitatem ut in- 
cendio per urbis imponerent habitacula. sperantes quod a custodi .... no- 
stre qui cuslodes ignis territu recedere conarentur faeilius 

credentes bello imposito ciuitatem obtinere. dictorum tbeucrorum 

estatis pluuie a caffensi origine inaudite non capere. 

Insuper quod deterius est fertur a mul cum imperatore islo pacla 

confirmasse, hoc est quod cum classe marilima ipse anno .... retrouerti. 
et jam ipse exislens capitaneus in constantinopoli ad regem equitarat clas . . 

requirendi causa, cuius quidem rei satis potest d . . . hujus in- 

fidelitate satis hoc immensis sacramentis pactis obstantibus uobiscum 

perpetralis. que pacta ut ... . manifesta sic se habent. Cobacli tamquam et 

violatio . . . subiecti ipsi imperatori nobis fuit sexcentorum sum- 

morum tributum annuatim et singulo die asperos centum quinquaginta . . . 
eidem nos opportuit promittere. non tamen tribut . . so'itaque exenia adempia 
que allias eidem successiue cafi'ensis tribuit ciuitas. que non minorem valoris 
sumniam ascendunt tributi nouiter insliluli. Hec quidem omnia aliter . . are 
non posse intelligentes re publica insegante peregimus. coguoscentes in pre- 
senti aliter non posse prouidere. cousiderantesque federa facta melu firnio 
non posse statu permanere. Jam vero de dictis summis sexcentis quadringenlos 
sexaginta eidem tribuimus imperatori, residuum autem infra breuissimum 
tempus prouidere. alafa .... semper finito ipsi imperatori oportet intimare 

usquequo a supremo deo nostra clades decisa sit. Quo propter non 

sed utilissimum. non bonum sed optimissimum. si fax foret fari, esset hujus ini- 
quissimi imperatoris. hujus . . tante urbis confusio et ruina exitium proui- 
dere omnibus ingenijs omni arte lam ciana quam aperte imposita destructione 
nuluti.onemque ipsius perpetrare, nani ipse imperator omnium malorum causa 
cum sit. omiiino in breuissimo tempore sua maliuola sagacitale islam cona- 
bitar ciuitatem nichilare. Quamobrem facili via conlra ipsum possemus .... 
anulare .... que cogitant in hoc careni potestate cum necessarie . . . vostre 



anno 1454 ( 106 ) 

possent cogitare reuerentie ille nobis deficiunt res quas opera . . noa dedi- 
guentur vestre dominationes pcrhabere specialiter. ut si fieri potest. eas cum 
presenti nuntio possimus obtinere. at si nulla alia causa procedente ipsum 

ad nos deberetis inlimare prop ne aliter eueniat imploramus. Interea 

tamen non otiose vacabimus prout nostro lateri pertinebit unoque modo vel 
alio ingeniose cogitabimus que suum valeant statum precipiti via ponere in 
ruinam. 

Quemadmodum ante presentium receptionem vestre intellexerunt domina- 
tiones naues due cum commissarijs vestris apud constantinopoli pluribus diebus 
assistcrunt metu bombardarum minime valentes pertransire. et quia minus 
consulte patroni constantinopoli desceaderunt ibidem detenti sunt. Propler quam 
detentionem plura in pupibus male qualitatis orta sunt discrimina, propter que 
transire nequaquam disposuerunt et . . cbio citius forte intellexistis cliium 
pupes sunt regresso, applicuerunt autem die secunda julij et per quas habemus 
aduisationes prò suis omnia reparationibus preparabant. ut cum tempora adue- 
nerint australia in mense septembri se se ad nauigandum exponerent. quas 
summo desiderio immensaque cum letitia expectamus. 

Postmodum autem legatos nostros per nos ad ipsum theucrorum regem 
transmissos nouimus ab eodem recessisse discordes. cum quadam tamen 
in . . . lusione cum eodem perpetrata . . . pupes nostre mercandi causa 
abire libereque transire possinl nauigantes mercatoresque quod tute in suis 
terris mercibus .... valeant permanere. Consensit autem ipse rex non eo 
quia in nostrum veniret comodum sed ... quia in suum beneficium 
adsunt opportunum. et quod deterius est intolerabiliusque samastrensem locum 
in suam jurisdictionem postulauit obtinere. caffensem quoque tributum cupiebat 
adipisci. et secundum quod sumus aduisali cum ducatis duobus millibus 
annuatim tribuendis suam potuisset contentami facere voluntatem. Quantum 
ad nos atlinet cum eodem optamus composilionem perpetrare potius quam 
cum eo in ruinosa guerra remanere. De loco samastrensi autem quid fari 
ignoramus. cum res eximia sit et durus sermo ventilandi. nani faciliter 
valet considerare quod afectantibus et volentibus hanc urbem et hec loca 
relinere. ea una ex duabus formis oportet pertransire. hoc est in pace aut 
in guerra. 

Clare autem cernere valemus cum eodem in pace non posse permanere 
nisi aliquo tributo mediante, cum hec ipsorum antiquissima sit eqnsuc- 
tudo. potissime ultra . . . hujus magnanimi juucnis regis ac auarissimi. Hoc 
enim egerunt chienses. trapezundarum imperator . . . metelini dominus simili 
se legi submiserunt. nobis quoque hec via lutior videtur cum minoris sumptus 



( 107 ) DOCUMENTI 



;ie dampni sìt quam cum ipso rego in guerra permanere, quo casu si sic extiteril 
res iuiìnitas nos oporteret a'd ista loca tenenda prouisioucs pertractare. 

Nani graues et insuportabiles quoque iste erunt expense quantumeumque 
violenter . . . pertranseant naues. si prò tempore cum imperatore habeat composi- 
tioneni. classcm transmittet polentem. unde quod sic se habeat res minime 
dubitamus. Non enim arbitramiui loca nostra urbem liane . . in tuto re- 
nianere. licet illi homiues commissarijque cum munitionibus ipsis iu isto 

ailsiut loco, non est immensum girum hujus ciuitatis q . . . . 

circuitus mag .... cum menijs debolissimis. et quod pejus est absque fossis 

oport Si ergo ad liane accederet classis potentissima caffensem 

urbem cum suis machinis cum alijs ingenijs locumque in girum 

castramentrarentur. cum homiuum numerus tam latinorum quibus- 

cumque aliorum insufliciens sit. procul dubio iu magno subijceremur periculo. 

Bono respectu quales nec quanti sint homiues non declarare affeeta- 

mus. a nobis autem metips . . hec consider Itaque contingentibus hijs 

sic nobis visum extitit sucursum optatum huic impendere ciuitati non posse. 
non pac . . . tente primo hoc tempore cum eorum rege. non adueniente 
quod absit chrislianorum potentissimus numerus per mare ... ad ipsius su- 
eumbendam inefTabilem feritatem. non dubium est tbeucrorum regem sua 
ineffabile persecutione potentissimam prò calla classem preparare. Unde hanc 
urbem celeraque loca in tuto disponenles retinere. necesse est tempestiue 
hijs sagaciter prouidere de nauibus quatuor armatis cum decem galeis que 
ad has repente partes adueniant non borearum tempora expeetantes. nani 
inuitis ipsis per fretum augustum procul dubio eas credimus posse pertran- 
sire. Existentibus autem hic nauibus et galeis. certuni est theucros in terram 
pedem attingere non auderent. quod si sic a superis forel visum. faciliter 
ipsorum turmam credimus posse superare, maxime si fórenses stipendiarios 
cum ipsis haberemus nauibus. de quibus super omnia vobis exoramus velitis 
prouidere. Si superbia eorum instigaute in terram se se vellent transfretare. 
olimpi conditoris gratia concedente, ipsis . . . suas nobis biremes relinquerent. 
Hoc modo in nostris poteiimus ut moris est viagijs permeare et ipsa quidem 
classis nostra in excogitata adoperabile bona propter hujus urbis salutem. 

Cognoscimus autem tam grauium expeusarum vestras ledere domina tiones 
iu hoc preserlim principio. Si tamen sagaci anima aduertetis consideratione 
ubi immensa est dignitas et sublimis status saucti georgij et glorie, totiusque 
januensium reipublice famosa nominalio. non molesto sed tranquillo animo majoi a 
si essent conabimini suportarc. Nani qui urbium habent dominatiouem tesauris 
. . . mumque honorum eosdem carere non licet. e conuerso eos qui ciuitatum 



anno 1454 ( 108 ) 

sunt nulatenentes. egeni non modo thesaurorum sed etiam cujuslibet boni . . . 
prò ... re est necesse . . . Quare ergo hoc in orbe nisi ad sublimein 
gloria m victoriose retinendam pecunie possidentur. nam omnia alia vobis . . . 
he fuerunt urbes de . . . nisi ul opportunis subsidijs optatisque temporibus 
non parco non inerti animo sed largilluo. metu parsimouiaque postpositis ves- 
tre eisdem prouideant necessaria reuerentie. Non enim considerare putandum 
est quod modo hec que confecte aut faciende erunt expense diis fauenlibus 
ad inopinabile gaudium ad inelfabilem utilitatem ad decus immensum vestras 
facient scandere reuerentias. Itaque animaduertend .... non modo honores 
benetìciaque vestros non debent animos coartare sed et animarum infinitarum 
oculi . . . eosque nullam spem nullumque refugium habere preter vestram 
quam lenent denominationem. vestras debent spectabilitates facere subtili animo 
salutem cogitare. 

Nam preter hec in breui. si sic fiet quod speramus. vestram poterit adhuc 
comperam hec ciuitas e flexis habenis subleuare. Non enim obliuioni tra- 
ditore sunl animorum nostrorum memorie nouissime que cum tantis sudo- 
ribus liane in mundi parlibus extremis ciuitatem condidere qui cruore 
sparso a faucibus habitantium virilite.r defensarunt usque in diem presenlem 
des . . . . autem has partes in tam breui tempore negligendum foret ne hij 
populi qui in tam incredibili gaudio de vestrarum dominationum regimine 
laudes porrexerunt in lacrimas gatidium conuerterent luctuosas. non ne dedecus 
incassabile nostre non incumberet omni in tempore nationi. Quid plura? apud 
extraneas nationes inuisus pudor nostras coufunderet victorias priores animosas. 

Quapropter pijssimis precibus deuotissime vestras supplicamus reuerentias qua- 
tenus hos deuotos deserere non veiitis populos suplicantes. quod suplices aures 
vacanles ad eorum percipiendam saìutem solerti cura in janua tardiderunt. 
sed quemadmodam galina pulos. pater filios suos imponuut in sucurendo quas 
habeut vires. sic vos proteclioue virili filios vestros a feritale infidelium. cum 
hoc vestras in jaceat manus veiitis extirpare. ut vestris tanquam fidelissimi va- 
leamus dominationibus deseruire. et tute mori ac viuere in hijs possimus vestris 
uibibus secureque mercari. A Iatere nostro quantum fax aderit omnia omnino 
experiri patique optamus. ne in saracenorum subdilionem valeamus deuenire. 
Cupienles tamquam boni christicoli in januensium manibus polius iuterire. po- 
tius quam cum calibe stricto nostros emittóre spiritus. propriosque uatos 
uxoresque manibus iaterficere proprijs. quam quod deus aduertat ruiuosam 

cladem quam costantinopol subslulere lucluosis fictibus eamdemque 

stragem prouidere. A qua quidem non modo nos ipsos sad cuuctum in chri- 
slum papulum sperantem omnipotens dignetur omnino deliberare. 



( 109 ) DOCUMENTI 



Usque do mense aprilis theacroram regis orator ad islam ;ipu!it urbotn. 

((ai sue legationis causanti verbis litterisque exponit. in qua quidem 

ciuitatis inclinalionemque nostrarq expositionem requisiuit. quamquam ex lite- 
rarum lectura comprehensum salis est cum a nobis prout a chiensibus ei a 
methelini domino habuit. volle oblinere. que quidem balia de causa retinuimus 
l'ere usque ni . . . Post classis autem recessum honorifìce expediuimus ho- 
Doresque sibi exenia fecimus digua. horetenus sibi talem tradidimus respon- 
sìonem eandemque regi per litt 'ras direximus. dominationes vestras nos prò 
superiorìbus dominis retinere. et omnia que conclusa cum rege per legatos 
vestros fuerint rata habere et firma. 

Nauis acellini lercarij iam de februarij mense preteriti erat recessura. non 
intelli^enles ea que ilio in tempore possent euenire ipsam usque ad boc pre- 
sens tempus deliberauimus retinere. eidem ejusdem partitum coufirmauimus. 
de nouoque sibi bujus maris obligauimus merces. Interea autem mocastrum 
prò victualibus nauigauit. ultra quo summos sibi dedimus trecentos. postantem 
eius de mocastro reditum satis ila cito tbeucrorum classis superuenit et vo- 
lentes velas timonumque in terram prò majori cautela per eundem facere 
transportare, renuens hoc facere neglexit cum ob hoc noxius reman . . . nisi 
suam assecuraremus nauem. Cupientibus autem assecurare illam. assecuratores 
nequiuimus inuenire. propter quam assecurationis causam centum eidem 
summos tribuimus. ipsa autem nauis infra dies hos merces incepit suas 
onerare, dietim coparij raubam expectans que ultra solitum metu classis op- 
portuit retardare. Eam vero nauem infra hunc mensem hinc recedere posse 
extimamus. super qua ultra suam turmam opportunam. ex prestanlioribus 
oflìciales plerosque mercatores ascendere deliberarunt ex quo nauium duarum 
aduentum dictarum vehementissime desideramus. aliter autem cum paucis- 
simis latinis reslantes. ut exeogitare potestis. desolati relinquimur. 

Preterea necessitate compulsi ob ea que occurrerunt infaustissima tem- 
pora prò nonnullis prouisionibus non valentibus ex ordinario introitus nostri 
modum inuenire unum, inter ciues burgenses grecos armenos judeosque 
fecimus muluum summorum mille quingentorum incirca, mutuantes vero 
hujus fecimus massarie creditores ad usque illud tempus quo vestros obtine- 
bimus optatos commissarios. Quos qaidem multis respeclibus cum maguo desi- 
derio expeclamus. cum quibus modum hujus solutionis pariter ruminabimus. 
multisque alijs necessarijs prouidebimus. Dubijs versamur sermonibus an 
mittere vel non ad istum regem oratores prò ista urbe sit utile in nos. 

lamen naues nostras an cundo expectare salubrius judicamus. ut que 

facture sunt intelligere valeamus. Nani dante deo cito ad has ipsis acceden- 



anno 1 454 ( ! i ) 

tibus hujusmodi res satius cum ipsis comissarijs possemus ventilare, precipue 
tempus in hac re minime elabente. Nam prefalus rex in seruiam cum exer- 
cito suo transfretauit et quamuis ad eum njitteremus legationem. opporteret 
regem expectare. si naues ultra medium mensem octobris retardarent. casu 
quo omnino nobis legatos ad ipsum omnibus pretermissis intimare est necesse 
cum eo autem qui prò presenti tempore secum ut salubrius foret respectu 
tributi quauis via sagaci concludere quoloquio. De samastrensibus rebus 
tamquam in alienam non imponentes falcem non se posse excusabimus im- 
pediri cum de ipsius disposinone quidquam de nostris possit manibus inue- 
nire. cui quidem loco quousque alia conclusa sit deliberano prò tempore 
aliquo necessarijs prouidebimus opportunis. Et jam ad eumdem locum con- 
sulem nouum mittere decreuimus. intelligentes consulem ibidem existentem 
non bono modo sese posse continere. unde johannem caualum virum bone 
conditionis elegimus in consulem cum in omni re potissime in rebus bellicis 
sit expertus. Dignum nobis videretur ut eum in eodem conflrmaretis officio 
prò anno uno. et id fieri precipue rogitamus quia johannem ex copario 
. . . ntem expectamus. et cum aduenerit omnibus pretermissis opportunam in 
necessarijs sibi prebemus expeditionem. (Juid autem fiet et concludetur in 
posterum in theucrorum regis legationis factum ac in omnibus alijs rebus 
aduisabimus sucessiue. Proprium nuntium post istius recessum ad vos sumus 
per terram transmissuri. ut debitis temporibus vestre dominationes nostras 
auisationes prò necessarijs nobis rebus valeant perhabere. et ut non post cibum 
sed tempore congruo nobis possitis optatum prestare succursum. 

Incerti enim sumus de quibus prouisionibus nobis cum illis duabus pupibus 
vestre prouiderint reuerentie. Nam si de necessarijs rebus nobis non extitisset 
prouisum .... vestris tradimus memorijs. quia intelligimus hominum pro- 
uisionem pre ceteris nobis fere necessariam . . . bombardis colonbrinis ac 
magnis sarbatanis de quibus precipue indigemus nobis abundanter prouideatis. 
quia arma similia et hujusmodi ingenia hij infidetas multum contimescunt. 
debitam prouisionem de . . . indigemus. magis de lazanis mille vel plures 
prò isto inermi populo. de quibus quidem si non habundans fuerit facta pro- 
uisio citius quam fax sit nobis prouidere dignemimi. Et sic de quibuslibet 
defensatorijs armis bellicisque apparatibus velitis prouidere. inter cetera vegetes 
tribulorum duas vel tres que mirum in modum conferunt contra has ini- 
micas nationes transmittere dignemini. Si vestre deliberabunt reuerentie viros 
transmittere forenses. laudamus ut illis probum capitaneum expertum virum 
belliceque artis instructum circa ea que ad defensandas urbes conueniunt 
preponatis. Omni studio habere inuestigelis viros doctos circa menium repara- 



^111) DOCUMENTI 



Ijones pariter intelligentes. qui bombardis ac machinis possint mi. duo, aut . 
tres magistros artis balistrorura. aliquos anterami magislròs. de quibus boc 
immensa vostra ciuitas indiget volitis destinare. 

Vobis autem pateat baae urbani vestram de viris probis cuiam rei publiee 
animose gerentibus indigere. qui Consilio auctoritate et scicntia fungantur. qui 
etiam graui slrepitu eontremiscere faeiant efrenatos. Mittnutur autem bij ma- 
ritiina aut terrestri via rapte quantum fax sit. quibus taliter inibeatur (juod 
sub quauis specie quouis velamine nequaquam valcant mercimonia agitare. 
ut vigilantius nullo crepusculo c(-ntingenie nullaque fluicanle materia reni 
pablicam salubre una cum magnifico nostro consule valeant peitractare quod 
ail bujus ciuilatis utilitatem . . et ex animo paratissim . . et prontissim . . 

Quemadmodum in premissis descripsimus vobis si cara bujus urbis salus 
est. statum oportet hujus imperatoris eguali ruminalione extirpare. Nam ultra 
quo descripsimus de eo facinora. rebus sese ded . . . quod unquam audilum 
est solicitus maritimis. proprias habeus fustas proprias tenens naues. cum quibu» 
merces exagitat capitaque transfretat. que in hujus urbis mirum inferunt 
nocumentum. mira conferunt dampna. et ad simisso partes et plurimum mer- 
catur et ad hujus ponti celerà loca et omne id et que . . . extrabuntur locis 
que quidem solebant caffam remeare. ipse ad ciuitates suas nouo facit conducere 
transitu. Itaque ex hoc contingit quod fere omnes res zichieque capila caffam 
solentia aduenire ad vosporum transmittuntur ... ex turchia veniunt ad cala- 
milam conducuntur. Ob hoc euenil quod sancii autonij utilitas in minimo redacta 
est bono. et si classis de qua diximus supra ad has accederet partes omnibus 
hijs rebus prouisionem impe .... nonnullisque alijs rebus prouideret. ut 

est trapesundarum imperatoris causis pluribus parlitiones nostras 

factas ultimate mirabiliter peruertentis. et ultra classis illa multa que non di- 
cuntur bona per . . . Propter que has expensas vestre . . non habent quod 
non credimus . . . recusare. quia possent multa, fauenlibus diis. bona per- 
petrare, et sic agentes. vestras habebitis urbes perpeluis temporibus duraturas. 
Hec oportuit autem vestris dominalionibus ut superius scriptum est prolixe 
narrare, ut de singulis ad singula distinguenles vestris plenius domiuationibus 
inclarescant. 

Concludimus autem quod si ea que humiliter ac deuote postulamus. ve- 
stre spectabililates non prouidebunt. guerram cum isto rege debentes perpe- 
trare hunc inum populum non foret possibile. Nam si hijs tem- 
poribus ingenio ac arte istas non relinuissemus gentes. non dubium est quin 
lune et illinc prestans magna abisset pars, unde ut scitis sine populo hane 
urbem retiuere res fatua esset exeogitare. Nos quoque oportet pariter liane 



ANNO 1 454 (112) 



dereliaquere urbem. aut equale foret mestuosum accipere parlitum. quo 
qaidem omnia molestis animis cum luctuosis fletibus cordibus meslaosis 
vestris domina lionibus supplica mas. Necessitate compulsi, urgente causa, hec 
omnia vobis duximus enarranda. ne futuris temporibus aliter si eueniret re- 
prensione ulla a vobis valeamus increpari. Pro quibus omnibus nos et hij 
benignissimi populi genibus flexis exoramus quem cuncta dirigit vestras mo- 
neat mentes. vestros dirigat aclus ad omne bonum ut nos a vobis optate va- 
leamus consolari. Dada calle die undecima seplembris mccccliiii. 

Demetrius de viualdis consul calte eie. 

massarij. consilium antiauorum 

et officium balie ejusdem. 



Sigillata die xxi oclobris. 



Baptista. 



DOCUMENTO XXXIV. 

11 console e gli ufficiali eli Caffa confermano la verità della narrazione suddetta. 

1454 11 settembre 
(Filza di Caffa, n. 4) 

(Extra) Magnificis et spectabilibus dominis protectoribus venerandi offici j 
sancti georgij excelsi comunis janue. 

(lntus) 

Magnifici domini. Pridie jam commisimus cancellano hujus curie ut parte 
nostra scriberet vobis distincle hujus ciuitatis statura ac qualitates omnes. ac 
etiam omnia quo hijs preterilis diebus nobis occurrerunt circa theucrorum 
classem que hic fuit. et aduentum imperaloris tartarorum cum eius exercitu 
qui omni eo tempore buie ciuilali minabatur. veniens prope ciuitatem per 
milliare unum, et demum omnia que tunc apud nos gesta sunt. Et licet forte 
per illam litteram cancellarlo nostro commissam vobis erunl occursa aliquantu- 
lum prolixe narrata, tamen non erit inutile sic scripsisse ut magnilìcentie vostre 
possint opportuna intelligere apertius. et necessitatibus nostris melius prouidere. 

Igitur per liane vobis affirmamus omnia contenta in dieta littera. rogantes ma- 
gnificentias vestras ut omni studio velitis in hijs cogitare, et prouisionem neces- 
sariam ac tempestiuam preparare, ut hec ciuitas totius nostre reipublice dexter 
oculus non subijciat tot extremis periculis que minantur nobis exlremara ruinani 
ex maxima potentia regis tbeucrorum et disposisione ut credimus. ac hujus im- 



( I I 3 ) DOCUMENTI 



peratoris tartarorum qualitatibus et disposinone, quo eorundem dispositioncs 
ipud dos eerte sunt. ut percepimus ex pluribus auisaiionibus et presertim ex 
lilloris olobei de lothedoro. qui in adueiitu cujusdam l'uste tlieuerorum ad 
terras suas modum li;ibuit secreto retiuere quondam tlieucrum qui tlieuero- 
rum dispositionem sibi confessus est. Ideo nicbil aliud dicendum est nisi 
supliciter vos hortari super ciuitatem vestram bona et personas tot januen- 
siuni et ad aninias tot cbristicolarum bujus ciuitalis babitantium velitis pie 
el animose prospicere. Que omnia si vos non mouerent. sallem mouere deberel 
status totius nostre rei pubblice januensis. quem ad niebilum deduci intelli- 
geramus multis rationibus. si hec ciuitas in tantum sinistrum deduceretur. 
(juod deus auertat. 

Et ut apertius intelligatis. dispositio domini theucrorum est classem poten- 
tem bue transmittere cum omnibus instrumentis necessarijs ad bellandum 
et expugnandum quascumque ciuitates que hic sint infra dies odo post 
paseba nostrum, considerans eo tempore aliquam prouisionem a vobis secun- 
dum nostram consuetudinem fiendam non esse. Ideo magnificentie veslre 
aduertere deberent ne prouisio nobis fienda sit post cibum sed tempore con- 
gruo. 

Speramus multum in magnifìcentijs vestris cum semper visum fuerit 
non defuisse prò officio vestro rebus publicis. et presertim tante importantie. 
non solum considerare sed omnibus viribus prouidere. Data calle die unde- 
cima septembris mccccliiii. 

Dcmetrius de viualdis consul caffè etc. 
massarij. consilium antianorum 
et officium balie ejusdem. 
Sigillala die xxi octobris. 



DOCUMENTO XXXV. 

Lo stesso console Demetrio Vivaldi e i massari raccomandano ai Protettori 
Batista Garbarino, uno degli scrivani della curia e cancelliere di Caffa , e 
li pregano di prorogargli lo stesso officio di scrivano per un altr' anno. 

1454 11 settembre 

( Filza di Gaffa, n. 5 ) 

Data caphe die xi septembris mccccliiii. Sigillata die xxi octobris. 

9 



anno 1 454 ( 1 I 4 ) 



DOCUMENTO XXXVI. 

1 medesimi sollecitano l'invio dei soccorsi guerreschi, e annunziano la temuta 
prossima carestia. 

tìoì 21 ottobre 

( Filza di Caffo, n. 6 ) 

(Extra) Magnificis et spectabilibus tiominis protecloribus venerandi offici] 
sancti georgij excelsi comunis janue. 

(lntus) 

Magnifici domini. Xijs diebtis elapsis expediuimus nuncium unum orgusium 
cum gregorio de sorba transmisso ad vos prò parte burgensium hujus ciui- 
talis. ut veras informationes habeatis de statu bujus ciuitatis ac ipsius quali- 
tatibus. de proposito regis theucrorum ac istius imperaloris lartarorum qui 
indubie cogitant hoc paschate futuro terra marique hanc ciuitatem inuadere. 
Et quia salus nostra totiusque hujus ciuitatis in vobis est. deliberauimus 
antonium rogerium hujus ciuitatis burgensem egregium ad vos transmitlere 
cum litteris duplicatis. ut si primis nuneijs aliquid aduersi contigisset. hic 
antonius feliciler ad vos accedere possit. per quem antonium ac litteras per 
eum conducendas piene videbitis necessilates et pericula nostra. Igitur magni - 
ficentias vestras pie et enixe deprecamur ut velint requisitionibus noslris 
annuere. et contenta in dictis litteris executioni mandare, ut deo preuio et 
mediantibus prouisionibus vestris possit hec ciuitas a tanto exterminio liberari. 

De nouo post scripta per primos nuncios nichil certi fuit. dispositio theucri 
ac hujus imperatoris tartarorum est in eodem proposilo ut ex vero a multis 
partibus certiorati fuimus. Nauis acellini lercarij recessit die xxviii seplembris 
transitura per vim. de qua hacteuus nouum non habuimus. dominus eam con- 
ducat. Arbitramur tamen ipsam illesam potuisse transire ex demonstrntione 
ventorum prosperorum et validorum qui post recessum diete nauis regnaue- 
runt. Demum de nauibus jeronimi de auria et galeoti fornellini que chium 
retrocesserunt nullam spem habemus ut Ime accedant. que si accessissent buie 
populo magne consolationis et alacritatis fuissent. Geterum magnificentias vestras 
aduisamus sicut prò necessitatibus hujus ciuitatis celebrato publico Consilio fuit 
deliberalum habere recursum ad introitus et cabellas unius prò centanario et 
medij prò centanario ac medij asperi vini et par ... . que cabelle sunt 
vestro officio assignate. et id presertim factum fuit quia hoc tempore non 



( 115 ) DOCUMENTI 



fuissi't utile populis hujus ciuitatis multa graunmina iuferrc. qui ex necessi- 
latibus predictis haeteDus satis grauati fucrunt. 

Insuper si impossibile esset vobis. ut ila loquamur. prouisiones scriptas 
ac classem via maritima ad nos non posse transmittere. quod tamen credere 
non possumus. et si hoc conlingeret nobis spes multum decidcret in pos- 
sendo liane ciuitatem a tot molestijs deffendere. saltem terrestri via possetis 
cogitare ad nos mittere illa auxilia que possibilia forent. scribendo regi un- 
gane et polonie ac domino blancho. ut via ipsorum possemus quamplures 
homines aptos habere prò hujus ciuitatis necessitatibus et defensione. Super 
naui dicti acellini hinc recesserunt ciues. mercatores ae Ialini quamplures 
qui erant ex aptioribus ad hujus ciuitatis defensionem. ex quo tanto magis 
necessarium est vos esse promptiores in prouisionibus vestris. 

Insuper hoc anno in hijs partibus et presertim in hoc territorio non fuit abun- 
dantia victualium. nec etiam in maocastro et licostomo. a quibus locis hec 
ciuitas solebat extrahere multa victualia. ex quo est necessarium ut super una 
nauium huc mitlendarum transmittatis eam summam frumenti quam tran- 
smittere sii possibile hic vendendam. ne ex penuria victualium quam sumus 
certi in hac estate habere. possit nobis sinistrum contingere. 

Et ut magnificentie vestre clarius intelligant pericula nostra, deliberatum fuit 
hic publice legalionem transmittere ad dominum theucrorum cura exenijs et ad 
ipsum mitigandum et prouisionem preparandam. ut deterius nobis non contingat 
et prò aliquali consolatone istorum populorum. qui metu prediclorum contin- 
gentium in magno timore et angustia mentis restauerunt. et plures ex ipsis 
hactenus ciuitatem dereliquerunt deferentes secreto bona sua ac dietim aul'u- 
giunt. licet in custodijs faciamus fieri illam prouisionem quam possumus. In 
qua legatione paruam aut nullam spem habemus. quoniam si dominus theu- 
crorum obstaculum sufliciens non habebit. omnimodo animi est liane ciui- 
tatem expugnare et subuertere. quod deus auertat. Ex caffa die xxi octobris 

MCCCCLIIII. 

Dcmetrius de viualdis consul caffè etc. 
massarij. consilium anlianorum 
et officium balie ejusdem. 

Baptista 



( 116 ) 



DOCUMENTO XXXVII. 

Lo stesso fanno i quattro ufficiali borghesi di Calla, e invocano nuovi e più 
severi amministratori. 

US/i 22 ottobre 

(Filza di Caffa, n. 7) 

(Extra) Magnifìcis et prestantibus dominis protectoribus comperarum 
sancii georgij incliti cornunis janue. 

(Intus) 

Jhesus. 

Magnifici domini p^tresque prestantes: Per gregorium de sorba conciuera 
nostrum ad vos missum. de nostra et bujus urbis misera condilione integra- 
liter eritis aduisali. cum ipse optime noscat qualibus et quantis infirmitates 
et morbos nostros egere medelis. Aduisauerit itaque m. veslras ipse noster 
orator sub quali guberno qua prouisione quo Consilio plebs ista conducitur. 
et demum sub quo jure ciuitas regalur. Profecto cum m. (*) vestre omnia ab 
eo intellexerint. nequaquam dubitandum est unumquemque vestrum frustra 
m causam nostram conuenire flectosque pietate. Nec aliter credendum est 
quam quod preces supplicantium integraliter a \obis patribus pijssimis fuerint 
exaudite. Quamobrem tollite moras et ad salulem seruorura filiorumque 
veslrorum properale. Verum unum a nobis firmiter intelligatis. quod nisi per 
m. vestras opportune et celeriter prouideatur. in bac proxima veris tempestate 
presentem ciuitatem amissam extimate. cum non adsint qui eam possint def- 
fensa re. 

Recessit de bic nauis acellini lercarij in qua plures accesserunt latini, 
quorum recessum nobis nempe gratum fuit cum multi essent rixarum et 
dissidiorum auctores. et propter eos continue multa orirentur scandala. Tamen 
ex eorum recessu plebs slupefacla restauit aspicientes latinos fugam ampere, 
ac proplerea et ipsi alias mansiones querunt. nolentes theucrorum armatam 
quam quisque asseuerat ad nos in hoc primo tempore esse venturam expec- 
lare. 

( 1 ) La lettera m avanti o dopo vestre usata spesso in questo e nei seguenti 
documenti, in caso retto od obliquo, significa sempre magnificentie vestre. 



( 117 ) DOCUMENTI 



Idciico patres prestantissimi cum nil dubium sit prò nostra saluto vos 
elessero parare debere, tamen non roinus de scucio commissario nobis proui- 
dendam est et quam primum. qui et fugantes populos retineat et excessus 
òorrigere non timeat. Nani die xv preteriti mensis maguus bic fuit excessus. 
subleuala fuit terra ad arma propler discordia vertentia intcr acellinum ler- 
oarium et illos de judicibus occasione nauium suarum. et l'ueruut l et plus 
armati clamantes: vivat populus. iuterficiantur nobiles. intcr quos erant certi 
vestri stipendiati, sed auctores fuerunt illi fratres judices. clemeus de valletarij 
et julianus de leone, alij vero sunt homines minuti sine nomine. Noluimus 
hunc excessum omiltere ne in obliuionem cesseret (sic) cum potius sint corri- 
gendi quam omittendi. Itaque nostrum est vobis deinceps quodeumque tran- 
smittere crimen. vestrum vero est correctionem prebere secundum criminis 
qaalilatem. 

Post recessum dicti gregorij habuimus litteras de chio et aduisati fuimus 
nullatn spera in nauibus commissariorum per nos esse ponendam. ex quo 
quantum ciuitas hec desolata reslauit quisque indicet. Nos vero timentes ne 
populi cum tumultu recederent. elegimus prò eorum consolatione oratores ad 
dominum theucrum cum exenijs de summis ecc. videlicet antonium de 
pinu et baptistain de alegro per totum presentem recessuros cum naue andree 
siuistrarij. quamquam firmiter babuamus nil esse facturos. sed satius ducimus 
pecuDias amittere quam populos. Deinde elegimus alium nuncium ad vos 
mittere deliberatum per dominum consulem et consilium. videlicet antonium 
de rogerio couciuem nostrum, ut si quo casu littere amilterentur. ipse viva 
voce suppleret et quem antonium vobis facimus recommissum tanquam patrie 
curiosum. Ipse etiam infirmilatem nostram narrabit. cui et fìdes adhibeuda 
est. nec alia quam ut nos recommissos habeatis humiliter deprecamur. Ex 
calla die xxn octobris mccccliiii. 



Quatuor ofliciales burgenses ciuitatis caffo, videlicet: 

Fredericus spinula 
Jerouiraus de allegro 
Siluester de frauchis 
Christianus catancus. 



anno 1454 ( 118 ) 



DOCUMENTO XXXVIII. 

Istruzioni date a quattro nobili genovesi residenti in Scio circa P ambasceria 
al Turco , e il proseguimento del viaggio dei due Commissari per CafCa. 

UU 23 ottobre 
( Litterar. off. s. Georgij 1 454-1 457) 

(fol. 37) 

Spectatis et prestantibus viris. tamquam fratribus nostris carissimis. quilico 
justiniano. rapbaeli calaneo. petro lomellino et jacobo justiniano apud chium. 

Spedati et prestantes viri tamquam fratres nostri carissimi. Considerando 
noi la prudenlia. affectione a la patria et le altre virtute vostre, se siamo 
confidati non solamenti dami fatica de tute le cose infrascripte. sed etiam 
possia che ve haueremo arricordato quello a noi occorre, remettere a le 
discretione vostre lo modo et la forma de le infrascripte prouisione. Per le 
ultime lettere riceuute da ch'io hauemo inteizo corno li nostri ambassiatori 
erano ritornati dalla excellenlia de lo turcho senza alchuna conclusione, e che 
lo egregio badassare marrufo uno di loro era passato di questa vita. Le 
quale cose a noi sono state molestissime, intendendo quanto e necessario a la 
conseruatione di capha et de le altre terre del mar maiore. haueire pace 
cuoi la excellentia de lo dicto turcho. Noi non habiando altra aduizatione de 
li termini in li quali ipsi ambassiatori se sono partiti, mal vi possiamo dare 
precise commissione di quello se ha a fare in questa materia, per che arri- 
corderemo quello a noi occorre, et lo resto remetteremo a vostra discretione. 

Se quando cum la grafia de dio hauereti queste lettere, lo nobile lucano 
spinola fose in quelle parte in termino che potese andare, ve preghiamo e 
stringiamo senza dilatioue lo rimandiati cum meno comitiua et speza vi parira 
possibile, a la maiesta de lo dicto turcho. Et se il dicto lucano non fose più 
in quelle parte, o per infermità non vi potesi andare, in questo caxo ne haue- 
reti a elegere uno altro in suo loco, chi sia persona idonea pratica et fidele: 
a lo quale simililer hauereti a dare meno comitiua et speza vi parira a sal- 
uamento de le cose, et cometere statim vada a la presentia de la maiesta de 
lo dicto turcho. A quello de loro andera ne pare habiati a dare queste com- 
missione: primum che se le coso del tributo per capha et per le altre terre 
serauo restate in qualche certo termino, corno crediamo, statim non possando 
far meglio, conferme et ratifiche soto quella forma, summa de tributo, modi 



( 119 ) DOCUMENTI 



\'\ conditone, soto lo quale por li dicti ambassialori lo cose senno state pra- 
(icliate et restrette. Et so pur fose necessario far qualche addinone a quello 
si l'oso praticato, etiain ne par tal additione se hauere a l'aro, per haueire 
Cam elio paco cosi necessaria a la salute di tute quelle terre. Et tamen se 
eliandio por li dicti ambassiatori non si fose praticata sunima alchuna. ne 
paro habiati a dare commissiono a queìlo mandoroli. che sopra luto cerche 
de haueire la dieta pace soto quelli modi forme el obligatione de tributo, le 
quale considera lis termiuis et condilionibus de le cose parirano utili a le pru- 
dente vostre. 

Se per parte di quelli di capha fose stalo concluso termino alchuno 
cum la maiesta de lo diclo re. et voi intendesi che quello haueseno facto 
li dicti de capha fose sufficiente prouisione et sigurta a tute le naue et 
nauigli nostri che intrasseno et usiseno del mar maiore. in questo caxo 
ne parrebe fose superfluo rimandare lo dicto lucano ni altri a la predicla 
cxcellentia de lo dicto turcho. Et pur se a noi parese essere utile et necessario 
che per lo ambassiadore nostro fose ratificato et confermato quello li dicti di 
capha haueseno concluso, a noi parrebe lo hauesi a mandare per fare tal 
ratificatione. Questo insomma e quello ne e parsuto arricordarui. et tamen 
remeltiamo tuto a vostra discretione. li quali presenti hauendo notitia di tute 
quelle cose, meglio sapereti tuta questa materia consegnare. 

Preterea hauemo inteizo corno le doe naue cum li commissari erano in 
quello loco quasi derelicte. Noi per lettere nostre hauemo commisso a li dicti 
commissari che omnino proseguano il loro viagio cum le diete naue. et se 
pur ipse naue ni li soldati mandati in quelle non podeseno conducere, eo casu 
prendeseno altra naue cum homini cl. de li quali almeno cinquanta restaseno 
a la guardia di capha et in dei nomine se meleseno a pasare: non sapiamo 
se queste nostre commissione siano state exeguite. Per la qual caxone ne 
par necessario prendere in questa cosa tal conclusione, videlicet se li dicti 
commissari foseno anchora in quello loco et non se podese haueire pace cum 
la maiesta del dicto turco, in questo caxo omnino faciali che li dicti com- 
missari passeno o cum quelle doe naue o cum una de loro o saltem cum 
altra naue et quello numero de homini hauemo dicto. a ciò che per conser- 
uatione di quella amplissima citate de capha et de tante altre terre se facia 
ogni prouisione possibile. Se cum la excellentia del diclo turco intendesi omnino 
podeire hauer pace comò speriamo, in questo caxo ne pare li dicti commis- 
sari etiam mandati in capha ad exeguire le commissione a loro date cum 
dexe famigli per ciascuno di loro: intendendo sempre che utroque casu ne 
par necessario, et cosi vogliamo, ipsi commissari vadano in lo diclo loco quanto 



ANNO 145 i ( 120 ) 



più presto sera possibile. Et non manche in ogni modo operati che tute le 
arme et munitione in quelle doe naue siano portate in lo dicto loco di capha 
solo quelli modi et forme le quale ve parirano megiore et più sicure. In la 
(pai cosa considerato lo periculo chi e a mandare arme, habiati grande dili- 
gentia in mandarh più secrete et più sicuramenti se poterà. 

Ultra de le cose supradicte ve notifichiamo comò in la naue di baptista 
saluaigo. la quale vene al presente in quello loco, mandiamo lo capitanio di 
famagosta et cum elio nomini xxxu per custodia di quella citate. Per la 
qual caxone se voi li quali hauereti più certa notitia del stato di quella terra, 
intendesi essere necessario prouedeire a più numero de homini o a victualie 
o ad altra cosa, vogiamo et incarrighiamo che omnino prouediati a tute quelle 
cose le quale intendereti essere necessarie a salute et conseruatione di quella 
citate. Et se quando hauereti queste nostre lettere, fose stata fatta per lazaro 
de auria et li compagni sufficiente prouisione a le cose di famagosta. in modo 
che non vi parese quella citate bisognare di questi homini che mandiamo in 
la dieta naue. in questo caxo ve incarrighiamo che omnino mandiati et adri- 
ziali li dicti homini in capha per custodia di quello loco, cometendovi tamen 
che tute le cose pertinente a famagosta conferiati et consegiati insieme cum 
lo dicto capitanio di famagosta chi venira in la dieta naue. 

Se li doi commissari mandati cum le naue serano pur in quello loco, ne 
par utile et vogiamo li habiati cum voi a consegnare et aduisare tute le cose 
supradicte. 

Questo e tuto quello che noi a longinquo positi ve sapiamo arrigordare. 
A le prudentie vostre chi sono presente et intenderano in che stato sono tute 
le cose supradicte conuenira dare tal ordine et prouisione ad ogni cosa, che 
noi et tuti li citadini possiamo la diligentia et prudentia vostra comò speriamo 
merito commendare. 

Et perciò che per exeguire tute le prouisione serano necessarie a le cose 
supradicte intendemo bizognereti de denari, vi preghiamo et incarreghiamo 
spendati in le prouisione predicte tuto quello vi parira necessario et tanto ne 
mandati a pagare, incarrigandoui sempre che considerate le grande et into- 
lerabile speize et carrighi hano hauuto queste nostre compere, comò intendeti. 
habiati ogni aduertentia et diligentia ad attenuare et moderare le speize 
quanto sia possibile a saluamento de le cose: corno in le virtute vostre habiamo 
certa speransa. Et noi per virtute di queste lettere ve promettiamo et se 
oblighemo che tuta quella stimma ne mandereti a pagare per le caxone su- 
pradicte. pagheremo integraliter sensa dilatione. et in tute le cose pertinente 
a honore et utilità vostra ne trouereti in ogni tempo sincero animo apparegiati. 



( 1:21 ) DOCUMENTI 



Ceterum pensiando noi che poteria interaenire che uno o più do voi non 
serano presenti al tempo che queste nostre lettere riceuereti. in questo caxo 
vagiamo che in loco di quello o quelli de voi mancasene li altri presenti 
possano subrogare et elezcre altri: aduertiando sempre a elezere persone pru- 
dente et amorose della patria, et facta tale subrogatione. in nome di dio. 
insieme con tali electi exeguiti tute le commissione supradicte. Se al tempo 
che riceuereti queste lettere, jacobo justiniano uno de voi non fose anchora 
in quello loco, in questo caxo vogiamo habiati cum voi in loco suo francisco 
justiniano quondam bartholomei. lo quale ex nunc eleziamo compagno vostro 
ad exeguire in tal caxo tuto quello se hauera a prouedeire in le cose diete 
di sopra. Data die xxm octobris mccccliiii. 

Protectores comperarum sancti georgij 
excelsi comunis janue etc. 

(Segue la postilla) 

Preterea iuuenietis his annexas litteras direclas nobili lucano spinule que 
ipsi si aderit. et si non aderit. ei qui per vos eleclus fuerit jubent. ut ad 
conspectum serenissimi domini regis turchorum accedat et ea omnia exe- 
quatur que vos sibi commiseritis. Inuenietis etiam alias litteras patentes in 
pergameno virlute quarum attributa est potestas ipsi lucano seu ei qui a vobis 
mittetur concludendi pacem cum eodem domino rege. ultra quas mittimus 
vobis alias litteras directas consuli antianis et uniuersitati ciuitatis caphe. quas 
optamus celeriler ad illos transmittatis. 



DOCUMENTO XXXIX. 

Luciano Spinola è mandato dai Protettori ambasciadorc al Turco. 

1454 23 ottobre 

(Litterar. off. s. Georgij ann. 1451-1-457) 

(fol. 39) 



Generoso ac prestanti viro lucano spinule legato excelse reipublicc ja- 
nuensis. lauquam fratri carissimo. 

Generose vir tanquam frater carissime. Per le ultime lettere riceuute da 
ch'io hauemo inteizo corno erati ritornato da la maicsla de lo turco sensa 
alchuna conclusione, et corno il compagno vostro era passato de questa vita. 



anno I4é4 ( 122 ) 

le quale cose siando a noi state molestissime, hauemo scripto a li prestanti 
quilico justiuiaao. raphaelo catannio. paulo lomellino et jacomo justiniano statini 
vi rimandeno a la excellentia de lo dicto turco cum quelle commissione glie 
parerano necessarie. Per la qual caxone vi preghiamo confortiamo et strin- 
giamo quanto e possibile, che sensa dilalione ritornati a la maiesta del dicto 
turco et exeguiali luto quello li prenominati quilico et compagni ve come- 
terano. Non se extendiamo farui di questo longhe preghiere et conforti, perciò 
che intendiamo le virtute et affectione vostra haueti a la patria dare a la 
prudentia vostra sufficiente conforto in exeguire tuto quello hauemo dicto di 
sopra et merito più se bizognasse. Unum non taceremo che questo vostro 
andare a noi et a luti li citadini sera molto grato. Data janue die xxm 
oclobiis mccccliiii. 

Protectores. 



DOCUMENTO XL. 

I Protettori incoraggiano e comandano seriamente ai due Commissari!' di recarsi 
con tutto rischio a Cafi'a. 

\IU 23 ottobre 
(Lilterar. off. s. Georgij ann. 14S4-1437) 

(fol. 38) 

Protectores etc. Spectatis ac prestantibus viris simoni grillo et marco de 
cassina commissarijs nostris. nobis carissimis. 

Dilectissimi nostri. Estimando noi che queste lettere nostre non vi doueseno 
più trouare a sio. ma più tosto corno per la instruclione a voi data et possia 
per lettere nostre ve hauemo commisso. debiati haueire proseguito il viagio 
vostro: scriuemo a li prestanti quilico justiniano. raphaelo catlanio et li com- 
pagni quello vogiamo exeguiscano cosi in rimandare li ambassiatori nostri a 
Io turco per impetrar pace, corno in farue proseguire il vostro viagio se l'osi 
anchora in quello loco, la qual cosa non crediamo, et ad ipsi scriuemo che 
seando li presenti, consegieno insieme con voi le prouisione necessarie a tute 
quelle cose. Per. la qual caxone ve cometiamo et stringiamo che omnino soto 
quelli modi et forme ve serano per li prenominati arricordati. passati fin in 
capha. per ciò che in lo passare vostro intendiamo se contiene la salute et 
conseruatione di quella amplissima citate di capha et de tante altre terre. 



( 123 ) DOCUMENTI 



Considerati adoneha quanto tuta questa citato riguarda in voi soli, quanto 
fructo debo prouedere il vostro passare, quanto carrico haueresi se per 
non passare, qualche male intrauenissc. et demum in dei nomine animosa- 
menti proseguite il viagio vostro, corno in la diligentia et solita alTectiono 
vostra a la patria tuta questa citate se confida. Et per ciò che per altre 
nostro hauemo riquesto li prestanti edoardo justiniano et li compagni vi 
subuegnano de denari, et commisso a voi quello voleimo facesi: se quelle 
cose non haueseno anchora hauuta executione. consegiati tuto cum li preno- 
minati quilico justiniano et li compagni et eseguili luto quello per loro sera 
ordinato. Data die xxiii octobris mccccliiii. 



DOCUMENTO XLI. 

1 medesimi avvisano affettuosamente il console, officiali e abitanti di Cafl'a 
delle nuove e premurose cure adoprato da loro pel buon esito della lega- 
zione al Turco e 1' arrivo dei Gommissarii culle due navi. 

lì'ói 23 ottobre 
( Lilterar. off. s. Georgi] 1454-1457) 

(fol. 38 v.) 

Protectores. etc. Spedato, prestantibus et egregijs viris. consuli. antianis. mas- 
sarijs et uuiuersilati eiuilalis caphe. dilectissimis nostris. 

Dilectissimi nostri. Benché crediamo debiati per altre vie auanti che queste 
lettere vi siano portate sapeire tute le prouisione hauemo facte per conserua- 
tione vostra et di quella amplissima cilate a noi e a luti li nostri citadini 
carissima : tamen per conforto vostro hauemo deliberato de auizarui de quello 
se e facto, a ciò che anchora siali tanto longinqui non manche habiati notitia 
de ogni cosa. Possia che hauemo saputo che per negligentia et bestialità do 
li patroni de le doe nauc per noi mandate, ipse naue erano ritornate a chio. 
statini sensa dilatione habiamo mandato per diuerse vie lettere et messi a li 
commissarij nostri de le diete naue et ad elli comandato che subito sensa 
dimora proseguano il lor viagio. et pur se per qualche caxone non poteseno 
eonducere le diete naue. in nome de dio asoldeno a chio altra nauc et homini 
et se metano a passare, a ciò che non manche habiati sufficiente prouisione. 

Et preterea hauemo dato tali ordini et commissione a chio che non e per 
mancare presto bona pace cum lo serenissimo re de li turchi: per ciò che 
hauemo commisso al nobile lucano spinola nostro ambassiatore che statini 



anno 1454 ( 124 ) 



ritorne alla maiesta del dicto re. et datoli precise commissione che in ogni 
modo concluda cum la ex. sua ferma pace. Et se il dicto lucano non fose 
più in quelle parte, hauemo ordinato ghe vada altri in suo loco et omnino 
exeguisca le diete nostra commissione. Ultra delle cose supradicte hauemo 
electo lo consolo et tuti li altri vostri officiali homini prestanti et de grande 
pretio et apti a reformare quella citate et tute le altre terre del mar majore. 
li quali presto manderemo cum passagio sufficiente. Confortatine aduncha che 
infra pocho tempo potereti traficare al vostro uzato. et se per salute et con- 
seruatione vostra bizognasse spendere tute le focullate de li zenotixi. a noi 
ni a tuli li citadini mai incresceria fare ogni prouisione per salute di quella 
ampia citate, la quale infra breue tempo sentirà quanta ulilitate et cresci- 
mento hauera prezo del regimento nostro, soto lo quale ogni terra et citate 
nostra jubila et ha justitia et pace. Data die xxiu octobris mccccliiii. 



DOCUMENTO XLII. 

Ordine agli officiali nuovamente eletti alle colonie del mar Nero di presentarsi 
ad accettare la carica e giurare -di bene esercitarla. 

1454 15 novembre 

( Diuersor. negot. off. s. Georgij ann. 1455-1457 ) 

(fol. 13 v.) 

* MCCCCLIIII die XV nouembris. 

Parlo magnifici officij sancti georgij mandatur spedato viro jacobo de bra- 
cellis electo consuli calle, quatenus die lune proxima que erit dies xviii 
preseiitis bora' xvi compareat corani prefalo magnifico officio ad acceptaudum 
dietum consulatum et jurandum sub pena januinorum ducentorum. et pre- 
dieta fieri jussit prefatum magnificum officium in et prò executione regule 
eligendorum offìcialium etc. 

(Segue immediatamente) 

# Die XV nouembris. 

Parte m. offici] sancti georgij mandatur infrascriplis electis officialibus ad 
infrascripta officia, quatenus die lune proxima que erit dies xviii presentis 
bora xvi compareant corani prefato m. officio ad acceptaudum quilibet offi- 
cium ad quod electus est. sub pena jmuinorum auro ducentorum. et pre- 
dieta etc. {come sopra). 



( I 25 ) DOCUMENTI 



Quorum nomina sunt hoc et otlicin ad quo elecli fuerunt : 
Jacobus de viualdis consul soldaie 
Lazarus de varisio consul cimbali 
Nieolaus de blasia capitaneus burgorum caffè 
Moruel do grimaldis minislralis caffè 
Siluester grillus capitaneus orgusiorum 
Beruardus de camulio capitaneus porte anteburgoruin 
fiadasar de mariuis caslollaiius saucti conslautiui 
Lodisius de goano jhagalarius herbarum et carboni 
Baptista de grimaldis q. audree ponderis sete (sic) 
Josep (sic) de rapalo caslollanus soldaie 
Cosmas denlutus consul samastri 
Domiuicus peleranus consul tane 
Filippus clauaritia consul sauastopolis 
Galeotus spinula consul irapezundarum 
Domiuicus ilalianus castellanus castelli sancii nicolai cimbali 
Badasar de andora capitaneus gotie 
Jeronimus de cerro scriba massarie caffè 
Chrisloforus de camulio \ 
Thomas de recho > scribe curie caffè 

Antonius de mulasana ) 
Petrus risotus scriba sindica torum caffè 
Johannes de surli scriba offici] mercantie caffè. 



DOCUMENTO XLIII. 

Elezione dei tre nuovi consoli di Caffa, Tommaso Domoculta, Antonio Lercari 
e Damiano Leone. 

Hi'óì 22 novembre 
(Diuersor. negotior. off. s. Georgi] ann. 1455-1457) 

(fol. 14) 

* MCCCCLUIl die \eneris XXII nouembris 

Magnifica officia dominorum prolectorum comperarum sancti georgij anni 
nuuc presenlis et proxime venientis in integris numeris congregala, quorum 
qui bis affuerunt nomina sunt hec. videlicet: 



anno 1454 ( 120 ) 

Anni presentis. 
D. Antonius de amia prior 
Antouius de ponte 
Meliadux saluaigus 
Simon de nigrono 
Peregrus de monelia 
Jacobus de axereto q. martini 
Antonius justinianus et 
Egidius lomellinus 

Anni proxime venientis de lv. 

D. Martinus de grimaldis prior 

Jacobus spinula q. b. de lucalo 

Antonius gentilis 

Antonius de casana 

Paulus judex 

Marcus de marinis 

Antonius caffarotus et 

Franciscus scalia. 
Quibus in celebri concione facta hoc anno die xvm presentis attribula est 
ampia potestas prouidendi imminenti necessitati caffè et prò ista vice tantum 
eligendi nouos officiales : vocatis coram se quampluribus prestantibus ciuibus 
et quesitum est ab eis de prouisionibus faciendis. a quibus laudatum est eligi 
tres consules ex quibus unus terrestri via cum prouisionibus illis ex memo- 
ratis sibi de quibus ipsis officijs videbitur. Attendentes res istas postulare 
celeres prouisiones. absoluentes sese ad voces et omnibus una excepta con- 
currentibus decreuerunt eligere tres consules ex quibus unus celeriter caffam 
terrestri via mittatur. reliqui duo via maris. Et in dei nomine venientes ad 
denominationem illorum qui viderentur apti ad hujusmodi officij regimen. 
absoluentes se ad calculos albos et nigros elegerunt infrascriptos tres in con- 
sules diete ciuitatis. videlicet singulum prò anno uno et incipiat ille qui ut 
artifex electus fuerit. reliqui duo sint massari] et prouisores. et successiue ser- 
uetur ita prò tribus annis incipiendis immediate postquam inceperit primus 
exercere: receptis de unoquoque ipsorum calculis legitimi numeri videlicet 
albis a duodecim supra. Quorum nomina sunt hec: 

Thomas de domoculta 

Antonius lercarius et 

Damianus de leone. 



( 1:27 ) DOCUMENTI 



Ea die 
Dicii thomas. antonius et damianus quilibet separatimi coustituti coram 
prefalis magnificis ollìeijs acceptandu jurauerunt etc. 



DOCUMENTO XLIV. 

Convenzione di Martino Voltaggio coi Protettori circa il noleggio di una sua 
nove sino a Carla. 

14ò4 26 novembre 

( Filza di Caffa, n. 8 ) 

In nomine domini amen. Marlinus de vultabio patronus uuius nauis nunc 
in porta jauue exislentis nominate (manca) sponte et ex certa scientia nulloque 
juris vel l'adi errore ductus seu modo aliquo circumueulus. promisit seque 
et dictam naucm ac sua omnia solemniter obligauit magnificis oflìojs domi- 
norum protectorum comperarum sancti georgij anni presentis et anni mccccl 
quinti proxime venientis in legilimis numeris congregatis lune presentibus. ac 
inihi uotario infrascripto tamquam persone publice. stipulantibus et recipien- 
tibus nomine et vice comperarum sancii georgij et participum earum. om- 
niumque et singulorum quorum interest intererit vel interesse poterit quomo- 
dolibet in fulurum: quod ante calendas januarij proximi dieta sua nauis erit 
parata slagna apta et munita corredis arboribus velis antenuis aneboris sartijs 
armis telis balistis et omni solilo genere armorum. et demum omnibus alijs 
munilionibus et apparatibus necessarijs secundum formam statulorum offici] 
gazane. 

Item promisit quod in ea naui ante dictum terni inum habebit viros nona- 
giuta aptos idoneos et condecenter armatos. in quibus computari possint tot 
pueri famuli seu scauagalli quot ex constitutionibus dicti offici] gazarie in eo 
numero computari solent. 

Item promisit quod ante ipsum terminum in ea naui habebit aquam 
biscoctum paneni vinum et alia necessaria alimenta prò ipsis viris nonaginta 
saltem per menses tres. 

Item promisit quod in ea naui reponi seu carrigari permittet omnia arma 
muniliones stipendialos et demum quicquid ipsi domini protectores jusserint. 

Item promisit quod ante dictum terminum si prenominala magnifica officia 
jusserint ipse martinus cum dieta naui parata et instructa sicut superius 



anno 1454 ( 428 ) 



declaralum est. discedet e porla janue et recto viagio ibit in capham. et in 
nullum aliam locum accedet nec alibi moram faciet sine licentia dictomm 
magnificorum officiorum. 

Item promisit quod ipse martinus contentus erit et acquiescet quod dieta 
magnifica officia sancii georgij declarent mercedem ac prelium quod sibi 
debebitur prò dieta sua naui munita ut supra cum viris nonagiuta accessura 
deo juaante usque ad ciuitatem caphe. sed etiam nullo unquam tempore 
recusabit facere seruare et adimplere quicquid ipsa magnifica officia volue- 
rint ac declarauerint. 

Que quidem omnia et singula supradicla dictus martinus patronus ut supra 
promisit attendere seruare et adimplere. et contra in aliquo non facere vel 
venire aliqua ratione occasione vel causa que dici vel exeogitari possit de 
jure vel de facto. 

Sub pena florenorum duorum millium in quam incidat totiens quotiens 
contrafaceret vel sic ut supra non obseruaret. ex nunc taxata et applicata 
dictis magnificis offieijs prò eorum justo damno et interesse. 

Et sub ipotheca et obligatione diete nauis omniumque bonorum ipsius 
martini preseutium et futurorum. 

De quibus omnibus dictus martinus rogauit confici hoc publicum instru- 
mentum a me notario inferius nominato. 

Acta sunt hec in ciuitate janue videlicet in camera magna palatij sancti 
georgij in qua de more residentiam faciunt dieta magnifica officia, anno do- 
minice natiuitatis mccccl quarto indictione (manca) secundum morem janue 
die martis xxvi nouembris hora prima noctis. presentibus paulo mamerio et 
petro de frenante nolarijs. ciuibus janue. testibus ad hec vocatis et rogalis. 



DOCUMENTO XLV. 

Altre collazioni degli offici nelle colonie del mar Nero. 

145ì 28 e 30 novembre 

(Diuersor. negotior. off. s Georgij ann. 1453-1457) 

(Col. 25) 

* MGGCGLIIII die jouis XXVIII nouembris. 

Magnifica officia dominorum protectorum comperarum sancti georgij anno- 
rum presentis et proxime venientis in septimo numero congregata, videlicet 



( 120 ) DOCUMENTI 



illutl anni presentis et anni proxime vcnientis in integro numero, absento 
IWtummodo ex officio anni presentis egidio lomcllino: habentes prò ista vico 
tantum amplam baliam collalam sibi in celebri concilio, attendentes illos 
quibus fuerunt collata officia maris majoris per vigiliti ini electorcs renun- 
tiasse. et propterea fuisse collatum arbitrium ipsis offieijs annorum presentis 
et proxime venientis ut celerius excquantur ea que postulant executionem 
festinam. quandoquidem fiunt prouisioues requisite prò capha: absolumtes se 
ad calculos albos et nigros elegerunt ad infrascripta officia infrascriptos. vide- 
licet qui conuenerunt in electione istorum pre ceteris ballotole numeri suffi- 
cienti*, videlicet a duodecim supra: 

Gregorium de sorba prò annis quinque ad officium aquarum calle, hac 
lege quod annuatim debeat mittere Imagnifico officio sancti georgij litteras 
consu'is et burgensium caffè quod diligenter exercet dictum officium et quod 
non reprobant electionem dicti gregorij. 

Gasparem de oclonegio fatinanli prò anno uno ad capitaneatum antibur- 
gomm (Acceptauii). 

Francum eaualortum prò anno uno ad jagatariam herbarum et carboni 
(Non acceptauii). 

Segue subito : 

Die sabbati ultimo nouembris. 

(fol. 25) 

Prefata officia in numeris suprascriplis congregata absoluentes se ad cal- 
culos albos et nigros receplis de infrascriptis ballotolis pluribus quam de 
ceteris. videlicet a duodecim supra. elegerunt infrascriptos ad infrascripta 
officia prò anno uno. videlicet: 

tìartholomeum de auria q. scipionis ad capitaneatum orgusiorum ( 1 ). 

Carolum cigalla ad consulatum capitaneatum ministrariam et scribaniam 
soldaie. 

Jeronimum de furnarijs ad capitaneatum burgorum caffè, cum additione 
summorum vigintiquinque ad beneplacitum ( 2 ). 

Marame de grimaldis ad ministrariam caphe (Non acceptauii). 

Dionisium de oliuella ad pondus sete capbe (Non acceptauii). 

Albertum spinulam gasparis ad consulatum sinoparum (Non acceptauii). 

(') Vedi sotto il 23 dicembre seguente il documento LX. 
(') Vedasi più sotto il documento XLIX. 

io 



anno 1454 ( 130 ) 



Jacobum de marinis (finito anno johannis cauali. et interim prò se et uno 
famulo liabeat stipendium mensium sex in capha) ad consulatum samastri 
cum additione summorum vigintiquinque ad beneplacitum (Non acceptauil). 

Benedictum bojolum ad consulatum tane cum stalijs librarum quindecim 
(Non acceptauit). 

Ambrosium de puteo ad consulatum sauastopolis (Non acceptauit). 

Leonardum de auria q. oliueri] ad consulatum trapezundarum (Non ac- 
ceptauit). 

Urbanum de viualdis ad castellaniam cimbali (Non acceptauil). 

Ad scribanias curie caphe quibus adhese sunt scribanie sindicatorum mer- 
cantie et sancti antonij : 

Marcum de varsio expeditum pridem. 
Thomam de recho. 
Laurentium de calui (Recusauit) et 
Jacobum honestum. 

In calce di pagina hcvvi la seguente aggiunta d' altro tempo, ma della 
stessa mano. 

Die ultimo februarij (perciò del 1455) ad consulatum trapezundarum 
prò anno uno. saluo si fuisset in caffa collatum. quo casu sit prò anno se- 
quenti. autonio (sic) de rogerio burgensi caffè. 



DOCUMENTO XLVI. 

Jacopo Leone si conviene coi Protettori circa il noleggio di una sua nave 
per Caffa. 

1454 29 novembre 

(Filza di Caffa, n. 9) 

In nomine domini amen. Jacobus de leone quondam andree patronus unius 
nauis nunc in portu janue existentis nominate sanctus christoforus et sancta 
darà, et portate cantariorum decem milium et ultra, sponte et certa scientia 
nulloque juris vel facti errore ductus seu modo aliquo circumueutus. pro- 
misit et solemniter conuenit quinque ex magnificis dominis protectoribus com- 
perarum sancti georgij comunis janue anni presentis. quorum hec sunt 
nomina, videlicet: 

Antonius de pont A 

Meliadux saluaigus 

Simon de nigrono 



( 1o1 ) DOCUMENTI 



Peregrus de monolia et 

Antonius justinianus. 
l'.t etiam magnificis dominis protectoribas designatis ipsarum comperarmi! 
anni MCCCCLquinti proxime venientis. in pieno numero congregatis. quorum 
hec sunt nomina : 

Martinus de grimaldis 

Jacobus spinula q. bart. 

Antonius gentilis 

Antonius de casana 

Paulus judex 

Marcus de marinis 

Antonius caffarotus et 

Franciscus scalia 
Presentibus stipulantibus et recipientibus nomino et vice dictarum compera- 
rum et participum earum. omniumque et singulorum quorum interest inte- 
rest vel interesse poterit quomodolibet in futurum. ac promittentibus suis 
proprijs nominibus quod illi tres ex dominis protectoribus anni presentis qui 
tuno absentes fuerunt. habebunt rata grata et firma omnia contenta in pre- 
senti instrumento: habere paratam et expeditam intra diem quartam januarij 
proximi dictam suam nauem stagnam aptam et munitam corredis arboribus 
vclis antennis anchoris sarlijs armis. omnibusque apparatibus et munilionibus 
necessarijs secundum constitutiones offieij gazarie prò toto tempore viagij caphe 
de quo inferius fit mentio. 

Item habere in dieta naui statim post dictam diem uri januarij viios nona- 
gintaquiuque aptos et idoneos ac condecenler armatos. in quibus tamen tot 
scanagalli et famuli computar - ! possint. quot ex statutis dieti offieij gazarie 
computandi erunt. 

Item habere ante dictum terminum in dieta sua naui biscoclum aquam 
pauem \inum et demum omnia alimenta necessaria prò dictis viris nona- 
gintaquinque saltem per menses tres. 

Item infra ipsum terminum carrigare et leuare in dieta sua naui omnes 
oftìciales viros arma munitiones et demum ea omnia que dicli magnifici 
domini protectores in ea carrigari et reponi facere voluerint. eaque omnia 
portare in ciuitatem caphe et ibi exonerare sine ulla alia mercede vel naulo 
quam eo quod inferius declaratum est. 

Item quod antequam discedat vel post ad beneplacitum dictorum domi- 
norum protectorum dabit dominium et possessionem diete sue nauis ci vel 
eis cui vel quibus dicti domini protectores jusserint. 



anno 1454 ( 132 ) 



Item promisit et solenniter conuenit ut supra quod ad beneplacitum dicto- 
rum dominorum protectorum statini post diem quartana januarij proximi 
velifìcabit et discedet e portu janue cuna dieta sua naui parata munita et 
iustructa armis viris alimentis et omnibus munitionibus superius declaratis. 
et iu dei nomine ibit ac nauigabit recto viagio usque capham. et in nullam 
alium locum declinabit neque alicubi mtram faciet. sine licentia dictorum 
dominorum protectorum aut oflìcialium suorum in dieta naui ponendorum. 

Item promisit et solenniter conuenit ut supra quod si dicti domini pro- 
tectores voluerint. accedet chium cum dieta naui atque ibi carrigabit omnes 
munitiones missas in nauibus auria et lomellina et omnos alias quas ipsi 
domini protectores aut ofllciales eorum voluerint. et statini carrigatis ipsis 
munitionibus in capham cum ipsa naui celeriter accedet. ipsasque munitio- 
nes illue perferet et ibi exonerabit sine allo alio naulo vel mercede quarn 
ea que infcrius declarata est. 

Item promisit et solenniter conuenit ut supra quod non faciet neque per- 
mitlet in dieta naui carrigari clam vel pnlam ullas res aut merces in cim- 
iate janue aut in cliio vel alibi sine expressa licentia dictorum dominorum 
protectorum aut ollicialium suorum. exceplis tamen portatis oflìcialium diete 
nauis. 

Item promisit et solenniter conuenit ut supra quod non obstantibus aliqui- 
bus periculis bombardarum tormentorum aut aliorum instrumentum belli- 
corum ac inibitionibus et conatibus domini regis turcorum et suorum ac 
alijs obstaculis quibuscumque. cum dieta sua naui penetrabil (return quod 
asiani et greciam diuidit et per iilud in mare pontieum et deinde ad ciui- 
tatem capile accedet omnino et sine ulla excusalione. sub pena restituendi 
dictis magnificis offieijs libras quatuormilia ducentas et quinquaginta. quo 
eidem jacobo soluende sunt prò naulo mercede ac stipendijs diete nauis usque 
in capham. prout infra dicetur. 

Item promisit et solenniter conuenit ut supra quod ipse jacobus patronus 
nauclerusque et scriba ac demum ofllciales ac turma diete nauis antequam 
discedat. ad beneplacilum dictorum dominorum protectorum taciis scripturis 
iurabunt quod non obstantibus obstaculis supradictis et alijs quibuscumque 
aceedent ad ciuitatem caphe cum dieta naui. et in tolo hoc viagio obedienter 
parebunt mandalis dictorum dominorum protectorum et oflìcialium suorum 
quos in dieta naui ponere voluerint. et quemadmodum jurauerint ita effec- 
tualiter obseruabunt usque quo deo juuante capham dieta nauis applicuerit: 
in quo loco dictus jacobus teneatur moram facere saltem per dies sex cum 
ipsa naui. quam proprijs sumptibus toto tempore hujus viagij stagnam et con- 



( 133 ) DOCUMENTI 



Jecentor munitam omnibus apparatibus et munilionibus necessarijs tenere 

oliligatus sit. 

Item promisil ac solenniter conuenit ut sapra quod super hiterpretatioae 
et declaratione omnium eouientorum in presenti instrumento superque exe- 
culione ejus stabit et acquiescet judieio et cognitioni dictorum duini nonna 
protectorum. qui possiut propria aucloritate instrumentum ipsum exequi et 
iu omni lite et controuersia que quomodolibel orirelur de eouteutis in ipso 
lustramento siut et esse intelligantur judices competentes. et ex nunc idem 
jaeobus eorum judieio et cognitioni se submisit. 

Renuucians dictus jaeobus patronus ut supra omni exceptioni dictorum 
promissionum et obligationum sic ut supra non factorum ac exceptioni rei 
sic ut supra et intra non geste: non sic aut aliter se habentis. doli mali 
metus in factum actioiii condictioui et omni alij juri. 

Et versa vice prenominati magnifici domini proteclores acceptantes omnes 
et singulas promissiones et obligatioues superius declaratas. promiseruut et 
solenniter conueuerunl diclo jacobo patrono supradicte nauis presenti ac sti- 
pulanti suo nomine et nomine et vice omnium et singulorum quorum inte- 
rest intererit vel interesse potei it quomodolibel iu futuro, quod prò naulo 
stipendio et mercede sua et diete sue nauis accessure capham cum viris et 
alijs munitionibus supradictis sub modis et conditionibus superius declaralis 
et prò mora dierum sex quam in eo loco facturus est. et demum pio omni 
eo et toto quicquid et quantum dictus jaeobus patronus quouis modo petere 
et requirere posset prò ipso viagio caphe. persoluent ipsi jacobo libras qua- 
tuormilia dueentas et quinquaginta ex moneta argentea siue ex aureis ad 
ratiouem soldorum quadragiula septem in singulum arbitrio ejusdem jacobi. 
quam quidem summam dicti domini protectores eidem soluere teneantur 
sempercumque fueriut requisiti. 

Item promiserunt et solenniter conuenerunt ut supra quod ipsi domini 
protectores effectuaìiler cuiabunl quod dictus jaeobus niliil seluet pio exilu 
ex porlu jauue prò corpore nauis sue supradicte. imo ab omnibus deictibus 
dugane corpus diete nauis francum prò hoc exitu ex portu janue liberum 
eiit et ad ìiuliam solutiouem cogi poterit. 

Acto et expresse couuento iuter ipsas parles quod si intra dies sex po- 
steaquam jaeobus ipse cum dieta sua naui capham deo juuante applicuerit. 
ftterit a cousule diete ciuilatis requisitus. teneatur et obligatus sit in portu 
caphe remane.-e et custodie illius urbis inseruire ad rationem librarum milie 
quadringentarum monete jauue singulo mense prò toto eo tempore quo dictus 
coasul uauiin ipsam cum viris nouagiutaquinque retiuero voiuerit. Deelarato 



anno 1454 ( 134 ) 

tamen quod si intra diclos dies sex idem jacobus ut supra requisitus non 
fuerit. slatini elapso eo termino libere possit cum dieta sua naui morari vel 
discedere quo voluerit arbitrio suo nec ullam obligationem erga ipsos domi- 
nos protectores aul officiales suos elapso ipso termino habere intelligatur. 

Que quidem omnia et singula supradicta prenominati domini protectores 
promiserunt et idem jacobus promisit. et tactis scriptutis jurauit attendere 
implere et obseruare et contra in aliquo non facere vel venire aliqua ratione 
occasione vel causa que dici vel exeogitari possit de jure vel de facto enarrisi 
de jure possent. Sub pena florenorum sex milium monete januensis in quam 
incidat pars non obseruans parti obseruanti totiens quotiens conlrafieret vel 
sic ut supra non obseruarelur. ex nunc in tantum per ipsas partes taxata et 
applicata parti obseruanti prò suo justo damno et interesse. De qua summa 
florenorum sex milium prenominatus jacobus idoneas cautiones prestare te- 
neatur sempercumque fuerit requisitus. Et sub ipotheca et obligatione omnium 
bonorum dictarum partium presentium et futurorum. De quibus omnibus 
prenominali magnifici domini protectores jusserunt et ipse jacobus rogauit 
fieri hoc publicum instrumentum a me notario inferius nominato. 

Ada sunt hec in ciuitate janue in palatio sancii georgij in ea videlicet ca- 
mera majore in qua prenominati domini protectores de more residentiain 
faciunt. anno dominice natiuitatis MCCCCLquarto. indiatone secunda. juxta 
morem janue. die veneris vicesimanona nouembris hora tenia noctis. preseu- 
tibus egregijs viris paulo maiuerio et pelro de frenante notarijs. ciuibus janue. 
lustibus ad hec vocatis et rogalis. 



DOCUMENTO XLVII. 

Martino Voltaggio noleggia definitivamente ai Proiettori la sua nave per 
Culla. 

Hòì 30 novembre 
( Filza di Caffa, n. IO ) 

In nomine domini amen. Marlinus de vultabio quondam bartholomei pa- 
tronus unius nauis nunc in porlu janue existentis nominale (è in bianco) et 
portate eaatariorum (in bianco) sponte eie. promisit et solenniter conuenit 
magnificis dominis prolecloribas comperarum sancii georgij anni preseutis in 
seplenario numero congregati, quorum qui his iuterfueruut hec sunt nomina: 



( 135 ) DOCUMENTI 



Antonius do auria q. petri prior 
Antonius de ponto 
Meliadux saluaigus 
Simon de nigrono 
Peregrus de monelia 
Jaeobus de axereto et 
Antonius justinianus. 
Et maguificis dominis protectoribus designatis ipsarum comperaram anni 
BtccccLquinti proxime venientis in pieno numero etc. quorum etc. ( i nomi 
sono li stessi dell' atto -precedente ) presentibus stipulantibus etc. habere pa- 
ntani et expedilam intra diem quartam januarij proximi dictam suam nauem 
stagnam aptam etc. (come nel documento che precede). 

Item habere in dieta naui stalim post dictam diem quartam januarij viros 
uonaginta aptos idoneos etc. 

Item habere ante dictum terminum in dieta sua naui biscoctum aquam 
etc. prò dictis viris nonaginta sallem etc. 
Item infra ipsum terminum carrigare etc. 
Item quod antequam discedat etc. 

Item promisit et solenniter conuenit ut supra quod ad beneplacilum etc. 
Item promisit et solenniter conuenit ut supra quod si dicti etc. 
Item promisit et solenniter conuenit ut supra quod non faciet etc. 
Item promisit et solenniter conuenit ut supra quod non obstantibus 1 etc 
Item promisit etc. quod ipse martinus patronus uauclerusque etc. 
Item promisit etc. quod super interpreta tione etc. 
Renuncians dictus martinus patronus etc. 

Et versa vice prenominati magnifici domini proteetores acceptantes omnes 
et siugulas promissiones et obligationes superius declaratas. promiseruut etc. 
dicto martino patrono supradicte nauis presenti ac stipulanti suo nomine etc. 
quod prò naulo stipendio etc. et demum prò omni eo et toto quicquid et 
quantum dictus martinus patronus potere et requirere posset prò ipso viagio 
caffè, persoluent ipsi martino libras quatuor milia vigiliti sex soldos sex et 
denarios qualuor ex moneta argentea siue ex aureis ad rationem etc. arbitrio 
ejusdem martiui. quam quidem suminam dicti domini etc. 
Item promiseruut etc. quod ipsi domini proteetores etc. 
Acto et expresse conuento inter ipsas partes quod si intra dies sex post- 
quim martinus ipse cura dieta sua naui capham deo juuante applicuerit. 
fuerit a consule diete ciuitalis requisilus. teueatur etc. ad rationem libraruuì 
mille trieentarum vigiliti sex solidoruin sex et deuarioruui quatuor monete 



anno 1454 ( 136 ) 



janue singulo mense prò toto eo tempore etc. Declarato tameu quod si intra 
dictos dies sex idem martinus ut supra requisitus non fuerit. statim elapso 
eo termino etc. 

Que qaidem omnia etc. idem martinus promisit etc. Sub pena etc. De 
qua summa etc. prenominatus martinus etc. De quibus omnibus etc. 

Acta sunt hec etc. anno dominice natiuitatis MCCCCLquarto. indictione 
secunda secundum morem janue. die sabati ultima nouembris bora xxprima. 
presentibus viro egregio paulo mainerio notario et johanne rampano thome. 
ciuibus janue. testibus ad hec vocatis et rogatis. 



DOCUMENTO XLVIII. 

I Protettori pregano il dottore in legge Batista Goano, ambasciadorc di Genova 
in Venezia, di cerziorarli sul genuino stato delle cose d' Oriente. 

1454 i dicembre 

(Litterar. off. s. Georgij 1454-1457) 

(fol. 48) 

Spoetato et preclaro juris utriusque doctori. domino baptiste de goano. legato 
excelse reipubblice januensis apud venetias. 

Perucnit ad manus nostras. spedate et preclare juris utriusque doctor. 
ex-'mplum quarumdam litterarum bue a vobis transmissarum. in quibus de 
clade turchis illata, de transitu nostrarum nauium in mare ponticum. et de 
plerisque alijs innouationibus rerum orientalium fit mentio. Nos etsi omnia in 
ipsis litteris contenta preseferunt fauorem nostrum et aliorum christianorum. 
incerti tamen sumus an hijs fides indubia haberi possit nec ne. Propter quod 
cum intra diem quartam januarij proximi. omnino mittere decreuerimus naues 
et non exiguum virorum numerum ad custodiam ciuitatis caphe. quam eslate 
superiore ab imperatore scitamm et sexaginla biremibus turchorum oppu- 
gnatam fuisse nuper cognouimus ex litteris ac nuneijs inde ad nos transmissis. 
spectitatem vestram rogamus et prò ea caritale quam patrie debetis deposci- 
mus ut quanto ocius vobis licebit. nos litteris vestris certiores efficiatis an in 
urbe illa certa notitia habeatur quod naues nostre aut altera earum fretum 
inter asiam et greciam positura penetraueriut. Item quo in statu res ad 
turchos pertinentes posite sint. an caramanus turchis ipsis bellum intulciit. 
et demum vobis laboriosum non sii. ita nobis de his rebus ordine rescribcre. 



( 137 ) DOCUMENTI 



ut nib.il nos laleat eorum omnium quo vos de rebus illis in urbcm venetìa- 
rum qaomodolibet aliata fuisse coguoscetis. Nos enim habita a vobis hujusmodi 
iustructiono. planius intelligemus quo mandata quasque commissiones officia- 
libus uostris in dietis nauibus capham transmittendis dare dobeamus. Et quo- 
uiam utile judicamus ut he prouisiones quas capham mitlcre decreuimus 
scerete siut. hortamur vos ut eas silentio tegatis. et si quis de ijs rebus vota- 
seli ni sermonem haberet. eas illi responsiones detis ut iutelligatur prouisiones 
ipsas incertas esse. Intclligitis quid optamus. propter quod si judicaretis utile 
esse ut ea que de rebus illis apud vos nota ess'jnt nos ante discessum na- 
uium coguoseeremus. rogamus ea omnia uobis siguificetis etiam per nuncium 
proprium sumptu nostro a vobis transmittendum. dummodo nuncius ipse ante 
diem sextam januarij proximi ad nos accedat. qui semper inueniemur in 
omnia eommoda vestra cupidissime parati. Data die mi decembris mccccliiii. 

Protectores. 



DOCUMENTO XLIX. 

Disposizioni circa il capitaneato dei borghi di Caffa concesso a Girolamo do 

Fornaii ('). 

1454 5 dicembre 
(Diuersor. negot. off. s. Georgi] ann. 1453-1457) 

/ (fol. 25 v.) 

* MCCCCLIIII die V decembris. 

Magnifica officia sancti georgij anni presentis et proxime venientis in legi- 
timis numeris congregata, annuentes requisitioni ambrosij de senarega agentis 
gratias eisdem offieijs de collatione capitanealus burgorum caffè collati jero- 
nimo de furnarijs socero suo. et volentes prò expedilione litterarum dicti effieij 
ea agere versus ipsa officia que concernant cautelam suam prò stalijs etc. 
decreuerunt. ne ipse ambrosius prò hujusmodi cautione damnum patiatur. 
quod assignentur littere dicti offici] capitaneatus in personam dicti jeronimi 
dicto ambrosio promissuro prò dietis stalijs et eas missu.ro jeronimo de senarega 
fratri suo. daturo illas dicto jeronimo de furnarijs si et in quantum ipse jero- 
uimus de furnarijs cautum fecerit eundem jeronimum de senarega nomine 

(') Vedasi il documento antecedente XLV. 



anno 1454 ( 138 ) 



ipsius ambrosij salisfaciendi sibi prò dictis stalijs. et casu quo cautio prestila 
non fuerit eidem jeronimo de senarega per dictura jeronimum de furnarijs 
prò dictis stalijs. commiserunt et tenore presentis deliberationis committunt 
spedato constili et preslantibus viris massarijs calle, quatenus eligere debeaut 
idoueum capitaueam exercilurum dictam officium. ita tameu qaod primo 
cautum faciat jeronimum de senarega eidem salisfacere prò dictis stalijs. ne 
ipso ambrosius pio eis damnum paliatur. 



DOCUMENTO L. 

Quai'ta e quinta collaziono degli offici delle colonie stesse. 

14o4 5 e dicembre 

(Diuersor. negot. off. s. Georgij ann. 1453-1-457) 

(fot. 25 v.) 

* MCCCCLIIII die V decembris. 

Magnifica officia sancii georgij in legitimis numeris congregata, recusan- 
tibus acceptare alarame de grimaldis ollicium ministrane caffè, franco caua- 
lorto offìcium jhagatarie herbarum. dionisio de oliuella officium ponderis sete, 
et attento quod non reperitur nobilis volens acceptare hujusmodi officium 
ministrane ac alia tenua: excusanles ipsos electos. absoluentes se ad calculos 
albos et nigros elegerunt iufrascriptos ad infrascripta officia sub modis et 
stipendijs infrascriptis et prò anno uno. videlicet : 

Ad officium ministrane caffè prò anno uno paulum ragium q. incoiai. 

Ad officium jhagatarie erbarum. cai boni et lignorum cum medio stipendio 
quod datur alijs prò mensibus sex et alimentis. gasparem de sigestro. 

Ad ollicium ponderis sete francum caualortum cum stipendio mensium 
quatuor quod datur alijs et alimentis usque caffam. Receplis ballis albis duo- 
decim et ultra affirmaliuis. 

Segue a fot. 26. 

* MCCCCLIIII die veneris VI decemb. 

Magnifica officia sancti georgij in legitimis numeris congregata, absoluentes 
se ad calculus albos et nigros receptis numeris legitimis calculorum alboium. 
e.egeruut prò anno uno iufrascriptos ad infrascripta officia, videlicet. 



( 139 ) DOCUMENTI 



Urbauuna de casana ad consulatum ministrariam et scribaniam cimbali. 
Albortum spiaulara gasparis ad castellaniam cimbali. 
Ad unam scribaniarum curio calle prò anno uno clemenlem de valletano 
johaunis. attento quod laurentius de calui recusauit acceptare. 



DOCUMENTO LI. 

I medesimi concedono ampio salvocondotto a tutti i ruggiti dalla città di ri- 
stabilirsi e fermare libera dimora in Caffa. 

1 454 5 dicembre 

(Diuersor. negot. off. s. Georgi] ann. i 453-1 4-57) 

(fol. 26 v.) 

* Jesus. 

Protectores comperarum sancti georgij etc. Cum studium nostrum longe 
tenacius insidet mentibus nostris in regimine et amplificatione magnifice et 
nobilissime caffè ciuitatis et aliorum locorum maris majoris nostre ditiom's eo 
vehementius extendere. quo urbs ipsa Celebris nunc concusa celerioris et 
majoris reformationis et augmeuti medelam exposcit ceteris ciuitalibus et 
locis nostris : scientes quantum propier mala regimina et incompositas homi- 
num conditiones ciuitas ipsa minuta sit solita multitudine incolarum: matura 
consideratione pensantes quod ex multitudine incolarum urbibus multa per- 
ueniunt incrementa, quoniam ex varijs hominum ingenijs mulias artes natura 
potens ostendit quibus humanum alitur genus. et sic per mirabilia incrementa 
ex paruis villis oppida et ex oppidis ciuitates euadunt. hinc populi innu- 
merabiles et potentes. hinc artes mirifìce. hinc copia diuitiarum. hinc rerum 
publicarum tutores atque auctores. hinc regna et imperia subsequuntur. Hac 
itaque animi animaduersione commoti ad replendam ipsam ciuitatem. cum et 
de Consilio nostrorum electorum magnificorum successorum et plurimorum 
ciuium peritorum de rebus caphensibus. damus et concedimus plenum tulum 
amplimi et generalem saluumconductum duraturum annis quinque incepturis 
postquam primas consul noster hinc capham profuturus regimen et admini- 
straliouem diete ciuitatis acceperit. omnibus et singulis olim habitatoribus 
diete ciuitatis caphe. accedendi et se se cum familijs bonis rebus mercibus 



anno 1454 ( 140 ) 

et pecunijs suis quibuscumque capham transferendi. ibique standi morandi 
pernotandi et negotiaDdi tate secure et libere, omni impedimento reali et per- 
sonali cessante, non obstantibus aliquibus debitis publicis vel priaatis usque 
in quantitatem summoram ducentorum argenti, ad que comuni janue. mas- 
sarie caife et seu singalaribus personis quomodolibet aliquis ipsoram teneretur 
vel esset obligalus : ila tamen quod nulli noti latrones neque proditores 
patrie qui condemnati banniti vel forestati fnissent in calla in bac saluicon- 
ductus concessione intelligantur : mandantes et jubentes liane nostre conces- 
sionis gratiam inuiolabiliter obseruari sub indignationis nostre pena, eamque 
in volumine regulnrum caffè registrari et mitti in caffa preconium de ea. 
Registratis preseotibus in actis cancellarle nostre: nostrorumque magni et 
parui sigillorum impressione munitis. Data janue mccccliiii die v deeembris. 



DOCUMENTO LII. 

Provvisione di soldati esteri e corsi fatta in questa isola per Caffa. 

1434 9 e 12 dicembre. 

(Litterar. offic. s. Georgij 1454-1457) 

i fot. 48 v.) 

Protectores etc. Spedato et prestanti viro paulo lodisio marruffo gubernatori 
corsice. dilectissimo nostro. 

Dilectissime noster. Per lettere vostre et etiam etc. Como per altre ve 
hauemo scripto e necessario la prouisione de li fanti et corsi ve hauemo 
commisso per capila sia presta, et oinuino ne mandati quelli poterei] haueire 
in la iiaue carpineta, la quale per tempo era capitata a tolone et hauemo 
commisso de li ritorne in Corsica, o saltem li mandati in altri nauilij in modo 
che omuino siano chi dentro da xx del presente. Perche questo celeriter 
exeguiti et aduizaline quanti cosi corsi comò forestieri inleudeti poteremo 
haueire dentro dal dicto termino a ciò che a li altri daghiamo prouisione.... 
(La lettera continua su affari spettanti a Corsica, come da principio) Data 
die vini deeembris. 

Segue un' addizione così : 

Die XII deeembris. 

Al presente estimando noi che la naue nostra fosc in Corsica et apparc- 
giata a ritornare, està raatina e intrata chi. perche celeriter la remandemo 



( 141 ) DOCUMENTI 



i» Corsica a ciò che statini in ella faciati montare tuli quelli cosi forestieri 
conio corsi hauereti asoldati per capha. et in modo uissuuo hauula questa 
lettera non asoldati altri cha quelli hauereti za fermato: et volanter datino 
attiro de lo numero hau:reti asoldato cosi forestieri corno corsi : acioche pro- 
urliamo a lo resto, et in dei nomine sensa alchuna dimora fati montare in 
naue quelli hauereti fermato et mandatili cum tuta quella celerità sia possi- 
bile. La naue veiiira in sanfireutio saluo se per tempo fose forsala venire 
in calai. 



DOCUMENTO LUI. 



Urbano Casana eletto console, massaro, ministeriale e crivano di Cembalo 
promotte di bene esercitare l'ufficio, e presta cauzione di due mila fiorini. 

1 454 11 dicembre 

(Filza di Gaffa, n. il) 

* MCCCCLIIÌf iie XI decembris. 

Urbanus de cassaua ciuis janue electus consul massarius et ministralis 
cum scribania eimbali per magmficum officium sancti georgij. constitutus iu 
preseutia mei notarij iufrascripli slipulautis et recipientis loco pauli mainerij 
notaiij scribe dicti offici] jurauit et promisit michi notano predicto tamquam 
publice persone officio publico stipulanti et recipienti nomine et vice prefati 
magnifici officij et participum comperarum sancii georgij et omnium et sin- 
gulorum quorum interest, intererit vel in futurum poterit interesse, bene et 
fideìiier exercere dieta officia prò prefato magnifico officio sancii georgij: 
seruare ordines regulas et statuta condicta (sic) prò dicto loco eimbali. om- 
nesque regulas et statuta prefati magnifici officij sancti georgij tantum; mi- 
nistrare jus et juslitiam tempore sui consulatus: equa lance unicuique petenti 
reddere bonam et verarn rationem de omni eo quod speclabit administrationi 
officij et officiorum que continget ipsum urbanum exercere in dicto loco 
eimbali : parere et obedire mandatis prefali magnifici officij sancti georgij : 
stare sindicamento soluereque omnem condemnationem contra ipsum fìendam 
per ipsum magnificum officium sancii georgij: resignare dieta officia illi seu 
illis quibus committet dictum officium. dictumque locum custodire diligeuter 
et seruare nomine dicti officij tantum: et demum ea omnia agere que iu- 



anno 1454 ( 142 ) 

cumbunt ipsi urbano officiali prefati magnifici officij. et omnia ea exequi 
obedire et agere que debet et ad que tenetur quilibet fidelis et rectus ofli- 
cialis versus dominum et superiorem suum. et hoc sub pena florenorurn 
duoium milium januinorum. 

Sub etc. Renuncians etc. 

Et prò eo et ejus partibus intercesserunt et fidejusserunt omnes infra- 
scripti prò infrascripta quanlilale pecunie inferius declarata. videlicet: 

Jacobus de franchis de viali q. bened. prò florenis ducentis januin. siue — 
fior. ce. 

Bartholomeus de pastino q. antonij prò florenis ducentis januin siue — 
fior, ce: 

Dominicus de prementorio d. pelagij prò florenis ducentis januin. siue — 
fior. ce. 

Laurentius de nigro olim de cruce q. joh. prò florenis ducentis januin. siue — 
fior. ce. 

Georgius squarsaficus q. amici prò florenis ducentis januinorum siue — 
fior. ce. 

Georgius spinula d. baptiste prò florenis ducentis januinorum siue — 
fior. ce. 

Gregorius de flisco q. laurentij prò florenis ducentis januinorum siue — 
fior. ce. 

Joffredus spinula q. francisci prò florenis ducentis januinorum siue — 
fior. ce. 

Baptista spinula q. . . . rardini prò florenis ducentis januinorum siue — 
fior. ce. 

Filippus de Camilla q. catanei prò florenis ducentis januinorum siue — 
fior. ce. 

Sub eie. Renuuciaules etc. 

Petrus de majolo notarius. 



( 143 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO LIV. 

Ordinazioni dei Protettori circa l' interna amministrazione e l'autorità del con- 
gole i il altri officiali di Calla. 

I ìli i 17 dicembre 

(Diuersor. negot. off. s. Georg, ann. 1453-1457) 

( fot. 117 v.) 

* MGCGCLII1I die XVII decembris. 

Magnifica officia dominorum protectorum comperarum sancti georgij etc. 
excelsi comuuis janue annorum preseutis et proxime venientis ia integris 
numeris congregata : inteudentes omni studio reformare in melius res et ne- 
golia caffè et aliorum locorum suorum maris majoris omui modo via et 
forma quibus melius poterunt. slatuerunt decreuerunt et deliberauerunt ut 
infra, videlicet: 

Quod non liceat domino consuli massarijs neque cuiuis officiali caffè et 
aliorum locorum suorum ubiuis sint priuare neque amouere aliquem offi- 
cialem electum a magnificis dominis prolectoribus prelibati maguifici offici] 
comperarum sancti georgij excelsi comunis janue. quautumeumque finilum sit 
lempus concessionis sue. nisi successor suus ibi fuerit vel sine litteris prefati 
magnifici offieij sub pena soluendi de proprio et alia grauiora arbitrio sin- 
dicatorum: saluo si talis oilicialis commilteret vel faceret in dicto officio tale 
quid in cognitione spectabilis et egregiorum domini consulis massariortim 
et sindicatorum caffè, propter quod essct priuandus vel remouendus: quo casu 
priuari et remoueri per ipsos possit non obstantibus suprascriptis. 

ltem quod dominus consul caffè et massari] teneantur annuatim cartula- 
rium massarie solidare et puntali facere. illudque exemplari et transcribi et 
per exemplum presentari facere et presentatomi anno singulo mittere magni- 
fico officio comperarum sancti georgij. et facere notitiam sindicatoribus de 
predictorum executione. sub pena summorum vigintiquinque usque in ceiitum 
exigenda per sindicatores. sub pena soluendi de ipsorum sindicatorum proprio 
si non exigerint penam ubi constiterit res predicta non fuisse seruata et 
executa. 

Item quod domino consuli seu massarijs non liceat se impedire de aliquibus 
capilibus fugientibus ex Campania et in caffa se reducenlibus sub pena sjim- 
morum vigintiquinque prò singulo. sed de illis permittant exerceri officium 
per illum magistratum ad quem spectat secundum regulas et statuta caffè. 



anno 1454 C 144 ) 

ltom quod nulli absenti pretendenti jus peterc vel actionem habere contra 
tlominum consulern vel aliquos ofllciales sindicandos. si non fuerit in loco 
caffo vel in locis circumstantibus per miliaria L. non currat tempus inde ad 
annulli a fine sindicamenti inclioandum. infra quod lempus cuilibel absenti 
liceat corani magnifico officio comperarum sancti georgij uti jure suo contra 
illuni offìcialem contra quem agere non potuisset. 

Item quod omnis expensa fionda in caffa de pecunia massarie expendi de- 
beat per massarios caffè cum deliberationibus debitis et requisilis per regulas. 
et mediantibus deliberalionibas domini consulis et ipsorum massariorum et 
olficij monete, et reuideri debeat et corrigi et approbari et reprobari per 
olficium monete ubi ipsum officium cognosceret ipsos massarios male ex- 
penpisse. 

Item quod sententie sindicatorum debeant summarie simpliciler et de plano 
exequi per officiales ad quos spectet. sub pena soluendi de proprio. 

Item quod cousui et prouisores caffè debeant reuidere tabulam solutionis 
notariorum si est in caffa. et sii vel non sit sumere informationes opportunas 
et conuenientes et secuudum quod ipsis videbilur habito respectu debito et 
honesto ad onera scribaniarum et longum iter et sumptus scribarum. taxent 
soluliones notariorum. sub pena dupli. 

Item quod burgenses caffè habeaut arbilriam annualim se congregare in 
loco idoneo et ibi eligere ex seipsis quataor prudentes et bene dispositos bouo 
et pacifico illius ciuitatis ad honorem et augumentum status sancti georgij 
qui prestito corporali juramenlo in manibus domini consulis. jurent tractaie 
et procurare omnia que concernant amplificationem diete ciuitatis ad honorem 
dei et status comperarum sancti georgij excelsi comunis janue : et quid mali 
vel-iuconuenientie sentirent facta notitia domino consuli reprobabunt et illi 
obuiabuut. resistentque et resisteutiam facient contra quemeumque volentem 
aliquid tractaro procurare vel se opponere aul moliri contra statum compe- 
rarum sancti georgij excelsi comunis janue : et semper quo melius poteiunt 
aduisabunt magnifìcum officium sancti georgij de bis que erunt digna notitia 
sua et nullam consentient neque permiltent conspirationem seu cabillam fieri 
in caffa. sed omni studio procurabant cum notitia domini consulis et massa- 
riorum ea omnia que concernant bonum illius ciuitatis et aspiciant honorem 
et augumentum status sancii georgij. Que omnia debeant registrar! sub pena 
sindicamenti. 



( 145 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO LV. 

Patente ossia decreto di nomina a capitano dei borghi di Gaffa data dai Pro- 
tettori a Girolamo Do-Fornari. 

1454 17 e 19 dicembre 

(Diucrsor. negot. s. Georg, ann. 1-453-1ÌS7) 

(fol. 27) 

Proteclores etc. Spectabili et prestanlibus viris consuli. massarijs. antianis. 
officio monete ac capitaneo burgorum ciuilnlis caphe. et jnnuensibus et beneficio 
janueusium gaudoutibus in ipsa ciaitate. dilectissimis nostris salutem. 

Cum elegerimus et consti tuerimus in capitaneum et prò capitaneo illorum 
burgorum capile virum egregium hicronymum de furnarijs cum salario solito 
et ultra cum additione summorum vigiliti quinque argenti de capha iu 
anno et cum obuentionibus debite consuetis. seruatis regulis conditis anno 
mccccxxxxviiii prò reformalione officiorum et rerum caphe. pio anno uno 
et pluri et pauciori tempore ad nostrum beneplacitum et manda tum. et cum 
potestate et balia debita, viriate dictarum regularum : Maudamus vobis om- 
nibus supradiclis et quibuscumque alijs ad quos lice pertinere dignoscanlur. 
quateuus statini visis presentibus eundem hieronymum iu capitaneum et prò 
capitaneo dictorum burgorum habeatis recipiatis tractetis et reputetis benigne 
honorifice ac bumaniter sicut decet. sibique resignetis et resignari faeiatis 
dietum officium cum omnibus pertinentibus ad illud. sibiijue respondealis et 
responderi faeiatis congruis temporibus de d'etis salario cum additione et 
debitis obuentionibus. non contraueniendo diclis regulis. Et in casu quo ipse 
liieronymus non satisfaceret deliberalioni nostre facte hoc anno die v decem- 
bris ('). cuicumque eligendo per vos consulem et massarios juxta forma m 
diete deliberationis respondeatis et responderi faeiatis congruis temporibus de 
predictis debito sibi salario cum dieta additione et de obuenientibus debite 
consuetis. Approbantes ex nunc prout ex lune et ex tunc prout ex nunc 
quascumque seutentias condemnationes et executiones recte et rite faciendas 
per ipsum hieronymum capitaneum vel alium idoneum capitaneum cligendum 
ut supra per consulem et massarios caphe in dicto officio, perinde ac si a nobis 
Jegitime processissent. Registratis eie. Data calle xvn decembris 1434 (sic). 

(Segue la poscritto,) 

(.') Vedi il documento XL1X. 



anno 4 454- ( I4G ) 



Ceterum ad tollendam omnem cauilalionem solutionis diclorum summorum 
viginliquinque additorum. raandamus vobis cousuli massarijs et officio monete 
ut illos soluatis de pecunia niassarie. Data janue dicto millesimo die 
xvi in decembris. 



DOCUMENTO LVI. 



ralente di Damiano Leone, terzo console, eletto a massaro e provvisore di 
Gaffa per due anni. 

1ì34 18 dicembre 
(Diuersor. negot. off. s. Georg, ami. 1453-1457) 

(fol. 14 v.) 

Froteclores etc. Spectabili et prestantibus vii is consuli. massarijs. officio 
monete et magistratibus ciuitatis capbe. ac januensibus et beneficio januensium 
gaudentibas. frequentantibus et frequentaluris in dieta ciuitale et mari majori 
et loto imperio gazarie. carissimis nostris salutem. 

Cum elegerimus in allerum massarium et prouisorem diete ciuitatis pre- 
stante»! virum carissimum nostrum damianum de leone prò annis duobus 
et pluri et pauciori tempore ad nostrum beneplacitum et mandatum. cum 
salario prò dictis offieijs summorum octogiuta de caffa in anno tantum, ne 
derogelur regulis et ordinamentis diete ciuitatis. et cum balia honoribus 
preheminentijs et prerogaliuis debitis et debite consuetis : Mandamus vobis 
quatenus quamprimum spectabilis \ir carissimus noster tbomas de domoculta 
primus trium consulum nostrorum. ex quibus tertius est prefalus damianus. 
inceperit exercere dictum consulatus officium. qu... lune habet ipse egregius 
damianus exercere dieta officia, eundem damianum habeatis recipialis Iractetis 
et reputetis honorifice et humaniter sieut decet in massarium et prouisorem 
ut supra. eidem respoudentes et responderi facientes congruis temporibus de 
dicto sibi debito salario. Approbanles ex nunc proul ex tunc et ex tunc prout 
ex nunc quecumque gesserit idem damianus in dictis offieijs massarie et 
prouisorie recte et rite. perinde ac si a nobis legitime processissent. In quo- 
rum omnium testimonium presentes lilteras fieri et registrari jussimus et no- 
strorum magni et parui sigillorum impressione muniri. Data janue die xvm 
decembris mccccliiii. 



( 147 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO LVIl. 

Altra patente che destina lo stesso Damiano Leone a console di Caffa , dopo 
Antonio Lercari secondo console futuro. 

Uoì 18 dicembre 
(Diuersor. negot. off. s. Georgi] ann. Ì453-1457) 

(Ibi. li V ) 



Protectores etc. Spectabili et prestanlibus viris antonio lercario secundo 
consuli. massarijs caffè, antianis. officio monete et magistratibus ciuitatis pre* 
diete, nec non januensibus et burgensibus caffè et beneficio januensiurn gau- 
denlibus. frequentantibus et frequentaturis in caffa et mari majori ac imperio 
gazane, ac omnibus bis ad quos spectabit. dilectis nostris salutem. 

Cum elegerimus et constituerimus spectatum viium carissimum nostrum 
damianum de leone in consulem et prò consule diete ciuitatis et omnium 
pertinentiarum suarum. cum potestate arbitrio balia mero et mixto imperio ac 
gladi] potestate. et cum salarijs emolumentis utilitatibus lionoribus et prehe- 
minentijs debite consuetis non derogando regulis et ordinamene diete ciui- 
tatis. prò anno uno incepturo immediate finito anno prefati nobilis anlonij 
lercarij futuri consulis diete ciuitatis et pluri pauciorique tempore ad nostrum 
beneplacilum et mandatum : Mandamus vobis omnibus et singulis suprascriplis 
quatenus statim finito anno dicti antonij lercarij futuri consulis. eundem da- 
mianum in consulem et prò consule ut supra recipiatis habeatis tractetis et 
reputetis benigne bumaniter et honorifice sicut decet. eidem congruis tem- 
poribus respondentes et responderi facientes de debitis salarijs emolumentis 
obuentionibus sicut decet. mandatis vero et monitionibus suis pareatis reue- 
renler prompte et fideliter ceu nobis: Approbanlibus ex nunc prout ex tunc 
et ex tunc prout ex nunc omnes sententias banna forestationes multas et acta 
quelibet que recte et rile processeriut ab ipso damiano consule veluti a nobis 
legiiime processissent. In quorum omnium teslimonium presentes litteras fieri 
et registrari jussimus in actis cancellane nostre, nostrorumque magni et parui 
sigillorum impressione muniri. Data janue mccccliiii die xvm decembris. 



anno 1454 ( 148 ) 



DOCUMENTO LVIII. 

Gregorio Sorba, borghese di Cafla, eletto officiale delle acque in quella città 
per anni cinque. 

1454 18 dicembre 
(Diuersor. negolior. off- s. Georg, ami. 1453-1457) 

(fot. 15) 



Proteclores etc. Spectabili et prestantibus ac egregijs viris constili, massarijs. 
antianis et officio monete caffè, carissimis nostris salutem. 

Cum. ut est consuetudinis nostre benefacere his qui prò republica nostra 
laborant. adeo quod sentianl laborcm suum eis proficere. elegerimus in offi- 
cialem aquarum illius ciuitatis eafTe dilectum nostrum gregorium de sorba 
burgensem caffè, ad nos ex caffa terrestri via prò rebus publicis tangentibus 
ipsam ciuitatem profectum. prò annis quinque incipiendis visis presentibus et 
piuri et pauciori tempore ad nostrum beneplacitum et mandatum. cum balia 
salario et obuentionibus debitis et debite consuetis: Mandamus vobis quatenus 
statim visis presentibus eundem gregorium in officialem dicti offici] aquarum 
prò diclo tempore recipiatis habeatis tractetis et reputetis benigne et humaniter 
sicut decet. eidem respondentes et responderi facientes congruis temporibus 
de debitis sibi salario et obuentionibus. Et ne hujusmodi collatio tanti tem- 
poris vel transeat in exemplum vel ingrata sit burgensibus caffè, et ut 
habeat occasionem ipse gregorius exercere bene et diligenter dictum officium. 
volumus quod gregorius ipse teneatur annuatim sub pena priualionis. hoc 
quinquennio durante, ad nos mittere litteras parte burgensium caffè et seu 
representantium ipsos. quibus certiores facti simus qualiter se habuerit et 
habeat in ipso officio, et an gralam vel ingratam habeant hujusmodi colla- 
tionem. In quorum testimoniurn presentes litteras fieri et registrar"! jussimus. 
nostrorumque magni et parui sigillorum impressione muniri. Data janue 
MccccLiin die xviii decembris. 



( 149 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO LIX. 

Patente di scrivano della curia di Calla data per un anno al notaio Clemente 
Valdettaro. 

USI 18 dicembre 

(Diuersor. negot. off. s. Georg, ann. 1453-1457) 

(fol. 15 verso) 

Protectores etc. Spectabili et prestantibus viris constili, massarijs. antianiS et 
officio monete ciuitatis caffè, ac januensibus et beneficio januensium gaudenti- 
bus, frequentantibus et frequentaturis in dieta ciuitate. carissimis nostris salutem. 

Cum elegerimus et constituerimus in unum quatuor scribarum curie 
ciuitatis predicte dilectum nostrum chrementem (sic) de valletarij. johannis. 
uotarium prò anno uno et pluri et pauciori tempore ad nostrum beneplacitum 
ac mandatum. cum salario utilitatibus prerogatiuis obuentionibus debitis et 
debite consuetis. non contraueniendo regulis diete ciuitatis : Mandamus vobis 
quatenus statim visis presenlibus eundem chrementem in unum diclorum un 
scribarum habeatis et recipiatis tractetis et reputetis benigne et humaniter 
sicut decet loco prioris exercenlis dictum officium scribanie. sibique respon- 
deatis et responderi faciatis de debitis sibi salario et obuentionibus congruis 
temporibus: Approbanles ex nunc proul ex lune et ex tunc prout ex nunc 
quascumque sententias scripturas et acta scribenda per ipsum chrementem 
in diete scribanie officio recte et rite. perinde ac si a nobis legitime proces- 
sissent. In quorum omnium testimonium has nostras litteras fieri et registrati 
jussimus. nostrorumque magni et parui sigillorum impressione muniri. Data 
janue mccccliiii die xviu decembris. 



DOCUMENTO LX. 

Ultima collazione di ofiìcii per le colonie del mar Nero. 

1454 23 dicembre 

(Diuersor. negot. off. s. Georg. 1453-1457) 

(fol. 27 v.) 

* MCCCCLIIII die XXIII decembris. 

MagniGca officia sancti georgij annorum presentis et proxime venicntis io 
integris numeris congregata : absoluentes se ad calculos albos et uigros eie- 



anno 1454 ( 150 ) 

geruQt ad officium castellarne sancii nicolai cimbali bartholomeum de auria. 
cum salario taxato et socijs deliberatis in regulis. et qaod prò ista vice tan- 
tum possit facere tabernam in castello suis socijs. et ipsum ab officio capita- 
neatus orgusiomm remouerunt. 

Ilem elegerunt ad capitaneatum orgusiomm prò anno uno mauritium bu- 
canigram. et quod habere debeat sumptum usque caffam. et ultra libras 
quadraginta prò stipendio. 

ltem absoluentes se ad calculos albos et nigros repertis omnibus albis 
assensum significantibus elegerunt in subscribam curie caffè prò anno uno 
et pluri tempore ad ipsorum beneplacitum cum salarijs et obuentionibus de- 
bite consuetis non contraueniendo regulis caffè manuelem de caluo. johannis ('). 



DOCUMENTO LXI. 



Contratto di noleggio fatto tra i Protettori e Martino Voltaggio pel trasporto 
da Genova a Caffa di armi, soldati, officiali e munizioni da guerra. 

1454 29 dicembre 

(Filza di Caffa, n- 12) 

In nomine domini amen. Magnifici domini protectores comperarum san- 
cii georgij comunis janue annorum MccccLquarti et Lquinti. ex quibus tunc 
presentes fuerunt infrascripti. videlicet: 
Ex dominis protectoribus anni Lquarti: 
Antonius de ponte 
Meliadux saluaigus 
Simon de nigrono 
Jacobus de axereto et 
Egidius lomellinus 
Promittenles suis proprijs nominibus quod tres eorum college tunc absentes 
habebunt rata grata et firma omnia et singula contenta in presenti instru- 
mento. 

C) Manca nel testo il nome della persona eletta, ma è segnato nel margine: 
prò manuele caluo johannis , ed è confermato poi dal decreto del i gen- 
naio 1455. Vedi più sotto il documento LXV1I1. 



( 151 ) DOCUMENTI 



Dominorum vero proteetorum anni Lquinti. qui onines presentos fucrunt. 
nomiua sunt hoc : 

Antoni us de ponte 
Jacobus spintila q. barili. 
Antonius gentilis 
Antonius de casana 
Paulus judex 
Marcus de marinis 
Antonius caflarotus et 
Franciscus scalia 

Agentes nomine et vice comperarum sancii georgij et participum earum una 
parte, et vir egregius martinus de vultabio patronus unius nauis stipendio 
dictorum dominorum proleclorum nunc cafTam profecture. parte altera. 

Sponte etc. peruenerunt et peruenisse sibi inuicem et vicissim confessi fue- 
runt ad infrascriptas obligaiiones cumpositiones promissiones et pacta. solemnibus 
stipulationibus utrinque interuenienlibus. 

Renuuciantes etc. videlicet quia virtute et ex causa dictarum obligationum 
compositionum promissionum et pactorum. prenominatus martinus patronus ut 
supra promisit et solenniter concedit dictis dominis protectoribus presentibus 
stipulantibus et recipientibus nomine et vice dictarum comperarum et partici- 
pum earum. quod in dieta sua naui accipiet et receptabit slipendiatos ducenlos 
et quinquaginta ex hijs qui per eosdem dominos protectores capham mittendi 
sunt. vel plures aut pauciores ipsorum dominorum protectorum arbitrio, eosque 
onines et eorum quemlibet alet usquequo deo bene juuante capham peruenerint. 
sub modis et formis inferius declaratis. 

Primum videlicet idem martinus obligatus sit omnibus et singulis diebus 
dominicis. lune, martis et jouis dictis stipendiatis in prandio tantum, dari fa- 
cere carnes recentes si nauis erit in loco ubi comode inueniri possint. vide- 
licet uncias nouem singulo prandio in singulum eorum. et si carnes recentes 
commode inueniri non possent. uncias sex carnium salsarum singulo prandio 
in singulum ipsorum. 

Item omnibus diebus mercurij. veneris et sabati obligatus sii singulo 
prandio illis dari facere legumina cum caseo vel piscibus salsis. In omnibus 
vero cenis obligatus sit illis dare caseum vel pisces salsos arbitrio eorum et 
cujusuis ipsorum. Declarato etiam quod aliquando secundum consuetudinem 
in ejusmodi casibus seruari consuetam. teneatur ultra predieta illis dari facere 
in aliquo vasculo oleum et acetum. 



anno 1454 ( 152 ) 



Item obligatus sit et esse intelligatur omnibus et singulis diebus tam in 
pràndio quam in cena dari faeere ipsis stipendiatis biscoctum et vinum ad 
suilicienliam. et ultra cenam et prandium semel qualibet die biscoctum et 
vinum secunduni consuetudinem in ejusmodi casibus seruari solitam. 

Item teneatur et obligatus sit diclus martinus dare dictis stipendiatis bi- 
scoctum. vinum. carnes. caseum. pisces et demum reliqua alimenta conde- 
cenlis bonilatis. 

Item teneatur et obligatus sit habere statim in dieta sua naui aquam. Tigna, 
vasellamina et preterea tantam quantitatem biscocti. vini, piscium et carnium 
salsarum. casei. legumìnum et demum reliquorum alimentorum que sufle- 
ctura sit alimentis plusme sue et dictorum slipendiatorum saltem per menses 
tres. judicio et cognizioni virorum prestanlum jeronimi justiniani et napoleonis 
lomellini. 

Et quoniam superius declarata non fuit quantitas casei. piscium et aliorum 
alimentorum dictis stipendiatis danda. neque norma sub qua diebus quadra- 
gesimalibus alendi erunt. neque etiam quantum aque immiscendum sit in 
vino eisdem dando, prenominatus martinus obligatus sit et ita promisit ut 
supra. tam super obseruantia omnium suprascriptorum quam supra omni 
norma et forma alendi omnes ipsos stipendiatos. stare judicio et parere man- 
dalis illius ex consulibus caphe qui nauem suam conscendet. 

Iiem promisit et solenniter conuenit idem martinus ut supra. quod si con- 
tingat nauem suam ante terminum mensium trium a die discessus compu- 
tandoli ad ciuitatem caphe transmigrare, eo casu consulibus caphe nomino 
ipsorum dominorum protectorum dabit et consignabit tantum ex munitio- 
nibus factis prò alimentis dictorum stipendiatorum. quantum ipsi consules 
judicabunteosdem stipendiatos consumpturos fuisse. si usque ad complementum 
mensium trium in naui permansissent. 

Item promisit et solenniter conuenit ut supra reponi et carrigari permuterò 
in dieta sua naui sine alla obligalione solutionis vel nauli omnes munitio- 
nes alimentorum. quas dicli stipendiali prò eorum usu carrigare voluerint. 

item promisit et solenniter conuenit ut supra. quod si contingat de con- 
tentis in presenti instrumeuto aliquam litem seu controuersiam oriri. stabit 
et acquiescet judicio et cognitioni dictorum dominorum protectorum. qui in 
omnibus ipsis litibus et controuersijs. superque interpretatione omnium con- 
tentorum in presenti instrumento ejusque executione. sint et esse intelligantur 
judices conipetentes. 

Et parte altera prenominati domini prolectores nomine quo supra acceptantes 
omnes et singulas promissiones et obligationes superius declaratas. promiscruut 



( 153 ) DOCUMENTI 



ci solennità' conuenerunt eidem martino de vultabio petenti acceptanti ac 
•stipulanti et recipienti suo nomine et nomine ac vice parlicipum suorum et 
babituroruin causam ab eo. sibi soluere ante discessum suum mercedem 
aliiueutorum omnium slipeudiatorum. quos in dieta sua naui repouere volue- 
rint per menses tres. ad computimi soldorum septuaginta duorum singulo mense 
iu singulum virum ex moneta argentea vel ex aureis ad rationem soldorum 
quadraginta seplem in singulum aureum. Et si forte contigerit dictum mai- 
tinum slipeudiatos ipsos alere ultra ipsos menses tres. eo casu eidem sati- 
sfacient ad eundem eomputum et rationem prò toto eo tempore quo ultra 
ipsos menses tres idem martiuus eis alimenta presliterit. 

Que omnia etc. Sub pena dupli etc. Et sub ipotheca etc. 

Ada sunt uec in ciuitale janue. videlicet in camera magna palatij san- 
cii georgij que respicit occidentem. anno dominice natiuilalis MCCCCLquinto (') 
indictione secunda juxta morem janue. die dominico vicesimono decembris 
bora tenia noctis. presenlibus viris egregijs paulo maincrio et petro de fre- 
nante notarijs. ciuibus janue. testibus ad hec vocatis et rogatis. 



DOCUMENTO LXII. 

1 Protettori di s. Giorgio notificano avere eletto Ottaviano di s. Salvatore ad 
amministratore degli alimenti necessarii agli armati che Martino Voltaggio 
deve colla sua nave trasportare in Caffa. 

1454 («) 

(Filza di Caffa, n. 13) 

Protectores etc. Gum elegerimus et deputauerimus oclauianum de sancto sal- 
uatore supra alimenta bominum conductorum ad nostra stipendia caphe pro- 
fecturorum in naui patronisata per martinum de vultabio. ideo notum facimus 
vobis omnibus et siugulis conestabilibus et alijs stipendiatis accessuris in ipsa 

(') Secondo l'uso genovese allora vigente di cominciare il nuovo anno ai 
26 dicembre correva veramente già il 1455, ma giusta il computo nostro at- 
tuale durava tuttavia il 1454. Anche la indizione genovese variava dalla ce- 
sarea in ciò che ritardava di un anno da essa. Vedi Atti della Società Li- 
gure di Storia Patria, voi. I. 

( 2 ) Non ha data alcuna, ma evidentemente spetta al termine del 1454 od al 
principio del 1455. Noi lo collochiamo qui come a luogo il più opportuno. 



anno 1454 ( 154 ) 



naui. quemadmodum d'ictus octauianus eis prouidebit de omnibus alimentis 
sibi necessarijs. dummodo ipsi stipendiati repositis primo armis suis in naui 
inueniantur singulis horis prandi] et cene in ipsa naui. et quod siogulis no- 
ctibus in ipsa naui dormiant. Quapropter mandamus supradicto branche ('). 
ut visis presentibus omnino exequatur quicquid ipse octauianus occasione 
ipsorum alimentorum fecerit prouideatque ipsis stipendiane de alimentis su- 
pradictis ut ipse octauianus sibi imposuerit ac etiam annotet omnia et singula 
nomina et cognomina illorum stipendiatorum quorum idem octauianus sibi 
dixerit. alioquin ipsi stipendiati alerentur per ipsum octauianum nomine officij 
proprijs expensis et ipsius branche patroni. 

Segue la poscritto,. 

Similes facte fuerunl johanni de roncatolo in naui de leone. 

(') Branca ossia Brancaleone Oliva era il capitano della nave di Jacopo 
Leone e non di Martino Voltaggio come si raccoglie chiaro dal seguente docu- 
mento LX1II. Qui adunque fece sbaglio lo scrivano mettendo Branche a vece 
di Martino, il quale e realmente padroneggiò di persona la sua nave 'sino a 
Caffa, e gli si riferisce il supradicto, perchè è nominato nel principio del pre- 
sente documento. Al Branca poi sarà stato fatto lo stesso comando pel mezzo 
di Giovanni Roncaglielo, deputato agli alimenti per la nave Leona, come dice 
la poscritta* 



ANNO MCCCCLV 



STORIA E DOCUMENTI 



ESPOSIZIONE STORICA 

DEGLI AVVENIMENTI (\ 



s 



e 1' uomo nei duri e perigliosi incontri della vita studiasse più 
addentro se medesimo , troverebbe nel fondo del suo cuore la 
forza atta a superare una gran parte dei mali che lo addolorano. 
Ma il popolo non uso a ragionare, come facilmente si estolle nei 
prosperi successi che gli infiorano la via, così troppo agevolmente 
si abbatte e deprime all'urto di tristi e sgraditi casi, e abban- 
donasi talvolta a timori e risoluzioni che sono lungi dal dividere 
con lui i pochi saggi, meglio fidenti nel destino della patria. Ce ne 
porge novella prova questa nostra storia. La fosca prospettiva della 
sorte avvenire di Caffa e degli altri possessi genovesi nella 

(') Letta come sopra in più tornate dai 23 febbraio al 1.° giugno 18G7. 



anno 1455 ( 158 ) 

Tauride, che secondo le nere previsioni di quegli abitanti, entro 
l'anno 1 455 dovea essere feconda di stragi e di sangue per 
opera degli imperatori tartaro e turco, ci si presenta invece assai 
meno tenebrosa ed oscura di quello era dato prevedere, che anzi 
servì di stimolo all' adozione di molte utili riforme e di un 
discreto assetto dell' ordine pubblico , benché attraverso di non 
poche né leggieri difficoltà. Il grande conquistatore Maometto II 
abbandonava fortunatamente per alcun tempo il pensiero del 
conquisto di Gaffa, affine d' invadere colle sue orde i paesi si- 
tuati al settentrione del nuovo suo regno e le sparse isole del- 
l' arcipelago greco. 

e Nella primavera dell' anno susseguente alla presa di Costan- 
tinopoli , racconta Hammer nella sua bella storia dell' impero 
osmano sotto 1' anno 1454, Mohammed mandò un' ambasciata 
al vecchio despota della Servia Giorgio, e cosi gli parlava: « Il 
paese che tu domini non appartiene a te, ma a Stefano figlio 
di Lazzaro e quindi a me. Ti posso bensì cedere la parte di 
tuo padre Wulk e Sofìa; ma se rifiuti ti vengo addosso. » L' ara- 
basciadore dovea essere di ritorno fra venticinque giorni ; ad un 
ritardo gli sarebbe stato reciso il capo e gettato il suo cadavere 
insepolto a pasto delle fiere. Ma essendo andato Giorgio oltre il 
Danubio onde cercare soccorso da Uniade , il legato fu tenulo a 
bada affine di guadagnare tempo e fare le necessarie fortifica- 
zioni e provvisioni. Non essendo quindi tornato neppur il trente- 
simo dì, partì Mohammed in furore da Adrianopoli, recandosi 
con tutto 1' esercito a Filippopoli , ove incontrò 1' ambasciadore 
cui fece dono della vita, pel solo riflesso che avea abbastanza 
per tempo notificata la fuga di Giorgio in Ungheria. 

« Gli Ungheri intanto passalo il Danubio e devastato il paese 
attorno Tirnova, erano tornati carichi di bottino oltre il fiume. 
Mohammed non sospendeva la sua marcia: recatosi da Filippo- 
poli a Sofia, lasciò in questa città la maggior parte dell' esercito 
e il divano, e penetrò con ventimila uomini di cavalleria leg- 



( 159 ) STORIA 

giera nella Servia senza incontrare truppa alcuna, perchè Gior- 
gio avea comandato al suo popolo che si chiudesse nelle fortezze, 
promettendogli vicino soccorso dall' Ungheria. Ma Mohammed , 
divise le sue genti in due colonne , una ne appostò innanzi 
Semendra, 1' altra innanzi Ostrovitz, chiavi principali del paese. 
Stese la cavalleria le sue incursioni in tutta la Servia e raccolse 
cinquantamila prigionieri , quattro mila dei quali furono trasci- 
nati a popolare i villaggi posti intorno a Costantinopoli. Valoro- 
sissima fu la resistenza di Semendra contro la possa di Moham- 
med : era già conquistato il bastione esteriore , eppure sostennesi 
il castello interno, né fu possibile 1' espugnarlo. Non così Ostro- 
vitz che fu gettata in rovine dall' artiglieria turchesca ad onta 
della valorosa sortita della guarnigione. Essa aperse finalmente 
le porte, avendo ottenuto la promessa di vita e sicurezza per 
le truppe che la doveano evacuare, ma ai onta del giuramento 
la guarnigione fu menata in schiavitù. 

« Levato 1' assedio di Semendra ritornò Mohammed a Sofia e 
Adrianopoli, divise colà la preda fatta degli uomini e scelse 
per se i ragazzi più belli, come un quinto a lui spettante. Avea 
lasciato però Firuzbeg con trentadue mila soldati a Rrussovaz 
sulla Morava per presentare la fronte all' esercito ungherese e 
serviano , unito sotto il comando di Uniade e di Giorgio. Bat- 
tevano questi le truppe del Sultano, presero prigioniero lo stesso 
Firuzbeg, si avanzarono poi per Pirota e Widin , devastarono 
il paese e bruciarono queste due città. Ritornò poscia Uniade 
alla sua patria in trionfo passando per Belgrado , e Giorgio of- 
ferse un tributo annuale di trentamila zecchini. Mohammed con- 
cluse a questa condizione la pace , e si recò da Adrianopoli a 
Costantinopoli 0. » Sino qui il precitato storico sul conto della 
campagna della Servia nel 1454., ripresa dallo stesso Maometto 
nel presente anno 1455, come diremo in seguito. 

(') Uammer: Storio, dell'impero Osmano. T. V. pag. M e seg. Venezia 1829. 



anno 1455 ( 160 ) 



La fama di questi importanti avvenimenti giungeva troppo 
vaga ed incerta in Genova al magistrato di s. Giorgio , il quale 
volendo fare suo prò' della lontananza delle truppe ottomane 
impigliale nella guerra del Continente, pel fortunato passaggio 
delle sue navi nell' Eusino, sino dal 4 dicembre 1454 aveva 
scritto a Batista Goano , ambasciadore della Repubblica in Ve- 
nezia, di cerziorarlo sul genuino stato delle cose d' Oriente. 

« Pervennero, dicono i Protettori, alle nostre mani alcune 
vostre lettere , in cui voi narrate d' una sconfitta toccata ai tur- 
chi , del felice transito delle due navi D' Oria e Lomellina nel 
mare Pontico , e di parecchie altre novità accadute nelle con- 
trade del Levante. Noi, benché tutte le precorse novelle ci sieno 
anzichenò favorevoli, restiamo tuttavia in qualche incertezza se 
abbiasi a prestare loro cieca fede. E perchè entro il giorno 4 
di gennaio prossimo, deliberammo di spedire alla volta di Cafia 
altre due grosse navi con numerosa soldatesca a presidio di 
questa città , cui di fresco abbiamo saputo essere stata assalita 
dai' collegati re dei tartari e dei turchi, vi preghiamo per quel 
verace amore di patria che tanto vi onora e distingue , a volerci 
far noto se sta in fatto che le ridette navi o una di esse al- 
meno sforzò lo stretto del Bosforo; in quali condizioni trovinsi 
le cose dei turchi; in particolare se il principe di Caramania 
ruppe veramente guerra al Sultano; tutto insomma ci riferite 
quanto costà in Venezia voi potete spillare dei recenti successi 
eh' ebbero luogo in quelle regioni , a voi meglio che a noi vi- 
cine , onde possiamo valercene per le istruzioni a dare ai nostri 
consoli ed ufficiali in procinto di partenza per Caffa O- » 

Il Goano, a quei di celebre dottore in legge non meno che 
abile politico, informò incontanente i Protettori su tutte le que- 
stioni propostegli, e con tanta assennatezza e soddisfazione del- 
l' officio di s. Giorgio che, sotto il di 47 successivo gennaio 1455, 
ne ricevè dal Banco stesso una risposta di ringraziamento assai 

(') Vedi il documento XLVIII. 



( 101 ) STORIA 

cortese e lusinghiera, nella quale in gentile cambio gli parte- 
cipa le notizie sulla nuova ribellione suscitata in Corsica da 
Rafaele di Lecca Ci. È a dolere però che la missiva del giure- 
consulto e ambasciadore genovese non sia stata inserita nella 
comune raccolta epistolare, che per essa saremmo forse venuti 
in cognizione di ben molte cose spettanti alle imprese guerre- 
sche dei turchi in quest'anno , narrate con soverchia brevità dalle 
storie antiche e moderne. 

Ottenuti i bramati schiarimenti, i Protettori si misero coli' usata 
e anche maggiore alacrità ad allestire le. navi Voltaggia e Leona, 
le quali, come dicemmo, essi aveano noleggiate al principio dello 
stesso inverno. E dapprima, a quel modo che già erasi fatto ai 
29 novembre 1454 con Iacopo Leone, ora di bel nuovo addì % 
gennaio 1455 ne fermarono il contratto con Branca Oliva, che, 
a luogo di Iacopo, dovea padroneggiare la barca fin' all' arrivo 
in Caffa.. Sono in questo istrumento fissate con tutta precisione 
e minutezza le quantità, misure e diverse specie dei cibi e delle 
bevande: carne fresca e salata, legumi, cacio, pesci, vino, aceto, 
biscotto e simili, che egli, il Branca, si obbligava di sommini- 
strare ad ogni soldato in ciascun giorno della settimana (te- 
nuto conto eziandio della quaresima) , mane e sera , durante la 
traversata, la quale si presumeva doversi estendere a circa tre 
mesi. Non scendo a toccare queste particolarità che di troppo 
mi svierebbero dal corso della storia, ma certo non prive d' in- 
teresse e anche di utile raffronto per lo studioso di cose nau- 
tiche e commerciali ( 2 ). A sovrintendente e regolatore degli ali- 
menti in essa nave deputarono Giovanni Roncagliolo, e per la 
Voltaggia Ottaviano di s. Salvatore ^). Salivano la prima due- 
cento quarantadue gregarii, e altri ducento quaranta quattro la 

(*) Vedi il documento LXXV. 

(*; Vedi i documenti XLVI e LXIII. 

(*) Vedi il documento LXJI. 



anno 1455 ( 162 ) 

seconda, oltre una considerevole turma di alti e bassi funzio- 
nari!, destinati alle cariche ed agli officii amministrativi delle 
colonie; più le ciurme dei bastimenti in numero di quasi cento 
marinai per ciascuno. Ondecchè , calcolativi gli speculatori e i 
mercadanti, i quali, come si vedrà nel seguito, vi presero anche 
essi parte , è a credere che il totale dell' armata si scostasse di 
poco dagli ottocento uomini. Non fa quindi maraviglia se, già 
dopo avere ammassato sui due grossi legni anzidetti un ingente 
cumulo di viveri, a quando a quando occorreva supplirvi con 
nuove e non esigue aggiunte ('). 

Avendo cosi provveduto al materiale dell' imbarcazione, i Pro- 
tettori addi 21 gennaio si assicuravano dell' obbedienza dei loro 
stipendiati e della disciplina militare tanto necessaria a bordo 
delle navi , coli' imporre ad Antonio Lercari secondo console e 
massaro , a Branca Oliva e Martino Voltaggio padroni di esse , 
ai soldati e loro conestabili , agli uffiziali civili e subalterni tutti 
al loro soldo avviati a Gaffa, il giuramento di fedeltà al capo 
della spedizione che era il primo console eletto, Tommaso di 
Domoculta. Al quale a tal uopo veniva concessa ampia balìa di 
processare e condannare i delinquenti, e, se bisogno il richiedesse, 
punirli sommariamente anche di morte (2 ). Siffatta severità tene- 
vanla i Protettori per necessaria e indispensabile a cagione della 
mescolanza delle truppe raccogliticcie caricate su quel naviglio. 
Imperocché oltre i córsi , i liguri o rivieraschi e i genovesi , 
eravi eziandio uno grosso drappello di avventurieri condotti dal 
capitano Iacopo di Capua, che erasi messo con ottanta sue pa- 
ghe al servizio di s. Giorgio. 

Stimo ben fatto il recitare gli accordi, mediante i quali il 
predetto condottiere si acconciò allo stipendio del nostro Ma- 
gistrato: e sono i seguenti, che desumo da un atto assai im- 

Cj Vedi i documenti CV e CVII. 
(*) Vedi il documento LXXX1V. 



( 163 ) STORIA 

portante del 3 febbraio. Dapprima il Capuano obbligava la pa- 
rola di militare esso e la sua squadra sotto il comando del con- 
sole per sedici mesi dal giorno dell' approdo in Caffa; quindi 
di fare le mostre ossia riviste dei soldati tanto sulla nave quanto 
in terra a volontà del medesimo, non che di mantenere la ri- 
delta compagnia composta sempre d' eguale numero d' uomini 
bene adatti alla guerra e convenientemente armati, secondo ogni 
lodevole usanza allora in vigore, e da sezzo militi e capitano 
stare in qualsiasi cosa agli ordini superiori. Il banco poi di 
s. Giorgio, oltre 1' onere di spesarlo di vitto e di nolo in un 
coi suoi seguaci, nell' andata insino a Caffa, e nel ritorno fino 
a Scio, pagavagli lire genovine sessantadue e soldi dieci men- 
sili pel suo personale ingaggio, e altre lire otto e dieci soldi al 
mese per ciascuno dei suoi militi. Di questa somma gli antici- 
pava lo sborso di un quadrimestre avanti la di lui partenza da 
Genova, e lo prometteva del quinto mese, giunto che fosse in 
Caffa. Nel caso di diffulamento , trascorso il tempo dianzi stabi- 
lito della ferma , glielo si dovesse annunziare trenta giorni in- 
nanzi : ma ove il console giudicasse conveniente ritenerlo, Iacopo 
non potrebbe esimersi dall' ulteriore servizio ; e ciò accadendo, gli 
venisse corrisposta la stessa paga mensile già fissata per se e i 
suoi compagni, e la metà di essa fino a tanto che, scaduto an- 
che questo secondo periodo, per difetto di passaggio mariltimo 
resterebbe a Caffa in attesa del rimpatrio Ch Come si vede il 
capitano Iacopo era, avuto riguardo al tempo, assai bene ri- 
munerato e largamente provveduto dal nostro Banco. 

Infatti gli è tanto vero che i Protettori s' aspettavano da lui 
e dalla sua squadra non solo la difesa di Caffa, ma sin anco 
di pigliare 1' offensiva sul turco , che il medesimo giorno in cui 
firmavano il contratto , diedero ordine al console e ai massari 
di quella città di valersi delle milizie del Capuano al riacquisto 

(') Vedi il documento C. 



anno 1455 ( 164 ) 



di Pera presso Costantinopoli. Riferirò perchè utile alla storia 
generale, e come testimonio del nobile ardire genovese, il te- 
nore di questa lettera , traducendola con libera versione dal 
latino. 

« Per le notizie giunteci degli apparecchi guerreschi che viene 
apprestando l' illustrissimo duca di Borgogna, ci arride la spe- 
ranza che aduni un così forte esercito da opprimere e disfare 
Maometto. Ond' è che ci sembra opportuno notificarvi come noi, 
succedendo prospere le cose ai cristiani e avverse agli infedeli, 
vogliamo che uno di voi colga la propizia occasione per combat- 
tere dall' opposto lato il turco medesimo, e si adopri con tutte 
le forze al ricupero della perduta colonia di Pera e all' espu- 
gnazione dei castelli fortificati alla foce del Bosforo, secondochè 
vi sarà da noi comandato, o quelli di Scio a nome nostro vi 
diranno. Ben inteso di non sguarnire giammai del necessario 
presidiò la città di Caffa. Insomma portatevi con tale sollecitu- 
dine ed oculatezza in questa bisogna, che, se mai 1' onnipotente 
Iddio si degnerà aprire su di noi gli occhi della sua misericordia, 
dal canto vostro nulla abbia a mancare al fortunato esito del- 
l' impresa, e a noi sia dato di goderne il fruito e congratularci 
con voi (*)■ » Ma sventuratamente la notizia degli apparecchi 
militari del signore di Borgogna non si verificò ; o meglio, colpa 
le incertezze e gelose ire dei monarchi d' Europa, il suo progetto 
non sortì buon esito , con gravissimo danno della cristianità e 
profonda mestizia di papa Nicolò , che ne morì di dolore. 

Abbiamo parecchi atti datati lo stesso dì 3 febbraio, e molti 
altri del gennaio precedente, dei quali non occorre parlare, come 
quelli che segnano unicamente le patenti dei numerosi officiali 
trasmessi ai diversi impieghi delle colonie ; e solo citerò il ri- 
chiamo dei due commissarii Simone Grillo e Marco Cassina, cui 
i Prolettori esonerano dall' incarico loro demandato, all' arrivo 



C) Vedi il documento CI. 



( IG5 ) STO Iti A 

del nuovo console in CaiTa, con facoltà di fare libero ritorno 
in patria ('). Ciò scrivevano essi, fondati sulla voce che erane 
corsa del felice loro approdo a quella città. Ma quando seppero 
con certezza il fausto avvenimento, senza porre tempo in mezzo, 
ne diedero avviso nei seguenti termini al console Domoculta e 
ad Antonio Lercari massaro , che erano tuttavia in porto a bordo 
delle due navi aspettando il buon vento. « In questo punto al- 
cuni- nostri cittadini riceverono lettere da Costantinopoli scritte 
ai 3 gennaio ora scorso, da cui rilevasi che i barelli D' Oria 
e Lomellino con i commissarii partili finalmente da Scio, senza 
lesione di sorta riescirono a passare lo stretto del Bosforo. La 
quale notizia giunta a noi e a tutta la città graditissima , per 
vostro conforto e dei compagni di viaggio, abbiamo voluto indi— 
latamente communicarvi, acciò la speranza d'incontrare eguale 
fortuna mediante 1' aiuto di Dio e del glorioso martire s. Gior- 
gio avvalori in quel cimento i vostri petti, a salvezza della no- 
bile città di Caffa e a gloria imperitura dei coraggiosi suoi li- 
beratori H ». 

Mutato alfine, come Dio volle , il vento, eh' erasi fino allora 
mantenuto con lunga ostinazione avverso ( 3 ), e finiti gli approvi- 
gionamenti, alcuni giorni dopo la presente data dei 14 febbraio 
le navi salpavano da Genova; giacche nel registro non trovasi 
più in tutto il mese verun atto o deliberazione che le riguardi, 
e altronde si sa dalla relazione nel luglio successivo inviata dal 
console al magnifico Officio, che ai 25 dello stesso febbraio pi- 
gliarono di nuovo il largo dall' isola d' Elba. 



0) Vedi il documento CU. 

(') Vedi il documento CVII1. 

( 3 ) In una lettera dei 29 gennaio 1455 a Paolo Lodisio Maruffo , governa- 
tore di Corsica i Proiettori dicevano: « Le navi di Caffa , intra biduum deo 
duce partiranno ». (LiUerar. off. s. Georg, ann. 4 454 in 1457, fol. 70, verso). 
Non partirono invece che circa tre settimane dopo. 



anno 4 455 ( 166 ) 



II. 



Allorquando i Protettori adottarono il partito di eleggere si- 
multaneamente tre consoli da succedersi 1' un 1' altro nella di- 
gnità , rimanendo frattanto due di loro in carioa di massari e 
provvisori di Caffa, il che avvenne ai 22 novembre 1454, fu 
deciso eziandio che uno dei tre dovesse colla maggiore possibile 
celerità recarsi a quella tribolata colonia per via di terra , men- 
tre gli altri due vi giungerebbero col mezzo delle navi onerarie, 
alla testa dei gregarii assoldati per la difesa e guarnigione di 
Caffa. La sorte , non so s' io mi dica propizia o sventurata di 
condursi a traverso di tanti regni e provincie, solcando malage- 
voli, disagiate strade e inospite lande , fino quasi all' estremo 
lembo della Crimea ove giaceva la nostra Caffa, toccò, secondo 
che accennai sopra, al terzo console Damiano Leone; scelto forse 
a preferenza degli altri, acciò non navigasse di conserva al suo 
consanguineo Iacopo Leone, proprietario d' una delle navi noleg- 
giate per quel viaggio , o col suo rappresentante Branca Oliva, 
se, come pare vero, il Iacopo non vi si tragittò. 

Partiva Damiano a quella volta recando seco colle istruzioni 
anche i decreti di sua doppia nomina a massaro e provvisore, e 
a console, firmati il 18 dicembre 1454 O, mentre i consimili di- 
plomi degli altri due suoi colleghi, Tommaso Domooulta e An- 
tonio Lercari, hanno la data più recente dei 24 gennaio 1455 (*J; 
chiaro indizio che egli era destinato a porsi in viaggio nel cuore 
dell' inverno stesso, come avvenne. Sembra che, oltre due famigli, 
gli si accompagnasse eziandio Gregorio Sorba , orgusio , eletto 
dai Protettori ai 18 dicembre 1454 ufficiale o sovrintendente 
alle acque in Caffa sua patria ( s ). Certo poi s' avviò con lui 

(') Vedi i documenti LVI e LVII. 

(') Vedi i documenti LXXXVIII e LXXXlX. 

f 5 ) Vedi il documento LVIII. 



( 167 ) STORIA 

no secondo capitano di ventura , il noto Giovanni Piccinino, che 
pel solito amore di novità e d' imprese erasi lasciato condurre 
allo stipendio di s. Giorgio in difesa delle colonie genovesi nel- 
1" Easino , unitamente a Giorgio Scala suo compagno d' armi, il 
quale vi dovea arrivare per l'opposta via, cioè sulle navi. Ma 
il prezioso di questa notizia sta in ciò che nel documento dei 
12 marzo 1455, ove i Protettori offrono al console Domoculta 
una lunga lista di pagamenti fatti agli offiziali, capitani e im- 
piegati recanlisi nel mar Nero, Giovanni Piccinino, è manife- 
stamente chiamato col suo più vero nome di Angelino Galletti ('). 
Donde risulta che 1' appellativo di Piccinino, col quale è comu- 
nemente conosciuto nelle storie , vuoisi tenere quile soprannome, 
dedotto forse dalla bassa sua statura, o dall' ambizione di emulare 
col titolo le ancora fresche glorie militari di Nicolò Piccinino da 
Perugia, o del vivente suo figlio Iacopo. Imperciocché il nostro 
Giovanni non apparteneva in guisa veruna a quella famiglia, 
trovandosi detto nei libri della masseria di Caffa esser egli nativo 
di Bonifacio in Corsica, e per confessione sua medesima ripu- 
tarsi esso genovese di nascita , ossia venuto alla luce in paese 
soggetto al ligure dominio, come si vedrà nel seguito della storia 
del corrente anno. Non comandava Giovanni una sua particolare 
schiera come il precitato Iacopo di Capua, ma solo acconciavasi 
al soldo di s. Giorgio a conto proprio, e di duo suoi servi o 
armigeri, per la pattuita mercede di lire quaranta mensili, di cui 
già riceveane in anticipazione, innanzi la sua partenza da Genova, 
ben cento ottantadue. Il perchè i Protettori suddetti avvertono il 
console di fargliene la congrua ritenuta, e obbligare il capitano 
a servire in un coi sodi fino almeno alla estinzione del mutuo, 
come voleva giustizia. 

Una seconda spedizione terrestre aveva quindi luogo sullo 
scorcio del marzo 1 455. Premendo grandemente al nostro Magi- 

") Vedi il documento CXIV. 



anno 1455 ( 168 ) 



strato di fare giungere il più presto all' afflitta Caffa le conso- 
lanti notizie dei poderosi soccorsi d' armi e di armiti trasmessi 
a quella volta sulle navi Voltaggia e Leona, mandava il corriere 
Antonio Roggero, 1' anno innanzi dagli stessi coloni inviato a 
Genova per esporre a viva voce più che con messaggi i loro 
bisogni, e implorarne sollecito aiuto. Trovo degna di rimarco la 
commendatizia, a foggia di passaporto, che gli si consegnò, da 
mostrare ai signori e maestrali delle terre per cui avea a tran- 
sitare. Eccone il tenore. 

« Essendoché rimandiamo alla nostra città di Caffa il discreto 
uomo, Antonio Roggero, caffese, nostro diletto; in virtù di queste 
patenti lettere preghiamo i serenissimi re, illustrissimi duchi, gli 
eccelsi e (magnifici principi, marchesi, capitani, podestà, vicarii, 
castellani e qualsiansi altri governatori di città e di terre con 
qualunque titolo esercitino signoria e dominio , ai quali saranno 
esse presentate, di volere benignamente, a contemplazione di 
noi, accogliere e favorire il latore delle medesime; e a lui , come 
pure ai suoi servi , cavalli ed averi non permettano sia data 
molestia o recato ostacolo alla prosecuzione del viaggio: anzi, se 
lo richiederà, provvederlo di guide e di fide scorte; prestargli, in 
breve, tutte le agevolezze e cortesie che ai veri amici non so- 
glionsi negare giammai. Lo che noi avremo in conto di segna- 
lato benefìzio, pronti a rendere con usura il cambio. Da valere le 
presenti i sei mesi prossimi dal giorno d' oggi, 27 febbraio 
1455 ( 1 ). » 

Il medesimo recava seco tre altre lettere scritte dai Protet- 
tori al sopramentovato console Domoculta e ad altri personaggi 
in Caffa. Nella prima in data dei 12 e 13 marzo gli otto del-' 
1' Officio dichiarano per minuto le provvisioni di bocca caricate 
sulle navi ad alimento degli stipendiati, e sono cantara novantasei 
di biscotto e rotoli trentaquattro , mezzaruole di vino settanta, 



(') Vedi il documento CXI. 



( 169 ) . STORIA 

con venticinque ti' aceto. Ciò per la nave Yoltaggia, sulla quale 
erano saliti, come già dissi, uomini ducento quarantaquattro, non 
compreso 1' equipaggio. Per la Leona che riteneva a bordo due- 
cento quarantadue stipendiati di sola milizia, oltre gli uffiziali 
civili ossia di governo, la provisione era di cantara centoquaran- 
luno di biscotto e rotoli settanta , con mezzaruole di vino qua- 
rantacinque ('). Leggovi denunziati molti altri pagamenti e pre- 
stiti di danaro fatti a parecchi uffiziali avviati alle colonie, dei 
quali mi passo, per dire d'una seconda lettera scritta ai vescovi 
e alle comunità dei greci ed armeni residenti in Caffa, ai quali 
onde renderseli benevoli e soggetti danno assicurazione essere 
loro fermo intendimento e proposito di migliorare in ogni guisa 
lo slato economico, politico e amministrativo della città, come 
ne lo faceva già indubbia fede il presente rinvio delle due navi, 
a così breve intervallo dalle altre che le precedettero, la D' Oria 
e la Lome'lina ( a ). 

Rivolti quindi al console ed agli abitanti di Samastro in una 
terza lettera s'esprimevano così: « Anche prima di ricevere que- 
sta nostra abbiamo fiducia che voi avrete scorto co' vostri occhi 
medesimi, a tacere dei soccorsi speditivi da Scio, la nuova e co- 
piosa provvista di armi, munizioni guerresche e di uomini che per 
difesa di Caffa , della vostra città e le altre tutte del Ponto ab- 
biamo di fresco mandato con due grossi legni, e da ciò avrete 
rilevato l' impegno e studio grandissimo che poniamo in procac- 
ciarvi i mezzi di combattere il comune avversario. Imperocché ai 
condottieri di quelli, fra le altre istruzioni, demmo ordine di ap- 
prodare a Samastro e sbarcarvi la quantità d'armi e il numero 
di soldati che loro parrà necessario a sicurezza del luogo: e se 
per venti contrarli non potessero accostatisi , tosto giunti a 
Caffa, vi spediscano quel rinforzo. Pigliate animo adunque, o 

(') Vedi il documento CXIV. 

(') Vedi il documento CXV. 



anno 1455 ( 170 ) 



cari, fidando nel buon esito della crociata che qui in Occidente 
va preparandosi, e dal canto vostro disponete di sostenere va- 
lorosamente la vostra città e il suo castello, minacciati e ago- 
gnati dal turco, e vivete sicuri di vedere ben presto abbattuto 
e sconfitto questo feroce nemico della croce di Cristo (*). 



HI. 



In quella che i due consoli Domoculta e Lercari sulle navi 
Voltaggia e Leona fendevano le onde del mare colle prore ri- 
volte alla caduta Bisanzio, incerti della sorte che aspeltavali alla 
foce del Bosforo; e mentre il terzo console, Damiano Leone, con 
poca e valorosa comitiva valicava le erte montagne dell' Unghe- 
ria e della Valachia per scendere alla marina di Mocastro e re- 
carsi a Caffa, è prezzo dell' opera il rintracciare come volges- 
sero le cose in detta città. 

Sventuratamente rovinavano a peggio. Quando la soverchia 
paura arriva a sconvolgere gli spiriti e dominare i cuori d' una 
popolazione, massime se numerosa e composta di elementi per 
religione, indole ed origine tra loro diversi , raro o non mai 
avviene che dato luogo a pacato ragionare si adagi a prudente 
consiglio. Tale era appunto la nostra Caffa. Le sempre attese 
navi D'Oria e Lomellina non giungevano, e se n' era perduta ornai 
la speranza di riceverne aiuto. Il timore del formidabile attacco 
dei collegati tartari e turchi, combinalo dai due sovrani per la 
prossima primavera del 1455, facevasi ognora più violento col 
rapido succedersi dei giorni. Il console Demetrio Vivaldi circa 
questo tempo o già era mancato di vita o infermava a morte, e 
le redini del governo cadute in mano di gente mercenaria, cu- 
pida, avara, inetta a rinfocolare gli abbattuti animi dei cittadini 
mediante utili ed opportuni provvedimenti. Privi adunque di dire- 

(') Vedi il documento CXVI. 



( 171 ) STOMA 

rione e di capo, minacciati di carestia e di fame, senza armi e 
munizioni da guerra, con torri e castella sfasciate e non alle a 
bastante difesa , con nemici interni che assai bene se V inten- 
devano coi Sciti , non soccorsi dai signori vicini o impotenti o 
invidiosi del florido commercio dei genovesi, confederati a pa- 
role, a lustre, ma in cuore loro avversi, con popolo raccogli- 
ticcio in buona parte, riottoso e disobbediente, con milizia scarsa 
e indisciplinata, che cosa poteano fare i caffesi ? 

A cessare se fosse possibile tanta congerie di mali, 1 maggio- 
renti raccoltisi a consiglio deliberarono, come dicemmo già , di 
spedire un' ambasceria al Sultano, la quale con doni e una 
egregia somma di danaro vedesse di placare 1' ira fatale di quel 
fortunato tiranno, e sospenderne almeno per poco la progettata 
invasione. Riuscivano eletti al difficile incarico Antonio Dei-Pino 
e Batista Allegro , che si misero incontanente in viaggio , sul 
dubbio che la poderosa flotta cui stava allora allora armando il 
feroce Maometto non fosse la destinata all' estremo loro eccidio. 
Siffatta risoluzione dei caffesi adottata di proprio arbitrio senza 
preavviso al magistrato di s. Giorgio, venne a turbare alquanto 
la legazione che i Protettori sul finire dell' anno precedente 
aveano commessa ai quattro signori Maonesi di Scio. 

Questi avuto lingua di ciò, in una loro risponsiva all' Officio 
suddetto si scusano nei seguenti termini. « Con vostre lettere 
del 24 scorso ottobre a noi dirette ci raccomandaste di adoperarci 
con ogni migliore cura a vantaggio della città di Caffa e dei 
restanti possessi del mar Nero; il quale compito noi ben volontieri, 
a testimonio del nostro zelo per la prosperità delia Repubblica, e 
giusta le scarse nostre forze , ci addossammo. Era pensiere vo- 
stro che il nobile Luciano Spinola fosse da noi rinviato amba- 
sciadore alla maestà del turco a negoziarvi la pace ; al quale 
oggetto ne gli faceste anche tenere le credenziali di ministro 
plenipotenziario presso la corte ottomana, con autorità a noi di 
surrogargli un altro ove egli non potesse sobbarcarvisi. Infatti il 



anno 1455 ( 172 ) 

nobile uomo si ricusò per salute di accettare il mandato, e n' ha 
ben donde: poiché quale il vedemmo infermo e languido di forze, 
egli trovasi nell'assoluta impotenza d'accedervi. Intanto ci giunse 
la notizia avere' i caffesi di loro arbitrio spedito due messi al 
Sultano per stipularvi una tregua. Onde rimasti alcun poco incerti 
se ancor noi dovessimo inviare il nostro , da sezzo fu preso il 
partito di mandare un corriere in Adrianopoli con lettere agli 
oratori suddetti piene di esortazioni a ben maneggiarsi in quel- 
1' affare e conchiudere col re Maometto, a seconda dei vostri de- 
sideri'!, sollecita pace. Circa le navi D'Oria e Lomellina aventi a 
bordo Simone Grillo e Marco Cassina, non eseguimmo gli ordini 
datici, perchè all'arrivo delle vostre lettere già avevano salpato 
da Scio in rotta per Gaffa, cariche non più che di cento soldati, 
forza ahi ! troppo inferiore al grave bisogno di quella e delle 
altre città della Tauride , massime nelle congiunture presenti. 

Da Adrianopoli e Gallipoli fummo avvertiti che lo stesso re or- 
dinò un nuovo armamento della sua flotta, e varii sono i pareri 
a quale parte accenni piombare. V ha chi crede dovere venire 
qui a Scio, alcuni che a Rodi, e i più che debba navigare al 
mare Pontico. Chepperò avendo saputo, or fanno brevi giorni, 
per la via di Venezia, che voi allestite due grosse navi con cin- 
quecento uomini a presidio delle colonie Eusine, noi ci consolammo 
grandemente, e speriamo che se i promessi soccorsi giungerannno 
in tempo colà , il turco si leverà questa volta il ruzzo di più 
molestarle in avvenire. Pertanto, se uopo mai ne fosse, vi esor- 
tiamo di sollecitarne la spedizione ; con che renderete sempre 
più manifesto come dal lato vostro nulla ommettete di quel che 
concerne e promuove il bene e 1' utilità dei popoli soggetti al 
vostro paterno dominio O ». 

A questa lettera dei 18 marzo fa seguito un poscritto aggiun- 
tovi alcuni mesi dopo sulla copia, il quale essendo di molto ri- 

(') Vedi il documento CXVI1. 



( i~:\ ) STÒRIA 

lievo por la storia Io traduciamo con fedele esattezza. « Rice- 
vemmo in seguito avvisi dagli oratori di Caffa con cui ci significa- 
rono avere essi firmata la pace col re dei turchi , sottometten- 
dosi a pagargli l' annuo tributo di tre mila ducati veneti, oltre 
le altre condizioni a voi già note. Però riesci a noi sommamente 
sgradito 1' articolo, nel quale la città di Samastro venne esclusa 
dai patti, e crediamo che uni sì iniqua restrizione debba spia- 
cere ancora più a voi. Ma perchè gli ambasciadori suddetti ci 
scrissero avere in siffatta guisa conchiuso la tregua, indottivi 
dalle pressanti nostre lettere , con loro buona venia vi vogliamo 
cerziorati non avere noi mai inleso di escludere Samastro od 
altro luogo qualsiasi dal comune trattato di pace, né dalla ressa 
che loro facemmo doveano inferirne una così turpe condizione. 
Questo noi vi diciamo, acciò il magnifico vostro Officio non pensi 
che per occasione o colpa nostra Samastro venisse in così ini- 
quo modo abbandonata all' ira del feroce nemico. 9 

Si comprende molto facilmente la delicata suscettività dei Mao- 
nesi di Scio nel rigettare da se I' onta e il carico dell' umiliante 
articolo ; ma d' altra parte io dubito assai che i caffesi non 
li abbiano imitati nel loro disdegno. Trattavasi qui di salvare da 
fatale esterminio il capoluogo dei possessi genovesi nel mar Nero; 
quello che più d'ogni altro era munito di spaldi, di artiglieria, 
di fossi e di opere militari, e dir poteasi il palladio del Ponto; 
quello che alla madre patria e alle minori colonie Eusine som- 
ministrava abbondanti mezzi e generi di traffico e d' industrie, 
assisa qual' era Caffa siccome regina in mezzo a loro. Ove essa 
fosse caduta preda a! cieco furore dei tartari e dei turchi, che 
avrebbono più fatto Samastro, Cembalo, Soldaia e le altre terre 
sorelle? Languire nell'isolamento alcune settimane, al sommo» 
pochi mesi, pressate dall' assedio, e poscia cedere al soverchiale 
numero, condotti gli scampati all'eccidio a pagare colla morte il 
fio di loro caparbia resistenza. Oltreché non poteasi egli rinfor- 
zare la guarnigione della rocca di Samastro, mettendola in istato 



anno I 455 ( 17i ) 

di non temere l' assalto per quanto formidabile del nemico, come 
avvenne nel fatto? Valeva adunque meglio consegnare alla in- 
certa sorte delle armi un luogo solo, e, a caso disperato, soste- 
nerne la perdita, che esporre a inevitabile esterminio la capitale 
del regno taurico. Insomma i caffesi dal canto loro ebbero in 
conto di grazia singolare e d' inatteso beneficio la stipulazione di 
quel trattalo, e volontieri si acconciarono, a scanso di mali mag- 
giori, al pagamento del gravoso tributo. 

Circa questo tempo arrivarono eziandio a dare fondo in Caffa. 
con incredibile gioia degli abitanti, le spesso citate navi D'Oria 
e Lomellina aventi a bordo i commissari Simone Grillo e Marco 
Cassina. Al loro giungere, a norma delle istruzioni ricevute, si 
recavano in mano le redini del governo, e procedendo tosto alla 
riforma dell' amministrazione diedero principio all' organamene 
della cosa pubblica, con soddisfazione, della eletta e maggiore 
parte dei cittadini. La corrispondenza dei due inviati genovesi 
avanti il loro approdo in Caffa essendo andata smarrita, ci tocca 
ignorare le cagioni delle loro traversie, i motivi del lungo indugio 
nell' isola di Scio e i particolari del doppio viaggio a Costanti- 
nopoli; solo conoscendo, per relazione di altri, che penetrarono 
amendue affatto illesi dalle bombarde nemiche nel Ponto. 



IV. 



Nella solenne discussione tenuta in generale consiglio fra 
gli anziani della Repubblica se conveniva cedere al magistrato 
di s. Giorgio la signoria dei possedimenti genovesi nel mar 
Nero, vi fu tra gli altri chi sostenne e con forza patrocinò la 
trasmissione suddetta, anche sul riflesso che il Banco summen- 
tovato, venuto il bisogno, avrebbe provveduto con mirabile 
celerità ali 1 urgenza del pericolo ; essendo cosa a tutti nota 
come i Protettori ben sovente non appena avevano risolto un 
partito che già egli era condotto ad effetto ; tantoché in essi 



( 175 ) STORIA 



volere sinonimava faro. Questa che, a prima giunta, poteva 
forse credersi millanteria o frase rettorica, affine d'indurre i 
consiglieri del governo alla desiderata cessione, visti e consi- 
derati gli atti, le instanchevoli cure e la ressa di apprestamenti 
militari e di riforme civili, economiche, amministrative e legali 
emanate nel breve giro di pochi mesi di dominio, non lasciano 
più ombra di dubbio sulla veracità di quella sentenza. Cosi 
avessero corrisposto con altrettale prontezza e onestà di modi 
e di savio contegno gli officiali subalterni. conT era e si man- 
tenne sotto ogni aspetto lodevole la condotta dei Protettori, 
che non tardo a denominare veri e degni padri della patria 1 
Venuta a loro notizia la minaccia d' assalto fatta a Caffa 
dai collegati re dei turchi e dei tartari nella state del 1454, 
e il progetto di completa invasione ordito fra i medesimi per 
la primavera del seguente anno 1 455, io narrava or dianzi che 
gli otto d 1 Officio con sollecitudine pari all' esigenza del caso, 
al loro coraggio ed al grande affetto nutrito in cuore per le 
belle e vantaggiose colonie Eusine, noleggiarono le due grosse 
navi di Martino Voltaggio e di Giacomo Leone, in sulle quali 
caricavano infinita quantità di armi d 1 ogni specie, a fornirne le 
torri e castella di Caffa e di Samastro, più pericolanti fra tutte , 
e vi facevano salire un piccolo esercito di cinquecento uomini 
armati di tutto punto, condotti in parte dal capitano di ventura 
Iacopo di Capua sotto gli ordini del comandante generale, il 
console eletto Tommaso di Domoculta, e del suo compagno 
Antonio Lercari, secondo console designato. Lusingaronsi dap- 
prima i Protettori che il detto armamento potesse venire ef- 
fettuato e le navi pronte alla vela ai 6 gennaio 1455, come 
ne scrivevano all' ambasciadore della Repubblica in Venezia , 
Batista Goano; ma o a cagione della soldatesca a stento ragù- 
nata o delle molteplici provvisioni di bocca e di guerra che si 
ebbero ad ammassare, ritardò assai la partenza: e quando 
ogni cosa trovossi in assetto, un ostinato vento contrario le 



ANNO I 'póó ( 170 ) 

tenne immobili nel porlo durante parecchie settimane. Dato 
giù, dopo tanto, quell'orrendo sifone, esse salparono da Genova 
circa ai 20 di febbraio, salutate dalle festose grida del popolo 
che 'loro augurava di tutto cuore prospera navigazione, presto 
e felice approdo alle desolate rive di Gaffa. 

Qui incomincia il racconto del viaggio d' amendue le navi, 
che io descriverò desumendone i particolari , or belli e avven- 
turosi , or tristi ed avversi , come li leggo rozzamente e con 
barbara latinità esposti dai consoli medesimi nella relazione 
inviatane addi 5 luglio Ì455 al magistrato di s. Giorgio (V 

Uscite dal porto di Genova fra le clamorose ovazioni dei 
cittadini aveano fatto appena un breve tragitto che, a scanso 
del vento di nuovo imperversante o per alcun altro ora ignoto 
motivo, appoggiavano ali 1 isola d' Elba nel Tirreno ; di dove 
pigliato il largo ai 25 febbraio si diressero ad oriente. Viag- 
giando cosi di conserva, in soli due giorni e mezzo a gonfie 
vele percorsero la costa meridionale d 1 Italia ed il mar Jonio, 
da essi chiamato golfo di Venezia, sino a Modone nella Morea, 
e qui calavano le àncore nei paraggi dell'isola della Sapienza, 
affine di procacciarsi intelligenti e pratici piloti. « Al domani 
dell'arrivo, scrivono, noi spedimmo di buon mattino nella 
città di Modone un nostro fedele ed esperto uomo, il quale, 
giusta le istruzioni dateci dalle vostre magnificenze, vi incet- 
tasse due piloti per ciascuna nave, raccomandandogli che ne 
operasse la cattura con grande segretezza e maestria. 

» Sceso costui a terra, la perquisì ovunque e non gii venne 
fatto di trovarne più di uno, ed anche con molto stento con- 
durlo alle navi , asserendo venire esse di ponente e coman- 
darle Girolamo Cerro e Damiano Figone, diretti alla volta di 
Scio. Avutolo finalmente a bordo, lo menammo nella camera 
nostra, ove in confidenza gli fu aperto essere noi avviati a Caffa, 

(') Vedi il documento CXXXVI. 



( 177 ) STORIA 



non già a Scio, e offrire a lui a governare nella traversata le 
due navi con lo stipendio di trentadue ducati per ciascuna, 
ed egli accolto. Il dì seguente il capitano del luogo accosta- 
tosi a noi in palischermo, ci pregava di lasciargli vedere i no- 
stri barelli e vendergli dei panni d' Inghilterra e di Londra (*), 
ma avuto in risposta che per essere Modone paese infetto non 
volevamo comunicare con lui, se ne tornò con Dio ». 

Due cose stimolano qui la mia curiosità : come mai i geno- 
vesi abbisognassero di piloti esteri, essi che da secoli erano 
usi correre in lungo e in largo quei mari ; e il modo violento 
e quasi piratesco con cui si rapirono queir unico greco ritro- 
vato, simulando nomi che certamente sono di loro connazio- 
nali (*). Né è a dire che tale cosa facessero i consoli di loro 
arbitrio , poiché nella lettera affermano chiaro avere in ciò ese- 
guito appuntino le ricevute istruzioni. Lascio che altri più ad- 
dentro di me nella conoscenza della materia sciolga questo 
nodo , e vado innanzi ( 3 ). 

Proseguendo il viaggio di buona carriera fino a percorrere 
dodici in quindici miglia all'ora, giunsero le navi a Sant'An- 
gelo , ove la bonaccia dapprima le colse e poco dopo un così 
furioso borea le investì, che vidersi costrette o a rifar cammino 
indietro o drizzare le prore a Candia. Si elesse il secondo 

(') Per notizie sul commercio dei panni esercitato dai genovesi in Inghilterra 
e in altri regni , vedasi la dissertazione sulla Vita privata dei genovesi del 
cav. Belgrano , inserita nel Voi. IV dei presenti Atti della Società Ligure di 
Storta Patria, al n.° III, pag. 1 3fi e segg. 

( 2 ) I casati Cerro e Figone nel medio evo erano più ancora clic oggidì fre- 
quenti e numerosi di individui in Genova. Di un Girolamo Cerro, notaio e can- 
celliere di Caffa^ nel presente anno H'à'à, trovansi molte notizie nei documenti. 

( 3 ) Espongo soltanto un mio dubbio , dicendo che i genovesi sebbene non 
nuovi in quel mare, temevano pur sempre le molte secche e latenti scogli che 
rendono assai pericolosi alla navigazione quei talora strettissimi seni , anche 
pei venti locali e le correnti sottomarine, solo conosciute appieno dai naturali 
del luogo. Nei mici due viaggi in Grecia ne fui io stesso testimonio oculare, e 
ne feci anche dolorosa prova. 

13 



anno 1455 ( 178 ) 

partito; e adocchiato un isolotto detto Sudda, ch'era privo affatto 
di abitanti, meno un divoto romito, lontano sette in otto miglia 
da Canèa, vi presero porto. Il disvio non riusciva senza un 
qualche compenso. Imperocché a motivo del forte numero di 
gregarii caricali sul ristretto naviglio, due per legno già erano 
periti e trenta altri infermavano a morte. Il console stimò bene 
perciò di concedere facoltà generale di sbarco a respirare 
l'aere puro, e cansare il pericolo che si sviluppasse nei sol- 
dati e nelle ciurme il temuto morbo castrense. Ma in quella 
vece si eccitò 1' insubordinazione e la rivolta. Alcuni -stanchi 
troppo presto degli incomodi del viaggio e della lunga dimora 
in Sudda s' ammutinarono contro il Domocuita lorchè li volle 
obbligati a risalire le navi, e con ribelle pretesa chiedevano, 
specialmente i mercanti ('), di essere sbarcati di nuovo colle 
loro merci in terra e lasciati andare liberi a Candia. Non 
avendolo permesso il console in eseguimento della volontà dei 
Protettori, due di loro cioè un giovine del casato Frugone e 
il figlio di Nicolò Camogli residente in quell'isola, di soppiatto 
se ne fuggirono. Veduto ciò, il console ad arrestare il malo 
esempio raunò in sulla tolda i suoi dipendenti, e con autore- 
voli parole ammonitili dei loro doveri e ricordate le promesse 
fatte innanzi al partire da Genova di obbedirlo nel corso del 
viaggio, gli indusse a rinnovare il giuramento di fedeltà e dare 
parola di non più scendere senza suo permesso in terra, e 
molto meno condursi nelF isola grande, cioè in Candia. 

Ma il peggio stava in ciò che nella nave Voltaggia erano 
sorti fieri dissapori tra il padrone, i nocchieri, i marinai e 
gli stipendiati, e fra tutti questi in comune ed il console. 
« Io, scrive il Domoculla, mi studiai di rappaciarli con soavi 

C) Di qui si raccoglie che, oltre i soldati e gì' impiegali civili destinati agli 
offici delle colonie tauriche, parecchi mercanti e liberi cittadini, come dissi più 
sopra, eransi aggiunti a quella spedizione, sulla speranza di potersi fermare in 
Scio od in alcun'' altra isola, ove approderebbero le navi. 



( 179 ) STOMA 

e discreti modi, anziché punirli coi castighi che ben si meri- 
tavano: avendo mai sempre avanti gli occhi il precipuo intento 
di sforzare i passi di s. Demetrio e del castello nuovo alla 
ftre del Bosforo e giungere a salvamento in Cada, ove a cia- 
scuno sarebbesi impartito, secondo giustizia, premio o pena. » 
Anche fra il Domoculta e il console designato Antonio Lercari 
il quale comandava la nave Leona , sembra nascesse breve 
dissidio sul conto dei riottosi mercanti, cui questo avria lasciati 
volontieri girsene in Candia, ma intese le ragioni del suo su- 
periore', da onest' uomo vi si conformò. 

Quale mezzo di troncare le risse e le tentazioni di furtivo 
sbarco, dopo un mese quasi di forzato soggiorno in Sudda, 
il console a dispetto del vento che soffiava tuttavia gagliardo, 
fece levare le àncore il 1 ,° d'aprile, e in otto giorni pervenne 
all' isola da lui appellata Lango , ma più comunemente detta 
Coos, ed in cinque altri a Samo e quindi alla vista di Scio 
posseduta dai genovesi. Ivi nuova contesa e nuove rampogne. 
Forse i medesimi già impazienti di scendere a Candia, o altri 
di fresco ammutinati, guadagnarono il piloto e 1' ebbero indotto 
a drizzare il timone a Scio ad insaputa del console ; e già ne 
avevano imboccato il canale quando il Domoculta se n'avvide. 
Salito in coperta prese a sgridare acremente il piloto ed i suoi 
complici, rimproverandoli dell'ostinata ribellione e continuata 
perfidia, ed essi di ricambio, smessi i riguardi alla sua dignità, 
a coprirlo di insulti e villanie, continuando la rotta di Scio. 
Allora frenate il Domoculta nel suo cuore le ire, cui vedea 
aizzare piuttosto al male che correggere quei perfidi, con astuzia 
e finta amorevolezza, coadiuvato da ben pensanti e onesti cit- 
tadini , li persuase a deviare cammino e lasciato il pensiero 
di Scio poggiare ai Dardanelli. Vi riuscì a grande ventura, e 
salutate da accosto Metelino e Gallipoli, addì 15 aprile s 1 av- 
vanzava al tremendo passo di Costantinopoli. 

All' aspetto della morte ogni sdegno e precedente rancore 



anno 1455 ( 180 ) 

faceasi cheto. Quei turchi che ai giorni nostri sono la favola 
del mondo e a niuno più riescono formidabili in guerra, nel 
tempo di cui trattiamo erano grandemente temuti per la ferocia 
e arditezza che spiegavano nella mischia. Giunte adunque le 
navi alla vista di Bisanzio, il console ordinò che si dessero 
tutti un fraterno abbraccio a foggia di riconciliati amici, e ad 
ognuno si distribuisse, per infondere vigore e coraggio, una 
misura di vino. Ciò fatto, una voce si alzò dalla bocca di tutti 
di volere ad ogni costo a dispetto dei nemici rompere il passo. 
Siffatta eccellente disposizione d' animo come piacque al capi- 
tano, così lo infervorò a collocare nel debito luogo le sue 
truppe, cioè cento uomini liguri di scelta milizia distribuiva 
su varii punti della tolda, venticinque altri divise alla prua ed 
alla poppa e i men valenti in arme nel mezzo. « In tal ordi- 
nanza locati e alla distanza di sole sei miglia dalla città, ci 
avvanzammo, narra il Domoculta, con prospero vento, non 
curando qualsiasi pericolo, finché giungemmo al forte di s. 
Demetrio dove sgraziatamente ci colse la bonaccia: de quo, 
egli dice, si cani displicere restavimus, cogitate. 

» In quella una grossa bombarda ci colpi, penetrando dal- 
l'una all'altra banda la mia nave. Avevamo issata poco anzi, 
giusta il vostro comando , la bandiera di Venezia pel caso la 
volessero rispettare, ma provato che no, vi sostituimmo corag- 
giosamente la genovese, e lanciate loro le nostre artiglierie, in 
breve li facemmo tacere non solo ma posimo eziandio in fuga; 
a tal che fu opinione in molti che se fossimo stati noi i primi 
ad offendere , cosa vietataci da voi, avremmo schivata la rice- 
vuta percossa. E parve mirabile cosa che essendo tanti su quel 
legno , la bombarda non uccise né ferì alcuno, ma solo aperse 
nel fianco dello stesso un buco di cinque palmi e mezzo: e 
quasi il medesimo o poco più avvenne alla seconda nave 
Leona. » 

Rotto co^ì il primo ostacolo avanzaronsi amendue insieme 



(181 ) STORIA 

pel canale del Bosforo al Castel nuovo, situato a cavaliere della 
imboccatura del mar Nero , precedendo la Leona, che per es- 
sere la più mitragliata dovea a salvezza dell'altra, acciò almeno 
una arrivasse in buon stato a Caffa, divenire il principale bersa- 
glio del turco. Infatti nel trapasso ricevè sei nuovi grossi colpi 
di cannone, due dei quali la sfondarono da parte a parte e dei 
quattro altri rimasero le enormi pietre in grembo della nave, 
coli' uccisione d'un uomo e ferimento di molti. La Voltaggia 
riesciva questa volta a passare felicemente del tutto intatta e 
salva: e non parve loro vero d'essere scampati dal formida- 
bile pericolo con si lieve danno. A riparare nondimeno le 
avarie, proceduti un tratto nelle acque del Ponto appoggiavano 
alquanto alla riva , affine di racconciare le ferite dei barelli 
e degli uomini , e quindi proseguire il restante festoso cam- 
mino. 

Se non che un tristo incontro venne bentosto a spargere 
d' amarezza la universale letizia. Il marinaio è tale uomo che 
nell'ora del periglio fa cento e mille voti al cielo, e poco 
dopo data giù la bufera non ricorda né mantiene le promesse: 
e la stessa indole aveano sortito le ciurme e l' equipaggio delle 
nòstre navi, in ispecie della Voltaggia. Nel luogo ove i legni 
genovesi gittarono le àncore, a ridosso d'un seno, e proletto 
dall' ombra notturna trovavasi un bastimento turchesco della 
portata di due mila canlara, il quale da Sinope facca vela a 
Costantinopoli, carico di ventisette mila aspri, proprietà d' un 
mercante ottomano salitovi a bordo, di piombo, frutta e di quasi 
cinquecento cantara di rame, cui il signore di Sinope mandava 
in tributo al suo imperatore e alto sovrano Maometto II. I 
marinai scortolo da lungi sul cadere del giorno, consigliaronsi 
fra loro e varii altri militi di assalirlo di soppiatto e impadro- 
nirsene nel fitto della notte, inconsapevole il console. All'ora 
stabilita scesero cheti cheti lo schifo nelle acque, e muniti di 
armi avvicinaronsi a remi sordi alla barca turca , la quale 



anno 1455 ( 182 ) 



colta così alla sprovvista facilmente si arrese, e quell'unico 
che tentò resistenza stesero morto. Colla ricca preda fecero 
ritorno sulla mezzanotte alla nave; non così silenziosi però che 
il Domoculta,- come scrive egli in classico latino, essendo in 
camera nostra a sumpno et letitia occupatimi., non si destasse 
all' insolito tramestio e bisbiglio. 

Saputa la caccia del legno nemico, il pover' uomo più non 
si tenne dalP indegnazione e dalla rabbia ; ascesa la coperta si 
arrovellò , gridò , minacciò severissime pene agli autori e com- 
plici del misfatto: ma indarno. Quelli non vollero per niuna 
guisa rimandare la preda, asserendola di buon acquisto, perchè 
operata in attualità di guerra col loro avversario. E poi, sog- 
giugnevano, se noi fossimo slati poc' anzi oppressi dalle bom- 
barde, quale governo avrebbero fatto i turchi delle nostre vite? 
Forsechè non ci avrebbono dannati a barbara morte, o alla 
men trista condotti prigioni in perpetua schiavitù? Argomenti 
belli e buoni per privati, e ancor più in bocca di mercenarii 
che curano anzi tutto I' utile proprio. Ma di natura ben diversa 
e di più elevato interesse erano i pensieri che affollavansi alla 
mente e lottavano nel cuore del console. Temeva, e con ra- 
gione , che Maometto indignalo della offesa e del danno cagio- 
natogli , precipitasse la ideata spedizione contro Caffa toglien- 
done a pretesto 1' avvenuto, od anche che il signore di Sinope 
non tentasse vendicare l' insulto sulla vicina colonia ligure di 
Samastro, in quel momento sprovveduta d'armi e dei soldati 
necessarii ad opporre valida resistenza. Ciò non di meno accor- 
tosi il Domoculta che la cosa avea 1' aria di risolversi in aperta 
ribellione, a scanso di peggio si ritrasse, e all' alba del nuovo 
di colla nave prigioniera salpò alla volta di Caffa , lieto di fi- 
nire col viaggio i molesti litigi , e in cuore suo deliberato di 
castigare severamente i ribelli com' avesse posto pie fermo in 
terra e recatosi in mano il consolare comando. 

Un fatale destino però gli riservava di colare ancora un 



( l8o ) STORIA 

amaro boccone alla vista dell' agognata città. I sediziosi s' av- 
videro pur essi come convenisse fare un allo compiuto avanti 
T arrivo alla colonia: ond' è che alla vigilia dell' approdo pre- 
gentaronsi al console a richiedere bruscamente la partizione tra 
loro della fatta preda; in caso negativo lasciavano intendere 
sarebbersi impadroniti del governo della nave e drizzatala a 
piacimento. Degna d' ammirazione fu I' accorta e a un tempo 
dignitosa risposta del Domoculla, cioè, sostenessero ancora per 
poco, e giunto a Cada egli avrebbe dato a tutti, come voleva 
giustizia, quanto a giudizio di prudenti e discreti cittadini 
potesse loro spettare del bottino; e lusingatili con altre blande 
parole riusci per fortuna a calmarne anche questa volta l'in- 
sano furore e ricondurli a più retto sentire. 

La dimane infatti al cadere del sole arrivarono con im- 
menso giubilo a dar fondo nel porto, e pernottati a bordo 
stabilirono d'accordo cogli accorsi rettori di Caffa le cerimonie 
d'uso nell'ingresso solenne in città, e la presa di possesso a 
nome di s. Giorgio. Cadeva appunto in quel giorno, 23 aprile, 
per un fortuito e ben avventurato caso, la festa di detto santo 
litolare del Magistrato e patrono della Repubblica di Genova: 
e Damiano Leone terzo console, il quale sin dal 2 stesso mese 
era giunto per via di terra in Cal'fa e aveva assunto il coniando 
della colonia, in forma pubblica s'avanzo col codazzo dei 
subalterni sin fuori le mura della città, a ricevere allo scalo 
marittimo il primo console Domoculta coi suoi dipendenti e 
compagni. « Entrammo , scrive questi , assieme, per la porta 
Vonitica, precedendoci i nostri militi, officiali, stipendiati e 
marinai lutti in buona ordinanza, fregiati delle loro armi ed 
insegne, e dietro noi una folla di cittadini e borghesi. Fatta 
divota preghiera a Dio nella chiesa della Beata Vergine in 
Boizale , venimmo alla gran loggia del palazzo, solilo luogo di 
tale funzione , ove Damiano arringò il popolo con acconcio 
sermone e consegnavano lo scettro, col quale in mano rivolsi 



anno 1455 ( 184 ) 



io pure adatte parole ai congregati, e rimasi installato nel mio 
ufficio ('J ». 

Il presente racconto del viaggio marittimo della nostra pic- 
cola flottiglia ci manifesta quanto scarsa fiducia si dovesse 
riporre fin d'alloro in truppe prezzolate e mercenarie, e quante 
difficoltà e pericoli d' ogni sorta conveniva affrontare e vincere, 
onde far giungere da Genova a Caffa gli opportuni soccorsi. E 
fu davvero buona ventura pel banco di s. Giorgio 1' avere 
incontrato nel Domoculta in cosifatta occorrenza un leale sud- 
dito e fedele, dotato di prudenza e di militare coraggio, senza 
di cui che mai sarebbe avvenuto di tutto questo armamento? 
Ma egli, come si ricava dalla surriferita relazione e dalla in- 
tera corrispondenza epistolare durante il suo consolato, era 
un ooest' uomo, improntato a sensi di giustizia e d- ordine, e 
bramoso al sommo di compiere 1' arduo incarico a vantaggio e 
onore del magnifico Officio, che avealo trascelto a cosi alta 
dignità. 

Della nave Leona comandata dal secondo console Antonio 
Lercari non è quasi parola nella 'storia di questo tragitto, 
e solo trovasene un cenno nella lettera di Carlo Cicala console 
di Soldaia ai Protettori in data 14 maggio 1455 (*), nella quale 
parlasi con lode della condotta da lui tenuta e verso il capo 
della spedizione e verso i suoi amministrati. Segno evidente 
che a bordo' di essa non accadde verun né bello né tristo avve- 
nimento degno di rimarco, ma segui sempre dappresso il corso 
della capitana fino al simultaneo loro approdo in Caffa. 

Non so dire la inesprimibile gioia che destò in tutti i caffesi 
l'arrivo delle navi con tale apparato di forze da più non temere 
le armale unite dei loro perpetui e sfidati nemici. Basti il sa- 
pere che essi a quella vista si credettero questa volta davvero 



(') Vedi il documento CL. 
( 2 ) Vedi il documento CXIX. 



( 185 ) STORIA 



da morte a nuova e rigogliosa vita risorti: e fieli' ineffabile 
gaudio die inondavane il cuore diedero chiarissimi segui con 
la l'estiva accoglienza mostrata ai consoli e ai loro ufficiali; la 
quale , per confessione del Domóculta istesso, riesci così pom- 
posa e brillante, che meglio non sarebbesi pollilo fare ad un 
monarca. Divenne quindi facile assai al medesimo il mettere 
mano prontamente alla riforma dell' amministrazione e dare 
nuovo impulso e più giusto indirizzo alla cosa pubblica nella 
colonia, mediante ùtili innovazioni ed efficaci rimedii al prece- 
dente dissesto; alla quale opera attese il Domóculta con tanta 
solerzia e pratico senno da meritarsi in breve la. generale be- 
nevolenza. 

Vero è che alla difficile impresa trovava nei suoi due mas- 
sari e provvisori Antonio Lercari e Damiano Leone, non che 
nei commissarii Simone Grillo e Marco Cassina, quattro coope- 
ratori e compagni degni al tulto di lui , e del loro consiglio 
spontaneamente invocato , massime dei due primi, giovossi in 
ogni affare di alto rilievo, riguardante il ben essere e prospero 
avviamento dello Stato, a* segno che potè scrivere ai Protet- 
tori: siimus anima (intendi una) in corpore trium (*). E quasi 
la stessa identica frase ripete eziandio il terzo console desi- 
gnato Damiano Leone, in due altre missive dirette ai Protettori 
e al segretario generale del magnifico Officio, Paolo Maineri , 
addi 5 luglio 1455 O. 

Di cosi bella unione e concordia abbiamo un patente argo- 
mento nella seconda lettera che correndo il mese d' agosto o 
in quel torno, i colleglli d'unanime accordo indirizzarono al 
magistrato di s. Giorgio, nella quale riferiscono ciò che sino 
allora aveano operato di utile e di buono nel governo di Calìa; 
in altre parole, delineano un quadro generale della situazione 



i 1 } Vedi il documento CXXXVI. 

( 2 ) Vedi i documenti CXXXVII e GXXXVIII. 



anno 4455 ( 186 ) 



economica, politica e sociale in cui trovarono la città, e nar- 
rano i più urgenti provvedimenti da essi adottati a farla rifio- 
rire e a grado a grado rimettere nell'antico splendore (*). Non 
accade ch'io ne dichiari il contenuto, perché, sebbene assai 
prolissa, ridonda in massima parte di minuti particolari i quali 
troveranno altrove un luogo più acconcio. N 1 eccettuo il fatto 
del castello di Baziar, che verrò descrivendo subito dopo quel 
di Lerici , affine di seguitare il più possibile V ordine degli 
avvenimenti. 



Erano già liberi i caffesi dal timore dell'invasione turchesca, 
e ancora caldi di giubilo pel sospiralo arrivo delle navi anzidette 
con a bordo i consoli, quando una doppia disgrazia piombò loro 
addosso, cioè la perdita del castello di Lerici, sul Danubio, nel ter- 
ritorio di Mocastro, e quella di Bazi.ir all'estremo oriente della 
Crimea. Abbiamo del primo doloroso fatto una assai circostanziata 
relazione scritta e presentala da Ambrogio Senarcga, gran can- 
celliere della Repubblica, al magnifico banco di s. Giorgio, in 
cui a nome dei suoi fratelli, signori di quella rocca, li supplica 
a dare opera efficace per la pronta sua restituzione ai legittimi 
padroni. Non sarà, io spero, cosa discara né inutile saperne il 
contenuto. 

« Ambrogio Senarega, cittadino e cancelliere del comune di 
Genova, in qualità di fratello a Tommaso, Gregorio, Gerolamo 
e Giovanni Senarega, espone umilmente alle vostre magnificenze 
che i prenominati avendo già da tempo acquistalo con somma 
difficoltà dai tartari un castello da loro poi intitolalo di Lerici, 
e con ingente spesa ricostruitolo , lo tenevano non tanto perse, 
quanto acciò servisse di rifugio e luogo di sicurezza a tutti i 

(') Vedi il documento CL. 



( 187 ) STO HI A 

professori della fede cristiana in quelle contrade; ai quali, se 
vessali o miseramente caduti schiavi dei tartari, porgevano mezzi 
copiosi di redenzione ed ogni maniera di soccorso. Avvenne 
infatti lo scorso maggio che alcuni uomini di Mocastro fossero 
rapiti dai tartari e a servitù condannati, cui i Senarega reden- 
sero al prezzo di tre mila quattrocento ducati, e con grande 
umanità trattatili, li condussero nel forte pel tempo creduto ne- 
cessario a darne avviso ai loro congiunti e averne il rimborso 
della spesa incontrata. Ma che ? Quando i pietosi e benefìci signori 
stimavano avere compiuto un' opera di misericordia e di salute 
a favore di quelli, videro ordita contro di se un'orribile trama. 

» Non pochi Mocastresi consanguinei dei liberati dal giogo dei 
barbari, spediti, come ne corre voce, dai loro rettori medesimi, 
che nel patrio linguaggio son detti Giupani , simulando di andare 
a pesca s' avvicinarono al castello , e avuta secreta intelligenza 
coi patrioti si combinarono che quei di dentro all' ora prefissa 
uccidessero le guardie di sentinella, e tosto, fatto il segno conve- 
nuto, per le non custodite porte vi introducessero la squadra 
cittadina. Era questa composta di sessanta uomini bene armati , 
e i nostri ostaggi erano in numero di quattordici. Come fu deciso, 
cosi si fece. Gregorio e Pietro fratelli Senarega, stante la per- 
fetta pace e armonia che vigeva tra il governo di Mocastro e il 
comune di Genova stavansene tranquilli nelle camere, lontanissimi 
dal sospettare eh' essi , i quali per altri precedenti consimili alti 
di pietà e la fresca liberazione dei malcapitati Mocastresi, trat- 
tenuti ivi appo loro con generosa ospitalità, potessero cadere 
vittime di tanta ingratitudine e ferocia, che non sariasi creduto 
dovere albergare in cuore di barbara e selvaggia gente, non 
che di cristiani, quali sono i loro attuali nemici. Dove per con- 
trario, se essi avessero avuto il benché menomo sentore della 
trama, facile cosa riusciva il custodire gli accessi e propulsare 
l'aggressione. Ma invece, entrali proditoriamente nella fortezza 
i Mocastresi s'impadronirono e fecero bottino di tulle le merci e 



anno U55 ( 188 ) 



masserizie in essa rinvenute , recando un danno non certo infe- 
riore a diecimila ducali veneti. 

» E quel che è più infame, strettisi a Gregorio che oppose 
dura resistenza e pugnalatolo con quattordici ferite, quanti appunto 
erano gli uomini da lui redenti, amendue i fratelli con una figlia 
naturale di Pietro cacciavano in prigione; e, a meglio chiarire 
essere stati a ciò spinti dai signori di Mocastro, cessero loro il 
dominio del rubato castello. Quindi nel ridetto paese vi condus- 
sero a modo di pubblico malfattore il misero Gregorio fra il 
ludibrio, gli scherni e le percosse di que' terrazzani , e gittatolo 
da ultimo in fondo di una torre, lasciaronvelo ben tre giorni 
senza apprestare alcun medicamento alle numerose sue piaghe, 
tanto che tramandavano un intollerabile fetore. Tommaso poi, 
altro fratello, che trovavasi allora in Mocastro, ignaro della frode, 
venne dai Giupani arrestato anch' egli e incarcerato, acciò nulla 
mancasse al colmo della perfidia, onde estorquergli il picciolo 
acconto già pagato in rimborso del prezzo dell'eseguita liberazione. 
Ma essendo questi riuscito a scappare loro di mano e porsi in 
salvo, già da buona pezza dimanda agli aggressori la restituzione 
del castello, il risarcimento dei danni e la pecunia derubata, e 
i Mocaslresi stanno fermi sul diniego, come se nulla avessero 
commesso di riprovevole e di iniquo. » 

Espone ancora che il predetto Gregorio così malconcio e di 
catene avvinto fu dai medesimi condotto e consegnato al vaivoda 
della Valachia, a nome Pietro, il quale udita da lui la grave 
ingiuria fattagli, per zelo di onestà lo liberò tosto, e gli dette 
balia di Vifarsi sui Mocastresi della somma che eragli slata con 
sì ladra maniera involata, sino a quattordici mila ducati turchi: 
e patto inteso che a motivo dell' indegna azione perpetrata dai 
sudditi mentovati non si dichiarasse guerra tra il suo regno e 
la signoria di Genova, giacché egli dava promessa di fare tan- 
tosto restituire dagli uomini di Mocastro i-I mal tolto castello. 

« Si pregano adunque, finisce la supplica , le vostre domina- 



( 189 ) STORIA 

zioni che, tanto per amore della giustizia cui esse sono use am- 
ministrare imparzialmente ai loro soggetti, quanto acciò una così 
enorme fellonia e nero tradimento non vadano esenti dal meri- 
tato castigo, consentano agli spodestati fratelli Senarega il diritto 
di rappresaglia sulle persone e gli averi dei Mucasliesi e loro 
dipendenti , per la somma pari ai danni recati con le spese e 
gli interessi , ovvero, di concedere ai medesimi di muovere guerra 
a loro rischio e pericolo agli ingiusti provocatori. » 

Ricevuta e Iella davanti I' adunato consiglio la. presente rela- 
zione, i Protettori, da quei saggi che erano, non lasciaronsi andare 
a inconsulte e precipitose risoluzioni, le quali anziché rimediare 
poteano volgere a peggio la pratica di si delicato affare, aumen- 
tando fors' anche il numero dei loro nemici nella Crimea. Igno- 
ravano le secrete ragioni che avevano spinto* il magistrato di 
Mocastro all' ardito e insolito fatto , e sul semplice esposto dei 
Senarega, per quanto autorevole fosse presso di loro la parola 
del segretario, uomo probo e officiale addiltissimo alla Repub- 
blica, non vollero abbracciare un partito senza prima scriverne in 
proposilo all'altefato vaivoda Pietro, signore della bassa Valacbia, 
e al capo ed agli anziani della comunità di Mocastro: lo che 
fecero addì 14 marzo, probabilmente del 1456; giacché la data 
della lettera é logora nel millesimo , e priva affatto ne è la sup- 
plica presentata dal cancelliere Ambrogio: sebbene dai raffronti 
storici risulti scritta negli ultimi mesi dell' anno 1455, ovvero nei 
primi del seguente. Ad ogni modo il racconto dovea aver luogo 
qui ov' io lo collocai , essendo accaduta la presa di Lerici nel 
maggio 1455 C), e quindi poche settimane dopo l'arrivo dei 
nuovi consoli in Gaffa. I quali, in una loro lettera dell'agosto 
di quest'anno diretta al banco di s. Giorgio, ne parlano come 
di cosa successa di fresco, lasciando anche trasparire che allo 
sgradito assalto i Senarega abbiano dato un lontano motivo col 

Cj Vedi il documento CXX1. 



anno 1455 ( 190 ) 

negligentare le scolte notturne, e attribuendo a difetto di accor- 
tezza il fidarsi incautamente di quei vicini, noti abbastanza per 
eguali ladrerie e rapine (1 ). 

E in altra missiva dei 6 settembre rifacendosi gli stessi sul 
tema medesimo annunziavano che il ridetto Tommaso stava sulle 
mosse di lasciare Calla e condursi in Genova ad implorare dal 
magnifico Officio i necessarii soccorsi pel ricupero del suo ca- 
stello. A tale effetto aggiungono essi pure le loro istanze i con- 
soli, * giacché ben conosciamo, dicono, come dai padroni di 
quello dipende in gran parte !a sorte della nostra città; a segno 
che ove rimanesse in balìa di nemici ne seguirebbe la mezza 
rovina di Caffa , a cagione delle pingui entrate che la masseria 
ne trae dall' importazione dei grani. Ond' è che facciamo caldi voti 
acciò ritorni negli* antichi signori , ovvero sia devoluto al nostro 
Comune; la qual cosa giudichiamo eziandio migliore e proficua 
a tutti. Noi prima d'ora usammo ogni mezzo di riaverlo, scriven- 
done al vaivoda della Valachia, poi mandando in Mocastro una 
galera a tentarne l'impresa, la quale non solo riesci vana, ma 
gli abitanti al capitano eh' erasi inoltrato nel fiume sino colà ri- 
cusarono udienza ed anco rinfresco di viveri. Tuttavia non cre- 
demmo bene spingerci ad ulteriori minaccie e venire ad aperta 
rottura, avendo noi grande bisogno del loro frumento nelle sfa- 
vorevoli circostanze in cui versiamo: onde lasciando il tutto al 
savio giudizio vostro, ne attenderemo gli ordini sul da farsi 
circa il presente intricato negozio (2 >. 

L' avvenimento , come già avverti alcun tempo addietro in una 
tornata della nostra Società il eh. mio amico, cav. Belgrano, non 
ci era ignoto affatto ( 3 ), che il Federici e dopo di lui lo Spotorno (*) 

(') Vedi il documento CL. 
( s ) Vedi i documenti CL e CLI. 

( s ) Atti della Società Ligure di Storia Patria. Voi. Ili, pag. XCII e seg. 
(') Federici: Scrutinio della Nobiltà Ligustica. — Spotorno: Storia letteraria 
della Liguria. Voi. Ili, pag. 68. 



( 191 ) STORIA 

ne fornirono un cenno. Dove se il lodato socio Belgrano notò 
un errore nella denominazione di Castrìce a vece di Illice o 
Lerici, io ne trovo un secondo nelP appellare Vincenzo il Gio-* 
vanni, ultimo dei fratelli Senarega. Lo stesso Federici poi assevera 
che i predetti ottennero in effetto dalla repubblica di Genova, 
(e avrebbe scritto meglio dall'officio di s. Giorgio), il diritto 
invocato di rappresaglia contro gli abitanti di Mocastro, fino alla 
somma di otto mila fiorini d' oro, che tanto fu slimato potere 
ascendere il danno ricevuto nella perdila del castello; e una tale 
concessione sarebbe pure stata confermala da Pietro signore di 
Valachia: e solo lascia in forse 1' esito del ricupero. Noi se nel 
progresso di questa storia troveremo vero il suo asserto , ci faremo 
carico di ricordarlo; ma da quanto ci consta finora, ci pare di 
no, e temiamo forte che lo perdessero intieramente. 

Come i Senarega ottenevano nelle vicinanze di Mocastro il 
castello detto di Lerici, così sulla costa della antica palude 
Meotide o mare d' Azof un altro genovese, Ilario Marini, posse- 
deva il castello di Baziar, nel quale teneva guarnigione al suo 
soldo, che, al tempo di cui favelliamo, obbediva ai cenni del 
capitano Giovanni Bosio. Tentato costui d' ambizione volle di- 
ventare da vassallo signore ; ondechè , guadagnata con arte al 
suo partito la milizia del forte, dichiarossi assoluto padrone del 
luogo. Il Marini ricorse per aiuto a Caffa dal Grillo e Cassina 
commissarii e n' ebbe alcuni pochi soldati, i quali a motivo del 
piccolo numero non valsero a snidare di là 1' ingiusto posses- 
sore. Giunti i consoli instò di nuovo, e nell' assemblea a tale 
effetto raccolta fu discussa la proposta e a certe condizioni 
accettata. Dava il console centocinquanta uomini d' arme, e 
tra questi la compagnia di ventura sotto gli ordini del suo 
condotliere Jacopo di Capua, una seconda di Antonio Gentile, 
còrso, e a comandante di tutta la squadra preponeva Nicolò 
di Boemia, valente tiratore di bombarde. Ascese due navi si 
diressero alla volta di Baziar. e traversato il Bosforo. Cim- 



anno 1455 ( 192 ) 

merio già stavano allargandosi nell'ampio bacino d'Azof, quando 
i soldati del Capuano, ordita nera trama, scagliaronsi quali 
"sul padrone del barco, quali sullo stesso loro capitano Jacopo, 
e caricatili di funi e catene, spogliatili d'armi, danari e d'ogni 
avere, li deposero in tale miserevole stato a terra, risparmian- 
done a ciò che pare la vita. Tentavano quindi di sorprendere 
l'altra nave per farne lo stesso governo, ma la valida resistenza 
opposta da Antonio Gentile e Nicolò Boemo mandò a vuoto i 
loro conati. Signori così d'un legno, i ribelli sen fuggirono 
indietro a dividere la preda e rivendicarsi in libertà. 

Pervenuta la infausta notizia a Gaffa armavansi incontanente 
una terza nave e una galera a rintracciarne i passi , giacché 
era a temere che i malandrini si dessero a pirateggiare in 
quei mari con grave danno del loro commercio. Invano però. 
I due barelli spesi quindici giorni in inutili ricerche per quei 
paraggi e nelle adiacenze sospette di Mocastro, non videro il 
legno che, filato drillo alla spiaggia meridionale, avea riparato 
in Trebisonda, come si conobbe più tardi. Non ostante V infame 
tradimento il castello di Baziar fu dalla poca milizia rimasta 
fedele espugnato e vinto e quindi al suo legittimo padrone 
restituito; sebbene con poco suo vantaggio se, come dice il 
documento , dovette oltre la perdita della nave su cui salva-' 
ronsi i rivoltosi, che era di sua proprietà, subire ancora le 
spese dell'intiera spedizione. Il ricetto dato ai ribelli, non che 
il salvocondotto loro concesso dair imperatore di Trebisonda , 
servirono ad inasprire vie maggiormente gli animi dei cittadini 
di Caffa, e a rendere ognor più tese le mutue loro relazioni. 
I consoli in questa lettera ne menano amare doglianze, e an- 
nunziano volere scriverne con sensi di sdegno a quel sovrano ('). 

Non si saprebbe in effetto darsi una giusta ragione della 
strana politica seguita dal greco imperatore in questa e altrettali 

C) Vedi il documento CL. 



( 193 ) STORIA 



occorrenze verso dei genovesi; e poro che acciecato da viperino ed 
ereditario odio contro di loro, postergasse fin anco il suo interesse 
medesimo nell' intento di recare a quelli un maggiore danno. 
Conciossiachè minacciato egli pure come lutti 1 monarchi limi- 
trofi al nuovo regno fondato dalla scimitarra osmana, di perdere 
col trono la vita, piuttosto che stringere alleanza coi caffesi e 
a forze unite sostenere 1' impeto degli infedeli , amava meglio 
travagliare i cristiani suoi vicini con oltraggi ed offese. E questo 
l' andava facendo già da tempo, senza punto curare le serie rimo- 
stranze che tratto tratto ne riceveva , o gli amichevoli inviti 
a desistere da consimili provocazioni; di cui è un cenno in altra 
corrispondenza dei consoli suddetti ('). Insensato a non accor- 
gersi che studiando di affrettare la rovina di Gaffa e del do- 
minio ligure nella Tauride , si scavava da se stesso la fossa, e 
accelerava 1' orribile catastrofe che pose un cosi tragico fine al 
suo impero ! 



VI. 



Dopo ciò, smesse le armi il Domoculta, in obbedienza alle 
ricevute istruzioni, attese quindi in poi agli studii della pace 
e a dare sesto alla scompigliata amministrazione della colonia, 
distribuendo i varii officii e collocando nelle cariche alle quali 
erano stati assunti, i molti impiegati venuti con lui sulle navi 
a Caffa: non senza raccomandare loro esattezza e fedeltà di 
servizio pel comune vantaggio della patria, e sotto la minaccia 
di severissime pene ai negligenti e prevaricatori; deciso ferma- 
mente d'incominciare dagli officiali subalterni la riforma impo- 
stagli e mano mano estenderla a tutti gli ordini dei cittadini. 
, Essendo poi già da buona pezza il governo della città rimasto 
privo di stabile capo e superiore direzione, è naturale il cre- 

O Vedi il documento CL. 

14 



( 194 ) 

dere che molte pratiche e rilevanti affari giacessero insoluti, e 
l'organamento politico della medesima n'avesse risentito conside- 
revole danno; sicché all'arrivo del Domoculta, tant'esso quanto 
i suoi colleghi si trovassero assediati ed oppressi dalle cure 
di Stato: come ne fanno fede in alcuni luoghi delle loro let- 
tere questi tre egregii personaggi. I quali a due fra tutte 
mostraronsi più particolarmente solleciti a dare spedito corso, 
cioè il giudizio della cattura della nave turca fatta da Martino 
Voltaggio, e l'altro della sollevazione eccitata in Gaffa contro 
Acellino Lercari da una banda di rivoltosi, a cui furono accusati 
appo il magistrato di s. Giorgio avere tenuto bordone lo scri- 
vano Clemente Valdetaro e Giuliano Leone, fratello a Damiano 
terzo console eletto. 

La nuova del tristo successo giunse a Genova alcuni mesi 
dopo la nomina di costui al consolato, e se fosse arrivata innanzi, 
non dubito punto che la scella sarebbe caduta sopra altri: 
tanfera, massime in quei primordii di dominio, la brama nei 
Protettori di mostrarsi custodi fedeli e rigidi osservatori della 
giustizia, ad esempio dei turbolenti che abbondavano in Caffa 
e a salutare punizione dei ribelli. Pertanto ai 3 febbraio 1455 
scrissero a Damiano (era allora in viaggio terrestre alla volta 
di Crimea) un'esortatoria epistola, nella (piale commendate le 
civili e cristiane virtù di lui e il suo carattere di equità e ret- 
titudine, di cui avea dato in altre circostanze e precedenti of- 
ficii non dubbie prove, gli insinuano di mostrarsi anche in 
questa occasione meglio curante del bene pubblico che del pri- 
vato interesse e domestico affetto, applicandosi in un coi col- 
leghi ad esaminare la condotta del fralel suo in quella sedizione, 
e provatolo reo, condannarlo e punirlo non altrimenti che del 
tutto estraneo gli fosse ('). Ma l' accusa sporta dai quattro bor- 
ghesi di Caffa col loro foglio dei 22 ottobre '1454 ( 2 ). contro di 

(') Vedi il documento CUI. 
(') Vedi il documento XXXVII. 



( 195 | STORIA 

Giuliano e di qualche altro officiale era falsa, e precipitala si 
comprovò la ingiuriosa dinunzia. Cosa disonorevole a quell'uf- 
ficio municipale, che senza appurare i fatti accaduti sotto i suoi 
occhi e sulla semplice relazione di alcun illuso e forse malevolo 
avanza al magistrato supcriore una querela contro innocui e 
pacifici concittadini ! 

Non mancava però l'animo a Damiano Leone di castigare 
severamente il fratello se l'avesse riconosciuto .colpevole: e di 
tale sua disposizione ne mena vanto nella risposta del giorno 5 
luglio 4 455, in cui facendo il saputo reca un'appropriata sen- 
tenza ciceroniana ; ciò che usa eziandio altre volte. Aggiunge 
anzi come egli appena arrivati i due colleghi in Caffa, li pro- 
vocò a raunarsi tosto e con regolare processo verificare la giu- 
stezza dell'addebito apposto a Giuliano, il quale dopo prove e 
testimonianze legali risultò affatto innocente. Di che non solo 
dava piena sicurezza come particolare cittadino, ma e coi restanti 
due consoli ne confermerebbe tra breve la verità in una loro 
comune lettera C 1 ). 

Infatti nella missiva dell'agosto susseguente questi d'unanime 
accordo riferiscono di avere, previo maturo giudizio sulla con- 
dotta di Giuliano, constatato ch'egli non si mischiò per nulla 
in quel moto, e solamente ascese la nave del LeTcari allo scopo 
di tutelare in persona le mercanzie per una notevole somma da 
lui caricate sul barco di Andrea Seneslraro. Lodano infine il 
nobile disinteresse e vivo impegno mostrato da Damiano a che 
la causa del fratello venisse sottilmente e con tutto rigore di- 
scussa, acciò se in alcuna cosa esso avesse delinquito, gliene 
fosse fatta inesorabile giustizia ( 2 ). E giustizia fu resa davvero 
a tutti coloro i quali avevano brandito le armi ed aizzato il 
popolo alla rivolta. 



C 1 ) Vedi il documento CXXXVIII 
( ! ) Vedi il documento CL. 



anno 1455 ( 196 ) 

Tra questi venne sgraziatamente compreso lo scrivano Cle- 
mente Valdetaro, indiziato dai borghesi suddetti come complice 
assieme a Giuliano Leone e i fratelli Giudici; il perchè d'or- 
dine del banco di s. Giorgio i consoli lo balzarono d'impiego, 
vittima d'immeritata calunnia; e a luogo suo collocarono il 
notaio Batista Garbarino, che sotto il di 2 luglio 1455 lo ve- 
diamo ringraziare i Protettori del conferitogli incarico (*). Il 
Valdetaro non patì in silenzio l' onta ricevuta , ma procuratosi 
un attestato di diecinove riguardevoli cittadini di Caffa i quali 
facevano fede della sua onestà e niuna partecipazione al disgra- 
devole tumulto, con suo foglio dei 21 giugno, diretto al ma- 
gnifico Officio in Genova si difende dalla taccia inflittagli col 
dire di avere bensì al primo scoppio della sollevazione impu- 
gnato le armi, ignorando ciò che si volessero i mestatori, ma 
a sua personale sicurezza, non mai per alcun fine sovversivo 
dell'ordine e governo stabilito. Narra d'avere fatto sue lagnanze 
ai municipali, autori dell' ingiusta accusa, ed essi risposto, al- 
cuni di saperne nulla, altri che inteso a dire: e finisce con 
temperata gravità e senza lagni, protestandosi ognora, non 
ostante l' avvenuto, divoto suddito e cliente di s. Giorgio, bra- 
moso dell'incremento del ligure dominio nella Tauride ( 2 ). 

A patrocinare la costui innocenza s'aggiunse il padre suo Gio- 
vanni, che presentatosi al Banco, tutto l'empiè di querele e di 
lamenti, amplificando l'offesa e il danno che per opera di male- 
voli detrattori ne derivavano in riputazione e lucro al figlio, e 
offeriva nuove testimonianze di mercanti e borghesi di Caffa 
le quali affermavano come ben lungi dal meritare castigo, il 
procedere di Clemente era slato commendevole in quell'incontro 
per aver fatto uso delle armi a difesa di Giacomo Grimaldi e di 
parecchi altri minacciati dai facinorosi, i quali senza di lui gli 
avrebbero trucidati o gravemente manomessi nelle persone e 

Ci Vedi il documento CXXXIII. 
O Vedi il documento CXXVII. 



( l',)7 ) STORIA 

nelle robe. Instava adunque a che Y espulso venisse reintegrato 
nel suo officio , se pure non credevano rimeritarlo della pie- 
tosa opera eseguita. 

Spinti da questo racconto autenticato dalle firme dei caffesi, 
e in particolare da queglino stessi che a Clemente doveano 
salva la vita, i Protettori addi 25 settembre scrissero ai con- 
soli imponendo loro di esaminare l'esposto dal padre e dal figlio, 
e trovatolo secondo verità rimettessero incontanente al grado 
di scrivano l'oppresso Clemente in surrogazione di Marco Varsi 
testé defunto: e nel caso avessero già dato un successore al 
morto, essi ne annullavano la nomina onde favorire l'ingiuriato 
officiale ('). Così si governava allora, e davano lode e biasimo, 
premio o castigo i Protettori di s. Giorgio a tutti, anche agli 
infimi loro dipendenti nel servizio delle colonie! 

Più serio dovette essere il conflitto sostenuto con Martino 
Voltaggio e i suoi aderenti sul conto della presa del legno tur- 
chesco. Il console recatesi in mano le redini del comando, pose 
tosto in atto quello che avea in cuor suo premeditato, la pu- 
nizione cioè del capitano e della ciurma che con tanta inso- 
lenza eraglisi ribellata nel viaggio, e a sua insaputa, anzi contro 
l'espresso suo volere, impadronita del grippo del signore di Si- 
nope. Ne fece adunque arrestare i capi e i membri più com- 
promessi, salvo il Martino, e tradurre alle carceri, ond' essere 
giudicati e a rigore di legge puniti; anche perchè venuto alla 
verifica degli oggetti staggili a bordo trovò un manco di molte 
migliaia di aspri, che il mercante turco catturato assieme alla 
nave diceva salire a diecisette mila, somma che parve alquanto 
esagerata al Domoculta medesimo. Adunato quindi il consiglio 
degli anziani e messo il partito se la preda si dovesse tenere 
di buon acquisto, e in caso negativo che fare del grippo e del 
suo carico , prevalse la sentenza di restituire le robe tutte ai 

(') Vedi il documento CLVI. 



anno '1455 ( 198 ) 

loro padroni, e il console le consegnò issofatto al mercadante 
suddetto; e avrebbegli ceduto fin anco il molto rame seque- 
strato se quegli non si fosse ostinato in ricusarlo. Pertanto lo 
posero sotto custodia di Taddeo Adorno in attesa degli ordini 
dei Protettori e del probabile richiamo che ne avrebbe fatto 
l'imperatore Maometto, cui esso era destinato ('). Questi però 
che mulinava grandi imprese e vasti disegni non se n'addiede, 
o simulò di non curarsene , o fors' anche stimandolo giusta 
preda di guerra, come i pochi genovesi residenti iti Galata ne 
aveano ad arte sparsa la voce, l'abbandonò al suo destino. Il 
perchè scorso un buon lasso di tempo il rame fu venduto a 
profitto della masseria di Caffa, e ai soldati e marinai che 
d' accordo con Martino Voltaggio se n' erano insignoriti nulla 
toccò di utile, ma solo onta e disdoro. 

Esito quasi identico sortì la presa che Marino Cicala fece 
intorno questi mesi di una seconda nave del signore di Sinope 
nel porto di Calamita con un centinaio di turchi al suo bordo, 
dalla cui vendita il console volle spettasse la metà alla finanza 
dello Stato, la quale tuttavia giudicavasi montare a trecento 
sommi. Non risulla che il Cicala opponesse duro rifiuto al vo- 
lere del Domoculta, e la finale sentenza si rimise ai Protettori 
che il console esorta a dargli pronta e definitiva onde valersene 
nei crescenti bisogni. Hevvi pure menzione di due altre ga- 
leazze turche sorprese nel porto medesimo da una nave del 
Comune, condotte quale a Caffa, quale in Cembalo, che col 
parere degli anziani dice avere creduto bene di ridonare ai 
loro padroni, affine d'ingraziarsi l'ambasciatore ottomano venuto 
di fresco in Crimea a ordire coli' imperatore tartaro Agi-Kerai 
qualche nuovo tranello ( 2 ). 



( 1 ) Vedi i documenti CXXXVI e CL. 
( 2 j Vedi il documento CLI. 



( ì\)\ì ) STOMA 



VII. 



Con tutto il buon volerò recalo dal Doinoculla nella direzione 
degli affari pubblici della colonia e nelF amministrare ai privati 
la giustizia, non isfuggi le recriminazioni e i lamenti dei suoi 
sudditi. Martino Voltaggio fu tra i primi a querelarsene ai 
Protettori in una sua lettera dei 3 luglio, in cui dopo avere 
con ampollose frasi levato a cielo il suo disinteresse circa le 
miti condizioni del noleggio della propria nave agli stipendi 
dal Banco, e il sincero slancio del cuore mostrato nel servire 
ai comodi e utilità di s. Giorgio , viene a dire che sarebbesi 
aspettato ben altro da ciò che gli toccò di vedere e soffrire di 
danno per parte del console. Insomma la lunga sua verrina si 
riassume in questo : il Domoculta negargli ed esso pretendere 
il bottino della nave turchesca imprigionata dalla sua ciurma. 
Men male se il Voltaggio si fosse ristretto a reclamare i suoi 
veri o supposti diritti su quella preda: ma egli, come è uso 
dei millantatori , si avanza a tacciare d' inetto e codardo il 
console , e lodare se stesso di sperto ed animoso. Sentitelo. 

« Vi è noto, egli scrive, magnifici signori, con quanto animo 
e virile coraggio io mi sia adoperalo a sforzare il tremendo 
passo del Bosforo sotto i colpi del bombardante castello Naretc; 
il che mi riusci tanto felicemente da cagionare ammirazione e 
insolito stupore in quei turchi , avvezzi a tenere in non cale 
tutte le altre nazioni e se medesimi i soli valenti in guerra. 
Questa volta all'urto della nostra intrepidezza non che pavoneg- 
giarsi, ne restarono esterrefatti e confusi per modo che se alla 
testa dell'armata avessimo avuto un uomo più ardito e capace, 
noi senza fallo, scesi a terra, ci saremmo impadroniti del forte; 
tant' era la veemenza del combattere che si destò nei nostri 
soldati. Ma il console non solo non ci permise quell'egregio 
l'atto, anche il tentarlo e pensarlo severamente ne vietò. Sboc- 



anno 1455 ( 200 ) 



cati quindi nel mar Nero colle navi crivellate da ben sette 
bombarde, Iddio, in ricompensa, come credo, dei miei sudori 
faceami incontrare un legno turchesco carico di quattrocento 
circa cantara di rame diretto al Gran Signore, il quale certo 
certo F avrebbe convertito in tanti mezzi di offesa contro i 
cristiani. Di commissione del console stesso (ecco il mendacio) 
lo assaltai, e rimorchiatolo in Calla, nel mentre quivi atten- 
deva della mia fatica il premio, me ne vidi ingiustamente 
spogliato e la ricca preda giudicata doversi restituire al no- 
stro nemico e suo antico padrone » . 

Prosegue il Voltaggio del medesimo tenore a lamentare 
con sdegnoso risentimento parecchi altri torti fattigli dal con- 
sole, e in particolare del negatogli partito o servizio della sua 
nave nelle corse marittime entro l' Eusino; da che un danno 
non minore di due mila ducati ne segui a lui, il quale nel primo 
viaggio da Genova a Caffa in luogo di trarne profitto, avea 
speso del suo, oltre Io stipendio convenuto, almeno cinquecento 
fiorini. E come se ciò ancora non bastasse, disapprova la spedi- 
zione contro il castello di Baziar ordinata dal Domoculta in fa- 
vore del Marini , attribuendo persino al console la rivolta acca- 
duta sur una delle navi Ci. Di varie altre lagnanze mi passo, 
contento di avvertire che Iddio lo riservava a pagare delle sue 
menzogne e rodomontate il fio, là appunto ove avrebbe voluto 
fuor di tempo fare il gradasso, tentando un' impresa né facile, 
né opportuna, siccome era T espugnazione del castello Narete, 
sotto cui di lì a pochi mesi colpita da ottomane bombarde la 
sua nave si sommerse con tutto il carico, e affondò 1 

Della stessa guisa, anzi con termini ancora più risentiti, 
dolevasi coi Protettori 1' altro capitano Giovanni Piccinino nel 
suo foglio degli 8 giugno Ì455. « Notifico, scrive egli, alle si- 
gnorie vostre , come giunto che fui in Caffa in un col console 

(') Vedi il documento CXXXIV. 



( 201 ) STOMA 

Damiano Leone, ho diligentemente consideralo la situazione di 
questa città e subito dalo opera a fortificarne le parti che mi 
sono parse averne più urgente bisogno , in modo che, come 
sentirete da altri, le opere mie ricscirono accette ai latini di 
qui non solo, ma anche ai greci ed armeni. Vi osservo però 
che i due primi consoli di fresco arrivati non mi tengono i 
patti stabiliti tra voi e me. Io sono sempre stato fedele servi- 
tore di s. Giorgio, ed in quest' umile sudditanza voglio morire, 
perocché io mi tengo genovese H, ma desidero che dalle si- 
gnorie vostre sia provveduto alle fatiche e al servizio mio, giusta 
gli ordini emanati e le presp intelligenze. 

« Voi m' avete dato parola, innanzi al partire, di mandarmi 
otto famigli , e poi non lo faceste ; di armare una galera e una 
tosta e di quest'ultima darne a me il governo, e niente di 
ciò si pratica; di mettermi capo d'una schiera di soldati, ed 
io non mi vedo né capo né mezzo. Questo non é certamente 
quello che io mi prometteva; e voi non ignorate che a pigliare 
servizio sotto la bandiera vostra io lasciai un buonissimo partito 
offertomi dal Doge, sperandolo migliore dal vostro Officio. Sarà 
vero adunque che gli stranieri (e qui allude a Jacopo di Capua, 
e Nicolò di Boemia) debbano essere meglio trattati da voi che 
gli amici e conoscenti? Laonde abbiano per fermo le signorie 
vostre che se non provvederanno altrimente inverso di me, io 
me ne partirò di qua e farò ritorno al paese natio ; giacché 
rimanere in Caffa a questo modo troppo mi grava. Tanto più 
che sembra nissuno fare menzione e curare le mie fatiche ('), » 

Tre mesi dopo la presente, cioè ai 6 settembre, scrisse una 
seconda lettera mollo più moderata, in cui smessi gli alteri modi 
e atteggiato ad umile preghiera supplicava il banco di s. Gior- 
gio d' onorarlo d' alcun offizio in Caffa. Eccone il testo. « Io 
credo esservi noto ancora che lorquando mi arruolai al vostro 

(') Vedi sopra a pag. 167. 
( 2 ) Vedi il documento CXXII. 



anno 1455 ( 202 ) 



stendardo e mi faceste istanza di venire in cosi lontano paese, 
ebbi da voi la promessa di eleggermi capitano dei vostri sti- 
pendiati alla difesa di Caffa , per la quale ho rinnovati ed 
eretti i fossi dei borghi e resi tanto forti e belli, che in Italia 
medesima sariano sufficienti ad ogni oste. Ma di essere capitano 
nulla più vidi o sentii. Per la qua! cosa io prego le signorie 
vostre che vi piaccia retribuirmi d' alcuna parte del bene che 
ho fatto e vado facendo in giornata a questa città, e mi vo- 
gliate confermare al soldo finora usato ; il quale neppure mi 
basta alle spese , ove non mi si conceda eziandio aprire due 
taverne, per cui dimando d 1 essere franco da ogni gabella di 
vino; o se non stimaste concedermi questa immunità, donarmi 
la iagataria dei grani, od almeno la ministreria di Caffa. Se 
le signorie vostre mi contenteranno di uno di questi offìcii, 
l'animo mio rimarrà pago e soddisfatto: in caso diverso mi 
converrebbe pensare ai fatti miei. 

« Eppure mi sembra dovrei essere rimuneralo assai meglio 
di molti altri miei compagni d' arme che hanno soldo da voi , 
giacché io ho trovato questa città senza alcun fosso e riparo, 
e, come dissi, attendendovi notte e giorno, li ho rifabbricati 
tutti, e, se Iddio mi darà vita, li munirò ancora per guisa 
che la città non avrà più affanno o spavento né dei turchi, né 
dei tartari, né di qualsiasi generazione di nemici. Più volte mi 
sono presentato al console e ai massari di Caffa offrendomi di 
assalire il castello di s. Teodoro con poca comitiva di uomini, 
ma essi hanno sempre fatto i sordi. Onde vi supplico vogliate 
dare ordine ai medesimi di consegnarmi un centinaio di sol- 
dati che mi accompagnino sopra una galera fino a Cembalo, 
mentre io mi riprometto di occupare quella rocca , e anche 
ridurre alla vostra servitù tutta la Gozia (*). » 

Non così la pensava il Domoculta, che s' era fitto in capo 



(') Vedi il documento CLIII. 



( 203 ) STORIA 

ili non attaccare briga con alcuno dei signorotti vicini infino a 
efoe non avesse ammegliorato la condizione sociale ed econo- 
mica della sua colonia. Sentiva pur egli rammarico e sdegno 
nel vedere gii insolenti modi e le stolte provocazioni di quei 
regoli, ma avendo adottato, come direbbesi oggi, una politica 
di raccoglimento, onde assestare gii affari interni del paese, 
non credè bene di secondare gli impeli guerreschi dell' ardito 
avventuriere , la cui fede divenuta già alquanto sospetta non 
gii faceva presentire buon esilo dalla chiesta spedizione. E in 
tale conformità ne scrivea ai Protettori , lamentando bensi la 
improvvida condotta di Alessio e dei suoi fratelli, signori di quel 
castello, i quali si millantavano di nulla temere da parte dei 
genovesi, vivente il loro padre e 1' attuale imperatore dei tar- 
tari, su cui facevano sicurtà, ma in pari tempo soggiugne che 
andava apparecchiando armi e galere a piombare loro addosso 
quando l' occasione si fosse presentata favorevole : cosa che 
sperava non dovesse procrastinarsi di molto ('). 



Vili. 



Viene in terzo luogo la più importante e assieme più incre- 
sciosa contesa che di quel tempo si destasse fra i maestrati e 
il vescovo di Caffa. Di questo accannito litigio già narrammo 
sotto Tanno 1454 l'infausta origine, che tutta fu nell'avere 
il suddetto prelato sporto vive ed amare doglianze al banco di 
s. Giorgio contro il console allora in carica, Demetrio Vivaldi, 
e i suoi immediati antecessori, come pure a sfregio di quasi 
tutti gli alti funzionarli per la cattiva amministrazione loro della 
tribolata e immiserila colonia ; lamento che, a detta d' ogni 
onest' uomo,, era pur troppo vero , ma che a! colpevole torna 
sempre duro il sentirselo rinfacciare. Or qui ne riferiremo il 
seguito e la fine. 

C) Vedi il documento CL. 



anno 1455 ( 204 ) 

Sembra che alle prime lettere del Camperà in cui svelava 
a nudo la riprovevole condotta degli impiegati caffesi, non 
abbiano i Protettori prestato la dovuta fede , e giudicatele 
eziandio non degne di riscontro, attribuendone 1' asprezza con 
cui le dettava all' indole sua alquanto rigida, e soverchiamente 
severa, o anche per maggiore deferenza ad altre relazioni che 
dipingevano con tinte meno oscure lo stato della città. Di tale 
silenzio e della noncuranza usatagli si senti punto nel più vivo 
del cuore il vescovo, i cui lamenti al postutto erano diretti a 
svelare le magagne dei tristi e promuovere il benessere mate- 
riale e morale del gregge alle paterne sue cure affidato. Die 
adunque di piglio nuovamente alla penna, e T8 giugno di 
quesf anno tra sdegnoso e risentito dettò la seguente: 

« Spettabili signori, io vi scrissi V anno scorso con liberi sensi 
ciò che pensava dovesse tornare utile al governo di queste 
terre al vostro dominio soggette: ma la mia parola, come vedo, 
non riesci accetta alle vostre orecchie , laddove valsero assai 
più le bugiarde insinuazioni e i pestiferi mendacii di cupidi e 
avari mercanti, che la voce del legittimo pastore. Non stupisco; 
conscio quale sono come appo i genovesi gii esercenti arte 
mercantile furono mai sempre, a preferenza d' ogn' altro ceto, 
a torto e a ragione creduti e riveriti. Duolmi non pertanto che 
uomini i quali hanno fatto tutta la possibile opera per rovinare 
e perdere la nostra Caffa, sieno i soli ad ottenere credito e 
ascolto da voi. Io però da canto mio non recedo dalla corsa via, 
e mantengo il già esposto nell' antecedente lettera: aggiungo 
anzi di più, che per amore della mia patria tacqui moli' altre 
vituperose cose che avrei potuto manifestare. 

« Da Roma ricevei mandato di riferire sull' attuale nostro 
ordinamento, giacché mala voce sino colà era giunta delle 
infami cose avvenute presso di noi; ed io fui tutto nello scu- 
sarle e sminuirle, a danno fors' anche della verità e della 
coscienza. Ciò nulla meno io sono innanzi a voi accusato e 



( 205 ) STORIA 

vilipeso? Ebbene! falto accorto dalla sperienza che meglio 
valgono sugli animi vostri le ragioni a viva voce espresse, io 
intendo recarmi in Genova a scolparmi delle false accuse e 
inique intenzioni attribuitemi dai maligni detrattori, i quali se 
avranno a restarne scornati e confusi, tal sia di loro: beve- 
ranno la feccia di dolore e di vergogna che con le loro male 
arti si sono propinata. 

« Più e più altro mi resta a dire che non stimo ben falto 
consegnare alla carta. I condottieri dei soldati foresi giunti da 
ultimo, Jacopo di Capua , Giovanni Piccinino e Nicolò di Trento 
a tutt' oggi si mantengono onesti , sebbene anch' essi sieno 
dolenti che non vengano loro osservate le fatte promesse, ma 
di ciò essi medesimi vi scriveranno. I nuovi consoli, giusta le 
secrete istruzioni loro date dalle vostre signorie, esaminarono 
ed appurarono la verità e innocenza delle mie opere e inten- 
zioni, e spogliatele dalla caligine dei detrattori mi resero, come 
godo nel!' annunziacelo, piena giustizia » . Segue una poscritta 
condita anch' 1 essa del suo frizzo. « Delle recenti cose successe 
in Caffa mi astengo di parlare, sia perchè ne fareste il me- 
desimo conto che Tanno passato, sia perchè n'avrete lingua 
da molti altri e dal latore della presente il quale vi racco- 
mando (*) ». 

Come disse, così fece. Il Campora abbandonò la diocesi 
entro la prima settimana del settembre successivo ; e giunto 
felicemente in Italia prese la via di Roma, di dove, fatta breve 
dimora, si portava in Genova a presentare i suoi richiami al 
magistrato di s. Giorgio. Che egli imprendesse il viaggio di 
mare e siasi recato effettivamente alla corte pontificia, meglio 
che dal registro del nostro archivio, lo ricavo dalla testimo- 
nianza di Enea Silvio, poi papa Pio II, il quale nella sua 
Historia Asiae Mìnoris così lasciò scritto: Episcopus Caffé nsis 

( 1 ) Vedi il documento CXXIII. 



anno 1455 ( 206 ) 

Callisto pontifici maximo, nobis praesentibus , haec enarrava, 
qui tunc transitimi per Mitilenem fecerat, ab ecclesia sua Ro- 
mani petens ('). 

Non sappiamo ciò che dicesse in questa città il vescovo 
Campora al papa nuovamente eletto Callisto IH, ma cono- 
sciamo invece i sentimenti del console e degli ufficiali di Calla 
all' occasione del suo rimpatrio. Riferirò un brano di due 
lettere che lo riguardano: i quali, a vero dire, non s' accordano 
coli' asserto da lui, d'essersi cioè scolpato davanti i rettori di 
Caffa degli appunti e delle accuse mossegli dai suoi nemici. Il 
Domoculta coi suoi due colleghi scrive del seguente tenore al 
banco di s. Giorgio addi 6 settembre 1455. 

« Presentandosi a voi ed alla curia romana il vescovo cercherà 
senza dubbio di acquistarsi credito coir esaltare il suo zelo per 
la dilatazione della fede in queste contrade: non gli date retta. 
Voi sapete che Caffa trovasi popolata nella massima parte da 
mercadanti armeni, i quali ci sono fedelissimi, e col loro traf- 
fico e industria riescono di grande vantaggio al nostro commer- 
cio. Ora egli li molestava del continuo colle sue esigenze e 
novità non volute accettare dai medesimi. Lo pregammo a desi- 
stere come pure da altre sue pretese, ma sempre invano. Nei 
giorni infelici che corrono devesi pazientare e non richiedere 
troppo dai coloni. Quando Iddio ci avrà concesso piena vitto- 
ria sui barbari , nostri avversari! , si potrà allora richiedere 
maggiore regolarità di costumi e pratica dei cristiani doveri. 
Insomma noi giudichiamo 1' anzidetto pastore più nocivo che 
utile alla diocesi , e voi farete molto bene in provvedercene 
un altro che riesca accetto alla nostra città (*). 

Il simile affatto dicono i quattro componenti 1' officio dei 
borghesi di Caffa in una missiva colla slessa data G settembre 
diretta ai Protettori. « Sta per partire di qui il nostro vescovo, 

C) Lequihn: Oriens Cristianus. Tom. III. Ecclesia Caffcnsis. 
( 5 j Vedi il documento CLI. 



( 207 ) STORIA 

e n' abbiamo, dicono, gran piacere, non essendoci pillilo graia 
la sua condotta; onde vi sollecitiamo di esonerarlo della caricà 5 
«comodandolo, se così vi piace, di un nuovo benefìzio, pur- 
tàntochè non faccia ritorno a noi, odi fornircene un altro di 
miti costumi e d' indole temperata e benigna, capaci 1 d' operare 
il bene nel mezzo di questo popolo ('). » 

S'io niente capisco della presente contesa mi sembra che al 
postutto il gran fallo dai cittadini e governatori di Cal'fa ap- 
posto al vescovo consistesse tutto nella intromissione sua negli 
affari religiosi degli altri culti, greco cioè ed armeno, stabiliti 
in quella città, mescolata da tante razze e nazioni diverse : 
quistione antica quanto il vescovato medesimo in Gaffa. Impe- 
rocché una delle attribuzioni, a non dire dei doveri pastorali dei 
prelati cattolici si è l'invigilare sulle sette dissidenti, e ancora 
più sulle comunioni unite alla romana, acciò la vera religione 
conservisi intemerata e pura nei dogmi e nella disciplina presso 
i cattolici degenti in paesi infedeli. Ora gli officiali della co- 
lonia sotto un riguardo politico avrebbero voluto, per quanto si 
ricava dalle loro lettere, che il vescovo chiudesse V occhio sugli 
iniqui fatti di costoro, tenendosi pago di coltivare e pascere 
la greggia propria; e questa stessa non turbarla guari co' rim- 
proveri al suo dissoluto vivere e alle male arti, soprusi e an- 
gherie introdotte nel commercio. Ma tale non era certo, spe- 
cialmente in quei secoli e sotto un governo cattolico, la dot- 
trina della Chiesa, la quale già aveva su questo punto di di- 
sciplina sancito le regole di condotta a servire di norma ai 
vescovi. 

Infatti io avrò più d' una volta ancora a riferire di dissensi 
causati da questa intricata questione, e il successore istesso 
nella cattedra di Calfa al presente vescovo Cainpora, soste- 
nere i medesimi diritti e occasionare richiami d' eguale na- 

(') Vedi il documcnlo CL11. 



anno 1455 ( 208 ) 

tura da parte dei consoli della colonia, benché fosse, come 
1' aveano chiesto, religioso di pacalo animo e di assai gentili 
modi , il quale al nobile tratto univa profonda dottrina ; e ciò 
nulla meno, al paro del Camperà, sentì 1' obbligo di tutelare 
anzi tutto gli interessi più alti della religione meglio che i 
freddi calcoli della politica. Chi ha letto gli annali della Chiesa 
greca e dell'Oriente in generale, e conosce perciò la versi- 
pelle astuzia e mala fede di quei popoli nell' osservanza dei 
trattati e concilii tenutisi per regolare di buon accordo le 
giurisdizioni e i riti dei varii culti, non farà le meraviglie di 
questi piati che riuscirono infine a loro danno, alla perdita cioè 
della vera religione e al fatale esterminio della patria, ca- 
duta con tanta ignominia e ancor giacente sotto il vergognoso 
giogo ottomano. 

Ritornando a noi, mi resta a dire che i Protettori s' addie- 
dero questa volta d' avere a lottare con un uomo di fermi 
propositi e tenace al sommo della sua ragione; ondechè affret- 
taronsi a dare risposta il giorno 10 ottobre alle dogliose rimo- 
stranze del prelato e con urbane maniere calmarne lo sdegno. 
« Molto grate, scrivono , ci giunsero le ultime vostre lettere , 
nelle quali annunziaste esservi del tutto purgato davanti ai 
consoli delle accuse appostevi dai vostri avversarli : e lo stesso 
noi abbiamo fatto col mezzo dei nostri oratori presso la Santa 
Sede, ove la vostra dignità e l'onore vostro vennero difesi e 
tutelati contro le mire insidiose di chi tramava denigrarvi, 
calunniandone la persona e le azioni. Quelli poi che diceste 
avere ottenuto da noi facile ascolto, vi accertiamo che mai 
non l'ebbero od avranno: essendo codesto Officio alieno dal 
prestare fede ai sussurroni. Ben vi vogliamo esortato a cessare 
le gare e le contese, usando prudenza e tolleranza. Niente v'ha 
al mondo di sì orrido e incolto che col tempo e la paziente 
cura ridurre non si possa a florido stato, e volendo precipi- 
tare, talvolta si riesce a peggio. Vi esorliamo in modo speciale 



( 209 ) STORI! 

a non occuparvi dei vescovi greco ed armeno, che sono i vo- 
stri più ardenti oppositori: adattatevi ai tempi die corrono 
avversi: così provvederle al vostro decoro e troverete in noi 
un valido sostegno e propugnacolo. 

« Quanto ai capitani dei foresi al nostro soldo, a marcio torto 
si lagnano di noi die siamo soliti abbondare del triplo delle 
date promesse, come dimostra una lunga sperienza. È noto che 
tale razza di gente è ingorda all'eccesso, e non mai sazia 
nelle sue voglie. Jacopo di Capua, di cui teniamo i figli al no- 
stro stipendio in Corsica, dovea assicurarsi meglio dell'onestà 
dei suoi soldati, la cui mala riuscita se recò danni a lui, a s. 
Giorgio apportò viemaggiore onta e disonore. Anche Giovanni 
Piccinino ebbe il danaro convenuto : se egli si commise a 
malfidi agenti, di loro si lagni non di noi che avremmo desi- 
derato F assento della concertata milizia. Altre più cose sono 
a carico suo e d'altrui che laciamo per ora, contenti di affer- 
mare che se hanno a dolersi, se stessi e non noi chiamino in 
colpa, giacché troppo mal giuoco avrebbero di lamentarsi del 
nostro Officio Ci. » 

Questa lettera che non giunse alle mani del vescovo Cam- 
pora già partito da Gaffa nel settembre precedente, termina la 
fase epistolare del malaugurato dissidio, che a viva voce dovette 
quindi agitarsi fra il prelato medesimo e i Protettori adunati 
in consiglio, e il cui effetto, ci affrettiamo a dirlo, si risolse 
in ciò che esso più non [tote o più non volle far ritorno alla 
sua sede, e moriva circa tre anni dopo in Genova sua patria. 



IX. 



Ho discorso finora dello stato in cui versava la capitale dei 
possedimenti genovesi nella Tauride , la città di Caffa, nel primo 



C 1 ) Vedi il documento CLXIII. 

15 



anno 1 455 < ( 210 ) 



semestre dell'anno 1455; non sarà quindi fuor d'opera il trat- 
tenerci alquanto su alcune delle minori colonie. I registri del nostro 
archivio, dai quali io estraggo lutto ciò che vengo mano mano 
esponendo di riguardante la storia di quei lontani paesi , fanno 
particolare menzione nel corso del presente anno delle sole tre 
colonie di Copa, Soldaia e Savastopoli. 

L' atto che spetta alla prima contiene un decreto relativo 
all'esercizio del consolato di Copa, conceduto a Batista Tanzio 
avanti la rinunzia delle colonie stesse fatta dal Governo al banco 
di s. Giorgio e da questo accettato per valido. Ma non avendo 
il Tanzio conseguilo la carica, atteso una disposizione contraria 
emanata dal console e massari di Caffa , i Protettori ne scrivono 
ai 29 gennaio con sensi di maraviglia e di sdegno al nuovo 
console Tommaso Domoculta, lagnandosi che gli ordini superiori 
e i brevetti di dignità venissero dagli ufficiali di Caffa posposti 
non solo, ma invertiti e mutati. Gli comandano pertanto che 
giunto colà, con diligenza ricerchi la cagione di tale inosservanza, 
e collochi in grado di console il Tanzio od il suo supplente Ga- 
briele Promontorio pel secondo anno assegnatogli ( 1 J, che doveva 
aver fine col 1455: e nel successivo facesse entrare in luogo di 
lui Tommaso Colombano, giusta il tenore dell' antecedente deli- 
berazione firmata da loro ai 19 agosto 1454 < 2 ). Di qui si rileva 
che il console di Copa (e sarà stato lo stesso delle altre picciole 
colonie) aveva o da se o per grazia del banco di s. Giorgio il 
diritto di cedere ad un altro 1' esercizio della carica, ritenendosi 
forse alcuna parte dell' unito stipendio; anzi da qualche espressione 
del documento in discorso sembra polersi inferire che persino il 
surrogante medesimo fosse licenziato a farsi supplire da un terzo. 
Vero è che potrebbesi rispondere, come avendo i Protettori con- 
cesso a Gabriele Promontorio di sostituire il Tanzio nello ufficio, 



f'j Vedi il documento XCV1II. 

(') Vedi i documenti XXIV e XXV. 



(211 ) STORIA 

ora come se a lui l'avesse direttamente impartito. Gbecehennes- 

sia, questa usanza di coprire col mezzo u" altri la dignità tanto 
rilevante di console, e amministrare i più vitali interessi del po- 
polo, io slimo sia stata non l'ultima fra le ragioni del cattivo 
andamento degli affari di quelle colonie. Imperciocché la è cosa 
evidente che ciò facevasi a speculazione di lucro, non già a tutela 
dell'ordine pubblico, e a vantaggio dei sudditi. 

Non molto lungi dal luogo di Copa o Locopa, come ad alcuni 
secondo I' usanza del dialetto genovese piacque nominarlo, tro- 
vavasi quello di Savastopoli, cioè sulla costa orientale del mar 
Nero. A reggerne il consolato fuvvi spedito dai Protettori sul 
bel principio del loro dominio Gherardo Pinelli, il latore del for- 
tunato annunzio agli abitanti di Caffa della trasmissione delle 
colonie tauriche dalla Repubblica al banco di s. Giorgio. Egli 
doveva entrare in carica e funzionare durante l'anno 1455. 
Lorquando giunse in Caffa, non peranco la flotta turca aveva 
compiuto lo sbarco repentino nel piccolo porto di Savastopoli e 
saccomannato le case e le persone dei mercanti genovesi ivi resi- 
denti , ma ricavo dalla sua lettera ai Protettori eh' egli attendeva 
nella detta città il suo turno d'officio, e quindi per volere del 
console e anziani caffesi vi andò con parecchi altri nazionali a 
ripigliarvi 1' interrotto governo. 

Ma fu per poco: giacché in data del di 28 giugno 1455 egli 
scrive siccome dopo brevissimo tempo gli Avogasii, tribù luro 
limitrofa, irruppero inopinatamente sulla colonia, e fattivi molti 
schiavi, obbligarono gli altri a precipitosa fuga, abbandonando 
ogni sostanza per avere salva la vita. « Perdemmo, dice, il villag- 
gio, ed io nudo e spoglio di tutto dovetti seguitare i fuggiaschi 
sino in Gaffa, ove attendo dalle vostre magnificenze un qualche 
compenso della toccata sventura: mentre i vostri ufficiali di qui 
mi vietano di fare ritorno al mio posto, e così sono costretto a 
rimanere privo di sovvenzione e di grado ('J ». 

(') Vedi il documento CXXIX. 



anno 1 455 ( 212 '» 

Risulla da questa lettera del console Pinelli che la picciola 
colonia di Savastopoli nello spazio minore d' un anno per ben 
due volte fu devastata e messa a ruba, cioè nel giugno 1454 
dalla squadra turca, e nella primavera del 1455 o in quel torno 
dagli Avogasii, ossia Abasii, popoli oggidì ancora esistenti nelle 
gole e altipiani deila catena del Caucaso, ove a quando a quando 
tentano di scuotere il grave giogo moscovita, con guerriglie e 
badalucchi stancando la guarnigione nemica. 

Di Soldaia finalmente sono lieto di poter narrare più conso- 
lanti notizie. Carlo Cicala essendovi stato spedito console dai 
Protettori, tolse a governare quella colonia con tale onestà e 
giustizia da ottenerne dai suoi amministrati una commendatizia 
rara assai e quasi unica per i tempi che correvano. Voglio dire 
che i maggiorenti di Soldaia greci e latini in numero di diecinove 
con a capo il vescovo cattolico, addi 20 giugno 1455 scrissero 
ai Protettori una lettera cosi concepita. 

« Lo sa Iddio quanto grande si fu il nostro giubilo, allorché 
ci pervenne la fausta novella che voi accettaste la signoria di 
questa e delle altre terre genovesi della Tauride, memori del'a 
fama ovunque sparsa della saggia vostra amministrazione e del- 
l' efficace soccorso che accordate ai vostri protetti. Del che ne 
avemmo ben tosto le prove nel primo console mandato a 
reggere la nostra citlà, il quale governa con tanta saviezza e 
rettitudine che la migliore non ci è dato desiderare. Ne sieno 
perciò grazie a Dio, poi alle vostre magnificenze, giacché sem- 
braci essere rinati a vita novella e quasi già obliammo le angherie 
ed oppressioni di cui Soldaia fu il campo e la vittima sotto i 
precedenti rettori. Nondimeno d' una cosa vi vogliamo avvertiti; 
temere noi che i successori dell' attuale nostro console non sieno 
più simili a lui , stante il meschino emolumento che dal povero 
luogo di Soldaia puossi ritrarre. Quindi vi preghiamo a lasciarci 
per un tempo più lungo dei solilo a nostro capo il console 
presente , sotto il cui governo siamo certi si rimarginerebbero 



( 243 ) STORIA 

tutte le nostre piaghe e sbarbicherebbonsi le male consuetudini 
introdotte nel paese dal reggi me passato ('). » 

Cosifatta onorevole testimonianza da parte della porzione eletta 
dei proprii sudditi io erodo che l' avrebbe desiderala qualunque 
officiale di quelle colonie nella sua escita di carica, ma sventu- 
ratamente in tutta la corrispondenza finora svolta delle carte 
di Gaffa essa è la prima, e temo debba essere seguita da poche 
altre. Intendasi però solo rispetto ai consoli ; che quanto agli 
impiegali inferiori , tra breve ci occorrerà di ricordarne alcuno 
riscuotere il comune plauso dagli abitanti di quella citlà. 

Il vescovo di Soldaia , frate Alessandro Di-Negro , nativo di 
Gaffa, domenicano, promotore della ben meritata lede al Cicala, 
non vide 1' esito della sua raccomandazione, essendo uscjto di vila 
il dì 6 del luglio successivo: ed il console a sua volta così ne 
commenda il merito, e narra la pronta scelta fatta del succes- 
sore: « Vi scrissi li giorni scorsi quello che occorreva al bisogno. 
Ieri poi Iddio chiamò a se il nostro vescovo, della cui morte 
tanlo i greci quanto i latini tutti di Soldaia ne versarono pianlo: 
e con ragione, perocché egli era molto buono e degno pastore. 
È mio avviso che gli venga dato assai presto in successore un 
qualche savio religioso, e per riguardo a codesto popolo indivolo 
e peli' opera del riscatto degli schiavi che numerosi qui accorrono. 
Dove se il vescovo è zelante, subilo gli accoglie e redime dalla 
servitù, salvandone le anime; diversamente rimangono abban- 
donati. Ho quindi invitato i latini a radunarsi per eleggere quel 
claustrale cui stimassero meglio atto a reggere il nostro ver covato, 
ed essi unanimi prescelsero il padre Domenico Mariana, france- 
scano, residente in Caffa , sua patria. Le vostre magnificenze 
adunque diano opera solerte a fare convalidare tale nomina dal 
sommo pontefice, e ce ne mandino con prontezza le bolle apo- 
stoliche, e, se lo stimano bene, impetrino anche un comando dal 

(') Vedi il cVicumcnto CXXVI. 



anno 1455 ( 214 ) 

generale dell' ordine minoritico. Io procurai la massima secre- 
lezza nella pratica di questo affare, giacché se il padre Mariana 
sospettasse alcun poco del fatto , s' agiterebbe al possibile onde 
cessare la dignità, sendo uomo alienissimo dalle cariche e di non 
comune pietà , epperciò al tutto accomodato al nostro bisogno. » 

Ad accrescere valore sull' animo dei Protettori, la lettera del 
console era contrassegnata da quattordici cittadini originarti ge- 
novesi, come si argomenta dai loro cognomi, Lanfranco e An- 
tonio Dell'-Orto, Giovanni Gentile, Visconte, Michele e Antonio 
Guasco, Giovanni Di-Negro, Giovanni Castellazzo, Giacomo Ratone, 
Guaco di Parodi , Batista e Giacomo Castiglione , Nicolò di Si- 
misso, inalfabeto, e Manuele Pausano ('J. 

1 modi che adoperò il Cicala a conciliarsi così presto la be- 
nevolenza dei Soldaiesi trovoli narrati da lui stesso nella prima 
sua lettera ai medesimi Protettori, in data 14 maggio 1455. 
« Lasciata Caffa, die' egli, io giunsi qua ai 6 del presente mese, 
e issofatto entrato in carica di console esposi a rodesti abitanti 
a nome vostro i propositi che nutrite in cuore pel loro vantaggio 
e la comune felicità di tutte le colonie sorelle del mar Nero: 
ed essi accolsero con amore e con sensi di gioia le mie parole, 
tanto più vedendole confortate dalla spedizione delle navi D'Oria 
e Lomellina, poi dalle seconde di Paride Mari e Batista D'Oria, 
e finalmente dalle due ultime Vollaggia e Leona. E siccome ogni 
loro danno e i perenni motivi di lagno ebbero origine in addietro 
dall' avarizia, rapacità e' mal governo dei precedenti rettori , mi 
studiai rassicurarli essere fermo intendimento vostro di nominare 
alle cariche d'or innanzi uomini probi ed onesti, i quali in 
maniera ben diversa dalla praticata finora amministrino la cosa 
pubblica. Volessero anch' essi dal canto loro mostrarsi ossequenti 
all'autorità ed agli ordini della nuova signoria, che fin da bel 
principio del suo dominio prodigava loro tanto manifesti segni di 

( J i Vedi il documento CXL1I. 



( 21") ) STÒRIA 

buon volere, con sì ingente provvisione, che eziandio ai tempi 
dei romani saria parsa abbondevole e strepitosa Ci. » 

Il Cicala riferisce in seguilo avere diligentemente ispezionalo 
le torri , i due castelli e il circuito delle mura di circonvalla- 
zione di Soldaia, e trovatele dove prive di munizioni, dove cadenti 
per vetustà , averne già avvertito il console e massari di Caffa 
di spedirgli una compagnia di venti soldati a presidio e per le 
scolte notturne in difesa della colonia. Accenna finalmente alle 
avventure occorse nel tragitto delle navi Voltaggia e Leona sulle- 
quali erasi condotto in Crimea, ed alle fresche relazioni di Caffa 
cogli imperatori tartaro e di Trebisonda, rimettendo i Protet- 
tori alle più estese notizie che rameranno loro d" officio i consoli 
preposti al governo di questa città. 



X. 



A mezzo l'anno volgente 1455 la nostra colonia di Calla 
cominciava a risorgere dallo squallore e avvilimento in che era 
caduta; il suo commercio ripigliava man mano le primitive e 
rigogliose sue forze, stendendosi lunghesso le ampie coste del 
mar Nero; rifioriva la pace interna e con essa la varia e mul- 
tiforme industria dei cittadini ; un' incorrotta giustizia regolava 
i mutui rapporti delle diverse razze abitatrici del suolo; la 
paura dell' invasione dei turchi e dei tartari quasi affatto sva- 
nita mercè gli ultimi soccorsi militari; la reggenza dei nuovi 
consoli dall" universale ben accolta, favoreggiala, e dai tristi 
temuta; ogni savio uomo insomma nel considerare il buon avvia- 
mento impresso all'ordine pubblico nella metropoli e le minori 
colonie a lei soggette, aveva aperto il cuore alla speranza di 
un'era novella di beata prosperità e di pace; e dal canto suo 
f officio di s. Giorgio attendeva il felice risultalo di cosi gravi 

(') Vedi il documento CXIX. 



anno 1455 (216 ) 



e profuse spese subite nelle antecedenti provvisioni d'armi e 
d' armati, quando inaspettata sciagura e di tutte la maggiore, 
forse inevitabile ed estrema, piombò su quella miseranda con- 
trada : la fame. 

A vie meglio comprendere 1' aspetto orribile col quale pre- 
sentavasi il gravissimo infortunio, nT è duopo avvertire che la 
signoria esercitata dai genovesi in Caffa estendevasi a poca 
distanza dalla città, non avendo mai potuto allargarsi nella 
circostante campagna, dominata e coltivata da tribù tartare 
insofferenti di giogo straniero, ed il breve territorio a lei sog- 
getto era nella maggiore parte alpestre ed incapace di fertili 
seminagioni. Pareva convenuto che i liguri come estranei e 
forastieri al paese esercitassero bensì le arti della navigazione 
e le industrie di uno svariato ed esteso commercio , purché 
gli indigeni si lasciassero padroni delle spaziose valli e degli 
ubertosi campi dell 1 interiore Crimea, da cui traevano feracis- 
sima copia di grano e d' ogni genere di prodotti agricoli. Sif- 
fatta posizione sociale, d'altronde tutta propria al genio geno- 
vese proclive al traffico e alquanto schivo della vita campestre, 
nella presente congiuntura riuscì di gravissimo nocumento alla 
colonia di Caffa. 

Questa città già numerosa di abitanti da lunga pezza domi- 
ciliativi, all' arrivo dei consoli s' accrebbe ancora più in popo- 
lazione, a motivo che sapulo dei soccorsi d'uomini e d'armi 
recentemente giunti sulle loro navi da Genova, e il lodevole 
studio che i Protettori dalla madre patria e i consoli nel governo 
della colonia mettevano per farla rifiorire, moltissimi i quali 
erano fuggiti per paura dei turchi invasori , o per cansare le 
estorsioni degli avari officiali vi fecero ritorno, usufruttando 
del salvocondotto a tutti concesso dal banco di s. Giorgio sino 
dai 5 dicembre 1454 ('), e anche più allettati dal savio e di- 



0) Vedi il ilocumrnlo LI. 



( 217*) STORIA 

screto reggimento difresco introdottovi dopo la traslazione di 
dominio. Ma per loro disgrazia vi capitavano in mal punto. 
Imperocché all' apparire della slate trista notizia si diffuse an- 
Qunziatrice essere andato fallito il ricolto del grano nelle regioni 
limitrofe, solite a provvedere fino all' esuberanza i magazzini 
di Caffa, e in alcune proviucie non averne ritratto neppure 
a sufficienza per la seminagione del prossimo anno. Come 
dunque vivremo nei mesi d' intervallo fino alla mietitura se- 
guente ? Fu questo 1' angoscioso pensiero che impadronissi di 
corto della mente di quegli abitanti e massime del minuto 
popolo, il quale per la scarsa fortuna e i pochi guadagni 
trovavasi più degli altri esposto agli orrori della carestia. 

Il console Domoculla e i massari Antonio Lercari e Damiano 
Leone erano stati i primi ad avere lingua del nuovo flagello 
che minacciavali , e operando da senno non aspettarono no 
d' essere colti alla sprovvista ; diedersi invece con tutto F im- 
pegno richiesto dall'urgenza del male, a cessarlo da loro e dagli 
esterrefatti coloni. Trovavansi ancora nel porto di Caffa le 
navi di Martino Voltaggio e Jacopo Leone sulle quali n' erano 
venuti da Genova, e alquanto prima del loro approdo v'aveano 
dato fondo due altri bareni di Paride Mari e Marino Cicala, 
oltre una terza galera del comune ivi già d:i lungo stan- 
ziata. Senza porre tempo in mezzo i tre colleghi avvertito il 
futuro caso del maggiore e più straziante periodo della carestia 
peli" inverno prossimo e la primavera successiva,, noleggiarono 
dapprima le grosse navi Voltaggia e Mari , inviandole in Sicilia 
a caricare grano sino alla quantità almeno di tre mila moggia 
fra tutte due; pel quale oggetto diedero incarico ai signori 
maonesi di Scio di sborsare ai padroni delle medesime due mila 
ducati per ciascuno < 1 ). Indi a poco ordinavano una seconda 
spedizione mediante la suddetta galera data a governare a Gre- 

Cl Vedi il documento CLXtV. 



anno 1455 ( 218 ) 



gorio Allegro, il quale dovesse recarsi a Mocaslro per tentare 
la ripresa del castello di Lerici dalle mani dei ribaldi che sotto 
Unta di pescatori aveanlo rubalo ai fratelli Senarega. Andato 
a vuoto il tentativo, vi si provvedesse almeno colà di frumento. 
Sventuratamente non riusciva né 1' uno né V altro progetto , 
che il castello, come già dissi, non fu espugnato, e i Moca- 
stresi sforniti essi stessi di granaglie negarono farne parte ad 
altrui. 

E non basta. Un rio destino perseguiva con inaudita ostina- 
zione la nostra colonia. Le navi del Voltaggio e del Mari 
onuste di frumento compro a caro prezzo, veleggiando a Caffa, 
la prima nell'' imboccatura del Bosforo sotto i fieri colpi di 
bombarda lanciatile dai turchi dal Castel nuovo, con tutto il ca- 
rico peri affondata nelle acque, e V altra dal vento o dalla paura, 
o da qualche frapposto contrasto tenevasi inchiodata nell' isola 
di Scio. Ridotti a tale stremo di cose il console adottava T ul- 
timo disperato partito di slanciare le due navi rimastegli in 
porlo, cioè di Giacomo (') Leone e di Marino Cicala, a percor- 
rere quanto era lungo e largo il mar Nero, e costringere buono 
o mal loro grado i barchi piccioli e grandi di qualsiasi ban- 
diera a far vela a Caffa e vendervi le provviste di bordo. E 
per ottenerlo con maggiore sicurezza equipaggiò di ottanta 
uomini la Leona e di sessanta la Cicala. 

Ancora avanti tutti questi provvedimenti, e tanto più dopo 
il tristo loro risultato, il console coi massari scrisse ai Protet- 
tori in Genova raccomandando e implorando un abbondante e 
pronto soccorso, senza di cui assicurava che infallibilmente la 
colonia saria andata perduta : giacché V esterminio non potuto 
recarle dalla barbarie del tartaro e dalla ferocia del turco, ve 
T avrebbe con maggiore onta del nome genovese apportalo la 

(') Da questo punto in poi il Giacomo Leone viene chiamato Girolamo nei 
documenti. Pei chiarezza del racconto io seguito a dirlo Giacomo come da 
principio. 



( 51 ( .) ) STORIA 

fame ('). Lo stesso e nel medesimo giorno G settembre 1 455 
dicevano i quattro borghesi componenti l'ufficio municipale di 
Caffa. « La nostra città trovasi in carestia non solo ma nella 
massima penuria di grano, tantoché fin d'adesso il pane è 
scarsissimo e difficilmente reperibile. Si fecero bensì lutti i 
tentativi onde procurarcene, ma temiamo assai abbiano a riu- 
scire a nulla, poiché Mocastro stessa e Licostomo, di dove so- 
lcano venirne gran carichi, ne difettano esse medesime, e Ven- 
desi colà a carissimo prezzo. La Campagna eziandio (cosi chia- 
mavasi un' ampia regione tartara limitrofa a Caffa) non raccolse 
il bastante alla futura semenza, e anche questo poco già lo 
consumiamo di presente. Dalla Scizia e dalla Turchia non ci 
arride alcuna speranza di aiuto, come potenze a noi nemiche. 
Sicché la fiducia nostra è riposta tutta intiera in voi , e punto 
non dubitiamo che saputo 1" orrendo disastro, con la maggiore 
sollecitudine possibile ci fornirete di che sfamarci. Ma se vi 
metteste lenti all'opera o ce la negaste, ritenete che la città 
di Caffa, ora popolalissima, fra un anno diverrà uno squallido 
e deserto villaggio; perchè dato anche clic gli approvigionamenti 
da noi tentati risultino di qualche profitto , su di che v 1 ha a 
temere assai, non sarebbero a gran pezza sufficienti ad allon- 
tanare la sciagura ('). » 

Immagini adunque il lettore lo sgomento e la desolazione dei 
magistrati e del popolo di Caffa lorquando si seppe il naufragio 
della nave Voltaggia e il ritardo delf altra di Paride Mari nel- 
l'acque di Scio. Che cosa dicessero o facessero i cittadini nel 
sentire già prossimi entro le loro viscere i latrati della fame, 
e nelf attesa di cruda inevitabile morte, noi so. So bene che 
il Domoculta non lasciò intentata alcuna via, e tutti mise in 
opera i mezzi coi quali satisfare alle stringenti necessita. Né 

(') Vedi il documento CLI. 
(*) Vedi il documento GLI!. 



anno U55 ( 220 ) 



sapendo a chi più rivolgersi, die di piglio alla carta e m.mdò 
a Scio una commoventissima lettera il giorno \ \ ottobre , in cui 
esposta tutta l'orridezza della situazione sua e dei suoi ammini- 
strati, cogli occhi pregni di lacrime e il cuore rigonfio di dolore, 
li supplica a venirgli in aiuto , surrogando con qualch' altra 
la sommersa nave, e spingendo quella di Paride a correre di 
carriera in un col suo carico a Caffa, acciò, esclama, « questa 
terra che con tanto sangue, così grandi sudori ed enorme spesa 
ci siamo acquistata, non abbia a perdersi si ignominiosamenle 
che men male sarebbe cadere coir armi in pugno schiacciati 
dalla turca o dalla tartara potenza 0). » 



XI. 



Quando il Domoculta scriveva ai maonesi di Scio la detta 
missiva, vergata col pianto sul ciglio e la disperazione nel cuore, 
non aveva ancora avuto contezza delle dolorose prove per cui 
era passata alcuni mesi prima queir isola. Accennammo di fuga 
or dianzi il secreto avviso giunto ai sciotti sul misterioso ar- 
mamento (T una flotta turca, allestita dall' imperatore per ignota 
destinazione. « Siamo avvertiti, diceano i quattro nobili arconti, 
da Adrianopoli e da Gallipoli, che il sultano ordinò 1' apparec- 
chio d' una nuova squadra navale. Ma sono tra loro diversi i 
pareri sullo scopo cui tende: volendo alcuni che la sia diretta 
al mare Nero, altri a Rodi od anche alla nostra volta ( a ). » Lo 
era infatti su queste due ultime terre. 

Maometto avvezzo ornai a dettare legge a tutti, e a vedere 
curvarsi ad ogni suo cenno le teste coronate dei circostanti 
regni, tolse a pretesto della nuova guerra il generoso rifiuto 
che gli fece il gran Mastro di Rodi di prestargli tributo di 



(') Vedi il documento CLXIV. 

(') Vedi sopra a pag. 172, e il documento CXV1I. 



(221 ) STORIA 

vassallaggio, e quello dei sciotti di pagare la seconda volta al 
traditore Francesco Drapero C), genovese di Calata e suo pro- 
tetto, quarantamila zecchini, prezzo dell 1 allume somministrato 
da questo ribaldo al governo dell' isola. Equipaggiata adunque 
una potente armata, la spediva nella state del 1455 sotto il co- 
niando dell' ammiraglio Hamza contro la città di Rodi; la quale 
difesa dal braccio dei prodi suoi cavalieri e ben munita di spaldi 
e di fossi trincierati si rise e mandò a vuoto l' ideato assalto. 

Allora la flotta piegò a Scio e in nome del sultano richiese il 
pagamento al Drapero della somma ridetta: negandola, avrebbe 
espugnata la città e ridottala alla sua obbedienza. I sciotti si 
ricusarono; e fidati sulle loro armi ed una scelta guarnigione 
di bravi soldati italiani al loro stipendio condotti, apprestandosi 
a ribattere colla forza i colpi nemici. Hamza scorto ben asse- 
ragliato il porto con venti grosse navi pronte a combatterlo, la 
città guernita di salde mura e il popolo co' suoi rettori disposto 
a contrastargli vigorosamente il pallio, basi e non ebbe corag- 
gio d' attaccarla: ordiva invece un tradimento. Propose che due 
nobili cittadini venissero parlamentarii nella sua nave ove tro- 
vavasi il Drapero , affine di assestare in amichevole modo , 
come s' addiceva fra nazionali , la mutua contesa. Caddero i 
buoni isolani nel laccio, e deputarono al periglioso incarico due 
della famiglia Giustiniani, signora del luogo. Nel tragitto dalle 
porte alla marina s' avvidero costoro, non so come, dell' ordito 
tranello, e stretti i fianchi ai cavalli tentarono riporsi a gran 
corsa in salvo: ma soldati turchi appostati sulla via, ne li ar- 
restarono e costrinsero salire a bordo, ove giunti, contro la 
data fede, salpò issofatto la nave, che alla testa della flotta si 
diresse all' isola di Lango , ossia Coo. 

( 1 J Mi cade in pensiero che Drapero fosse nome di professione, cioè facitore 
o mercante di drappi (come usavasi anche scalerò , laniero, per indicare gli 
esercenti le dette arti), e non giù il nome proprio di questo Giuda: non avendo 
io mai incontrato nelle storie genovesi siffatto gentilizio. 



anno 1455 ( 222 ) 

Gli abitanti di questa n'erano fuggiti tulli, riparandosi al 
forte di Racheia, lasciati in pianura solo pochi vecchi, nomini 
e donne, incapaci d'inerpicarsi su pei monti. Hamza devastata 
con barbaro furore e a sfogo di vendetta l'isola, si trasferì 
colle truppe di sbarco al castello e vi poneva l'assedio, cui però 
dovette levare dopo ventidue giorni, con grave sua perdita, ca- 
gionatagli dall' artiglieria nemica e da fiera malattia di visceri 
che sviluppossi nel campo. Nel ritorno ripassava a Scio , e 
meno oltracotato di prima, espose il desiderio che i signori del 
luogo destinassero un'ambasciata al sultano, onde porre fine 
alla vertenza col D raperò. 

Pendenti le trattative avvenne un tristo caso che riuscì a 
nocumento d' amendue le parli. Turchi ubbriachi vollero contro 
il divieto di Hamza scendere a terra, e in quel delirio uno 
di essi guadagnato il tetto d' una chiesa , prese a nudarne il 
vòlto, gettandone le tegole sul capo ai passanti. Veduto dai sciotti, 
fu steso morto. I compagni ne assunsero la difesa contro gli 
isolani. Qui succede una furiosa mischia, in cui e turchi e 
cristiani baltonsi alla disperata, rinculando e inseguendosi sino 
alla nave, la quale per lo smisurato peso dei combattenti mise- 
ramente affondò, traendo seco ogni cosa nell'acque. L'ammi- 
raglio n' andò sulle furie, ma non seppe darne tutto il torto ai 
nostri, e risarcito del danno dai signori dell'isola si rimise in 
cammino per Costantinopoli: ove Maometto, rimproveratolo di 
debolezza lo degradò, e ai 30 agosto 1455 intimava nuova e 
più formidabile guerra a Scio. I maonesi però ebbero modo 
ancora questa volta di placarne lo sdegno mediante un vergo- 
gnoso trattato, pel quale si convenne pagassero altri trentamila 
zecchini in risarcimento della nave sommersa, oltre l'annuo tri- 
buto aumentato fino a diecimila di questi ('). Ecco in brevi tocchi 
descritta la origine, le fasi, il termine della impresa ordinala 

C 1 ) Hammer: Storia dell' impero Osmano. Tom. V. pag. 35. Ediz. cit. 



( 223 ) Sion i A 

contro la nobile e ricca isola di Scio, la sola dello colonie 
genovesi che in questi tempi poteva ancora un tal poco far 
testa all' ardire del prepotente osmano. 

Sentiamo adesso quello clic ne scrivevano essi medesimi ai 
Protettori di s. Giorgio. In due poscritti dei 18 luglio e 13 
agosto inseriti a calce della lettera dianzi ricordala del giorno 18 
marzo, narrano i l'atti avvenuti con questa eccessiva brevità. 
« Nell'intervallo dall'ultima nostra al di d'oggi venne su di 
noi il naviglio turchesco, forte di ben cento ottanta vele, frale 
quali erano dieci triremi. Stettero nel canale qui vicino dai 29 
maggio al 1 .° giugno passato, mettendo a ruba, a ferro e a 
fuoco le campagne, i casini e le chiese circostanti alla città. 
Ci tolsero eziandio Quirico e Paolo Giustiniani O, i quali sotto 
la fede giurata dal capitano della flotta le si erano appressati. 
Indi si ritrassero all' isola di Lango, che non più Lango quin- 
d' innanzi dovrassi chiamare, ma languida: tale e tanto é lo 
squallore e la desolazione a cui l'hanno ridotta quei barbari, 
sebbene non siano giunti ad occuparne il forte. Tornati poscia 
a noi, giudicammo bene di cedere alle loro inique richieste 
col pagare ventimila ducati , piuttosto che subire quei maggiori 
disastri eh' eranci minacciati. 

« E volesse il cielo che qui stesse ogni danno: temiamo invece 
che l' imperatore allestisca altra più poderosa armata contro di 
noi, se dall'Occidente e dall'Italia non gli verrà impedito il 
suo progetto di rendersi padrone fra breve di tutto V Arcipe- 
lago. Soggiogò egli recentemente, come saprete, al suo impero, 
quasi intiera la Servia, e le imprese del Mezzogiorno anch'esse 



(') L'Hammer (loc. cit.J va sottilizzando sul nome di Kyrikos, e lo suppone 
casato, originario di Pera o di Genova. Nulla di tutto ciò. Kyrikos, greco, 
e Quirico in latino e italiano, è nome di battesimo, e Giustiniani lo è di fami- 
glia. Questo per noi è cosa chiara; resa anche più evidente dalla certa esi- 
stenza in Scio, correndo gli anni 1434 e 1 i 55, di un Onirico Giustiniani, citato 
nei documenti XXXVIII, XXXIX e CXVII. 



anno 1455 ( 224 ) 



gli vanno a gonfie vele: cose ed evenli che crescono a mille 
doppi l'ardire alla già grande di Ini baldanza e procacità. Sic- 
ché dato line alle guerre del Continente è certo che piomberà 
con tutta la formidabile sua possa sulle pro.incie marittime, e 
ridurrà sotto l' infame suo giogo il Ponto , l' Egeo e i varii 
regni disseminati nelF ampio bacino del Mediterraneo: quantun- 
que una anche mediocre squadra cristiana, animata da buono 
spirito, saria bastante a vincerla e conquassarla. Imperocché, 
conviene saperlo, i turchi nulla intendonsi di mare, e le loro na- 
vali vittorie in ispecie provengono meglio dal cieco furore che li 
invade e dallo spavento che incutono al nemico, che dalla loro 
valentia o tattica militare: a segno che con quaranta dei no- 
stri legni ben equipaggiati e diretti, non é dubbio si mande- 
rebbe in totale sfacelo un' intera armata ottomana. 

« Considerino adunque le vostre magnificenze il grave pericolo 
in cui versiamo di restare soprafalti dagli infedeli, cui con i soli 
nostri mezzi non ci é possibile di cansarli; e non permettano 
che a motivo delle spese che si hanno ad incontrare vengasi 
a perdere la bella e vantaggiosissima isola di Scio. Salì il trono 
pontificale tale papa, del quale conosciamo per detto e per fatto 
T ottima disposizione che nutre di venire in nostro soccorso e 
di tutto il Levante: sonovi in Italia principi, città e popoli 
pronti a stenderci amiche le destre: questi e quello sollecitino 
le vostre magnificenze a collegarsi in un solo pensiero di fiaccare 
sul suo nascere la rigogliosa prosperità della mezzaluna (*). » 



XII. 



Tante instanze, così caldi e premurosi inviti non doveano né 
potevano rimanere privi d' effetto: e d' altro lato i Protettori di 
s. Giorgio neppur aveanne di bisogno, premendo assai più al- 

(') Vedi i! documento CXV1I. 



i 225 ) STORIA 

I Ufficio il conservare la propria signoria nella Grecia e nel mar 
Nero, che non ai suoi dipendenti ed impiegati. Infatti avanti 
ancora di questo tempii, cioè sino dal 1454, il padre maestro 

Deodalo Boccone, servita, di Porto Maurizio, uomo altrettanto 
dotto nelle ecclesiastiche discipline quanto buon diplomatico, 
anda. a in nome dei suddetti oratore a papa Nicolò V, sarzanese, 
per ottenere dalla santa Sede alcune bolle e concessioni che 
gli vennero graziosamente elargite. In esse, giusta la fattagli 
dimanda, il comune padre dei fedeli il giorno 4 gennaio 1455 
esorlava col più vivo del cuore tutti i suoi figli degenti entro i 
confini della repubblica genovese a concorrere air armamento 
promosso dall' officio di s. Giorgio contro i turchi e i tartari 
della Crimea, o arruolandosi sotto le costui bandiere o prestando 
qualsiasi maniera di soccorso in danaro, provvisioni e simili: 
al quale uopo indiceva straordinarie predicazioni e collette in 
molti luoghi dello Stato ligure a favore delle colonie tauriche, 
e per 1" incremento e difesa della religione in quelle contrade O. 

Siccome poi al lodato padre Boccone un tale Pietro Noceti 
segretario apostolico , forse genovese a giudicarne dal cognome, 
avea prodigato ogni guisa di consigli e di aiuti appo la romana 
curia, cosi i Protettori in data 21 gennaio stesso ne l'ebbero 
ricolmo di ringraziamenti e di lodi, proferendosi' paratissimi a 
tutti i suoi piaceri e comandi (*). Ma giunte alquanto dopo le 
tristi novelle contenute nelle surriferite lettere di Scio e di 
Caffa, e venuto eziandio a morte il vecchio papa Nicolò, to- 
sto rispedirono a Boma il Boccone, acciò dal nuovo eletto pon- 
tefice ottenesse la conferma delle prime bolle e 1' adempimento 
delle ulteriori promesse fatte, innanzi lo spirare, dal suo ante- 
cessore. 

Calisto III, già Alfonso Borgia, nativo di Valenza in Ispagna 



(') Vedi il documento LXIV. 
(') Vedi il documento LXXXIII. 

(G 



anno 1455 ( 226 ) 

esordiva il suo regno agli 8 aprile 1455 con felicissimi auspi- 
zii, di nulla più bramoso che di comporre una lega dei po- 
tentati d'Europa e rovesciarla sul turco, come ancora prima 
di essere eletto capo della cristianità ne aveva fatto, dicono le 
storie, solenne voto a Dio, e rinnovò più formale ed esplicito 
subito creato papa. Quindi non solo confermò 1' operato dal suo 
predecessore, ma raccoltane la gradita eredità spedì incontanente 
suoi legati nella Gallia, nell'Ungheria e a più altri re del 
settentrione e del mezzogiorno, coli' incarico di rinfocolare quei 
principi e raccoglierli in questa sola rilevantissima impresa 
di abbattere la oltracotata audacia dell' ambizioso Maometto e 
ricacciarlo nell" Asia, cessate le mutue gelosie e rivalità di Stato 
che aveanli tenuti fino a quel giorno divisi. 

Al magistrato poi di s. Giorgio, che della sua elevazione al 
trono pontificale aveva fallo gran festa, sperando, a ragione, di 
trovare in lui più che un generoso protettore un tenerissimo 
padre, scrisse ai 22 aprile un' amantissima lettera, nella quale, 
a petizione del citato oratore Deodato Boccone, rinnovando ed 
ampliando i termini della bolla di Nicolò V, invitava ed esor- 
tava nelle viscere di Cristo gii abitanti tutti e sudditi del do- 
minio genovese in terra ferma o sparsi nell' isole non solo, ma 
e i fedeli delle quattro limitrofe città e diocesi di Luni, Tortona, 
Acqui ed Asti, di qualunque grado e dignità, professione, età 
e sesso, a largheggiare in doni, danari e sussidii d' ogni fatta 
all' officio di s. Giorgio, onde valersene alla prossima spedi- 
zione che questo andava allestendo. Ed a maggiore e più va- 
lido impulso dei cuori, aperto il tesoro di santa Chiesa, largiva 
nuove ed abbondanti indulgenze a qualunque e in qualsiasi 
modo avesse porto mano abitatrice alla sacra, civile e mili- 
tare impresa ('). Grande fu il giubilo che destò nei Protettori 
e in ogni classe dei cittadini di Genova l'annunzio di così ampie 

* 

(') Vedi il documento CXV1II. 



( 227 ) STORIA 

concessioni, e dell'accesissimo zelo che scaldava l'animo del 
nuovo pontefice a queir ambito armamento. Laonde scelti tra il 
clero alquanti religiosi di specchiata probità li mandarono tosto 
nelle due riviere, nelle isole e negli altri paesi soggetti alla 
Repubblica, non che nelle anzidette città e diocesi confinanti 
alla Liguria, a spargervi la notizia dell 1 indulto papale e rac- 
corre il danaro che la pietà dei cristiani, eccitata dalla voce 
del comune pastore, avrebbe versato nelle casse di s. Giorgio. 
E ne consta fin d'ora che in alcuni luoghi sottoposti al do- 
minio di Giovanni marchese di Monferrato in breve tempo già 
erasi adunata una egregia somma, "cui il principe con l'utile 
pretesto indugiava consegnare agli agenti del Banco. Ondeché 
i Protettori dirizzarongli il giorno 29 maggio una lettera, nella 
quale ringraziatolo anzitutto della benevola accoglienza l'atta al 
loro inviato, padre Girolamo Montenero , domenicano, e del 
favore usatogli nella promulgazione delle sacre indulgenze entro 
i suoi Stati, lo assicuravano del ricambio d'altrettale affetto e 
sentita gratitudine pel ricevuto benefizio. Ma poiché, seguono 
a dire, « sembra che voi abbiate tardato la consegna delle decime 
e collette raccolte nelle terre di vostra giurisdizione a motivo 
dell'assenza dei vostri consiglieri, ai quali dite avere devoluto il 
giudizio di questo negozio, vi facciamo noto che il pensiero di 
ammassare in un solo centro l'oro destinato al soccorso delle 
colonie del Levante non viene da noi, quasi volessimo arric- 
chire colle spoglie dei divoti, ma è il santo Padre che c'inviò 
pressantissimo ordine di ragunare qui in Genova tutte le somme 
che verrebbonsi raccogliendo dalle largizioni dei popoli, affine 
di impiegarle negli usi che le circostanze e i nascenti bisogni 
meglio indicheranno. Pertanto, a totale sicurezza vostra e a 
conferma dei nostri detti, vi mandiamo un secondo oratore nella 
persona del legista Enrico Stella, il quale recherà seco le bolle 
apostoliche emanale su tale proposito: dopo la cui lettura vi 
esortiamo a togliere ogni difficoltà, e cessati i frapposti indugii 



anno 1455 ( 228 ) 

rimetterci quanto tenete in mano vostra da convertirsi negli 
apparecchi della crociata che meditiamo contro gli infedeli (*) ». 

Evidentemente il marchese Giovanni si opponeva al rilascio 
del danaro per calcolo di politica, non dando intiera fede al- 
l'annunziato scopo della liberazione delle colonie tauro-liguri 
dal giogo ottomano. E cosi pur troppo le instanti cure del buon 
Calisto non ottennero il sollecito ed efficace risultato che n'avea 
sperato il sommo gerarca, colpa, come già dissi, le esitanze e 
la codardia dei re. i quali si palleggiavano fra loro il torto che 
era comune a tutti, mentre il feroce Maometto prevaleva ogni 
dì più nelle regioni meridionali d' Europa. 

E le ambascie del suo paterno animo dovettero farsi vieppiù 
strette e cocenti allorquando ricevè una lamentosa lettera dai 
signori maonesi di Scio, in cui addi \ 4 agosto 1 455 lagnavansi 
amaramente della riprovevole tardanza e incredibile apatia dei 
loro fratelli d' Occidente, sordi alle grida di dolore che essi 
inandavano dall' imo dei cuori trambasciati dalle angustie e dal 
l'ultima disperazione, nella quale trovavansi avvolte le persone 
e le fortune dell' intiera isola. Udiamone i compassionevoli e 
giusti risentimenti e le voci di straziante cordoglio che 1' orribi- 
lità della temuta e indi avveratasi sorte metteva loro sul labbro. 

« Fino a quesf ora, scrivevano, sebbene ci vedessimo esposti 
a tutto l' impeto del barbarico furore di Maometto sultano dei 
turchi , il quale giurò implacabile guerra a quanto nel mondo 
sa di cristiano, pure, o beatissimo padre, noi ci confortammo a 
sostenere con ardimentoso coraggio la disuguale lotta, e soffrire 
con paziente rassegnazione i gravissimi danni da lui recatici, 
sulla certa speranza che i nostri fratelli di oltremare, udita la 
memoranda caduta di Bisanzio e il prospero ingigantire del for- 
tunato tiranno nei circostanti paesi d'Ungheria e della Servia, 
tocchi da vivo amore di religione e di patria , avrebbero im- 

(*) Vedi il documento CXX. 



( 229 ) STORIA 

linguaio le anni e con audace e ben concertato assalto finito 
di schiacciarlo. A tale uopo anche noi demmo opera di appre- 

stare gli aiuti che maggiori potevansi fare dalle limitato nostre 
forze, per coadiuvare il generale armamento. Ma ahi speranze 
deluse 1 oh miseri di noi! Già i principi, re e signori d' Occi- 
dente hanno deposte le spade, già troppo rilarda il bramato 
soccorso: e tutta la rabbia del crudele nemico sta per rove- 
sciare, a foggia di nembo sterminatore, sopra di noi, che 
siamo i più deboli ! 

« Non ci estenderemo, o santissimo padre, a narrarvi a lungo 
la recente venuta della flotta turchesca a minacciare la nostra 
città, non le estorsioni di dinaro, le violenze e gli altri mali 
d'ogni sorta inflittici in questa occasione; solo diremo che visto 
e considerato 1' aspetto dell' isola e i mezzi di difesa della città, 
il sultano formò il disegno di sfogare prossimamente sul no- 
stro capo il suo livore, e già appresta l'armata e aduna più 
navi che prima , come ne ricevemmo testé sicuro avviso da fede- 
degni amici. Non ci cade no 1' animo a ribattere eziandio il 
.nuovo minacciato assalto, ma quali sono e quante le nostre 
forze? Piccola, lo sapete, è la colonia, scarse le milizie, a 
petto le innumerevoli schiere di che dispone il turco: epperò, 
a lungo andare, inevitabile la caduta ». 

Cosi essendo le cose, rivolgersi essi all' ultima àncora di sal- 
vezza che rimaneva, il santo padre Calisto, pregandolo istante- 
mente a caldeggiare la loro causa e di tutti i fedeli d' Oriente, 
non smettere dall' iniziata crociata, rinfocolare le potenze e i 
sudditi della cristianità a brandire le armi e gettarsi sul ne- 
mico; e alla disperata inviare almeno un sufficiente rinforzo 
di truppa da mostrare la fronte all' invasore, in quella che si 
appresterà con agio un più formidabile esercito, acciò quegli 
non li prevenga , mandando a vuoto i loro tardi conati : cosa 
assai facile ad avvenire se, scongiunti i voleri, non si presta- 
vano di buon accordo alla impresa. « Che se si avrà a perdere, 



anno U55 ( 230 ) 

soggiungono tra l' irato e il supplichevole, quest'ultimo baluardo 
della genovese potenza e della religione nella Grecia, chiamano 
in testimonio lo stesso Cristo , che per l'ignavia dei principi 
e popoli cattolici ciò avverrà, non per manco di coraggio in 
loro isolani, i quali sono pronti a combattere fino air ultimo 
sangue e incontrare la più cruda morte, anziché cedere l' infe- 
lice Scio od un palmo della sua terra agi' irreconciliabili nemici 
della vera fede. Paventino non pertanto i neghittosi, e tengano 
fermo che , cadute le isole dell' Arcipelago sotto i colpi della 
scimitarra osmana, Fa procella che ora trascurano di stornare 
in sul formarsi, si addenserà e scoppierà (ciò che fu una vera 
profezia) vieppiù orrenda e di sciagure feconda sul loro capo: 
giacché il vittorioso Maometto era tale uomo da non ristare 
dalle sue conquiste né per distanza di luoghi né per avvallarsi 
di eserciti; cupido insomma e determinato d' ingoiarsi quant' era 
larga e spaziosa l'Europa H. » 

Quasi contemporaneamente dirigevano allo stesso papa Calisto 
una loro lettera i Protettori di s. Giorgio di cui non conosciamo 
i precisi termini, non avendola rinvenuta nell' archivio, ma di. 
cui presi lingua dal Rainaldo nei suoi annali ecclesiastici, che 
la dice scritta ai 26 agosto 1455, e conservarsi in Vaticano, 
nella quale lo stimolano con figliale affetto a venire in aiuto 
delle pericolanti colonie Eusine (*). Non è cosi di una seconda 
pur ricordata dallo storico medesimo, e questa io stimo bene 
di recare nel pieno suo tenore, sia perché contiene la com- 
pendiosa esposizione dello stato delle cose d' Oriente narrato 
finqui da me, sia perchè mi porge il destro di rimettermi in 
cammino e avanzare il racconto dei particolari avvenimenti 
riguardanti la colonia di Caffa. 

« Niuno é, beatissimo padre, dicevano, il quale ignori 

(') Vedi il documento CXLV1JI. 
H Vedi il documento CXL1X. 



( 231 ) UTC) Iti A 

quanto terrore e costernazione d' animo abbia invaso i popoli 
del mare Ponlico, lorquando Maometto signore dei turchi dopo 
vinta ed occupata Costantinopoli, in ambi i lati del Bosforo 
che divide 1' Europa dall' Asia, là ove più angusto è lo stretto 
nell'imboccatura del mar Nero, dispose una batteria di «'ari- 
noni d' enorme calibro affine di chiudere il passo a tutte le 
nostre navi. Ondechè non trovandosi più alcuno il quale osasse 
forzarlo così nell'entrata come nell'uscita, tutti quei popoli, 
perduta la speranza d 1 esterno aiuto già macchinavano in cuore 
d' abbandonare le proprie case; specialmente in seguito a che lo 
stesso re ebbe inviato a Caffa una poderosa flotta di oltre ses- 
santa legni, la quale spogliali ed arsi alcuni luoghi minorasi 
col legò poscia coir imperatore dei tartari, acciò V uno dal mare 
e T altro da terra premendo la città, la riducessero in loro 
dominio. Frattanto giungevanci da quelle parti frequenti mes- 
saggi, per via di terra, nunziatori del tristo e quasi disperalo 
stato in cui versavano, affermando Tunica fiducia averla essi 
ornai riposta in noi, e spedissimo pronti e validi soccorsi. 

« Inteso ciò, con tutta fretta noleggiammo due grosse navi 
onerarie, e caricatele di milizia, di armi e altrettali munizioni 
da guerra, le spedimmo di corto alla volta di Calla. Sventura- 
tamente, giunte a Pera, i condottieri delle stesse invitati dal 
sultano a scendere di bordo, contro la data fede li fece tradurre 
in carcere, e i legni colti da paura dettero addietro nel porlo di 
Scio; rendendo così frustranea la regia perfidia Fingente no- 
stra provvisione. Indi non più col mezzo di lettere, ma di 
appositi oratori, i caffesi ci pregarono colle lacrime sugli occhi 
non permettessimo lasciare cadere in abbandono, a discrezione 
del nemico e in pericolo di disertare dalla vera fede, tanto 
copioso numero di sudditi e di cristiani ; e noi mossi dal 
loro pianto giurammo tentare ogni possibile modo a schivare 
cosi grave danno. Conducemmo perciò, subito dopo, al nostro 
soldo due altre navi a prezzo mollo maggiore delle prime, e 



anno 1455 ( 232 ) 



di altrettante ne ordinammo l'armamento in Scio: affinchè se 
non lutto quattro , alcune almeno pervenissero al desiderato 
porto di Calìa. E in verità, scorte dalla misericordia di Dio che 
degnossi proteggerle nel viaggio, giunsero tutte in varii tempi 
al loro destino, una sola di esse restando alquanto malconcia 
dalle bombarde nemiche all' uscita del Bosforo. Non sarebbe 
agevole cosa il descrivere quale e quanta allegrezza s' eccitasse 
a queir arrivo nell'animo dei caffesi, che tosto ripigliarono gli 
antichi spirili e nuova vigoria; tantoché gran numero di cit- 
tadini i quali dal Umore n'erano fuggiti, e altri dimoranti nei 
vicini paesi, veduta la copia d' armi e armati spedita a difesa 
della città vi fecero libero ritorno con le famiglie e sostanze 
loro, come in luogo di futura piena sicurezza. 

« Quando poi e per la cresciuta popolazione e pel fallito rac- 
colto, Gaffa si trovò in seguito minacciata dalla carestia, tre 
delle anzidette navi furono inviate in Sicilia a caricarvi frumento, 
e nel ritorno, al solito passo, una di quelle oppressa dall' arti- 
glieria turca con tutto il ricco suo carico affondò, e le restanti 
colte da spavento, ci vien riferito sdegnino a' qualunque costo, 
anche per duplicata mercede, cimentarsi all'arduo pericolo. 

« Noi, o beatissimo padre, sebbene a cagione delle forti e 
iterate spese sostenute per i ridetti soccorsi in sì breve spazio 
di tempo, ci troviamo pressoché esausti di danaro, pure non 
ricusiamo d' incontrarne altre vie maggiori per la salvezza di 
quei popoli, ma siamo certi che i medesimi ripiomberanno 
nelle pristine angoscie e disperazione, massime adesso a motivo 
della fame che li preme, se con la possibile celerità non spe- 
dissimo loro abbondante provvista di grano. Per la quale cosa 
ci indirizziamo supplichevoli alla vostra Santità, acciò degnisi 
rivolgere un paterno sguardo e sovvenire con quelli solleciti 
provvedimenti che le parranno acconci al bisogno , i tribolati 
nostri coloni , che sono altresì suoi tìgli in Cristo. 

« E affinchè nissuno per avventura si creda che per una vile 



( 233 ) stoma 

piche noi imploriamo l'intervento di vostra Beatitudine, avver- 
tiamo che la regione del mar Nero, oltre le non poche ne 
spregevoli città soggette ali 1 imperatore di Trebisonda, e altri 
molti piccioli borghi, compresa la Gozia, abitati da cristiani, 
hannovi le maggiori città di Soldaia, Cembalo, Samastro , e 
finalmente il centro, di tutte, Calta: la quale se non per am- 
piezza di mura, certo per moltitudine di abitanti non la cede 
a Costantinopoli. 

« Del resto, siccome questi popoli sollevati che siano dalle 
angustie della fame mercè la carità vostra, potranno coadiuvare 
assaissimo alla crociata dei principi occidentali contro il turco 
che sotto i vostri auspizii si va con tanta solerzia apprestando, 
cosi ove mai dovessero cadere vittima del medesimo avanti quel 
tempo, gran danno ne verrebbe alla cristianità, pei numerosi 
castelli e luoghi presidiati e forti i quali cadrebbero in balia 
dell'ottomano invasore. Sopra di che non potendo più a lungo 
ragionare, stretti dai confini d' una lettera, il venerabile padre 
Deodato, già innanzi speditovi in qualità di oratore, è da noi 
incaricato di spiegarvi le cose e il desiderio nostro al minuto, 
cui all'uopo vi preghiamo vi degniate ascoltare ed esaudire, in 
quella che facendo fine, noi e ogni cosa nostra con figliale 
rispetto vi raccomandiamo (*) ». 

Soscrissero il presente foglio i Protettori e i sedici deputati 
componenti la commissione instituita dal papa ad amministrare 
le rendite ricavate dalle collette, predicazioni e indulgenze elar- 
gite in sollievo di Gaffa. 

Ma Calisto non avea atteso d' essere scosso da questa pa- 
tetica narrativa di miserie e di dolori, onde aprire ai genovesi 
in prò dei cristiani della Tauride i granai del suo Slato. Da 
una lettera dei 22 novembre rilevo che ancora avanti il () 
stesso mese il pontefice offri al magistrato di s. Giorgio tutto il 

('] Vedi il documento CLXVI1. 



anno 1455 ( 234 ) 

frumento che teneva raccolto nei magazzini lunghesso la sponda 
del Tevere, e la somma riscossa dalla compra di quello aveva 
ordinato fosse convertita in altrettanto pane da distribuirsi gra- 
tuitamente ai poverelli di Calla. Sorgeva qui la difficoltà del 
come recarsi le grosse navi onerarie lungo la bassa fiumana a 
pigliarvi il carico, e i Protettori s 1 industriarono ma senza effetto 
d 1 ottenerne dai mercanti 1' eguale partita in qualche scalo della 
Sicilia. Chiedevano eziandio che il pontefice deputasse un suo 
fido ad accompagnarne la spedizione, il quale coi proprii occhi 
verificasse l'importanza delle colonie da lui soccorse, e il grande 
vantaggio cui le medesime sariano in grado di recare alla 
flotta cristiana nei prossimi eventi della crociata ('). 

Precipuamente poi instavano in questa, e ancor più nell'al- 
tra corrispondenza dei 22 dicembre, che il Deodato Boccone 
impetrasse dal santo Padre in esclusivo favore del Banco 
P assegno delle decime ecclesiastiche, che si verrebbono in se- 
guito, per virtù delle sue bolle apostoliche, raccogliendo in lutto 
il dominio della Repubblica, cui essi dicono esser molto scarse, 
non che i proventi in danaro e largizioni, frutto della pro- 
mulgazione della crociata suddetta; giacché la tratta, del grano 
sul Tevere loro concessa diveniva d 1 impossibile riuscita ( 2 ). A 
questo punto sembra che i Prolettori colto il destro della somma 
arrendevolezza mostrata da papa Calisto alle riferite dimande , 
abbiano voluto frammischiare alla questione religiosa e sociale 
di Caffa anche la politica e interna, sul conto della controversa 
investitura della Corsica, sopra la quale la santa Sede armava 
pretese. Ma il Boccone con buoni argomenti dissuase 1' officio 
di s. Giorgio dall' intrudere nelle pacifiche e umanitarie trat- 
tative queir inopportuno e anche pericoloso negozio, e i Pro- 
tettori se ne fecero persuasi, rimettendosi in tutto al savio di lui 



('j Vedi il documento CLXVIII. 
( 2 j Vedi il documento CLXX11I. 



I 235 ) STORIA 

consiglio ('). Cosi [ture ad istanza del medesimo oratore indiriz- 
zarono [(articolari lettere ai cardinali di Fermo, di Aquileia, 
di Rouan , di Nicea e a più altri, nelle quali li vollero ringra- 
ziati delle amorevoli cure e valide prolezioni sostenute da 
quegli eminentissimi a Roma in online alla prosperità e van- 
taggi del loro Banco e delle colonie genovesi nella Crimea ( s ). 



XIII. 



In una cosa non pertanto dovettero anch'essi compiacere il 
buon papa Calisto, e fu nel restituire la nave tolta nelle acque 
della Grecia al veneziano Angelo Morosini. Il nostro registro 
contiene alquante lettere riguardanti la cattura di questo legno, 
le circostanze che I' accompagnarono, e le contese cui diede 
motivo, le quali é debito di storico fedele non passare sotto 
silenzio , giacché non trovansi narrate prima d' ora da alcun 
precedente scrittore. 

Era la state del 1455, quando il mentovato capitano con 
una trireme di sua proprietà drizzò le vele a Cipro in cerca 
di avventure; dove fermatosi e negli adiacenti mari baloccatosi 
alcun poco, finalmente gettava le àncore nel porto di Fama- 
gosta per rifornirsi di viveri, dando ad intendere al governatore 
della città che, avute le necessarie munizioni, voleva azzuffarsi 
col turco. Non fu difficile ottenerle; che anzi il prefetto e i 
cittadini tutti gli si mostrarono grandemente solleciti e larghi di 
soccorso, col provvederlo d' abbondanti vettovaglie e anche di 
copiosi mezzi di offesa contro il temuto avversario. Uscito ap- 
pena dall'isola, non indugiò il perfido a chiarire i veri suoi 
disegni eh' erano non già di combattere gli infedeli, ma di vol- 
gere le armi fratricide a danno dei cristiani. Imperocché dic- 



i 1 ) Vedi il documento CLXV1II. 

(') Vedi i documenti CLXIX , CLXX e CLXX1. 



anno 1455 ( 236 ) 

desi a pirateggiare lunghesso quei mari, ed ogni nave che 
incontrasse, fosse pur di amici e nazionali, tutte le assaliva, 
e i prigioni addiceva al remo; e tra le altre fece simile go- 
verno d'un legno genovese e del suo equipaggio che veleggiava 
a quella volta, munito di salvocondotto da lui poco prima con- 
cessogli. Moltiplicando così gli assalti e i cattivi al suo bordo, 
n' avvenne che questi, indettatisi fra loro e colto il destro, si 
avventarono contro il capitano e i suoi scherani, e strettili in 
catene volsero la prua a Famagosta, dove giunti narrarono le 
ribalderie del corsaro, che venne consegnato al comandante, dal 
quale fu dannato alle carceri e sottoposto a regolare processo, 
che fini colla pena di morte eseguita il di i2 luglio 1455. E 
questa la succinta narrazione del fatto, come V esposero i Pro- 
tettori alla romana curia (') : or vediamone il litigio insorto 
e il conflitto diplomatico che ne seguì per opera di maligni 
detrattori, che mai scompagnano i troni. 

Nulla di più facile del travisare avvenimenti successi in 
lontani paesi, tanto più se assenti gli incolpati e prevenuti 
da anteriori offese. Tutto ciò militava nell'attuale occorrenza 
in scapito dei nostri : e sembra che daddovero papa Calisto 
ne rimanesse profondamente accoralo, e mal disposto verso dei 
genovesi. Due ne erano le cause: la prima, ch'egli avea già 
fisso in suo pensiero di eleggere il Morosini a comandante in 
capo della armala contro il turco, tenendolo per valentissimo 
in fazioni navali, e l'altra, che eraglisi fatto credere averlo i 
liguri catturato in quella che limitava in prò' della fede, sotto 
lo stendardo della santa romana Chiesa. Non è quindi a stu- 
pire che il pontefice, udita tal novella, non già una lettera, 
ma un apposito messo inviasse questa volta in Genova a farne 
severi richiami all'ufficio di s. Giorgio, imponendo ai Protettori 
il rilascio del carcerato capitano. Giungeva qua il corriere 

('j Vedi il documento GLXXIV. 






( 237 ) STORIA 

Angelo Mattei, latore del pontificio comando, circa la metà del 
luglio 1455, e senza dimora i ridetti ai 18 slesso mese seri- 
vevano in risposta, al santo Padre la seguente: 

« Ricevemmo dalle mani del prestante uomo Angelo Mattei le 
vostre lettere, colle quali ci invitate a tosto mandare libero il 
veneziano Angelo Morosini, trattenuto dai nostri ufficiali in Fa- 
magosta, avendo la Santità vostra in animo di proporlo am- 
miraglio della fiotta cristiana raccolta a guerreggiare il turco: 
e anche dolendosi con noi dello fregio recato alla papale 
bandiera coli' imprigionamento di quel capitano in attuale ser- 
vizio della santa Sede. Noi, o beatissimo padre, che in fatto 
di riverenza e venerazione al potere delle somme chiavi, e nel- 
l'amore e figliale gratitudine alla vostra persona in speciale, 
non vogliamo restare a nissuno secondi, penammo assai nel 
vederci calunniati dinanzi al pontificio trono , quando invece 
nulla più ardentemente bramiamo che compiacervi nei giusti 
desiderii del paterno cuore vostro, diretti tutti alla prosperità 
dei fedeli e all' oppressione dei comuni nemici. Ci consentite 
adunque di appurare la verità dei fatti, a noi meglio che ai 
nostri detrattori e alla romana corte, noti e conosciuti per fidi 
messaggi. 

Do 

« L'Angelo Morosini anziché onesto cavaliere, zelante delTonor 
di Dio e l'incremento della fede, in quest'ultimi mesi si diede 
all'infame mestiere del pirata, corseggiando il mare e i seni 
tutti dell'Arcipelago, a danno non già degli uomini e legni tur- 
cheschi, ina dei cristiani e suoi fratelli in religione: tantoché de- 
predò buon numero di navi mercantili avviate a quelle isole, e 
le persone condannò al remo nella sua galera, divenendo così il 
terrore della Grecia e l'abbominio della patria, disonorala da 
tanto indegno e ribaldo suo figlio. Oggidì, é vero, catturato 
dagli stessi prigioni che leneva a bordo e condotto in Fama- 
gosta, vi subisce il meritato castigo, e in fondo d'una torre 
aspetta la finale sentenza. Ma la carità vostra di padre, ora 



anno 1455 ( 238 ) 



ci scrive di donarlo a libertà: e noi, sebbene gravemente of- 
fesi nell' onore e nelle robe da quegli che non chiameremo 
più iniquo ladrone, perché protetto dal vostro manto pontificale, 
noi dico, bastanza contenti che siano conosciute le azioni di 
lui e il giusto operare nostro e degli ufficiali di questo Banco, 
ve lo rimettiamo con tutta prontezza in segno di perfetto os- 
sequio alla dignità che rivestite: epperò qui inchiusa troverete 
la copia dell'ordine che oggi stesso si spedisce al governatore 
di Famagosta di scarcerare il Morosini, ogni qualvolta dalla 
Santità vostra, ben ponderate le dette cose, ne ricevesse rinvilo. 
Non vi dissimuliamo tuttavia il dubbio, che il giudizio che ne 
avete a fare e il comando del coslui rilascio, giungano troppo 
tardi in quell'isola; imperocché è a temere assai che il capi- 
tano della stessa esaurito il processo, e constatata la evidente 
reità del veneto l'abbia punito del capo (') ». Né s'inganna- 
rono : il Morosino avea subito F estremo supplizio sei precisi 
giorni innanzi la data di questa lettera. 

Di qui maggiori ire e più gravi calunnie: le quali dovettero 
essere con sì fina arte orpellate di probabilità e verosimiglianza 
da indurre a crederle di bel nuovo il papa Calisto, che una 
seconda fiata mandò ai Protettori in Genova un suo corriere, 
chiamato Diego Speic, a lagnarsi presso il magnifico Banco 
non tanto della morte inflitta al Morosini , quanto sulle circo- 
stanze concomitanti la cattura di lui. Ma i Prolettori seppero 
ribattere anche questa volta le bugiarde insinuazioni, e mettere 
in isbaraglio le accatastate falsità sul conto di quel dispiace- 
vole evento. 

Negano adunque essere stalo colto il Morosino e carcerato 
con inganno e contro la pubblica fede: negano che il medesimo 
siasi di suo proprio libito rivolto a Famagosta : negano che i 
prigioni condannati al remo al suo bordo e F equipaggio della 



(') Vedi il documento CXLIII. 



( 239 ) STORIA 

trireme da lui comandata, gli si ribellassero in quella eh" egli 
combatteva per la difesa del hi cattolica religione. Beno all'op- 
posto in tale uopo i Protettori fanno la genuina storia delle 
ribalderie commesse dal capitano nei mari della Grecia, in onta 
della vera fede e a detrimento del genovese commercio; e 
terminano col dire le precitate accuse essere talmente futili e le 
ragioni loro cosi palpabili e manifeste, che l'egregio Speic, di lui 
nunzio, rimase al tutto persuaso come della insussistenza delle 
prime, così della validità delle seconde. Pregano da ultimo sua 
Santità a chiudere quindi innanzi le orecchie ai maligni sugge- 
rimenti dei loro sfidati nemici, e rendersi persuasa non avere 
in tutta cristianità figli e cultori più di essi devoti ed osse- 
quenti. Del quale rispettoso amore e cordiale deferenza vole- 
vano darle un nuovo pegno col cedere molto volontieri, giusta 
la dimanda che n'avea loro inoltrata, il legno del Morosini 
con tutto il sartiame e gli attrezzi navali: e altro più ancora 
si proferivano disposti a fare in aiuto del buon pontefice e del- 
l'armamento della flotta che apparecchiava, per testimoniargli 
i sinceri e profondi sensi del cuore, ricambiandolo dei segna- 
lati beneficii da esso ricevuti in si breve spazio di regno, e 
per coadiuvarlo con le loro forze alla progettata crociata ('). 

Contemporaneamente scrissero ai due cardinali amici Giorgio 
Fieschi e di Fermo, raccomandandosi alla prolezione di quei 
prelati , a che la loro innocenza fosse resa palese al trono 
pontificio ed alla corte romana, e non più si desse ascolto ai 
seminatori di zizanie tra la santa Sede e il magistrato di 
s. Giorgio (■). In pari tempo, cioè addì 27 dicembre 1455, 
ordinarono al capitano di Famagosta, Bartolomeo di Levanto, 
di consegnare all'arcivescovo di Tarragona, supremo duce della 
flotta cristiana e legato apostolico , la nave del Morosini gia- 

(*) Vedi il documento CLXXlV. 

('-) Vedi i documenti CLXXV e CLXXVI. 



anno 1455 ( 240 ) 

cente in quel porto, acciò se ne valesse a suo talento e giusta 
i voleri del papa nella prossima 'guerra (*). 

Tra gli invidiosi della soave armonia e delle benevoli rela- 
zioni che passavano fra il pontefice e il banco di Genova, mi 
corre il sospetto che abbia ad annoverarsi l'Antonio Moltedo, 
di cui é cenno in altra lettera 3ei Protettori medesimi al testé 
mentovalo cardinale Giorgio Fieschi, sino dal giorno 4 giugno 
di quest' anno. Da essa si rileva come il detto andava empiendo 
di lagni la nostra città, e con irriverente sprezzo parlava delle 
bolle papali d'indulgenza, alienando cosi il popolo dall'affetto 
alle cose sacre e dal soccorso alle colonie liguri: e lutto ciò 
pel solo motivo di non essere stato eletto dall'Officio tra gli 
ecclesiastici mandali a predicare la crociata nel dominio geno- 
vese e raccorne le elemosine a quello scopo elargite dai fedeli. 
Invitano adunque l'eminentissimo a far uso della sua autorità 
e alta posizione in Roma contro le bugiarde suggestioni di 
quel sussurrone, il quale non pago di denigrarli in patria, mil- 
lantavasi di volere imprendere altrettanto e peggio in Roma ( 2 ). 
Turpe vendetta riprovevole nell'uomo, empia nell'ecclesiastico, 
snaturata e vile nel cittadino, che a sfogo di privato corruccio 
ritarda, e, quanto a se, impedisce l'aiuto ai soccombenti fra- 
telli e nazionali ! 

Non m' inoltro davvantaggio nella storia degli apparecchi 
militari contro il turco sul finir del 1455, poiché invaderei il 
campo che ampio e fecondo di avvenimenti ci schiude il pros- 
simo anno 1456, e vengo a trattare di alcuni punti d'economia 
politica e giurisprudenza civile del tutto propri) alla nostra 
città di Caffa. 

C) Vedi il documento CLXXVII. 
(*) Vedi il documento CXX1V. 



( 241 ) STOMA 



XIV. 



Lo statuto organico di questa nobile colonia provvedeva al 
disbrigo degli all'ari giudiziali e forensi col mezzo di un vicario 
consolare incaricato di sentire le parti litiganti, discutere e 
ventilarne le ragioni e in fine emanare le sentenze, a dirlo nel 
linguaggio moderno, in prima instanza. Vi avevano altresì in 
permanenza i sindicatori generali, ai quali a mo 1 d'appello era 
fatto libilo di ricorrere chi si tenesse mal pago del primitivo 
giudizio. Terminato poi il biennio della carica il vicario veniva 
sottoposto, al pari di tutti gli altri officiali, allo scrutinio di 
quattro nuovi sindicatori parziali, eletti ciascuna volta ad esa- 
minare la buona o cattiva gestione del suo impiego durante 
quel tempo : e ad essi potea far capo, muovere lagni e querele 
chiunque in qualsiasi maniera si sentisse aggravato dalle prof- 
ferite sentenze. La regola in se medesima commendevole fu però 
dagli uomini viziata e torta a favorire l'utile proprio, meglio 
che a tutelare il benessere dei cittadini e la santità delle 
leggi. Alcuni vicarii avanti la cessione del dominio delle colonie 
fatta dalla Repubblica al banco di s. Giorgio aveano, pare, abu- 
sato della loro autorità, prostituite le bilancie della giustizia alla 
matta cupidine dell 1 oro , e reso contennendo il tribunale e i 
suoi ministri, senza che dai loro giudici, da essi guadagnati 
a prezzo di favori, o intimoriti con violenti minaccie, ne ri- 
cevessero castigo secondo i meriti: ciò che contribuì assai allo 
scadimento materiale e morale della colonia. 

Importava adunque moltissimo ai nuovi signori di questa il 
rialzare tosto nell'opinione pubblica, tanto in Genova quanto 
a Gaffa , la carica del vicario ; e i Protettori vi si accinsero 
coli' eleggere, addi 24 gennaio 1455 0), al detto officio il giu- 

(') Vedi il documento XC. 



anno 1455 ( 242 ) 

reconsulto di chiara fama e di specchiata virtù Lanzarotto Bec- 
caria, il quale si dovè recare a quel posto in compagnia del 
console Tommaso Domoculta. Ma quando un' istituzione é da 
tempo maculata di difetti introdottivi dalla corruttela sostenuta 
dalla turpe passione dell' interesse , non basta più 1' integrità 
dell' onest' uomo a purgamela e rimetterla al pristino stato : 
anzi soventi fiate ne rimane egli medesimo vittima innocente 
e pagatrice dei trascorsi altrui. Talvolta eziandio, quando il 
male è cresciuto di soverchio, il popolo in forza di gagliarda 
reazione trasmoda da sé nelP opposto vizio ed applica alla 
sanguinosa piaga indiscreto farmaco che, a vece di sanarla, 
genera nuovi e molesti dolori. Sembra che ciò si avverasse nei 
mutui rapporti degli esacerbati Caffesi coi vicarii di questa 
seconda epoca, destinati a far le spese ai loro predecessori. 

Il Domoculta infatti in una sua lettera degli 8 agosto, e poi 
in altra degli \\ ottobre 1455, scritte al magistrato di s. Giorgio, 
riprova gli abusi invalsi tra i cittadini di Caffa a sfregio della 
giustizia e a scapito del vicario, e ne invoca dal Banco stesso 
utili riforme. Sentasi quello che dice nella prima. « Vi avvi- 
siamo (traduco dal dialetto genovese), come in questa città da 
poco tempo in qua , a quello che possiamo intendere, si usa 
cosa, la quale secondo il parere nostro non è giusta né onesta : 
e metto il caso in me. Darò per esempio una sentenza secondo 
che giudicherà l'anima mia; dalla quale quegli che l'avrà 
contraria se ne può appellare, ma non vuol farlo. Il motivo 
di essere così viziati è che vogliono intimorire lui e tulli gli uf- 
ciali che sono in questa terra, dicendo: ti protesteremo quando 
tu sarai fuori <T offìzio. Questo cagiona due mali : primo, fa sì 
che per timore il vicario opera contro sua coscienza e secondo 
il piacere di una parte; l'altro, che ritarda le liti sì a lungo che 
mai hanno fine. A non incorrere in danno, chi verrà qua vicario 
collo stipendio di pochi soldi e col risico di dovere pagare dieci 
mila sommi per le sentenze che dà, d'ora innanzi o non n'avremo 



( 2i;j ) STORIA 

più nissuno o di coloro che s' industrieranno di rubare, onde 
pagare, ancora con loro vantaggio, le multe cui saranno condan- 
nati. A noi sembra questa una cosa che abbisogni di rimedio, 
il quale a nostro avviso sarebbe il seguente. • Chi riceve la 
sentenza contraria , possa appellare giusta il prescritto nella 
regola, ma non appellando, non possa avere più ascolto salvo 
che dalle vostre magnificenze. D'ogni altra colpa di mangerie, 
concussione e simili, debba si il vicario e qualunque officiale 
slare a scrutinio dei sindicatori e subirne le pene e condanne, 
ma nel resto no. Dove vi preghiamo di ben intendere il concetto 
che. qui esprimiamo, che non è di imporvi presontuosamente 
il nostro volere, ma solo come testimonii di veduta del lamen- 
tato disordine, mettervi sotl' occhio quello che giudichiamo me- 
glio conducente al vantaggio dei sudditi e air onore del Banco. 
Poiché quanto a noi ci basta Y animo d' operare in guisa, da 
non temere i futuri nostri sindicatori , come se fossimo certi 
in quel giorno d'essere già morti. Del rimanente, lasciamo di 
questa riforma e della sua opportunità il giudizio all' oculata 
sapienza delle vostre signorie O ». 

Nella lettera degli H ottobre il console é anche più esplicito, 
e dice che « la piena e illimitata balia concessa ai sindicatori 
di biasimare, condannare, multare, punire od assolvere gli offi- 
ciali uscenti di carica, sarebbe giusta e moraie se i ridetti 
fossero ognora persone discrete, intelligenti in materia di di- 
ritto, e, ciò che più monta, scevre di ree passioni: ma questo 
non sempre accade, anzi quasi mai, toccando di solilo a quattro 
mercadanti usi solo al traffico e in nulla esercitati negli studii 
legali, il giudicare sopra di sentenze emanate dal vicario, que 
in juris subtilitatìbus consistuut. Quindi n' é venuto già spesse 
fiate nel passato che taluni vicarii puniti in Caffa come colpe- 
voli, furono assolti nel tribunale di Genova, e viceversa con- 

(') Vedi la sfonda pusèrilta del documento CXXXV1. 



anno 1455 ( 244 ) 

dannato da questo chi era stato dichiarato scevro d'ogni mac- 
chia e non soggetto ad alcuna punizione in Cafifa ». 

Avvalora finalmente il suo asserto coli 1 esempio recentissimo 
accaduto di quei giorni medesimi al legista Bartolomeo Di-Gia- 
como , vicario del suo predecessore nel consolato , Demetrio 
Vivaldi. « Costui, dice, fu dai sindicatori con eccessiva severità 
condannato a gravissime multe, sebbene, a testimonio di tulli, 
egli abbia adempiuto ai doveri della sua carica molto lodevol- 
mente, a segno che da buona pezza non hanno avuto l'eguale, 
cosi giusto ed incorrotto, e l'officio stesso della masseria di Caffa 
non ebbe ad appuntarlo in veruna guisa. Tale cosa aggiugne 
avere fatto assai cattiva impressione sul suo vicario Lanzarotto 
Beccaria, persona ammodo, ornata d 1 eccellenti qualità e degna 
d' assai maggiore carica, il quale visto come fu trattato il Di- 
Giacomo, che pur era cittadino del luogo, con molti aderenti e 
consanguinei in patria, si duole amaramente e pentesi d 1 essere 
venuto in Crimea ad esercilare quel malaugurato officio. Invita 
pertanto il Domoculta di bel nuovo i Protettori a dare i prov- 
vedimenti cui stimassero meglio acconci per far cessare quel 
turpe monopolio » Ci; ed essi ben accolto 1' avviso del console 
emanarono, come vedremo in seguito, disposizioni e regole in 
aggiunta allo statuto fondamentale, su cui governavasi tanto 
nei rapporti politici colle vicine potenze, quanto negli interni 
e sociali, la colonia di Caffa. 

E giacché mi accadde pocanzi di ricordare il nome di Demetrio 
Vivaldi, il (piale resse il consolato di questa città negli anni 
4 453 e 1454, dirò che il nostro registro tace affatto di lui 
dopo P arrivo colà dei commissari Simone Grillo e Marco Cas- 
simi, e molto più del nuovo console Tommaso Domoculta: ar- 
gomento a credere ch'egli appena giunti colà i suddetti officiali, 
se ne parli alia volta di Scio e quindi di Genova, ovvero anche 

('j Vedi il documento CLXV. 



( 245 ) STORIA 

moriva a Gaffa in sul finire del suo consolato. Fallo é Che 
nel mese di dicembre 1455 die fondo nel porlo di Savona 
la nave che recava gli oggetti, merci, robe e masserizie di lui 
in patria, fra le quali erano alcune schiave. Ma dovendo il 
Demetrio, che già appellasi defunto, liquidare tuttavia alcune 
partite col banco di s. Giorgio, questo pose il sequestro 
sul barco fino air intero saldo dei conti. Gregorio Lercari , 
parente forse del Vivaldi, ai 23 slesso mese faceva noto 
ai Protettori che essendovi a bordo sclave que consumun- 
tur et possunt decedere, si offrì sicurtà ai medesimi, acciò 
ne permettessero la libera scesa in terra, che gli venne tosto 
concessa, e spedito l'ordine al capitano, nobile Giorgio Camilla, 
di resignarne il carico al Lercari suddetto ('). 



XV. 



Innanzi di chiudere la rassegna dei fatti occorsi nel presente 
anno 1455, io sento il bisogno di volgere addietro lo sguardo 
sui narrati casi , e , a foggia di mietitore che raccoglie le cadute 
spighe , toccare d' alcune minute cose non potute intrecciare 
nell' ordilo racconto: e, in prima, di liberare la data parola, 
col tenere breve ragionamento in favore di un impiegato caffese, 
il quale con esempio piuttosto raro riscosse la generale appro- 
vazione nell' esercizio della sua carica. Nomavasi costui Nicoloso 
cioè Nicolò Bonaventura, e da pochi giorni fungeva l'ufficio di 
capitano dei borghi, quando i Protettori ai 29 gennaio emana- 
rono 1' ordine al console di conferire quel grado a Tommaso 
Colombano in benemerenza dei prestati servigi, durante il 
tempo che in Caffa attenderebbe il suo turno del consolato 
di Copa già dianzi concessogli ( 2 ). Il cambio non andò a' versi 

(') Vedi il documento CLXXll. 

( J ) Vedi i documenti XXIV e XCV1II. 



anno 1455 ( 246 ) 

della più parte dei cittadini : non per manco di stima al sur- 
rogante, cui forse neppure conoscevano, ma perchè il Bonaven- 
tura avea dato cosi buon saggio di se nella corta sua gestione, 
che sapeva duro la dovesse abbandonare tanto presto. 

E non era già solo il popolino a mostrarne increscimento , 
che anzi unanime fu il voto e calorose le istanze dei maggio- 
renti e dei rettori stessi di Caffa ad implorarne dal banco di 
s. Giorgio la conferma e prosecuzione nell' officio. Dove è 
giuocoforza il credere che il Bonaventura fosse un vero tipo 
d'impiegato integerrimo, se a capo dei benevoli avvocati della 
rielezione di lui vi si trova 1' austero vescovo di Caffa, Giacomo 
Campora. Egli adunque in testa ad una lista di quindici ono- 
revoli borghesi, addì 16 giugno 4 455, prese a scrivere al supe- 
riore magistrato in Genova, e ripetendo anzitutto 1' ognora fissa 
sua idea che il rifiorire o decadere della colonia, pendeva 
dalla moralità e altitudine degli officiali, viene a dire che la 
cariba di capitano dei borghi era, se non in diritto, certo nel 
fatto di tale rilievo, da influire assaissimo sulla quiete pubblica 
e 1' ordine interno; sicché importava molto }' ottenesse tale uomo 
il quale a giudizio di tutti fosse capace a reggerla. Quindi 
avendo il Bonaventura acquistato il suffragio universale nel 
tempo del breve suo esercizio, ne chiedeva assieme ai sotto- 
scritti il prolungamento per un discreto numero di anni ('). 

Ai latini e connazionali fecero eco alquanto dopo gli ebrei 
e armeni residenti in Caffa : che sotto i giorni 29 giugno e 
8 agosto i primi, e in giugno pure e ai 6 agosto i secondi ri- 
chiesero i Protettori della medesima grazia. E qui mi piace rife- 
rire le diverse ragioni addotte dai due popoli , corrispondenti 
alla disparata loro condizione sociale, e solo uniformi nei ma- 
teriali interessi. « Facciamo noto, dicevano gl'israeliti, alle 
signorie vostre, che dai precedenti capitani noi ricevemmo mai 

(') Vedi il documento CXXV. 



( 247 ) stoiu.v 

sempre di molti torti e villane ingiurie, e fummo per sistema 
in ogni incontro i più disprezzati e odiali fra tutte le raz/.e 
abitatrici di questo suolo. Ma laddiomercè il Nicoloso Bona- 
ventura, per cui interpelliamo, si diportò ben diversamente 
dai suoi antecessori. Oltr' essere assiduo di e notte al suo posto 
di guardiano delle porte, intelligente delle lingue e costumi del 
paese, egli si attirò con verità il nostro amore, rendendo a 
tutti egualmente, sia grande sia piccolo, di qualunque nazione 
o culto esso fosse, inalterata giustizia. Di modo che nel 
tempo ahi ! troppo breve del suo capitanato non ci usò mai 
la menoma soperchieria. Laonde se le signorie vostre , mosse 
dalle nostre suppliche, ce lo ridonassero, cerio è che s'affe- 
zionerebbero di molto tutti i buoni, e noi ebrei più di tutti (')». 
Cotale avversione insita nei popoli del mondo intero verso i 
giudei non sminui punto negli orientali d'oggigiorno, a tal che 
i turchi medesimi si associano mai volentieri ad essi, e li fug- 
gono e perseguono più accanitamente dei cristiani, come é ma- 
nifesto a chi al paro di me trasse lunga dimora in quelle deli- 
ziose e abbandonale contrade. 

Ma di altra natura furono i motivi che recarono gli armeni 
in appoggio della loro dimanda. Questi, dati per innata incli- 
nazione, neppure smentita al presente, dopo tanti secoli, alla 
operosità di un moltiforme commercio e all' industria d' un 
feracissimo traffico, abborrivano più che tutto il furto e il 
ladroneccio. Quindi nella loro missiva ai Prolettori dicevano; 
« Vogliamo credere che voi non ignorerete i gravi e frequenti 
latrocinii commessi gli anni andati nel bazar e nei borghi della 
nostra città, da cui lanto danno ne provenne ai mercanti e 
bottegai; e ciò per difetto delle cattive e pigre guardie falle 
dai capitani. La cosa procede ora ben diversamente, in virtù 
d' altrettanto sollecita vigilanza mostratane da Nicoloso Bona- 

(') Vedi i documenti CXXXII e CXLV1I. 



anno 1455 ( 248 ) 



ventura, il quale non risparmia stento o fatica , onde tutelare 
i magazzini dalle mani rapaci dei notturni avvoltoi. Di che 
gli sappiamo buon grado; come pure della egregia difesa so- 
stenuta dallo stesso 1' anno passato , quando a capo di cinquanta 
circa uomini, spesati col proprio, di pane e vino, tenne lon- 
tani i turchi e i tartari , che studiavansi assalire e predare le 
nostre merci; e fu per così bel merito, che in forza delle 
comuni istanze dei suoi protetti egli venne creato capitano, e 
ne adempì con lode il carico dal gennaio all'agosto corrente: 
nel quale intervallo non più fummo costretti, come per 1' ad- 
dietro, di recarci ogni sera e ciascun mattino dalla bottega a 
casa e da casa alla bottega gli oggetti di mercanzia, per tema 
dei ladri. Impertanto essendo così forti e palesi i motivi di 
rimunerare del bene operato il Bonaventura, noi aggiugniamo 
alle altrui anche le nostre istanze, che vi piaccia riconferire 
al Nicoloso l'officio di capitano del bazar e dei borghi, con 
l'aumento eziandio del troppo scarso stipendio (') ». Era chiaro 
tuttavia che a muovere gli animi dei Protettori a invalidare 
un precedente decreto, non bastavano le preghiere e racco- 
mandazioni per quantunque iterate e spontanee dei borghesi 
e degli stranieri abitatori di Caffa. Quindi fatta ressa al console 
e massari, che probabilmente si ricusarono al servizio per 
non incorrere nella disgrazia dei superiori col mancare all' ob- 
bedienza dei loro comandi, i benevoli al nostro officiale si vol- 
sero ai commissari Simone Grillo e Marco Cassina, i quali 
come scaduti di carica potevano interporsi al suo favore , e 
come pratici del luogo e testimonii oculari della verità delle 
narrale cose , la loro autorevole voce sarebbe tenuta in gran 
credito. E l'ottennero: perchè gli anzidetti in due lettere 
dei 5 luglio e 6 agosto ai Protettori, confermarono sommaria- 
mente l'esposto dai suaccennati; instando sull'opportunità di 

(') Vedi il documento CXLVI. 



( 249 ) STORIA 

collocare in grado di capitano un uomo abile e virtuoso, 
accetto ai buoni e temuto dai tristi : qualità che si ammira- 
vano unite nell' universalmente desiderato Nicoloso Bonaven- 
tura (*). 

Esso poi a tanto egregie doti congiungendo eziandio una 
squisita modestia, noi lo vediamo nel foglio che scrisse il di 
5 luglio ai Protettori esprimersi così: « Come rileverete dalle 
lettere che di questi giorni vi indirizzano molti mercanti e 
borghesi di Calla, io sono giunto al termine del mio officio, 
al quale mi studiai di soddisfare con tutte le forze di cui era 
capace, e per amore del mio suolo natio e per onore e decoro 
del vostro Banco: sebbene, lo confesso, avrei potuto anche 
fare meglio. Ma se in nissuna cosa io mancai, fatemi grazia 
di credere essere ciò avvenuto non per difetto di buon volere, 
sì dalla inesperienza mia, non avendo prima d' ora coperto 
alcuna pubblica dignità. Mi è noto che molti dei nostri di qui 
vi stimolano a confermarmi nel posto di capitano, ma io nel 
ringraziarli del gentile attestato, debbo pensare che il troppo 
amore faccia velo alla loro mente e ne infermi il giudizio: ep- 
però vi prego a darmi tosto un successore da riuscire anche 
migliore di me, il quale rientrando nell'oscurità della vita 
privata non cesserò nò di promuovere nella ristretta mia cer- 
chia il vantaggio della patria e il lustro delle vostre magnifi- 
cenze ( 2 ) ». Ignorava adunque il Bonaventura, o fingeva di non 
sapere, che i Protettori molto tempo innanzi gli avevano sur- 
rogato nella carica Tommaso Colombano: né questi era disposto 
a cedere il suo diritto. Che anzi lo siesso giorno, 5 luglio, 
scrivea egli pure rendendo grazie del conferitogli incarico, cui 
diceva sperare di esercitare altrettanto bene del Nicoloso ; e a 
costui, tocco alcun poco d'invidia, rimprovera avere mosso 



{*) Vedi i documenti CXXX1X é CXLV. 
(*) Vedi il documento CXL. 



anno 1455 ( 250 ) 

mari e monti, affine di ottenere la sua rielezione, che non 
giunse per allora a conseguire ('). 

Il simile affatto si ripetè di quei giorni nella persona di 
Antonio Assereto , deputato a sovrintendente alle acque e for- 
tificazioni murali in Caffa. Imperocché egli pure dopo avere 
per quattro anni atteso indefessamente ai lavori di difesa 
esterna contro i nemici in qualità di capo del genio militare, 
a parlare col linguaggio odierno, e di ingegnere idraulico nel 
riattare o costruire i serbatoi d' acqua potabile nei casi d' as- 
sedio o pei cotidiani usi cittadini, venuto al termine del suo 
officio, gli fu dato in successore P orgusio Gregorio Sorba. Non 
però se n' adontò , conscio che cosi voleva lo statuto della 
città e la consuetudine di mutare ad ogni anno gì' impiegati. 
Loda invece il Sorba di molto affetto alla patria, e lo dichiara 
meritevole d'altro anche più onorifico impiego, nello stesso 
mentre che espone al banco di Genova le molle opere pub- 
bliche, come sono chiese, torri, merli, fontane, porte e loggie 
da lui o erette di pianta o ridotte a nuovo, durante il qua- 
driennale suo servizio (" 2 ). La quale minuta descrizione che 
P officiale fece qui del suo operato allo scopo di ingraziarsi i 
Protettori, riesce alla nostra storia di un grande vantaggio per 
la chiara ed ampia conoscenza che se ne ritrae della condi- 
zione civile e strategica di essa città, e di cui ce ne varremo 
a luogo opportuno. 

Siamo lieti finalmente che un 1 ultima carta staccandoci da 
quelle lontane contrade, che furono sin qui il grato oggetto delle 
nostre ricerche, ci richiami a più domestiche memorie. È questa 
la stipulazione della tregua firmala nel giugno 1455 tra Alfonso 
di Aragona re delle due Sicilie e la repubblica di Genova 
dopo le aspre guerre e infinite rivolture suscitate al nostro 



C) Vedi il documento CXLl. 
(') Vedi il documento CXXXIÌ. 



( 251 ) STORIA 

paese da quel turbolento ed ambizioso monarca. In virtù di 
essa il magistrato di s. Giorgio addì 25 giugno scrivea al con- 
sole, massari e consiglio degli anziani in Caffa , non che al 
capitano di Famagosla annunziando la sospensione di armi 
convenuta dai rispettivi governi, e ingiungeva la si promul- 
gasse colà a voce di pubblico banditore, acciò conosciuta dai 
popoli e suoi sudditi della Grecia e della Tauride, si tenessero 
dal recare danno o molestia qualsiasi agli nomini ed alle navi 
di quella bandiera ('). Obbedirono i nostri coloni al superiore 
comando, come anche i genovesi alla giurala fede ; né per 
loro stette che fosse violala la tregua. Ma il versipelle Alfonso 
il quale agognava tribolare la Repubblica già lacerata da inte- 
stine discordie, affine di pescare nel torbido e vendicare la 
subitavi cattività, egli pel primo la ruppe, mandando nei mari 
dell' Africa il capitano Gilio a combattere in apparenza le navi 
turchesche, ma per vessare in effetto le caracche genovesi 
reduci in patria onuste di merci. Donde messaggi reali pieni 
di insulti, e richiami dogali spiranti vendetta e livore, che a 
breve andare sarebbono scoppiati in nuova e formidabile guerra, 
se la morte di Alfonso non veniva in acconcio a troncare indi 
a un biennio l'accanito dissidio. 

In tali angustie d'animo e increscevole sospensione di cose 
mi trovo costretto in forza del metodo adottato nel presente 
lavoro, di por fine al transunto storico del terz'anno della si- 
gnoria di s. Giorgio sulle colonie Eusine. Nel quale emmi 
avviso che il lettore avrà notato la cura con cui mi studiai di 
tenermi il più possibile al soggetto che ho preso a svolgere, 
discostandomi mai dalla materia fornitami dai documenti che 
mi sono guida ed argine a non fuorviare dallo stretto cam- 
mino intrapreso. E nello stesso mentre avrà ammirato altresì 
l'operosa sollecitudine, saggia prudenza e il commendevole zelo 

<') Vedi il documento CXXVII1. 



anno 1455 ( 252 ) 



che il magnifico Officio spiegò in persona degli otto Protettori, 
affine di rimettere in definitivo assetto le città della Tauride, 
massimamente Gaffa sua capitale; ciò che sarebbe avvenuto per 
certo mediante il concorso dei tre egregii uomini assunti a 
quei consolato, se l'avversa loro sorte non avesse dato di cozzo 
a mezzo cammino nella lame la quale afflisse le regioni del Ponto 
la metà di questo e del seguente anno. È innegabile non per- 
tanto che malgrado tale scoglio la nave del governo sciolta da 
molti rilegni incedeva già più franca e sicura di sé nella via 
del progresso e di una bene ordinata amministrazione , colla 
dolce speranza di afferrare di coito il porto promettitore di 
soda e durevole pace.' Vedremo in seguilo a traverso di quali 
difficoltà vi giungessero e riescissero a stabilirvisi le risorte 



colonie. 



DOCUMENTI 



DOCUMENTO LXIII. 

Contratto dei Protettori del banco di s. Giorgio con Bianca Oliva padrone 
della nave di Jacopo Leone, da essi noleggiata per Cafta. 

4455 2 gennaio 
(Filza di Caffa, n. 14) 

in nomine domini amen. Magnifici domini proteclores comperarum sancii 
georgij anni presentis et anni MCCCCLquarli proxime precedentis. in plenis 
numeris congregati, quorum liec sunt nomina, videlicet 
Ex dominis protectoribus anni presentis : 
D. Marfinus de grimaldis prior 
Jacobus spinala q. bartholomei 
Antonius genlilis q. guirardi 
Antonius de casana 
Paulus judex 
Marcus de marinis 
Antonius calfarotus et 
Franciscus scalia. 
Dominomi!) vero protectorum anni Lquarti proxime precedentis nomina 
SUnl liec : 



anno 1455 ( 254 ) 



Antonius de auria prior 
An toni us de ponte 
Meliadux saluaigus 
Simon de nigrono 
Peregrus de monelia 
Jacobus de axereto 
Antonius justiuianus et 
Egidius lomellinus. 
Agentes nomine et vice dictarum comperami)) sancii gcorgij et participum 
earum una parte : et vir egregius branca de oliua patronus unius nauis jacobi 
de leone, stipendio dictorum dominorum protectorum nunc capham profecture. 
parte altera. 

Sponte etc. peruenerunt et peruenisse sibi inuicem et vicissim confessi 
fuerunt ad infrascriplas obligationes eie. (') , 

Renunciantes etc. videlicel quia virtute et ex causa dictarum obligationum 
composilionum etc. prenominatus branca patronus ut supra promisit et solen- 
niter conuenit dictis dominis protectoribus preseutibus stipulanlibus eie. quod 
in dieta sua naui accipiet et receptabit slipendiatos ducentos et quinquaginta 
ex ijs qui per eosdem dominos prolectores capham miltendi sunt vel plures 
aut pauciores. ipsorum dominorum protectorum arbitrio, eosque omnes et 
eorum quemlibet alet usquequo etc. sub modis et formis iuferius declaratis 
Primum videlicet idem branca obligalus sit omnibus et singulis diebus domi- 
nicis. lune, marlis et jouis dictis stipendiatis in prandio tantum dari facere etc. 
Item omnibus diebus mercurij. veueris et sabbali obligatus sii singulo prandio 
illis dari facere legumina cum caseo vel piscibus salsis. In omnibus vero 
cenis etc. Declarato etiam quod aliquando secUndum consuetudinem etc. 

Item obligatus sit et esse intelligatur omnibus et singulis diebus. lam in 
prandio quam in cena, dari facere ipsis stipendiatis biscoclum et vinum etc. 
Item teneatur et obligatus sit d'ictus branca dare diclis stipendiatis biscoctum. 
vinum. carnes. caseum. pisces etc. condecentis bonitatis. 

Item teneatur et obligatus sit babere statim in dieta sua naui aquam. ligna. 
vasellamina. et prelerea tautam quantitatem biscocli etc. que suifeclura sit ali- 
mentis plusme sue etc. judicio et cognitione virorum prestatum jeronimi 
justiniani et neapoleonis fornellini. 

(') A scanso di inutili ripetizioni sopprimo in questo documento tutto ciò che 
contiene di già riferito nel precedente consimile atto dei 29 dicembre 1454 sotto 
il numero LXI. Così farò anche in seguito per studio di brevità, annoiando il 
luogo ove trovasi tutto intiero il documento, a vantaggio dello studioso. 



( 253 ) DOCUMENTI 



El quoniam superius declarata non fuit quaniitas casei. piscium etc. neque 
norma sub t|ua eie. prenominalus branca obligalus sit et ita promisit. ut 
supra etc. stare jurlicio et parere mandatis illius ex consulibus caphe qui 
nauem suam conscendet. 

Itern promisit et solenniler conuenit idem branca, ut supra. quod si con- 
tingat dictam nauem suam ante terminum mensilità trium a die discessus etc. 

Ilem promisit et solenniter conuenit ut supra. reponi et carrigari perrnit- 
tere in dieta sua naui sine ulla obligatione solutionis vel nauli omnes etc. 

Item promisit et solenniter conuenit. ut supra. quod si contingat de con- 
tentis in presenti instrumento aliquam litem seu controuersiam oriri. stabit etc. 

El parie altera prenominati domini protectores nomine quo supra acceptan- 
tes omnes et singulas promissiones et obligationes superius declaratas. proni ise- 
runt eie. eidem brance de oliua presemi etc. sibi soluere ante diseessum suum 
mercedem alimentorum omnium stipendiato rum. quos in dieta sua naui repo- 
nere voluerint. per menses tres ad computum soldorum septuaginta duorum 
singulo mense in singulum virum ex moneta argentea vel ex aureis. ad ra- 
tionem soldorum quadragintaseptem in singulum aureum. Et si forte conli- 
gerit dicium brancam stipendiatos ipsos alere ultra ipsos menses tres. eo casu 
eidem satisfacient ad oundem compulum et rationem. prò toto eo tempoie 
quo ultra ipsos menses tres idem branca eis alimenta prestilerit. 

Que omnia etc. Sub pena dupli etc. Et sub ipotheca etc. 

Acta sunt hec in ciuitale janue. videlicet in camera magna palatij san- 
cii georgij que respicit occidentem. anno dominici incarnationis MCCCCLquinto 
indiclione secunda juxta morem janue. die jouis secunda januarij hora fere 
decima nona, presentibus viris egregijs paulo mainerio et petro de frenante 
nolarijs. ciuibus janue. testibus ad hec vocatis et rogatis. 



DOCUMENTO LXIV. 

Bolla di papa Nicolò V con cui esorta tutti i sudditi del dominio genovese a 
concorrere o con largizioni o in persona alla difesa di Caffa e delle altre 
colonie del mar Nero, contro i tartari e i turchi. 

1 488 ì gennaio 

(Annales Ecclesiastici etc. auctore Odorico Raynaldo, 

ad ami. 1-455, n. VI.) 

Nicolaus episcopus seruus seruorum dei. dilectis filijs nobilibus viris pro- 

tectoribus comperarum sancii georgij. ciuilalis janue. salutem et apostolicam 

benedictioneni. 



anno 1455 ( 256 ) 

Cum a fide dignis facti fuerimus certiores impios christiani nominis hostes 
tartaros et turcos constituisse preclaram potenlissimamque urbem capham. et 
alia loca dominio januensi ad mare ponlicum subdita vere proximo inuadere: 
audilo quod vos ad diete ciuitatis prò populi in christo redemptore confidentis 
defensione multas terra marique impensas facere incepistis. quas tamen vide- 
mini majores dietim prò rerum necessitate facturos: decens atque necessarium 
duximus populos omnes januensi dominio subditos ad ipsa impensarum onera 
prò viribus adjuuanda ita excitare atque animare, ut tam bono tamque neces- 
sario operi contribueutes eterne bealitudinis premia consequantur. 

Omnes igilur utriusque sexus. etiam in religione et sacerdotio constitutos. 
ciuitatum. castrorum. terrarum et locorum quorumeumque dominio januensi 
subjeclorum habitatores per viscera misericordie dei nostri hoitamur inouemus 
atque requirimus. ut ad hanc' ciuitatis. terrarum et locorum defensionem qui 
commode possunt personaliter se conferre. alij vero quibus personalem ope- 
ram exhibere minus est commodum. prò modo facultatum suarurn et diui- 
tiarum sibi a deo datarum. auxilium larga manu et libenti animo exhibere. 
recepturi a pijssirno deo nostro bouorum omnium remuneratore et in presenti 
seculo inter mundi et hujus vite fluctuationes abundantiam gratiarum. ac post 
fìnitum humane condilionis cursum. eterne felicitatis gloriam habituri .... 

Datum rome apud sanctum petrum anno incarnalionis dominice mccccliv (') 
pridie nonas januarij pontificatus nostri anno Vili. 



DOCUMENTO LXV. 

Patente di sottoscrivano della curia di Caffa data a Manuele Calvi. 

4 435 4 gennaio 

(Diuersor. negot. off. s. Georg, ann. 1455-1457) 

(fol. 28) 

Protectores etc. Spectabili et prestantibus viris. consuli. massarijs et proui- 
soribus. ac scribis curie ciuitatis caffè, carissiinis nostris. salutem. 

(*) Secondo l'uso della cuiia romana di cominciare l'anno dal giorno della 
incarnazione del Signore, 25 marzo, correva ancora il 1454, ma giusta il com- 
puto comune era il 4 gennaio del nuovo anno 1455. — L'avverto una volta 
per sempre, e il lettore si formi il criterio cronologico che le bolle pontificie 
datate coli' anno incarnationis dominice, nell'intermezzo che corre dal 1." 
gennaio al 24 marzo inelusivamente sono sempre in ritardo di un anno. 



( 2.")7 I DOCUMENTI 



Cuna elegerimus iu subscribam et prò subscriba diete curie prò anno uno 
et Diari et pauciori tempore ad nostrum beneplacilum et mandatimi manuelem 
caluum jobnnnis. eum salario cmolunicutis et obuentionibus debite consuetis 
non contraueniendo regulis caphe: Mandamus vobis quatenus visis presentibus 
eundem manuelem in subscribam diete curie bumaniter recipiatis et recipi 
et admitti faciatis. sibique debitis temporibus de debitis sibi salario emolu- 
mentis et obuentionibus. non contraueniendo regulis calTe. respondeatis et re- 
sponderi faciatis. Data janue mcccclv die mi januarij. 



DOCUMENTO LXVI, 

Patente di console, massaro e ministrale di Cembalo data dai Protettori a 
Urbano Casana. 

1 Vi'6 i gennaio 

(Diuersor negot. off. s. Georg, ann. 1453-1457) 

(.fol. 28 v.) 

Pfotectores etc. Spectabili et prestantibus. egregijs et prudentibus viris 
consuli massario ministro, castellanis. scribe et burgensibus cimbali. ac januen- 
sibus et beneficio januensium gaudentibus. frequenlantibus et frequentaturis 
in caffa et cimbalo. dilectis nostris. salutem. 

Cum elegerimus et constituerimus egregium virum dilectum nostrum ur- 
banum de casana. ciuem janue. in consulem massarium et ministrum illius 
loci cimbali. et cum jure eligendi quem voluerit. idoueum tamen. scribam curie 
dicti loci cimbali. prò anno uno et pluri et pauciori tempore ad nostrum be- 
neplacilum et maudatum. cum salario obuentionibus emolumentis bonoribus 
et prerogaliuis debitis et debite consuetis. non contraueniendo regulis caffè, 
excepto. attentis impensis et periculis insolitis. eo. quod permiltimus de facto 
laberne (sic), prout in deliberatione nostra continetur ( 1 ). et cum potestale 
balia et arbitrio meroque et misto imperio et gladij polestate solitis et con- 
suetis: Mandamus vobis omnibus suprascriptis quatenus statini visis presen- 
tibus eundem urbanum honorifice et humaniter sicut decet babeatis et reci- 
piatis et haberi et recipi faciatis in consulem massarium et ministrum diete 

(') Questa deliberazione vedila nel documento susseguente LXVII, datato lo 
stesso giorno ì gennaio, la quale nel registro a vece di precederlo, lo seguita. 
All'Urbano Casana si riferiscono anche i sovracitati documenti L e LUI. 

18 



anno 1455 ( 258 ) 



ciuitatis prò dicto tempore, sili ofiìcium seu officia ipsa resignantcs et resi- 
gnari facientes visis presentibus. et congruis temporibus respondeatis et re' 
sponderi sibi debealis et facialis de dietis debitis salario et obuentionibus. 
non contraueniendo dietis regulis. ipsique vos burgenses cimbali in omnibus 
perlinentibus ad officia predicta. aspicientibus honorem nostrum, prompte et 
fìdeliter pareatis tamepaam nobis: Approbantibus ex nunc prout ex tuuc et 
ex tunc prout ex nunc quascumque sententias banna condemnationes multas 
forestationes et acta quelibet que ipse urbanus in dietis offieijs recte et rito 
gesserit. veluti a nobis legitime processissent. In quorum omnium testimonium 
has nostra s patentes litteras fieri et registrar! jusshnus. nostrorumque sigillorum 
magni et parili impressione muniri. Data janue mcccclv die un januarij. 



DOCUMENTO LXVII. 

1 Protettori permettono ad Urbano Casana, nuovo console eletto di Cembalo, 
al nobile Carlo Cicala, pure console di Soldaia, di tenere osteria nei so- 
pradetti luoghi. 

H'65 4 gennaio 

(Diuersor. negot. off. s. Georg, ann. 1453-1457) 

(fol. 29) 

* MCCCCLV die IIII januarij. 



Magnifica officia dominorum protectorum saucti georgij excelsi comunis 
janue annorum presentis et proxime precedenlis in legilimis numeris congre- 
gata, quibus prò ista vice collatum est arbitrium electionis oihcialium caffè 
et aliorum locorum maris majoris subdilorum magnificis dominis protectoribus 
dictarum comperarum:- decreuerunt et concesserunt prò ista vice tantum, ab- 
soluentes se ad calculos albos et uigros. receplis tredecim albis assensum si- 
gnificantibus. quod nulla coaclione adliibita contra quempiam egregius urbanus 
de casana consul suus cimbali possit fieri facere tabernam in cimbalo et con- 
ueniri facere suos debitores dieta occasione, non obstante aliqua prohibilione 
regularum. 

Similiter et pari modo decreuerunt et deliberauerunt et concesserunt no- 
bili carolo cigalle consuli soldaie. cui ejus nomine copia in simili forma 
tradita fuit. 



( 259 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO LXVIII. 

Patente di console, massaro ecc. di Soldaia data al nobile Carlo Cicala 

ìi'òii ì gennaio 

(Diuersor. negot. off. s. Georg, ann. 1453-1457. 

(Col. 31 v.) 

È affatto simile alla precedente di Urbano Casana, sotto il documento 
LXVI, mutato il nome della città. 



DOCUMENTO LXIX. 

Antonio Lercari, creato console di Gaffa, promette di bene esercitare l' officio, 
e presta cauzione di lire 7500. 

1 455 7 gennaio 

(Filza di Caffa, n. 15) 

* MGGCCLV die septima januarij. 

Antonius lercarius q. luce ciuis janue electus consul massarius et prouisor 
ciuitalis caphe prò magnifico oflicio sancti georgij conslitatus (') in presentia 
mei notarij scribe dicti oflicij. jurauit et promisit michi notano predicto tan- 
quam publice persone officio publico stipulanti et recipienti nomine et vice 
prefati magnifici offici] et participum comperarum sancti georgij et omnium 
et singulorum quorum interest intererit vel in futurum poterit interesse : bene 
et fideliter exercere dieta officia prò prefato magnifico officio sancti georgij: 
seruare ordines regulas et statuta condita prò dieta ciuilate. omnesque regulas 
et statuta prefati magnifici officij conditas et condendas per ipsum officium : 
obedire mandatis dicti offici] sancti georgij tantum: ministrare et ministrari 
facere jus et justitiam tempore sui consulatus equa lance unicuique petenti: 
reddere bonam et veram rationem de omni eo quod spectabit adminislrationi 
oflicij et officiorum que continget ipsum antonium exercere in dieta ciuitate 
caffè: parere et obedire mandatis prefati magnifici officij sancti georgij tantum: 



(') Anche qui all' oggetto di schivare inutili ripetizioni , il presente docu- 
mento dato per intiero serve ad indicare il modulo adoperalo dalla cancelleria 
di s. Giorgio in tutti i seguenti consimili atti. 



ANNO U55 ( 200 ) 



stare sindicamento soluereque oranem condemnationem contra ipsam fiendam 
siue per ipsum magnificum officiam sancti georgij. siae per sindicatores of- 
ficialiatn diete ciuitatis caphe: et demum ea omnia agere que incumbent ipsi 
damiano (leggi antonio) siue tanquam consuli siue tanquam massario et pro- 
uisori diete ciuitatis: et ea omnia exequi obedire et agere que debet et ad 
que tenetur fìdelis et rectus officialis versus dominum et superiorem suum. 
Et hec sub pena librarum septem milium quingenlarum januinorum. 

Sub etc. Renuncians etc. Et prò eo et ejus partibus interce»serunt et fìdejus- 
serunt infrascripti prò infrascriptis quantilatibus pecuniarum. videlicet : 

Seguono, come a pag. 142, i nomi e cognomi di 51 individui, sottoscritti 
tutti per la medesima somma di duecento fiorini ciascuno: in totale 6200. 

Sub etc. Renunciantes etc. 

Petrus de majolo notarius. 



DOCUMENTO LXX. 



Gaspare Ottoneggi Fatinanti creato capitano della porta degli avanborghi di 
Gaffa, promette di bene esercitare l'officio, e presta cauzione di 250 fiorini. 

1455 9 gennaio , 

(Diuersor. negot. off. s. Georg, ann. 1455-1457) 

(fol. 29) 

* MCGGCLV die Villi januarij. 

Gaspar de otonegio fatinanti electus capitaneus porte antiburgorum etc. con- 
stitutus etc. jurauit et promisit etc. bene et fideliter exercere officium suum : 
parere mandatis eie. et soluere omnem condemnationem contra eum fiendam 
per sindicatores etc. 

Sub etc. Renuncians etc. Et prò eo etc. 

Johannes de recho notarius prò florenis ducentis et quinquaginta siue fi. ccl. 

Sub etc. Renuncians etc. 



( ^(»| ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO LXXI. 

Emmanuele Calvi eletto sottoscrivano della curia di Caffa promette come 
sopra, e presta cauzione di 400 fiorini. 

1Ì55 9 gennaio 

(Diuersor. ncgolior. off. s. Georg, ann. 1453-1457) 

(fol. 49 v.) 

* MGGCCLV die Villi januarij. 

Mauuel caluus cleclus subscriba curie capbe constitutus etc. (tulio come sopra) 
Et prò eo etc. (Seguono due securlà, ciascuna per fiorini 200). 



DOCUMENTO LXX1I. 

Patente di capitano della porta degli avanborghi di Caffa data dai Protettori 
a Gaspare Ottoncggi Fatinanti. 

1-Ì55 10 gennaio 

(Diuers. negot. off. s. Georg, ann. 1455-1457) 

(fol. "29 v.) 



Protectores etc. Spectabili et prestantibus viris. consuli. massarijs et proui- 
soribus. officio monete et capitaneo anliburgorum caffè etc. 

Cum elegerimus et constituerimus in capitaneum et prò capitaneo diete 
porte antiburgorum illius ciuitatis caffè prò anno uno et pluri et pauciori 
tempore ad nostrum beneplacitum etc. dilectum -virum gasparem fatinanti olim 
de otonegio cum salario stipendio seu prouisione et obuentionibus honoribus 
et utilitatibus debitis et debite consuetis. non contraueniendo regulis ipsius 
ciuitatis caffè: Mandamus vobis qualenus statim visis presentibus eundem 
gasparem in capitaneum et prò capitaneo diete porte habeatis et recipiatis 
bumaniter. recipique faciatis ac sibi resignari dictum officium cum omnibus 
munitionibus ad illud pertinentibus. de quibus conficiatur iuuentarium regi- 
strandum in massaria. et congruis temporibus de sibi debitis salario stipendio 
siue prouisione ac obuentionibus debite consuetis. non contraueniendo dictis 
regulis. responderi faciatis prout suo precessori factum fuit. In quorum om- 
nium eie. Data jauue mcccclv die x januarij. 



anno 1455 ( 262 ) 



DOCUMENTO LXXIII. 

Jacopo Onesti eletto scrivano della curia di Caffa promette di bene esercitare 
1' ufficio, e presta cauzione di 400 fiorini. 

1455 10 gennaio 

(Filza di Caffa, n. 16) 

* MCCCCLV die decima januarij. 

Jacobus onestus notarius electus in unum ex scribis scribanie curie capile 
per magnitìcum officium sancti georgij constitutus eie. jurauit et promisit ete. 
bene et fideliter ac legaliter exercere dictum officium scribanie : et demum 
omnia agere que incumbunt officio suo et facere debet quilibet fidelis nota- 
rius : slare sindicamento et soluere omnem condemnationem contra eum fìen- 
dam per sindicatores suos siue per magnificum officium sancti georgij. sub 
pena florenorum quadringentorum januinorum. 

Sub etc. Renuncians etc. Et prò eo etc. 

Neapolionus de viualdis prò florenis centum januinorum siue fior. e. 

Carolus cigonia q. caroli prò florenis centum januinorum siue fior. e. 

Paulus merlasinus prò florenis centum januinorum siue fior. e. 

Die XI januarij. 

Andreas de domoculta q. peregri prò florenis centum januinorum siue 
fior. e. 

Sub etc. Renunciantes etc. 

Petrus de majolo notarius. 



DOCUMENTO LXXIV. 



Baldassare De-Marini eletto castellano della torre di s. Costantino di Caffa 
promette come sopra, e presta cauzione di 800 fiorini. 

1455 15 gennaio 

(Filza di Caffa, n. 17) 

* MCCCCLV die XV januarij. 

Radasar de matinis augustini electus per magnificum officium sancti georgij 
castellanus castelli sancii constantiui caphe constitutus etc. jurauit et promisit 
michi dicto notario tanquam etc. bene et fideliter nomine et vice dictorum do- 



( 2>()3 ) DOCUMENTI 



minorum protectorum custodirò diligente! - et saldare didimi castellani et te- 
nero socios et stipendiatos ordinatos por regulas. et ipsum castellam bene 
nianitum arrais et victualibus necessarijs: et parere mandatis ipsius magnifici 
ofiicij et sui consulis caphe: nulli resiguarc dictum castellum nisi cum litteris 
et contrasignis prefati magnifici ofiicij : stare sindicamenlo et soluere omneni 
condemnationem contra ipsum fionda in por suos sindicatores: et demum facerc 
ea omnia que debet omnis fidelis castellanus versus suum dominum et supc- 
riorem. Et bec sub pena fiorenorum oclingentorum januinorum. 

Sub etc. Renuucians etc. Et prò co etc. 

Filippus de marinis q. filippi prò florenis ducentis januinorum siue fior. ce. 

Julianus de marinis q. leonardi prò florenis ducentis januinorum siue fior. ce. 

Benedictus de marinis johannis prò florenis ducentis januinorum siue fior. ce. 

Franciscus do sauiguonis q. barth. prò florenis ducentis januinorum siue 
fior. ce. 

Sub etc. Reuunciantes etc. 

Petrus do majolo notarius. 



DOCUMENTO LXXV. 

I Protettori ringraziano il dottore Batista Goano, ambasciatore dulia repubblica 
di Genova a Venezia, delle notizie sulle cose d'Oriente loro comunicate. 

4 455 47 gennaio 
(Litter. off. s. Georg, ann. 1454-1457) 

(fol. 65 v.) 

Spedalo et preclaro juris utriusque doctori. domino baptiste de goano. legato 
januensis reipubliee apud veuctias. 

Gratissime nobis fuerunt. spoetate et preclare juris utriusque doctor. plo- 
reque littore vestre nobis reddite. ex quibus facile deprebendi potest summa 
diligenlia vestra in scribendo. quantamque libenter curain sumpseritis nobis 
significandi ea omnia que cognizione nostra digna videantur. Agimus itaque 
prò hac humanitale vestra in nos gratias ingentes. orantes diligentiam vestram 
ne sibi labor sit quemadmodum bactenus fecit. ita de cetero nos certiores 
omni tempore reddere omnium rerum quarum cognitionem utilem ac neces- 
sariam nobis esse prudentia vestra intclliget. (Qui entrano a parlare di Cor- 
sica sul conto del ribelle Raffaele da Lecca, sino al fine). Data die xvn ja- 
nuarij mcccclv. 

Prolectores. 



anno 1455 ( 264 ) 



DOCUMENTO LXXVI. 

Maurizio Boccanegra elotto capitano degli orgusii in Calla promette ecc. e 
presta cauzione di 400 fiorini. 

1455 18 gennaio 

(Filza di Calìa, n. 18) 

* MCCCCLV die XVIII januarij. 

Mauritius buchanigra electus capitaneus orgusiorum caphe per niagnificum 
oilìcium sancti georgij consti tutus eie. jurauit et promisit etc. bene et fideliter 
exercere dictum oflìcium : parere mandatis prefati officij et sui consulis caphe: 
et fideliter et diligenter exercere dictum oflicium: et agere ea omnia que 
incumbunt sibi et facere clebet quilibet fidelis olficialis versus etc. : stare sin- 
dicamento et soluere etc. sub pena florenorum quadringcntorum. 

Sub etc. Renuncians etc. Et prò eo etc. 

Seguono i nomi di quattro securtà: le due prime di cento e le due ultime 
di cinquanta fiorini ciascuna; ciò che fa solo 500 fiorini. 



DOCUMENTO LXXVII. 

Patente di castellano della torre di s. Costantino in Caffa data al nobile Dal- 
dassare De-Marini. 

'1455 21 gennaio 

(Diuers. neg. off. s. Georg, ann. 1453-1457) 

( fol. 30 ) 



Protectores etc. Speclabili. prestantibus. egregijs et prudenlibus viris consuli 
massarijs et prouisoribus. antianis et officio monete ac castellano turris sancti 
conslautini caffè, carissimis nostris. salutem. 

Cum elegerimus et constituerimus in castellanum et prò castellano illius 
turris virum nobilem dileclum nostrum badasarem de marinis cum stipendio 
et comitiua honoribus et obuentionibus debitis. non contraueniendo regulis 
caffè, prò anno uno et pluri et pauciori tempore ad nostrum beneplacitum 
et mandatum: Mandamus vobis quatenus statim visis presentibus eundem 



( 265 ) DOCUMENTI 



badasavem in castellanum elicle lurris habeatis et recipiatis benigne et huma- 
niter sicut decet. sibi statini visis presentibus resignari facientes diete turris 
custodiam et possessionem cum omnibus armis et munitionibus suis per inuen- 
tariuni registrandum in cartulario massone, et congruis temporibus eidem 
badasari castellano de stipendio et obuentionibus debitis. non contraueniendo 
regulis predictis. respondeatis et responderi faeiatis. ipsumque badasarem 
recte et rito exercentem officium suum benigne et humaniter tracletis et 
tractare debcatis. In quorum omnium testimonium has nostras patentes litteras 
fieri et registrari jussimus. nostrorumque magni et parui sigillorum impres- 
sione muniri. Data janue mcccclv die xxi januarij. 



DOCUMENTO LXXVIII. 

l'atente di capitano degli orgusii in Caffa data a Maurizio Iioccanegra. 

Hi'óo 21 gennaio 

(Diuersor. negot. off. s. Georg, ann. 1453-1457) 

(fol. 30) 

Protectores etc. Spectabili. prestantibus. egregijs. et prudentibus viris consuli 
massarijs et prouisoribus. antianis et officio monete ciuitatis caffè, ac januen- 
sibus et beneficio januensium in ea ciuitate gaudentibus. ac armigeris siue 
orgusijs diete ciuitatis. carissimis nostris. salutem. 

Habentes gratam probitatem viri strenui mauritij bucanigre. eundem eie- 
gimus in capitaneum et prò capitaneo orgusiorum diete ciuitatis cum stipendio 
honoribus obuentionibus balia et prerogaliuis debitis et debite consuetis. ser- 
uatis regulis caffè, prò anno uno et pluri et pauciori tempore ad nostrum 
beneplacitum et mandatum. Mandamus vobis quatenus stalim visis presentibus 
eundem mauritium in capitaneum et prò capitaneo dictorum armigerorum 
siue orgusiorum habeatis et recipiatis benigne et humaniter sicut decet. et 
ipsum bene et fideliter exercentem officium suum tractetis humaniter sicut 
merita sua postulabunt. facientes sibi statini resignari dictum officium et 
congruis temporibus de debitis sibi stipendio et obuentionibus responderi. et 
vos orgusij eidem mauritio capitaneo vestro in pertinentibus ad officium suum 
prompte et reuerenter pareatis. Approbantes ex nunc prout ex tuuc et ex 
tunc prout ex nunc quecumque recte et rite idem mauritius in dicto capi 
taneatus officio ad dictum officium pertinentia gesserit et fecerit. In i|uorum 
testimonium etc. Data ut supra. 



anno 1455 ( 2(i(> ) 



DOCUMENTO LXXIX. 

Patente di console di Savastopoli data ad Ambrogio Dei-Pozzo. 

\ iS5 21 gennaio 

(Diuersor. negotior. off. s. Georg, ann. 1453-1487) 

[fol. 30 v.) 

Protectores etc. Spectabili et prestantibus viris. constili, massarijs et officio 
monete ciaitatis caffè, nec non consuli januensinm in sauastopoli. ac januen- 
sibus et beneficio januensium ibidem gaudentibus. freqnentantibus et frequen- 
taturis. dilectis nostris. salutem. 

Cum elegerimus et constituerimus in consulem et prò consule januensium 
et beneficio januensium in sauastopoli gaudentibus. et ibidem frequenlanlibus 
et negotiantibus et frequenlaturis et negotiaturis. virum prudentem dilectum 
nostrum ambrosium de puteo. ciuem janue. cum potestale balia auctoritate 
salario honoribus et obuentionibus debitis et debite consuetis. prò anno uno 
et pluri et pauciori tempore ad nostrum beneplacitum et mandatum: Man- 
damus vobis quatenus statini visis presentibus eundem ambrosium in consulem 
et prò consule januensium in sauastopoli babeatis et recipiatis. tractetis et 
reputetis benigne et humaniter sicut decet. sibique pareatis in pertinentibus 
ad officium suum consulatus prompte et fideliter tanquam nobis: Approban- 
tibus quascumque sententias condemnationes et acta quelibet ad officium suum 
pertinentia. que idem ambrosius consul recte et rile in dicto officio fecerit 
perinde ac si a nobis legitime processissent. Mandantes insuper vobis quatenus 
eidem ambrosio consuli congruis temporibus de debitis sibi salario et obuen- 
tionibus respondeatis et responderi faciatis ut decet. In quorum etc. Data 
ut supra. 

Segue la poscritta. 

Ceterum non obstante illa clausula de visis presentibus volumus has litteras 
locum habere statini finito anno guirardi pinelli. si fonasse dei pietate ante 
attingerent naues nostre capham. Data ut supra. 



( 267 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO LXXX. 

Patenti della iagataria delle erbe, legname e carbone, e. del peso della seta in 
Gaffa date a Gaspare da Sestri. 

1455 21 gennaio e 3 febbraio 

(Diuersor negot. off. s. Georg, ann. 1Ì53 - U57) 

(fol. 30 v.) 

Protectores etc. Spectabili. prcstantibus et egregijs viris. constili, massarijs 
et prouisoribus et officio monete ciuitatis caffè, et januensibus et beneficio 
januensium ibidem gaudentibus. carissimis nostris. salutem. 

Cum elegerimus in officialem officij ihagatarie herbarum lignaminis et car- 
boni illius ciuitatis dilectum nostrum gasparem de sigestro cum salario obuen- 
tionibus et balia debitis et debite consuetis. non derogando regulis caffo, prò 
anno uno et pluri etc. Mandamus vobis quatenus statim visis presentibus 
eundem gasparem in officialem dicti officij habeatis recipiatis tractetis et repu- 
tetis benigne et humaniter sicut decet. eidem resignari facientes dictum officium 
visis presentibus. et congruis temporibus sibi responderi de debitis sibi salario 
et obuentionibus prò ut babuerunt precessores sui. non contraueniendo regulis. 
In quorum etc. Data janue mcccclv die xxi januarij. 

Segue d'altra mano. 

Ceterum quia francus caualortus cui conlulimus officium ponderis sete (') 
nequit eo accedere, contulimus dictum officium dicto gaspaii de sigestro altcntis 
meritis suis. in omnibus et per omnia juxta contincntiam suprascriptarum litte- 
rarum. Mandamus ilaque vobis quatenus visis presentibus eundem gasparem 
habeatis et recipiatis in officialem dicti ponderis prò anno uno et pluri etc. 
facientes sibi responderi congruis temporibus de salario et obuentionibus debitis. 
seruatis regulis caffè. Data janue die in februarij mcccclv. 

(') Si allude al documento L soprariferito a pag. 138. 



anno 1455 ( 268 ) 



DOCUMENTO LXXXI. 

Patente di ministrale di Caffa data a Paolo Raggio. 

1455 21 gennaio 

(Diuer. negot. off. s. Georg, ann. 1453-1-457) 

(fol. 31) 

(e Filza di Caffa, n. 19) 

Protectores etc. Spectabili et prestantibus viris. constili, massarijs et proui- 
soribus. antianis et officio monete ciuitatis caffè, nec non januensibus ibidem 
morantibus et diuersantibus. moraturis et diuersaturis in ipsa ciuitate. et bur- 
gensibus et beneficio januensium gaudentibus in dieta ciuitate. salutem. 

Cum elegerimus ministrum siue ministralem illius ciuitatis prò anno uno'et 
pluri et pauciori tempore ad nostrum beneplacilum et mandatum prudentem 
\irum paulum ragium q. nicolai cum salario balia et obuentionibus debitis et 
debite consuetis. non contraueniendo regulis caffè : Mandamus vobis quatenus 
visis presentibus eundem paulum ministrum siue ministralem diete ciuitatis 
habeatis recipiatis tractetis et reputetis benigne et humaniter sicut decet. et 
sibi dictum officium ministrarle resignari statini visis presentibus facialis. 
sibique congruis temporibus de debitis sibi salario et obuentionibus. seruatis 
regulis predictis. responderi faciatis. Approbantes ex nunc prout ex tunc et ex 
tunc prout ex nunc omnes sententias oondemnationes et acta quelibet rite et 
recte ferendas et ferenda per ipsum paulum ministrum in dicto officio ad 
ejus officium pertinenza sicut a nobis legitime processissent. In quorum om- 
nium testimonium etc. Data janue die xxi januarij 1455 (sic). 



DOCUMENTO LXXXII. 

Patente di scrivano della curia di Caffa data al notaio Jacopo Onesti. 

U55 21 gennaio 

(Diuersor. negot. off. s. Georg, ann. 1455-1457) 

(fol. 31) 

(e Filza di Caffa, n. 20) 

La forinola della patente è all' incirca dello stesso tenore del documento 
L1X, con questo di più che V Onesti è detto notaio de collegio et matriculà 
notariorum janue. 



( 269 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO LXXXIII. 

I Protettori ringraziano Pietro Noceti secretarlo apostolico della benevola assi- 
stenza prestala nella curia romana al padre Dcodato Boccone, da essi inviato 
oratore al Papa. 

1155 21 gennaio 
(Litterar. off. s. Georg, ann. 1454-1457) 

(fol. 66 v.) 

Magnifico et preclaro militi ('). domino petro de nueeto. apostolico se- 
cretano etc. 

.Multiplicantur in dies. magnifice et preclare miles. tot tantaque in nos 
magnificentie vestre beneficia, ut agendis gratijs paria verba non inueniamus. 
referendis quoque nos Ionge impares esse intelligamus. 

Redijt nuper ad nos venerabilis dominus magister deodatus boconus ob 
pericula caphe et aliarum terrarum maris pomici ad conspectum sanctissimi 
domini nostri transmissus. Is cum sccum altulisset bullas et alias lilteras a 
benignitate sanctissimi domini nostri impetratas. posteaquam de summa cari- 
tate sanctitatis sue in nos. deque recto affectu beatitudiuis sue et reuendis- 
simorum dominorum cardinalium erga conseruationem et defensionem dictarum 
ciuitatum et terrarum pleraque disseruit. non reticuit se omnia que attulit. 
ope potissimum ac diligentia magnificentie vestre. etiam sine ulla solutione. 
impetrasse. Adiecitque cum tot tamque multiplicibus curis et occupationibus 
magnificentia veslra implicita esset. reliqua omnia negotia seposuit ut expe- 
ditionem suam acceleraret. Et postremo litteras magnificentie vestre summam 
bumanitatem et beniuolenliam benignitatis vestre in nos redolentes et ea que 
retulerat comprobanles. nobis reddidit. 

Ob hoc igitur et alia ingentia benignitatis vestre in nos merita, habemus 
habebimusque omni tempore magnificentie vestre ingentes gratias : orantes 
ut si quid est aut erit in quo possimus commodis suis inseruire. curet ut id 
intelligamus. Nos enim beneficiorum vestrorum non immemores. sola ea ma- 
gnificentie vestre negaturi sumus. que a nobis prestari non possent. Data 
die xxi januarij. 

Protectores etc. 

(') In quanti sensi s' adoprassc nel medio evo la voce Miles lo dicono il 
Ducange nel suo Glossario e il Ricotti nella Storia delle compagnie di ven- 
tura in Italia, voi. i.° p. 39 e seg. 



anno 1455 ( 270 ) 



DOCUMENTO LXXXIV. 

I Protettori di s. Giorgio ordinano ad Antonie Lercari secondo console, a Branca 
Oliva e a Martino Voltaggio padroni delle due navi, e agli officiali e soldati 
che sovr'essc devono essere trasportati in Caffa, di prestare obbedienza a 
Tommaso Domoculta, designato primo console di questa colonia. 

1455 21 gennaio 

(Filza di Caffa, n. 21) 

Protectores comperarum sancti georgij excelsi comunis janue. egregijs et 
prestantibus viris antonio lereaiio. futuro consuli massario et prouisori caffè, 
omnibusque oflìcialibus nostris in caffam et alia loca nostra maris pontici 
petituris. nauigaturis cum nauibus infrascriplis. branche de oliua et martino 
de vultabio patronis nauium duarum conductarum ad stipendia nostra caffè, 
nauclerijs. scribis. ingrezatoribus. (sic) oflìcialibus et turmis dictarum nauium. 
necnon conestabilibus et slipendiatis nostris caffam deo propino petituris. salutem. 

Cum preheminentia et obedientia vestrum omnium debeatur. et ita decre- 
uerimus. spedato viro thome de domoculta nostro designato consuli caffè, cui 
tenore presentium damus amplam baliam faciendi summarie processus quibu- 
scumque quos delinquenturos (sic) .... postulabit arbitrio suo. et merum et 
mixlum imperium ac gladi] potestatem in vos et vestrum quemlibet: Manda- 
mas vobis omnibas quatenus prefato thome consuli nostro et mandatis suis 
tanquam nobis prompte et fìdeliter pareatis: Approbantibus ex nunc prout ex 
tunc et ex tunc prout ex nunc omnes et singulos processus sententias mullas 
banna condemnationes ac acta quelibet que idem thomas noster consul recte 
et rite etiam summarie fecerit. perinde ac si a nobis legitime processissent. 
In quorum omnium lestimonium eie. Data janue mcccclv die xxi januarij. 



DOCUMENTO LXXXV. 

Paolo Raggio eletto ministrale di Caffa promette di bene esercitare 1' officio, e 
presta cauzione di 800 fiorini. 

1455 22 gennaio 

(Filza di Caffa, n. 22) 

La formola è dello stesso tenore delle precedenti; e seguono sette securtà 
per la somma complessiva di 800 fiorini, pari a lire 1000 di genovini. 



( 271 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO LXXXVI. 

Giuseppe di Rapallo eletto castellano di Soldaia prometto di Itene esercitare 
l' officio, e presta cauzione di 2000 fiorini. 

-1455 23 gennaio 
(Filza di Calìa, n. 23) 

Joseph de rapallo q. augustini electus per magnifica officia sancti georgij 
castellante cum subcaslellanijs soldaie constitutus in preseutia eie. jurauit et 
promisit etc. bene et fideliter ctc. custodire diligenter et saluare dictum 
castellum et tenere socios et stipend'atos ordinatos per regulas et ipsum 
castellum bene munitura armis et victualibus necessarijs: parere mandatis 
magnifici officij sancti georgij et sui consulis caphe : nulli resignare dictum 
castellum nisi cum litteris et contrasignis prefati magnifici officij : stare sindi- 
camento et soluere omnem condemnationem contra ipsum fiendam per suos 
sindicatores : et demum facere ea omnia que debent omnes fideles castellani 
et subcastellani versus dominum et superiorem suum. Et hoc sub pena flore- 
norum duorum milium januinorum. 

Sub etc. Renuncians etc. Et prò eo etc. 

Seguono i nomi di sedici securta, ciascuna per 200, o per 100, o per 
50 fiorini: in totale 2000. 



DOCUMENTO LXXXVI1. 

1 Protettori ordinano l'invio da Caffa a Genova dei registri della cessata casa 
bancaria Gentile-Dinegro-Promontorio, per la liquidazione dei conti della 
medesima. 

1455 23 gennaio 
(Litterar. oli. s. Georg, ann. -14-54-1 457) 

(fot. 75) 

Proteclores ctc. Spedato et prestanti viro thorne de domoculta consuli desi- 
gnato ciuitatis caphe. dilectissimo nostro. 

Narratum nobis est. spedate vir dilectissime noster. nomine virorum pre- 
stantium antonij et pauli gentilium. urbani de nigro. edoardi ac dominici de 
prementorio. quod cum superioribus annis in ciuitate illa caphe tenuerint 
banebum. solidatis demum rationibus cartulari] banchi sui. integre creditoribus 



anno U55 ( 272 ) 



ejus satisfecerunt. et tamen in ipso cartulario multi eorum debitores super- 
sunl. a quibus nullam satisfaetionem hactenus consequi poluerunt. Et ob id 
rogati fuimus ut velimus eis licentiam concedere, ex qua possint cartularium 
dicti sui bandii ex ciuitate illa huc atterri facere. cura presertim confidant a 
plerisque debitorum ipsius cartularij hic exigere posse non exiguam partein 
ejus quod s,ibi debetur. 

Nos igitur inlelligentes equum esse hujusmodi eorum requisitioni assentire, 
dummodo ita prouideatur quod res ipsa alicujus ]ura ledere non possit. vo- 
lumus ac jubemus ut per urbem illam tribus diebus continuis publice pro- 
clamari faciatis ut si quis voluerit copiam aliquarum parlitarum ipsius cartu- 
larij transcribi facere. id omnino faciat intra menses tres lune proxime se- 
cuturos. et post triduum copiam ipsius proda mationis affigi facile in aliquo 
loco publico ubi ab omnibus conspici possit. et interim curate ut quisquis 
voluerit copiam aliquarum partitarum ipsius cartularij. partite ab eo requisite 
sibi transcribantur. et etiamsi vel burgenses vel alij habitatores illius urbis 
vellent intra ipsum terminum lotius dicti cartularij. exemplum sumere, id 
sibi perrniltite. 

Transacto vero termino ipsorum mensium trium equum nobis videtur. et 
ita vobis committimus. ut agentibus prò dicto antonio et socijs liberam licen- 
tiam concedalis ex urbe illa extrahendi et januam mittendi dictum cartu- 
larium banchi, alicujus contradictione non obstante. Data die xxm jauuarij 

MCCCCLV. 

Segue la poscritto,. 

Et quoniam superius non diximus nisi de uno cartulario ipsius banchi, 
volumus libere permittatis omnia cartularia ejusdem banchi exlrahi et huc 
afferri, precedentibus tamen solemnitatibus superius deciaratis. 



DOCUMENTO LXXXVIII. 

Tommaso di Domoculta è deputato primo console di Cafla. 

1iS5 24 gennaio 

(l)iuersor. negot. off. s. Georg, ann. i453-J4o7). 

(fol. 17) 

Protectores etc. Spectabilibus et prestantibus ac egregijs et prudentibus 
viris domino demetrio de viualdis legumdoctori consuli calfe. simoni grillo et 
marco de cassina capitaneis et commissarijs. massarijs antianis . offieijs monete et 



( 273 ) DOCUMENTI 



balie, ceierisque magistratibus. citlibus. mercatoribus. burgensibus et januensibus 
ut beucfìcio janueusium gaudenlibus. morantibus et frequentantibas ia cimiate 
caffè, et moraluris el frequenlaturis in dieta ciuitate. ac alijs magistratibus 
quorumeumque locorum maris majoris et pomici, ac ubilibet in imperio ga- 
zane consiituiis. saluterò. 

Intendentes (sic) omni studio omnique diligenlia omnibus prouisionibus quibus 
illa nobilissima ciuitas calla bene regalur et amplificetur. ut efficiatur solita 
capba. Itaque vebementer confisi de virtutibus et diligenlia ac integrilate viri 
prestanlis carissimi nostri thome de domoculta. eundem tbomam elegimus ac 
constituimus in consulem et prò consule diete ciuitatis et omnium pertinen- 
tiarum suarum. cum potestale balia arbitrio meroque et mixto imperio et 
gladij potestate et cum salarijs utilitatibus honoribus prerogatiuis et prehemi- 
nentijs debitis et debite consuetis et prout predecessores sui habuerunt. non 
derogando regulis et ordinamentis diete ciuitatis. exceptis his concessis sibi 
de forti officio, ut continetur iu litteris nostris particularibus. ad compescendos 
excessus lemerariorum et male composilorum. et hoc prò auno uno incepturo 
visis preseniibus et pluri pauciorique tempore ad nostrum beneplacitum et 
manda tum ('). 

Mandamus igitur vobis omnibus et singulis suprascriptis ac quibuscumque 
alijS ad quos pertinere quomodolibet possit. quatenus statim visis preseniibus 
prefatum spectabilem thomam in consulem el prò consule ut supra habeatis 
recipiatis tractetis et reputetis reuerenter et honorifice sicut decet. sibique el 
mandatis suis pertinentibus ad ofiicium suum. honorem nostrum aspicienlibus 
prompte et fideliter ac reuerenter pareatis tanquam nobis: Approbantibus ex 
nunc prout ex tunc et ex tunc prout ex nunc omnes et singulos processus 
sententias banna forestationes multas condemnationes et precepla quelibet ad 
officium suum pertinentia. que gesserit et fecerit idem thomas consul recti 
et rite in dicto suo officio, perinde ac si a<nobis legitime processissent. 

Ceterum prefato spedato thome consuli congruis temporibus de debilis sibi 
salario obuentionibus et prerogatiuis respondeatis et integre respondari faciatis. 
In quorum omnium testimouium has noslras patentes litteras fieri et regi- 
strali jussimus. nostrorumque sigillorum magni et parui impressione muniti. 
Data janue mcccclv die xxnu januarij. 



(') Le particolari lettere o istruzioni scerete qui citate de forti officio ad 
compescendos excessus temerariorum etc. non le abbiamo rinvenute in nissun 
codice dell' archivio. 

19 



anno 1455 ( 274 ) 



DOCUMENTO LXXXIX. 

Decreto dei Protettori che coslituisce Antonio Lercaii console di Gaffa dopo 
Tommaso Domoculta. 

1455 24 gennaio 

(Filza di Calla, n. 24) 



Proteclores etc Spettabili et prestanlibus et egregijs viris thome de domo- 
culta consuli. massarijs. prouisoribus. antianis. officio monete, omnibusque ma- 
gistratibas ciuitatis caffo, et januensibus et beneficio januensium ibidem et in 
toto mari pontico et imperio gazarie morantibus et frequentantibus et mora- 
turis et frequentaturis. salutem. 

Cum occurrentibus temporum condiiionibus decreuerimus eligere tres con- 
sules. videlicet quorum quilibet anno uno exerceat dicium consulatus offìcium 
et duobus annis sit rnassarius et prouisor ipsius ciuitatis. elegimusque vos 
tbomam primum consulem prò primo anno, spectatum virum antonium ler- 
carium consulem prò secundo anno, et eundem antonium visis presentibus 
prò primo anno consulatus vestri thome massarum et prouisorem. et spec- 
tatum damianum de leone prò tertio anno, et prò dicto tertio anno consulatus 
prefati damiani eundem antonium in massarium et prouisorem. cum salarijs 
utilitatibus honoribus preheminentijs potestate et balia meroque et mixto im- 
perio et gladij potestate prò officio consulatus juxta tenorem litterarum vestri 
thome et dicti damiani. et prò offieijs massarie et prouisorie cum salario an- 
nuo summorum argenti octoginta. et reliquis prout in vestris litteris et dicti 
damiani prò dictis offieijs massarie. et prouisorie continetur. 

Mandamus igitur vobis quatenus visis presentibus prefatum spectatum an- 
tonium' lercarium prò primo anno in massarium et prouisorem habeatis et 
recipiatis benigne humaniter et honorifice sicut decet. et prò secundo anno 
in consulem et prò tertio in massarium et prouisorem ut supra et pluri et 
pauciori tempore ad nostrum beneplacitum et mandatimi: in omnibus et per 
omnia ut supra fit mentio. singula singulis referendo, sibique responderi fa- 
ciatis congruis temporibus, seruatis regulis caffè, exceplo ubi dispouitur de 
salario massarie et prouisorie quod superius taxauimus. Approbautes ex nunc 
etc. In quoram etc. Data janue die xxini januarij mcccclv. 



( 275 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO XC. 

Alleo decreto con cui il giurista Lanzarotto Beccaria viene eletto vicario con- 
solare di Gaffa per duo anni. 

lì'i-') Vi gennaio 

(Filza di Coffa, n. 25) 

Protectores eie. Spettabili el circumspectis viris. thonie de domoculta con- 
sali presemi et futuro, massarijs et prouisoribus. antianis et alijs magistratibus 
ne januensibus et burgensibus calle, carissimis nostris. salutem. 

Dispositi ex omni parte illi nobilissime ciuitati prouidere de officialibus 
tante virtutis et integritatis quod refulgente fama boni regiminis ipsius ciui- 
tatis. merito predicali possit ciuitatem ipsam esse lemplum justitie et hone- 
slatis ('). Itaque informati de virtutibus moribus scienlia et honestate clari viri 
domini lanzaroti de becaria juris eiuilis periti, eundem elegimus in vicarium 
consularem caffè prò anuis duobus et pluri et pauciori tempore ad nostrum 
beneplacitum et mandatum. cum salario obuenlionibus utilitatibus honoribus 
emolumentis et prerogatiuis debitis et debite consuetis. non contraueniendo 
regulis calle, et prout precessores sui habuerunt. non contraueniendo eis 
regulis. 

Mandamus igitur vobis consuli tam presenti quam futuro, et omnibus ad 
quos spedare videatur. quatenus statini visis presentibus recipiatis habeatis 
tenealis tractetis et reputetis benigne et bumaniter sicut decet eundem domi- 
num lanzarolum in vicarium et prò vicario diete ciuitatis. eidem respondentes 
et responderi facientes congruis temporibus de debitis salario et obuentionibus. 
Approbantes ex nunc prout ex tunc et ex lune prout ex nunc omnes et singu- 
las sententias banna forestationes precepta condenmaliones et acta quelibet que 
idem dotninus lanzialotus (sic) in dicto vicariatus officio recte et rite gesserit 
et feceril. perinde ac si a nobis legittime processisset. In quorum omnium 
lestimonium presentes noslras lilteras fieri et registrar) jussimus. nostrorum- 
que magni et parui sigillorum impressione muniri. Data janue wcccclv die 
xxiiii januarij. 

(') Questo documento, il susseguente ed altri ancora mancano di senso nel 
preambolo, e credo di doverlo attribuire a ciò che nella filza fuvvi inserito 
solo 1' abbozzo di essi atti, i quali effettivamente sono pieni di mende e can- 
cellature. 



anno 1455 ( 27(i ) 



DOCUMENTO XCI. 

Patente di massaro e provvisore di Caffa data a Tommaso di Domoculta, da 
avere luogo dopo il suo consolato. 

1465 24 gennaio 

(Filza di Coffa, n. 20) 

Protectores etc. Spettabili et circumspectis vii is. antonio lercario futuro con- 
suli caffè, massarijs et prouiso-ribus ciuitatis caffè, anlianis. officio monete et 
alijs magistratibus diete ciuitatis. ac januensibus et beneficio januensium gau- 
dentibus in dieta ciuitate. ac omnibus ad quos spedare videatur. dilectis no- 
stris. salutem. 

Cum. ut ipsi ciuitati prouisum osset de officialibus preheminenlibus. quo- 
rum virtutibus exultare merito ciuitas ilio possit. elegerimus tres consules 
sub vicissitudine consulari et massone, elcctusque sit prò primo anno spectatus 
vir carissimus noster tbomas de domoculta cousui, et prò duobus annis se- 
quentibus et pluri etc. alter massarius et prouisor. cum salario summorum 
octoginta prò dictis offieijs massarie et prouisorie singulo anno tantum, et 
cum balia bonoribus etc. non contraueniendo etc. Mandamus vobis omnibus 
etc. quatenus statim finito tempore consulatus. ipsum tbomam in alterum 
massarium et prouisorem diete ciuitatis prò dieto tempore babeatis eie. Ap- 
probantes etc. Data janue mcccclv die xxim januarij. 



DOCUMENTO XCII. 

Patente di scrivano della curia di Caffa data al notaio Antonio Torriglia. 

1455 24 gennaio 
(Filza di Caffa, n. 27) 

Protectores etc. Spectabili. prestantibus. egregijs et prudentibus viris. consuli. 
massarijs et prouisoribus. vicario, anlianis. officio monete et alijs magistratibus 
caffè, ac januensibus et bùrgensibus caffè gaudenlibus beneficio januensium 
in dieta ciuitate. carissimis nostris. salutem. 

Cum elegerimus et constiluerimus in unum mi scribarum curie illius ciui- 
tatis et illarum scribaniarum mercantie. sindicalorum et sancti antonij. quas 
aggregauimus dictis scribanijs curie caffè, dilectum nostrum antonium de tu- 



( 277 ) DOCUMENTI 



lilia notariurn prò anno uno et ultra ad nostrum benoplacitum et mandatimi. 

ita qaod absque expressis littoris nostris rcuocantibus ipsum amouori 

nequeatis idem dieentes de omni salario uiilitatibus etc. Mandamus vobis ut 
expresse committimus quatenus statini visis presenlibus eundem antonium in 
unum quatuor scribarum diete eurie et scribaniarum habeatis recipialis etc. 
Approbantes eie. In quorum etc. Data janue skxcclv die xxmi januarij. 



DOCUMENTO XCIII. 

Patente di scrivano della masseria di Cada dala al notaio Gerolamo Cerro. 

1 i-'Jo 24 gennaio 
(Filza di Calla, n. 28) 

Proteclores etc. Spectabili et prestantibus et egregijs viris. consuli. massarijs 
et prouisoribus et ollìeio monete ciuilatis calle, carissimis nostris. salutem. 

Cuin elegerimos et coustiluerimus in scribam et prò scriba massarie illius 
ciuitalis dilectum nostrum bieronimum de cerro notariurn prò anno uno et 
pluri etc. cum salario obuentionibus prerogatiuis etc. seruatis regulis caffè: 
Mandamus vobis quatenus visis presentibus eundem bieronimum in scribam 
et prò scriba diete massarie habeatis recipiatis etc. facientes sibi resignari 
dicium scribanie ollicium et omnia ad ipsum pertinenza et congruis tempo- 
ribus de debitis sibi salario etc. responderi. Approbantes ex nunc etc. que- 
cumque scribenda et testauda per ipsum bieronimum in dicto scribanie of- 
ficio recte et rite sicut a nobis processisset.* In quorum omnium etc. Data 
janue mcccclv die xxiiìi januarij. 



DOCUMENTO XCIV. 



Patente di castellano di Soldaia e della torre di s. Elia dala a Giuseppe di 
Rapallo. 

1455 24 gennaio 
(Filza di Calla, n. 29) 

Protectores etc. Spectabili. prestantibus et egregijs viri,, consuli. massarijs 
et prouisoribus. antianis. ollicio monete, ac consuli soldaie et castellane et 
subcaslcllauis c.islellorum soldaie et sancti clic, necnon januensibus et bene- 
ficio ianuensium "audcnlibus in calla et soldaia. dilei;lis nostris. salulem. 



anno 1455 'l( 278 ) 

Cam elegerimas in castellanum illius castelli soldaie et castelli scu turris 
saucti clie probum virum ioseph de ra palio prò anno uno et pluri et pauciori 
tempore ad nostrum beneplacitum et mandatum. cum auctoritate eligendi sibi 
subcastellanos probos et iìdeles et accipiendi bonam comiliuam. et non aliler. 
prò custodia ipsorum fortilitiorum et cum pagis debitis juxta regulas calle, 
et cum stipendio utilitatibus prerogatiuis et obuentionibus debitis et debile 
consuetis et seruatis regulis predictis: Mandamus omnibus vobis ad quos per- 
tinere noscatur quatenus statini visis presenlibus eundem ioseph in castellanum 
et prò castellano dictorum duorum fortilitiorum habeatis recipiatis tracletis et 
reputetis benigne et humaniler sicut decet. et dictorum fortilitiorum posses- 
sionem sibi tradi et assignari cum omnibus munitionibus faciatis. de quibus 
conficiatur inuentarium registrandum in libro massarie. et debitis temporibus 
de stipendio et obuentionibus sibi debitis eidem respondeatis et responderi 
faciatis. In quorum etc. Data janue die xxim januarij mccgclv. 



DOCUMENTO XCV. 



Carlo Cicala eletto console di Soldaia promette di bene esercitare l'ufficio, e 
presta cauzione di 2,000 fiorini. 

443o 24 gennaio 

(Filza di Calla, n. 30) 

* MCCCCLV die XXMI januarij. 



Carolus cigala q. edoardi electus consul massarius et ministralis cum scri- 
bania et caualaria sodanie (sic) per magnificum officium sancti georgij. con- 
stilutus etc. jurauit et promisit etc. Il resto è Mio eguale all'atto 11 dicem- 
bre 1434, cioè al documento LUI , mutati solo i nomi del console e della 
colonia. Et hoc sub pena florenorum duorum milioni januinorum. 

Sub etc. Renuncians etc. Et prò eo etc. 

Seguono le sicurtà che sono dieci, ciascuna per fiorini ducente 



( 279 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO XCVI. 

Girolamo Cerro eletto scrivano della masseria di Calla promette di esercitare 
bene l'ufficio, e presta cauzione di 1,000 fiorini. 

1455 25 gennaio 

(Filza di Gaffa, n. 31) 

* MCGCGLV die XXV januarij. 

Jeronimus de cerro notarius ciuis janue electus scriba massarie caffè per 
magaificum etc. spome etc. promisit ctc. de bene et legaliter exercendo dic- 
tam ejus scribaniam et parere maudatis etc. ac seruare constitu.tion.es et or- 
dinamenta ipsius oflìeij. et demum omnia bona fide et obedienter facere que 
ad eum ratione diete scribanie pertiDcbunt. Insuper infrascripti et quilibel 
ipsorum prò infrascripla quantitate pecuuie prò dicto jeronimo et ejus par- 
libus et mandatis prò prediclis omnibus et singulis attendendis complendis et 
effectualiter obseruandis intercesserunt etc. Sub etc. Renunciantes etc. 

'Seguono i nomi di cinque sicurtà, ciascuna per 200 fio-ini. 



DOCUMENTO XCVII. 

Patente di castellano dei forti di s. Giorgio e di s. Nicolò in Cembalo data al 
nobile Bartolomeo D'Oria. 

li 55 28 gennaio 

(Filza di Caffa, n. 52) 

Protectores etc. Spettabili et prestantibus ac egregijs viris. consuli. massarijs 
et prouisoribus. antianis et officio monete caphe. et consuli cimbali ac cu- 
stodibus arcium et lortilitiorum sanctorum georgij et nicolai cimbali. carissimis 
nostris. salutem. 

Gum elegerimus et consliluerimus in castellanum dictarum arcium et for- 
tililiorum cum jure et balia eligendi subcastellanos. dummodo sint idonei et 
Ddelcs. arbitrio vestrum consulis et massariorum. nobilem bartbolomeum de 
auria q. scipiouis prò anno uno et pluri etc. cum slipeudijs comitiuis et ho- 
noribus ulililatibus et prcrogatiuis debitis et debite consuetis. non derogando 



anno 1455 ( 280 ) 



regulis calle, excepto quod licite et honeste ut ipsa forlilitia muuita tenere 
debeat, prò predictis suis socijs tantum et non aliter. tabernam fieri facere 
possit: Mandamus vobis quatenus statini visis presentibus dictarum arciuni et 
fortilitiorum possessionem eidem bartholomeo resignari faciatis cam omnibus 
munitionibus. de quibus conficiatur inuentarium registrandum in cartulario 
massarie. et debitis temporibus de stipendijs et utililatibus sibi debitis eidem 
respondeatis et responderi faciatis seruatis regulis. facientes sepe fieri monstras 
et reuidere quod dieta fortilitia bene custodiantur. quemadmodum importat 
onus custodum arcium et fortilitiorum. et ita mandamus vobis consuli mas- 
sarijs et officio monete fieri faciatis sub pena sindicamenti. In quorum etc. 
Data janue mcccclv die xxvin januarij. 



DOCUMENTO XGVI1I. 

Disposizioni relative al consolato di Copa in favore di Batista Tanzio. 

1455 29 gennaio 

(Filza di Catta, n. 33) 



Prolectores etc. Spectabili et prestantibus viris. lliome de domoculta consuli. 
massarijs et prouisoribus caffè, carissimis nostris. salutem. 

Dilectissimi nostri. Collalum fuit officium coparij per illuslrem et excelsum 
dominum ducem ante translationem domiuij caffè et partium illarum in nos 
prò annis duobus baptiste tancio. quam collationem approbauimus et debebat 
exercere ipse baptista vcl ille cui prò ipso baptista fuerint facte litlere toto 
anno de mcccclv. et pio anno sequenti videlicet anni mcccclvi contulimus 
oflicium ipsum thome columbano in retributionem laborum suorum et expen- 
sarum quas fecit terrestri itinere a janua usque caffam. Veruni quia con- 
questus est baptista ipse gabrielem de prementorio. cui facte fuerunt ad in- 
stantiam ipsius baptiste liltere prò duobus annis. non potuisse exercere ipsum 
officium anno preterito de mccccliv ex deliberatione facta in caffa per spec- 
tabìlem consulem. massarios et illos qui iuterfuerunt diete deliberationi. et 
propterea petiit sibi prouideri de remedio opportuno: mirati sumus tales de- 
liberationcs ibi fieri, venientes in suspicionem indecentia commissa fuisse. que 
eo magis credimus. quo inlelligimus cauealium magnani (luantitatem eo anuo 
extractain esse. 



( 284 ) DOCUMENTI 



Itaque conuuittimus vobis et expresse manda mus ad penam indignalionis 
nostra quatenus intelligatis mimino qualiter proeesserit dieta de'ibcratio. et si 
inuenerilis militateli» peruenisse in aliquem. illuni oniniuo compellatis vomere 
et assignare massarie quicqaid ' utilitaiis anno preterito ex ilio consulatu lia- 
buerìt. Veruni si inuenerilis dictum gabrielem aut alium prò eo exegissc 
introitimi dicti consulatus in lotum voi in parte, eo casu remaneat ipsi 
gabrieli. et nos aduisate. quia dictus baptista non habebit causam que- 
rele. sed intelliget ipsum consulatum spedare dieto gabrieli prò ipso bap- 
tista prò anno mcccclv tantum, et prò anno mccccvi loeus erit litteris dicti 
lliome. Si autem inueneritis dictum gabrielem per se ve! alium prò eo non 
exercuisse dicium offici um dicto anno de limi, neque prò eo percepisse ali- 
quam utilitatem. eo casu volumus differanlur litlere dicti thonie usqne ad 
anuum mccccvii. et d'ictus gabriel prò dicto baptista ipsum consulatum liabeat 
prò anno mcccclvi. Et niehilominus omnino prouideatis quod exigatur si 
exactum non fuisset per ipsum consu'.em. et quicquid exigelis perueuiat in 
massaria. deductis prius libris cenluni tredecim soldis duobus cum dimidio 
soldi januinorum prò stalijs dicti anni, quas nobis per cambium inittatis. 

Veruni dicti tbome iudemnilati volentes prouidere. quia jeronimus de fur- 
narijs cui contulimus oflicium capitaneatus burgorum caffè, ex calla ut sumus 
aduisati recessit. volumus eundem thomam deputetis ad dicium capitaneatus 
oflicium. cum addinone facta dicto officio summorum vigintiquinque. usque 
ad tenipus exercendi dictum consulatum eoparij. exigentes ab ipso tlioma 
mensuatim stalias dicti capitaneatus. que sunt libre quingente et soldi duo- 
decim cum dimidio januinorum in anno, quas nobis mittcre curetis per 
cambium. 

Si vero dictus ihomas non remaneret contentus de dictu capitaneatu. nos 
aduisate prouisuros ut jusiilic et honestati conueniel. et interim si vacaret 
aliquod oflicium . . ale illud sibi in retributionem laborum suorum et ex- 
pensarum. Data janue die xxv... ( 1 ) januarij mcccclv. 

(') Dopo la v è corrosa la carta; ma dallo spazio argomento clic sia il ili 29. 
A questo documento si rannodano molli altri giù sovracitati sotto i numeri XVI, 
XXIV, XXV, XLIX, LV, e più altri clic seguono nel corso del presente anno 
1455; specialmente poi il CXLI. 



ANNO 1455 



( 282 ) 



DOCUMENTO XCIX. 

Disposizioni sul consolato di Tana concosso a Benedetto Bogliolo. 

145S . . . gennaio 

(Filza di Gaffa, n. 54) 



IVotectores eie. Spettabili et prestantibus viris. consu'i. massarijs et proui- 
soribus cade, dileclissimis nostris. salutem. 

Dilecti nostri. Contulimus officium eonsulatus tane benedicto bojolo. qui 
diffisus non posse eo ire et exercere dictam consulatum. a nobis roquisiuit 
stipendium prò se. uno famulo et (ìlio suo imi mensium. quod habuit et est 
libraram quadraginta prò singalo et ultra clxxx usque caffam. Postea requi- 
siuit velimus vobis commitlere ut si quando peruenerit caffam et eiigerel ire ad 
dicium locum exerciturus dicium consulatum. restituente ipso stipendium per- 
ceplum vel saltem parlem ejus que reslaret soluere. si vobis de hoc fecerit no- 
tiliam velimus esse locum sue elecùoni. Itaque annuentes requisilioni sue com- 
mittimus vobis quatenus si elegerit ipse benedictus ire ad locum exerciturus 
dictum consulatum et restiluat vobis dictum stipendium vel partem illam 
quam restaret soluere. dummodo notificet vobis id intra duos menses. eo casu 
facite sibi fieri litteras prò anno uno. Data janue mcccclv die (è in bianco) ('). 



DOCUMENTO C. 

Contratto e condizioni d'arruolamento di Jacopo di Capua, capitano di 80 uo- 
mini, spedito dai Protettori alla difesa di Caffa e delle colonie del mar Nero. 

4455 3 febbraio 

(Filza di Caffa, n. 55) 

* MCCCCLV die III februarii 



Cum die ultima januarij superioris viri prestantes jeroniinus juslinianus et 
neapuleo lomellinus magnifico officio sancti georgij alfirmassent virum strenuum 

(') Mancando affatto l'indicazione del giorno, noi collochiamo quest'alto in 
calce al mese di gennaio, cui probabilmente appartiene. 



( 283 ) DOCUMENTI 



jacobum do capaa. conestabilem pagarum octoginta stipendio ipsius magnifici 
oflicij capham profecturura. conteutuin fuisse ut ipsi jeronimus et neapoleo 
declarent formano leges pacta et conditiones. sub quibus idem jacobus cum 
dìcto magnifico officio conductus osse intclhgaiur: diclumque magnificum 
ollìeium. posi multa ab cisdem jeronimo et collega super ipsa re memorata. 
decreuisset ut ipsi jeronimus et socius super ipsa materia amplam habeant 
potestaiem paciscendi cum ipso jacobo et declarandi prout eorum prudentijs 
eijuum videbitur. tandem hodic prenominati jeronimus et neapoleo stalueruul 
ae declarauerunt quod prenomina lus jacobus de capua conductus esse intellì- 
galur stipendio magnifici ollicij sancii georgij sub modis formis et obligatio- 
uibus infrascriplis. 

Primum sia obligato lo dicto jacobo ad ogni comandamento de lo magnifico 
ollicio ascendere cum tuto lo supradicto numero de paglie lxxx in una de 
le dee nauc le quale se mandano in capha. et in quella o in altra a coman- 
damento de lo dicto magnifico ollicio passare fin a la citale de capba. et 
deinde seruire cum tuta la soa compagnia meixi sexe. per li quali corno se 
dira de soto se glie de pagare soldo, bene fideliter et obediunter. come debe 
lare ogni fidel persona. 

Item sia obligato lo dicto jacobo de fare le mostre et in naue et in capba 
semper ad beneplacilum de lo dicto magnifico ollicio et soi officiali, et haueire 
tuia la soa compagnia de nomini apti et bene armati secundo ogni laudabile 
uzansa. et essere in tuto questo viagio et etiam possia che sera in capba 
fidfile et obediente a lo dicto magnifico officio et li soi officiali, et demum 
fare ogni cosa a la quale per debito et buona uzansa sia obligato per casone 
de questo soldo. 

Et versa vice sia obbligato lo dicto magnifico officio de far conducere lo 
dicto jacobo et tuta la soa compagnia a le proprie spcze de victu et de nolo 
fin in capha. 

Item de pagare a lo dicto jacobo auanti la sua partensa lo soldo de 
quattro meixi per la soa personna (sic) a la raxone de lire lxii. soldi x. lo 
meixe de moneta de zenoa. et per la soa compagnia a raxone de lire vili 
soldi x per paga, lo quale soldo li dicti jacobo et la soa compagnia inco- 
menseno percepire statini possia che cum lo adjutorio de dio serano in 
capha. 

Item sia obligato lo dicto magnifico officio de far pagare a lo dicto jacobo 
statini possia che sera ili capha lo soldo de uno meixe a la raxone supra- 
dicla. et deinde finito uno meixe lo soldo de uno altro meize a la dieta 
raxone cosi per la soa persona conio per la soa compagnia. 



( 284 ) 

Itera sia obbligato lo dicto oflicio el li soi officiali alianti lo fine de li 
sei (') meixi possia che sera lo dicto jacobo in capha. per li quali ha ferma 
de soldo come se dice di sopra, de fare notilia a lo dielo jacobo se per pia 
tempo lo voleno reteneire vel non. Et in caxo che lo voleseno reteneire. sia 
obligato de restare et lo dicto officio de farlo pagare de meize in meize a la 
raxone et computo supradicto. fatiandoli sempre notilia de uno meize auanti 
lo fine de lo soldo che non intendeno più de reten;rlo. 

Item sia obbligato lo dicto oflicio et li soi officiali post finem de lo soldo 
de lo dicto jacobo. dare, a le speize de lo officio, passagio a lo dicto jacobo 
de naue o nauilio. in lo quale possia passare saltem fin a sio cum tuta la 
soa compagnia, et in quello passagio finche sia in Io dicto loco de sio ghe 
debia essere facle le speize de victu a lui et a la soa compagnia, et de nolo. 
Et se li officiali de lo dicto officio non poteseno dare passagio a lo dicto 
jacobo et soa compagnia statini finito lo tempo de lo lor soldo, siano obligali 
de pagare a lo dicto jacobo et soi mezo soldo, fin a tanto che a lo dicto jacobo 
et soi hauerano dato passagio secundo la forma supradicta. videlicet per 
quello tempo per lo quale retenirano lo dicto jacobo et soi per defedo de 
passagio. 



DOCUMENTO CI. 



1 Protettori avvertono il nuovo console e i massari! di Gaffa di tenersi pronti 
a fare guerra -al Turco pel ricupero della perduta colonia di Pera. 

1455 3 febbraio 
(Filza di Caffa, n. 56) 



Proleetores etc. Spedato et prestantibus viris thome de domoculta consuli. 
antonio lercario et damiano de leone massarijs et prouisoribus nostris caffè, 
salulem. 

Ex his que sonant de apparatibus illustrissimi domini ducis brigundie (sic) 
venimus in spem paret et ordinet potentem exercitum ad deo bene juuante 

C) Vi si legge chiaro mesi sei a vece di sexe ossia sedici, come poco sopra; 
ma lo credo errore d'amanuense, tanto più che il presente documento sembra 
un abbozzo meglio che una convenzione definitiva, essendo piena di mende. 



( 285 ) DOCUMENTI 



exterminaiuluni turchum. quo lì t ut noliis visum fuerit mandata vobis darò 
quibus intelligatis nos daturos commissiones in cliio quod si res prò christianis 
bene succederent et aduersarentur turchis. volumus cum peditibus nostris 
et nauibus et apparati* quos habetis. uaus vestrurn militet ad ottónsiones 
ipsius turchi et rccuperalioncm terre pere, nostre reipublice. et in expugna- 
lìonem illorum fortilitiorum. juxta mandata quo vobis imponemus vel illi de 
cliio scribent ex impositioue nostra, secundum quod ipsis scribemus et com- 
niittenius. semper remanentibus debitis pvouisionibus munitionum in cada, et 
ila ordinatis rebus illis quod intelligamus prudenter a vobis omnia acta esse, 
sed intelligatis de residuo temporis qui restarent vobis seruire stipendiati. 

Itaque estote semper vigiles et parati omnia iutelligere et esse in ordine, 
ut si ornnipolens deus aperiet oculos sue solite pietatis et misericordie in 
christianos. ex laiere vestro ita viriliter a vobis actum sit quod gratiam no- 
stram vobis multiplicelis et merito commendar! possilis. Data janue mcccclv 
die in februarij. 

Segue la poscritto,. 

Ceterum quia carolus cigalla consul soklaje non potuit nobis satisfacere de 
libris ccccxxxxin solidis xv prò stalijs dicti consulatus. item de libris xxx. 
solidis xv prò stalieta consulatus. rilassane et scribanie. volumus quod de sti- 
pendijs et salarijs suis mensuatim illas exigatis et nobis mitlatis per cambium. 
sicut commisimus de alijs. 



DOCUMENTO CU. 

Richiamo da Caffa dei due commissarii Simone Grillo e Marco Cassina. 
1455 3 febbraio 

(Filza di GalTa, n. 37) 

Protectores etc. Spectatis viris simoni grillo et marco de cassina. commis- 
sarijs nostris in calla, dilectis. salutóni. 

Ex his que nobis scripsistis ex cbio (') venimus in spem caiTam peruenc- 
ritis. Fecimus ut videbitis diuino fauenle presidio alias super alias prouisiones. 
ex quo peruentis spedato thoma de domoculla consule nostro in call'am. vel 

(') Di qui si raccoglie che i Commissarii hanno scritto dinante il viaggio al 
banco di s. Giorgio; ma le loro lettere non trovansi nella filza di Calla, e forse 
sono perdute come tant' altre. 



anno 1455 ( 280 ) 

islis nauibus et prouisionibus quas eo mittimus. non crit vestra residenti.'! 
ibi necessaria. Ideo aplicatis ipsis ibi. .vobis licentiam damas illinc recedendi : 
interim q .... ibi residenliam facietis. omnibus auxilijs fauoribus et proui- 
sionibus necessarijs consuli et illi ciuitali assistatis. Data janue mcccclv die 
in februarij. 



DOCUMENTO CHI. 

I Protettori esortano il massaro Damiano Leone ad osservare la giustizia nel- 
l'esame della causa del suo fratello Giuliano Leone, accusato di complicità 
nella sollevazione avvenuta in Calla contro Acellino Lercari. 

1455 3 febbraio 
(Litlerar. offic. s. Georg, ann. 1454-1457) 

( fol. 7ò v.) 

Proleclores eie. Spoetato viro dannano de leone designato consule caphe. 
di lectissimo nostro. 

Etsi spedate vir. dileclissime noster. ipso experimento intelligimus eos esse 
usque ab ipsa adolescentia mores vestros. ut bis que reipublice nostre utilitatem 
aspiciaut soleatis propria commoda propriosque affectus postponere. statuimus 
tamen ejus rei de qua dicluri sumus ideo certiorem reddere. ut cognita deli- 
beratone nostra, execulionem ejus que viris speclatis tbome de domoculta 
antouio lercario et vobis commissa est. adiuuelis. 

Ex litteris quatuor burgensium illius urbis nuper cognouimus quod cum 
superioribus mensibus coutrouersie quedam orte essent iuter acelinum lerca- 
rium et quosdam alios. nonnulli, inter quos julianus frater vester numeratur. 
totani illam ciuitatem ad arma conci la uerunt. clamantes viuat popdlus et 
nobiles trucidenlur. et nisi opera quorundam paueorum furor ille repressus 
fuisset. borum seditiosorum audacia illi ciuitati. si non excidium. al sallem 
magnani cladem altulisset. 

Hujus tanti sceleris atrocitati quamquam intelligamus omnem quantumuis 
grauem penam ae suplicium deberi, humanilatis tamen et clementie polius 
(juam seueritalis in boc initio regiminis nostri viam secuti. commisimus pre- 
nominalià tbome et anlonio ac vobis ut hi omues qui hujus seditionis prin- 
cipes iuere ex ciuilate pellaatur . ne viri sediliosi et tantum faeinus ausi 
quielem publieam de cetero perlurbeut. Et quoniam acellinus prenominatus 
el quidam alij qui inde discesserunt dicuntur etiam in ea re culpabiles fuisse. 
curabimus profecto ut impuniti non euadaut 



( 287 ) DOCUMENTI 



Que ideo vobis ut diximus significare statuimus ut prudentia veslra. re 
cognita, non modo moleste non ferat ut si frater vester crrauit ea pena aili- 
ciatur. qua reliqui parem gradum habentes. sed etiam in tota ipsa executione 
ila so habeat. ut palaia intelligatur vos decus et utililatem publicam fraterne 
carilati preposuisse. Data die m februarij. 



DOCUMENTO CIV. 

Verificazione del carico a bordo delle due navi Voltaggia e Leona pronte alla 
vela per Cafla. 

1455 3 febbraio 

( Litlerar. off. s. Georg, ann. HM-Hbl) 

(Ibi. 77) 

Prolectores co.npcrararuin saucti georgij comunis janue etc. 

Cuin die crastina nostro nomine accessuri sint ad nauem martini de vul- 
tabio viri prestautes autonius de casana unus ex officio nostro, ac neapoleo 
lomellinus et Johannes franciscus palmarius ut in ea naui monstras fieri faciant 
tam stipendiatorum noslrorum. quam etiam aliorum virorum quos idem 
martinus in ea naui habere obligatus est. et alia exequantur que a nobis 
illis imposita sunt. harum litterarum aucioritale jubemus spettato viro tbome 
de domoculta designato consuli caphe ac reliquis omnibus officialibus in ea 
naui ad ipsam ciuitatem et terras alias maris pomici profecluris. ac eidem 
martino patrono, naculeroque et scribe ac reliquis officialibus et toti turine 
ipsius nauis. et demum omnibus stipendiatis nostris in ea naui capham pro- 
fecturis. ut prenominato autonio college nostro prestent fidelilatis debite jura- 
mentum : et quecumque idem antoniuì siinul cum dictis neapoleone et jobanne 
francisco jusserit prompte exequantur. et demum omnia precepta et admoni- 
tiones ejusdem anioni] non aliter obseruent quam si a nobis legilimo proces- 
sissent. sub qualibet grauissima pena corporali et pecuniaria inobedientibus per 
dictum antomum infiigenda arbitrio suo. Nos eri ini in omnibus excculionibus 
faciendis antonio prenominato dedimus amplissimum arbitrium et poiestalein. 
Data die in februarij. 

Segue: 

Similes littere facle sunt prò naui branco de oliua. ad quam profecturi 
(intendi sunt) viri prestantes franciscus scalia unus ex officio, ci jeronimus 
justinianus ac Johannes lercarius. 



anno 1455 ( 288 ) 

DOCUMENTO CV. 

Avviso dato dai Protettori ad Antonio Lercari di munizioni di vino aggiunte 
al carico della nave Leona. 

4455 12 febbraio 
( Litterar. od. s. Georg, ann. 1454-1457) 

(Ibi. 80 v. ) 

Prolectores etc. Spedato viro anlonio lercario designato constili caphe. 
dileciissimo nostro. 

Dilectissime noster. Possiache vi fo mandato lo inuentario de le munitiono 
carrigate in quella naue de leone, in ipsa natie sono state carrigate bole villi. 
in le quale sono metrete xxx de vino, le quale habiamo facto carrigare 
per munitione. Haueti aduneha a far zunzere in lo dicto inuentario questo 
vino, et de ipso teneire raxone ordinatamenti. Data die xu februarij. 



DOCUMENTO CVI. 

Insubordinazione di Cosimo Lavaggi punita dai Protettori. 

1ìòo 42 febbraio 

(Litterar. olì', s. Georg, ann. 1454-1457) 

(fol. 80 v.) 

Protectores etc. Spedato et prestanti viro thome de domoculta designalo 
consuli capbe et capituneo nauium. dilectissimo nostro. 

Dilectissime noster. E venuto chi cosma lauagio. la venuta de Io quale 
benché diga da voi haueire auuto licentia. a noi e stata molestissima. Per 
la quale cosa corno ve hauemo si'ripto. non vogliamo daghiati licentia de 
descendere a persona alchuna. Lo dicto cosmo per lo suo dezerdenato parlare 
haueimo deliberata non rilornase. et lamen a requesta de molti citadini pre- 
stanti glie hauemo dato licentia de ritornare: et ipso ha jurato che più non 
descendera in loco alchuno sine licentia et a voi sera fidele et obediente. Se 
voi dubitasi che lo suo dezordenalo parlare douese generare scandalo, vogliamo 
lo meliati in terra et nullo modo lo menati cum voi. Se vi parese utile et 
bene apto. conio crediamo sera, se metera qualche freno a lo suo prosumptuoso 
e dezordenalo parlare, retenetilo. Demum lasciamo gouernare questa cosa a 
la discretione vostra, la quale siamo certi farà circa questa cosa lo bene et 
la utilità de quella impreiza. Data die xn februarij. 



( 289 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO GVII. 

Nuova aggiunta ili provvigioni per la nave Vollaggia. 

M'ò'ò il febbraio 

(Littcrar. oli', s. Georg, ann. 1 454-1 457) 

(fol. 81 v.) 

Protectores ete. Spedato et prestanti viro thomc de domoculta consuli 
nostro caphe et capitaneo nauiuin. dilectissimo nostro. 

Dilectissimc noster. Confortati da cosmo lauagio. habiamo facto carrigare 
in la barcln de manfredo de sancto saluatore de clauaro pecij xviii de 
scoerò, le quale vi mandiamo in ipsa bareba. et ai Io dicto manfredo bauemo 
salisfacto per li noli. Haueti aduncha a farle zunzere in lo inuentario de le 
munitione a voi dato. Data die xuii februarij. 



DOCUMENTO CVIII. 

I Protettori notificano ai consoli che le due navi coi commissari Grillo e 
Cassina hanno passato lo stretto, e li confortano a sperare altrettanto bene 
per se stessi. 

1453 14 febbraio 
(Litterar. off. s.«Georg. ann. 4454-1457) 

(fol. 81 v.) 

Protectores etc. Spectatis viris thome de domoculta consuli nostro caphe 
capitaneo nauium. et antonio lercario etiam designato consali ipsius ciuitalis. 
dilectissimis nostris. 

Dileetissimi nostri. In questo puncto sono state riceuuto da nostri citadim 
lettere scripte in Costantinopoli die in de zenaro passato, in le quale hauemo 
certa nouella corno le doe naue armate a sio cum li nostri commissari] erano 
passate, cum lo adjutorio de dio. a saluamento in lo mare majorc. scnsa 
alehuna lesione de bombarda. La quale nouella a noi ci a tuta la citate, e 
stata gravissima, et per conforto vostro et de tuli li altri sono in quelle doe 
naue. sensa dilatione ve labiamo volsuta notificare. Confortatine aduncha et 
simililer dati conforto a tuti li altri, che presto cum lo adjutorio de dio et 
de lo glorioso martire santogeorgio pasereli a saluamenlo in capha. et haue- 
rcti honore et perpetua gloria de la saluationc de quella nobilissima citate. 
Non lassiati corno per altre ve bauemo scriplo descendere alcbuuo. et quam- 
primum venti patientur facti far vela, et cum ogni celerità possibile excguite 



anno 1455 ( 290 ) 



le commissione ordinatamene a voi date. Lo strenuo jacobo da capua con- 
fortati per parte nostra che perseuere in bene operare, percioche lui et li 
figlioli et tute le soe cose a noi sono care. Data die xmi februarij bora xxii.ir: 



DOCUMENTO CIX. 

I medesimi dichiarano il cominciamcnto della decorrenza dei tre mesi per lo 
scotto degli stipendiati a bordo delle navi. 

1455 15 febbraio 
(Litterar. off. s. Georg, ann. 1454- 1457 ) 

(fol. 82) 

Prolectores etc. Spectatis viris thome de domoculta consuli caphe et capi- 
taneo nauium. ac antonio lercario etiam designato consuli ipsius ciuitatis. 
dilectissimis nostris. salutem. 

Dilectissimi nostri. A ciò che intendati Io iorno in lo quale incomensano li 
patroni de la naue a pascere li nostri soldati, per li quali hauemo pagato lo 
scoto de trei meixi. vi faciamo a sapeire che noi hauemo deliberato de sati- 
sfare a li procuratori de li dicli patroni per tuto quello tempo hano pasuto 
li dicti nostri soldati o parte de loro, usque ad diem quartam del meze pre- 
sente exclusiue. Poteti aduncha intendere che ipsa die quarta de questo meze 
e incomensato lo tempo de li trei meixi. per li quali corno hauemo dicto di 
sopra, se e pagato li scoti a li patroni de luti li nostri soldati. Et per ciò che 
li dicti patroni non sono obligati pascere alchuni pochi, a li quali noi hauemo 
pagati li scoti per trei meixi. vi mandiamo in queste lettere inclusi li nomi de 
tuti quelloro a li quali per li dicti scoti habiamo satisfacto ut supra. acio che 
inteizo ogni cosa meglio possiati solidare tute le raxone. Data die xv februarij. 



DOCUMENTO CX. 

Permettono ad Angravallo di Napoli, capitano di cavalleria del duca di Milano, 
signore di Genova, di fare ricerca sulle due navi Voltaggia e Leona, ferme 
in porto, di un suo servo che lo avea derubato. 

1455 15 febbraio 
(Litterar. off. s. Georg, ann. ì 454-1 457) 

(fol. 82 v.) 

Prolectores etc. Spedato et prestanti viro thome de domoculta consuli 
caphe et capitaneo nauium. dilectissimo nostro. 



( 201 ) DOCUMENTI 



Delata nobis est querela, dilectissime noster. nomine strenui viri angraualli de 
neapoli unius ex dueloribus equilum illustrissimi domini ducis mediolani. quod 
eum quidam famulus ejusdem angraualli superioribus diebus cum non exigua 
pecuniarum summa aufugerit. creditur in altera illarum nauium se recepisse, 
cumque nomen ipsius fugitiui perquireremus. responsum nobis est hujusmodi 
bomines facile posse nomina permutare, sed ipsum angrauallum statuisse: im- 
petrala prius a nobis licentia. proprijs oculis perlustrare, si idem famulus suus 
fugiliuus in utrauis ipsarum nauium iuueniri possit. Nos igitur cupientes 
semper ut justitie locus sit. volumus ac vobis jubemus ut libere permittatis 
eundem angrauallum cum uno socio, siue alium prò eo. naues cousceudere 
et iuquirere an ipso fugitiuus in ipsis nauibus iuueniri possit. et si ipso fugi- 
liuus inuentus fuerit. dicto angrauallo juslitiam contra eum ministretis. prout 
coguouerilis liouori nostro et perfidie hominis conuenire. Dala die xv februarij. 



DOCUMENTO CXI. 

Commendatizia ai Principi in favore del corriere Antonio Roggero alla volta 
di Gaffa data dai Protettori. 

4455 27 febbraio 
(Litterar. off. s. Georg, ann. 445-Ì-1457) 

(fol. 82 v.) 

Protectores comperarum sancti georgij comunis janue etc. 

Cum impreseutiarum ad ciuitatem nostram caphe remittamus virum pro- 
uidum anlonium rogerium capbensem. dilectum nostrum, qui superioribus 
mensibus inde ad nos transmissus fuerat. harum litterarum auctoritale rogamus 
serenissimos reges. illuslrissimos duces. excelsos et magnificos principes. mar- 
chiones. ductores equitum ac peditum. polestales. vicarios. castellanos et quos- 
cumque alios rectores urbium ac terrarum sub quouis dignitatis titillo magi- 
stratum gerentes. quibus he littere nostre fuerint exbibite, ut prenominatum 
antonium rogerium accipiant nostri contemplatione peculiarius comendatum. 
ipsique antonio aut comitibus seu famulis suis duobus aut pluribus. equisque 
et suppelectilibus. pecunijs ac bonis eorum patiautur ullam inferri molestiam 
vel impedimentum. quin potius si petierint. preberi eis benigne jubeant duces 
itinerum. fidos comites. aliaque omnia humanitatis officia que veris amicis negari 
non solent. Quod profecto accipiemus loco singularis benefieij. parati vices 
reddere etiam accumulatiore mcnsura. Yalituris presenlibus lilleris menses sex 
proximos. Dala janue mcccclv die xxvn februarij. 



ANNO 1 4-55 ( 202 ) 



DOCUMENTO CXII. 

Patente di console di Trebisonda data ad Antonio Roggero predetto. 

1455 4. marzo 

(Diuersor. negot. off. s. Georg, ami. 4-153-1-457) 

(fol. 33) 

Proteetorcs etc. Spoetato et prestantibus viris thonic do domoculta constili. 
massarijs et prouisoribus. antianis et officio monete ciailatis caffè, et januen- 
sibus ac beneficio januensium gaudentibus in trapezundis. dileclis nostris. 
salutem. 

Qaoniam. sicut est consueludinis nostre beneficos esse et gratos erga benc- 
mcritos et laboranles prò nobis et nostra republica. ut scntiant benemerita 
et labores suos eis profìcere. ardeantque feruentius se exercere in ncgotijs 
nostris et omnibus laboribus et periculis se exponere. elegimus in consulem 
et prò consule januensi in trapezundis. et cuna jure eligendi scribam pru- 
dentem et fìdelem nostrum januensem. antonium de rogerio in retributionem 
laborum suorum quos pertulit terrestri itinere a caffa bue. ctpatietur redeundo 
similiter terrestri itinere caffam. et hoc prò anno uno incepluro visis presen- 
tibus. in casu quo per vos consulem massarios et prouisores non fuerit aìicui 
collalum officium ipsum. et casu quo fuisset collatura, prò anno sequenti in- 
cepluro statim finito uno anno collationis per vos consulem et massarios facte. 
et pluri et pauciori tempore etc. cum salario . . . balia potcstate et arbitrio 
honoribus ulilitatibus et obuentionibus solitis et debite consuetis. et prout prc- 
cessorcs sui in dicto cousulatus officio habucrunt et perceperunt: Maiidamus 
omnibus vobis suprascriptis quatenus si collatum non. fuit dicturn consulalus 
officium per vos consulem et massarios. statim visis preseniibus. et casu quo 
fuisset collatum. inde immediate statim finito anno illius cui fuisset collatum. 
eundem antonium in consulem et prò consule ut supra et cum jure electionis 
scribe sui. babeatis recipiatis etc. respondenles et responderi sibi. congruis 
temporibus, de debitis sibi salario et obuentionibus facientes. Àpprobantes ex 
nunc etc. Iniungentes insuper vobis consuli et massarijs quatenus ab eodem 
anlonio exigatis prò staìijs omnibus dictorum offìciorum libras quadraginla 
quinque. solidos duodecim et denarios sex januinorum in anno, (juas nobis 
minore debealis. ut de alijs aliorum oilicialium vobis commissum est Regi- 
strata etc. Data janue die prima mai li j mcccclv. 



( 2!W ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO CXII1. 

Battista Castel lazzo eletto castellano della torre di.s. Costantino di Calta , 
promette di bene esercitare l'officio, e presta cauzione di 800 fiorini. 

1 i 53 3 marzo 
(Filza di Gaffa, n. 58) 

Eguale affatto al consimile, atto dei 15 gennaio J455, sotto il documento 
LXX1V. 



DOCUMENTO CXIV. 

Nula di pagamenti fatti a più officiali militari e governativi, mandali sulle due 
navi a Caffa. 

1 455 42 e 13 marzo 

(Litterar. off. s. Georg, arni. 1454-U57) 

(ibi. 84 v.) 

Protectorcs etc. Spedato et prestanti viro thome de domoculta consuli 
caphe. dilectissimo nostro, salulem. 

Dilectissime noster. Quemadmodum alijs litteris nostris vobis significauimus. 
salisfccimus patronis illarum duarum nauium. siae procura toribus eorum prò 
alimentis mensium trium omnium stipendiatorum nostrorum. qui menses tres 
initium habuerunt die mi februarij superioris. et pari modo inlegram illis 
satisfactionem fecimus prò omnibus alimentis ipsis nobis stipendiatis preslitis 
usque iu ipsam diem quartam februarij. 

Et ut omnem rem istam planius inlelligatis. ex monstris in ipsis nauibus 
factis. exque aduisationibus per vos et autouium lercarium nobis datis. intel- 
leximus conscendisse nauem jacobi de leone ducentos quadraginta duos ex 
stipendiatis nostris. et preter eos multos ex bijs quibus alimenta persoluimus 
et quorum nomina vobis ante discessum vestrum transmisimus. Nauem autem 
martini de vultabio conscendisse ex ipsis stipendiatis ducentos quadraginta 
et quatuor. et ultra aliquot pauculos ex illis quibus prò alimentis salisl'actum est. 

Nos itaque creditores fecimus brancham de oliua prò alimentis stipendia- 
torum duccntorum quadraginta et duorum. et martinum de vultabio prò ali- 
mentis stipendiatorum ducentorum quadraginta et quatuor. quol cognouimus 



anno 1455 ( 294 ) 



naues eorum ut supra conscendisse. Erit igitur diligentie vestre intelligere si 
patroni ipsi tot ex ipsis stipendiatis aluerint. prò quot illis satisfactum est. ut 
possitis cum deo bene juuante capham perueneritis. eorum rationes solidare se- 
cundum formam inslrumentorum inter nos et ipsos confcetorum. quorum 
exempla vobis ante discessum vestrum tradita suut. 

Preterea ut per inuentaria et alias nostras vobis significauinius. reponi fecimus 
in naui dicti martini prò munitione in summa biscoti cantaria lxxxxvi. ro- 
tolos xxxiii. vegetes vini quatuordecim siue metretas lxx. et metretas vigin- 
tiquinque aceti. Item in naui jacobi de leone biscoti cantaria cxxxxi. ro- 
tolos lxx. ac vegetes nouem vini siue metretas xxxxv. Que omnia vobis 
integre, restituenda erunt si naues fauente deo peruenerint capham ante finem 
mensium trium. Si vero in itinere consumerent ultra ipsos menses tres. et 
necessitas coegisset ut he munitiones in alimentis stipendiatorum consumpte 
fuissent. eo casu de eis patroni faciendi essent creditores. et vos illis nostro 
nomine salisfacere deberitis prò loto eo tempore quo ultra menses tres slipen- 
dialis nostris alimenta prestitissent. 

Veruni quoniam in inuentario munilionum repositarum in naui vultabia 
inuenimus annotatam fuisse partitam unam cantariorum lx. rotolorum vini bi- 
scoti. que in naui jacobi de leone onerata fuerunt. et in inuentario nauis 
ejusdem jacobi perscripta sunt. intelligimus partitam ipsaia errore in inuen- 
tario ipsius nauis vultabie positam fuisse. 

Geterum quemadmodum arbitramur vobis notum esse, persoluimus magistro 
bartholomeo de retiliario prò domino lansaroto de becharia vicario vestro 
aureos centum latos. quos nisi idem dominus lansarotus nobis intra kalendas 
nouembris proximi restitui curauerit. contentus fuit retineantur in capha 
nomine nostro ex salario suo summi quadraginta et quatuor caphe. Propter 
quod oneramus vos ut salaria ejusdem domini lansaroti nostro nomine suspensa 
retineri facialis. donec nobis fuerit satisfactum. Que satisfactio nostra nisi 
ante kalendas nouembris proximi nobis facla fuerit. tunc ex salarijs ejusdem 
domini lansaroti vobis persolui facietis nostro nomine summos quadraginta 
et quatuor. quot ex pactis inter nos et dictum dominum lansarotum initis. 
eo casu nobis solui debebunt. 

Spoetato damiano de leone solute fuerunt ante discessum suum libre qua- 
dringente quadraginta quatuor. ex qua summa sibi dati sunt aurei centum 
prò omnibus expensis suis et duorum famulorum usquequo in capham per- 
uenerit. relique prò expensis johannis picinini. jacobi orgusij et uuius famuli, 
et de bis rationem reddere debebit. 

Gregorio de sorba mutuali fccimus libras quinquaginta et unam ac soldus 



( ì\)'ì ) ItOClJMKNTI 



quatuordecim. computatis aurcis duobus sibi mutuatis in roma per magistrum 
deodatum boeonum. 

Antonio rogerio mutuauimus aurcos quinquaginta latos. ut baberet unde 
suplerct expensis suis rcdeundi. Has pecunias mutuatas dictis gregorio de sorba 
et antonio rogerio vobis nostro nomine restituì curate vel ab ipsis gregorio 
et antonio vel ex pecunijs massarie: si intellexeritis massariam illam obli- 
gatam esse prò hijs impensis prenominatis gregorio et antonio. 

Valentino bondenario mutuauimus. ultra stipendium mensium quatuor. libras 
vigintiquinque. et gregorio sopbie libras viginti duas. Propter quod ipsas summas 
ab eis retinere debebitis ex stipendijs duorum mensium que in capha per- 
soluenda sunt. 

Angelino galleto. qui nominatur Johannes picininus. mutuauimus libras cen- 
tum octoginta duas et soldos octo. computatis pecunijs sibi mutuatis ante 
discessum. et etiam pecunijs solutis georgio de scalla socio suo. qui naues 
consceadit. et jacobo celexolle fumario prò ipso angelino. Eidem promisse 
fuerunt libre quadraginta singulo mense prò se et duobus famulis. Propter 
quod animaduertendum vobis erit. ut omnes diete pecunie retineantur ex 
stipendijs ipsius angelini. tantoque tempore seruiat. prò quanto sibi ac suis 
ut supra satisfactum est. Data die xii martij. 

Segue la poscritto,: 

Si deo fauente naues capham peruenerint ante finem mensium trium a 
die mi februarij superioris proxime computandorum. patroni ipsarum nauium 
obligati sunt. ut per instrumentum cum eis confectum latius intelligetis. prò 
toto eo tempore quod deesset complemento mensium trium. alimenta stipen- 
diatorum eis soluta restituere. vel saltem tantam quanlilatem victualium vobis 
tradere. quantam judicio vestro stipendiati nostri consumpdssent. si in na- 
uibus eorum usque in finem mensium trium enutriti fuissent. Propter quod 
et in hoc et in alijs rebus summam diligentiam haberi curate, et deinde 
super hoc et in alijs negotijs nobis ordine rescribite. 

Segue di nuovo: 

Die XIII martij. 

Prenominato antonio rogerio ultra aureos quinquaginta superius declaratos. 
mutuauimus postea aureos decem. Propter quod. ut diximus. vel ab eo vel a 
inassaria si iutellexeritis massariam obligatam esse, restituì vobis curate aureos 
sexaginta. et pari modo restitutionem vobis nostro nomine fieri facile de 
libris quinquaginta una et soldis duobus per nos solutis jacobo marruffo orgusio 
superioribus mensibus ad vos transmisso. Et etiam restituì vobis facite omnem 
quantitatem pecunie quam spectatus damianus de leone vel ipsi jacobo mu- 



anno 4 455 ( 29G ) 



tuauerit. vcl prò co cxpcndcrit in itinere, quia erjuum est ut diete summe 
vel ab ipsis quibus mutuate sunt. vel a massaria. si illis obligata fucrit. integre 
nobis restituantur. 



DOCUMENTO CXV 



I Protettori di s. Giorgio notificano ai vescovi ed allo comunità dei greci ed 
armeni residenti in Caffa , essere loro intendimento di migliorare in ogni 
guisa la condizione di quella colonia. 

1455 13 marzo 
( Filza di Gaffa, n. 39 ) 

Protectores etc. Reuerendo in christo patri, et dilectissimis nostris. do- 
mino episcopo, et uniuersitati ermenorum capbe. 

Reuerende pater, et dilectissimi. Como speremo in la gratia de dio omni- 
potente. ante la receptione de le presente hauereti veduto le prouisione nostre, 
et quanto siamo animati per la salute et defensione vostra et amplificatione 
de quella citate, perone non se faticheremo più a daruelo ad intendere. Per 
lo che. mediami la diuina gratia. continue vedereti adrisare et crescere le 
cose de ben in meglio. Notificandoui che tuti li nostri pensamenti sono, me- 
diante lo diuino auxilio. de fare che sia quella nobilissima cita solita caffa. 
Perche stati de bono animo et non vi incresca da la parte vostra fare corno 
li boni seminatori, a li quali non incresce ni lo spendere ni la faticha per la 
speranza del fructo. il quale e per soprauenire. deo gratias. Data janue die 
xiii martij 1455 (sic). 

Segue la nota inserita dal cancelliere: 

Et similiter domino episcopo et uniuersitati grecorum capbe. — E di nuovo: 

Similes mi prestantibus burgensibus caffè. 



DOCUMENTO CXVI. 

Fanno Io stesso al console e abitanti di Samastro. 

1455 14 marzo 

( Litterar. off. s. Georg, ann. 1454-1457) 

(fol. 90) 

Protectores eie. Egregio et prudentibus viris. consuli. Consilio et uniuersitati 
samastri. dileclis nostris. 
Dilecti nostri. Speriamo cum lo adjulorio de dio mollo tempo auanti die 



( ;2i)7 ) DOCUMENTI 



riceuiati questo lettere, hauoreti veduto ultra le doe nauc mandato da sio. 
quanti nomini arme et munilione hauemo mandato in le altre doe nauc per 
couserualione do capba et vostra et do tute le altre terre nostre do lo mare 
majore. In le quale prouisione non habiamo uzato scarsità, per ciò che noi 
et tuti li citadiui hauemo tale disposinone circa la salute etconseruatione de 
capha et vostra, che nunquam recuscremo de fare ogni speza et prouisione 
possibile. A lo capitanio delle doe naue da noi mandate hauemo commisso 
che de li soldati et arme lassie in quello loco quella parte glie parira sufli- 
ciente. et se non potese in camino accostasse a voi. ve le mando statini possia 
che sera in capha. 

Resta aduncha che possia che vedeti che cum lo adjutorio de dio se pro- 
uede suflicienier a la salute vostra, voi primum ringraziati la diuina proui- 
denza. et deinde da parte vostra animosamenti vi defondiati. percioche presto 
se confidiamo che lo omnipolente dio ve libererà di questi affani e periculi. 
Tresertim che habiamo certe nouellc che lo illustrissimo ducha de burgundia 
et molti altri segnori de lo ponente fano grandissimi apparegij per confundere 
li inimici de la cruce de lo redemplore nostro. 

Confortateui aduncha che infra podio tempo sentireti quanta utilità et 
crescimento hauera preizo quello loco et tuti li altri de lo rezimento nostro, 
soto lo quale ogni cita et terra nostra ha justitia et pace. Data die xmi martij. 



DOCUMENTO CXVII. 

I quattro Signori di Scio informano i Protettori dell' arrivo a Gaffa delle navi 
coi due Commissari! , dell'esito dell'ambasciata caffese al Turco, e delle 
costui imprese nelP Arcipelago e nell' isola stessa di Scio. 
1455 18 marzo, 18 luglio e 13 agosto 
(Filza di Caffa, n. 40 (')) 

(Extra) 

Magnificis et prestantibus viris. dominis protectoribus comperarum sancti 
georgij. excelsi comunis janue. nobis honorandissimis. 

(') Nella filza di Caffa questo documento è duplicato : uno originale col suo 
sigillo in cera rossa , e 1' altro che in testa ha scritto : copia. Amcndue sono 
firmati di mano propria dei quattro cittadini e di Giovanni Antonio loro scri- 
vano o cancelliere. 1/ originalo varia dalla copia in più luoghi, non mai però 
nel senso. Ha ciononostante un periodo su Caffa di più, quello cioè dell'arrivo 
colà delle navi Voltaggia e Leona. Ma sbaglia in ciò che avanti la prima pò- 



anno 1455 . ( 298 ) 

(lnlus) 

Magnifici et prestanlcs domini, nobis honorandissimi. Litteris vestris datis 
ex janua die vicesima quarta superioris octobris (') nobis direclis. intelleximus 
dominaliones vestras curam nobis tribuisse circa prouisionem locorum no- 
slrorum orientis. et potissime ciuitatis nostre caffè, ceterumque locorum pon~ 
tici maris. quam zelo reipublice nostre non inuite suscepimus. referentes domina- 
tionibus vestris gratias quas valemus quod prerogatiuam talem nobis tribuerint. 
cui et si minus idonei nobis ipsis videamur. voluimus tamen dominationum 
vestrarum libito satisfacere. Admonuistis quoque nos per easdem ut remitte- 
remus nobilem lucanum spioolam ad magestatem domini regis turchorum. 
cui etiam lucano litleras direxistis cum patentibus vestris. in quibus continetur 
potestas et balia ipsi lucano per illustrem dominationem vestram attribula 
possendi fedus et pacem inire cum prefata regia magestate. loco cujus justa 
interueniente occasione, committitis alium quempiam idoneum supponamus. 
qui similiter eam ipsam potestatem babeat et baliam possendi cum ipso rege 
fedus inire. Qui lucanus languidus ad ipsum regem accedere recusauit. 
ejusque excusationem faciliter admisimus. cernentes ipsum totaliter impo- 
tentem. Intelleximus prelerea ex caffa ad ipsum regem legatos accessisse 
antonium de pinu et baptistam de alegro. ut cum eodem compositionem 
suscipiant. Ex quo accidit ut incerti redderemur utile ne foret ad regem 
oratorem transmittere juxta commissionem vestram vel ne. Dubitabamus 
namque ne per oratores caffè conclusio aliqua et compositio facte fuissent. 
per quas legatio nostra superuacua videretur. Ea propter visis et lectis pre- 
fatis litteris vestris. ad ipsos oratores in andrianopoli nuncium transmisimus. 
eosque enixe et quoad potuimus litteris nostris fuimus adbortali ut omni via 
cum rege pacem conficiant. et eum cito preslolamur per quem certificabimur 
quicquid cum ipso rege confecerint. Qui cum ad nos appulerit. utili et bono 
reipublice prò posse consulemus. habemusque virum idoneum quem. si res 
optabit. ad ipsum regem transmittemus. 



scritta: Suscepimus Utteras etc. ommette la data di Scio 18 marzo 1455, che 
erroneamente trasporta avanti la seconda: Post missam vobis. Lo stesso poi 
manca della terza poscritta sotto il dì 13 agosto, da Originale suprascriptarum 
sino alla fine del documento. Risulta chiaro adunque che i quattro nobili sciotti 
mandarono primamente a Genova l'originale, e poi in seguito la copia colla 
aggiunta del 13 agosto susseguente. 

(') Vedi sopra il documento XXXVHI. Esso poi nel nostro codice ha realmente 
la data dei 23 ottobre, e non dei 24, come asseriscono qui i maonesi di Scio. 



( 2 ( .M) ) DOCUMENTI 



Ceterum circa negotium aauiam nil nobis contigit innouari. cum ante 
reoeptioaem litleraram vestrarum hinc recessissent. non tamen his cum homi- 
BÌbas quibus pio tutela locorum pomici maris sibi opus fuissct. sed soluni 
cum viris centum incirca ultra turmas. quoti minimum est presidium. et 
potissime hac tempestate. Ipse enim turchorum rex talis est ut nullatenus ei 
(idem valeamus adhiberc. jusjurandum et federa non obseruans. Ex quo 
accidit res nostras magna moderatone et vigilanlia debere gubernari. 

Admoniti namque ex audrianopoli et galipoli fuimus ipsum regem classem 
parari jussisse. varie diuerseque sunt opiniones quo cursum deflectat. Sunt 
qui existimant eam ad locum hunc accedere, nonnuìli rhodum appelere. 
complures etiam in pouticum mare nauigare. Salubre igilur nobis consilium 
videtur omni via secum pacem habere et cum ipso pacifice viuere. et id 
ultra peruigiles continue permanere, nec audacie et temeritati ipsius fidem 
ullam adhibere. 

Superioribus diebus per litter;is habitas versus venelias certiorati fuimus 
dominatioues vestras naues duas armare cum hominibus quingentis prò tutela 
et defensione locorum nostrorum pomici maris. quod immense nobis compla- 
cuit. potissime nescientes quo turchorum classis sit nauigatura. Opinamur enim 
si naues ipse càffam accesserint bis cum hominibus. opinionem ab eo. si 
quam haberet. remouet possendi deinceps quicquam aduersus ipsam ciuilatem 
moliri. Idcirco hortamur ad ipsas armandas nullatenus desistatis. ut si quid 
interea contingeret. cernerent nostri vestro ab latere non derelinqui. Quicquid 
autem nostra ex parte possibile fuerit non pretermittemus. quin summa dili- 
gentia ac studio adimplealur. 

De rebus autem famaguste si quid in dies opus fuerit. vigilantes prouide- 
bimus. Committitis etiam ut omnes pecuniarum quantitates. quas prò locis 
predictis nobis expendere contigerit. vobis soluere transmittamus. et sic faciemus. 
incombemus continue utili vestro. nec superuacue quicquam expendemus. 
Ex chio die xvm marti] mcccclv. 

Segue la prima poscritta. 

Suscepimus postea litteras ab oratoribus calle quibus certiorati fuimus cum 
prelato rege pacem inijsse. dando eidem tributi nomine anuuatim ducatos 
tria milia venetos. cum conditionibus quas nouimus dominaliones vestras non 
ignorare, grauemque habuimus tam fede pacis conditionem. ut ab ipsa sama- 
strum excluserint. quod et dominationibus vestris graue fore non dubitamus. 
Et quia ad nos scripserunt eam pacem inijsse habitis litteris nostris. salua 
eorum pace, nostre nunquam fuit opinionis ut samastrum nec locum quem- 
piam pomici maris a pace excluderent. Gonclusio exhortationis nostre fuerat 



mm 1455 ( 300 ) 



ut pacem omnino cum rcge confìecrcnt. non tamen inlelligcre debcbain illud 
omnimodo samastrum aut qucmuis alium locam a pace rcmouore. Scribimus 
hec libentcr ne dominationes vestre eogitarent occasione nostra samastrum a 
pace exclusum fuissc. Parati ad omnia decus vestrum concernentia. 

Segue la seconda poscritta. 

Post missam vobis diucrsimode suprascriplaram copiam admonili fuimus 
naues noslras cairam saluas applicuisse. ex quibus solamen non paruum quidom 
loca nostra suscoperunt. prouideruntque loco samastri ut minime impresen- 
tiarum valeat formidare. 

Postca aduersum nos defiexit cursum turchorum classis. biremcs videlicet 
centum octoginta. in quibus crant triremcs dccem. que in canali nostro moram 
traxere a vicesima nona die mai] usque ad primam junij superioris. villasquc 
et tempia complura igne cremauerunt. captis etiam quiricho et paulo justi- 
nianis sub spe colloqui], fide etiam classis prefecto prius prestita. Hinc postea 
soluentes. ad insulam laDgo nauigarunt. quam non amplius lango sed lan- 
guidam possumus appellare. Ipsam enim fuuditus euerserunt. etsi forlililia 
mediterranea capere non potuerint. Mox ad nos redientes. cum bis conue- 
nimus prò ducatorum viginli millibus aut circa, quos e vestigio potius quam 
pejora perpeti persoluimus. minimeque dubitamus prefatum regem annuam 
classem preparare, nisi forte ex occidenti aut ilalis disturbetur. et tandem 
omnia obtenturum fore. Difficillimum enim esset ciuitatibus uostris. auxilii 
spe destilulis. ipsius violentie diutius posse resistere. 

Hec libenter ad vos scripsimus. ne sub spe fiele pacis dominationes vestre 
dormitarenlur. Ea enim pax tantum duratura est quantum infido regi libuerit. 
ex libito enim voluutatis sue legem facit. nec veretur jusjurandum iufringere. 
Totam enim. aut fero, seruiam ejus imperio subjugauit. resque mediterranee 
sibi prosperiores in dies succedunt. quod erit causa clalionis ipsius. Domilis 
namque meditcrraneis regionibus. meluque ipsarum totaliter abiecto. descendet 
ad maria, pontumque et egeopelagum facilite." obtinebit. licct mediocris po- 
testas aut classis non maxima, ipsum facilime debellaret. Rudes enim ma- 
rilimarum rerum ac parum docti. fauore potius quodam populis metu per- 
culsis quam vera virtute. victoriam adipiscuntur. 

Ex famagusta nil noui uabuimus. solum admonili fuimus nauem saluaigam 
co cum capitaneo saluam applicuisse. 

Superioribus diebus copiam vestrarum quas supra memorauimus. per 
jobannem cixnum (sic) accepimus. autiquas quidom. odo enim aut plus eo 
menses consumpsit in itinere. Parati denuo. Ex cbio die xvm julij mcccclv. 

Segue la poscritta terza. 



( 301 ) DOCUMENTI 



Originale suprascriptarum ultimato via veaetiarutn ad vos transmisimus. 
Dallas postea ex vestris redditum l'uit. Fuerunt postea Ino littore ex calla, 
noe ab officialibus ullam accepimus. Admoniti (amen l'uimus per lilteras mcr- 
catorum oostroram. res maris pomici in statu satis competenti gubernari. 
naues etiam inde soluturas infra kalendas augusti presentis. easc|uc dietim at- 
lendimus. 

Lìtteras habuit jacobus justinianus a magnifico eapitanèo famaguste. per 
quas admonitus fuit balisterium loci ejusdem morlem nuper obijsse. rogauil- 
(jae ut aliquem ejusdem artis peritum illue transmitleremus. quem dillicililer 
Ine inueniemus. Eapropter cum p . . . . dominationcs veslre sibi prouideant. 
cum maxime sibi sit opus. 

Possumus dietim reddi certiores. estate secutura lurchorum regem classem 
de nouo preparare, quam triremes quadraginta ex nostris totam conquassa rcnt. 
eosque ex italia extrahi posse faciliter opinamur. Auimaducrlaut igitur domi- 
nationcs vestre casus et pericula in quibus versamur. a quibus absque suf- 
fragio impossibile est nos posse reuelli. Nec dubitamus si dominationcs vestre 
voluerint manus nobis adjutrices porrigere. ati speramus. omnem conatum 
maritimum turchorum in irritata cadere. Non potiamini igitur ob paruam 
occasionem in manibus inimicorum res nostras prelabi, que si aduerso casa 
periclitarent. quod absit. non ignorant dominationcs vestre quantis in erumnis 
et dillicultatibus respublica nostra versarclur. Habemus pontificem summum 
cujas bonarn voluntatem ad subsidiam orientis. per litteras et ... . intellc- 
ximus. Sunt et plares in italia principes et ciuitates que ad tam pium opus 
et laudabile ac uniuerse christianitati necessarium. fauorem porrigerent libcn- 
tissime. babebunt . . . dominationcs vestre prcfalum pontificem precibus 
amplecti et exorare velit ad hoc se fauorabilem prebere. Hata ut supra. die 
xui augusti MCCCCLV. 

Quiricus justinianus (') 

Raffael cataneus 

Petrus lomelliuus et 

Jacobus justinianus q. jac. 

Johannes antonius. 



(') Il Quirico Giustiniani che sottoscrive qui coi tre altri consignori di Scio, 
non dovrebbe essere l'omonimo citato nella seconda poscritta del documento 
presente, perchè lo vedo segnare di suo pugno la postilla del 13 agosto nella 
copia. Ma forse nel frattempo dal giugno all'agosto, e dopo il tributo pagato 
dai Sciolti a Maometto, egli tu liberalo dalla schiavitù in cui cadde col Paolo. 



anno 1455 ( 302 ) 



DOCUMENTO CXVIII. 

Altra bolla di papa Nicolò V con cui invoca soccorso dai sudditi dolla repub- 
blica di Genova e dai popoli loro confinanti, in aiuto di Caffa conilo i Turchi 
e i Tartari. 

1153 22 aprile 

(Annales eccclesiastici . . . auctore Odorico Raynaldo 

ad ann. 1455, n. XXXII) 



Calistus episcopus seruus seruorum dei. dilectis filijs protectoribus compe- 
rarum sancti georgij. ciaitatis jaauensis. salutem etc. 

Cuna in desiderijs cordis nostri illa precipue versetur cogitatio. ut quantum 
humano Consilio fieri potest nefandissimis conatibus iniìdelium resistatuf. ea 
libenter ordinamus et querimus que ad dofensionem christifidelium et repres- 
sionem dictorum infidelium spedare videntur. Cum fidedignorum relatu inlel- 
lexerimus inbumanissimos christiani nominis hosles turcos et tartaros unanimi 
consensu deliberasse et statuisse preclaram urbem capham. aliaque loca orien- 
talia dominio januensi subdita de proximo inuadere et occupare ut iìdeles ex 
illis partibus eradicent. vosque ad ciuitalum et locorum eorundem defen- 
sionem terra marique prouisionem possibilem facere incepisse. in qua maximis 
expensis opus est: Nos quantum possumus de thesauro christi jesu domini et 
saluatoris nostri vobis prouidere volentes. uniuersos et singulos nalionis januensis 
et sub eodem dominio et protectione degentes utriusque sexus. etiam clericos 
seculares et regulares. tam in dieta ciuitate quam alibi ubicumque terrarum 
babitantes vel negotiantes. ac omnium et singularum ripariarum ciuilatum 
insularum et locorum prefato dominio subditorum incolas et habitatores cujus- 
cumque dignitatis status gradus ordinis conditionis et prehemineutie existant. 
etiamsi particularia obtineant dominia. eorumque subditos vasallos et feuda- 
tarios. ac nobiles \iros marebiones comites dominos. ac omnes et singulos ut 
prefertur utriusque sexus commendationi et protectioni januensium recommissos. 
nec non quoscumque lunensis terdonensis aquensis et astensis ciuitatum 
earumque diecesuum utriusque sexus ut prefertur: obsecramus in domino et 
per viscera misericordie dei nostri exbortamur atque requirimus. ut prò 
ciuitatum insularum et locorum supradictotum defensione auxilio et fauore 
opporlunis velint pcrsoualiter siue de bonis et facultatibus sibi a deo colla tis 
larga manu et libenli animo prouidere. recepturi a piissimo deo nostro bo- 



anno 1455 ( 303 ) 



mulini omnium remuneratole in presemi secalo abundantiam gratiarum et 
posi tiiiiium huinano couditionis cursum gloriam felicitati» eterne (').... 

Datum rome apud sanclum pelrum anno iucarnaliouis dominico mcccclv 
decimo kalcndas maij ponlilicatus nostri anno primo. 



DOCUMENTO CXIX. 

Carlo Cicala console di Soldaia riferisce ai Protettori sullo stato della colonia 
stessa. 

1455 14 maggio 

(Filza di Gaffa, n. 41) 

(Extra) 

Magnificis ac preslantibus dominis protectoribus comperarum sancti georgij. 
excelsi comunis janue. 

(lntus) 

Magnifici ac prestantes domini. Versus caffam huc accessi die vi presentis. 
et accepto regimine bortatus fui istos burgenses parte vestrarum magnificon- 
tiarum. et persuadendo vobis fore maximam curam et de ciuitale ista ac de 
alijs vestris locis existenlibus in hoc mare. Quod quidem bene intelligere 
monstrarunt visis prouisionibus per vos factis. prò quibus expendidistis ma- 
ximas pecuniarum summas. primo in naue de auria et lomellina. secundo in 
in illis paridis de mari et baptiste de auria. et postremo in istis nostris duabus 
vullabij et de leone, cum quibus conduxistis tantam notabilem comitiuam 
tantasque muuitiones bellicas. ila quod omnes iste potentie a lam longinquis 
partibus trausmississe pernotabiles fuissent romanorum tempore, quarum 
aduentu ab imminenti periculo domini theucrorum liberati sunt. 

Preterea ipsis sum persuasus vobis valde cure esse quod rectores vestii 
aliler regant quam factum sit retroactis temporibus. Insuper eos hortando 
ut sicut sub nouo et bono gubernio deuenerunt. sic et ipsi studeant esse 
meliores ut graiiam vestram in dies magis adipiscanlur etc. Et sub bijs con- 
clusionibus eos adeo hortatus sum. ut judicio meo nil minus quam debeatis 
consolati remaneatis. 

(') Neppure questa seconda bolla pontificia il Rainaldi la dà per intiero, ma 
solo accenna il rimanente colle parole: Proposuit amplissima indulgcnliarum 
premia ijs qui slipem in belli sacri sumplus conferrent. 



( 304 ) DOCUMENTI 



Deinde intelligere volui statuin loci, et primo reuidcre feci hec duo castra 
que valde male munita repenii. sicut ex eorum inueiitario quod cum ista 
alligabo intelligere poterilis. Postea vidi .... existentia in una turri mu- 
rorum ciuitatis que in parte deuaslata sunt. alia vero existentia in turri 
muri sinistri melius conditionata extant. tamen mundari aliqualiter egent. 
Etiam vidi turrim ex ìli ìs murorum ciuitatis cum parte muri quasi parmos xxx 
ad ruinam properantus. De quibus omnibus magnificum dominum consulem 
et prestantes dominos prouisores aduisaui. requirendo ut data paga stipen- 
diarijs conduclis in nostris duabus nauibus. xx ex eis huc mittant ad faciendum 
uocturnas excubias. quia sic et consuetum et necessarium est. Veniet credo 
de proximo spectatus damianus de leone ad visitandum locum istum: et una 
secum ad alia predicta prouidemus. 

De nauigatione nostra nil dicam. quia forte ante ista litteris aliorum erunt 
vestre magnificentie aduisate. aut non saltem defficiet quod per litteras magnifici 
domini consulis et spectabilis domini antonij lercarij. qui tunc ipsis nauibus 
preerant. distincte vobis notificabilur. Qui dominus antonius adeo pemigil fuit 
ad obseruandas comissioncs et mandata vestra. ut postposilis multis periculis 
circa possibilia minime defuerit. Preterea quantum reuerenter ac amorose se 
habuerit erga prefatum magnificum dominum consulem tunc capitaneum. 
ego qui die noctuque cum co fui vestris magnificentijs certificare possum et 
debeo. 

De stalu caffè et qualiter se habeant isti (domini imperatores? ) trapezun- 
darum et tarlarorum a prefato magnifico domino consule ac prouisoribus. 
necnon a spectatis dominis simone grillo et marco de cassina. non dubito 
vobis scribatur quantum opus sit. quarc necesse non est per me aliud dicere . . . 
Habent ipsi domini et potentiam et multam discretionem ad bene dirigendum 
■omnia. 

Ego vero hijs proximis diebus aliquas litteras scripsi duobus ex filijs 
q. alexij nobis vicinis prò aliquibus eorum subditis non se bene babentibus 
cum hominibus istius loci, eos hortando ut illos corrigant et quod de cetero 
velint pacifice viuere. ad quod me semper bene dispositum inuenient. cum 
sic a magnificentijs vestris habeam in manda tis. si vero secus facient necesse 
esset de remedio cogitare, que littere ut sensi fructum fecerunt. Et sic dietim 
deo dante conabor suplere multis male gestis per tempora retroacta. ut intel- 
ligatur rectorcs vestri siudere et operam dare quod justitie locus sit. 

Piestat ut me fidelem seruitorem vestrum commendatum suscipiatis. depre- 
cando ut considerare placeat pericula et imponsas prò longo nostro viagio 
perpcssa. atque talilcr prouidere velitis ne cum ammissione lemporis et absque 



( 305 ) DOCUMENTI 



beneficio aduenius meus ad tam longinqaas partes existat. et altissimus cas 
prelibata* magnificentias vestras foliciter conseruare. Ex soldaja dio xim madij 

MCCCCLV. 

Vester carolus cigala soldaje consul 
cura humili recommendatione. 

Segue la poscritto: 

Sigillata die ultima maij. Impedicns aliud inouatum non est. Credo quod 
recesso Mincio isto veniet Ime unus ex dominis prouisoribus. cum quo pro- 
uidebitur sieut predixi. Etiam lenco secum conducet vigiliti de quibus con- 
tinuo eos solicito. cum hijs bue opus sit prò nocturnis excubijs. 

De nouitalibus occursis apud hunc imperatorem tartarorum qui nuper 
legatum suum caffam misit. erunt magnifìeentie vestre ordinate aduisatc a 
magnifico domino consule. et gubcrnando bene rem. sicut sum certus facient. 
poleruut forte ipsum dominum conducere quo non credit. 

Utinam sic nos deus vellet consolari de pluuia in bac tanta siccitate. prò 
quo dubitatur ne semina bujus anni in conlratibus istis prò majori parte non 
amittantur. de quo isti populi sunl in magno inuagimcnto. ci jam aliqui pauci 
et pauperes laboratores prò non reperire exercixium iuerunt ad viam mo- 
castri. ut melius eorum vitam per aliquos menses ducere possint Sed durante 
bac siccitate dubium foret ne alij eos imitentur. de quo sum cum magna 
melanconia. Ego in jure reddendo pauperes comportare facio. hortor omnes 
quam meiius scio, prouideat dominus. 



DOCUMENTO CXX. 

Lettera dei Protettori al marchese Giovanni di Monferrato sullo decime e largi- 
zioni raccolte- nei suoi Stati per soccorrere Caffa , in virtù della bolla di 

papa Calisto III. 

1453 29 maggio 0) 

(Litterar. off. s. Georg, ann. 1454-1457) 

(Col. 293 v.) 

(Extra) 

Illustri et excelso principi et domino, domino johanni marchioni montisfer- 
rati etc. 
(Intus) 
Retulit nobis. illustris et excelse princeps et domine, reuerendus sacre 

(') Tardi mi sono avvisto clic la presente data è sbagliata, a vece del 29 mag- 
gio 1456. Il nostro precedente racconto non ne soffre però alcun danno, fuor 
quello dell' anticipazione di un anno del fatto ivi narrato a pag. 227. 

21 



anno 1455 ( 300 ) 

theologie professor, dominus frater hieronymus de montenigro. superioribus 
diebus a conspectu celsitudinis vestre ad nos regressus. multa de singulari 
beniuoientia sublimitatis vestre erga nos et liane rempublicam. quamque se 
recle affectam ostendat cxcelleatia vestra in bis que conseruationem tcrrarum 
nostrarum orientalium respiciunt. Propter quod etsi jam dadum perspectam 
babebamus antiquam amicitiam et sincerum affectam celsitudinis vestre erga 
nos. juuit tamen hec ipsa ex relalibus prenominati domini magistri bieronymi 
eliam cognouisse. Agimus itaque habemusque benignitali vestre ingentes gra- 
tias. rogantes excellenliam veslram ut sibì persuadeat nos et omnes hujus 
urbis primarios ciues pari modo erga sublimitatem vestram affectos esse, que- 
madmodum etiam sempercumque occasio se offerat parati sumus ipsis operibus 
demonslrare. 

Verum quoniam excellentia vestra retardasse videtur liberationem deci- 
marum et oblationum in jurisdictione sua collectarum et colligendarum. que 
nobis assignate sunt in defensionem caphe et aliarum terrarum orientalium 
conuerteude. propter absentiam quorundam ex magnificis consiliarijs suis ad 
quorum judicium rem ipsam rejecisse dicilur. impresentiarum sanctissimus 
dominus noster nos hortatur et majorem in modum onerat omnes ejusmodi 
pecunias colligere curemus. ut parate sint sempercumque necessitas suadebit. 
statuimus breue ejusdem sanctissimi domini nostri bis annexum (') celsitudini 
vestre miltere per spectatum legum doctorem dominum enricum stellam rei- 
publice nostre legatum. orantes benignitatem vestram ut amotis dilationibus 
dictas omnes decimas et oblationes nobis ut supra assignatas ac in tam sanctum 
ac pium opus conuertendas liberari jubeat. Quod quamquam honorem domini 
nostri jhesu christi et innumerabilis multitudinis christianorum salutem directe 
respicit. nos tamen id etiam accipiemus loco muneris et benefici] singularis. 

Super qua materia quoniam etiam instruximus. prenominatum dominum 
enricum. precamur excellentiam vestram habeat in re ipsa relatibus ejus 
indubitalem fidem ceu nobis ipsis. paratis semper cupidissime in omnia con- 
cernentia decus et amplitudinem celsitudinis vestre. Data die xxviui maij. 

Protectores. 

(') Il breve pontificio di cui parlano in questo luogo i Protettori da inviarsi 
al marchese Giovanni è evidentemente la bolla di papa Calisto III, surriferita 
sotto il documento CXVI1I. Il marchesato di Monferrato , a quei tempi prin- 
cipato indipendente dai duchi di Savoia, comprendeva gran parte e l'orse 
tutta la diocesi d' Acqui e la stessa città ; una delle quattro confinanti alla 
Liguria , nominale nel rescritto papale. 



( :ì()7 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO CXXI. 

Relaziono di Ambrogio Senarega circa la occupazione del castello di Lcrici 
segnila per opera dei Mocastresi, e domanda di rappresaglia contro li slessi. 

màggio (') 

( Filza di Caffo, n. 42 ) 

Mngnificentijs veslris supplicatur ac exponilur per ambrosium de senarega 
ciuem et cancellarium comunis janue. tanquam fratrem et conjunclam per- 
sonam tbome. hieronymi. gregorij et jobannis de senarega fratrum suorum. 
quod cum prenominati fratres ipsius ambrosi] in partibus ponti, quod mare 
majus vulgo dicitur. pacifice tenerent castram quod illicis nuncupatur. acqui- 
silum per eos a tartaris summis laboribus et maxima impensa reedificaluni. 
in quo quasi refugium omnium qui christianam religionem in ea regione 
confìlentur ipsi fratres conslitueranl. ut vexatis aut captis a tartaris. qui eas 
partes ineoluut. in co loco et redemptionis et subsidiorum remedia plurima 
prestarenlur. 

Euenit bis supcrioribus annis ( s ) silicei de mense maij. cum nonnulli homines 
et incole mocastri partium velacbie a tartaris capti fuissent. et opera fratrum 
predictorum ipsius ambrosi), et de ipsorum pecunia prò tribus milibus qua- 
dringenlis ducatis in mocaslro currentibus redempti. atque ab eis bumanissime 
in castro predicto recepii, doncc dieta pecunia restituerelur. Nonnulli liomines 
mocaslri. imo. ut vulgo creditur. comissione rectorum loci illius. quos jupanos 
vocant. ac seniorum. sub simulatione piscandi ad castrum predictum accesse- 
runt. et machinatione habita dolisque eompositis cum bis velachis qui obsides 
intra castrum. donec pretium redemptionis sue rederetur morabantur. cum 
ipsi qui sub pretextu piscatorio venerant illue essent sexaginta. redempti vero 

(') Questo documento non ha data alcuna di mese o di anno , ed anzi fu 
scritto certamente alcun tempo dopo. Ma noi Io collochiamo nel maggio 14-55, 
perchè in detto mese ed anno accadde il fatto che vi si narra del castello 
rubato ai Senarega. La unica copia poi inserita nella filza di Caffa, da cui lo 
desumiano, è molto errata e manca quasi sempre di senso : come puri' tale è 
il tenore della lapide esistente nella chiesa di s. GiPcomo di Carignano , che 
scolpita su larghissimo lastrone di marmo vi si legge ancora oggidì. 

( s ) Anche la succitata lapide di s. Giacomo ha supcrioribus annis col si- 
licei de mense maij; parmi un contrasenso che non oso attribuire ad Ambro- 
gio Senarega , versato abbastanza nelle lettere latine. 



anno 1455 ( 308 ) 

intra castrum qualuordccim existcntibus. grcgorio et . . potrò de senarega in 
castro nil tale limentibus. ad illis potissime cum quibus sub optima pace 
excelsum comune janue et omnis januensium natio, seposita omni suspicione 
viuebat. minusque ab illis quibus continuo ipsi fratres predicti beneficia 
comoda et reliqua quecumque sunt humanitatis ollicia conferebant. et qui a 
tartaris pridie ipsorum fratrum pecunia redempti pie clementerque fuerant. 
a quibus nedum dolus timeri aut ea crudelitas que narrabitur non debuit. que 
omnem que intcr'bumincs unquam barbaros acta sit ferocitatem vincit. sed 
potius dignam pij oflicij remunerationem sperari ac reddi omnis ratio bene 
viuendi suadebat. 

Eucnit ut post posila omni crestiani nominis religionisue memoria, om- 
nibus benefieijs hospitalitate humanilatibusque supradictis obliuioni datis. dicti 
homines redempti ordine composito cum piscatoribus falsis ut ipsi intra castrum 
existenles custodias castri captato tempore inlcrficerent. cum ipsum castrum 
si interior boslis abfuisset poucis custodibus indigeret. idque fecerunt. et necato 
custode turris signo dato, falsi piscatores ad portam castri cum ausilio eorum 
(jui turrim occupauerant. armis collatis. paucis defensoribus. et intra castrum 
hostibus et alijs ab extra oppugnantibus non valentibus resistere, castrum 
ipsum cum pluribus mercibus in eo existentibus et omni supellectile sub bac 
proditoria fraudo rapuerunt. et gregorium predictum resistentem quatuor- 
decim vulncribus confossum comprehenderunt. ac petrum predictum et quid- 
quid ipsi fratres in eo castro habuerunt in predanti dederunt. 

At ne cellaretur hanc rem omnem a jupanis et rectoribus mocastti 
senioribusque ejusdem loci cogitata, in eorum vim potestatemque castrum 
datum est. et gregorius ipse predictus mocastrum dcduclus est semiuiuus. 
ubi tamquam graue aliquod scelus comisisset in ludibrium ductus ac ver- 
beribus affectus. tandem turris fundo carceratus inclusus est. ubi triduo 
tentus fuil sine medicamine vulnerum. ita ut ab ilio die in fetorem intole- 
rabilem ea vulnera conuerterentur. inhumanissime jacuit. reliquo petro semper 
in carcere dicti castri et filia ejus una naturali in .... te posita. ea preda 
ipsos ambrosium et fratres ejus autediclos . . . nihil mentiatur decenti milium 
ducatorum venelorum damno afficit. ita ut omnem ipsorum substantiam 
amiscrint. Preteroa et injurias et vulnera ac ludibria dolorum incrementa 
maxima, que eo grauiora videntur quo ab bis iliata sunt a quibus potius 
comoda expectanda erant. 

Hec cum ita sint. et eo tempore thomas alter ex fratribus apud mocastrum 
l'oret. a jupanis captus et carcere conclusus fuit. ut nil inbumanitatis obmit- 
tmetur. quo paucula quedam pecunia ex pretio redemptorum predictorum 



( :50 ( .) ) DOCUMENTI 



recepta ab oo extorqueretur. Qui tandem vix eorum manus ouasit. ncc 
petantibus rewtutioncm castri ac pecunie hactenus aures jupanorum mocastri 
aperte fuerunt. ita ut quodammodo'se nil deliquissc niocastrcnses existimare vi- 
deantur. 

Exponitur etiani quod dictus gregorius per moeastrenscs vinctus et vulne- 
ralus ad illustrem dominum petrum vaiuodam ductus fuit. qui dominus petrus 
facta prius per ipsura gregorium fide de damnis suis. piotate et zelo justitie ipsum 
grcgorium liberari i'ecit. et preter hoc- patentcs lilteras ei concessi! quibus 
conscqui posset solutionem contra mocastrenses prò prctio et valore tantum 
bonorum suorum amissorum in diclo castro de ducalis quatuordecim mili- 
bns turchis. et quod ob id non intelligerctur comunitas janue babere bellum 
cum eo. prout lalius in ipsis litteris coram magnifìcentijs vestris exbibitis 
continetur. Nam etiam ex ipsis litteris ipso iilustris dominus petrus pollicitus 
fuit dictis fratribus castrum suum reslitui faccre. 

llaque cum ex inhumanitatibus quo in ca re preter omaem hominum 
opinionem sine ullo dei timore, omni postposita humanitatc. facte sunt. obmit- 
tantur plurima, ne longior fiat oratio. supplicatur antedicle dominationi ut tum 
justitie intuitu quam magnilicentic vestre prò suis fidelissimis ciuibus mini- 
strare consueuit et jure meritoque tenetur. tum ne tanta perfidia et si quid 
delerius crudelissima proditione dici potest. debita pena et prouisione careat. 
eidem ambrosio, nominibus quibus supra. reprebensalias concedere contra 
bomines et bona mocastri ac subditos ipsorum prò ea summa pecunie de qua 
ab ipsis damnificati ac predali fuerunt. ac etiam impensis et interesse, vel 
dictis fratribus licentiam concedere, ut ipsi sumplibus suis bellum facere pos- 
sint dictis hoininibus de mocastro. 

Segue d'altra mano, cioè del cancelliere di s. Giorgio. 

* MCCCG ...(<) die X11II marti j. 

Scriptum est expedienter. ut in manuali litterarum continetur. et cum 
litteris missa copia bujus supplicaliouis illustri domino petro vayuode domino 
velacbie inferioris. et magnifico ac spectabilibus dominis jupano et seuìoribus 
albicastri. 

(') La lapide marmorea di s. Giacomo in Carignano sopra mentovata mette 
chiaro qui il millesimo MCCCCLV1II. Lo tengo probabile, ina non certo, es- 
sendo come già dissi, molto errala anch'essa. Il manuale poi o registro delle 
lettere del 1158 qui accennalo, finora non venne scoperto, ciò credo perduto. 



anno 1455 ( 3I0 ) 



DOCUMENTO, CXXII. 

Giovanni Piccinino, capitano di ventura, notifica ai Protettori di s. Giorgio di 
avere dato opera alle fortificazioni di Cafla, ed insta perchè essi adempiano 
alle fattegli promesse. 

1455 8 ghigno 
(Filza di Gaffa, n. 45) 

(Extra) 

Spectabilibus et magnificis dominis protectoribus sancti januensis (sic) "georgij 
martiris. 

(lnlus) 

Magnifici et cxcellenti signori. Notifico a le segnorie vostre comò per la 
gratia de dio io sono arriuato in caffa a saluamento cum lo magnifico mes- 
ser damiano de leone, et vedalo la conditone de la terra oe dato opera a 
fortificare quelle parte le qualli me sono parute pia necessarie, in modo che 
comò voi sentireti per altri le opere mie sono accette a li buomini di questo 
luogo non solamente a latini, ma etiamdio a greci et a armeni. Ma io vi 
facio sapere che le signorie vostre secundo che inuerso di me aueano ordi- 
nato, non me lo osseruano questi nouellamenti venuti. Io sono sempre stato 
fidele a san giorgio e sotto quella fidelilate voglio morire . peroch' io mi tengo 
genoueze. 

Pertanto io prego ale segnorie vostre che ale mie fatiche et buone opere 
sia proueduto secondo la ordinatione vostra, ala qualle sempre sono atto a 
seruire. Io sono qui in paesi strani, ne intendo la lingua et più me graua 
che se io fossi in luogo domestico. Le vostre magnificentie priego che me 
abiano raccomandalo corno suo fidele servitore, peroche io sono disposto di 
fare Io honore di san giorgio et de la magnifica signoria et natione de genouezi. 

La signoria vostra mi aueua promisso de mandarme octo famigli et non la 
fato. Ancora de douere armate una galea et una fusta. et de la fusta ne 
douessi auere lo gouerno. et niente si fae. Ancora che io douesse essere capo 
de la compagnia mandata da la signoria vostra, et non me vedo capo ne mezo. 
Questo non e quello che io speraua. pero che io oe lasciato buono partito 
che auea. sperando de auerlo migliore da la signoria vostra, et io vegio che 
aueti fato meglio ali strangieri che a quelli che voi cognoscieuate. Voi sapete 
bene la prouisione che io aueua cum messcr lo duxe. la qualle per seruire 
ala signoria vostra io loe lasciata. 



(311 ) DOCUMENTI 

Et pertanto notifico ala signoria vostra che se voi non prouedcrcli altra - 
memi inuerso do me. clic io me partirò de qua et ritornerò in lo paese. 
pero ehe a stare a questo modo io loe molto a graue. Et tanto più che io 
vedo che niuuo pare che facia mentionc de le fatiche mie. Idio conserue la 
signoria vostra in huoua prosperità. Data caffè die vili junij 1455. 

1 lunule scruitore di sangeorgio geuoucze 
johanni picenino. 



DOCUMENTO CXXIII. 

11 vescovo di Caffa si lagna coi Protettori ili s. Giorgio delle calunnie contro 
di esso inventate dai suoi nemici, ed allega essersi dalle stesse difeso nauti 
quel console e massari. 

1455 8 giugno 
(Filza di Caffa, n. 4-i) ,. _. u 

(Extra) 

Spectabilibus atque magnificis dominis protectoribus sancti georgij inclite 
ciuiiatis janue a deo protecte eie. 

(lntus) 

Spectabiles et magnifici domini. Elapso anno meas litteras vostre domina- 
tioni dedi. quarum responsionem minime memi, et ut persensi emulorum 
dieta pestifera atque mendacia preualuerunt conlra litteras prelatorum. Nec 
mirum. quoniam littere mercatorum apud januenses magne auctoritatis extant. 
Gaudeo piane quoniam hi qui veslre dominationis parte venerunt et commis- 
siones de persona mea tradilas accuratius perscrutantes. vcritatem sub liuoris 
femo latentem produxeruut in lucem. Doleo tamen quod homines hujus mi- 
sere ciuitatis destructores. et qui semper ad ejus exitium vigilarunt. tanti fe- 
cerilis. ut sua maledicta fuerint apud vestras magnificentias tantum aecepta. 
Propter verecandiam abscondeudam nationi nostre dissimulaui plura. plura in 
nostri excusationem miuus vera conscripsi. quoniam etiam ex roma seripta 
recepì ut redderem ventatesi de infamia multiplici nomini januensi attributa. 
quam contra conscientiam defensaui. Hic rerum ordo hac tempestate viget. 
Intendo patrias oras accersiri. et que inhoneste contra me acta sunt repellere. 
Quod si cedent in dedecus nationis. ipsi bibant doloris calicem quem optarunt. 
Semper tamen obsccro dominationcs vestras ut caripendatis honorem ecclesie 
et prelatorum. quoniam magnum scandalum datum est herelicis atque scis- 



anno 1455 ( 3! 2 ) 

maticis qui hic nobiscum d'egunt. Non licct omuia scripto dare, cum autem 
ore ad os referara ipse vestre magnificentie accomodaùorcs prebebunt cogilatas. 

Ceterum venerunt primum ad nos nobiles et egregij dominus simon grillas 
et dominus marcus de cassina. qui sua presentia nane patriam plurimum 
illararunt. Venerunt demum sui successores cum nauibus et amplioribus 
copijs que prioribus gaudia accumulami. Speramus res nostras ad meliora 
transire. Adsunt hic et quidam forensium conductores. silicet jacobus de 
capua. Johannes piceninus et nicolaus de tridento qui bue usque se huiniliter 
gerunt. non lamen fit erga eos ut ipsi sperabant. De his ipsi conscribent. 
Valeant dominationes vestre et optineant peroptata. Ex cafia die vili junij ì 555. 

Poscritto, : 

Semper veslra magnifica dominatio consueuit benemeritos vestros et fidelcs 
fauoribus prosequi. (Juaproptcr latorem presentium georgium cigalam ejusdem 
dominalionis fidelissimum liabetole recommissum. Non cnim integre uli potuit 
beneficio ci a vestra magnifìcentia exbibito. ut oretenus ipse referet. De his 
que gesta sunt atque geruntur. nil curaui scribere duplici causa, primum 
quidem. quoniam ea que anno elapso conscripsi. parum accepla fuerunt. 
demum per alios integre puto vobis ad plenum rescribi. Ipse etiam georgius 
ore narrabit. nec euim securum est omnia scripto dare. 

Ejusdem magnifice dominationis quantus est 
jacobus cafi'ensis episcopus. 



DOCUMENTO CXXIV. 

I Protettori pregano il cardinale Giorgio Fieschi di difenderli presso il Papa e 
la curia romana contro le maligne insinuazioni di Antonio Moltcdo. 

4 455 10 giugno 
(Litterar. off. s. Georgij ann. 1454-1457) 

(fot. 104) 

lìeuerendissimo ac prestantissimo in ebristo patri et domino, domino georgio 
cardinali ostiensi de flisco. dignissimo. 

Dum cogitamus. reuerendissime ac prestantissime pater et domine, quam 
libenter soleat reuerendissima paternilas vestra in omnibus negotijs ad nos 
pertinentibus laborare. confidenter audemus humanitatem vestram rerum no- 
strarum curis onerare. Quoniam circa execulioncm bullarum a sauclissimo 
domino nostro prò subsidio caphe nobis concessarum. usi non sumus opera 



( ol3 ) DOCUMENTI 



domini antonij do multedo. sed potius in ea re alios religiosos excrcuimus 
i|iii morum et vite puntate prostantiores esso creduntur. idem domiaus 
antonias multa verba jactauit in contemptum ipsarum Lullarum. ac deuotionem 
et affectum populi erga ipsas bullas minuere couatus est. Noe bis contentus. 
dieitur statuisse in curia romana multa lo(jui. multa moliri eoutra decus con- 
trarrne commoda nostra. 

Nos quamquam in adminislratione rerum omnium ad magistratum nostrum 
pertinentium ita nos habeamus. ut ejusmodi maliuolorum bominum inania 
verba facile contemnamus. non inutile tamen arbitrati sumus de bis aliquid 
^id reuerendissimam paternitalem vestram scribere. quam oramus ut si idem 
dominus antonius aliquid contra nos ioquerelur. sibi laboriosuin non sit voi 
sanctissimum dominum nostrum vel aliquos remrendissimorum dominorum 
cardinalium admonere impudeiitie ac malignitatis hujus hominis. quamijue 
[ironus sit in male loijuendo et falsas calumuias disseminando. De qua ma- 
teria quoniam longiores litteras scribi fecimus egregio viro antonio de persio. 
is cum reuerendissima paternitate vestra sermonem babebit. in cujus ampli- 
tudinem et commoda inueniemur semper cupidissime parali. Data die x junij. 

Reuerendissime paternitalis vestre filij 
proteclores comperarum sancti georgij janue. 



DOCUMENTO CXXV. 

11 vescovo e parecchi cittadini di Caffa domandano ai Protettori che vogliano 
riconferire a Nieoloso Bonaventura l'officio di capitano del bazar e dei 
borghi. 

445o iG giugno 
(Filza di Caffa, n. 45) 

(Extra) 

MagniQcis et potentibus domiuis protecloribus comperarum sancti georgij 
dominis calle toliusque maris majoris. et januensium ili imperio gazarie eie. 

(lntus) 

Spectabiles et magnilici domini. Cum experientia sit rerum magistra. cer- 
tiores facti sumus domina lionem vestram plurimum intentam ad prolicuum 
hujus nostre ciuitatis ampliaudum. et ut vestra intentio suum ellicacius sor- 
tiatur effectum. judicauimus opportunum ea vestre dominalioni nota facere 
que bonum hujus ciuitatis acumulare valeant. inter que nil magis necessarium 
esse videmus quam habere prouidos rectores et irreprehensibiles olliciales. 
Nullum aulem ollicium bujus ciuitatis ulilius a ut peruiciosius reperitur quam 
capilanealus burgorum calle. !s enim capilaiieus. si vir fucrit integer. populum 



anno 1455 ( 314 ) 

istum plurirmim consolatili 1 , si autem improbus. lacessitus injuria populus 
contristatur. ex quo actum est ut improbitate male gestorum a pluribus 
capitaneis hec ciuitas depopulata pene se comperit. 

Cum autem nicolaas bonauentura q. domini georgij in hoc officio per plures 
menses se laudabiliter gesserit. ita ut omnes multiplicium nationum in ciuitate 
degentium sub maxima quiete dormirent. jam sunt quodammodo resoluli eo 
quod euni viderint a capitaneatu remolum. Quare cum experti simus ejusdem 
nicolai in hoc officio optimam aptitudinem. rogamu9 dominationem vestram 
ut eidem nicolao reddatis officium non ad tempus exiguum. sed si fas sit 
petere. ad tempora longiora. quoniam gratiam non exiguam huic uniuerso 
populo facietis. veruni et augmentum ejus indubie conspicietis. dietimque 
vestra dominano audiet quanta bona excrescent exercitio jam prefati. Vestram 
dominationem a deo poscimus uberius ampliari. Ex caffa die xvi junij mcccclv. 
Ejusdem magnificenlie deuoti cives subscripti 



Jacobus episcopus caffensis 
Baptista de gentili 
Sorleonus cataneus 
Fredericus spinula 
Jeronimus de allegro 
Crestianus cataneus 
Julianus squarsaficus 
Lodixius de petrarubea 



Janotus de flisco 
Gregorius de pinu 
Andreas fatinanti 
Johannes squarsaficus 
Lodixius justiuiauus q. cenlur. 
Jacobus de remaldo 
Baptista de gagano. 



DOCUMENTO CXXVI. 

Gli abitanti di Soldaia greci e latini si congratulano coi Protettori pel dominio 
delle colonie del mar Nero venuto in loro mani, e si lodano grandemente 
del primo console mandato a governare Soldaia. 

1455 20 ghigno 
(Filza di Gaffa, n. 46) 

(Extra) 

Magnificis et potentibus dominis protectoribus comperarum sancti georgij. 
excelsi comunis janue. dominis suis prestantissimis. 

(Intus) 

Magnifici et potentes domini. Deus nouit maximam consolationem quam 
nos omnes habuimus quando audiuimus quod magnificentie vestre habuerunt 
gubernum caffè et ciuilalis islius necnon aliorum locorum comunis existentium 
in isto mare, quia jam dudum audiuimus vos omnia gubernare cum sumnia 
justitia et semper prouidere ad omnia necessaria, quod lotum vidimus cum 



( 315 ) 



DOCUMENTI 



magna celeritate et latissimc fuissc factum ad ... pericula omnia quo predieta 
loca veslra minabantur. De quo. quantum ad nos attiaet. eas gralias quas 
possumus in primis omnipotenti deo reforimus. et postea prelibatis magnili- 
^entijS vestris. Nam videtur nobis de morte ad vitam recerase (sic), et quia 
jam dudum sine juslitia imo cum maximis oppressionibus gubernati humus, 
recuperauimus rectum judicium et bumauissimum gubernum. quod experti 
jam sumus in primo rectore nobis ad ipsis domina tionibus vestris misso. Qui 
talem gubernum dat quale isti loco recte conuenit. ita quod melius desiderare 
nesciremus. Faciunt omnia predicta nos obliuiscere oppressiones omnes et 
dampna maxima que populus iste subportauit. sicut vobis notum fuit. 

Sed reslat nobis unus solus timor, cogitando modicum emolumentum. quod 
ofliciales per vos in futurum mittendi non debeant esse talis qualitatis quaiis 
est bic primus quem misitis. Quare supplicamus inslantissime et deprecamur 
ipsas vestras magnificentias quatenus velint bec aduertere et curare mittendi 
ad gubernum istius vestre ciuitatis tales ciues qui deum timeant et avari- 
liam odio habeant. et sic faciendo iste pauperrimus populus consolabitur et 
augetur. de quo vos summam gratiam et laudem apud deum et homines con- 
sequemini. 

Et quia intelligimus qualem consulem babemus et nescimus qualem subse- 
quenter habere debeamus. videretur nobis a magnificentijs vestris summam 
gratiam obtinuisse si cum beneplacito veslro et ipsius quem babemus. ipsum 
consulem prò pluri tempore nobis confirmaretis. Quia totaliter extinquerentur 
et obliuioni traderentur omnes male consuetuiines. quas ofliciales preteriti in 
loco isto facere consueuerunt. Ex soldaja mcccclv die xx junij. 

riumilissimi subditi ejusdem dorninationis 
soldayenses latini et greci cum ùeuota obedieutia. 

Fra ter augustinus episcopus soldaje 
Jacobus de castiliono. 



Teodorcha (sic) de telica 
Lanlìancus de lorto 
Johannes de gentili 
Baptista de castiliono 
Michael goascus 
Jobannes de nigro 
Antoni us de goasebo 
Johannes de castelatio 
.Manuel pausanus. 



Bacxoig p ruf- 

KpX-/B6iq ììlfjUTpi 

ToXaxiq ò yspoq tov juayio l 
HSaaxàq xXzpnvToq 

Tiè^OfTìq TEvXìlO. 
ElOpEiq ffflftxa 

Sa6a xaxovTi 
lì.a.'knovx.Yiq T0vx.Sa.vn 
~2.oXTa.voq }>ri(jt.sTptov tov nanao 



ti ov 



anno 1455 ( 816 ) 



DOCUMENTO CXXVII. 

Clemente Valdetaro, già scrivano della curia di Caffa, si difende appo i Pro- 
tettori dell' accusa mossagli d' aver preso parte e usato le armi nel tumulto 
successo in Calla contro Acellino Lcrcari. 

1455 21 ghigno 
(Filza di Caffa, n- 47) 

(Extra) 

Spectabilibus ac magnifìcis dominis protectoribus sancti georgij comunis janue. 

(lnlus) 

Spcctabiles et magnifici domini. Laccssita objccli criminis innocentia me 
compellit vestris magnifìcentijs dare presentes. Persensi enim me apud magni- 
ficam dominationem vestram falsis relatibus acerrime fuisse percussum. Ex 
quo actum est ut scribania quam exercebam jussu vestro priuatus exliterim. 
et quam vestra dominatio mibi gratioge donauerat. Verum quia veritas etsi 
vulueretur. mortis tamen compendia non formidat. fateor quidem quodam 
rumore in ciuitate hac exorto, me causam ignorante, arma tulisse. non quidem 
ad offensionem alicujus. sed potius ut sic dicam ad defensionem. Nec a me 
unquam turpia verba prolata sunt. nec excitatus rumor illicitus. Conquestus 
sum corani illis qui tales litteras conscripserunt. quorum quidam de igno- 
ranza se excusant. quidam se ab alijs audisse fatentur. Ideoque ne tacitur- 
nitas mea assensum male dictis prebere videatur. has excusatorias vestre 
magnificentie dare curaui. quas obsecro vestra magnifica dominatio habere 
velit acceptas. nec opiuetur in futurum me exeogitare seu attentare velie 
quod cedat in dispendium uationis nostre aut in contemptum vostre magnifice 
dominationis. cujus fidclis exto clicntulus. et quam opto seruari per tempora 
longiora. Ex caffa mcccclv die xxi junij. 

Ejusdem dominationis deuotissimus 
clemens de valletario cani recommeudatione. 

Seguono h firme dei teslimonii: 






Bartholomeus de Jacopo 
Anlonius de pinu 
Jacobus de grimaldis q. oberti 
Jeronimus de senarega 
Antonius ususmaris 
Nicolaus marebonus 
Jobannes gonella 
Franciscus de ilisco 
Nicolaus marinus 
Tadeus adimarus 



Lodisi us de petrarubea 
Constautiuus de vecina nolarius 
Gabriel botinus nolarius 
Johannes gentilis 
Bartholomeus de toddis 
Andreas de allegro 
Jacobus cantellus 
Marcus de franchis 
Bcnediclus ccpollinus. 



( 317 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO CXXV1II. 

Decreto «lì promulgazione nello colonie del mar Nero della tregua stipulala 
dalla Repubblica col re di Aragona. 

4 455 25 giugno 
(latterai*, off. s. Georgij ano. 1454-1457 ) 

(fol. HO v.) 

Protectores ctc. Spedato, prestantibus et egregijs viris constili, prouisoribus 
et Consilio ciuitatis caphe. dilectissimis nostris. 

Mittimus vobis. discùssimi nostri, bis inclasum cxemplum carum littcrarum 
in quibus ut videbitis illuslris dominus dux. consilium et officium balie ma- 
ritime. potcslali et rectoribus chij nolitiam faciunt de indueijs et cessationibus 
damnoruni contraclis inter serenissimum dominimi regem aragonum una 
parte et agentes prò comuni nostro parte altera, illisque committunt quod 
celebriter voce preconis in ciuitate chij inducias ipsas proclamari faciant. 
Quam ob rem volumus ac vobis jubemus ut sub eadem forma statini 
acceplis bis litteris. vos etiam in urbe illa ac reliquis terris ditionis nostre 
ipsas inducias proclamari faciatis. eaque omnia exequamini que circa ipsam 
materiam ex dicto exemplo littcrarum intelligetis potestati et rectoribus chij 
commissam fuisse. Data die xxv juuij. 

Segue una consimile lettera diretta a Barlolommeo di Levanio , capitano 
della città di Famacjosla. 



DOCUMENTO CXXIX. 

Gherardo Pinelli console di Savastopoli notifica ai Protettori il sacco dato alla 
colonia dagli Abasii, e loro si raccomanda. 

1455 28 giugno 
(Filza di Caffa, n. 48) 

(Extra) 

Spectabilibus ac magnificis protectoribus sancti georgij incliti (sic)- ciuitatis 
janue. 
(Intus) 

* Jhcsus. MCCCCLV die XXVIII junij. 

Spectabiles et magnifici domini. Ut alias nolum vestris magnificentijs feci, 
cum caffam appuli expediui commissa que mihi fueranl a vestra domina- 
lione eia a qua in recognitionem laborum suscepcram consulalum 



anno 1455 ( 318 ; 



sauastopolis. in quo loco dum me reposuis .... latti ilio futi .... panas- 
simo spalio ibidem commorando iiiuasemiU inopinate loeum auogasij. cun- 
ctisque fugieulibus ut sallem saluas faeerent personas. ego ceteros sum seculus. 
Quo actam est al perdiderimas oppidam et plares duxerint in captiuilatem. sic 
quod expoliatus omni facaltate calTam redij. quo in loco prestolor si quid- 
quam mibi rependi poteritis. 

Veruni quoniam experimento probatum esl vestras magnificas dominaliones 
suos Qdeles seruitores dignis recompensare muneribus et subsidijs oportunis. 
spes animum subleuat. Ea propter de vestrum humanitate confisus me vestris 
magnificentijs facio recomissum. ut vestra benignitas suo fidelissimo seruitor i 
de aliqua opportunitate prouideat. quam valeam jacturam meam aliqualiter 
reparare. Quoniam etsi semper ejusdem dominatiouis existam fidelis clientulus. 
conspecta ampliori in me liberalitate vestra. nedum ad majora vestrum ac- 
cendam seruitia. sed esemplo meo et mei consimiles accendentur. 

Etiam uotum facere curo quoniam ante accessum meum ad locum illuni 
theucri cumsimilem predam fecerunt. nilbominus Consilio nostrorum qui 
locum derelinquere noluerunt secutus sum iter, nunc autem prohibitio facta 
est a vestris oflìcialibus ne ad locum illum amplius sitaccessio. Ex quo hic 
vacuus perseuero. eo quod hic ordo datus est propter commodum reipublice. 

Ejusdem dominationis fidelis seruitor 
guiraldus pinellus. 



DOCUMENTO CXXX. 



Giovanni Viviani dimanda ai Protettori qualche officio in Caffa in compenso 
di quello che fece e anche perde in Pera per servizio della Repubblica. 

4455 28 giugno 
(Filza di Caffa, n. 49) 

(Extra) 

Mao-nificis et prestanlissimis dominis. honorandissimis dominis protectoribus 
comperarum sancti georgij. excelsi comunis janue. 

(lntus) 

Jhesus. 

Magnifici et prestantissimi domini honorandissimi. Como le magnificentie 
vostre debitamente debono essere auisate da il nobile et egregio meser simone 
grillo i meser marcho da la cassina. capitanij de le magnificentie vostre, de 
toto quello che io abio adempito nel loco de peira. non sensa grandissimi 



( il 9 ) DOCUMENTI 



pericoli i danno, lo quale a lo presente mi seguita per lo dicto seruitio. Mas- 
simamente che con la mia naue avia abilita di andare i de venire toto 
seguro i sensa alcuna lesione in tutti i lochi del serenissimo segnor turcho. 
el quale e sui suditi per fortuna o sia bene mio hanno inteiso de quello che 
io abio adempito per lo signorie vostre, pur aueria ad ... lo i de nouo 
adempirla semper che a ini fosse possibile contro simile. 

E pertanto corno le scgnorie vostre poi intendere per la presente . e sono 
intercluso cum la mia naue a queste parte senza alcuno auiamento. unde 
prima auia e podia andare e a dito aueire siccome uno altro da mio pare 
in li dicti lochi soi. sicché per temansa di lui e de li soi sono stato constrecto 
a far fine do la dieta mia naue e transferire la mia persona soto bona 
custodia. Per la qual cosa i suplico a le magnificentie vostre, le quale in 
parte me parrò satisfare de lo grande danno che a mi e seguitato da la 
dieta caxon. che ne piaxe de prouederme de alcun beneficio di qua. segondo 
Io grado mio. Per la qual cosa le scgnorie vostre se degneranno adempire 
corno credo, sarà exemplo che ogni altra persona per le magnificentie vostre 
prendano ogni pericolo. Data caffè mcccclv die xxvm junij. 

Vester Johannes de viuianis 
cum recommendatione humili. 



DOCUMENTO CXXXI. 

Gli ebrei dimoranti in Caffa supplicano i Protettori di volere riconferirc a Ni- 
coloso Bonaventura il capitaneato del bazar e dei borghi di quella città. 

1455 29 giugno 
( Filza di Caffa, n. 50 ) 

(Extra) 

A li magnifici e possenti signori protectori de le compere del victorioso 
sacratissimo georgio molto da fi . . habendi in honore e reuerentia. 

(lntus) 

Magnifici e possenti segnoi. Noi auemo inteizo corno per li erminnij de 
questa vostra citae de caffa voi sei staeti ortae e pregae che ve piaxe de 
vorei donar a meser nicheroso bonnauentura lo capitanego del bazar e de li 
burghi per quello pu tempo chi a voi piaxera. Unde affirmando noi infra- 
scripti ebrei tuto quello che gli erminnij possali scriuere de ben e honor per 
lo dicto meser nicheroso. per questa breuementi facemo asauei ala magnifica 



anno 1455 ( 320 ) 

signoria vostra corno da lo meize de zenar fin a lo iorno de aneoi amo visto 
e recovuo tanto bon rezimento raxoni honor bontae e prexio da lo dicto meser 
nicheroso. quanto se possa receiuei- da ogni bon officiaro virtuoso. Auisando 
la grande vostra segnoria che per li passae capitanei li nostri guai e le injurie 
e forse per noi riceuue sun slaeti tanti e tante che tropo sereia a scriuer. e 
soura le atre generatioin de questa vostra beneita citae noi eremo semper li 
pu desprexiae e poco odij (intendi uditi). 

Unde e per la quoa caxon ve ortemo e si pregemo humilementi la vostra 
grande segnoria chi vogia e se degne de vorei donar a lo dicto meser niche- 
roso. comò ben degno, lo capitanego de lo bazar e burghi. persoche a quello e 
le molto pratico de lengoa e de personua. e nocte e di solici to a le bisognose 
goardie. elio fu corteise liberal uniuersal (sic) e amoroso de luti li poni 
(intendi buoni), a lo grande fa bonna raxone e a lo picono. Ad archum per lo 
so tempo no a comisso unna minima forsa. e per . . noi auemo asai a ren- 
graliarlo. E se la vostra sublime segnoria se degnerà de conceder lo dicto 
capitanego a lo dicto meser nicheroso. certa menti ella consolerà tuto lo pono 
de questa terra e speciarmenti noi chi senio semper li pu disprexiae da li 
capitani], pregandoui che a elio vogiae attribuì si faeto sarario mediante lo 
quoa elio debia aceptar e non recuzar lo dicto officio. Ex eaffa die xxviui 
junij de mcccclv. 

Ejusdem magnificentie deuoti serui hebrei de premissis oratores nominibus 
ipsorum subscriptorum et ceterorum ejusdem magnificentie hebreorum in caffa 
astanlium cum supplici de premissis commendatione. 

Seguono in undici linee le sottoscrizioni degli ebrei in caratteri ebraici ; 
poi il documento continua di questa guisa. 

Nomina vero virorum ut supra ebraice descriptorum sunt infra Ialine 
descripta. 

Auedia filius moise 

Coia filius adolcarem 

Natanel filius abram 

Passa filius sagedi 

Anurpotam (?) filius abram 

Jacob filius rabani. 

lanibei filius passa 

Ihachael filius Jacob et 

Ila passa filius Jacob. 



( 321 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO GXXXII. 

Antonio Assereto espone ai Protettori le opere pubbliche fatte in Coffa durante 
il suo ufficio di sovrintendente alle acque e fortificazioni della città. 

U55 1 luglio. 

( Filza di Caffa, n. M ) 

(Extra) 

Magnificis et potentibus dominis protectoribus comperarum sancii georgij. 
multipliciter honorandis. 

(Inius) 

Spectabiles ac magnifici et potentes domini. Per .... comunitatis janue 
electus fui sabarbarius et superstans aquarum caffè, cui officio seruiui annis 
quatuor in plus, bene tamquam fidelis seruitor comunis. et intra dictum 
tempus aptari feci murum ruplum et destructum prope porlam gorgi. ac et 
turrim diete porte gorgi. Item aptari feci turrim porte sanctorum apostolorum. 
Item aptari feci omnia merla murorum ciuitatis circumcirca. que deficie- 
bant in certis et pluribus locis. Item aptari feci majorem partem barbaca- 

nam porte caibadoris. Item fieri feci circumcirca omnibus merlis 

et turribus ciuitatis. Item aptari feci scallas et coperiri feci solaria turrorum 
ciuitatis caffè quibus omnia deficiebant. ita et taliter quod non potebamus of- 
fendere nec deffendere ciuitatem nostram. Item emi quandam vin . . . vocato 
driano. et illam . . . cuidam ermeno cum magno interesse meo. ut hedi- 
ficaret et constmeret fontem unum aque in caffa. prò ut fieri fecit super 
interesse meo sunt anni tres incirca. Item aptari siue construi feci intra 
dicium tempus officij mei ecclexiam incliti sancti georgij de caffa. Item eliam 
dicto tempore officij volebant dare asperos n millia prò conslrui et edificare 
facere loihetam palatij caffè, quia minabatur ruinam. et ego aptari feci cum 
asperis mille, et multas allias similias expensas excusaui comuni, prout noto- 
rium et manifestum est omnibus habitanlibus in caffa et dictis temporibus 
existentibus in caffa. 

Nunc vero dum per dominationes vestras fuit mihi leuatum dicium olficium 
sabarbarie et superslantie aquarum ( 1 ). et illud tribuistis et dedislis gregorio 
de sorba prò eius falicha et mercede laboris et sudoris sui. quod iuit prò 

(') L' Assereto in questo luogo della sgrammaticala sua lettera allude al do- 
cumento precedente LVIII. 



anno 1455 ( 322 ) 



comunitate nostra dominalionibus vestris. quoti bene meruit plus etiam me- 
ruisset. Unde grates ago deum quod omnia michi data per inuentarium de 
rebus comunitatis. nostris consignaui cum vultu aperto ad plenum. Itaque feci 
debitum meum prout tenebar facere et quod resto coutentus a domiuationibus 
et a populo caffè. 

Domini prestantissimi, iterum et de nouo me offero dominationibus vestris 
tanquam fìdelis seruitor incliti offici] sancti georgij. construi facere expensis 
meis proprijs in alma ciuitate vestra caffè fontem unum aque aut puteum 
unum magnum in bazalle p. . . alem. si et in quantum magnifìcentie doini- 
nationis vestrarum (sic) velitis et dignemini mihi per primam inter . . ofiicij 
jliegatarie herbarum et leguminum prò aunis quinque proxime venturorum 
a die qua incipero exercere. Ac etiam si dictum officium michi dare velitis 
in vita mea. promitto me obligare inclito officio sancti georgij custodire et 
aptari facere solatas siue tectos et schallas omnium turrorum ciuitatis veslre 
caffè expensis meis proprijs in vita mea. Et hoc quia si de tempore in tempore 
non construuntur inter fraudo lignamina et tabulas per incolles veniatur ad 
nichillum. ita quod tempore congruo non possimus nos offendere nec deffendere 
ab inimicis. Notificando nunc prò apiari et reparari faciendo expendidit plus 
quam sommos dc. comunitas nostra, a quibus expensis de cetero erit aleuiata. 

Nec allia nixi liane magnifìcam et poteutem ciuitatem vestiam vobis umi- 
liter recomendo. licet non oporteat. quia vidimus ab esperto quod doniina- 
tiones vestras illam diligetis sicut fillius vestris carissimis. prout deus et totus 
mundus cognouit. Ex caffa die prima iullij mcccclv. 



Ejusdem magnifìcentie deuotus seruitor 
antonius de axareto cum humili recommendatione. 



DOCUMENTO UXXX1II. 

Balista Garbarino notaio ringrazia i Protettori del conferlogli ufficio di scrivano 
della curia di Caffa. 

1455 2 luglio 
(Filza di Caffa, n. 52) 

Data caffè die secunda julij mcccclv. Non contiene alcuna •particolarità 
che meriti essere ricordata. 



( 323 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO CXXXIV. 

Martino ili Voltaggio si lagna del mal governo del console di CalTa, e notifica 
ai Protettori d'avere catturata una nave turchesca, di cui richiede il bottino. 

1455 3 luglio 

(Filza di Galla, n. 53) 

(Extra) 

Magnificis dominis protectoribus comperaraiB saucti georgij anni de mgcccliiii 
ci lv in janua. 
(lnlus) 

* In xpi nomine MCCCCLV die III julij in cafl'a. 

Magnifici domini. Ciim mente reuoluo eum animum quem induxi usque 
a principio dum prò presenti viagio de naui nostra cnm niagnificenlijs vestris 
conueni. non possum me tenere quin ea que libenlius oretenus expromerem. 
post quam modo esse non polest. litleris saltem nota faciam. Primo enim nec 
puto m. v. latere. nec volo me ea magnanimilate et liberalitate qua usus 
sum in coulratando cum m. v.. usus non esse beneficij aut utililatis tam 
causa quia nulla erat nec fuit. quam uno libero animo et postpositis omnibus 
deliberato rem gratam et ulilem m. v. faciendi. quod in adiinpleudo vires 
totas adoperatus sum. Nec puto illud magna in parte m. v. latere ('). 

l\am ìpsis m. v. primo notum est quo animo in contratando me habuerim.- 
deinde in hac nanigalione tota, deus lestis et qui presentes aderant. nunquam 
ad ullum commodam vel rem aliquam aliam animum diuerti. nisi cum cer- 
nere visus fuerit utilitatem et honorem . vestri incliti olllcij et perfectiouem 
presentis viagij. adeo ut ex conscieutia dicere possim nunquam lautopere stu- 
duisse in obtemperando diuinis mandali», propinque parentis. quam magnifico 
consuli per m. vestras naui nostre et nobis proposito. Sperabam enim ex ejus- 
modi operibus apud m. vestras premia michi non defeclura. ut ille qui animo 
prcparaueram apud tam sincerum et ciuile gubernum ut vestrum est. nullum 
bonum esse posse munere muneratum. Qua oppiuione ductus feci quantum 
vires valuerunt mee. teslimonium dant opera, que volo potius ab allijs quam 
a me predicali, ne forte de me ipso predicando (intendi in) procacitatis 
vitium videar incidisse. 

(') Per le iniziali ni. v. si abbia presente la nota a pag. 19 sotto il docu- 
mento I. 



anno 1455 ( 324 ) 

Veruni et quod michi satis grauat memorare opp . . . longe fui. nam in 
loco benefici] et premij. satis enim non fuit sntisfactione caruisse. injurie michi 
illate, jus deuegatum et violenlia facta est. et quod pejus. ab eo a quo vice 
vestrum premia cumdigna operibus expectabam. hoc est ab consule vestro. a 
quo taliter tractatus fui et sum. quod utinam virtus in me tanlam habere 
vim posset ut palienlia quietarer. Sed tanta ingratitudo ine exanimat precipi- 
temque duci quod patientem esse nequea Et (juia aliud ad presens facere 
nequeo. in hoc saltem querimonie genere delector. sperans semper apul deum 
juslitie rectorem primo, deinde apud m. vestras jus michi non defecturum. 
apud quns m. vestras aduc reclama ndum aliquando michi esse considerans 
consolor et ([uiesco. 

Et quia verba dicere nec partem aliquam demonsliare ex hi js que per 
predictum consulem vestrum mihi injuriose facta sunt inconueniens esset. ali- 
qua memorabo. Nec ordine omnia rell'eram. tanta enim sunt quod ea narrare 
volendo, subdubitarem ne longa imo longissima epistola m. vestras fastidirer. 
Atlingam ideo aliqua pauca ut breuior sim. reliqua vero cum altissimus se- 
cundante fortuna ad presentiam m. v. me contulerit. oretenus narrabuntur. 

Primo enim non occultum est quanto animo et quam virili robore proui- 
denlia et audacia data fuerit per me opera ut juxta intenctum voluntatem 
et ordineni m. v. transierint naues nostre sine timoris demonstralione tran- 
situm illud periculosum illius constricti maris quod asiam ab europa diuidit. 
quod transilum tam animose tanque viiililer inuasimus ut theucri ipsi propter 
crebras victorias exultantes et fere naliones omnes vilipendentes. ne dum sine 
metu nos inspexere sed tremebondi restitere. Et merito, quia nichil ' dubium 
est si prectorem magnanimum vel saltem viruni nostris in nauibus habuisse- 
mus. quia ad id prontissimi erant animi omnium in nauibus ipsis nostris 
existentium. facilini^ eastrum illud. quia pene derelictum erat. obtinuissemus. 
Sed socordia et ignaaia ipsius consulis effectum est ut ne dum tam inclitum 
l'acinus tentare sed cogitare proibitum nobis fuerit. In ipso enim transitu 
elibus bombardarum septem naues ipso nostre percusse fuere. cum magno 
ipsarum detrimento et lexione. ut putandum sane est. 

Quo periculo transacto. ut pulo volente deo prò premio tam jusli laboris. 
obuiam nobis venit cimba quedam siue griparra theucrorum de sinopi, quam 
ex mandato ipsius consulis cum barca nostra cepimus. Reperiuimus inler 
celerà in ea esse cantaria quadringenta eris siue ramorum incirca domini 
theucri magni, que misserat ad emendum in sinopi per unum ex sclauibus 
suis. ut ex ipsis fabricari faceret bombardas exercendas ad oppugnalionem 
christianorum et specialiler nauium nostrarum. 



( 325 ) DOCUMENTI 



Venimus bue ne dura securi de proda ipsa nostra tam jasta. sud majora 
et largiora premia ab ipso eonsule expeotantes. (juo res quaJiter seeuia sii 
inlelligite queso. Primo enim voluit ipse cousui ut griparram cum tota rauba 
illoruin de siuopi restilueremus. quod utrum curii juslitia factum sii con- 
scentijs m. v. dirai ttimus judicanduin. sed ca lcuis jactura est. Deiudo con- 
slrinsit nos ut ramos ipsos discarigaremus deponeremusque apud tadcurn 
adurnum istius ciuitatis burgensem. ijuod fecimus. quia precepta ipsius con- 

sulis respeclu dominationum vestrarum supra caput nostrum quod 

recedendura nobis est. Requisiuimus ipsi cousuli ut ramos ipsos nobis . . 

de bona guerra capti siut. comitlat vicario suo ut causara de 

jare cognoscat aliter vult. dixinius osse conteiilos ramos ipsos cai igei 

consiguandos m. vestris. que justitiam nobis rainistrent. Ex quibus oblationibus 
nichil facere vult. imo dicit de re ipsa velie se suo gubernare modo, quod 
nielli I aliud est. quam velie nostra re tam juste aquisita contra justitiam nos 
priùare. Protestabimur ipsi quando aliter lacere nequibimus. quia certus sura 
apud m. vestras justitiam contra ipsum nobis non defuturani. Hec enim esl 
prima insignis injuria quam in premium tanti beneficij habuimus. 

Sccunda enim est quia ut notum est m. vestris. veniraus in islo viagio quantum 
respectu utilitatis non tantum prò libris quatuor milibus quantum pio partito 
quod non solum nobis promissum fuit per m. vestras. sed ultra multotiens 
michi dictum quod comittebatur per vos ipsi consuli. quin contragendo posso 
alicui ex nauibus nostris armamentum dare, noslramque postpositis alijs reco- 
missam habeat. que res in opositum secuta est. Nani primo partilo ipso nobis 
debito et promisso per magnificentias vestras. nos priuauit. de quo sequitur 
nobis dampnum ad minus de ducatis duobus milibus. 

Item evenit ut propter sub'.euationem et fugano ali<|Uorum ex sociorum 
cura nauibus nostris missorum cum quadam naueta illarij marini, quod bene 
secutum est prò malo guberno ipsius consulis. fuerit deliberatum nauem unam 
mittere ad inquirendum ipsos rebeles cum debito premio, qua etiam in re 
spreta iuslructione vestra illud armamentara licet paucum dedit naui jeronimi 
de leone. Quibus omnibus de causis dare constat de bono opere qualem ha- 
buerim premium de priuatione predicti partiti. Protestabimur jeronimus do 
leoiie (sic) et nos. quando aliter faceie non possumus. Maguificenlie vestre suo 
loco et tempore judicabunt. Fui et sum ad ipso eonsule multis modis injui ijs 
lacussitus. sed hec sulliciant modo ad memoriam. 

Hec et multa allia quamquam ita indebite mielii faeta sinl. non erit lanieri 
quin me cum meis omnibus prontum et obedientem sernpor habeatis et pa- 
ratura ad quecumque quo utile comodum '■! honorem vestri in "llici| con- 



anno 1455 ( 320 ) 

cernant. Curandum tamen esi. magnifici domini, ut ciuilalibus et locis vestris 
tales preponantur rectores qui premia ea que apud m. vestras Lene fideliter 
facientibus non deesent. apud ipsos rectores similiter non desint. 

Unum nollo m. vestras latere. quod in isto viagio. carculatis omnibus, 
consumpsi ex propria pecunia ultra omne stipendium et emolumentum floreuos 
quingenlos ad minus. nec propterea me penitet cum considero illos consum- 
psisse in obsequium vestii m. officij. cum gratitudo aliqua in re aduersus 
me exercebitis. et abundanlius si deus dabil nobis patronis et socijs. Grafia., 
(jue adimpleantur ea que ordina u. . . que tallia sunt que spero altissimo 
pejrmittente el fauonte fortuna magnolia ex nobis audielis. Nec plura quam 
in. vestiis me coaiendatuin facio. ad quarum magnificentiarum mandata et 
obsequia sum scraper paralissimus vester. 

Augumenti vestri incliti oflicij valde cupidus 
martinus de vultabio cum recomendatione. 



DOCUMENTO CXXXV. 

Antonio Lercari, massaio di Caffa, notifica ai Protettori l'arrivo in quella citi & 
delle navi Voltaggia e Leona. 

1l>j l lìiglìo 

(Filza di Caffa, n U) 

(Extra) 

Magnificis et prestantissimis dominis protectoribus comperarum sancii 
georgij. excelsi comunis jahue etc. 

(lnlus) 

Magnifici et prestantissimi domini bonorandissimi etc. Per le presente sia 
notorio et manifesto a le magnificentie vestre corno a li xxprimo aprilis 
applicamo in caffa ad salutem. et a li xxm de lo dicto desceisemo in presenti 
ciuitate. in la quale e celebrata la festa de sancto georgio grecorum. cum tuli 
li nostri soldati armati et etiam cum tute le plusme de le nave, de la quale 
instrata li inculi et habttatori de tutu lo presente loco suscepeno maxima con- 
solatone et conforto. Et in questo non replicheremo quelo che jha per lettere 
habiemo scripto ad complementum. excepto per non mancare che de le nostre 
non habiati comò le magnificentie veslre ne confortano. 

Circha lo transito nostro non diremo molto, per che credemo che de lulo 
ad plenum le m. v. cossi per lettere de lo magnifico consolo, conio etiam 



( 327 ) 



DOCUMENN 



do molti altri hauerano auisatione. Voglemo tamen che le m. v. intendeuo non 
per jattatioue nostra, seni per dittino auxilio mediante, che se la nostra in- 
dustria et persuassione fosse manchata. iufalanler seria interuenuto de lo 
nostro passare quelo chi est interuenuto a le naue de jeronimo de auria et 
lomelina. corno da omni lato intendereti essere manifesto. 

Non ahiemo omuino possuto adempire et obedire le commissione de le m. v. 
respectu temporum li quali a noi non hanno seruito. de che a noi est stato 
mollo molesto, et eliam per la trumenta de le bombarde suslenute per la 
naue nostra che lue la prima in el transito più pericoloso de Io castello. Le 
m. v. intenderano più ad complementum applicata oaue januam. in la quale 
piacendo a lo segnor lo patrone poterà apresentare de le l'iute a le m. v. el 
non obstante lo orribile timore, a noi inter li altri non essere manchato lo 
animo circha lo periculoso transito. Lo quale facto cum auxilio diuino. et du- 
bitando de noii podeire fare conueniente reparalione a la bocha. vigente vento 
prospero et tranquillo per caxione de li corpi et ruote lapidum bombardarmi! 
quasi in acqua et habiando qualche lemansa de trauersare. debiando andare 
a samastro conio haueimo in commissione da le m. v. deliberamo de venire 
a camino nostro, consigliala prima la casione cum la plusma. maxime sequi- 
tandone manchamento de cosse necessarie. In apresso le ni. v. molto ne hano 
iucarrigato circa lo bene viuere nostro cum li compagni, uude da questo le 
in. v. poteno possare cum le mente in quiete, maxime che fine a cimi semo 
corno fradeli. e così speremo de chui manti. 

Quanto a le cose occurse de qua. non altro salvo che le m. v. sono adui- 
sate ad complementum. Per li boni contegni circha lo honore de le m. v. 
etiamdio nostro vi arricomandemo antonio de lurrilia. lo quale in omnibus 
bene se habuit. el similimenti antonio facori. baptista de garbarino et lau- 
rentio de auria molto calido in li facti de lo magnifico ufficio. 

Mandemo a le m. v. georgio cigala lo quale vi aricomandemo et ut ciiius 
fieri possit habeat cellere expedinientum. a ciò che anli la inucrnata se posso 
liausferire de qua. Non altro excepto che le m. v. ne habieno per arricoman- 
dato. Ex caffa die mi julij mcccclv. 

Vesler 
anlhonius lercarìus massarius et prouisor 
cum recoiiimendalione. 



anno 1455 ( 328 ) 



DOCUMENTO CXXXVI. 

Narrazione del viaggio delle due navi Voltaggia e Leona da Genova a Caffa, fatta 
ai Protettori dal console Tommaso Domoculta t 1 ). Lo stesso invoca dai Pro- 
tettori alcune riforme giuridico-amministrative, e pronta spedizione di grano. 

1455 5 luglio, 8 agosto e 6 settembre 

(Filza di Gaffa, n. ho) 

(Extra) 

Magnificis et preslaniissimis protectoribus comperarum sancti georgij. exeelsi 
comunis janue. 
(lntus) 

* Jhesus 

Magnifici et prestantissimi domini proteclores comperarum sancii georgij. 
exeelsi comunis janue. Cum de omnibus nobis post recessum nostrum occur-- 
rentibus usque nunc magnificentie vestre notum fecerimus. nichilominus nuper 
decreuimus omnia preterita dominationi vestre reiterare. Idesl quod quando 
ab insula que vocatur leiba recessimus. que fuit die xxv mensis februarij 
elapsi. et nauigantes recto tramile cum vento nostro, conceso appetitu a deo. 
gulfum venetiarum appulimus et in iribus cum dimìdio diebus transiuimus. 
Ita et taliter quod die xvn mensis marti] hora serotina appulimus moddo- 
num. et prope insulam sapientie ancoram deposuimus. 

Die vero sequenti summo mane misimus nunlium in terra moddoni fide- 
lem et expeditiuum. qui comissionem juxta vestram contentam in instruclio- 
nom (sic), absque mora perciperet pilotos duos idoneos prò utraque nauibus. cui 
eomissimus quod dielam captionem pilotorum faciat cauto modo. Et sic in terra 
descendit et per dieta. u terram pilotos perquisiuit et reperit pilotum unicum, 
quem cum magna diffieultj'te sub blandijs sermonibus in naue nostra con- 
duxit asserendo ei quod eramus naues ponentis. una quarum erat patronus 
jeronimus de cerro et altera damianus figonus. et quod nollebamus stare in 
verbis respectu nauium catalanorum et quod vollebamus cbium accedere. 

('; Di quesio documento oltre l'originale esiste nella filza di Caffa una copia 
quasi interamente uguale, ma che contiene i poscritti dei giorni 8 agosto e 
fi settembre stesso anno 1455. Noi l'abbiamo seguita e adottata siccome più 
precisa, scustandocene solo in pochi incontri, nei quali l'originale ci spiega\a 
meglio il senso della narrazione , o giornale di bordo che si voglia chiamare. 



( 329 ) DOCUMENTI 



Habitoque piloto in natii cum nuntio nostro niisso in terra, nos cuni diclo 
piloto conuentionem fecimus ipsi dare ducatos triginta duos prò utraque usque 
caffam. quam concordationem fecimus secretata in camera nostra. 

Facta eoneluxione sequenli vero die xvmi martij suinino mane capitaneus 
inoddoui cum uno lembo naui nostre se aproximauit. asserendo quod vollebal 
videro naues. et ultra emere panni anglie et londouis. Cui diximus quod locus 
moddoui erat infectus morbi et quod palieniiam baberet et sic sub isti» 
verbis a nobis recessit. 

Et vellificauimus recto tramite cum vento alì'ecto a miliaria xn in xv per 
lioram et ultra usipie ad sanctum angelum. et cum ibidem fuerimus caimani 
nos conpulsit et paulo post borrea egressa est. ita quod nobis fuit necesse aut 
retrocedere aut ire candiam. Habito et partecipato colloquio cum non nullis 
ex nostris. specialiter cum marinarijs nobis stipendiatis. cui diximus verba 
nobis illata per nauclerium et patronum in nostra camera, consuluerunt ire 
ad insulam candie. videlicet locum ubi dicilur sudda. que est insula inha- 
bitata prope caneam per septem vel octo miliaria. in qua insula habitat 
quendam unicum pappa grecum. Nos sic videntes disposuimus tolam nostrani 
turmam silicei stipendiatos descendi permillere. viso prius quod in nauibus 
noslris jam mortui erant duo prò singula naue et quod in eis nauibus erant 
multi jam infirmi usque numero barbilonsoris relalione triginta vel circa. Nos 
itaque sic videntes disposuimus cum Consilio ut omnes nostri stipendiati in 
terra descenderent causa eis prestandi illaritatem et gaudium. quia dubitabamus 
in febre pessima occuparentur. et sic nostri parte factum fuit in ac re quic- 
quid opportunum fuit juxta instructionem nostrani a vobis nobis dalam. ut 
nemini euo de ac re notitiam foret. 

Ut per alias dominalioni vestre jam notum fuit quod patroni nauclerij ac 
stipendiati nobis erant obedientes. verum est. usque modonum illud fuit. In 
modono iuter eos erga nos fuerunt aliqua verba in naui nostra vultabia. prò 
ipiibus in nos remansil iutrinsecum dolorem. de quibus verbis ad plenum per 
aliam viam dominationem veslram docreuimus exponere. Quibus verbis cum 
dei adjulorio dedimus bonam et optimam repulsam. ila quod a diclo loco mo- 
doni recepsimus bonis verbis retro nostro viario. Quapropter nobis visum 
fuit prò presenti tacere, quam eis facere illud quod fuerat necessarium proui- 
dendi bouo respectu. ut per nostras dominatio veslra erit auisata per aliam 
formam. uichilominus mtentio nostra est illis facere ea que sunt necessaria. 

Quapropter nolificamus magnificentie vestre quod nulluin aliud studium 
habemus nisi in dei nomine iter nostrum sequi et transire transitum sancii 
demetrij et castrinoui ad saluamentum cum nauibus stipendiatis ac omnibus 



.anno 4455 ( 330 ) 



nostris socijs et officialibus et ire caflain. ut nobis imposilum fuit per domina- 
lionem vestram. Verbis alijs dictis in moddono uil curamus. donee perfinilum 
faerit viagium nostrum usque caffam. 

Nos itaque sumus ia loco isto sudde parati ad vellificandum quaado 
tempus erit congruum se paraadi. credimus quod erit ia breui. Multa mo- 
lestia nobis in loco isto illata fuit a mercatoribus nostris existentibus in pre- 
sentibus nauibus. qui volebant raubam eorum in terra canee exonerari facere. 
quod minime facere disposuimus visa instructione dominationis veslre. et sic 
usque nunc sequestrati fuimus. Verumlamen auffugierunl duo ex nauibus 
nostris in terra canee, qui a nobis stipendium non babebant. videlicel quidam 
juuenis de frogono de sigestro et alius filius nicolaj de camulio commorantis 
in candia. quare sic videnies nobis multum ingratum fuit. 

Dominus anlhonius lercarius sic videns michi retulit quod ipsi videbatur 
omnibus licentiam concedi descendendi cum rauba sua. Nos bis auditis nolli- 
mus. visa instructione vestra. ipsi domino anthonio consentire, lamen fuimus 
distinte unaa cum ipso domino antbonio. qui fuit inlentioms nostre, et sic de- 
liberatum fuit et est. nec pari modo descendi literas (?). In omnibus nobis per 
dominationem vestram comissis semper studuimus et in obseruatione illarum. 
ita quod omnibus stipendiatis et alijs dedimus juramentum orribilem. quod 
non descenderent de naui nostra neque ibunt ad insulam magna m et omnia 
in ecclesia (?) per nos ipsis factum fuit. De naue jeronimi de leone nil dici- 
mus quia per dominum anthonium dominatio vestra erit auisala. 

Cum usque nunc preteritas nobis post ibidem discessum occur. . magnifì- 
ceutie vestre notum fecerimus. perinde gestas post hec dominationi veslre 
insequenlibus paucis traddere sermonibus decreuimus. Quapropter et vento 
et equoris velia dedimus prospera ostendentes nostris affectibus. et prima 
mensis aprilis a diclo loco sudde discessimus iu mane orto jam sole, et paulo 
post borrea egressa est. Nani celebrato Consilio cum fidelibus nostris potissime 
cum piloto amplius nos in eo portu includere nec non quouis modo nauigare 
decreuimus. ut valeamus implere id quod propter a longe discessimus. 

Et nauigantes continue illezos a vento contrario, octaua die declinante ad 
insulam quendam prenominatam lango appetitu a deo atinsimus. in loco quo 
calmam non compulsit. nec ibi ancoram prOjecere elesimus imo nostro retro 
viagio totaliter prosequere. Die vero sequenti borrea fortunata agressit. que 
continue per dies tres illexit, qua de causa, nouit deus, eramus cum summo 
errore, sed insequeuti duodecimo die valde consolati restauimus prosperum 
a deo in vespertina hora nobis concessum a miliaria qualuor vel circa per 
horam.'Trideeima die exbucauimus dimisso lo samo a parte desterà, paulo 



(331 ) DOCUMENTI 



posi orlo jara solo cuni vento affecto a railiaria X in xn per horam. Ita na- 
aigaatos loto animo, qui statini lune retroeedit inoposito. ad visum insule chij 
peruenimus et aauclerius opinio (sic) multorum volente adimplere. de quibus 
laptius dominatio vestra orit aduisata. me absente in coperta nec non expertus 
de simili arte sub dolo ad canalem chij nauigare cepit. Que res stante in 
camera nostra statim auriculis nostris peruenit que nobis nota ami extra me 
fui et in coperta ascendi, quibus omnibus parli magnifìcenlie vestre seque- 
stratus fui et multa alia palarti clamaui que tunc visa fuere oportuua. In 
quarum responsione multa nepbanda in nostra verecuudia. que minime erant 
tolleranda. nobis fuere illata, de quibus intrins.icum remansit dolorerò. 

Quapropter absque verborum multip'.icatione nobis visum fuit prò presenti 
tacere et cum blanditijs rem mitigare, ne forte esset error pejor prioris. 
quam ex eis facere illud quod fuerat opportunum prouidendi bono jespectu. 
quamuis erant intolleranda. Nichilominus cum dei adjutorio omnia in patien- 
tiam tolleraui donec peruenerimus ad affectum Iocum. ut laptius dominatio 
vestra ad plenum erit aduisata. Itaque cum nonnullis artibus et blanditijs ad 
bonum redussimus. et extra insulam pertransiuimus. 

Die postero in mane ad insulam meteleni cum vento optimo nostris affecti- 
bus peruenimus. propterea ipsarnet die ad horas duas noctis valens optimeque 
iubucauimus. Sequenti vero die quinto et decimo in tertijs vel circa in 
galipoli cum vento alfecto a miliaria xu in xni per horam. et ibi juxla con- 
suetudinem male consuetam fieri jussimus. Itaque maadatum factum fuil sci- 
licet vellum dechinauimus. suleuauimusque insignis venetiarum juxta precepta 
et instructionem vestram. 

Sexto cum decimo die prope miserabilem et lugubrem et compatiendam 
urbem cujus commemoratione cor gessit. a miliaria xvnr dici hujus principio 
peruenimus. ibique amplectere et obsculare alter alterum jussimus. quod omnes 
juxta mandatum obseruauere. una voce clamautes unauimiter inuilu inimi- 
corum velie nostrorum pertransire. nec possem exprimere viua voce cujus- 
libet ipsorum animosilatem et possent viro forti herculi comparare quibus 
nalionis nostre quilibet obbligati sunt et in aliquibus a dominatio vestra digni 
remunefandi sunt. Inde fecimus traddere unicuique comunam vegetem vini. 
que cum magna letitia illaritateque ab ipsis omnibus consumpta fuit. Preterea 
ordinauimus homines liguros ellectos in centesimo numero oportunis in co- 
perta prouidere. Ullerius homines in quinto cum vigesimo numero prò utraque 
parte pari forma sub coperta slatuimus. ceteros ita vere non expeites super 
latibus misimus. demum celerà omnia que ad nostrani salutoni opportuna vi- 
derenlur fecimus et ordinauimus. 



amno 1455 . ( 332 



Continue nauigantes ad locum miserabilem peruenimus a miliaria sex. et 
ibi conserue nostre requisiuimus velie ei iter obstendere et honorem de jure 
peruenientem nobis exlollere non velie eis rogauinius. quo facto ad predesti- 
notuni loeuin ullo cogitato periculo cepimus nauigare. Dcmum in quodam 
loco saucti demitrij prenominato atinsimus. et nos ibi calmarci conpulsit. de 
quo si cum displicere restauimus cogitate. Ecce statini in loco cuin perueni- 
mus. bombarda magna a companea nos ab utraque parte percussit. 

Habebamus insignis venetiarum. causa si ab ipsorum mauibus absque 
lexione euadere posseremus. quod minime profuil. quo asumpto itaque ea 
deorsum deposuimus et cum summo clamore audaciaque nostre comunilatis 
insignis subleuauimus. Nos itaque viso ipsorum calamitates et velie usque 
ad ultimimi supplieium nos consumere, visilauimus pari modo eos ex borci- 
bardis et nostris a'ijs olfensiuis armis. et ex eo loco omues aufugierunt. ita 
quod opinio multorum si ante ipsos leddere cepissemus est iiuod fuisset (sic). 
nisi in maudatis a inagnifìcentia vestra habuissemus transitum nostrum absque 
neufragio faisset. Nauem et munitiones in conpanea slantes valde danificauit. 
in ceteris solum dampnum habuimus. quod mirum videtur cogitata hominum 
quanlilalem que in naue erat. foramen ipsius bombarde in latitudine panni 
v. cum dimidio. totidemque in altitudine fuit. prodigium magnum eo lune 
visum est. quia cunenle non solitum seruauit. et nisi ea fuisset. in malo 
erainus recapto, fuit semper apetitu a deo in nostro adjulorio. Consuma nostra 
a tergo stante bis motis primilus antecessit ibique in eo loco sancti demitrij 
alterarci asumpsit bombardarci percusa ab utraque parte, non tamen a multo 
tante nostre magni ludinis. 

Nauigantes continue cum pauco vento ad castellum nouum peruenimus 
ad octaua decima bora, que ob jactura in eo loco sancii demitrij antecessit. 
qua de causa in ejusdem castelli transitu oportuuum fuit prima foret. et ibi 
lapides sex bombardarum eam occupauere. due ex quibus lapidibus utraqufi 
parte transiere. relique in naue sunt. Nos Iexionem nullani preter quam nar- 
rauimus insuper babuimus et cum dei adjutorio ab ipsis salui euasimus. oc- 
ciderunt in ea hominem et multi alij vulnerati fuere. ex quibus post quam 
huc sumus jam duo mortui sunt. anime quorum dominus misereatur. 

Jta oppresis enim ab inimicis modis superius narratis pertransiuimus. ga- 
uisique valde et deducti ab infima parte buche ibi ancoranti deposuimus pio 
ueufragium sumptum reparare. Unde gripaream unum cantariorum portale 
duo inilia vel circa tbeucrorum sinopi ibi ob tempore contrario inuenhnu» 
et non ex nostra scientia marinarij nec non nobis stipendiati barcham ar- 
inauerc nauis essendo in camera uoslra a sumpno et lelitia occupatimi, ipsam 



( 333 ) DOCUMENTI 



ceperunt. que nobis Dota valde desolati restauimus Predicta fuere in bora 
serotina jara occupata luce a tenel)ris. (|ua de causa non fuit in nostri potestate 
ulterius prouidere. Ascondi in coperta ut cum officialibus aoslris curii cerlis 
paueis nobis stipondiatis sinerent ipsam. qui omnes in una voce clamantes 
non vello asserentes ex bona guerra Inorasse, pari l'orma dicobanl et si bom- 
barde nos in mare summersissent «jais nos juuasset. et multa alia in suo ar- 
guebant fauore. de quibus longum foret omnia per ordinem enarrare. 

Eral in ipsa griparea relationi unius tbeucri mercatoris sinoppi asperos vi- 
ginti seplem milia tbeucri. qui ipsius erant. etiam certa pauoa multasangius et 
piomba (jue ex marinariorum portalis erant cum certis fructibus. cantaria 
qaingentas ramorum quo dominus sinoppi caragio magni tkeucri ex suo tri- 
buto dederat. Erant in ea quoque certa diuersa pauci valoris. Doderunt 
morlem uni ex ipsis tbeucris. reliquos ad noctem mediam in nauem redusse- 
runt. Fecimus quid in re isia nobis fuit possibile ut hos cum mercibus sine- 
rent. quod minime facere voluerunt . . . perauimus istic ad tertiam custodiam 
cum magno labore, quia ad raubam potius quam ad vellificandum attendebant. 
nam intellecto eorum voluntates cum blanditijs mitigauimus. 

Nauigantes itaque quando cum prospero quando cum auerso. ad caffè 
urbem optatam vigesima prima mensis aprilis a miliaria centumquinquaginta 
vel circa nos peruenimus. et ibi ipsamet die omnes stipendiali nostri temptali 
ab aliquibus ex principalibus consilium celebrauere. in quo terminatum fuit 
velie raubas ipsius griparee comuniter comunicare, quas raubas diebus elapsis 
cum omni diligentia que nobis possibile fuit perquisiuimus. Ex quibus raubis 
solum decem milia bine inde et paulatim reperiuimus asperos cum magna 
diflìcultate. celerà omnia saluauimus preter fructibus. cum aliquibus raubis 
pauci valoris. Principales omnes denotata doliberatione consilij in camera 
nostra accesserunt. volontes quid supra ex raubis partimenlum lacere. Quibus 
omnibus his auditis parte doniinationis vostre omnibus sequestrata fai. quoque 
eis usus fui blandi js ob metum ne arma contra nos susoiperont et dominium 
nauis acciperent ut eorum intenlio erat. Hogauimus eis velie senlenlie nostre 
aquiescere. que talis est. quod conducamus raubas et* gripaream quousque 
caffam. et peruenientes eis de jure libentissime concedemus. ad quam sen- 
tentiam obtineudam vaide laborauimus. 

In samastro accedete ut a dominatone vestra habebamus in mandatis (non) 
valuimus. sit ob tempore contrario sii ob viclualia que nobis dedìciobant. 
arbitrabamur quoque a nauibus antecessis prouisum fuisse. quibus sanum 
consilium rationibus prealegatis cogitauimus foro recte ad viagium nostrum 
quam in eo loco nauigaro. 



anno 1455 ( 334 ) 

Nam secunda et vigesima die ineDsis aprilis caffam optatam in occasu solis 
apetitu a deo atinsimus. Postero vero die tertia et vigesima ejusdem mensis 
omnes nobis stipendiati et nauium homines armati nobiscum in terra descen- 
derunt. ibique cum solemnitalibus oportunis septram ac dominationem. juxta 
litterarum dominationis vestre tenorem. a domino de leone qui jamdiu Ime erat. 
ut ab eo distinte dominatio vestra erit auisata. accepimus. et cum immenso 
houore. ita quod regi sufficeret. acceptati fuimus. Omnes isti populi nostro ob 
aduentu maximam ilaritatem summamque letitiam sumpserunt et qui a mor- 
tuis videntur suscitasse. Ciuitas ipso reperiuimus desolata et inhabitata. tamen 
retinica re se debeat putamus. 

Processimus inter cetera sequenlibus diebus contra certos ex primioribus ad 
caplionem griparee. quos in calcere (sic) ponere fecimus occasione si asperos 
defficientes inuenire posseremus. quod minime profuit. Et stimulatus valde a 
nobis stipendiatis ex judicanda rauba ipsius griparee consilium congregare 
fecimus quo celebrato decreuit omnes raubas quibus sunt consignari. qua- 
propter consignauimus ea que reperuimus ordinate per inuentarium dicto theu- 
cro mercatori, nichilominus ut asserii defficeret asperos xvu niilia. quod nul- 
lactenus credimus. Voluimus pari forma ramos ei consigliare, quos recipere 
nolluit. quo viso consilium decreuit nomine depositi in tadeo adurno pelilioni 
cujus sunt. stent. Consignabimus eos requirentes. preler si dominatio vestra 
interea aliter preeipiet. 

Insuper diebus his preteritis (;uedam controuersia inter dominos simonem 
grillum et marcimi de cassina erga paridem de mari in partili causa orla 
est. quia ipse paris asserit habuisse ab ipsis dominis partitum janue. ut per 
processos. quos inferius includam. dominatio vestra erit aduisata. Qui paris 
nunquam vicarij sententie voluit acquiescere. imo per nos lata foie, qub viso 
et importunitalem suam cognita, sic fecimus. et deus nouit juxta conscientiam 
sententiauimus. Ipse paris nam se jaclauit ejusdem velie sententie appellare, 
que ipsius judicio iniqua fuit. igitur non nota eorum judicia. quia gens ma- 
ligna sunt. oramus vestra dominatio de ista causa ab islis possem sindicari 
sindicatoribus istinc comittat (luogo turbato), imo per dominationem vestram 
fore ibi cognita velie, judicio cujus me subcombor. His autem dominationem 
vestram instamus ne quod arbitremus sententia indigna lata fuisse. sed prò ho- 
nore nostro, quia puto in ceteris me taliter habere quod a nemine acusabor. 
et nil aliud habemus studium quam honorem et famam vestre atrahere do- 
minationi. perpete cura valde me cogit. ita quod sepissime me istic opto. 

Ceterum comparuit coram nobis dominus magister quiricus sacus conque- 
sti grauiter quod preterito tempore ofliciales quidam mutationem feceruut 



( 335 ) DOCUMENTI. 



in suo salario de sominis lxii in anno in sommis xxv pio anno uno tantum. 
postea non intendunt ci amplius aliquid dare, asserendo quod omnia ollicia 
vaeabant anno de MccccLquarto. vigore compositionis capto cum i. d. duce 
per magnilìcum ollicium sancii georgij. Dictus dominus magister quiricus di- 
cebat suum non esse officiurn. sed prouisionem et composilionem (juamdam 
captam cum comuuitate janue de voluntate illorum de cafTa. qui seripserunt 
officio romànie ut huc mitteret medicum. et dicium officiurn composilionem 
cepit cum dicto domino magistro quirico ut huc venire deberet ad manendum 
septem annis cum familia sua. et prò dictis omnibus atendendis fidejussionem 
prestitit corani dicto officio de ducatis tricentis. prò qua re obligauerunt sibi 
masariam caffè el ordinauerunt quod dieta solutio fieret iuter burgenses ciues 
et masariam prò tertio. facto paramento, et hoc fuit sibi obseruatum per annos 
ires cum dimidio. 

Asserebat edam dictos officiales non habuisse bailiam talia faciendi. quin 
imo dicebat nec magnificum officiurn sancti georgij. volendo justiliam mini- 
strare, posset id facere. Nam dicebat onera et beneficia ciuilatis hujus tran- 
siuisse ad magnificum officiurn sancti georgij cum obligationibus suis. Itaque 
putamus eum ulilem et necessarium buie eiuitati. ut qui volunt secundum 
regulas medicine curari habeant medicum ad quem recurrere possint et hic 
fecit ut audiuimus curas et experientias bonas. Quapropter si magnificentie 
vestre videtur. litteram sue prouisionis confirmare velitis. Dictus magister 
quiricus magnificentie vestre scribit et dat certam auisationem in qua cogi- 
tare poteritis. et de intentione vestra nos auisare. Nam omnino disposi tus 
erat nluc accedere ad petendum justitiam. nisi quia diximus ei ut expectaret 
hujus littere responsionem. 

In ceteris occurrentibus ad istas domiualionem vestram per alias auisabimus 
generales et comunes dominorum anthonij lercaiij et damiani de leone con- 
socij nostri. Verum quoniam jam priuate comisistis. et per vestram nuper per 
anthonium de rogerio hic apricato nuper decursi. quam gratissimam accepi- 
mus. habuimus ut solidemus rationem compatronis nauium qui nos conduxe- 
runt. id accurate agam cum ceteris de quibus in dieta vestre magnificentie 
comixistis. Sed si non ita piene ac complete actum fuerit non impuletur ne- 
gligentie sed poti usversutie palronorum. Callide enim se gerunt et quibusdam 
cautelis quibus non intendo me inuoluant. ideo si qua impleta restaueriut 
vestre dominationi implenda relinquo. el sic palam predixi ut videre poterint 
vestre magnificentie ex processibus cum presenti eidem magnificentie missuris. 
Jnueni enim ciuitatem hanc multum depressam tam fauoribus quam etiam 
facultatibus. et concepì hic esse habitatores non ordinatorum morum. cujus 



anno 1455 ( 336 ) 



rei causa et j:atione vigentis temporis et hominuin conditionis non ellegi plura 
executioni mandare, sed potius preslolari tempus idoneum magis. quoniam 
ut ait salamon omnia tempus habent. ìlaque que vellem puto non posse adim- 
plere. nichilouiinus per comuna in auisaliouibus satisfaciemus oportunis. 

Denique a vestra magnifica dominati one unum istantissime exposco. ut 
completo mei cousulalus officio, in electione mea sit patrias oras redeundi. 
hoc tamen promitlens si completo officio senserim meam hic moram esse 
necessaria!)! persistendi. manebo. Paralus enim semper sum et ubique vestre 
spectabili dominationi piacere, a qua honorem tantum et gratitudinem sumpsi. 
Nani nulla michi carior res esse potest quam vestris dominatiouibus compia- 
cere. Transiui enim per ignein et aquam et varias tempestates. quas in ob- 
sequium vestre dominationis colidie susciperem vicibus iteralis. nec cessabo 
quamdiu vixero prò vestra dominatone subire labores. quos cum grauiores 
cognouero lune letiori animo suscipiam. Vestram dominalionem conseruet altis- 
simus in tempora longiora. 

Insuper ut de omnibus dominatio vestra sit auisata. dominis anlhonio ler- 
cario et damianu de leone consocijs meis valde familiarissime fluimur. absque 
quorum nolitia nil per nos deliberatum est. et sumus anime in corpore trium. 
et nisi fuisseut isti domini capitatici qui in palatio stant. recepsuri cum pre- 
sentibus nauibus paridis de mari, martini de vultabio et jeronimi de leone. 
jam simul vitam nostrani tam in manducando quam in ceteris traheremus. 
que naues ad lardius per totum presentem sunt prò chio recepsure. 

Officiales quorum hec sunt nomina, urbanus de cassana. iosep de rapallo. 
paulus ragius et jacobus honestus magnificentie vestre deuotissime se reco- 
miltuut. qui in presenti viagio optime se habuerunt. Menti habeatis eos io fu- 
turo, quia sunt fideles vestre dominationis. quam diu altissimus eam conseruet 
in tdmpora longiora sicut'opto. Ex calla MCCccLquinto die quinta julij. 

In presenti includitur mensuram nobis commissam in apodisijs vigiliti una. 
de qua copiam non retinuimus bono respectu. auisate nos de receplione si et 
bene slatis. Ex caffa eidem mens. et diei. 

Earundem magnificentiarum deuotus 
thomas de domoculta consul. 

Segue immediatamente la prima poscritta. 

Simile hujus magnificentie vestre per georgiuin cigalain terrestri via nun- 
tium proprium. quem putamus ad ni. v. cito se transtulisse. tradidimus. 
Abinde citra paucuni innouatum. etiam quia per comunam ad plenum de 



( :Y.]7 ) DOCUMENTI 



oucursis dominalio vostra erit auisata. Nani postea tam rcspectu infcstationum 
habitaiuium quarti rcspectu necessita lis. deliberauimus duas naues prò anno 
uno retinere. que sunt jeronimi de leone et marini cigalle. quibus stipendia- 
uimus ut infra, videlicet illa jeronimi de leone obbligata est cum hominibus 
lxxx. quo mittere eam voluerimus tam causa naulizandi quam guerre, aut 
alio rcspectu- per nienscs sex ad libras xvn prò singulo mense, restum qui- 
dam complementi anni, qui sunt alij mcnses sex. debet bue stare absque ullo 
stipendio, solum cum dimidio (?) partiti raube prime vcris. Illa marini cum 
bominibus sexaginta modo et forma suprascriptis. 

(ìaleam armauimus sub patronatu gregorij de alegro per menses tres. que 
usque xn preteriti discessit duabus de causis. primo prò recuperatione castri 
iilicis. quod sub dolo captum fuit a quibusdam piscaloribus mocastri. ut laptius 
dominatio veslra erit auisata. secundo prò prouidere de viclualibus de quibus 
in maxima sumus penuria et prò ... . nisi ad . . . preuidetur. Ob quam 
causa ni se conuenimus certis modis et terminibus cum paride de mari et mar- 
lino de vultabio quod debeant ad istas reuerti cum nauibus onustis suis gra- 
norum. ut per instrumenta que mittimus distinte ac ordinate videbitis. cum 
ipsis et ipsorum voluntatibus testatis. In ceteris occursis ulterius me (intendi 
uon) extendam. quia per comunam ad plenum m. v. erit auisata. quam 
altissimus ampliare, sicut peroplo. dignetur. 

Persoluimus. ut per comunam distinte in. vostra erit auisata. piloto capto 
in moddono et prò ancoragio consulis ducatos xxxv ex ducatis ccl michi per 

niagnificentiam vestram datis. quos per rationem habetis ponere. de 

reliquis massariam habetis facere debilricem prò me. quia ipsos ei consigna- 
uimus. Nani insuper ad nos comparuit anthonius de quarto ibi accessurus. 
ipsum magnificentijs vestris recomittimus. tamquam rogatus rogamus. 

Segue altro poscritto in volgare. 

E ve auisemo corno in questa citae da poco tempo in qua. a quello pos- 
siamo judica. se usa cosa la qua secundo lo judicio nostro non pa honesta. 
soe. e melo lo caso in noi- e darò una sententia secundo che zuigera lanima 
mea. de la qual quello chi lauera contra. se ne pò apella e no lo vorre far. 
La caxon pero che sun si auitie e che vorre atimori tuti gli officiari chi sun 
in questa terra, digaudo e te protesteremo quando tu sare fora de offilio. E 
questo fa far doi mali, le primo fa si che per timensa di questo, o fa contra 
la soa conscienlia secundo lo favo, la secunda e da tanta longae che mai 
nisun non ha (in. Per non incorre in simile caso, chi de vegni qui officiaro 



anno 1455 ( 338 ) 



solo sarario de sodi e sta arexeigo de douei paga dexe milia sommi de 
le sentencie che da. de alianti o no gè ne aueremo nisun. salu.0 quelli chi 
sercherae de far quello chi non se de. et de lo deroba o paga quello che 
o sera condanao. cum euantaglio. Perche a noi par questa cosa abisognar de 
remedio, e lo remedio che ve diremo per aregordo. e de tuto quello che 
voi delibererei noi resteremo contenti, chi e questo, che chi a sententia contro 
se possa apella cossi come se conten in la regula. e non appellandosse non 
possa auer remedio saluo da le magnificentie vostre. De ogni altra cossa come 
mangiane sea de forse comodocumque et qualitercumque interuegna. ne pa 
monto debito stage a sindicamento e sea exeguio secundo che sarà dito per 
li soi sindicatoi. 

Non vogliamo miga e etiaindee pregamo le m. vestre che o prende queste 
nostre parole a presuntione. ma anzi venire da grande alTetione che anno in 
lo magnifico offìtio vostro, asoche se possa far raxone cum pura mente, che 
la raxone et lo debito habia logo sensa hauei timor de alcunna cosa. Vogliamo 
sciali auisati che non digemo questo per noi. peroche ne basta l'animo a 
segui quello che ne pa essere honore de le in. v. dunde e fussemo certissimi 
de Iantora essere morto. Le m. vostre auranno a prouei secundo a quello 
para e quello se seguirà. Non altro per la presente, messer domenendio sea 
con voi et voi non abandone. Per comunam vobis scripsimus piene de omni- 
bus occurentibus que aflirmamus. Mandalis veslris semper et ubique paralis- 
simus vester etc. Ex caffa die vili augusti MCCCCLquinlo. 

Segue il terzo poscritto di mano del console : 

♦ MCGCCLV die VI septembris. 

Extractum istius missimus vobis quarto modo ut saltem unum habealis. ut 
resletis de omnibus aduizati. solum ista prò auizare m. vestris quod .... 
mittatis victualium in quibus sumus et per plus erinius . . saluo si dominus 
prouidebit. in quo est tota spes nostra. Rogamus igitur m. prelibate velitis in 
hoc prouidere. nos in hoc vigilamus et facimus que possibilia sunt. In hoc 
non plus me extendo ncque in alijs occurrentibus. quia de omnibus m. ve- 
stram per litteram comunam piene de omnibus vos aduizauimus. 

Ve pregamo ne vogie compiaxei de quello ve auemo scripto de soura de 
la sententia dacta per noi contra paris da mari. Anchora più presto che se 
pò exclarate quello douemo auei per la preiza de marin cigara. etiam dio 
quello volen le m. vostre faciamo di li rami preixi chi sum Io caraiho che 
mandaua lo segnor de sinopi a lo turcho grande. Etiamdio pregiamo le pre- 



( 339 ) documenti 



libale m. vostre elio per lo bene de questa cita vogia prouei a le pr. . tioue 
le qualle ognomodo de che conditione se sia minacia a lo fine de lo suo of- 
iitio protesterà conio de soura. e ve auenio a za dieto. E se le magnificentie 
vostre uon gè prouederan. sine dubio serano daete più sentenlie false e non 
justo. ella altranienti. e digo per lo tempo chi e a venire. 

Non vogio che le magnificentie vostre intendan questo e digo per me. aui- 
sandoue che non sum ni mai foi figio de la poira. questo per auiso a le m. 
vostre. Ricordo ben con grande melanconia vegando essere vegnuo chie a 
tempo che non posso ni e possibile fa quello ben e honor vostro che auereiua 
vosuo e con quello bon anuimo e aueiua acceptao. e credo che questo pro- 
ceda più tosto da li miei peccati che datro. messer jeso xpo chi e somo ben 
sea quello gè prouega. Mie da lo canto me me darò loco de far si fatlamenti 

che mi castigau. porrà a voi piaxei in quello che poro e sauro con 

ogni arte per lo ben. mediante semper la justitia. e questo tegna la in. vostra 
a certo, e non seguiaudo quello auro dito reputo esser piuttosto interuegnuo 
per ignorantia cha per maritia. Messer domeneudio chi sa ogni cossa ine sea 
testimonio de la me bona disposision. lo quar sea semper cum le ni. vostre 
e inai non ve abandonne. amen. 

Vester totus in omnibus thomas de domoculta 
cum umili recommendatione. 



DOCUMENTO CXXXVII. 

Lotterà confidenziale di Damiano Leone, secondo massaro di Cada, a Paolo 
Maineri cancelliere del banco di s. Giorgio. 

1455 5 luglio. 

(Filza di Caffo, n. 56) 

(Extra) 

Egregio ac circumspecto viro, paulo mainerio. in janua. 

(Intus) Jhesus. 

Egregie frater honorande. Quante letitie sint semper mini littere vestre 
nouerit deus, cum in ipsis nunquam inspiciam quam exbortalionem bene 
recteque viuendi. gloriam et famam aquirendi. Satis quidem atque satis 
♦heitant me littere ipse circa regimen consulatus et massarie. exortantes omne 
adhibeam sludium. etiam ultra vires. ad reducendam ciuitatem isiàm pristine 
fame et glorie, et potissimum tempore regiminis consulatus mei. cum intel- 



anno 4455 ( 340 ) 

ligatis in eo consistere satis maxima pars facilitatimi mearum. judicans potius 
acquiescere debere fame et glorie, quam diuitijs et pecunijs. Uude domine 
paule parum dicam. occupationum causa quibus dedilus sum. 

Nouit deus enim nos tres esse qui unum sumus. et ad aliud non tendere 
quam quod ciuitas diligenter honeste ulileque regatur nullo habito respectu. 
Et quia rem publicam islam inuenimus quodammcdo laceratam inordina- 
tamque. diilicilimum est eam absque magno labore ad bonum et ordinem 
redduci. quod jam in bona parte fecimus dietim in eo perseueranies. bonos 
exlolentes et malos opprimentes. In quo quantum in me sit fatigor enitor. 
teste domino, qui sue (?) gratie micia donum auxiliumque prestet ciuitatem 
ipsam regimen et augumenlum babe. . ut ... et dato nil alliud menti habere 
studeam. tamen semper carissimum mihi erit circa ea litteris vestris excitari. 
nam semper a domino emanate aparent. Ex quo oro fraternitatem vestram 
semper. quantum in ea fas est. placeat litteris ipsis damianum visitare, qui 
vehementer ex ipsis congratulatur. 

Que gesta et occursa sunt ex adventu nostro per litteras comuniter scriptas 
a nobis tribus magnifico officio piene inspicietur. Ex quo circa ea non me 
extendam. quum fìrmiter teneatis animum illuni habere erga rem publicam 
(|uam fiiius coactus est habere erga patrem. 

Qualiter Johannes picininus in itinere se habuerit narrare non curo (*). expe- 
ctans. deo preuio. suo tempore vobis oretenus queque narrare quod male sibi 
prouiderit. Displicet michi. sit respectu ipsius. sit respectu vestri qui eum 
dilligebatis. nunc enim et postquam hic est. bene et satis diligenter se habet 
et habuit. 

Non oportet michi commendare aliquos quos inteligem apud vos caros esse. 
cum illos eoiuet animo caros habeam ut inteligo vos habere. Ex quo non 
dubitetis jacobo nepoli vestro talem tractamentum faciemus quod inteliget 
Intere vestre quamplurimum prodesse. Cui me obtuli et effectu aspiciet ea 
que verbo sibi dieta fuerunt. licet actenus id demonstrari non valui occu- 
pationum maximarum respectu. Fiet de cetero effectualiter ut teneor et di- 
spositus sum. de quo auisabimus semper. Allia non video fraternitali vestre 
digna refferre. quam quod petrum (?) et franciscum consocios vestros equo 
animo nostri parte salutate, quibus non scribo temporis defectu Pro petro 
quesiui commissa. quibus hactenus recapitum dare non vallui. fiet et aui- 
samentum reddam. Manueli tarigo prò francisco relationem feci, qui facto 

• 
(') Si rileva di qui senza più alcun dubbio che il capitano Giovanni Piccinino 

viaggiò a Gaffa per terra con Damiano Leone, terzo consolo» designato. 



( 341 ) DOCUMENTI 



sereno indilate patriam accedei, et tonno bonam habeat conditionem. lpsum 
quidem manuelem iutuiiu ipsius fraacisci ortaui causa rcpatriandi. quod 
minime facorc velie asseruit. hec ut intoligat idem franeiscus sua menti ha- 
liere. Noe allia quaui opto quid vos optare valeani feliciter. Ex cafla die 
v jullij MCCCCLV. 

Damianus de leone 
prouisor et massarius caffè salutem. 



DOCUMENTO GXXXVIII. 

Lettera dello stesso ai Protettori sugli affari di Caffa. 
U55 5 luglio e 3 settembre 
(Filza di Caffa, n. 57) 
i — 

(Extra) 

Magnificis dominis protectoribus eomperarum sancii georgij. excelsi co- 
munis janue. 

(Intus) 

* Jbesus. 

Magnifici domini. His diebus elapsis via pere scripsi vobis ordinate circa 
meum bue aduentum. et sic quantam adhibuerim operam circa celerationem 
ejus accepsus. poslpositis omnibus que ad bujus effectum ostare deberent. 
nullo habito respectu preter commissiones vestras execulioni mandare. Ex quo 
circa ea nil alliud dicam. sufficiendo scripta per alias ( 1 ). 

Cum nauibus nostris bue apulsis vigesima secunda die mensis aprilis. in 
quibus affuerunt spectabiles domini thomas et antonius cousocij mei. accepi 
vestram per quam ortatus sum circa justitiam faciendam et bonum publicum 
diligendum. quantum perlinet potissime circa executionem cujusdam scandali 
perpetrati tempore quo hic erat acelinus lercarius cum sua naui. per aliquos 
arma leuantes et clamantes. inter quo sensistis fuisse julianum fratrem meum. 
ortantes nullum habeam ad fraternam dileclionem respectum. ymo cum socijs 
quibus executionem committitur. si julianus ipse inteligerem in scandalum 
incidisse. viriliter procedere debeam. cum id facere habeam. dicitur ex hu- 

(') Queste lettere che ci avrebbeio chiarito le avventure del suo viaggio ter- 
restre, non sono pervenute sino a noi. 



anno U55 ( 342 ) 

manitate maxima magnificentiarum veslrarum. juxta antiquam consuetudinem 
meam et morum meorum. qui solitus sam nichil bono publico praeponi (*). 

Nam magnifici domini in hoc pauca dicere volo, ne polius jactantie quam 
virtuti attributum esset. sollum inteligatis ab adolescentia mea nil alliud optati- 
uisse quam decus et famam. in quo perseuerare omnino. obmissis omnibus, di- 
sposilo est. intelligens impossibile fore id prosequi posse nisi bonum publicum 
omnibus preponatur. Etiam id necessarium est ad beate eterneque gaudendum 
juxta ciceronis sententiam in libro de somnio scipionis inquiens: sed quo sic 
affrieane alacrior ad tutandam rem publicam sic habeto. omnibus qui patriam 
conseruauerint adjuuerint auxerint certum esse in celo definilum locum. ubi 
beati sempiterno euo fruuntur. Ego quidem his consideratis vestrisque lectis. 
ac ortationes et commissiones vestras considerando, que non parum semper 
mihi menti sunt. disponenda effectu demonstrarem que verbis assero. et dato 
impossibile sit respectu fragilitatis nostre fratri non compatietur. hoc in gau- 
dium et exultationem accidisse reputabam. de quo congratulabar. 

Indilate quidem socios infestaui circa negotij veritatem inquirendam. po- 
stea ad executionem prosequendam. asserens unde inleligatur fratrem ìpsum 
meum in peccatum incidisse ad executionem ipsius ego solus procedere velie 
nullo alio mediante, quod prosequissem nullo habito respectu. teste domino. 
Sed ut per litteram comunem nostrum trium consulis et massariorum magni- 
ficentie vestre auisate erunt. a nemine inteleximus julianum ipsum similia 
perpetrasse, ymo certo respectu moto absque rauba in ponte visus fuit. His 
omnibus enim consideratis et examinatis. socijs meis visum non fuit circa 
ipsum procedere secundum magnificentia ipsa commilit. quod et facere di- 
spositi sumus erga aliquos quos inteligimus auctores ipsius sceleris et scan- 
dali fuisse. De quo suo tempore magnificenlias vestras auisatas reddemus. 
que prò semper vollo habeant me semper optare commissiones suas adimplere 
et status ipsius concernentia ac augumentum. De casu ipso feci vobis longam 
cantilenam. casus importando et salis honori tangenti. 

Habeo rationem reddere magnificenti ;s vestris ducatorum lx mihi datorum 
in recepsu meo de ibi prò expensis fiendis in itinere johanni picenino et famulo 
capto juxta commissionem vestram. Etiam de procepsu equorum duorum 
nomine dictorum johannis et famuli per magnifìcentias ipsas soluptorum. quod 
faciam cum primo ordinate, cani tenuerim in itinere dierum rationem expen- 
sarum partitasque ipsas ordinate anotaui. per quas inteligetis quid expendiderim. 
non facio in presenti propter maximas occupaliones in quibus sum. Idem dico 

(') Allude qui il massaro Damiano al precedente documento CHI. 



( 343 ) DQQUMÉISTI 



auisatas faciam de moneta mutaata gregorio de sorba et jacobo orguxio. a 
quibus in toto nonduni exaela est. sed non falibit. Id factum erit. de quo ut 
supra magnificentias vestras auisatas reddam. 

Allia prò presenti non video prò magnificentijs veslris digna relatu. cum 
per luterani comunem de omnibus ni. ipsas auisalas reddamus. Unum non 
obinittam. quod ad alliud non tendimus tres. qui unum sumus. quain tum ad 
bonuin publicum tendit. quain circa gubernum et concernentia augumeiituni 
status vestri et rei publice. de quo ne dubitent. Magnificentiarum vestrarum 
manda tis me paralissimum ofTero semper. queni commissum habere placeat. 
In domino valleant. Ex caffa v jullij mcccclv. 

Segue la poscritto,. 

* Die III septembris. 

Hujus exemplum misi magnificentijs vestris cum nuntio terrestre misso ac 
cum nauibus paridis de mari et martini de vultabio. Postea multa occursa 
sunt tam retentionis nauium duarum jeronimi de leone et marini cigale. quam 
de partito cum predictis paride et martino capto redeundi curii eorum na- 
uibus onustis victualibus. hoc timore penuria victualium. in qua laboramus. 
et in preuisionem carest. . . cum tempore per mullum plus laborare. Quibus 
modis et formis cum predictis se conuenimus non scribam. cum per litteram 
comunem ordinate auisale erunt magnificentie vestre. Unum non obmittam. 
quod meo judicio non minus timendum est penuria vieiualium. quam potentie 
domini teucri aut tartari. Ex quo maguifici domini ut per comunem scribi- 
mus ulilissimum et frucluosuin esset versus ibi de una vel duabus nauibus 
granorum onustis prouideretis hic miltendis. De quibus attenta pace catalano- 
rum teneo amitti non se possent. Nam induceretur magna securitas et solamen 
habilantibus. sii auisum. 

Gallea nostra a mocastro et ilice redijt et ni! facere poluit. nani locus 
ilicis munitus est nomine petri vayuode domini velaehie inferioris et moca- 
stri. qui restituere non vull. quod mibi displicuit. timens cum tempore ne 
locum illum ad allias manus non perueniat. quod posset esse semi destructio 
cabellaruni uostrarum. Isti juuenes de senarega cujus castrum ipsum erat. in 
eo ut sentio maximum habuerunl dampnum. cum in eo multa babebant bona 
et pecunias. ut a thoma de senarega presentis latore intelligetis. quem cum 
fratribus magnificentijs vestris comendatos facio. qui thomas ex captione ista 
in loto destructus restat. 

Oralor theucrorum qui ad tartarum fuit. hic est recepsurus infra biduuin. 
cum quo tartaro intelleximus multa tractasse prò veris tempore. Fuit a nobis 
veneratus non amore sed polius timore, et obstendit vcrbis esse contentus. 



anno 1455 ( 344 ) 



promisitcjue domino suo mirabilia refferre. cum quo secundum sentimus 
conjunctissimus et paratissimus est. Nec allia quara magnificentiarum ipsarum 
mandatis iterum me paratum offero. que valeant iterum. 

Magnificentiarum vestrarum deuotus 

damianus de leone 

cum recommendatione. 



DOCUMENTO GXXXIX. 



I due commissarii Simone Grillo e Marco Cassina esortano i Protettori a rimet- 
tere nell' officio di capitano dei borghi in Caffa Nicolò Bonaventura. 

'I-Ì53 5 luglio 

( Filza di Caffa, n. 58 ) 

(Extra) 

Magnificis et poleutibus dominis protectoribus comperarum sancti georgij. 

(Inius) 

Spectabiles et magnifici domini. Per alias nostras lilteras vestre dominationi 
notum facere curauimus de omnibus contingentibus in itinere nostro, atque 
de aclis per nos in itinere nostro, atque de actis per nos in ciuilate caffensi. 
De applicuitu etiam successorum nostrorum tam a nobis quam etiam ab alijs 
credimus eandem dominationem ad plenum esse informatam. Verum tamquam 
auidi boni status et augumenti hujus ciuitatis caffè, que magnum honorem 
prestat toli januensi nationi. per has presentes curamus vestris magnificentijs 
notificare, quod in hac ciuitate prima cura habenda est ut etsi omnes offi- 
ciales oporteat esse viros integros et tendentes ad bonum. potissime cura 
habenda est ut capitaneus burgorum talis extet. de quo omnes merito con- 
tententur. Id enim ofiìcium multa connectit et sue cure multa succumbuut. 
Est enim magne utilitatis populo si virtuti intendat. magne etiam perniciei si 
longe se traxerit a virtute. 

Cum autem experimento cognouerimus nicolaum bonauentura quondam 
domini georgij in dicto officio laudabiliter se gerere. et illi exercitio aptis- 
simum. attenta qualitate persone, attentis bene sepius actis ab eo. attento quod 
gratissimum uniuerso huic populo se exhibuit. attenta querella uniuersali 
totius populi de sua ab ilio officio remotione. ■ attentis etiam prò eo precibus 
populi nobis factis ut vestris dominationibus de ilio scribere curaremus. ut 
iu ilio officio reponatur. predictis omuibus consideratis. vestras magnificen- 



( 345 ) • DOCUMENTI 



lias exhortamar ut quam celerius facultas dederit eundeia nicolaum juueneni 
aptissimum et bene meritum et ciuitaiis hujus excelentissimum ainatorem 
ad capitaneatus officiti») promoueatis non ad aonura sed ad annos. Hoc vestre 
dominationi teslificantes quod nisi ex corta èxperientia cjus probitatom et beno 
acta non intellcxissemus. lice scripta tante dominationi vostre magnifice non 
daremus. Valeat vostra spectabilis doni ina tio per secula longiora. Ex calla 
die v jullij de mcccclv. 

Simon grillus 
et marchus de cassina. 



DOCUMENTO CXL. 

Nicolò Bonaventura dichiara ai Protettori la fine del suo officio di capitano dei 
borghi di Gaffa e li esorta a dargli un successore. 

1456 5 luglio 

( Filza di Gaffa, n. 59 ) 

(Extra) 

Soeclabilibus et magnificis dominis protectoribus sancii georgij. cotnuuis 
janue. 

(lntus) 

Spectabiles et magnifici domini. Ut per multorum litteras vestre domina- 
tioni directas notificatur. functus sum capitaneatus burgorum officio, in quo 
quantum valui me solicitum prebui ea agere que in requiem" hujus populi 
caffensis cederent. Quod agere debui et ratione natalis soli, precipue tamen 
ob honorem vestre dominationis. ut iste populus inteligeret vestram doni ina - 
tioneni ad melioras liane ciuitatem ducere velie conditiones et sopire malos 
quorumdam mores. de quibus hactenus querelle non fiant. Faleor tamen me 
non eam diligentiam adhibuisse que l'uisset necessaria, non quidem mala in- 
tentione sed potius ignorantia vel inexperientia. quoniam id oflicium aut similem 
nondum execulus fueram. Gratias tamen ago deo quod meam famam inco- 
lumem seruaui. ita ut senserim hujus ciuitatis nationes diuersas vestris 
scripsisse magtiificentijs ut me in officio reconfìrment. Et quamquam semper 
sini paratus prò magnificentia dominationis vestre omnes subire labores. 
obsecro tamen ut de alio magis idoneo ad id officium prouideatis. Neque 
enim me tanti facio quantum beniuolentie apud vestram dominationeni fecerunt. 
non enim me ipsum ignoro, ipsi aulem amore constricti illa scripserunt. (jui 



anno I 455 ( 346 ) 



ut publica scola fatear. nescit quandoque seruare modum. Unum tamen sup- 
pliciter a vestra dominatione deposco. ut grata habeatis mea seruitia et reue- 
rentiam quam erga eandem gero. Paratus enim sum quecumque v. d. ad 
honorem cedunt. exequi cum effectu. nec michi ulla res carior esse poterit 
quam precepta michi ad vestri complacentiam data, executioni mandare, quam 
rem diuturna experientia comprobabil que rerum magistra est. Vestre ma- 
gnifice dominationi me facio recomissum. Ex caffa die v julij de mcccclv. 

Ejusdem dominationis fìdelissimus 
nicolaus bonauentura. 



DOCUMENTO CXLI. 

Tommaso Colombano ringrazia i suddetti del conferitogli capitaneato dei borghi 
in Gaffa, e li supplica a non rimuoversi dal primitivo disegno, per le richieste 
l'atte dai Caffesi in favore del Bonaventura. 

1455 5 luglio 
(Filza di CalTa, n. 60) 

(Extra) 

Magnificis et polentibus dominis protectoribus comperaruin sancti georgij. 
incliti comunis janue. suis dominis singularissimis. 

(Intus) 

Magnifici et potentes domini Ex lilteris per magnificentias vestras huic 
domino consuli et massarijs transmissis. benignitatem vestram quam maximam 
et in me dilectionem fide occulata intellexi. qua cogor quam plurimum ipsis 
magnificentijs vestris fore obligatum. Presertim cum nulla per me data opera 
ex vestro gratiarum fonte, officium capitaneatus hujus loci mihi fuerit cou- 
cessum. Quod profecto in magnum remunerationis pretium existimaui. non 
tantum beneficio quod consequi possim. quantum amore et dilectione. quem 
erga me ostendistis habere. Quamobrem. domini mei. gralias quam plurimas 
vestris magnificentijs ago. meque in cunctis beneplacitis vestris non que- 
madmodum conciuem vestrum sed tamquam seruum paralum exibeo. Dila- 
tastis enim michi officium consulatus copparij usque ad annum de mcccclvm. 
prò cujus interesse dictum capitaneatus officium mihi contulistis. quod dili- 
genti cura, ut honor sit domini] vestri. exercere studeo. Et quia audiui per 
nicolaum bonauenturam plurima opera facta fuisse ut dictum capitaneatus 
officium per vos sibi conferatur. exinde litteras subscriptas nonnullorum ma- 



( 347 ) IlOCUMh'NlI 

nibus ad magnificentias vesiras transmittere ordiuauit suam probità lem apro- 
bantes. ut ipsaram litterarmn vigore magnificentie vestre in concessione dicti 
offici] magis so decfinent. Ego enim famam suam aprobo, nec tamen in hoc 
officio me minus quam ipso aptum esse existimo. Ex quo magnificentias 
vestras deprecor ut dictum olhcium ex ipsis veslris litteris milii collatum 
refirmarc velitis juxta tenorem ipsarum litterarum. ne aliorum scriplis injuste 
(lamnum patiar. Data calle mcccclv die v julij. 

Ejusdem magnificentie deuotissimus seruitor 
thomas collumbanus cum recommendatione humilima. 



DOCUMENTO CXL1I. 



Carlo Cicala, console di Soldaia, annunzia la morte del vescovo di quella colonia, 
e l'elezione del successore. 

-1455 7 luglio 

(Filza di Caffa, n. 61) 

(Extra) 

Magnificis ac prestantibus dominis protectoribus comperarum sancti georgij. 
comunis janue. 

(lntus) 

Magnifici ac prestantes domini. Hijs diebus scripsi magnificentijs vestris 
quantum vissum fuit esse opus, heri vero deus ad se vocauit reuerendum 
dominum episcopum istius ciuitatis. de quo omnes isti burgenses latini greci 
alijque generis homines bue babitantes satis contristali sunt. et merito, quia 
bonus pastor fuit. Est judicio meo valde necessarium ut ad bunc episcopatum 
subeedat religiossus aliquis bone conscientie. tam respectu istius indeuoti populi. 
quam respectu sclauorum et sclauarum qui huc dietim aufugiunt. Cumque 
consuetudo sit quod subito reducantur in posse episcopi, qui si timeal deum 
ad fidem nostrani et in libertate ponet. sicut fieri debet. et sic faciendo sal- 
uare multas animas polest. si vero eligeretur episcopum (sic) minus idoneum 
sequeretur oppoxitum. Ideo ortatus fui satis prefactos nostros latinos quod co- 
gitare velent de aliquo bono religiosso. apto ad regendum istum episcopatum. 
tandem concordati sunt unanimiler in fratre dominico de mariana caflense 
ordinis sancti francisci commorante in calTa. et sic inferius manu sua adfìr- 
mabunl. 

Ouare (|uampriinum prelibatis magnificentijs vestris babile sit. rogo eliam 



anno 1455 ( 348 ) 

et eorum parte quod suplicare placeat apud sanctitatem domini nostri pape, 
quod velit eligere prefactum fratrem dominicum in episcopum istius ciuitatis 
et litteris apostolicis eidem mandare quod predictum episcopatum acceptet. 
Etiam si visum sit. habere placeat alias litteras a reuerendo domino gene- 
rale ordinis sancti francisci. per quas prefacto fratri dominico simili modo 
mandetur. Quia m'xi lalibus mandalis stringatur. minime aceptabit. cum sit 
deuota persona et non queral dignitates ac sit episcopatus iste paucissimi re- 
ditus. idcirco opus est hijs omnibus litteris sit compulsus. Guraui ut melius 
. potui quod hoc deliberalo secreta teneatur. quia si ipse frater dominicus de 
ea notitiam haberet. darei operam in contrario. Nec circa hoc aliud dicendum 
video, non dubitando quod magnificentie vestre intelligent importantiam hujus 
rei et scient melius prouidere quam recordare nescirem. Mandatis quarum 
sum semper paratus. Data in soldaya die vii julij mcccclv. 

Vester carolus cigala consul soldaye 
cum humili recommendalione. 

Seguono in altrettante linee le sottoscrizioni di quattordici tra borghesi 
e latini, abitanti in Soldaia. 

Lanfranchus de lorto. De ejus commissione quia caret visu 

Antonius arditus (?) 

Johannes de gentilli 

Batista de castilliono 

Vesconte de goascho 

Micael guaschus 

Jacobus de castilliono marni mei thome filli j sui 

Johannes de nigro 

M. Johannes de castelatio 

Antonius de guascho manu mea johanis fratris sui quia ipse est 

absens 
Jacobus ratonus • 
Goarcus de palodio 
Nicolaus de simisso manu mei jacobi ratoni de ejus mandato, quia 

ignarus est litterarum 
Manuel pansanus. 



( 3£9 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO CXLIII. 

Prima risposta ilei Protettori a papa Calisto III sulla cattura della nave e del 
capitano Angelo Morosini. 

I 153 1 8 luglio 

(Litterar. olT. s. Georg, ann. 1454-4457) 
( n»i. H9) 



Sanclissimo domino nostro pape. 

Reddidit nobis. sanctissime ac beatissime pater et domine colendissime, lit- 
teras sanctitatis vestre vir egregius angelus mathei. que nos hortantur ut do- 
minum angelum moresinum in urbe famagustana detentum sine ulla redem- 
ptione liberari faciamus. cum preserlim beatitudo vestra statuerit hunc virum 
rerum maritimarum peritia insignem exercere contra hostes nominis Christian!. 
idemque dominus angelus caplus fuisse dicatur eo tempore quo stipendio sancte 
romane ecclesie contra infideles militabat. Nos. beatissime pater, qui prò summo 
affectu. singularique veneratone et deuotione nostra erga snnetitatem vestram 
jam dudum statuimus et in bac et in quibuscumque alijs rebus beatitudini 
vestre prò virili nostra morem gerere. utile arbitrati sumus ante omnia de 
ipsius domini angeli moribug et vita, et quomodo in potestatem capilanei 
nostri famaguste peruenerit. pauca beatitudini vestre memorare, et post hec 
liberationem ejus ad judiciuin et arbitrium supreme sapienlie vestre reijeere. 

Cum vir iste longo tempore non infideles sed nostros potius reliquosque 
christianos more piratico capiens et diripiens et nemini parcens. maria infe- 
staret. non contentus predis ae direptionibus. omnes christianos. quicumque 
in potestatem suam perueniebant. remo adigebat. Adeoqup hujusmodi viris 
triremem unanr impleuit. ut ipsorum non exigua multitudo conspiratione 
inter se facta. contra ipsum dominum angelum insurrexisse dicatur. eumque 
et triremem in portum famagustanum deduclam capitaneo famaguste tradi- 
disse. sub lamen quibusdam pactis et conditionibus que in hunc usque diem 
nobis ignote suut. Hec ita breuiter sanctitali vestre significare statuimus. ut 
beatitudo vestra. re cognita, possit de ipsius domini angeli vel retenlione vel 
liberatione decernere prout utilius l'ore judicauerit. Nos enim ut sine mora 
omnis super re ipsa sanctitatis vestre deliberatio executioni mandari possit. 
mittimus beatitudini vestre bis annexas litteras jubentes capitaneo famaguste 
ut si sanctitas vestra litleris suis eidem capitaneo ita jusserit. sine ulla 
redemptione liberei eundem dominum angelum. Quamquam subdubitamus 
consyderatis tot predis totque damnis per ipsum dominum angelum noslris 



anno 1 4-55 ( 350 ) 

et omnibus christianis. ut supra. omni tempore more piratico illatis. ne dictus 
capitaneus famaguste de eo. ita jubente justitia. supplicium sumi jusserit ante- 
quam liltere nostre ad eum perueniant. quod nobis molestissimum esset. qui et 
in hac et in omnibus alijs rebus super omnia desyderamus voluntati beati- 
tudinis vestre satisfacere. Quod reliquum est. nos semper ac nostra omnia 
sanctitati vestre deferimus et suppliciter commendamus. Data die xvm julij 1455. 

Beatitudinis vestre filij jc seruitores deuotissimi 

protectores comperarum sancti georgij 

comunis janue etc. 



DOCUMENTO CXLIV. 

Comando dei Protettori a Bartolomeo Levanto, capitano di Famagosta, di libe- 
rare il suddetto capitano Angelo Morosini, se dal Papa ne avrà l'ordine. 

14'58 18 luglio 
(Litter. off. s. Georg, ann. 145-4-1457) 

(fol. 122) 

Acceplis litteris santissimi ac beatissimi patris et domini, domini calisti. 
dignissimi sunimi pontificis. nobis commendantibus liberationem domini angeli 
morisini qui in ciuilate famagustana vinctus asseruari dicitur. cupientes in re 
ipsa sanclissimi domini nostri voluntati obtemperare. harum litterarum aucto- 
ritate jubemus viro spedalo bartholomeo de leuanto capitaneo famaguste. ut 
si idem sanctissimus dominus noster litteris suis ipsum capitaneum monuerit 
quod dominum angelum liberet sine solutioue alicujus redemptionis. mox 
pareat ejusmodi monitioni ipsius sanctissimi domini nostri, eundemque do- 
minum angelum libertati restituat. non accepta nec postulata ab eo ulla 
pecunia nomine redemptionis. In cujus volunlatis nostre lestimonium has 
litteras fieri et sigilli nostri impressione muniri jussimus. Data janue die 
xvm julij MCCCCLV. 



DOCUMENTO CXLV. 

Altra dimanda dei Commissarii in favore di Nicolò Bonaventura. 

U55 6 agosto 

(Filza di Caffa, n. 6-2) 

Ex caffa mcccclv die vi augusti. Essendo quasi per intiero del tenore 
del precedente documento CXXXIX, omettiamo di riferirla di bel nuovo. 



( :!")! ) ima mkmi 



DOCUMENTO CXLVI. 

Gli Armeni stabiliti in Caffa chiedono ai Protettori clic vogliano confermare 
Nicoloso Bonaventura nell' ufficio di capitano del bazar e dei borghi di 
quella città. 

I i'i'> ti agosto 
(Filza di Caffa, a. 63) 

(Extra) 

Magnificis et potentibus dominis protectoribus comperarum sancti georgij. 
dominis caffè totiusque maris majoris. et januensium in imperio gazarie etc. 

(lntus) 

Magnifici e possenti segnor. E vogiamo crede che a la segnoria vostra non 
sea manifesto de monti (sic) laironici. li quae per lo passao sun staeti comissi 
in lo bazar e li burghi de cjuesta vostra citae per deffeto de le cattiue e 
peigre goardie de li capitanei passai in forma che grandi dani a portao li 
poueri butegae. Or pu da lo meise de zenar fin anco dij. lo bazar e li 
burghi sun staeti segurissimi e sensa dano per le solicite e grande goardie 
le quae sun staete faete di e nocte per messer nicheroso bonauenlura. chi 
per questo tanto tempo e staelo capitaneo per via de acato e cum grande 
nostre ortatioin e pregere. Persoche de lo anno passao questa nostra citae si 
fo circunda da turchi e tartari, e elio cum cinquanta e alcunna. sia sessanta, 
homi, a le speize soe de pan e vin. a faeto per tuti li bizognozi loghi de la 
terra marauegiose goardie cosi de jorno come de nocte. 

Occorre a lo presente che la magnifica segnoria vostra a electo e mandao 
nouo capitaneo a lo borgo e bazar, lo quoa. ni etiamdee altri, aueran cosi 
bonna pratica de lo parlar gregesco e tartaresco comò lo diclo messer niche- 
roso. ni le bonne usanze le quae sun necessarie a lo capitanego. ni ancora 
aueran la lor personna cossi habile e vigilatiua corno a elio, lo quoa la nocte 
semper vegia e sta cum li ogi aperti a la goardia de li poni. Unde a tuti 
noi ben gradiua e piaxeiua elio corno ben degno capitaneo a si faeto officio, 
persoche in tute le soe vexende e le homo ben pratico honora. . e liberar, 
esiam el a gratia .... non forsa ni injuria ni mangareza ni aroba ni villa- 
neza lo pono. A lo grande fa bonna nxon e a lo piccino, cum tuti e pia- 
xenle e gratioso. 

Adoncha humilementi . . . segnoria vostra chi se degne de vorei donar 
a lo dicto messer nicheroso lo capitanego de li dicli burghi per quello pu 



anno 1455 ( 352 ) 

tempo chi piaxera a la vostra magnifica segnoria. asoche Io pouero pono possa 
viuer e dormi soto ògi aperti de bonna goardia. e possa star senza lexion o 
sea dano de lairi. Auisando la segnoria vostra che alianti lo capitanego de lo 
dicto messer nicheroso e lera necessario che [ter timor de lairi e de marfatori 
li butegae portassen le soe merse e mercantie la seira de butega in casa e 
la matina de casa in la butega. chi cum le soe spalle e chi cum carnali. 
Concludendo che se la possente segnoria vostra se degnerà de vorei asenlir 
questo che noi requiremo. certamenti farei restar li poni in grande conso- 
lation. in bon reposso e quieta dormilion. e questo pregemo humilementi chi 
per la magnifìcentia nostra sea asentio e conseruao coni quello meritorio 
sarario cum lo quoa elio possa essere constrecto de acceptar lo dicto officio. 
Daeta in caffa mcccclv die vi augusti. 

Ejusdem magnificentie deuoti infrascripti 
suis et aliorum armeno-rum nominibus. 
Seguono ben molte firme in carattere e lingua armena. 



DOCUMENTO CXLVII. 

(ìli Ebrei di Caffa por la seconda volta fanno la stessa preghiera ai Protettori 
ili riconferire a Nicoloso Bonaventura il capitaneafo suddetto. 

4455 8 agosto 
(Filza di Caffa, n. Gì) 

11 testo è affatto identico a quello della prima supplica sotto il dì 29 
giugno 1455, cioè al documento CXXXI, e varia solo nei nomi che sono 
altri dai segnali in quella. Eccoli: Daeta la presente in la vostra beneita 
citae de caffa mcccclv die vili augusti. 

Ejusdem magnificentie seruitores infra nominati 
ebrei sub presentibus ebraice subscriptionibus cum 
humili recommendatione. 
Anurcoham (?) q. aue . . . 
Simcha q. melisca 
Natanel leui q. sadi 
Jacob q. rabani 
Elia passa de manso q. Jacob 
Cocos <]. isaac 
Janibei q. passa 
Jechiel q. Jacob ( 1 ). 

f 1 ) Dalla parte diritta della supplica sono in altrettante linee scritti in ebraico 
i nomi di qncsli otto ebrei. 



( 353 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO CXLV11I, 

Lettera dei maonesi di Scio a papa Calisto III , in cui lamentano la inerzia 
degli Occidentali, e chiedono pronti soccorsi contro il Turco invasore della 
loro isola. 

-1455 li agosto 

(Armai. Ecclesiast. Odorici Raynaldi 
ad ami. 1455, n. XXXIII) 

Maonenses ciuitatis et insule chij romano pontifici. 

Etsi videmus. beatissime pater, maximis nostris periculis nos objectos furori 
machometi regis ('). qui in omnes christianos promiscue arma sumpsit. hucu- 
sque tamen quadam animi alacritate seuas illius minas et illata plurima mala 
ideo perferebamus. quia certam conceperamus spem christianos. clade tam 
nefaria accepta. pia arma sumpturos et summo consensu ac faciliore euentu 
hostem infidelem atque nimium insolentem oppressuros. Cumque in dies gra- 
uiora ab ipso capiti nostro imminerent. non aliler eadem soliti eramus pen- 
dere, quam ut quoddaro commune christianorum incitamentum ad vindictam 
accelerandam. quibus rebus spem nostrani fouentes. omnibus artibus et pre- 
sidijs contra ejus vini nos muniebamus. Sed heu nimis longam spem ! 
chrisliauorum arma nimis dilata ! Siquidem omnibus quiescentibus. jam op- 
pugnamur. jam ingens vis et validus furor in nos conuersus est. 

Non erimus nunc in eo occupati, santissime pater, ut vestre sanctitati 
explicemus emissam nuper in nos classem et damna plurima illata. Illud 
potius est presentis terroris. illud instantis et maximi discriminis. quod inspecta 
loci opportunitate primo proximo vere eadem classis auclis viribus et comparalis 
bellicis operibus. que ad oppugnationem pertinent. in nos est reditura. Quod 
ila fore. non vano rumore sed certis auctoribus comperimus. Contra quos im- 
petus ut pestare possimus fidelis quidem et constans animus non desperal. 
sed quote sunt vires nostre? Quonain pacto sine communi christianorum 
auxilio tam modica colonia defendelur? que licet parua. quanti tamen sit 
momenti, omnibus christianis transmarinis haud ignotum pulainus. cujus ruina 
pluriinos in eandem secum traheret calamitatem. 

(*) Trascriviamo letteralmente dal Hainaldi il presente documento coi suoi 
errori, che non sappiamo se debbansi attribuire alla copia avuta sotto gli occhi 
dall'annalista, ovvero al tipografo. Infatti questo primo periodo non correa senso. 

->4 



anno 1455 ( 354 ) 



In tanlis igitur nostris et aliorum christianorum periculis ad vestram san- 
ctitatem sapientissimam confugimus. qaam non dubitamus diuina prouideutia 
hoc potissimum tempore ad apostolicam sedem assumptam. ut suo impulsu et 
auctoritate uniuersalis fides et christianorum decus instauretur. Apud eandem. 
quas presens necessitas exprimit. preces fundisnus. obsecrantes ut causam 
nostrani et christianorum foueat. ceptum opus ne deserat. christiani conci- 
tentur. sumantur arma, que si non ita statim inferri terra marique possunt. 
at illud saltom maritimi auxilij non denegetur. quo tantisper hanc paratam 
vim ferus hoslis contineat et nos salui esse possimus. Hec ita fieri non' 
maximi laboris esse putamus et apostolice auctoritati non diffìcile. Conser- 
uantur autem non greci non schismatici sed italici generis amiquissimi 'chri- 
stiani. qui semper sacrosante romane ecclesie pio affectu et dediti et obse- 
quentissimi fuerunt. in quorum tutela aliorum pericula propulsante. Quod 
si ea infelicitas essel ut tam jusle preces apud christianos deperirent. jesum 
chrislum dominum nostrum judicem inuocamus. vestram sanctitatem testantes 
nos impie a socijs christianis destilutos. prò fide tamen usque ad extrema 
pericula pugnaturos. Paratissimi semper omnibus obsequijs beatitudinis vestre 
cujus pedes humiliter exosculamur. Ex chio die xiv augusti mcccclv. 



DOCUMENTO CXLÌX. 

I Protettori di s. Giorgio invocano anche essi da papa Calisto un nuovo e 

potente armamento di eserciti e la coalizione di Principi alla crociata contro 

Maometto. 

1455 26 agosto 

(Annal. Ecclesiast. Odorici Raynaldi 

ad ann. U55, n. XXXIII) 

« De tantis pericnìis orientalibus coloniis immitientibus certiores facli Ge- 
nuenses, ad Callislum lilteras, ut adducto in discrimen orienti opitularetur, 
dederunl; quibus adscripta est dies xxvi eiusdem, tnensis: etolutoque bime- 
stri et paulo amplius ei significarunt Bosphorum Thracium a turcis obses- 
sum fuisse adeo ut nulla navis in Pontum Eusinum. penetrare posset: 
curnque naves duae instructae omni bellico apparata essent missae ad fe- 
rendam Caffensibus opem, turcarum dolo fuisse interceptas etc. 

Cosi il Rainaldi al luogo succitato. Il mese a cui accenna è l'agosto, e 
la seconda lettera diretta dai Protettori a papa Calisto vedila sotto il documento 
CLXVII. 



( :}")") ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO CL. 

I tre Consoli espongono ai Protettori un quadro generale dello stato econo- 
mico, politico ecc. di Caffa , e narrano le cose da loro già fatte a bene della 
città. 

4 45o . . agosto (') 

(Filza di Caffa, n. 65) 

(Extra) 

Ma'gnificis et prestautissimis dominis protecloribus comperarum sancii georgij. 
exceìsi eomunis janue. 

(lnlus) 

Jhesus 

Magnifici domini. Non dubitamus ante islam magnificentie vestre patefactum 
faerit quanto animo quanta vii ilitato et audacia, nullo Inibito respeclu ad bom- 
bardarum impetum ac leucrorum potentiam. elesponlem preteriuimus inuitis 
teucris. obmissis quidem mortis timore ac pusilanimitate. ad aliud non ten- 
dentes quam ad exaltalionem magnificenliarum vestrarum. saluationem quoque 
loci istius. quetu atlingimus (sic) vigesima secunda (die) mensis aprilis. nec 
fuit possibile alicui ex nauibus samastrum accedere, quia a vento id nobis 
obuiatum fuit. quamuis ire faligauerimus. 

Sequenti quidem die que fuit beati velixiferi (sic) nostri georgij. cum omnibus 
stipendiai et comitiua nostra ordinate descendimus. et inuenimus dominimi 
damianum de leone consotium nostrum. Qui terrestri via primo mocastrum 
deinde maritime huc secunda die ejusdem mensis appulerat. qui et se circa 
iter et quo facienda crani ad celerationem ejus aduentus ad istas mirabile se 
continuit. eumque in consolatus officium reperiuimus. A quo quidem quin- 
lum decet Immane gratiose et honorifice recepii fuimus. qui insilimi portam 
vonitiche vel filalorum (?) burgi primitus ingredimus. ambulautibus antea 
omnibus stipendiatis et nauium hominibus suisque armis fulcili cum ordine 
debito, retro magnani summam ciuium et burgentium. ad ecclesiam beate 
virginis in boizale positam venimus. Deinde ad logiam consuetum locum 
sceptri accipiendi perueuimus. in quo per predictum damianum michi thonie 
consignatum fuit consulatus sceptrum. prius per ipsum expositis verbis op- 

('j Questo documento non avendo data di sorta noi lo collochiamo in agosto 
<4S5, nel quale stimiamo per molti indizi essere stato scritto. 



anno I 455 ( 356 ) 

portunis et tali actui condecentibus. et sic successive per me. Qui daraianus 
inuenimus bonum dedisse principium erga regimen et justitie administratio- 
nem. quod et de preuio actenus nos sumus sussequenter quoque dispositi 
facere omnino. nulla habita consideratone neque respectu nisi conceraeulia 
bonum et augmentum status vestri et istarum parlium. in quo dominus sui 
gratiam michi vim ac firmitalem prestare dignetur. 

Quanta occursa siat ex captione cujusdam teucrorum griparee per nauem 
martini de vultabio. invicto (sic) me consule qui in ea eram. auisati eritis per 
litteram propriam mei thome cousulis. qui is piene informatus sum. qui vere 
circa gesta in eam bene dilligenter ac honeste se habuit. affirmantes nos que 
per ipsum in littera propria scripta sunt. 

Satis cito cum hic fuimus executioni mandauimus que possibilia fuere 
mandari. secundum per instructionem comissislis. videlicet tam circa juramen- 
tum prestitum omnibus locum incolantibus prò omagio et fìdelitate facundis. 
quam circa eos ortando ad bene recteque viuendi. in quo factum fuit ordi- 
nate quid expediens eràt. 

Reperuimus enim locum siue castrum batiarii doloze aruptum fuisse per 
johannem bozium. qui in eo loco presidius erat per illarium marinum ipsius 
loci dominum. Pro recuperatione cujus loci simon et marcus inuenimus 
misi fuerant homines aliqui causa habendi dictum locum. quod fecere mi- 
nime, ex quo corani nobis fuerunt prò dicto illario agentes. requisiuerunt 
quod vellemus diete fraudi prouidere. asserentes multa per que intelligere 
poteramus quantum locus ille bene cedit buie ciuitati tam viclualium respectu 
quam diuersis alrjs de causis. Quibus auditis disposuimus consilium conuo- 
catorum adunare, in quo narrata fuere que necessaria eraut. et finaliter de- 
liberalum fu.it omnino bonum fore prouisionem dare, ne locus ipse in manus 
pirratorum et seditiosorum remaneret- Videlicet quod per nos prouisum foret 
de stipendiate cl incirca, quibus ipse illarius siue agentes prò eo victum pre- 
stare obbligali essent. cui illario per massariam facta est fides asperorum xvi 
mil. quos restituere obligatus esset. unde locum ipsum recuperaretur sub 
fidejubsione gabriellis de prementorio. et si non recuperaretur dietus illarius 
bonaque sua obligata comuni reslabant. 

Qua deliberatione parata ad executionem processimus et ipsi illario dedimus 
stipendiatos da . L. incirca, in quibus erant jacobus de capua cum sua 
comitiua. presidens omnium nicolaus de boemia sarbalerius cum sua (?). et 
anthonius gentillis de Corsica cum sua. nec non certi alij. qui in quadam 
naue ipsius illarij et quadain griparea accessere et se direxierunt ad viam 
loci ipsius. Et cum fuere ad partes vosperi. illi de societate jacobi de capua 



| 357 ) DOCUMENTI 



qui in natie una cum ipso jacobo crani, seditionem fecerunt et dominimi na- 
uis ccperunl. spellato ipso jacobo omnibus armis et jobanne sclauo omnibus 
lionis armis et peeunijs in terram projeeei unt. et sic illarum predictum. Yo- 
luerunt deinde capi gripaream in qua crant predicti nicola et anthonius ac 
certi alij cum comitiuis eorum. quod minime facere potuerunt. ymo viriliter 
restilerunt. et honeste ijdem nicolaus et anthonius se habuerunt. De quo quam 
citius l'acero potuerunt. nos auisatos fecere. 

Quo audito, subilo dubitantes ne ipsa nauis cum hominibus scandala in hoc 
mare comitteret ut faciliter facere potuisset. subito habito nouo. quadain do- 
minica die nauem jeronimi de leone et galleam expediuimus cum quadam 
nauicula que ad viam vosperi se contulit. et dictam nauem cum malefacto- 
ribus minime inuenerunt. ymo recesserat. Existimantes ad viam mocastri se 
dirrexierat. nauis ipsius jeronimi iter illud accepit. quam inuenire non po- 
tuil. ymo huc redisse. Stetit a recepsu ipsius usque in aduenlum dies xn. 
gallea quindecim. in qua speclatus dominus anthonius lercarius consotius no- 
ster ut res ipsa ordinate et fìdeliter conduceretur. Satis fecerunt ipsum locum 
batiar attingere, quod facere non valuit respectu borrearum rabie. sed litteris 
terrestre via coparii scripsit et finaliter composilionem certam cepit quod 
(spazio in bianco) fraudes perpetrati in dicto loco batiarij de eo loco rece- 
derei locumque consignaret cui comitteret idem dominus anthonius nomine 
et vice magnifici offici j sancti georgij. quod actum est. et jam dederunt et 
miserunt cauealia schenal . . et alia in loco existentia. que missa fuerunt 
huc gabiielli de prementorio. a quo intendimus habere omnes expensas. lam 
primo quam postea factas prò dicto loco ul dignuni el equum est. Nauis quidem 
ipsa cum proditoribus slipendiatis nostris in trapezundis se reduxit secundum 
oretenus in liltera una auisati ex trapezundis fuimus. quibus datum fuit per 
imperalorem saluum. . . Ab eo tamen nondum fuimus auisati nec ei scribere 
valuimus deffectu pasagij. quod faciemus quamcitius poterirnus... et magui- 
ficentias vestras auisatas reddemus de quid sequelur. 

Juxta comissionem vestram temptauimus modum reperiendi stipendium 

mensium duorum slipendiatorum. in quo arte et n fecimus quid facien- 

dum erat. prò quo stipendio intellesimus egeni esse sommorum 11 milium. 
quos inuenimus via impositionis unius prò cento venditi prò annis duobus 
et mensibus nouem pretio sommorum mccc. et salse mi mil. prò cento super 
omnibus, cabella que vendita fuit prò annis tribus et die uno pretio sommo- 
rum dcxii. Et quia antea impositionem et inuentionem ipsius monete, ex im- 
portunitate stipendiatorum opportunuin fuit eis dare stipendium mensis unius. 
eam moneta in muttuo accepiinus lam a ciuibus quam burgensibus absque 



anno I 455 ( 358 ) 



ulta interesse, in quo etiam opportunum fuit exbursare dueatos restanles in 
nobis thoma et antonio nobis datis iti janua. que erant numero ccccl. Nunc 
enim temptauimus exigere prima ni pagam predictorum drietuum et cabelle. 
Nani vendite fuere ut prò minori tempore colligerentur. soluende secundum 
alie soluuntur cabelle. quod est. inde ad quindecim dies quartam partem. 
reliquum de tribus in tribus mensibus. Id fecimus quia generaliler nobis 
fuit visum per ipsam viam dictam monetam inuenire quam via page loco- 
rum et alterius generis ad quod omnes quiescunt. nec persensimus alicui 
apparel gravari. Intelligatis. domini magnifici, seinper quantum in nobis fas 
est ea facere que bonum publicum et augmentum vestrum concernere . . 
teste domino. 

Dominis simone et marco capitaneis. quos hic inuenimus. se habuimus se- 
cundum cornista vestra. Ab eis tractati et recepii fuimus ut decet. qui optime 
in omnibus dispositi reperuimus circa bonum et augmentum status vestri. 
cum quibus intelligatis semper omnia communicasse et Consilio eorum fecisse. 
quia nobis id visum fuit utille ac honeste. 

Viso quantum ab omnibus natio nostra sìt (manca la parola) et cotidie spo- 
liata. nec non quod a nemine obseruatum est secundum obligati sunt. viso 
eliam manchameptum victualium quod habemus. et quod nisi per viam con- 
ducendi bue naues victualium male se fulcire ciuitas potest. deliberauimus 
de Consilio predictorum dominorum simonis et marci, nec non certorum con- 
uocatorum quos intelesimus inter ceteros bonum publicum optare, armare 
galleam. quod fecimus sub patronato gregorij de alegro secundum per litte- 
ram comisistis. que in triduum expeditam erit. qui gregorius fidejubsiones 
congluas et bonestas dabit. cui et instructionem dabimus. Nani iter primitus 
mocastri accipiet. versus quem locum nobis de victualibus aliquid prouidere 
poterit. videlicet mittendo huc omnia nauilia vitualium onusta, preter teucro- 
rum, quibus cmnibus debitum factum erit. 

Habebit etiam requirere a dominatione mocastri quod castrum ilficis re- 
stituatur. qui doloze captus fuit per aliquos piscatores dominationi mocastri 
subditos. Hoc ex inaduerlentia et pauca sagacitate gregorij et ... de senarega 
fratrum. qui in eo loco dominium babebant. spoliatis quidem omnium hono- 
rum eorum et ipsos per capliuos habent et tenent. quorum unus videlicet 
gregorius in mocastro conduxerunt. eumque in compedibus carceri tenent 
quod contra honeslatem est. Nos quidem intendenles locum illuni pessime 
cederet huic comunitati. unde in manibus quidem januensium peruenirel. 
etiam prò indernpnilati nostrorum prouidere ac prò non pati injuriam et 
ignominiam. totum faciemus circa ipsius recuperalionem. preter ad discordiam 



( 359 ) DOtìUMENTl 



cii'u i'Iis de mocastro euenire quia ad illud non veniremus. sit propter def- 
fectam victualium. de quo ut pi arìtmica manchamentum et deffectum ha- 

bemus. et sic dubitamus in tempore accidere dcbcre. quia ex eampanea allirmo 
leneamus pauca recolligi debcantur. sit ctiain quia cxpeclare volumus man- 
daluni vestrum. et secundum coinittetis fuciemus. ut toncniur. 

Yultis quod burgenses soluantur tributum tartari anno elapso impositum. 
quod impossibile facere judicamus nisi cum maxima dificultate et aliquo 
scandalo, attenta maxima pauperitate in eis vigente. Armenos et grecos non 
est tempus grauandi. Sic se suprastabimus bono respectu donec a vobis aui- 
sum habebimus. 

Burgenses isti satis nos infestant vobis scribere debeamus quod. attenta ino- 
pia massarie et sumptus inordiuarios et inestimabiles. bonum eis videretur per 
aliquod tempus ad beneplacitum vostrum vendere omnia officia hujus maris. 
preter consulatam et masariam. personis ydoneis plus offerenlibus. in quo male 
judicium dare possumus. Nam ex una parte intelligemus respectu inopie ma- 
sarie utille esset. ab alia inutile, quia ofliciorum ipsorum respectu omni anno 
bue conducenti) r aliquam hominum summam qualitatis bone, de quibus partes 
iste et terra iota asociata (sic) est. Estis sapientes. consulite negotium secun- 
dum vobis videbitur. nos quidem rogati scribimus. 

Sicut prediximus babemus maximum mancamenlum vitualium. dubitamus 
valde ne sic loto anno boc accidere debeat, quod dominus aduertat. Ex quo 
laudamus et ortamur quantum fieri possumus. operarci possibilem date quod 
ad inuernum vel sallem tempore veris habeamus nauem aliquam grosam onu- 
stam granorum. quia magnifìcentie vestre de ipsis granis pauchum possunt 
habere dampnum. et posse t esse causa saluationis ciuitatis et populi. ab alia 
prò consolatone populi bujus et habitaotium. qui intelligerent vos in omnibus 
prouidere et de eis curam habere. Nam vere mullisque modis si hoc acci- 
deret. mullum prodesse potest et paucum dampui interré. Intelligatis nos. opor- 
tet in hoc omne studium adhibere. 

Imperator trapezundarum inuenimus a multo tempore citra erga nos et 
nostra se pessime habuisse. ex quo ei scripsimus eum aduisando de quid 
opportuuum fuit. et sic de quid magnifico officio vestro debet. a quo nondum 
responsum habuimus. quod dietim expectamus. et consulemus secundum in- 
telligemus bonum et utille ciuitatis hujus. De quo semper auisatas reddemus 
magtiificenlias vestras. ut decet. 

XIII de samastro requirunt habere franchixias et immunitates. secundum 
habent illi de soldaja et cimballo. asserentes aliler in loco viuere non posse, 
quibus responsum non dedimus nisi veiba bona, expectantes a vobis responsum 



anno 1455 ( 360 ) 



habere. Ab alia intelligitis quanti oneris est locus ilie samastri tam ex ordi- 
nario quam extra ordinario, et qualiter via masarie se prouideri polest. etiam 
quantum bene cedet reipublice nostre et ciuitati isti ac partibus. Ex quo 
animaduertite et consideratis omnibus prouisionem et responsionein plebete. 

Reperuimus huc quemdam oratorem domini teucri destinatum prò impe- 
ratore tartarorum. cum quo sentimus nil aliud tratasse quam de negotijs 
nostris. cui bonam fecimus societatem quantum in nobis fas fuit et honestas 
requirebatur. Tamen respectu cujusdam sclaue sue que Christiana eflecta est 
et vendila secundum consuetudinem. hinc ut dixit recepsit prò zulcato . in 
quo loco et fuit cum imperatore et unde antea dixerat omnino velie acce- 
dere in una ex nauibus nostris. nunc enim scripsit aliud iter accipere velie, 
videlicet terrestre. Nobis per suum scribere demonstrat eum male contentus (sic). 
quod nobis grauat. Sed non est nostri culpa, ex quo patienter substulimus. Ex 
platica quam vidimus habuisse ut supra cum imperatore tartarorum dubitan- 
dum est et a firmo tenendum ne anno elapso (sic) preparent contra nos po- 
tentiam ipsi domini, et potissime si intelligent stipendiatos quos habemus capsos 
fore. Nam scitis de domino teucro et minus de tartaro nullam capere se 
pò ... . quo omues unanimes generaliter concurrunt nullos capsandos esse 
stipendiatos. cum si ipsos huc non haberemus. omni studio fatigaudum esset 
cum primo tempore de ipsis habere. quos habere non poseremus nisi cum 
multo majori suntu et incomodo vestro. Igitur et nos intelligimus esse neces- 
sarium. cum errare non se polest. usquequo dominus prouideat. quod speramus 
cito, locum istum tute conseruare. quem tanti sanguinis tantiue sudoris et pe- 
cunie acquisiuimus. 

Considerandum quidem est et prouisionem dare stipendio ipsorum. quos ccc 
in plus extimamus relinere et a masaria ut supra cogitandum non est. quia 
prò ordinario non sufficit. Operate igitur quam cilius esse possibile potest 
nuncium presentem expedire et nos auisare de intentione vestra. ac quam 
prouisionem monete prò ipsis stipendiatis dabilis. ut valeamus negotia ad sal- 
uationem consulere. Inteiligatis neccessarissimum foie cito dictum expedire 
nuntium. Nam dies tres possent ei obuiare aduentum suum in siuerno (sic). 
hoc ad auisum. 

Habemus huc maguuui mancamentum aque. et diuersis aspectibus utilis- 
simum esset facere huc prope logiam cisternam unum vel duas magnas. que 
faciliter tempore hiberno implerentur ex acqua conductus. et sic teneantur 
plenas prò omni casu et euentu. Nam aqua est illa plus egeamus. illa qui- 
dem conducti faciliter a potentia leuaretur. Auisate igitur nos de intentione 
vestra. nam judicio nostrorum esset ulilissimum et uecessarium adimplere. 



( 3tM ) DOCUMENTI 



Alexius cuin omnibus fratribus male se habet. cum quibus simulamus 
doneo tempus coDgluum nobis videbitur. faciuat portoni iu eallamitla. pio 
quo etiani laudatoli fuit armare galeam quam obluamus prò .... omnino. 
l'mlietis non obstantibus simulalioaibus eis scmper scripsimus eos ortando in 
bene viuendo secundum conuentiones et pacta inter ipsum et nos vigentes. et 
paueum valuit. et sepe rescripserunt et potissimum uuus ex ipsis scripsit aliqua 
verecundamur scribere. tamen expectamus tempus et nil dubitamus penas 
dcbitas patientur. Nam ingratissimi et ilati suut. quod domiaus judicio nostro 
sulTerre non debet. iactant se multum non timere posse aliquem viuente eo- 
rum patre et domino imperatore tartarorum. ex quo intelligere potestis eorum 
iatenlionem. Veruni negotia secundum tempus consulenda sunt. de quo aui- 
sabimus semper. 

In appalto salis nondum cogitauimus. quia congruum tempus actenus non 
videtur. fiet secundum tempora postulabunt et transcient (sic), de quo vos 
reddamus auisatos. 

Circa cecbam cogitauimus. et super eo negotio ex deliberationc conuoca- 
torum magistratum fecimus. cnm quo nos oflitiare habemus. cum expedicti 
erimus a presenti nuntio. et gallea executioni mandabimus secundum intelli- 
gemus esse utile ciuilati. 

Scripsimus ralfaeli lomelliui pere ut mittat libras cccxxxx quas debet. et 
cui missimus litteram vestram. 

Galleam armare tentauimus secundum per instructionem proposuistis. vi- 
delicet modo cbij. quod possibile non fuit in presenti, tamen per quid con- 
prehendere possumus cum gallea redietur non falibit hoc effectum sortietur. 
iu quo totum faciemus. apparendo nobis utille et necessarium. Fuerunt ad 
nos heri multi ciues et burgenses asserentes et laudantes omnino retinendam 
esse unam vel duas ex nauibus istis tribus. videlicet paridis de mari, jero- 
nimi de leone et martini de vultabio. attenta penuria vitualium. etiam da- 
bium quod habere possumus isto tempore primo, quam aut quas retineri se 
poterunt cum pauco sumptu. promiltendo ei aut eis partitoni raube prime 
veris in quo cogitauimus et intelligimus unam earum omnino retinendam esse 
cum plus euantalio quod fieri se poterit. tamen nondum conclusionem ce- 
pinius. quid sequetur intelligetis cum tempore. 

Que comisistis dominis simoni et marco dixerunt executioni mandasse, ex 
quo in eis non procesimus. ab ipsis auisati eritis de toto. 

Continue occurrunt multa et maxime temporibus presentibus. que delibe- 
randa essent et consulenda absque magno numero conuocatorum. in quorum 
numero rare utilia cousulentur et terminanlur. sed aliter juxta regularum 



anno I 455 ( 3G2 ) 

ordiuem facere non se potest. quas regulas o nini no seruunus et seruari fa- 
eimus. ex quo laudamus in hoc cogitetis et auisate quid in hoc faciendum 
lerminahitis. Nani judicio nostro multum utile esset. sepissime multa ternii- 
narentur in nohis tribas. habito prius coloquio cum quibus nobis visum foret. 
quam ut supta in couuocatorum numero, quod sit inagnilìeenlie vestre auisum. 

Reslanl in nobis da cautaria ccccl ramorum incirca captis in griparea de 
qua supradiximus leucrorum. de qua a me llioma distinte auisum habetis. qui 
rami caligati fuerant jussu domini siuoppi in dieta griparea prò caraihio do- 
mini teucri, ipsos enim deposilauimus penex ladeuin adurnum. et dato audi- 
uerimus oietenus a venienlibus de pera quod prò ipsius griparee et ramorum 
captura iu pera nu'lam feceruul erga noslros nouilalem. asserentes ut dicunt 
in ipso pontu transcili nobiscum guerram habere. quod nil mirum si nostri 
teucros eo casu predanlur. Tamen de ipsis nolumus facere nouitalem neque 
vendere, expectantes cotidie ex pera litteris a nostris. causa melius intelligendi 
proprium. etiam volendo a magnificentia vestra auisatos fore quid de eis fa- 
ciendum judicat. quod et placeal nos auisatos reddere. 

Cum martino de vultabio et jeronimo de leone toto solidare non potuimus. 
quos sulicitabimus post recessum presentis iiuntij. et cum nauibus de proprio 
vos auisabimus. 

Comiltelis nobis munitiones pouanlur in loco in quo comode reuideri pos- 
sine quod male facere se potest. quia locuin non habemus congluum. ymo 
in duobus locis et non bene congruis eas ponere cohacti fuimus. temptarnus 
reparari facere locum consuetum prò ipsis mumìiouibus. quod fiet nisi mo- 
neta id nobis vetet. 

A diuersis multum laudatum rcquisilumque fuit. velemus saluum condu- 
ctum concedere paulo de auria ohm bancherio ruplo. ex qua ruptura terra 
isla desolata semique destructa restaurò. Nam dicunt quod ex absentia sua 
multi pauperes cruciantur a multis qui monstranl credilores esse, et qaod si 
paulus huc esset contrarium accideret. quod nisi ipse hic sit male exclarare 
potest. ex quo et nobis utile visum est. sed id facere non voluimus .... 
secundum consuetudinem absr|ue mandato veslro. de quo responsum pie- 
bere placeat. 

In pbseruatione comissionis vestre voluirrrus informatiouem habere. qui fue- 
runt principales et auctores scandali perpetrati tempore quo huc erat acceli- 
nus lercarius cum ejus naue etc. quod dilligenter perquisiuiinus et ex ipsis 
inuenimus aliquos paucos esse in loco, in quibus procedetur. ut comittetis. 
Et quia jullianus de leone in eo numero nominatus est. casum suum inter 
ceteros dilligentius intelligere voluimus respectu domini damiani consolij no- 



( 363 ) DOCUMENTI 



siri, qui in hoc virtuosissimo so liabuil ci accritor nullo habito respeclu ad 
fraterna m dilectionem. Et conclusi U8 inuenimus veruni foro quod jullianus 
ipse timore motus no aceelinus lerearius caperet nouein andree senestrarij. 
ìu qua raubam habebat prò bona summa secundum ipsius facultalcm, su- 
per ponto visum absque rauba l'uit Interrogatus unde hoc procedobal et quo 
respeclu id faciebat. nil aliud respondit quam respeclu eundi ad nauem ipsius 
andree. causa saluandi raubam suam. sed nunquam cramauit nec verbuni 
nialuni dixit. ex quo in eo non procedemus. cum casus id non importet. 

Respeclu inopie massarie non adimpleuimus nec adimpleri posumus comisa 
circa orgusios adjungendos usque in numero L licei utilissimus esset intelli- 
gamus. sed ut videbitis per cartularium massarie. reditus ipsius comprehensis 
reditibus cabellarum. qui solebantur ibi mittere. non sufficiunt bene ordinario. 
Hoc quia a inulto tempore citra Gabelle multo minus venduntur quam solite 
siut. Cogitate ergo qualiter habemus facere. continue esse judicamus acca- 
dendo tanta inordinaria ut continue contingunt. in quo aduertentiam habere 
necessarium esse judicamus. Nam o|)portunum est ut supra diximus postpo- 
silis omnibus circa loci salualionem cogitare, qui de preuio cum teucro pa- 
ciGce viuendo aut absque metu ipsius. mediante spe dominaliouis vestre et 
gubernio bono. in bonum statum perueniet. Domiuus ... ad melius semper 
nostra diriget. 

Et quia vicarius noster circa vicarialus officium honeste et diligenler se 
habet. de quo omnes unanimes contenlantur. duximus eum dominationi vestre 
comissum facere. ac requirere ipsius contemplatone, velit dominatio ipsa 
contenta esse quid debet aut dare restat ex ducatis centum ei janue mutua- 
lis. bue soluanlur. videlicet tantum uumerum asperorum quantum Ime va- 
lent ducali. Ex' quo licet intelligamus dominationi vestre aliquid incomodum 
sequi debere, quamuis paucum. rogamus ei compiacere velit. quia id et ma- 
gis multum meretur. attenta ut supra ipsius qualitate. 

Bapliste de garbarino contulimus officium scribauie curie loco cremerai de 
valetarij secuudum comissionem vestram. quod, judicio nostro bene collatum 
fuit. cum ipse baptista in dicto officio semper se bene gesserit. et est juuenis 
bone qualitatis. ipsum vobis recomiltimus. 

Accelinus lercarius inuenimus debitorem prò cabella asperi dimidij vini, 
que eo tempore coliigebatur nomine massarie. de asperis cccclxxxxviiii. et 
blasium de passano de asperis cvim. qui absque soluere recesserunt. Ex quo 
operate soluanlur debituin. 

Gregorius de sorba in officio suo bene se habuit et sic in omnibus .... 
ipsum vobis recomeudamus. 



anno 1455 ( 364 ) 

Appricuit xxv preteriti anthonium de rogerio. curn quo habuimus vestras. 
quas reaidimus ad implere in ea contenta, et cum nauibus ac alio nuntio 
missuro de mense septembri auisabimini. Respectu cujus anthonij quem au- 
diueramus appalisse brilagum. plus tardauimus mittere presentem nuntium in 
extimando a multo ipse anthonius cilius huc esse deberet quam non fuit. 

Presens nuntius est georgius cigalla qui multi dies sunt elligimus. et cui 
contulimus asperos mille, asserendo velie esse coram mangnificentijs vestris 
et querimoniam facere cujusdam officieti sibi colali per officium romanie. quod 
anlequam tempus ejus fiuilum fuit. ut sciuerunt de permutatione dominij in 
vobis. alio predo colatum fuit. et ipse a mercede quam habuerat ab ipso officio, 
causa huc accedeudi. priuatus fuit. ipsum si expedit vobis comissum facimus. 

Circa fossus omnem habemus studium et dillegentiam. et in eis fieri facie- 
mus aliqua riparia que utilissima sunt. in quìbus cotidie laboratur. ex an- 
garia tamen paulatim. et transciet longum tempus antequam finita sinl. in quo 
totum facimus et faciemus. Nam ex inopia et defectu pecunie multa obmittun- 
tur que neccessarissima essent. tamen non fieri se potest nisi quod possibile est. 

Laurentius de auria hic est promptus quidem circa bonum publicum. 
ipsum vobis comeudatuin facimus. 

Alia non vidimus prò presenti magnificentie vostre memoratu digna quam 
maudatis ipsius paratissimi semper in domino etc. 

Vestri thomas da doinoculta consul 
anthonius lercarius et damianus de leone 
prouisores et massarij caffè. 



DOCUMENTO CLI. 

Il console e i massari di Caffa chiedono la rimessione del vescovo latino, 
monsignore Giacomo Camperà, dalla sna sede: aiuto pel ricupero del castello 
di Lerici dei Senarega; e narrano le cose accadute coi Turchi. 

1455 6 settembre 
(Filza di Caffa, n. 66) 

.... quoniam (') esset deslrutionis hujus ciuitatis dato in aliquo apareant 
fidei pert'meri. de quo nil dubitamus. !n curia sanctissimi domini nostri pape 

(') Il presente non è che un frammento di lunga lettera scritta dal console 
sugli affari della colonia, la quale manca del suo principio. 



( 865 ) DOCUMENTI 



perquiret aliqua aquirere. aserendo ea que faciebat prò fide ampliando, quod 
conlrarium est. Scitis cmm terra ista populata esse in majori parte ermenis. 
qui sunt nobis fìdelissimi et boni mercatores. dantes ciuitati magnum benefi- 
tium. quos cotidie perturbare volebat et eis inouare que non solita erant. 
quod nulo modo permisimus. Similiter et ali js nationibus. Nam semper or- 
tauimus eum in recte et bene viuendo. eumque venerando quantum possu- 
mus. et quantum melius agebamus tune pejus afllciebatur. 

Etiam alia occursa sunt per ipsum eomissa que prò presenti scribere non 
curamus. sed hoc non obmittemus quod deprecamur magnificentias vestras. 
zelo pietatis moti, taliter adoperari velint quod ad istas amplius non accedal. 
ymo de alio honesto prouideri. et ipsi de alio benefuio satisfactum sit. Etiam 
auisare sanctissimum dominum nostrum de ejus qualitate. et ut paucam 
fidem verbis suis dare habet. etiam de qualitate loci et habitantium (spazio 
in bianco) inter tartaras nationes quibus aliqualiter suportandum est. po- 
tissimum tempore harum aduersitatum. Cum dominus victoriam christianis 
prestiterit contra aduersarium suum. tuncse melius poterit ordinari quod 
omnia recto cale procedant. Nam judicamus a multo melius esse quod ciui- 
tas ista rectore animarum careat quam quod a simili gubernetur. Et circa 
hoc finem imponemus. sientes multi esse in numero consociorum vestrorum 
qui melius partes iste intelligunt quam nos facimus. Ex quo omnia tamquam 
inteligentes in rnagnificentijs vestris remitlimus. et quod in eo et omnibus 
alijs deliberabunt. nos adimplere semper conabimur. Nam bona de causa vo- 
luimus distinte narrare multa tempore ipsius occursa. cum inteligamus sufi- 
ciat de alio prouideatis si possibille est. aut saltem quod huc non accedat. 

Tomas de senarega qui spoliatus fuit castro illice, ad illas accedil causa se 
presentandi coram magnificenlijs vestris auxilium implorando prò recuperalione 
ipsius. Nam. ut per alias diximus. satis moleslum nobis fuit. quod juuenes 
ipsi de senarega spollaii fuerint. cum inteligamus castrum ipsum posse per- 
uenire in manibus ;talium a quibus procedere posset semi destructio hujus 
ciuitatis respectu cabellarum. Ex quo litteris et operibus votum facimus eum 
recuperare et peruenire facere in dicto toma et fratribus. Nam scripsimus 
domino velachie. etiam ad ipsum locum galeam misimus. causa lentandi si 
abiliter eum recuperare posset. quod minime facere potuit. imo cum difi- 
curtate ab iilis de mocastro. qui de eo loco domiuium habent. patronus no- 
ster qui in flumine ipso cum galea fuit. audientiam habere potuit nullumque 
refrescamentum. Ex quo ortamur in hoc magnificentie ipse mature conside- 
rent et talem ordinem dent quod . . . posse castrum ipsum in predictis 
fratribus perueniat aut in comuni, cum aliter judicio meo non bene starei 



anno 1455 ( 360 ) 

diuersis respectihus. Quem tomam vobis recomiltimus. quia tempore regiminis 
nostrum bene se habuit et ostensit semper velie de eo castro facere secun- 
dam magnificentie vestre disponerent. Sit auisum. 

Ut prediximus. dedimus partituin raube prime veris nauibus jeronimi de 
leone et marini cigale prò dimiJia. Quare nullo modo alie naui partituin 
deus, cum id interueniendo incurreremus in penam summorum mille prò 
naue. Ad auisum. 

Auisauimus magnificentias veslras per alias nostras. ut ad tartarum istum 
per dominum teucrum misum fuerat orator. qui quidem bine recessit ante 
heri prò pera cum quadam naueta johannis baptiste de mari, cui fecimus 
bonam societatem et palam ostensit a nobis contentus recedere mirabiliaque 
promisit facere et dicere, tamen pectus suum ignoramus. Nam judicamus 
eum discretissimum et sagacem. ex quo qualitatem ipsius non potest sic se 
inteligere. sed ex tractamento ei per nos facto contentus esse debet. omnia 
fecimus quia iiiteleximus esse cum domino suo priuatissimum et strictissi- 
mum. Sentimus quidem a firmo ad islas non accessisse in causa capiendi 
acordium cum dicto tartaro prò loco isto. ac non ostensit comentus recedere 
nec qualitatem ipsius sibi piacere, licet mullum aperte dixent ipsum tarta- 
rum esse discretissimum et sagacissimum . . . inteligenles isti duo domini satis 
pretendere ad destructionem loci islius ac de eo dominium habendi. Eliam 
non obstantibus demonstrationibus ostensis per oralorem ipsum a firmo tene- 
mur cum dicto tartaro conuenium cepisse. Ex quo tolis viribus anelari opor- 
tunum est circa saluationem et cautionem loci, quod facimus. nec ad aliud 
tendiinus. cum inleligamus si se saluari poterimus per breue tempus. videlicet 
anni uuius vel duorum. falire non debent aliunde quam a nobis prouixionem 
dari lalem se debeat, quod de ipsis dominis amplius timere oporlunum non erit. 

Igitur mature considerato ac cum Consilio illorum ciuium et burgensium 
quos inteleximus plus bonum publicum diligere, licet pauci sint qui id op- 
tent. decreuimus prò salualione loci non posse relineri minorem summam 
stipendiatorum quam sit numerus tricentorum. quibus qualiter dare stipen- 
dium habemus. ignoramus. cum reditus massarie et etiam cabellarum spe- 
ctantium magnificentijs vestris non suficient ordinario, suntque et multi alij 
sumptus extraordinarij ut ... . teucri et tartari ac nauium duarum stipendio 
retenlarum que cunslant summi il milia ccc incirca, etiam stipendium galee. 
Considerate qualiter se valere possumus de redictibus massarie. 

Ab officio sancii antonij nil estiailur cum nuli saraceni quaxi amplius hic ca- 
pitani respeclu porti quem acteims habuerunt in calamita, quod tenemus am- 
plius non facient. cum pei tei liti sint ex captione nauis domini sinopi intercepte 



( 807 ) DOCUMENTI 



per marinum cigalam oum eapitibus circa ccntum. quamquo naucm Ime 
conduxil. Cum quo marino conuenium ccpimus quod pretium dimidic prede 
spoctantis massarie siue comuni, in depositimi stet donec per magnificenlias ve- 
stras indicatum erit quid volunt in dieto comune perueniat. Ex quo laudamus 
quantum celerius fieri se potest pertulcnt scnlcntiam. et nos auisent ut de ea 
moneta que polest esse da sonunis ccc incirca, deduclis expensis. valere se 
posimus. Et etiam galea nostra cepit galeatias duas tlieucrorum vacuas. quas 
in co loco reperiuit et unam huc conduxit. aliam in cimbalo. quas patronis 
ex deliberatione antianorum et nostra, intuitu predicti oratoris. restiluimus. 
etiam quia non inteleximus eas amisas fore. licet ipsi oratori oslendiinus 
contrarium inteligere. et quod solum intuitu suo ìd egimus et non alio. 
Qaare. magnifici domini, oportunum est prò stipendio stipendiatorum prediclo- 
rum nobis prouidealis. aut via cambi] aut via granorum missorum vel alio 
modo cum aliter ignora mus unde monetam extraere se posit. 

Nam ut magnifìcenteas vestras auisauimus prò solutione ipsorum prò men- 
sibus duobus ultimis imposuimus drictus. Nunc enim ignoramus unde extraere 
se posit. nixi ex prouentibus locorum. de quo judicio nostro maximum in- 
quomodum sequeretur eiuiiali diuersis respeclibus. A burgensibus non est 
eogilandum extraere denarium cum pauci sint. et sint quasi sine facultate. 
vere non sunt numero quinque qui lacultatem habeant. Ab armenis. grecis 
et alijs nationibus non videtur tempus congruum via impositionis paramenti 
aliquid extraere. et etiam si accideret urgente necessitate moneta egere si 
ih .... ere eam veleremus. aut ad soluendum vobis mittere. ignoramus 
unde inuenire poteremus datores. cum terra vacua sii mercatorum et om- 
nium maneriarum hominutn monetam habenlium. Ex quo inteligere potestis 
cum quo animo esse debemus. licet leoniuum (intendi anirrum) omnibus de- 
monstremus. semper aserentes quod magnificentie vestre nullo modo ciuitatem 
hanc reliquent. imo omnibus modis et vijs. unde fideliter et bene se habeant. 
omne dabitis adjutorium et solameli, et circa hoc finom imponemus. 

Ut per litteram propriam mei tome consulis vos auisaui huc conduximus 
certos ramos interceptos . . naue martini de vultabio a saracenis et eslima- 
mus sint domini teucri magni, tamen de ipsis per eum hactenus. nulla facta 
fuit menlio. quos estimamus vendere oportunum erit prò istis stipendiatis. 
donec per vos prouisum sit. tamen quantum poteiimus expectabimus. ut aui- 
sum a vobis habere possimus quid de eis vultis faciamus. quod sequetur 
scietis. 

Infra biduum expediemus nauis jeronimi de leone quam actenus non ex- 
pediuimus defectu monete prò partibus. leone (sic) prope simiso. que nauis 



anno 1455 ( 368 ) 

hinc inde accedet nemini injuriam inferendo, solatìi prò conducendo omnia 
nauilia que vietualium onusta reperiet. et sic galea expedicta hodie erit que 
similiter recedet prò vitualibus conducendis. Nani in alio vere non cogitamus 
nec cogitandum esse judicamus. atenta penuria in qua ut supra laboramus. 
Quid ex eis sequetur cum nuntio misuro hinc ad dies quindecim magnifi- 
centijs vestris auisabimus si possibile erit. Nec alia quam magnifìcentiarum 
vestrarum mandatis paratissimi semper. In domino valeatis. Ex caffa mcccclv 
die vi seplembris. 

Vestri thomas de domoculta consul. 

anthonius lercarius et damianus de leone 

prouisores et massarij cum recommendatione. 



DOCUMENTO CLII. 

L' officio dei quattro borghesi di Caffa chiede pur egli la rimossione del sud- 
detto vescovo e sollecita spedizione di grano. 

1455 6 settembre 

(Filza di Calla, n. 07) 

(Extra) 

Magnificis et preslan issiniis dominis protectoribus comperarum sancii geor- 
gij. excelsi comunis janue. 

(lntus) 

Magnifici domini. Per alias nostras scriptas magnificenlijs vestris tam ter- 
restri via cum georgio cigalla quam cum nauibus paridis de mari et martini 
de vultabio quantum opus fuit scripsimus. et omnia scripta afirmamus. 
Nunc autem pauca dicere contingunt que afirmamus. liane ciuitatem non 
modo habere caristiam vietualium. veium maximam penuriain. ita quod 
cum dificultate non modica panes reperiuntur. Facta est prouixio quantum 
fieri potest in ipsis habendis. sed dubitamus ne prouixiones ipse efectum sor- 
tiantur. cum et mocastrum et licostomum caristiam vietualium patientur. 
Valent in ipsis locis asperi l ia lv la bei benitia (sic) et per plus valerunt. De 
Campania vero recolectum non fuit ad sufficientiam seminis. quod jam in 
parte comedimus. et de zichia idem et turchia nula spes nobis est. Igitur 
spes nostra in magnificentijs vestris perinanel. nil dubitantes quum lantani 
penuriam audieritis seruos vestros pati, eis cum opportuno et necessarissimo 
adjutorio prouidebitis. Quod si prouixio ipsa defìceret. procul dubio ciuitas 



( 3G9 ) DOCUMENTI 



ipsa vestra ante annuni vile ac depopulatum opidum restaret. cum omnes 
alie prouixiones facte. dato quod efectum sorticntur. ad suficientiam minime 
sunt. ut sumus certi per dominos consulem et massarios piene magnificentie 
veslre fuerunt auisate. 

Recedit hinc reuerendus dominus episcopus. de recessu cujus placerem 
omnes habemus. cum exercitatio sua non sit utiliis huic ciuilati. Quamobrem 
rogamus magnifìcenlias vestras ut premiato ipso cum aliquo alio benefitio al- 
terum pastorem ad nos mittatis bene compositum moribus et vita, quia utilis- 
simum erit huic vestre ciuitali. et presentem pastorem nulatenus redire ad 
nos permittatis. Et quia credimus lam magnificentijs vestris quam rome, in 
quo loco lenemus apostolicum esse accessurum. multa proferet .... parti- 
bus istis. ex quo laudamus et auisamus tam per vos quam per existentes 
rome verbis suis fides pauca esse adhibenda. hoc dicimus ne nimis in ver- 
bis suis confidatis. Nec alia quam nos et liane veslram ciuitatem. vestris 
magnificentijs recommissas facimus. et continue parati omnibus beneplacitis 
et mandalis vestris. Data caffè die vi septembris mcccclv. 

Offìcium quatuor brugensium (sic) ciuitatis caffè 
Luchas balbus 
Gregorius de sorba 
Innocentius de flischo 
Julianus squarzafichus. 



DOCUMENTO GL1II. 

Giovanni Piccinino notifica ai Protettori le opere di fortificazione da lui eseguile 
in Caffa , e li prega a concedergliene la dovuta mercede. 

1455 6 settembre 
(Filza di Caffa, n. 68) 

(Extra) 

Magnificis et potentibus dominis protectorum (sic) comperarum. inclite ci- 
uitatis janue. meis singularissimis dominis. 

(Intus) 

Magnifici et potentes domini. Mi credo che ala segnoria vostra sia nota e 
manifesta, che quando eme concorde cum la segnoria vostra per vegnire di 
qua. me confortassi che me ne vegnisse cum meser damiano de leone per 
terra, e quam primum cum le naue de lo partio che deueiuan seguir chi 
in calla, cum lequale sum vegnui li prouisionati e soldadi. la segnoria vo- 
stra me promisse de mandare una lettera per laquar deueiua essere capitaneo 

25 



anno 1455 ( 370 ) 



e superiore de li supradicti prouisionndi. Non lo aueti facto, ni da la vostra 
seguoria non auudo alchuna lettera, de che ne sono contento de luto quello 
che la segnoria vostra a comandalo. Sum vegnuo chi in calla, e doe e lo 
mondo sa la prouisione e repairi che o facto e ala iornata e fasso. Dio me 
ne sia testimonio e meser thomao da senarega loquar vene a la segnoria vo- 
stra da loquar podereti aueire informatone di facti nostri. 

Per laquar cossa prego ala segnoria vostra che ve piaxe de retribuirme de 
alchuna parte del bene e per mia opera che o facto e fasso a questa terra. 
E perche sia notificato a la segnoria vostra la opera che io fasso. ve auizo 
e homo li fossi de li borgi li sono facti e facio fare si forti e belli che in 
itnlia sereano bastanti a ogni oste de ehi si sia. e perso vi prego che per bene 
fare me voliati retribuire de alchuna parte. E quello che ademando ala se- 
gnoria vostra e questo, che la segnoria vostra me vole confirmare alo soldo 
uzado. per loquale soldo non ghe slareiua. per che non me bastereiua ale 
expense di questa terra, saluo se non me resarsisi poi saltem che stagendo 
di qua. metereiua doe tauerne. de le quali requero de essere franco de ogni 
cabella di vino. Se la segnoria vostra non me voresse dar questa franchixa. 
che saltem me donaste la ihagataria de li grani o saltem la ministrarla di 
caffa. Se la segnoria vostra mi contenterà de uno de quelli offieij. lo animo 
mio resterà alegro e contento, se non a mi me sarebi di bezogno di pensar 
in li facti miei. 

lo e me credo che debia essere remunerado megio che altri compagni 
miei chi anno altro soldo che mi. chi stauo cum le gambe sezando (sic). Io 
o torba do questa terra sensa alchuno fosso ni repairo. mi di e note sono ali 
fossi e repairi. li quali li o missi in lar forma, comò credo che la vostra se- 
gnoria sera auisada. che basterebeno in ogni loco. Ma se dio me darà vita 
li metero in lar forma che la terra non auera affano ni da turchi ni da 
altra generatione. 

Per più fiade sono comparsudo dauanti a meser lo consolo e massari, of- 
feriandomi che cum pocha prouixione de homini di prendere lo castello de 
lo thedoro. fin a chi non me acurdaito le orege. Perchè vi conforto che vo- 
atili dare balia ai supradicti meser lo consolo e massari che me volin dare 
saltem homini centum chi me accompagnan cun la galea fin alo cembalo, 
che non o dubii che cum mia arte lo dicto castello prenderò e se mi sera 
daito li dicti homini centum. non dubito che tuta la gotia serebe soto la se- 
gnoria vostra. Data caffè die vi septembris mcccclv. 

Seruitor dominationis vestre Johannes piccninus 
cum humili recommundalione. 



( 371 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO CLIV. 

I Protettoli danno ampia ffcoltà a Teodoro, valàco, di abitare e negoziare 
liberamente nelle loro colonie del mar Nero e in Famagosta. 
1455 19 settembre 
(Li iterar, off. s. Georg, ann. 1454-1457) 

(fol. 145.) 

Protectores eomperarurn sancti georgij. comunis janue etc. 

Etsi generosus ac prestans vir theodorus cha de thelica velachus. habi- 
tator ciuitatis nostre soldaie. ita nobis carus acceptusque sit. ut sino ullo 
saluoconductu secure possit in ea ciuitate et in quibusuis alijs urbibus ac 
terris ditionis nostre babitare et negotiari. ut tanien idem theodorus quietiore 
securioreque animo se suosque et sua omnia transferre possit ad urbes et 
loca dominio nostro subjecta. harum litterarum auctoritale damus plenum lu- 
lum ac generalem saluumconductum perpetuis temporibus et usquequo illuni 
reuocauerimus. cum contrammando tamen annorum duorum. a die qua de 
reuocatione nostra ipsi theodoro ac sais p^ersonaliter aut per publicum pro- 
clama notitia facta fuerit. compulandorum. duraturum et valiturum prenomi- 
nato theodoro cha de thelica velacho ejusque liberis. factoribus et negotiorum 
gestoribus. uxoribusque ac filijs eorum et cujuslibet ipsorum. famulisque ac 
seruis et demum ioti familie sue. ipsiusque et eorum ac cujuslibet ipsorum 
pecunijs mercibus locis eomperarurn et prouentibus eorum. nominibus debi- 
torum factis ac faciendis. ac possessionibus et predijs ac domibus acquisitis 
et acquirendis. et rebus omnibus ac bonis mobilibus et immobilibus cujusuis 
generis ac nominisi accedeudi ad ciuitales nostras caphe et soldaie. et ad 
omnes alias urbes et terras ditioni nostre subjectas. famagusta etiam com- 
prehensa. et in eis et qualibet earum standi morandi habitandi negotiandi 
discedendi ac redeundi semel et pluries. cum dictis ejus et cujuslibet predi- 
ctorum pecunijs mercibus uxoribus liberis factoribus i'amiliaribus et bonis vel 
siue eis. tam via terrestri quam maritima. dummodo in nauibus hoslium 
nostrorum ncquaquam inuenianlur. et tam conjunctim quam diuisim arbitrio 
prenominati theodori et cujuslibet predictorum. tute libere et secure et omni 
impedimento reali ac personali prorsus cessante. 

Ita quidem ut theodorus ipse aut filij vel factores seu alij ex famiiia sua 
superius comprehensi vel aliquis eorum aut pecunie merces loca eomperarurn 
eorum prouentus nomina debitorum aut alique alie res et bona eorum et 
cujuslibet ipsorum superius declarata ubicumque inuenianlur tam in mari 



anno 1455 ( 372 ) 



quam in terra et tam conjunctim quam separatim. dummodo in nauibus aut 
nauigijs inimicorum nostrorum inuenta non faerint. ullo unquam tempore 
durante presente saluoconductu impediri detineri sequestrati aut realiter vel 
personaliter molestati non possinl. pretextu vel occasione aliquaruni guerra - 
rum bellorum et inimicitiarum hactenus ortarum et que deinceps oriti ac 
moueri possent inter quosuis reges principes dominos populos aut comunita- 
tes una parte et nos ac excelsum comune janue parte altera. Nec pretextu 
vel occasione aliquarum injuriarum offensionum aut damnorum hactenus il- 
latorum et deinceps inferendorum per quosuis aliquibus ciuibus aut subditis 
nostris. Nec pretextu vei occasione aliquarum reprehensaliarum aut jurium 
hactenus concessarum aut acquisitorum et deinceps concedendarum et acqui- 
rendorum per aliquos ciues aut subditos nostros contra quosuis reges prin- 
cipes dominos dominia comunitates et populos quicumque sint aut eorum 
subditos vel bona ipsorum. Nec demum pretextu vel occasione aliquorum de- 
pendentium emergentium aut connexorum a causis superius declaratis vel 
earum aliqua. etiamsi ejusmodi essent ut de eis fieri oporleret mentionem 
specialem. que hic facta et expressa fuisse intelligatur. 

Propter quod jubemus et enixe- precipimus spectatis consuli caphe. capita- 
neo famaguste. prefectis ac patronis nauium quarumcumque et triremum ac 
aliorum nauigiorum jurisdictioni nostre subditorum. et demum omnibus et 
singulis rectoribus et oflìcialibus quarumcumque urbium ac terrarum no- 
strarum presenlibus et futuris. ut hunc nostrum saluumconductum inconcusse 
seruent et faciant ab alijs inuiolabiliter obseruari. sub pena indignationis no- 
stre. In cujus voluntatis nostre testimonium has litteras fieri et sigilli nostri 
appensione muniti jussimus. Data janue mcccclv die xvim septembris. 



DOCUMENTO CLV. 



I medesimi eleggono Francesco Fieschi, borghese di Caffa , a console di 
Vosporo per un anno. 

1455 24 settembre 

(Diuersor. neg. offic. s. Georg, ann. 1 453-1 457) 
* MCCCCLV die XXIIII septembris. 

(fol. 35 v.) 

Magnifici domini protectores comperarum sancti georgij. ad requisitionem 
generosi jacobi de flisco q. hectoris. absoluentes se ad calculos albos et ni- 
gros. repertis sex calculis albis. ut fuit numerus dominorum protectorum. 



( 373 ) DOCUMENTI 



coniulerunt officiam consulatas vospori francisco de flisco burgensi calle q. 
benedicli prò anno uno cuoi salario et obuentionibus debitis. non contraue- 
niendo regulis. et ipsuni franciscum elegerunt in consuleni dicti officij con- 
atusl. Preterea jusserunt fieri lilteras ad speetabilem cónsulem massarios et 
prouisores. qualenus dicto francisco minislrent et miuistrari faciant justitiam 
celerem et expeditani in causa ijuam babet cum (manca il seguito). 



DOCUMENTO CLVI. 

Gli stessi comandano al console e ai massari di Caffa di verificare se lo scri- 
vano Clemente Valdcttaro sia reo o no di complicità nella sollevazione av- 
venuta in quella colonia , e provatone nel caso la innocenza , subito venga 
reintegrato nel suo primitivo officio. 

1455 25 settembre 

(Litterar. off. s. Georg, ami. 1454-14-57) 

[ fol. 146 v.) 

Protectores etc. Spedato et prestantibus viris thome de domocutta consuli. 
et antonio lercario ac dainiano de leone massarijs ac prouisoribus ciuilatis 
caphe. dilectissimis nostris. 

Cum superioribus mensibus. spedate et prèstantes viri discùssimi nostri, 
contulissemus clementi de valletari unam ex scribanijs curie illius urbis, su- 
peruenerunt postea. ut scitis. ex capha littere nunciantes dementerò ipsuni 
unum ex ijs fuisse qui ciuitatem illam ad arma concitauerunl. et ob id cum 
nobis indignissimum videretur quod eorum aliquis. quibus tantum facinus 
ausis grauis pena debebatur ullo illius urbis beneficio gauùeret. in cujus per- 
niciem ausus esset arma sumere: cornmisimus vobis ut non obstantibus Iitleris 
ipsi clementi concessis. illum nequaquam exercere permitteretis dictam scri- 
baniam a nobis ut supra sibi collatam. immo loco ejus scribaniam ipsam con- 
ferretis baptiste de garbarino viro, ut scribilis. de nobis benemerito. 

Nuper vero comparuit coram nobis vir egregius Johannes de valletari ip- 
sius clemenlis pater, et non sine graui querela nobis exposuit iniquum esse 
quod quandoquidem clemens ipse fìlius suus nihil eorum commisit que per 
quosdam maliuolos nobis scripta fuerunt. criminis sibi falso objecti penam 
luat. Exhibuilque litteras quasdam subscriptas manibus mullorum mercato- 
rum et burgensium. qui teslantur ipsum clementem nequaquam arma tunc 
sumpsisse ut aliquem offenderei, sed potius ut tueretur jacobum de grimal- 



anno 1455 ( 374 ) 



dis et quosdam alios qui nisi ex ilio furore opera ipsius e! ementis subtrac ti 
fuissent. vel trucidati ve! sallem eorum bona direpta fuissent. Et ob id sup- 
pliciler orauit ut quandoquidem et hic et ibi facile probare potest ea que ita 
narrata sunt vera esse, ipsuinque clementem ncque verbo ncque opere aliquid 
mali commisisse. prouiderc velimus ne innocentia sua indigna puniatur. 

Nobis quemadmodum volumus quod omnes delinquentes debita pena sem- 
per alìiciantur. ita profecto iniquum videretur quod clcmens ipse aut quispiam 
alius alicujus criminis penas lueret quod falso sibi objectum fuisse constarci. 
Fropter quod committimus vobis ut diligentes instructiones sumatis. an pre- 
nominatus clemens eo tempore quo ciuitas illa ad arma concitala est. aliquid 
dixeril aut fecerit ex quo merito punieudus esset. Et si inueneritis eum m- 
hil tunc verbo aut opere commisisse ex quo penam mereatur. immo clemen- 
tem ipsum innocentem esse quemadmodum diete littere nobis exhibite testantur 
et nobis eliam oretenus allirmatum fuit. eo casu volumus ac vobis jubemus 
ipsum clemenlem statim admittatis ad unam ex scribanijs curie caphe per 
annum unum, in obseruatione litterarum sibi per nos jam dudum ut diximus 
concessarum. loco marci de vertio qui vita defunctus esse dicitur. 

Et quoniam euenire posset quod loco dicti q. marci de vertio jam conlu- 
lissetis scribaniam dicto q. marco collatam alicui qui illam exerceret. decla- 
ramus ac volumus quod non obstante collatione alicui per vos facta de ipsa 
scribania. prenomina tum clementem statim ad eam admittatis. si cognoueritis 
eum innocentem fuisse eorum que illi objecta fuerunt. ut latius superius de- 
clarauimus. Data die xxv septembris. 



DOCUMENTO CLVII. 

Disposizione circa la sottosciivania della curia di Caffa in favore di Manuele 
Calvi. 

ìi'ò'ó 6 ottobre 

(Diuersor. neg. off. s. Georg, ann. 1453-1457) 

♦ MCGCGLV die VI octobris. 

(fol. 35 v.) 

Magnifici domini protectores comperarum sancti georgij in vii numero 
congregali, absente lantummodo nobili marco de marinis. memores dedisse 
spem johanni caluo notario prò manuele filio suo de subscribania caffè sibi 
collata prò anno uno. prò alio sequenti. et scieutes illam contulisse prò anno 



( 3/5 ) DOCUMENTI 



secundo jaoobo boaesto notano, absoluentes so ad calculos albos et nigros. 
repertis omnibus septem caleulis albis aflirmatiuis. deereuerunt quod manucl 
ipse non remoucatur ab ollicio dicie subscribanie usqucquo dictus jacobas 
l'aeril priuatas a suo successore bine mitlendo. et quod inde prò anno se- 
cundo habeat dictam subscribaniam finito tempore elicti jacobi» 



DOCUMENTO CLVIII. 

Altra sul capitaneato dei sobborghi di Gaffa in lavoro di Giorgio Cicala. 

I ì'i'i 6 ottvbre 

(Diuers. neg. olì", s. Georg, ann. 4455-1457) 

MCCCCLV die VI octobris. 

(.Col. 35 v.) 

Prefati magnifici domini proteclores aux 'runt. repertis omnibus septem 
calculis albis allirmatiuis. georgio cigalle in retribulionem laborum suorum a 
caffa bue et bine usque cafl'am quo remittitur. tempus capitaneatus subur- 
gorum calle, prò anno uno. ita quod tempus quod sibi defieiebat. sibi rein- 
tegratum sit it ultra auctum prò anno uno calegc. qui si male se haberet 
in dicto officio priualus esse intclligatur^as es. 



DOCUMENTO CLIX. 

Patente di elezione a sottoscrivano della curia di Caffa data a Jacopo Onesti 
per un anno , Unito il tempo di Manuele Calvi. 

1455 (J ottobre 
(Diuers. neg. off. s. Georg, ann. 1453-1457) 

(fol. 35 v.) 

l'rolectores etc. Spectabili et prestantibus viris tbome de domoculla consuli. 
antonio lercario et damiano de leone, massarijs et prouisoribus calle, ac scribis 
curie ejusdem ciuitatis. dilectissimis nostris. salutem. 

Elegimus in subscribam illius curie prò anno uno jacobum bonestum no- 
larium cum salario obuentionibus et emolumenti debite eonsuetis. Mandainus 
vobis quatenus immediate priuato ipso j a cobo a successore suo bine caffam 
profecluro ab ollicio scribanie illius curie sibi collato, finito tempore manuelis 



anno 1455 ( 376 ) 

calili subscribe diete curie, dictum jacobum in subscribam et prò subscriba 
diete curie habealis et recipiatis prò anno uno. et dictum subscribanie offì- 
cium eideni resignari faciatis. habentes ipsuin in subscribam prò anno uno 
cuin salario et obuentionibus debite consuetis. non contraueniendo regulis. 
Data janue mcccclv die vi octobris. 



DOCUMENTO CLX. 

I Proiettori comandano al console e massari di Caffa di osservare i precedenti 
decreti da essi emanati sull' ordine da seguire ncll' esercizio della sotto- 
scrivania dei due eletti Manuele Calvi e Jacopo Onesti. 

1455 6 ottobre 

( Diuers. neg. off. s. Georg, ann. 1453-1157) 

MCCCCLV die VI octobris. 

(fol. 36; 



Protectores etc. Spectabili et prestautibus viris tliome de domocuka consuli. 
antonio lercario et damiano de leone massarijs et prouisoribus caffè, dile- 
ctissimis noslris. salutem. 

Curii contulerimus offìeium subscribanie illius curie caffè prò anno uno. 
finito tempore manuelis calui. jacobo honesto notano, volentes hinc nostris 
deliberationibus locum esse, inde dicto manueli compatientes qui hinc discessit 
sub data illi aliqua spe diete subscribanie prò pluri tempore, ne manuel ipse 
attenta temporum conditone in vacuum moraretur in ciuitate illa. volumus 
et decernimus ac mandamus vubis expresse, qualenus non amoueatis neque 
amoueri permittalis dictum nianueleni. bene et fìdeliter tamen se habentem. 
a dicto scribanie officio usquequo ipse jacobus. unus scribarum. diete curie 
a successore suo hinc illue profecturo amotus fuerit. qua amotione interue- 
niente d'ictus jacobus dictum subscribanie officium prò anno uno habeat et 
incipial exercere immediate subsequuta amotione ut supra ipsius jacobi. et 
finito anno ipsius jacobi succedat ipse manuel eidem jacobo prò anno uno 
cum salario obuentionibus et omolumentis debite consuetis. non contraueniendo 
regulis. Et interim si talis erit quod ita mereatur. si quid boni ipsi manueli 
facere poteritis. gratum id habebimus. et ita mandamus vobis seruetis et 
seruari omnino faciatis. ac scribe curie obseruenl et penitus ipsum manuelem 
adinittant in subscribam ut supra. Data janue mcccclv die vi octobris. 



( 377 ) LHHHJMEN'n 



DOCUMENTO CLXI. 

Patente di console di Vosporo data al nobile Francesco Fieschi , borghese di 
Caffa, per un anno. 

1455 6 ottobre 

(Diuers. neg. off. s. Georg, ann. 1453-1457) 

(fol. 36) 

Simile alla patente per console di Savaslopoli data ad Ambrogio Dei-Pozzo 
ai 21 gennaio 1455, sotto il documento LXX1X, mutato il nome del luogo. 



DOCUMENTO CLXII. 

Disposizioni dei Protettori siili' officio del capitaneato della porta del Caiadorc 
concesso a Iacopo Mainerò. 

U55 4 ottobre 

(Lilterar. off. s. Georg, ami. 1454-1455) 

(fol. 157 v.) 

Protectores etc. Spoetato, prestantibus et egregijs viris. constili, prouisoribus 
el massarijs. ac officialibus monete, et sindieatoribus ciuitatis caphe etc. 

Delata nobis est querela, dilectissimi nostri, quod ctim per nos collatum 
fuerit oiìicium capitaneatus porte caihadoris jacobo mainerio q. petri johaimis. 
cum salarijs et obuentionibus consuelis. littere nostre nequaquam obseruate 
fuerunt. immo prohibitum fait eidem jacobo percipere obuentiones emolumenta 
et salaria. qu.e precessores sui habuerunt et perceperunt. Et ob id. nomine 
ipsius jacobi supplicatum est velimus effìcaciter prouidere. ut que eidem ja- 
cobo promissa sunt seruentur. ut equum est. Volumus igitur et vobis jubemus 
ut patiamini et omnino prouideatis quod jacobus ipse babeat et percipiat sine 
ulla disparitale ea salaria easque omnes obuentiones et emolumenta. que pre- 
cessores sui habuerunt ac perceperunt. ab eo tempore citra. quo prestantes 
viri baptista lomellinus et college in urbem Ulani transmissi. multas re- 
formaliones condiderunt. Et si forsitan prenominatus jacobus dicto officio sibi 
collato renunciare et ab eo se abdicare statuit. eo casu volumus id sibi li- 
bere permitlatis. nec ullo modo eum inuitum compellatis ad exercendum 
dietum officium. Data die x octobris. 



( 378 ) 



DOCUMENTO CLXIII. 

1 medesimi rispondono alle lagnanze del vescovo di Caffa e dei capitani Ja- 
copo di Capua e Giovanni Piccinino. 

1455 40 ottobre 
(Filza di Caffa, n. 69) 



Reuerendo in xpo patri domino jacobo episcopo caffensi. 

Grate fucrunt nobis. reuerende in christo pater, liltere vestre. quibus si- 
gnificaslis nobis omnes calumnias purgatas esse coram consule et massarijs no- 
stris. et eo magis nobis gratas (luogo turbato) fuisse velini us bis nostris lit- 
teris cognoscalis quo ab oratorijs (sic) et referendario nostris apud romanam 
cùriam. bonor et dignitas vestra defensata fuit. ubi calumnie ipse valuissent. 
nisi illi obuiassent (sic). Nec detractores illi. quorum judicia apud nos pre- 
ualere dixistis. apud nos locum unquam babuerunt nec habent. Si male 
egerint. ipsi senserint. hujusmodi enim homines alieni a nobis sunt. Hoc 
tamen predicere vobis et alijs necesse est. inanire verba. palpari effectus 
quantum exhibent. Vos vero, si sapienlia vestra uti in bonum volueritis. uibil 
erit in ciuitate illa tam horridum tam incultum quod non in melius refor- 
metur et splendescat. sin aliler claudicabitur. 

Quapropter. pater reuerende. ita agere curate quod sentiamus vestris bo- 
nis operibus omnia in melius reformala esse, que certe cedent laudi et honori 
vostro plurimum. et nos proinde curam honoris et dignitatis vestre ut par est 
suscipiemus. adeo quod merito contentabimini. Sed volumus intelligatis quod 
de illis episcopis grecis et armenis et alijs. qui de vobis conquesti sunt. non 
vos intiomillatis. Sinite eos. omnia tempori aptari decet. 

Quoad id quod scribitis aliquos ductores gentium nostrarum et aliquos 
nostro stipendio conduclos quer . . . ipsis promissa non seruari. male loquun- 
tur. Nullus est qui juste aliquid defectu obseruantie promissorum allegare 
possit. quandoquidem in triplum fidem seruemus. Quod probatur. cum nemo 
fueril ad nostra stipendia conductus qui continue cum sciibimus pedites non 
instet nobiscum iterum se conducere et conducilur. Sed . . . illorum qui 
castra sequuntur est cupidinis et ingluuiei piena. Jacobus autem de capua 
cujus filij ad nostra stipendia corsice suo amore conducti sunt et bene trac- 
tantur a nobis. si habuisset fidelem comitiuam vel socios sibi caros ut .... 
les babere solent. non preualuissent aduersus ipsum perfidie et versutie il- 
lorum (|ui dederunt occasionem scandalis et praue reputationis babite poten- 



( 379 ) DOCUMENTI 



tic eo niissc. Johannes vero picininus hic tetigit pecuuiam quam debebat 
dimiltere cuidam prò co agenti prò arra aliquorurfa sociorum. quos requi- 
rebat. eonducendorum suo nomine, et nullus fuit qui aliquid prò co egerit 
vcl facere voluerit sed oportuit nos exigi lacere et luere arma sua. Ex quo 
quales ordines dedit. lales sequuti sunt eiTectus. Libentissime enim non octo 
sed plures contenti fuissemus suo nomine aliquis suscepisset curam condu- 
cere et fidejussiones prestare, sed quis curam hujusmodi suscipere voluil? 
nemo. Plura alia sunt que in onus suum et aliorum scribi possent. que 
omittimus. quia de bis alias. Desinant ergo ipsi conqueri. quia male et eum 
suo magno obliquo conqueruntur. 

Reliquum est quod paternitatem vestram oneramus ea agatis que optamus 
prò bono illius urbis. Quod cedet saluti anime et corporis vestri et amplitu- 
dini fame vestre. quam in dedecus male compositorum bene faciendo rea- 
quiret veslra palernilas. ad cujus decus inueniemur cupide parati. Data 
janue die x octobris. 

Protectores. 



DOCUMENTO CLXIV. 

11 console e i massari di CafTa implorano istantemente provvisione di grano 
ai signori di Scio 

U55 14 ottobre 
(Filza di Caffa, n. 70) 

(Extra) 

Spectabilibus quiliebo justinÌ3no. raffaeli cataneo. petro lomellino et jacobo 
justiniano q. jacobi. Chyum. 

(lnlus) 

Jhesus. 

Spectabiles fratres. Intelligentes teste experienlia vos semper fuisse patrie 
zelatores. nec non in loco ilio curam habere prò magnifico officio sancti 
geoigij et negotijs eisdem speetantibus. ducii sumus hanc vobis scribere ut 
aduisati fialis de statu hujus infelicis urbis, que a multo tempore citia mul- 
tis quasata (sic) aduersilatibus. Nam presenti tempore, ut alias scripsimus. magna 
penuria victualium laboralur. timore cujus ac ea perterriti conuenium cepe- 
ramus cum nauibus martini de vultabio et paridis de mari, que se obligaue- 
runt bue redire cum onere granorum ad minus modiorum trium millium. 
prò quibus comiseramus vobis eisdem martino et paridi solueretis ducalos n 



anno 1455 ( 380 ) 



milia cliij prò quolibet patrono, modis el formis in instrumento cum eis 
confecto el vobis misso contentis. Nunc enim aduisati de infelici casu nauis 
martini de vultnbio submerse. ex quo sic affliti restamus diuersis respectibas. 
quod vix viaos se facere possumus. licet palam leoninum animum demon- 
strauerimus. orlantes habitantes ac commorantes circa limorem poslponendam. 
et quod indubie teneant a magnifico officio vel alijs prò eo curam habentibus 
de alio vaso prouisum. 

Igitur fratres si tempore conuenij cum ipsis nauibus .... perterrili era- 
mus penuria ipsa victualium. nunc ... in duplum. cum a multo non ha- 
beamus nec habere speramus victualia ut exlimabamus. licet miserimus na- 
ues jeronimi de leone et martini cigale cum galea nostra bine inde prò 
mare hoc accessuras. cum commissione omnia nauilia que onusta victualium 
reperirent. bue transmittant. Tamen dubitamus valde. bis non obstantibus. 
non posse ad sufficienliam habere prò iberno tempore. Considerate igitur si 
ea penuria oppressi sumus conueniamus ad id quod plus contra mentem no- 
strani et intentionem magnifici offìcij esse non posset. videlicet coacte condu- 
cere aut conduci facere ea que nostre jurisdictionis non sunt. licet omnibus 
satisfactum sit cum ipsi ad libitum vend&nt. sed ad ea fienda peruenimus 
maturo examine habito. causa euitandi perieulum et discrimen in quo incur- 
rissemus nisi prouisionem prebuissemus. Ex necessitate visum nobis est ex- 
cusatos fore ab omni calumpnia que nobis inferri posset. 

Et quia prò veris tempore valde atque valde dubitandum esse judicamus 
diuersis respectibus penuria ipsa. affirmantes eo tempore ciuilatem hanc ab 
omni victualium genere vacuam restare debere, oramus vos precamur cum 
ea instautia qua possumus rei publice intuitu ac ne discrimen accideret per 
quod amitti posset que tanto sanguine tanto sudore tantisue pecunijs parta 
sunt. velitis de alia naue loco ipsius martini prouidere. que simul cum illa 
dicti"*paridis huc victualium onusta accedat. quam videlicet paridis ortamur 
si prò carrigo ipso recessa non esset. operetis omnino recedat. cum obligata 
sit tam conjunctim quam diuisim secundum per instrumentum videbitis. 

Non faletis igitur totis anelitis circa prouisionem hanc miltendam. ut vi- 
tare possimus omne periculum et discrimen. Nam opinionis sumus . . . quod 
multo plus timendum sit ea penuria quam potentia theucri et imperatoria 
tartarorum. Ex quo ab omnibus laudem habebitis. a domino quidem gloriam 
sempiternam. et in omnibus nolum erit a vobis processisse harum partium 
saluamentuoi. Nostri quidem parte factum est quid opus, tam circa repara- 
lionem urbis quam circa alia que intelligimus spedare ad salutem et ampli- 
ficalionem ciuitalis et istarum partium. 



( :!S| ) DOCUMENTI 



In alijs enim se exteadere non curamus habendo totum animum totamque 
cogitationem circa prouisionem ipsam victualium. et quasi videtur in alio co- 
gitaniluni non esse. rogantes tamen omni modo et via possibilibus nos adui- 
salos redatis de quid intelligitis necessarium esse. Neo alia quam sumus 
semper prò vobis bono auimo parali in domino. Valete. Ex carta xi octobris 
mcccclv. 

Thomas de domoculta consul 

et anlonius lercarius et damianus de leone 

prouisores et massarij caffè. 



DOCUMENTO CLXV. 

Il console predetto espone ai Protettori alcuni inconvenienti riguardo i sindi- 
catori dogli officiali in Caffa. 

U5S \\ ottobre 

(Filza di Gaffa, n. 71) 

(Extra) 

Magnificis et preslantissimis dominis protectoribus comperarum snncti geor- 
gij. Januam. 

(Intus) 

Jesus. 

Magnifici ac prestantissimi domini. Per alias nostras vos piene auisauimus 
circa tunc occurrentia. que omnia etiam ad presens confìrmamus. et maxime 
circha indigentiam victualium de qua multum dubitamus. quamuis cum po- 
pulo isto auter in verbis et in facie ostendamus. Quare circha hoc v^itis 
talem prouisionem adhibere. ut per experientiam ista vice intelligere possi- 
mus ciuilalem hanc vobis foie carissimam. et maxime ac precipue circha 
victualia ipsa per vos prouidendum foret. si verum esset nauem martini de 
vultabio fuisse passam naufragiurn in transilu bombardarum ad castrum no- 
uum prout hic dicitur. quamuis hoc ex certo adhuc non habeamus. 

Item similiter vos auisauimus. sicut bonum et utile foret prò ciuitate ista 
ac etiam prò massaria. ut prouiderelis sindicalibus vicariorum qui hic ve- 
niunt. aliter et alio modo quam prò tempore preterito factum fuerit. Nam 
ex forma regularum sindicalorum officialium est. quod tales siudicatores po- 
testatem habeant et baliam sententiandi eondemnandi mulctandi puniendi et 



anno 1455 ( 382 ) 

absoluendi diclos officiales. realiter et pecunialiter. socundum et prò ut eis 
melius visum fuerit et placuerit. Et certe talis balia bene staret si illi qui 
elliguntur in sindicatores forent semper bomiues bene discreti et passionibus 
•carenles. et qui aliquam juris peritiam haberent. sed non semper. immo 
nunquam istud accidit- sed ad hoc. ut bene sciunl magnificentie vestre. el- 
liguntur mercatores qui nullam habent peritiara in lalibus et specialiter circha 
ea que in jure consistunt. Immo multoliens condemnant officiales absoluendos 
et condemnandos absoluunt. ducti quandoque ex ignoranza, aliquando ex 
propria malitia. Et ita sepe visum fuit .... aliqui vicarij fuere alias hic 
condemnati qui postea in janua absoluti fuerunt. intelligendo quod hic fuerant 
indebite condemnati. Et certe videtur nobis prima facie maximum inconue- 
niens quatuor mercatores habere debeant baliam corrigendi sententias et acta 
vicariorum que in juris subtilitatibus consistunt. nisi ex parte vicariorum 
dolus expressus. mauijaria aut turpe lucrum interuenerit. et ex his multa 
subsequuntur incomoda. 

Primum namque fit in j uria vicarijs ipsis. qui contra deum et justitiam 
diiramantur et eorum facullatibus priuantur. deinde massaria hoc dannuin 
grande supportat ex eo. Nam ex forma regularum caffè est quod prò omni 
sententia et seu prò quocumque grauamine illato per vicarium subditis istis. 
appellari per eos et reclamari potest ad sindicatores assiduos calle qui possunt 
omnibus remedium dare, et tales appellatores tenentur deponete quatuor prò 
centenario que applicali debent massarie predicte. Et multi ut lalem deposi- 
lionem quatuor prò centenario euitent. nollunt querimonias seu appellaliones 
eorum corani dictis sindicatoribus deponere. sed reseruant eorum querimonias 
tempore Mndicatuum vicariorum. quo tempore nichil soluunt. Qui sindicatores 
speciales prestant eis audientiam suo modo, quamuis vicarij nicbil mali comis- 
serint. nec aliquam manijariam seu turpe aliquod lucrum perceperint Quo 
fit ^it massaria per indirectum tali lucro priuetur et vicarij ipsi indebite ve- 
xentur. Imputandum enim l'oret quod appellare et reclamare potuerunt. si 
ipsi hoc facere nolluerunt. Nam si appellassent. sindicatores generales tallem 
vicariorum sententiam improbassenl vel e contra. de quo vicarij parum cu- 
rarent. Sed sindicatores speciales condemnant vicarios pecunialiter ad interess.; 
partium. que res est ipsis vicarijs insuportabilis. Nam ipsis honeste viuentibus 
habent prò eorum annuali salario summos xxxx et mulloties indebite condem- 
nantur in mille. Notificando magnilìcentijs vestris quod dieta (jaatuor prò 
centauario caperent omni anno debitam summam pecuuiarum. 

Auisando magnificeiitias vestras. quod dominus bartholomeus de jacoppo 
qui fuit vicarius domini demetrij de viualdis fuit his diebus per ejus sindi- 



( 383 ) DOCUMENTI 



caiores multum grauiter condemnatus. non costante quod ipso, proul pobliee 
dioitur. in dicto ejus vioariatus officio se ita bene solicile ac mundis ma- 
nibus habuerit. sicnt aliquis alius vicarius a tango tempore cilra fecerit. Et 
quod boc sii veruni, aperte satis cognoscitur. quare non fuit massario in 
aliquo condemnatus. quod factum fuisset si manijai iam aliquam aut turpe lu- 
crum percepisset. 

Et ex predictis aliud sequitur inconuoniens. nani vioarij niultoliens non 
audenl justitiam ministrare propter tales liinores. dubitantes ne alif|uibus 
displiceanl qui postea in eorum sindicatibus tali modo opprimant eos. Fiunt 
namque singulis diebus protesta tiones et mine, tali modo et l'orma quod mul- 
loliens res non bene forte proceduut. 

Auisando magnificentias vestras quod vicarius meus <jui ad deu.ni et mun- 
dum est persona notabilis et aptissimus ad oilicium islud et elioni ad major». 
remansit cum tanto timore videndo qualiter traclatus fuil dictus dominus 
bartholomeus in ejus sindicatu. qui est ciuis et qui Ilio habebat tempore ejus 
sindicatus multos affines et beniuolos. quod multotiens ipsum penitet bue 
venisse. Et sum certus quod nisi magnificenlie vestre temperent aliter dictas 
regulas sindicatorum officialium. quod in lulurum non veniet bue vicarius 
aliquis qui alicujus reputatiotiis sit Sufiicerel enim si tales sindicatores offi- 
cialium baberent polestatem et baiiam inquirendi con tra vicarios et alios offi- 
ciales prò manyarijs et turpibus lucris. et non in alijs casibus. qui in subti- 
litatibus juris consistunt. Attento maxime quod illi qui se repulant offensi a 
vicarijs. habuerunt remedium appellandi ad dictos sindicatores assitluos calle 
ut prediximus. 

Predicta notificare voluimus magnificentis vestris pio debito nostro ad hoc 
ut ciuitas ista possit in futuruin sub umbra alarum vestrarum salubrius gu- 
bernari quam in preteritum fuerit. Data calle die XI oclobris 1455. 

Segue una poscritto, di mano del console stesso, che dice: 

De hoc facto superius scripto uil dubium. si non dabitis piouixionem. 

quod euenient superius . . recordamus ìnagnificentijs vestris vos ta- 

men prouideatis eo modo videbitur vobis. et nos autem sefjuemur commis- 
siones vestras. Affirmamus alliquam prouixionem delis in victuaiibus. ut po- 
pulus isle cognoscat el videat amorem quem habetis in omnibus circha istam 
ciuitalem. Sum semper paratus mandatis vestris et vobis obteuiperare. 

Altra proscritta. 

Non elessimus in presenti passagio vobis alia scribere bona de causa, et' 



anno 1455 ( 384 ) 



maxime mitlendo a la ventura via venetiarum. Dominus damianus scribit per 
ziffra anthonio lomellino. per quem eritis informati de omnibus. 

Vester thomas de domoculta 
cum recommendalione. 



DOCUMENTO CLXVI. 

I medesimi eleggono Giorgio Cicala in capitano dei sobborghi di Caffa, finito 
il tempo di Gaspare Fatinanti. 

1455 M ottobre 

(Diuersor. neg. off. s. Georg, ann. 1453-1457) 

(fot. 36 v.) 

Protectores etc. Spectabili. prestanlibus et egregijs viris. consuli. massarijs. 
prouisoribus. et oflicio monete caffè, dilectissimis nostris. salulem. 

Misistis vos consul et massarij ad nos georgium cigallam cum litteris veslris 
que fuerunt nobis grate. Is vero ante càlfam missus fuit parte illustris domini 
ducis. magnifici consilij dominorum antianorum et olim spectabilis offici] ro- 
manie. a quibus prò labore et mercede sua obtinuerat officium capitaneatus 
suburgorum illius ciuitatis. prò tempore in litteris sibi concessis de dicto offi- 
cio contento, a quo fuit priuatus propter collationem de ipso factam per ca- 
pitaneos nostros etc. Itaque intendentes benefacientibus benefacere ut sentiant 
labores suos et bona opera ipsis proficere. harum litterarum tenore et aucto- 
ritate reintegramus eundem georgium de tempore et prò tempore quo resta- 
bai ipsi officiari dictum officium in suam retributionem sibi collatum. Et 
ultra, tempus illud augemus et auximus sibi in retributionem laborum suo- 
rum itineris a caffa huc cum litteris vestris et regressus sui usque caffam 
cum litteris nostris prò anno uno. cum salario et obuentionibus debitis etc. 
non contraueniendo etc. et eo fideliter exercente dictum officium et bene se 
habenle in exercitio dicti officij. ita quod nulla justa querela de eo fieri pos- 
sit durante dicto tempore reintegrationis et prorogationis et auctionis sibi facte 
de ipso officio capitaneatus. Mandamus vobis atque expresse committimus 
quatenus slatim finito tempore gasparis fatinanti capitanei dictorum suburgo- 
rum. eundem georgium in capitaneum et prò capitaneo dictorum saburgorum 
prò dicto tempore habeatis recipiatis etc. et ipso beuefaciente nullateuus re- 
moueatur ab ipso officio durante tempore tam ejus quod restabat officiari 
quam prò uno anno sibi de nouo aucto et collato per nos ultra restitutionem 



( 385 ) 



DOCUMENTI 



sibi ladani de dirlo officio iu retributionem predietam. et debiti* temporibus 
de salario et olmeiuiombus sibi debitis integre respoadeatis et respoaderi fa- 
ciali*, tractautes ipsum hamaniter sicut merita sua poslulabunt. la quorum 
eie Dota jauue mccgclv die xvn octobris. 



DOCUMENTO CLXVII. 

Lettera dei Protettori e dei sedici Deputati pontificii a papa Calisto III sull'infelice 
stato di Caria e delle altre colonie Tauriche. 

1455 7 novembre C) 



(Litterar. otl'. s. Georg. 

aaa. 1454-4457) 

(fol. 160) 

Saactissimo ac beatissimo patri et 
domino eoleadissimo. domino Calisto 
diuiaa prouideatia sacrosante ro- 
maae ac uaiuersalis ecclesie dignis- 
siaio summo pontifici. 

Nemo prope est. sanctissime ac 
beatissime pater et domiae nobis co- 
lendissime, qui iguoret quantus terror 
et animorum consternatio populos 
inuaseril maris politici tunc cum 
machometus lurchorum rex expu- 
guata couslaalinopoli. disposilisque 
immanibus lormentis in utroque lit- 
tore ejus angusti freti quod asiam 
:ib europa dirimil. aditum dicti maris 
obstruere coaatus est. Cum enim eo 



(Annal. Eccles. Odorici Raynaldi 

ad ana. 1455, 

n. xxxm) 

Jauueases pape Callisto. 



Nemo prope est. beatissime pater 
et domine colendissime, qui nesciat 
quantus terror et animi consternatio 
populos inuaserit pomici maris lune 
cum capta constanlinopoli machome- 
tus turcarum rex thracium bospho- 
rum clausisse visus est. ut pontum 
inaccessibilem fecisse videretur. Nani 
cum illic europam ab asia angustum 
dirimat (return, rexque in utroque 
littore immania tormenta disposuissel. 



( ] ) Dopo molle riflessioni fatte sul presente importante documento mi sono 
indotto a darne la doppia lezione, traila dal codice dell'archivio e dall'anna- 
lista Itainaldi. Quesla seconda oltre anticipare di due giorni la data della 
prima, si mosti a anche assai mancante dal testo del nostro originale: 

20 



ANNO 1455 



( 386 ) 



tempore nemo inuenirelur qui au- 
dcret in ponlum penetrato aut inde 
regredì, omnes- ipsi populì abjecta 
spe externi auxilij deserendarum ur- 
bium Consilia agitabant. Presertim 
cum rex ipse tunc capham usque 
transmisisset biremes ac triremes sa- 
pra sexaginta. que depopulatis prius 
aliqaot ignobilibus vicis. initoque cani 
imperatore scitharum federe, ut Ine 
terra. ìli e mari caphenses premerent. 
eam urbeir oppugnare Ceperunt. In- 
terim afferebantar nobis frequentes 
terrestri itinere ex capba littere. nun- 
ciantes illoram popalorum calamita- 
tem ac pene desperationem. atle- 
stantcsqae uullam jam sibi spem sa- 
lutis superesse. nisi valida presidia 
ad eos ocius transmitterentar. 

Raptim itaque bis nuneijs aceeptis 
tane parauimus onerarias daas. eas- 
qae non siae graui sumptu cam 
viris armis telis et ejusraodi muri 
tionibus ad ferendam opem populis 
illis properare jassimus. Que cum 
peram perueuissent. earumque pa- 
troni ab rege acciti in terram de- 
scendissent. stntim rex contempta 
fide paalo ante ab se illis data, eos 
in vincula conijci jnssit. qua re co- 
gnita naues chyuin regresse sunt. 
atque ila omuom hunc conatum no- 
strum perfidia regis irritum fecit. 

Verum post bec cum predicti ca- 
phenses non ultra litteris agendum 
rati, plerosque legatos ad nos tran- 
smisissent. non sine lacrimis opem 
implorautes. orantesque ne tot po- 
pulos christianos ab immanissimis 



claustra injeeisse mari non «ine la- 
tione diclus est. tanlusque pauor in 
omnes qui mari negotianlur effusus 
est. ut per annum nemo introrsum 
penetrare ausus sii. 



Parauimus autem nos ingenti qui- 
dem mercede naues duas in quibus 
arma viri tela et reliqua necessaria 
capham mittebantur. sed nauium ma- 
gistri cum peruenirent peram. falsis 
pollicitationibus decepti descendentes 
in urbem. capti et in vincula conjecti 
sunt. atque ita conatum nostrum per- 
fìdia regis irritum fecit. 



Interim terrestri via frequentes 
ad nos afi'erebantur littere. quibus 
miserabiles illi populi opem orabant. 
Horum cum nos pericula lacryme- 
que flexissent. alias ilerum naues 
maiore stipendio conductas. omnia 



( 387 ) 



DUCI MUNÌ! 



infidelibus excruciandos fide perire 
pateremar. staluimus nib.il intentatum 
relinquere. ne ullo unquam tempore 
videro possemus in tot fidelium ani- 
marum salute segniores i'uisse. Qua- 
mobrem conduximus statini multo 
majore mercede quam priores. alias 
item onerariasduas. lotidemque apud 
chyum stipendio nostro etiam con- 
duci curauimus. easque omnes viris 
telis armis et alijs ejusmodi muni- 
lionibus egregie instructas. ad opem 
capbensibus ferendam accedere jus- 
simus. ut si non omnes quatuor. at 
saltem alique earum omnino in pon- 
tum penetrarent. Sed diuina proui- 
dentia bis prouisionibus nostris ita 
i'auit. quod non modo ille due chyi. 
sed etiam alie due hic conducte con- 
tempi bombardarum metu. ex qua- 
rum iclibus alique tamen earum 
concusse sunt. hoc anno diuersis 
quidem temporibus incolumes ca- 
pham perueneruut. 

Diilicile piol'ecto esset ullis veibis 
ullisue litleris equare quantam quam- 
que ingentem letitiam caphensibus 
et ìeliquis accolis atlulerit ipsarum 
nauium aduentus Quippe pristinum 
vigorem prislinosque aninios resumere 
visi sunt. sed et non exigua mulli- 
tudo caphensium qui metu patriam 
djseruerant. et item alij plerique in 
vicinis oppidis habitare soliti, confi- 
dentes jam capham illarum regionum 
caput impetum ac minas hostium 
contemnere posse, illuc se ac faini- 
iias suas Iranstulerunl. 

Verum cum post hec caphcnses 



portante* que desiderabantur. capham 
penetrare jussimus. que aprili supc- 
riore salue eo perueneruut. lan- 
tumque spei trepidis populis injece- 
runt. ut imi de deserenda patria 
Consilia sepius agitauerant. non modo 
in fiduciam erecti sunt. sed alij quo- 
que inualida oppida relinquentcs ca- 
pham migrauerint. arbitranles ejus- 
modi auxilia sibi nunquam (Infu- 
tura esse. 



Verum cum redeuntibus nauibus 



ANNO 1455 



( 388 ) 



non solum cantate sed cliam inopia 
tritici laborarent. tres ex dictis one- 
rarijs illinc abire jussemnt. ut due 
vel saltem una earum ex Sicilia tri - 
licum cnpham conueheret. He dum 
per angustum fretum redeuntes tran- 
seunt. ita bombardarum ictibus quas- 
sate sunt. ut earum una et quidem 
perdiues statini mari obrula sit. Re- 
lique due concusse chyum perue- 
nere. nunciatumque nobis est ducto- 
res earum nequaquam statuisse in 
pontum cum tritico redire aut tam 
manifesto periculo se obijcere. etiam 
si duplicata merces illis solueretur. 

Nos. clementissime pater, quam- 
quam propter tot tamque ingentes 
expensas tam breui tempore factas 
exhausti pene sumus. nequaquam 
tanien recusamus prò illorum po- 
pulorum salute etiam supra vires 
eniti. sed certuni nobis videtur po- 
pulos ipsos in priorem desperatio- 
nem collapsuros esse, et nunc pre- 
sertim ob inopiam tritici in summo 
periculo versari. nisi celeriter et na- 
ues et viri et triticum ad illas tran- 
smittantur. Propter que sanctitatem 
vestram suppliciter orare statuimus 
ut ad ipsoruin populorum calamita- 
tem et pericula oculos animumque 
conuertat. proque illorum salute sibi 
laboriosum non sit ea omnia proui- 
dere ac facere. que ad dcfensionem 
eorum pertinere intelligantur. 

Et ne quis forsitan existimet nos 
prò salute vilis plebecule opem vo- 
stre bealitudinis implorare, babet an- 
gulus ille maris pontici preter nec 



ipsis earum altera tormentis secta 
mox obruta mari sit. certuni videtur 
ciuitales illas in majorem despera- 
tiouem collapsuras esse, nec facili 
inueniri posse nauem que audeal 
geminata mercede tam certo discri- 
mini sese obijcere. 



Ilec dum cogitamus. sanctissimc 
pater, facile preuidcmus populos 
illos desperata salute animum abje- 
cturos esse, nisi vel nouis auxilijs 
vel spe certa foueantur. 



Et ne qui forsitan putet prò vili 
plebecula verba facere. habet pon- 
ticus ille angulus imperium trapezun- 
tinum claris urbibus frequens. habet 



( 389 ) 



DOCUMENTI 



paucas noe contemnendas urbes im- 
peri] trapezuntini. preterque olia ple- 
i:n|ue minora christianorum oppida. 
soldajam sianbolum samastram baud 
iguobiles ciuitates. Uabot et ipsani 
caphani. si non ambita murorum at 
saliem mullitudiue incolaram coustan- 
tinopoli nequaquam postponendam. 

Qui populi cuni. deo duce, exer- 
cilus ebristiaui. quos sanetitas vestra 
tanto labore, tanta diligentia ubique 
mari terraque preparari jubet et 
undique accersit. ad inipugiiandos 
bostes nominis ebristiaui se transtu- 
lerint. quemadinodum si conseruentur 
poterunt nec exiguum fauorem nec 
contemnendum auxilium contra ipsos 
infideles ebristianis prebera. ita si in 
manus infidelium deuenirent. ex eis 
infideles ipsi valida presidia maritima 
ac terrestria. contra ebristianos con- 
trabere possent. 

Super qua materia quoniam in 
epistolaribus angustijs omnia concludi 
nequeunt. venerabilis sacre tbeologie 
professor frater deodatus a nobis jam 
dudum isthuc transmissus omnia 
que expediunt latius sanctitati vestre 
euarrabit. Quem ut benignitas vestra 
audire et exaudire dignetur. beati- 
tudinem veslram ilerum iterumque 
precamur. cui nos et nostra omnia 
supplices commendamus- Data janue 
mcccclv die vii nouembris. 

Sanctitatis vestre filij ac seruitores 
deuolissimi protectorcs compera- 
rum sancii georgij comunis ja- 
nue. et magistralus sexdecim a 
beatitudine vostra deputalorum. 



capham non ambila quidem meniam. 

sod populoruni inultitudine constanti 
nopoli facile profereudam. babel sol- 
dajain. babel simbolum baud oontem- 
neuda oppida. babet denique ama- 
stram urbem quondam celebrali sed 
sanctorum episcoporum faina cele- 
briorem. Preter quos insuper populos 
exteudilur late ora maritima. quam 
hostiam (leggi gotiam) vulgo uomi- 
namus. quam soli iucolunt ebristiaui. 
Cum igitur. ut perspicuum est. no- 
bilissimarum urbium ac maximorum 
populorum salus aperto in discrimine 
versetur. qui sine ope sanctitatis ve- 
stre salui esse nequeunt. oiaudam 
duximus beniiinitatem vestram volit 
ad eorum calamitatem animum ocu- 
losque conuertere. eamque illis opem 
ferre que prò rerum ac temporum 
conditione preberi polest. 

Super quibus omnibus venerabilis 
sacrarum litterarum professor deo- 
datus a nobis pridem missus ad bea- 
titudinem vestram. si quid opus 
fuerit. particularius verba faciet. 
Quem ut audire et exaudire di- 
gnetur. cam iterum atque ilerum 
precamur. cui nos et nostra omnia 
supplices commendamus. Data janue 
mcdlv (sic) die v nouembris. 



ANNO I 455 



( 390 ) 



DOCUMENTO CLXVIII. 

I Protettori raccomandano al padre Deodafo Boccone, loro oratore in Roma, 
di ottenere dal Papa la percezione delle decime ecc. negli siati della Repub- 
blica per Cafla. 

l'-iSS 22 novembre 
( Litterar. ofl'. s. Georg, ann. 1154-1457) 

(fol. 168) 



Venerabili sacre tipologie professori domino fratri deodalo bocono. 
Accepimus. venerabilis in cliristo pater, litleras veslras die xxvmi octobris 
superioris scriptas. ex illisque et item ex alijs vestris die vi mensis hujiis 
dalis et generoso viro martino de grimaldis college nostro directis. piane in- 
telleximus quecumque eatenus a vobis gesta fuerant. Et ut ad ipsarum 
lilterarum responsionem veniamus. ante omnia intelligentes nedum difiit'ile 
(juin immo impossibile esse quod nauis ulla mediocris magnitudinis accedere 
possit. bis presertirn mensibus hjemalibus. ad accipiendum triticum vobis 
oblatum in locis il.is circumuicinis Uberi, staluimus diligenler iiiquirere au 
inuenire possemus qui summarn iilam tritici vobis oblatam. in eis locis acci- 
peret et parem (puantitatem in aliijuo loco marilimo Sicilie nobis assignaret.' 
ut bac pernsutatione facta. naues nostre capitani profecture possent ibi fru- 
mentum accipere et ad destinalum iter recto tramite nauigare. Propler quod 
utile est ut rem ipsain i'rumeutariam tractetis. et tamen suspensam leneatis. 
douec nos cognito an dieta permutatio fieri possit. super ea materia quid 
inueuerimus vobis significemus. 

Et quoniam scripsisti sanctissimum dominum nostrum statuisse pecunias 
omnes exacle granorum nobis oblale in triticum conueitere ad caphenses 
transmittendum. et iater egenos illius urbis dispensandum. gratissimum pro- 
fecto eo casu nobis esset. ut sanctitas sua hominem cum ipso trinco ad eam 
ciuitatem transmilteiel. ut is oculis inspiceret non modo manifesta pericula 
et miserabiles illorum populorum calamitates. sed etiam quam numerosa sit 
illa christianorum maris pomici multitudo. quot quautaque subsidia maritima 
ac terrestria poteruut. si conseruentur. conlra iuiideles ebrislianis prebere. 

Interim oneramus prudentiain vestram ne desistat sancissimo domino no- 
stro et reuerendissimis dominis cardinalibus memorare quanti momenti sit 
salus et conserualio uibium ac terrarum ponti, tamque innumerabilis multi- 
ludiuis christianorum in angulo ilio pene obsessorum. quos si immanissimus 
lutchorum rcx in ditionem suam redigeret. non modo orienlalibus ciuitati- 



( 391 ) DOCUMENTI 



bus ac regnis sed quod loti fere christiano orbi formidabilis efficeretur. Pro- 
pter quod orate sanciitatem domini nostri ac paternitales reuerendissimorum 
domkiorum cardinalium. ut si propter sumptas et onera camere apostolice 
impnsentiaruin comode nequeunt alia sabsidia tot fidelium animarum saluti 
prebere, ut saltem nobis assignent decimas ditionis januensis. quo ut scitis 
perexigue sunt. in sustentationem ac defensionem illorum populorum conuer- 
leudas. 

Et si quis forsilan vobis obijceret omoes decimas conuerti debere iti 
sumptus incruciate jani decrete, volumus audacter affirmetis ex omnibus 
apparatibus diete iucruciate. qui ad excidium maebometi et aliorum infide- 
liutu comparantur. nullum sumptum magis utilem magisue necessariurn esse 
quam eum qui tot fidelium populorum couseruationem respiciat. a quibus 
postea. ut diximus. exercitus christiani juuari et infideles mari terraque im- 
pugnali poterunt. Super qua materia breuiores sumus. quoniam intelligimus 
supreme sapientie sanclissinii domini nostri ac reuerendissimorum dominorum 
cardinalium hec non aliter nota esse quam nobis ipsis. 

Ceterum laudamus ut quemadmoduin scripsistis anuitamiiii declaratiouem 
fieri, ex qua liqueat bullas nobis concessas nullum detrimentum acccpisse. et 
si quid aliud a vobis circa executiouem comissiouum nostrarum fieri potest. 
solitam vestram diligenliam adhibeatis. 

Et lamen super negotio inuestiture corsice senlentie vestre acquiescimus. 
quod videìicet hoc tempore utile sit nullum de re ipsa sermonem fieri propter 
ratioues in litteris vestris memoralas. 

Insuper quoniam nuper nobis innotuit quosdam ex fratribus minoribus pre- 
dicare bullas incruciate in aliquot locis in bullis nobis concessis declaratis. 
necessariurn est annilamiiii impetrare a sanctissimo domino nostro filiera» quo 
prohibeant illas fieri predicaliones bullarum incruciate in eis urbibus aut 
locis. que in lilteris nobis concessis comprehendantur. Et quia magister gene- 
ralis ordinis minorum nunc in urbe esse dicitur. utile erit curetis etiam ut 
fratres ordinis sui moneat ne intra termiuos locorum in bullis nostris decla- 
ralorum audeanl predicare de bullis ip-is incruciate. Nam si uno et eodem 
tempore in eisdem locis predicationes fìerent de utraque materia, ita res 
altera alteranti iolerturbaret. quod neutra suos eifectus consequi posset. 

De quibus omnibus volumus cum reuerendissimo domino cardinali de flisco 
sermonem liabeatis eique has litteras legendas tradalis. ut reuerendissinia pa- 
ternilas sua. rebus cognilis. facilius possil opem et consili um suum vobis 
prebere. Data die xxu nouembris. 

Protectores etc. 



anno 1455 ( 392 ) 



Poscriltu. * 

Scripsimus reuerendissimis dominis cardiaalibus quemadmodum suasistis. 
Lilleras annexas inueaietis. Reddite illas si et iiuantum alile jadicabitis. 



DOCUMENTO CLXIX. 

I medesimi ringraziano il cardinale di Fermo, Domenico Cupranica, dell'aiuto 
e favore prestato loro negli affari di Calla . 

1455 22 novembre 
(Litterar. off. s. Georg, ann. 1454-1457) 

(fol. 169) 

Reuerendissimo ac prestantissimo in christo patri et domino, domino do- 
minico cardinali firmano. 

Cuni jam dndum. reuerendissime ac prestantissime pater et domine, propter 
admirabiles virtutes vestras proplerque singularem illam caritatem benignita- 
tis vestre in nos multis quidem experimenlis perspectam. plurimum reueren- 
dissime paternitati vestre deberemus. accesserunl nuper his noua bumanilatis 
■vostre in nos beneficia. Ex litleris enim venerabilis fratris deodali coonouimus 
quod sempercumque de rebus capbensibus sermouem habuit. benignitas ve- 
stra. postpositis ceteris curis. se promptam ac fauentem prebuit in ijs omnibus 
que ad subuentionem illius urbis et reliquorum pupulorum maris pomici pep- 
iniere videbantur. 

Agimus igitur prò bis et alijs in nos merilis benignitatis vestre. reueren- 
dissime paternitati vestre ingentes gratias. orantes eam ut non a nobis. sed 
potius ab omnipotente deo expectet hujusmodi laborum suorum relributionem. 
cui scimus uibil hoc tempore gratius acceptiusue prestali po^se. quam eniti 
ut colei iter ad tot miserabiles populos in angulo ponti obsessos aliqua sub- 
ueutio transmiltatur. Quos reuerendissime paternitati vestre iterum iterumque 
commendamus. in cujus decus et amplitudinem inueniemur semper cupidissime 
parati. Data januc mcccclv die xxn nouembiis. 

Reuerendissime palernitatis vostre filij 
protectores eie. 



( 393 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO CLXX. 

1 medesimi ringraziano per lo stesso oggetto il cardinale d'Aquileia. 

1455 22 novembre 

(Litterar. off. s. Georg, ann. 4454-1-457) 

(fol. 169 v.) 

Reuercndissimo ac prestantissimo in christo patri et domino, domino lu- 
douico cardinali aquiligiensi (sic) etc. dignissimo. 

Significauit nobis. reuerendissime ac prestantissime pater et domine, vene- 
rabilis frater deodatns ad conspectum sanctissimi domini nostri transmissus 
quam promplam quamque fauentem se prebait reuerendissima paternitas ve- 
slra in omnibus que conseruationem et subuentionem urbis capbensis et 
aliarum terrarum maris pomici respiciunt sempercumque de rebus illis sermo 
habitus est. Quamobrem cum propler famam admirabilium vhtutum vestrarum 
plurimum reuerendissime paternitati vestre jam dudum alliceremur. acceden- 
tibus insuper beneficijs. statuimus bis litteris reuerendissime paternitati vestre 
non modo ingentes gratias agere. sed insuper illam orare sibi persuadeat 
eam esse deuotionem et affectum nostrum erga se. ut nihil magis cupiamus 
quam occasionem nobis preberi qua possimus animum nostrum ipsis operibus 
declarare. 

Quod autem ad ponticos populos attinet benignitatem vestram oramus sibi 
laboriosum non sit eniti ut aliqua subuentio ad illos transmittatur. expectelque 
ab omnipotenti deo condignam hujus laboris retributionem. cujus maiestati 
non dubitamus nihil gratius nihilue acceptius hoc tempore preberi posse, quam 
cniti ut innumerabilis illius christianorum multitudinis calamitati ac periculo 
subueniatur. Quod reliquum est iuueoiet nos semper reuerendissima paternitas 
vestra in omne decus suum cupidissime paratos. Data die xxn nouembris. 

Reuerendissime palernitatis vestre filij 
protectores etc. 

Segue dopo: 

Similes facte sunt reuerendissimo domino prospero cardinali de columna. 

Rem similes facto sunt reuerendissimo domino n. (sic) cardinali de ursinis. 



26' 



anno 1455 ( 394 ) 



DOCUMENTO CLXXI. 

Fanno lo stosso col Bcssarionc cardinale di Nicta. 
'1453 22 novembre 

( Litterar. off. s. Georg, ann. 1 '154-1-457) 

( Col. 170) 

Reuerendissimo ac prestantissimo in christo patri et domino, domino bessa- 
rioni cardinali niceno etc. dignissimo. 

Cum jamdudum. reuerendissime ac prestantissime pater et domine, propter 
famam admirabilium virtulum vestrarum. reuerendissime paternitati vestre 
siaguluriter alTecti essemus. accesserunt nuper his in nos hamanilatis vestre 
beneficia. Venerabilis enim frater deodalus ad conspectum santissimi domini 
nostri a nobis Iransmissus. litteris suis nobis significauit quantum reuerendis- 
sima paternitas vestra sempercumque de rebus caphensibus et aliarum urbium 
maris pontici sermonem habuit. se promplam ac fauentem prebuit in hijs 
que illorum populorum salutem ac subuentionem respicere videbantur. 

Àgimus itaque benignitati vestre ingentes gratias. quibus referendis quia 
nos impares esse intelligimus. reuerendissima paternitas vestra condignam re- 
tribulionem hujusmodi laborum suorum expectabit ab omnipotente deo. cujus 
majeslati certi sumus nihil gralius uihilue acceptius hoc tempore prestari 
posse quam eniti ut tot cbrisliani populi intra angulum ponti obsesji. ah 
immanissimo ilio machometo turcorum rege (manca non) opprimantur. Propter 
quod reuerendissimam palernitalem vestiam iterum iterumque oramus. uè 
sibi laboriosum sit salutem tot fidelium populorum adjuuare. sibique persua- 
deat nos ac nostra omnia semper et quidem cupidissime parata fore in omnia 
concernentia decus et amplitudinem suam. Data die xxn nouembris. 

Reuerendissime paternilatis vestre filij 
proleclores etc. 

Segue : 

Simfles facte sunl reuerendissimo domino pelro cardinali s. marci. 

Rem similes facte sunt reuerendissimo domino p. (sic) cardinali rolomagensi. 



( 395 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO CLXXll. 

Decreti dei Protettori spettanti gli averi e le schiave del fu Demetrio Vivaldi, 
yià console di Catta. 

1455 15 e 23 dicembre 
(Diuersor, negotior. oli', s. Georg, ann. 1455-1480) 

(fol. 75) 

Prolectores comperarum sancii georgij excelsi comunis janue. 

Mandamus vobis nobili georgio de Camilla patrono unius nauis ex partibus 
orientalibus venientis existentis in porta vadensi. quatenas res bona merces 
et argentimi q. domini demetrij de viualdis exislentes in dieta naui non resi- 
gnentur alicui persone nisi habeat cautionem quam presentabunt nobis deben- 
libus recipere a diclo q. domino demetrio certam quanlitatem pecunie. Et hoc 
sub pena soluendi de vestro proprio et ultra. Data janue xv decembris. 

Segue subito: 

* Die XXIII decembris. 

Gregorius lercarius constitutus in presentia domini filippi catanei et socio- 
rum exposuit quod in naui sancii georgij sunt sclaue que consumuntur et 
possent decedere, item res que male sic stant. et propterea se obtulit ipsas 
sclauas res et bona vel processum ipsarum semper representare ad mandatum 
dicti officij sic et in quantum sibi relaxentur. et ila suo proprio nomine pro- 
misit. Sub eie. Respondens eie. Quod ollicium visa dieta oblatione et promis- 
sione mandauit fieri relaxum et litteras infrascriptas. 

Protectores comperarum sancii georgij etc. excelsi comunis janue. 

Nobili viro georgio de Camilla patrono unius sue et sociorum nauis existentis 
in portu saone committimus quatenus sclauas res bona et morces ac argentum 
q. domini demetrij de viualdis penes se in nauigio nostro sequestratas relaxet. 
attento quod gregorius lercarius promisit eas seu earum processum represen- 
tare coram nobis arbitrio nostro. Data janue die xxm decembris mcocclv. 



anno 1455 ( 396 ) 



DOCUMENTO CLXXIII. 

I medesimi instano presso il loro oratore che ripeta la domanda della riscossione 
delle decime e del provento della predicazione della Crociata nello Stato 
genovese. 

1455 22 dicembre 

(Litterar. off. s. Georg, ann. U54-U57) 

(fol. 189) 

Venerabili in christo patii sacrarum litterarum professori, domino fratri 
dcodato bochono apud romam. 

Scripsimus vobis die xxn nouembris superioris ut obiationi tritici millum 
cortum responsum preberetis. donec nos inquireremus utrum inueniri posset 
aliquis qui frumentum in locis illis vobis oblalis acciperet et parem quanti- 
tatem in aliquo loco maritimo Sicilie nobis assignaret. quoniam alioquin. nisi 
via tantummodo bujusmodi permutationis. ex oblatione vobis facta subueniri 
non potest inopie capbcnsium. Presertim cum nedam diflicile. quin immo 
impossibile sit ullam nauem inediocris magnitudinis boc tempore transmiltere 
ad ea loca, in quibus scripsistis frumenta vobis oblata fuisse. Nos postea 
summa diligentia tentauimus an hujusmodi frumentariam permuta lionem fa- 
cere possemus. neminemque inueuimus qui buie rei auditum preberet . 
Propter quod nulla jam nobis spes superest de celerò inueniri posse quod 
bactenus frustra tentatum sit. 

Utile igilur nobis videtur ut sancissimo domino nostro et rcuerendissimis 
cardinalibus perspicue respondeatis ex tritico in illis locis vobis oblato, inopie 
populorum pontici maris subueniri non posse propter raliones et in bis et in 
alijS litteris uostris memoratas. et ob id oretis sanctitatem suam et reueren- 
dissimas eorum paternitales. ut quandoquidem oblatio illa frumentorum sub- 
uentioni caphensium inseruire non potest. ad alias prouisiones oculos ani- 
mumque conuertant. Cum presertim illorum populorum salus tanti momenti 
sit. ut nisi hi populi conseruentur hic tantus apparatus incruciate exiguos 
fractus allaturus sit. 

Et quoniam scripsistis maxima nane esse onera camere apostolice. potest 
sanclitas sua si pecuniaria subuentio sibi difficilis est. decimas totius jurisdi- 
ctionis januensis. que ut scitis perexigue sunt. pecuniasque ex predicationibus 
incruciate in tota ipsa jurisdictione nostra colligendas nobis assignare. ut in 
defensiouem ac sustentationem illorum populorum conuertanlur. Orate igitur 






( :\\)7 ) DOCUMENTI 



sanctitatem suam et reuerendissimorum dominorum cardinalium patemitates. 
ut saltern has subuentiones liberaliter prebeant calamkati et manifestis peri- 
culis illius innumerabilis multitudinis christianorum. 

Et si quis forsitan vobis obijcerelur bujusmodi pecunias in sumptus incru- 
ciate et non in alios usus connetti debere, audacter rispondete nullum alium 
sumptum impugnationem infidelium rectius respicere. (|uam eum qui tot fide- 
lium populorum salutem concernat. Qui si conserueulur. polerunt nec leuia 
nec conteranenda auxilia conlra ipso? infìdeles cbristianis prebere. 

Super (|ua materia breuiores sumus. quoniam intelligimus supreme sapientie 
sanctissimi domini nostri et reuerendissimorum dominorum cardinalium hec 
non aliter nota esse (juam nobis ipsis. Quibus nos seinper et illos miserabileS 
populos commendate, et prò impetrandis dictis subuentionibus illorum salutem 
respieL'iitibus soiitam diligentiam vestram adbibele. Data die xxu decembris. 
Proteolores. 



DOCUMENTO CLXXIV. 

I Protettori difendono presso la santa Sede il loro operato, e narrano a pupa 
Calisto le piraterie esci citale nell'Arcipelago dal veneto Angelo Morosino, 
giustizialo dal capitano di Fa ni :g osta. 

1455 27 dicembre 
(Litterar. off. s. Georg, ann. 1454-1457) 

(fol. 193) 

Saldissimo ac beatissimo patri et domino colendissimo, domino Calisto 
diuina prouidenlia sacrosancte, romane ac uniuersalis ecclesie dignissimo 
summo pontifici. 

Dillicile nobis essét. sauctissime ac beatissime pater et domine colendissime, 
ullis verbis ullisue litleris equare quam molesta nobis fuerint ea quo ex lit- 
leris beatitudinis vestre dat's die vii uouembris superioris. et hodie per egre- 
gium virum didacum de speio nobis redditis. falso narrata fuisse sanctitati 
vostre deprehendimus ad rem domini angeli morosini pertinentia. Cum enim 
non modo iiiultil'aciamus. ut par est. graliam et beniuolenliam sedis aposto - 
lice, sed etiam super omnia cupiamus singalarem affectum et deuolionem 
nostrani erga beatitudiuem vestram ipsis operibus testali, non immerito pro- 
feclo mirum in modum nos exeruciat si quod videmus falsum ciimen apud 
saiiclitalem vestram nobis obijci. quod possit soiitam illam caritatem benigni- 



anno 1455 ( 398 ) 

tatis vestre in nos modo aliquo labefactare. Pro'pter quod statuimus pauca 
prò tuenda innocentia nostra sanclilati veslre rescribere. el rem domini angeli 
prout gesta esl breuiter enarrare. 

Cam superiore tempore idem dominus angelus instructa triremi una ad 
insulam cypri se transtulisset. in vieinisque regionibus aliquandiu moram fe- 
cisset. tandem propter inopiam commealuum coactus fuit a prefecto urbis 
nostre famaguste opom petere. Cui quamprimum aflìrmauit statuisse se «ini 
ipsa triremi conila infideles bellum gerere. statini ab ipso prefecto libere 
impetrauit non modo saluumconductum et commeatus nccessarics. sed etiam 
in illa urbe omnia bumanitatis officia eidem domino angelo et suis liberaliter 
prestito fueruut quecumque a veris amicis amico preberi solenl. Ipse autem 
dominus angelus ex farnagustano portu discedens. acceptis commealibus et 
alijs munitiunibus op[iorlunis. aliquot nostros primum contra saluumconductum 
illis abs se datura, et post bei; non nostros modo sed etiam omnes alios chri- 
stianos quoscumque potuil. cepit diripuit et 'remo addixit. adeoque hujus- 
modi viris triremem impleuit. ut eorum non exigua multitudo. conspiratione 
inter se facta. ipsum dominura angelum in vincula conjecerit. Et post hec 
eum et triremem in portum famagustanum deductam. capilaneo iliius urbis 
iradideiit. hac tameu lege quod ipsis liceret omnia arma omnesque res et 
munitiones in ipsa triremi existentes sibi ipsis reliuere el intra se diuidere. 
Post quo capitaneus ipse eundem dominum angelum. centra quem multi- 
plices stalim accusationes facto multaque crimina objecta fueiunt. coegil 
causam suam dicere et se tueri. et demum perfectis contra eum processibus. 
quos ipsa justitia postulabat. tandem ipsum jure conuictum die duodecima 
julij superioris securi percuti jussil. 

Potest igitur nunc suprema sapientia vestia probe inlelligere quantum a 
ventale aliena sint ea omnia que de ipso domino angelo sibi narrata fuere. 
Nani neque sub fide publica captus est. neque ipse sua sponte lune fama- 
guslam accessit, neque eo tempore quo sui conica eum insurrexeruut prò fide 
calholica militabat. sed potius contra omnes clnislianos indiflerenter ut diximus 
seuiebat. Nec minus preterea falsum est id quod beatitudini vostre affirmatum 
fuisse videlur. quod videlicel ulle littere sacrosancti collegij reuerendissi- 
morum cardinalium de ipso domino angelo loquentes unquam nobis reddite 
fuerint. sed lantummodo lilteras sanctitatis vestre julio superiore de ipsa ma- 
teria scriptas aecepimus. Quibus statini rescripsirnus statuisse nos et in ea 
re et in omnibus alijs rebus prò virili nostra obsequi volunlali sanctitatis 
vestre. tumque litleras beatitudini vestre transmisimus jubenles capitaneo 
famogusle ul circa vel relentionem vel libera li'oiiem domini angeli lilteris 



( 399 ) DOCUMENTI 



sanotitatis vestre oblerò peraret. El lamen in liiteris nostris tunc adieoimus 
nos consyderantes quot predas quotque rapinas idem domiuus angelus coatra 
omnes chrislianos commise rat. maxime vereri ce idem capitaneus famaguste 
de eodem domino angelo, ila jubente justilin. supplicium sunii jussisset ante- 
quuin littere nostre ad cum peruenirent- quod quidem non aliter euenit 
quam exislimabamus. Nam priusquam littere nostre nedum reddito fuissent 
capitaneo. sed etiam scripte, jam dominus angelus condemnatus fuerat. jamque 
coatra cum executio facta. quam ipsa juslitia deposcebat. 

Hoc. clementissime pater, prò defensione innocenlie nostre suflicere arbitrali 
sumus. cum presertim prenominatus didacus se perspicue intelligere corani 
nobis ailirmaaerit ea omnia falsa esse que de eodem domino angelo sanci- 
tati vestre contra nos narrata fuerunt. Qramus itaque bealitudinem vestram 
ul quandoquidem et facile possumus et parati sumus. si expediat. suffieienter 
probare ea omnia que dixinius vera esse, hujusmodi falsis accusationibus. si 
quas de cetero conira nos fieri continuai, aures occludat. sibique persuadeat 
nos semper fuisse esse et omni tempore foie deuolissimos filios et obseruan- 
tissimos cultores sanciitatis sue. 

Quod aulem beatitudo vestra postulat ut triremem de qua superius fit 
mentio in famagusta existentem cum suis apparatibus consigliali faciamus 
reuerendissimo domino petro archiepiscopo tarraconensi legato apostolico, cu- 
pieutes semper ut dixinius sanclilatis vestre voluntati obtemperare. jussimus 
nostris litteris capitaneo famaguste ut triremem ipsam omnesque ejus appa- 
ratus. quicumque sibi traditi fuerunt. statini libere dari jubeal eideni reue- 
rendissimo domino legato siue legilime persone prò eo. el si quid aliud in 
manu nostra nunc positum esset quod posset sauctum illud proposilum bea- 
liludinis vestre contra iufideles adjuuare . . . boc exiguo munere non con- 
tenti ipsis profecto operibus ostenderemus quantum cupiamus affeclum ac 
venerationern nostrani erga sanctitaiem vestram ipso experimento intelligi. 
cui nos semper ac nostra omnia suppliciler commendamus. Data die xxvn de- 
cembris mcccclvi ('). 

Sauctitatis vestre fili] ac seruitores domitissimi 
prole tores comperarum sancii georgij. comunis janue eie. 



(') Per la data dell'alino 1456 clic leggesi attribuita al presente e ai sus- 
seguenti documenti dei 27 dicembre 1455, vedasi la 1* nota posta sopra a 
pag. 153. 



anno 1455 ( 400 ) 



DOCUMENTO CLXXV. 

Si raccomandano per lo stosso Bue alla protezione del cardinale di Fermo. 

ìi'óo 27 dicembre 
( Luterai', oli. s. Georg, ann. 1454-14$7) 

(fol. 192 v.) 

Reuerendissimo ac prestantissimo patri et domino, domino dominico tilulo 
sancle crucis cardinali firmano dignissimo. 

Reddidit nobis. reuerendissime ac prestantissime pater et domine, vir egre- 
gius didacus de speio lilteras sanelissimi domini nostri et itera reuerendissime 
paternilatis vestre. de negotio domini angeli morosini mentionem facientes. 
(juare petilioni quantum in nobis est satisfecimus. scripsimusque eapilaneo 
nostro famaguste ut triremem illam que fuit prenominali quondam domini 
angeli cum suis apparalibus libere tradì jubeat reuerendissimo domino legato 
apostolico, quemadmodum litlere sanelissimi domini nostri postulant et etiam 
reuerendissima vostra paternitas nos bortatar. Veruni quoniam ex ipsis san- 
ctissiini domini nostri lilteris deprehondimus. multa beatitudini sue contra nos 
falso narrata fuisse. prò defensione innocentie nostre ea sanctitali sue rescri- 
psimus que ex litteraram excroplo quod bis includi jussimus reuerendissima 
vostra paternitas intelliget. 

Oramus igitur benignitatem vestram ne sibi laboriosum sii id exemplum 
perlegere et apud sanclilatem domini nostri verilatem el innocentiam nostrani 
tueri. nobisque post hoc respondere an ea que eidem sancissimo domino no- 
stro reseripsimus satis sin t. Nos enim si expediat facile possumus probare et 
quidem suflìcienler ea omnia que in ipsis litteris uostris sanetissimo domino 
nostro significauimus vera esse. Propter quod reuerendissiraam paternitateni 
vestram iterum iterumquo precamur ut quemadmodum in omnibus alijs 
rebus solel. ila in boi; negotio patrocinimi] innocentie noslrc suscipiat. sibique 
persuadeat nos semper paratos foie et quidem in omnia concernenza decus 
et amplitudinoni suara. Data die xxvu decombris 1450. 

Reuerendissime paternilatis vestre filij 
protectores etc. 



( 101 ) DOCUMENTI 



DOCUMENTO CLXXVI. 

Impegnano anche a sostenere la loro causa il cardinale Giorgio Fuselli. 

14j5 27 dicembre 

(Littcrar. olT. s. Georg, ann. •1454-14.57) 

( fol. 19Ì) 

Reuerendissiino ac prestantissimo in cbrislo patri et domino, domino geor- 
gio cardinali do disco dignissimo. 

Quemadmodam. reuerendissime pater et domine, ex copia litterarum sanctis- 
simi domini nostri nobis scriptarum super re domini morosini. exque respon- 
sionibus litteris illis per nos factis. quarum etiam exemplam bis includi jus- 
simus. sapienlia vestra latius intelliget. multa eidem sanctissimo domino nostro 
narrata fuisse videntur contra decus nostrum, que prorsus a ventate aliena 
sunt. Propier quod reuerendissimam paternitatem vestram ex animo rogamus 
ne sibi laboriosum sit ipsarum litterarum exempla perlegere et post hec rebus 
cognitis sanctitalem domini nostri certiorem effìeere afTectus et deuotionis no- 
stri! erga bealitudinem suam. et quam falsa sunt ea omnia que de prenomi- 
nato domino angelo sancitati sue narrata fuere. Quod profecto inter multa 
benignitatis vostre obsequia nobis preslita annumerabimus. parali semper in 
omnia concernenlia decus et amplitudiuem reuerendissime paternitatis vostre. 
Data die xxvn decembris mcccclvi. 

Reuerendissime paternitatis vostre filij 
protectores etc. 



DOCUMENTO CLXXVII. 

Comandano al capitano di Famagosta di restituire- la nave di Angelo Morosino 
all'arcivescovo di Tarragona, legato del l'apa. 

1455 27 dicembre 
(Litlerar. oli", s. Geerg. ann. 1454-1457) 

(fui. 194 ) 

Protectores eie. Spoetato et prestanti viro bartholomeo de leuanto capilaneo 
famagusle. (Medissimo nostro. 

Significauit nuper nobis. spedate vir dilettissime nostcr. sanclissimum do- 



ANNO I 455 



( 402 ) 



ni in uni nostrum statuisse se contra infideles parare omnes triremes quot- 
cumque poterit uadique contrahere. et ob id horlatas est nos ut triremem 
illam quam turma domini quondam angeli morosiui ab eo abstulit et prede- 
cessori vestro dono dedit. consignari jubeamus reuerendissimo domino petto 
archiepiscopo lerraconensi legalo et classis apostolice capitaneo generali. Nos 
igitur qui super omnia optamus non solum ejusdem sanctissimi domini nostri 
voluntati (-btemperare. sed etiam apparatum contra infideles prò virili nostra 
adjuuare. volumus et vobis jubemus ut visis presentibus litteris statim libere 
et sine ulla contrarlictione tradì et consignari faciatis prenominato reueren- 
dissimo domino legato apostolico siue legilime persone prò eo. dictam trire- 
mem et omnes ejus apparatus. quicumque vobis seu predecessori vestro tra- 
diti et consigliati fuerunt. 

De cujus triremis et apparatuum suorum consignatione instrumentum con- 
fessionis cum inuentario sub nomine ejus cui triremem ipsam et ejus apparatus 
consigiiauerilis. manu notarij fieri facile, cujus postea exemplum ad nos tran- 
smittitote. Et si forsitan triremis ipsa jam in terram subducta esset et ulla 
reparatione indigeret. eo casu volumus ut tam circa reparalionem quam etimi 
circa expeditionem ejus. presertim quando in mare deducenda erit. prebeatis 
dicto reuerendissimo domino legato et suis omne genus auxilij ac fauoris. et 
demum in hoc et in reliquis negotijs ea omnia huniauitatis officia illis ìibera- 
liter prestL'tis. que veris amicis uegari non solent Data die xxvu decembris 

MCCCCLVl. 



APPENDICE Al DOCUMENTI 

DELL' ANNO 1455 (*) 



DOCUMENTO CLXXVIH. 

Bolla di papa Calisto IH in cui accorda amplissime indulgenze e grazie spiri- 
tuali ai sudditi della repubblica di Genova, e ai fedeli delle città e diocesi di 
Luni, Tortona, Acqui, Alba ed Asti, i quali o personalmente o con largizioni 
concorressero all' armamento promosso dai Protettori di s. Giorgio , in aiuto 
di Caffa e le altre loro colonie del mar Nero (*). 

1455, 22 aprile 
(Diuersor. negot. off. s. Georg, ann. 1455-1465) 

(fol. 12 e 36 v.) 



Calistus episcopus. seruus seruorum dei. dilectis filijs protectoribus compe- 
rarum sancii georgij. communis janue. salutem et apostolicam benedictionem. 

(') Pubblicato già da buona pezza il primo fascicolo del presente Codice 
Diplomatico, e alla vigilia di porre mano alla stampa del secondo, ci venne 
presentato questo nuovo registro Diuersorum negoliorum, ann. 1455-1465, dello 
stesso archivio di s. Giorgio; nel quale oltre molti alti e bolle papali che spar- 
gono bella luce sugli avvenimenti dell'anno 1456, trovansi inseriti parecchi 
documenti spettanti al 1455, cui perciò collochiamo qui in appendice. 

(*) Questa bolla è la stessa dianzi riferita a pag. 302 sotto il documento CXVIll; 
ma mutila in gran parte , come la riportò il Rainaldi negli Annal. Eccles. al 

27 



anno 1455 ( 404 ) 

Cum in desiderijs cordis nostri illa precipue versetur cogitano, ut quantum 
humano Consilio fieri potest nephandissimis conatibus infideliuin resistatur. ea 
libenter ordinamus et querimus que ad defensionem chrislifidelium et repres- 
sionem dictorum infidelium spedare videnlur. Cum igilur fidedignorum relatu 
intellexerimus inhumanissimos cliristiani nominis hostes lurcos et tartarea una- 
nimi consensu deliberasse et statuisse preclaram urbein capham. aliaque loca 
orientalia dominio januensi subdita de proximo inuadere et occupare ut fideles 
ex illis partibus eradicent. vosque ad ciuitatum et loeorum eorundem defen- 
sionem terra marique prouisionem possibilem facere incepisse. in qua maximis 
expensis opus est: 

Nos quantum possumus de thesauro jbesu ebristi domini et saluatoris nostri 
vobis prouidere volente*, uniuersos et singulos nationis januensis et sub eodem 
dominio et protectione degentes utriusque sexus. etiam clericos seculares et 
regulares. tam in dieta ciuitate quam alibi ubicumque terrarum habitantes 
vel negotiantes. ac omnium et singularum ripariarum ciuitatum insularum et 
loeorum prefato dominio subditorum incolas et habilatores cujuscumque di- 
gnitatis status gradus ordinis conditionis et preheminentie existant. etiamsi par- 
ticularia obtineant dominia. eorumque subdilos vasalos et feudatarios. ac no- 
biles viros marchiones comites dominos. ac omnes et singulos ut preferlur 
utriusque sexus commendationi et prolectioni januensium recommissos. nec 
non quoscumque lunensis terdonensis aquensis albensis et astensis ciuitatum 
earumque diocesuum pariter utriusque sexus ut prefertur. obsecramus in 
domino et per viseera misericordie dei nostri exhortamur atque requirimus. 
ut prò ciuitatum insularum et loeorum supradictorum defensione auxilio et 
fauore oportunis velint personaliter siue de bonis et facultatibus sibi a deo 
collatis larga manu et libenti animo prouidere. recepturi a pijssimo deo nostro 
bonorum omnium remuneratore in presenti seculo abundantiam grafia rum et 
post fìnitum humane conditionis cursum gloriam felicitalis eterne. 

Aos cnim de omnipotentis dei misericordia ac bealorum petri et pauli apo- 
stolorum ejus auctorilate confisi, omnibus illis qui aut personaliter accedent. 
mensibus quatuor in predicta defensione mansuri. etiamsi eundo ipsos in itinere 
mori forte contingeret. aut vobis seu ministris ecclesiasticis per vos deputando 
vigiliti florcnos auri de camera, singuii videlicel eorum prò uno bellatore seu 
pugnatore propterea mittendo persoluerint. vel centesimam bonorum que possident. 

luogo ivi citato: e qui invece è riportata nell' intiero suo tenore. Dove si avverta 
che nel titolo di quel documento per inavvertenza si scrisse papa Nicolò V, a 
vece di Calisto III , come ora emendiamo. 



| 'il)') I APPENDICE Al DOCUMENTI 



M si clerici decenter beneficiati erunt vicesirnam amiuorum reddituum suorum: 
si vero artifices aut mercatores mediocri ter opulenti ac ctiam diuitcs fuerint 
vioesimam annui introilus siue lucri, etiam per industriali] acquisiti: si autem 
clerici esigue beneficiati et artifices ac mercatores paucorum lucrorum per- 
sonaliter accedere nequeuntes de facullatibus suis juxta prudentiara dictorum 
ecclesiasticorum per vos deputandomi!! pia manu errogauerint. auctoritate 
apostolica tenore presenti unti eam indulgentiam et remissionem plenariam 
suorum peccaminura concedi ni us alqae impartimur que in anno jubileo pro- 
xime elapso ijs qui venerunt romam. siue euntibus tempore cruciate in sub- 
sidiuni terresancte. tani per felicis recordationis nicolaum papam v. predeces- 
sorem nostrum quam per alios romanos pontifices concessa l'uit. et quam 
ipsi ex concessionibus bujusmodi consequuti quomodolibet extiterunt. 

Predictis vero nec non ceteris qui nec personaliter ire nec subsidia hujus- 
niodi persoluere commode poterunt. sed pio facultatum suarum modulo juxta 
eoruni conscienlias. prouidi confessoris Consilio formatas. buie pijssimo operi 
pecunias arma vel alia bona contribuent. ut confessor idoneus secularis vel 
cujuslibet ordinis regularis. quem quilibet ipsorum duxerit eligendum. confes- 
sionibus suis diligenter auditis prò eatenus commisis excessibus atque delictis. 
eliam in casibus sedi apostolice reseruatis. semel tantum debitam absolutionem 
impendere et injungere penitenliam salutarem: nec non si id bumiliter petierint 
a quibuscumque exeomunicationum suspensionum irregularitatum et interdicti 
alijsque sententijs censuris et penis ecclesiaslicis a jure vel ab nomine pro- 
mulgatis quibus forsitan irretiti existant. injunctis sibi prò modo culpe pe- 
nilentia salutari et alijs que de jure fuerint injungenda atque satisfactioue per 
eosdem ecclesiasticos discrete imponenda. maxime bis qui vetita infidelibus 
saracenis et turcis delulerunt. absoluere et super irregularitatibus bujusmodi 
dispensare, ac omnibus supradictis personis vere penitentibus et confessis in 
mortis arliculo plenariam omnium peccatorum suorum. de quibus corde con- 
tricti (sic) et ore confessi fuerint. indulgentiam et remissionem. eis in since- 
riate fidei. unitate sancte romane ecclesie ac obedientia et deuotione nostra 
vel successorum nostrorum romanorum pontificum canonico intrantium persi 
stentibus. concedere prefata auctoritate valeat. facu'tatem ac licentiam plenas et 
liberas elargimur: sic tamen ut idem confessor de bis de quibus fuerit alteri 
salisfaclio impeudenda. eam sibi per se ipsos si superuixerint vel per heredes 
suos si tunc forte transierint faciendam injungat tjuam ipsi facere teneanlur. 

Volumus quoque quod palres et matres familias qui bujusmodi subsiclium 
ut prefertur impenderint. easdem indulgentias et remissiones eliam prò uxo- 
ribus et liberis. si prò eisdem mediani dati a se muneris persoluerint. conse- 



ANNI» 1455 ( iOG ) 

quantur : (|Uodque etiam i[>si per vos depulandi clerici secula; es vel regalares 
de quibusuis male ablatis incerlis. etiam usuram sapientibus. cum supranomi- 
nalis et eorum quolibet debite componere et hujusroodi composita in idem 
pium opus conuerlere. eosdemque eadem auctoritate absoluere possint et va- 
leant prout fuerit oportunum flmnes quoque qui vota, etiam peregrinalionis 
cujuscumque et quecumque alia vota, preterquam religionis ingressum emis- 
sissent. ut confessor suus ipsos tantum in pecunia soluentes. si potentes erunt. 
quantum in votis peregrinalionis expendidissent. aut si erunt pauperes et im- 
potentes ex arbitrio confessoris prò voti qualitate et conditione pecuniale con- 
tribuentes. absoluere similiter valeat. eodem tenore damus potestatem et etiam 
facultatem. 

Ceterum ut hanc rem ad optatum necessari umque effectum per idoneos 
minislros perducere possitis. deuotioni vestre ut viros religipsos doctos et idoneos. 
sacerdotesque et ecclesiaslieos prudentes et fideles qui has litteras secum de- 
ferentes verbum dominicum predicare et populos ad auxiliorum contributionem 
exhortari possint: et insuper habito Consilio atque mandato a venerabili fratre 
nostro georgio episcopo hostiensi. cardinali de flisco. minislros ex viris eccle- 
siasticis siue secularibus aut laicis siue religiosis ordinum quorumeumque. 
quos idem cardinalis ad hoc idoneos declarare et per litteras suas vobis desi- 
gnare decreuerit. qui percipiendas supradiclis omnibus modis pecunias et res 
per se ipsos aut a se ipsis substituendis percipere ac vobis dare deferre ac 
miltere debeant. deputare valeatis. concedimus per presentes. Quibusquidem 
religiosis et ecclesiastici?, predicatoribus. seu laicis ministris in hoc exercitio 
per quatuor menses laborantibus. ut confessor quoque suus. quem quilibet 
eorum duxerit eligendum. semel in vita et in mortis articulo remissionem eis 
ut preferlur concederà valeat simili modo duximus concedendum. Et insuper 
deputandis per vos ac substituendis predictis ecclesiasticis et ipsorum cuilibet 
ut supra confessionibus predictis teslimoniales litteras que manu ipsorum sub- 
scripte vel etiam vestro aut ipsorum deputandorum sigillo signate ubilibet 
plenarinm et integra m fidem faciant. libere et licite tradere possint et valeant 
harum serie concedimus. 

Volentes ac mandantes hws nostras litteras duobus annis et ad sedis ap<t- 
stolice beneplacitum inuiolabiliter obseruari. ac supradiclis tenore ac auctori- 
late decernentes omnes et singulos ex supradictis aut alijs quibuscumque qui 
pecunias et res alias vigore litterarum harum nostrarum quomodolibet per- 
ceptas in alios usus quam hujus subsidij con tra infìdeles conuerterint. mini- 
strorum et nunciorum vestrorum expensis ac sa'arijs dumtaxat exceptis. 
t'xcommunicationis penam incurrere. a qua nisi a sede apostolica absotutìonÌG 



( 407 ) APPENDICE AI DOCUMENTI 



benefici um iiequeant reporlari. Nulli ergo etc. Si (|uis ctc. Datum rome 
a pud sanctum petrum anno inearnalionis dominice millesimo quadringentesimo 
quinquagesimo quinlo. decimo kalendas maij. pontificatus nostri anno primo 

Julius blondus. 



DOCUMENTO CLXXIX. 

Nota dei personaggi designati a collettori delle limosino da raccogliersi nello 
Stato genovese per sussidiare Cal'fa, spedita da Roma dal cardinale Giorgio 
Fieschi ai Protettori. 

1 4óS , 2ò api ile 
(Diuersor. neg off. s. Georg, ann. (453-4465) 

( l'ai. 13 0.) 

Georgius miseratone diuina episcopus hostiensis. saerosauele romane ecclesie 
cardinalis. de flisco vulgariter nuncupatus. nobilibus et spectabilibus viris pro- 
tectoribus comperaruin sancti georgij ciuitatis janue salutem et sinceram in 
Jomino caritatem. 

Cum enim in ciuilate januensi ac alijs ciuilalibus. insu'is et locis dominio 
januensi sixbjectis. ceterisque ciuitatibus et locis in litteris apostolicis nominati* 
juxta tcnorem litterarum aposlolicarum per sanctissimum dominum nostrum 
calistum papam tertium concessarum C). pecunie necessarie prò expensis fiendis 
et oneiibas subendis ad rcsistendum nephandissimis conatibus turcorum ac 
tartarorum infidelium colligende sint. atque ut pecunie hujusmodi eo conue- 
nientius et melius colligi possint. vos protectores predicli una nobiscum per 
eundem sanctissimum dominum nostrum papam. juxta tenorem et seriem 
dictarum litterarum apostolicarum deputati et ordinati estis. quatenus vos una 
cum Consilio nostro atque mandato aliquos ministros ex viris ecclesiasticis se- 
cularibus aut laicis siue religiosis ordinum quorumcumque. quos nos ad boc 
idoneos declarare et per litteras nostras vobis designare decreuerimus. qui 
percipiendas pecunias et res modis in litteris apostolicis designatis per se 
ipsos aut alios a se ipsis substituendos percipere ac vobis dare deferre ac 
mittere debeant deputare valeatis: 

(') È la bolla dei 22 aprite I48S, immediatamente precedente. 



ANNO I 4»55 



( 408 ) 



Mine est quod nos viros et dominos episcopos saonensem. maranensem. ac 
venerabiles viros ecelesiasticos benedictum de auria preposilam. ludouicum 
de flisco archidinconum. dominicum folietam et lucam de oliua canonicos ec- 
clesie januensis. priorem sancii teodori ordini» canonicorum sancti auguslini 
extra muros janue. prepositum sancti nazarij. egregios sacre teologie profes- 
sores fratrem philippum de monelia priorem sancti dominici, fra treni jero- 
nimum de panizzarijs. fratrem jeronimum de montenigro ordiuis predicatorum. 
fratrem christoforum de ceaa. fratrem leonardam grillum ordinis minorum. 
fratrem paulum de biella ordinis heremitarum priorem conuentus sancte lede, 
ac fratrem deodatum bochonum ordinis seraoram. el priorem conuentus fra- 
truin carmelitarum. omnes ciuitatis janue: etiarn nobiles et circumspectos 
viros laicos ciues prefate ciuitatis lucianum ac babilanum de grimaldis. gui- 
rardum et paulum de auria. jacobum et danielem de flisco. carocium spi- 
nulam de luculo et baptistam q. domini georgij eliam spinulam. babilanum 
de nigro. baptistam lomellinum. meliaducem saluaigum. darium de viualdis. 
valaranum calaneum. johannem pichamilium. johannem pesagnum de marinis. 
antoniotum grillum. simonem justinianum. lodisium de francis de burgaro. 
edoardum de prementorio. andalonem maruffum. nicolaum de furnarls. ra- 
phaelem de marco, luebinum faticanti, ebristoferum ( 5 ) campanaram. johannem 
de recho. antonium de fatio notarios. manuelem de rapallo pelizarium. petrum 
de sancto stephano spetiarium. antonium mastrutium. miebaelem eapellinum. 
lodisium de oliua seaterium et antonium nauonum. 

Ac consuimus et de mente nostra fore et esse declaramus quatenus vos. 
duos tres quatuor vel plures de predictis. aliquos quos aptos ad premissa fa- 
ciendum videritis. deputetis et nominetisqui liane rem juxta tenorem dictarum 
litteraram exequantar et ad debilum deducant efl'ectam. Datnm rome apud 
ecclesiam sancii spiritas in domibus habilationum nostrarum. nostro sub sigillo. 
anno domini mcccclv. die xxv aprilis. 



(') Nei documenti di s. Giorgio questo nome ò molto svariatamente scritto 
nelle due parli di cui consta. Per la prima noi adottammo quasi sempre il 
divisto, con la li ; polla seconda accettiamo indifferentemente la desinenza in 
faro , fero e foro, come sta nel codice. E la stessa regola osserviamo riguardo 
a più altri nomi , che nel corpo degli atli variano assai noli' ortografìa. 



I 11)',) ) APPENDICE kì DOCUMENTI 



DOCUMENTO CLXXX. 

I Proiettori dalla predotta nota del cardinale Fieschi scelgono un burnì numero 
di collettori e deputati, ecclesiastici e laici, di loro maggiore confidenza. 

I45S, 14 magijio e 16 giugno 

(Diuersor. negot. olT. s. Georg aun. i 455-14(50) 

(fai. 14) 



* MCCCCLV die XII1I maij. 

.Magnifici domini protecloies ete. elegerunt inlìascriptos ex nominati» in 
litteris iufrascriplis (') reuerendissimi domini cardinalis. in omnibus et per 
omnia ut in bullis apostolicis et litteris prefati domini cardinalis coutinetur. 
videlicet: reuerendum dominum episcopum maranensem. dominum prepositum 
sancti laurentij. dominum archidiaconum. dominum fralrem paulum de biellis. 
dominum fratrem jeronimum de mouteuigio. dominum fratrem jeronimum 
panisarium. dominum dominicum folietam. dominum priore»' sancti theodori. 
dominum fratrem leonardum grillum. dominum magistrum deodatum boconum. 
lucianum de grimaldis. darium de viualdis. johannem de marinis pesagnum. 
johanuem picamilium. michaelem capelinum. edoardum de prementorio. ni- 
colaum de furnarijs. antonium nauouuni. 

Segue subilo: 

* Die XVI junij. 

[lem elecli sunt per prefatos dominos protectores reuerendus domiuus epi- 
scopus saonensis. dominus prepositus sancti nazarij. antonius masirutius. 
chrislofarus campauarus. guirardus de auria. 

(') La lettera del cardinale Fiescbi nel registro è scritta sotto il presente atto. 



anno 1455 ( 410 ) 



DOCUMENTO CLXXXI. 

Discarico di un Protettore, Antonio Ponte, per strumenti e spese di provvi- 
sioni in soccorso di Caffa, fatto dagli altri colleghi, dai quali n' avea rice- 
vuto il mandato. 

1455, 9 luglio 

(Diuersor. negot. off. s. Georg, ann. 1455-4465) 

(fol. 15) 



* MCCCCLV die Villi julij 

Magnifica officia dominorum protectorum etc. anni presentis et proxime 
precedentis in legitimo numero congregata et quorum etc. (ommelliano i nomi). 

Cum prò prouisionibus caffè et corsice fuerint ex ordinatione et mandato 
ipsorum expendite pecunie in cartularijs primo et secundo de mccccliiii sub 
nomine antonij de ponte, ut facilius pecunie necessarie adinuenirenlur cum mi- 
nori interesse, ne diuulgiretur officia pagas vendere et subjecta esse ihiuimentis. 
et loca sub diuersis nominibus ut res comperarum in fauorem conseruaren- 
tur: et propterea volentes illas res sci ibi facere ratione officiorum de quorum 
mandato expendite sunt et facti sunt debitores. prout ipsis data fuit balia 
expendendi prò dictis prouisionibus. sicut in actis scriptis manu francisci de 
borlasca notarij continetur: absoluentes se ad calculos albos et nigros repertis 
tredecim calculis omnibus albis decreuerunt et mandauerunt illas rationes tam 
pagarum de Lini, quam locorum de quibus sunt debitores dictus antonius 
de ponte et quiuis alius priuatus prò dictis prouisionibus. trahi et transcribi 
debere in ralione ipsorum officiorum aunorum mcccclv et mccccliiii. et adue- 
niente tempore solulionum fiendarum de numeralo de dictis pagis. eo casu 
utrumque officium conjunctim et diuisim prout elegerit ulrumuis officium 
possit vendere pagas de lvi et ihiuimenta facere ad interesse comperarum. 
et officium de Lini possit suis creditoribus satisfacere prò ea parte que sol- 
uenda erit de numeralo. 



(4M ) APPENDICE AI DOCUMENTI 



DOCUMENTO CLXXXII. 



Dono di due luoghi delle Compere di s. Giorgio fatto dai Protettori al padre 
maestro Deodalo Boccone in benemerenza dei servigi loro prestati in Roma. 



1455, 12 settembre 
(Diuersor. negotior. off. s. Georg, anu. 1455-1 465) 

(fol. 21) 



Magnifici domini proteclores etc. in septimo numero congregali absente 
nobili marco de marinisi animaduertentes quantum insudauit quantosque 
labores pertulerit venerabilis magister deodalus boconus ordinis seruorum prò 
causis pertinentibus ad comperas. videlicet in acquisitone bullaram apostoli- 
carum a quondam feiicis memorie papa nicolao et a sancissimo domino 
Calisto impetratarum: attento quod habuil secum rome et in itinere duos 
fratres sui ordinis quibus premia rependere h.ibet. (') prouidere de aliqua digna 
retributione ut labores sui sibi proficiant omni modo etc: attento quod ex 
disposinone bullarum permissum est ministris et nuneijs suis de salarijs et 
expensis prouidere: absoluentes se ad calculos albos et nigros. omnibus septem 
albis aflìrmaliuis reperlis. decreuerunt eidem domino magistro deodato dari 
debere de pecunijs que collecte sunt virtute dictarum bullarum loca duo 
comperarum sanctj georgij cum paga maij anni presentis: mandantes illa dari 
eidem magistro deodato arbitrio suo. 

(') 11 periodo non corre e difetta di senso : manca dunque qualche parola 
nel codice. 



anno I 455 (412 



DOCUMENTO CLXXXIII 

Calisto 111 dichiara che la prima sua bolla dei 22 aprile 1455 , emanala in 
favore di Gaffa, non devesi considerare sospesa in forza dell'altra susseguente 
dei 15 maggio, con cui indisse la crociata generale. 

1 455 , 2 novembre 

(Diuersor. negot. off. s. Georg, ami. 1455-1465) 

(M. 28) 



Calistus episcopus etc. protectoribus comperarum etc. salutem etc. 

Cam prò defensioae vestre ciuilatis caphensis. aliorumque locorum orien- 
talium dominio januensi subditorum a perditissimis chrisliani nominis hoslibus 
turchis et tartaris per Iitteras apostolicas sub data decimo kalendas maij pon- 
tificatus nostri anno primo ( 1 ). uniuersos et singulos natiouis januensis et sub 
eodem dominio et protectione degentes utriusque sexus. etiam clericos secu- 
lares et regulares. tam in dieta ciuitate quam alibi ubicumque lerrarum ha- 
bitantes vel negotiantes. ac omnium singularum insularum et locorum prefato 
dominio subditorum incolas et babitatores cujuscumque dignitatis status gradus 
ordinis conditionis et prebeminentie existant. etiam si particularia dominia 
obtineant. eorumque subditos vasalos et f» udatarios. ac nobiles viros marchiones 
comites dominos ac omnes et singulos ut prefertur utriusque sexus commen- 
dationi et protectioni januensium commissos. nec non quoscumque lunensis. 
terdoneusis. aquensis. albensis et astensis ciuitatum eorumque diocesuum 
utriusque sexus obsecrauerimus in domino ac per viscera misericordie dei 
nostri fuerimus exhortati. atque requisiuerimus ut prò ciuitatis insularum et 
locorum predictorum defensioue auxilio et fauore opportunis vellent persona- 
liter. siue de bonis ac facultatibus sibi a deo collatis larga manu prouidere. 
recepturi a domino deo nostro bonorum omnium remuueratore in presenti 
seculo abundantiam gratiarum et post finitum Immane conditionis cursum 
gloriam felicitatis eterne : 

C 1 ) È la surriferita dei 22 aprile di questo medesimo anno, a pag. 403. 



( 448 ) APPENDICE Al DOCUMENTI 



Omnibusque ti li s qui aut personaliter accederent. mensibus quatuor prò 
dieta defensione mansuri. aut vobis siue ministris ecclesiastìcis per vos de- 
putandis vigiati floronos ami de camera, singuli videlicet eoruui prò uno 
bella tore seu pugnatore propterea mitlendo persoluerent. vel centesimali! ho- 
norum quo possiderent. et ecclesiastici si decenter beneficiati essent vicesimam 
annuorum fructuum suoram : m vero artifices vel mercatores mediocriter opu- 
lenti, ac etiam diuites fucrint vicesimam annui iutroitus siue lucri maral 
per industriam acquisiti, si autem clerici exigue beneficiati et artifices ae 
mercatores paucorum lucrorum personaliter accedere nequeuntes. de faculta- 
tibus suis juxta prudentiam dictorum ecclesiasticorum pia manu erogauerinf 
auctorilate apostolica indulgentiam et remissionem plenariam suorum pecca- 
minum concesserimus alque fuerimus impartiti, que in anno jubileo proxime 
clapso ijs qui venerunt romam siue euntibus tempore cruciate in subsidium 
terresancte tam per felicis recordationis nicolaum papam v. predecessorem 
nostrum quam per alios romanos pontifices concessa fuit. ac alia concesse- 
rimus atque voluerimus prout in eisdem litteris quas presentibus ac si de 
verbo ad verbum insererentur haberi volumus prò expressis. latius continetur: 

Et postmodum de eodem anno littere alie apostolico a nobis emanauerint 
sub data idibus maij. generalis cruciate appellate, similes supradictis ac alias 
indulgentias continentes illis concessas qui personaliter aut cum bonis a deo 
sibi collatis aduersus turehos in defensionem ebristianorum opem fauores et 
auxilia prestabunt. In quibus quidem litteris quascumque indulgentias plenarias 
per nos et apostolicam sedem a tempore generalis concilij constantiensis. ex- 
ceptis illis que in fauorem fidei contra infideles emanarunt. usque ad per- 
feclionem indicte in dictis litteris expeditionis suspendimus et prò suspensis 
haberi decreuimus atque staluimus prout in dictis litteris latius continetur : 

Nos ne ab aliquibus imposterum hesiiari possit an littere vobis concesse 
predicte que in fauorem fidei et defensionem ciuitalis caphensis ac aliorum 
locorum predictorum emanarunt. usque ad tempus supradictum suspense 
sint. seu sub premissa generali litterarum cruciate hujusmodi exceptione 
comprehendantur et comprehendi debeaut : ad hujusmodi ambiguitatis tol- 
lendum dubium auctoritate apostolica tenore presentiurn declaramus nostre 
intentionis fuisse et esse prefatas litteras vobis prò eadem defensione sub data 
decimo kalendas maij concessas. per litteras cruciale hujusmodi minime fuisse 
et esse suspeusas. illasque sub predicta exceptione comprehendi. et in suo 
pieno et efficaci robore omniuo permanere per inde ac si in ipsis litteris in- 
cruciale de premissis litteris vobis concessis piena et expressa meutio extitisset. 
idcoque easdem litteras vobis ut prefcrlur concessas predicta auctoritate tenore 



anno 1455 ( 414 ) 



presentium in omnibus et per omnia approbantes. illas obseruari volumus 
preeipimus atque mandamus. Nulli ergo etc. Si quis eie. Datum rome apud 
sanctum petrum anno incarnaliouis dominice MCCCCLquinto. quarto nonas no- 
uemhris. pontifiealus nostri anno primo. 

JJlondus 

B. de piscia. 



DOCUMENTO CLXXXIV. 

I Protettori notificano al pubblico la summentovata dichiarazione del pontefice. 

1155, 23 dicembre 
(Diuersor negot. off s. Georg, aim. 1455-4465) 

( fui. "28 v. ) 



Protectores etc. uniuersis comprebensis iu litteris supiascriptis apostolicis 
ad quos preseti tes peruenerint. salutcm. 

Cum summus ponlifex sanctissimus dominus nosler. dominus cabstus papa 
tertius prò sua summa sapiertia judicaueril tollendam esse de cordibus fide- 
lium omnem hesitationem litterarum suarum apostolicarum de quibus superius 
fil mentio propter litteras incruciate, declarauerit. ut superius expressit. que- 
madmodum constat litteris suis apostolicis cum bulla plomblea quas nuper 
accepimus. dignum est non celare id quod sua summa sapientia voluil decla-* 
rare. Itaque eas litteras apud nos existentes registrari et transcribi fecimus 
de verbo ad verbum quarum traasumplum hoc est quod dimillimus ubique 
locorum ubi diete liltere se extendunt. reddentes testimonium ventati de earum 
transumpto quod ad luterani superius transcriptum est. ita quidem quod ter- 
giuersari neque defraudali potest: et hoc sub fide nostra publica et sigillo no- 
stro ac subscriptione nostri canceilarij. Data janue aicccclv die xxiu decembris. 



{ 415 ) AI'l'KNDlCK Al DOCUMENTI 



DOCUMENTO CLXXXV. 

Calisto III destina Lodisio Ficschi, arcidiacono della metropolitana di Genova, 
e Giovanni Gatti, priore di s. Teodoro, suoi commissarii per la riscossione 
della decima ecclesiastica, da lui imposta al clero dello Stato genovese, in 
Ca\ore di Caffa. 



14-io , 



Che avanti la fine di quest'anno Calisto abbia delegato i prelati suddetti a 
nanzii e commissarii pontificii per l' oggetto della decima nei domimi della 
Repubblica, è reso evidente (sebbene ne manchi la bolla) dalla lettera papale 
dei 12 gennaio 14S6; nella quale Calisto attribuisce loro quel titolo e si ri- 
ferisce chiaramente ad un precedente suo scritto. E lo provano eziandio 
molle altre bolle dei mesi successivi dello stesso anno 1466. 

Anche un'altra lettera ebbero i Protettori dal papa, avente la data dei 
16 dicembre 14S5 , riguardante la crociata; cui risposero il 22 gennaio 14S6 , 
come vedremo. Lo stesso devesi dire d'una terza, spedita dall'imperatore 
Federico sotto il dì 10 novembre, cui riscontrarono ai 25 gennaio i Prolet- 
tori e ai 22 il doge della Repubblica. 



ANNO MCCCCLVI 



STORIA E DOCUMENTI 



ESPOSIZIONE STORICA 

DEGLI AVVENIMENTI '' 



E 



ra scorso appena un triennio, o, a dire più vero, due anni 
e altrettanti mesi , dalla cessione delle colonie lauriche alla 
signoria di s. Giorgio , che già queste infelici contrade avevano 
sperimentato il benefico influsso del nuovo governo , e gli abi- 
tanti loro aperto il cuore a fondate speranze di un prossimo 
migliore avvenire. Gemevano sì, tuttavia, sotto l' incubo d -1 un 
sempre minacciato e temuto assalto da parte dei tartari e dei 
turchi, i quali con frequenti messaggi ivano annodando le rotte 
fila del mutuo accordo ; ma più assai che lo spavento dei col- 
legali nemici angustiavali la dura e crudele fame da cui senti- 
vansi oppressi (non ostante i saggi provvedimenti adottati dai 
massari e dal console Tommaso Domoculta per l'equa parti- 

('j Letta, come sopra, in più tornate dal 7 gennaio al 40 marzo 1869. 

-28 



anno 145G ( 420 ) 

zione dei viveri), e le scarse provviste di grano d'ogni in- 
torno raccolte, o fors' anche giunte in porto colla nave di Pa- 
ride Mari, spintavi da Scio. Fidavano adunque i caffesi, e non 
senza ragione , che la madre-patria e massime i Protettori di 
s. Giorgio loro padroni , udita la miseranda fine del grosso 
legno di Martino Voltaggio, andato a picco, onusto di biade, 
nell'imboccatura del Bosforo, avrebbero spedito altri maggiori 
e freschi rinforzi di vettovaglie e di armi, onde collocare in 
tale condizione la città da rendersela al tutto benevola, e di- 
sposta a sostenere col suo braccio la propria indipendenza. 

Ma buon per loro che , col senno di vecchio e la vigoria di 
un giovine battagliere, occupava il trono di Roma a quei dì 
un papa, il quale portando in cima dei suoi pensieri il di- 
segno di abbassare la gigantesca fortuna , e francare la cristia- 
nità dagli insulti di Maometto II, mediante una coalizione di 
principi e re d'Occidente, di e notte s'agitava in rompere gli 
indugii da questi frapposti, nel riamicarli e congiungerli in santa 
amistà, acciò coi riuniti eserciti piombassero sul tiranno. Non 
è del mio compito narrare le ambascierie da Calisto III spedite 
a quasi tutte le corti d'Europa, le assemblee per tale oggetto 
adunate dai cardinali suoi nunzii, le bolle pontificie da lui 
scritte , quando a rampognare la codarda indifferenza di un 
re, come a Carlo VII di Francia, quando a rinfocolare la 
buona volontà di un porporato , come all' arcivescovo di Avi- 
gnone; bastandomi il dire che da lui non istette se il feroce 
sultano non provò allora, al pari di Selimo II alla battaglia di 
Lepanto un secolo dopo, quanto avrebbe potuto un'armata di 
crocesegnati condotti da sperti capitani sulla millantata bravura 
delle sue truppe, e farle retrocedere nei deserti dell'Asia, donde 
erano primamente sbucate ('). 

(') Mirum fuit in viro affectae aetalis et ad muncra corporis scnccta invalido, 
lantani vino animi, tantumque ardorem vigere potuisse in provehcndis de confì- 
ciendae sacrae expcditionis consiliis, solicitandisque principibus et populis, ut 



( 421 ) STORIA 

Noli' inviare ai principi suo Ietterò esortatorio alla generale 
crociata, Calisto non dimenticò, come vedemmo, il doge e 
l'ufficio di s. Giorgio di Genova; ai quali scriveva di nuovo 
addi i6 dicembre 1455, invitandoli pel vantaggio loro proprio, 
il buon esempio alle altre repubbliche, V onore di Dio e la 
salute delle anime, a raccogliersi intorno a lui, prendere viva 
parte alla sacra spedizione, adunare gente, armi ed aiuti d'ogni 
guisa per la comune difesa. Questa di Calisto conteneva altra 
epistola dell' imperatore Federico III diretta ai medesimi doge 
e Protettori, avente la data dei IO novembre slesso anno 4 455; 
e di amendue ignoriamo il preciso tenore, non avendole più 
trovate nei registri del Banco ('). Le recò da Roma in Genova 
un corriere a nome Matteo, il quale, per ritardo occorsogli in 
viaggio, non volle fermarsi ad aspettare amendue le risposte, 
ma giunto qua ai 20 gennaio \ 456 , ne ripartì il 22 ( 2 ). 

Quel medesimo giorno il dogo Pietro di Campofregoso, adu- 
nato in palazzo il consiglio degli anziani, dettava a Cesare la 
seguen'e. « Ricevemmo ieri, gloriosissimo ed eccellentissimo 
signore, la vostra lettera del IO scaduto novembre, in cui ci 
confortate ad apparecchiare e tenere in pronto gli armamenti 
guerreschi che dalla repubblica nostra si promettono i colle- 
gati sovrani alla impresa di Oriente per la tn'ela della vera 
religione. E in ciò la maestà vostra fa opera degna di se e 
del titolo che porta di imperatore dei cristiani. Non pertanto 

arma adversus communem hostem caperent, in cnncilianda inter eos pace, 
miltendis ad varia regna legatis, concionatoribus sacris ad universas oras desi- 
gnandis, imperandis et colligendis decumis , instruenda classe, decernendis 
solemnibus supplicationibus ad divinum placandum numen, ejusque opem im- 
plorandam : adeo ut in pristinam amplitudine™ cliristianum imperituri omnino 
restituendum fuisset, exscindcndaque mahometica superstitio ex oriente, si pon- 
lifìciis studiis reges ac principes obsecundassent: sed ii, mutatis animis, pro- 
missis defuerunt. Rainald. Annal. Eccles. ad ann. 1456. n. 1. 

(<) Vedi il documento CLXXXV. 

O Vedi il documento CXCII. 



ANNO I ioti ( 422 ) 



giudichiamo ulile al caso sottoporre alla vostra considerazione 
alcuni fatti per avventura non abbastanza noti in codesti lon- 
tani paesi. Innanzi ancora che il re dei turchi s'impadronisse 
di Costantinopoli , avvertiti noi per fedeli relazioni del male- 
volo animo di lui verso le terre da noi possedute in Levante, 
e previsto dal canto suo un immanchevole attacco contro le 
colonie di Calta, di Pera e di Scio , queste e le altre minori 
città al nostro dominio soggette munimmo con forti presidii di 
armi e di armati ; sicché è pura verità il dire che prima ancora 
di essere in guerra, avemmo a sostenere della guerra il peso. 
Occupata poi Bisanzio da Maometto , e chiuso il Bosforo tracio 
si e per modo da non passarlo alcuna nave se non con estrema 
malagevolezza e per sola violenza , ci trovammo nella dura 
alternativa di abbandonare alla barbarie e ferocia del musul- 
mano quelle contrade, e in ispecie le tauriche, ovvero di im- 
poverirci noi stessi, mandando colà ingenti provvisioni di sol- 
dati, di viveri e d'ogni sorla materiali da piazza, affine di 
porle in istato di resistere all'impeto dell'invasore. Cosi av- 
venne: e la Dio mercè con buon successo; perchè assalita 
Scio 1' anno passato dalla flotta nemica , mediante i validi soc- 
corsi d'uomini e munizioni a quella in tempo diretti, egregia- 
mente si difese e salvò. 

» Inoltre fra quattro giorni faranno vela alla stessa isola altre 
due grosse navi , cariche di settecento fanti , nuove armi e copia 
grande di frumento, con molto dispendio da noi condotte e no- 
leggiate. Donde la sublimità vostra è in grado d' inferire come 
per la profusione di tante spese, che durano da tre anni, noi 
siamo quasi sfiniti di forze ed esausti di danaro. Le quali 
cose vogliamo dette alla maestà vostra, acciò si persuada che 
sebbene non siasi ottenuta alcuna brillante vittoria, pur soste- 
nemmo da soli con ardore la impari lotta ; e quantunque de- 
bilitati assai, non ci cade in pensiero di ritrarci dalla proget- 
tata lega , cui anzi facciamo voti consegua un pronto e intiero 



( 423 ) STORIA 

compimento. Ciò è tanto vero, che innanzi di ricevere le vo- 
stre lettere noi avevamo destinato al romano pontefice un' am- 
basciata a questo fine; la quale affretteremo anche più dopo 
le medesime (') ». 

Inchiudeva la presente risposta il doge entro V altra scritta 
Io stesso giorno 22 gennaio 1456 al papa. In essa gli dice 
che a intendere meglio da vicino la sua volontà, e agire di 
concerto nella scelta dei mezzi air ambita impresa, mandavagli 
due oratori nelle persone del dottore Batista Goano e Dorino 
Grimaldi, che fra dieci giorni si porrebbono in viaggio a quella 
volta ( 2 ). 

Le lettere dell' imperatore e del pontefice essendo indirizzate 
all'ufficio di s. Giorgio non meno che al comune di Genova, 
anche i Protettori il dimani, 23 gennaio, si affrettarono a ri- 
scontrare i due fogli con altrettante missive, nelle quali in 
diversi termini ripetono le cose già dette : con questo di più 
all' imperatore, che gli annunziano l' invio a Caffa di due nuove 
navi per conto loro, da far seguire a breve intervallo a quelle 
che il doge spediva in Scio ( 3 ) ; e al papa, che lo pregano di 
accettare i messi summentovati in ambasciadori dell' Ufficio 
insieme e della Repubblica ( 4 ). In altra dei 22 scritta a Calisto 
medesimo aveangli già dianzi notificata la legazione stessa ( 8 ), 
e contemporaneamente raccomandato ai cardinali Giorgio Fieschi 
e Lodovico Scarampi di avvalorarla con la protezione loro 
presso la romana curia ( 6 ). 

Ai legati davano quindi i Protettori le convenienti istruzioni, 
che si possono dividere in due classi; 1' una di affari ecclesia- 



(«) Vedi 


il documento CXC. 


( 2 ) Vedi 


il documento CXCI. 


( 3 ) Vedi 


il documento CXGIV. 


(*) Vedi 


il documento CXCIH. 


( ;; ) Vedi 


il documento CLXXXV11I 


( ,; ) Vedi 


il documento CLXXXIX. 



anno 1456 ( 424 ) 



stici, e di politici l'altra. Vogliono anzitutto che nel presen- 
tare le credenziali che li accreditavano ministri dell' Ufficio al 
trono papale, esprimano a Calisto i sinceri e fervidi sensi di 
gratitudine , ond' essi Protettori sentonsi compresi per i molti 
e insigni benefizii, in così breve tempo di pontificato, già loro 
compartiti, di cui serbano ognor fresca ricordanza, e si augu- 
rano mezzi e congiunture a mostrare coi fatti la schiettezza e 
veracità dell' affetto che nutrono verso cosi buon padre e ge- 
neroso benefattore. Al quale essendo slati a più riprese calun- 
niati, e ultimamente per cagione de] famigerato Angelo Moro- 
sini, instano con forza che, mercè la eloquenza dei due oratori, 
venga purgata l' accusa e messa in chiaro la innocenza del 
Banco e dei suoi ufficiali. Ciò premesso, commettono ai sud- 
detti di ottenere dalla santa sede 1' assoluzione dalla scomu- 
nica incorsa da Bartolomeo Levanto, capitano di Famagosta, per 
avere di suo arbitrio giustiziato un sacerdote omicida, non vo- 
luto far perire di fame in carcere dall' ordinario dalla diocesi; in 
secondo luogo, di cacciare dalla cattedra il vescovo di Sagone 
in Corsica,, uomo turbolento, sedizioso, fedifrago e loro dichia- 
rato nemico ; come pure di riavere da Calisto la parola, data 
innanzi di morire dal suo antecessore Nicolò V, di nominare 
alle sedi vescovili di queir isola solo ecclesiastici genovesi e 
benevisi al governo; e più altre cose non pertinenti alla no- 
stra storia. 

Sugli affari d' Oriente si estendono anche più , e comandano 
ai legati di riferire come lettere giunte di fresco da Caffa 
annunziavano avere il turco rinnovato l'accordo col tartaro impe- 
ratore di assediare la seconda volta, nella vegnente primavera, 
esso per mare e questi per terra , la derelitta colonia , già 
tanto stremata di forze e di abitanti , a motivo della carestia 
che angosciosamente la premeva. Sicché, era di suprema neces- 
sità lo spedire colà nuovi e più copiosi rinforzi d' uomini e 
munizioni di bocca e di armi: e che nel fallo andavano apparec- 



( 4:25 ) STOMA 

càiando due grandi navi, onuste di grano e di stipendiali. Cosa 
la quale importava loro una incredibile spesa, sia per la scar- 
sità e carezza del frumento nel mercato di Genova, sia per la 
triplicala mercede del noleggio dei barelli e dei soldati, moti- 
vata dal grave e manifesto pericolo del passo del Bosforo. 
Laonde stretti da tante angustie i Protettori ricorrere confidenti 
alla sperimentata bontà di Calisto, senza il cui intervento si 
dichiarano impotenti a rimarginare le troppe ferite, e provve- 
dere agli instanti bisogni delle agonizzanti colonie. 

Chiedevano adunque al santo padre che interponessi; i suoi 
validi uffizii, e con lettera sollecitasse l' illustrissimo signor Bianco 
(Giovanni Uniade gran capitano d'Ungheria), e tutti i principi 
cristiani, padroni dejle terre limitrofe alla Crimea, di permet- 
tere T esportazione dai loro dominii alla Tauride delle biade e 
viveri d' ogni natura a sfamarne gli abitanti , ed eziandio la 
promulgazione in quei regni delle bolle d' indulgenza in favore 
di Caffa. Ancora, che nelle diocesi della Liguria e luoghi adia- 
centi, ove queste stesse bolle erano state di suo volere procla- 
mate, non vi si dovessero pubblicare le altre della generale 
crociata, acciò il dualismo non riuscisse a scapito comune: 
giacché era a temere che la simultanea riscossione di danaro 
stancasse i popoli , e li rattenesse dal largheggiare in aiuti. 
Tanto più, che fino a quel giorno la cassa di s. Giorgio avea 
introitato appena due mila cinquecento ducati, scarsa e quasi 
impercettibile somma a fronte, degli immensi bisogni. Final- 
mente addimandavano che, se non altro, il prodotto almeno 
ricavato dalla predicazione della crociata negli stali della Bc- 
pubblica, anzicliè commesso alla fede di privati amministratori, 
non sempre probi, venisse depositato presso l'ufficio di s. Giorgio, 
come luogo di maggiore .sicurezza e di piena universale confi- 
denza, da valersene a beneplacito e giusta i comandi di Boma ('). 

(') Vedi il documento CXCV. 



anno 1456 ( 426 ) 

Non si può a meno di rilevare in queste istruzioni un pro- 
fondo senno politico nei nostri Protettori. Sebbene mostrassero 
di sperare mollo nell' alleanza dei sovrani vigorosamente cal- 
deggiata dal buon Calisto , è a credere che in cuore loro vi 
riponessero assai poca fiducia, visti i dissensi e le mutue riva- 
lità che li tenevano a bello studio divisi : e sovratutto diffidas- 
sero dell'appoggio di Alfonso d'Aragona re delle due Sicilie, 
del quale avevano forse penetrato V occulto disegno di piombare 
addosso a Genova, nel mentre gli animi stavano rivolti e impe- 
gnata la zuffa nei mari d'Oriente. Laonde, senza ritrarsi dal 
generale armamento, badavano non immiserirsi di soverchio 
nel sovvenire le colonie, e che il danaro genovese non riescisse 
a profitto dell'astuto nemico; e, ancora, che se la crociata toc- 
casse un buon termine, essi i primi ne risentissero i salutari 
effetti , come n' erano stati , dopo i greci , i più danneggiati 
colle maomettane conquiste. 



II. 



Le navi che il doge Campofregoso scrisse all' imperatore 
sarebbono pronte alla vela fra quattro giorni, partirono effetti- 
vamente sullo scorcio di gennaio per Scio, e sopra di esse 
presero imbarco, forse in qualità di comandanti, i due nobili 
cittadini Edoardo Grillo e Raffaele De-Franchi-Bolgaro. 

Seguendo l'esempio dei loro predecessori nella carica, i Pro- 
tettori del corrente anno stimarono anch' essi opportuno il 
delegare speciali e straordinarie facoltà a quattro prestanti ge- 
novesi residenti in quell'isola, che per essere situata un di- 
presso nel cuore dell'Arcipelago, non lungi dal continente 
asiatico, e frequentata a preferenza d' ogn' altra dai viaggiatori 
e mercanti pel suo moltiforme commercio, veniva a sapere le 
mosse dei turchi e le notizie della Tauride più presto assai 



( 427 ) STOMA 

di Genova, lontana troppo dal teatro della guerra. Era slato 
bensì desiderio in essi di conferire ;i bell'agio col Cirillo e 
col Bolgaro , e communicare loro oralmente gli ordini e le 
istruzioni che seguire dovessero nella trattazione degli affari 
della Crimea, ma a motivo dell'accelerata partenza del navi- 
glio non avendolo fatto (') , addì 3 febbraio indirizzano una 
lettera ai predetti, unitamente che a Paolo Giustiniani-Banca e 
Lazzaro D' Oria, scelti a formare ciò che diremmo oggidì la 
Giunta di Scio, in cui li esortano dapprima a sobbarcarsi di 
buon volere al nuovo peso per amore e servizio della patria ; 
e quindi gli incaricano di vigilare attenti sugli avvenimenti di 
Calla, e, occorrendo il bisogno di sollecite misure, apparecchi 
e spedizioni a quella volta, avuto consiglio tra loro e all'uopo 
anche con altre assennate persone dell' isola , dispongano con 
celerità e provvedano a seconda delle circostanze , fidenti nella 
promessa che davano loro di rimborsarli del quanto spendes- 
sero per tale oggetto ( 2 ). 

Nel febbraio medesimo si adunarono i Protettori dei tre anni 
1454, 1455 e 1456, e previa lettura della regola e le formole 
di uso nel banco di s. Giorgio, procedevasi alla elezione degli 
ufficiali delle colonie, cioè dei consoli delle città soggette al 
capoluogo di Caffa, e degli impiegati subalterni di questa; non 
occorrendo la nomina del console generale, perchè devoluta la 
carica ad Antonio Lercari, già innanzi trascelto in successore 
a Tommaso Domoculta, come ho detto più sopra ( 3 ). Non riu- 
sciti a coprire tutti i seggi nella prima assemblea del giorno 6, 
perciocché molti di essi ricusassero l'incarico ('*), altri richie- 
desserlo per un biennio o almeno diminuzione d'imposta (';'), 

(') Vedi il documento CXC1X. 

( 2 ) Vedi il documento CXCVI1I. 

( z ) Vedi il documento LXXX1X, e a pag. 78, e alibi passim. 

(') Vedi il documento CCI. 

( S J Vedi il documento CCll. 



anno 1456 ( 428 ) 

addì 23 slesso mese completavano gli ufficii vacanti con se- 
conda votazione: e risultavano eletti a reggere i consolati di 
Soldaia, Tana, Savastopoli, Cembalo, Trebisonda, Samastro i 
genovesi Gherardo Cavalorto, Ambrogio Giambone, Gaspare 
Delie-Colonne, Oliviero Calvi, Gherardo Lercari , Lorenzo Im- 
periale. Furono altresì assunti al capitaneato degli orgusii e a 
quello dei borghi, alla ministreria e alla caslellania del forte, 
detto di s. Costantino, in Caffa, Maurizio Boccanegra, Cipriano 
Vallebella, Giovanni Antonio Calvi e Batista Castellazzo; senza 
tenere conto degli altri più umili gradi (*■). 

I nomi degli otto Protettori che moderarono così bene le 
sorli delle colonie nell'anno antecedente, da me non per anco 
ricordati, erano i qui descritti: Martino Grimaldi priore, Gia- 
como Spinola, Anlonio Gentile, Antonio Casana, Paolo Giudice, 
Marco De-Marini, Antonio Caff aroto e Francesco Scaglia ( 2 ). 
Quelli poi che funzionarono nel 145G chiamavansi : Giacomo 
Fieschi priore, Silvestro Brignale, Andronico De-Franchi, An- 
tonio Lomellini, Tobia Pallavicini, Gaspare Da-Passano, Paolo 
D'Oria e Batista Cassina ( 3 ). 

Recitati i nomi dei nuovi amministratori, vediamone le opere 
che s' attengono in modo diretto al governo di Caffa. Al cor- 
riere Giorgio Cicala spedito a Genova dal console e massari 
di quella città nella state dell' anno decorso, e non ancor tor- 
nato in Crimea coi recenti ordini, Tommaso Domoculta fece 
seguire un secondo procaccio nell'ottobre 1455, col quale 
interrogava il Banco su di molte cose riguardanti il reggimento 
politica e finanziario della colonia, e chiedeva minute e circo- 
stanziate istruzioni. La sua lettera non trovandosi nella filza, 
dobbiamo ricavarne il sunto dalla risposta fattagli dai Protettori 
addì 3 marzo 1456. 

(') Vedi il documento CCIV. 

( 2 ) Vedi il documento LX1I1. 

( 3 ) Vedi il documento CCXXV. 



( &29 ) STORIA 

<> Ricevuto, dicono, il vostro loglio dei 4 ollobrc, che ci recò 
[forgosio Nicola Lamberto, giunto in Genova il 17 gennaio, ove 
ne informate che la città di Calìa continua a penuriare di grano 
e i suoi abitanti solì'rire cruda fame, tocchi nel più profondo 
del cuore adunammo l'assemblea dei partecipi alle Compcre e 
lette al loro cospetto le vostre pagine di dolore, s'alzò da ogni 
bocca unanime il grido di accorrere indilatamente al soccorso 
dei sudditi e fratelli nostri, caricando issofatto due navi di 
quanto frumento si potesse raggranellare in città e spedirvelo 
a tutta carriera. Come fu deliberato, così abbiamo eseguito: 
e noleggiale le navi, una di Leonardo Giustiniani ed ora di 
Carlo Cattaneo, l'altra di Egidio Carmadino e adesso condotta 
da Oliviero Calvi, in esse riponemmo già dieci mila mine di 
grano, e fra otto giorni salperanno in rotta per Caffa senza 
toccare terra. Dal che, voi e gli abitanti tutti di costà ben po- 
tete scorgere il grande studio che poniamo in sollevarvi dalle 
vostre angustie, anche con enorme sacrificio di danaro e peri- 
colo della vita, essendo qui stesso in Genova oggidì difetto 
massimo di munizioni e di viveri. 

« Meraviglia estrema e dolorosa sorpresa ci cagionò il sapere 
da voi i redditi della masseria e delle nostre Compere di Caffa 
'non bastare alle spese ordinario dell' erario pubblico , mentre 
le sole rendite della masseria bastarono in addietro ai soliti e 
anche agli straordinari pagamenti , e quelle delle Compere ci 
è noto ascendere ad uno egregio valsente. Conviene dire adunque 
che non solo depressi, ma e annientati siano i fondi, o da una 
pessima amministrazione a quasi totale rovina condotti. Ordi- 
niamo pertanto clie d 1 ora innanzi venga compilalo un gran 
libro, nel quale si notino distintamente e con tutta chiarezza 
le singole partite d'incasso e di esito, e una fedele copia 
del medesimo a noi si trasmetta ogni anno. In tale guisa 
vedremo coi proprii òcchi in quali opere sia erogato il comune 
danaro. 



anno 1456 ( 430 ) 

« Vi scrivemmo più volte di mandarci la noia degli stipendiali 
e dello munizioni caricate a bordo delle navi su cui veleggiaste 
a Caffa , ma {indarno: sebbene anche senza ordine di sorta 
l'avreste già dovuto eseguire. Un tale ritardo appalesa in voi 
colpevole negligenza. Ne dite invece vi permettiamo di tenere 
sotto le armi trecento soldati e provvediamo al loro soldo. Di 
ciò nulla per ora, e con aitre nostre che vi perverranno as- 
sieme alle seconde navi, ornai pronte alla vela, sarete avvertili. 

« Delle contese insorte fra voi e Martino Voltaggio a cagione 
del rame tolto al grippo di Sinope, e con Marino Cicala per 
la barca turca da lui sostenuta e predata, daremo altra volta 
conveniente risposta: desiderosi d'intendere da essi le loro 
ragioni o da procuratori che li rappresentino. Valetevi frattanto, 
se necessità vi stringe, del prezzo, nelle bisogne dello Stalo, 
senza alcun pregiudizio degli eventuali diritti che potessero ai 
querelanti competere. 

« Circa il ricupero del castello d' Ilice ben si vede nulla 
pel momento doversi tentare con speranza di felice successo. 
La cosa vuol essere maneggiata con molta cautela e prudenza, 
e non ci farebbe bel giuoco il trascorrere a violenze contro i 
signori e gli abitanli di Mocastro nelle attuali circostanze di 
carestia e di temuto assalto dai tartari e turchi , ma bensì dis- 
simulare e dal corso degli avvenimenti aspettare consiglio. 

« Grata oltremodo ci giunse la notizia della buona condotta e 
specchiata virtù, di cui fa mostra nella sua carica l'egregio dot- 
tore Lanzarotto Beccaria. Ringraziatelo da parte nostra e Io 
assicurate dell' affetto e stima grande che col suo retto operare 
si acquista qui in Genova appo tutti gli onesti cittadini, e 
speri nella nostra benemerenza. Non possiamo dire altrettanto 
di voi, console e massari, sui quali mala voce ne pervenne 
all'orecchio, che vi mischiate negli appalti delle gabelle e in 
altri affari di asta pubblica , mentre sapete che vi è per legge 
proibito l' ingerirvi in cosifatti negozii. Ce ne duole assai pel 



( 131 ) STORIA 

cattivo esempio somministrato ai minori ufficiali; e più di lutto, 
chi' essendo i primi rappresentanti da noi spediti a governare 
in vece nostra codeste colonie, la vostra infamia riverbera 
troppo grande disonore e vergogna sul banco di s. Giorgio. 
Siamo adunque decisi, se la cosa sta in fatto, di punire con 
ogni severità di pene tutti e qualsisia di voi che fosse incorso 
in questa trasgressione, o saputala d'un suo collega, non ce 
l'abbia denunziala, com'era dovere ». Belli e lodevolissimi sen- 
timenti, che soli bastano a caratterizzare e imporre il suggello 
di probità al nostro magistrato: e Dio volesse fosse imitato dai 
viventi ! 

Venendo poscia ad interessi più generali, i Protettori li in- 
formano avere di corto ricevuto lettere da Giovanni Uniade 
gran capitano d'Ungheria, nelle quali il pio e valoroso con- 
dottiero si offre spontaneo ad accorrere in aiuto dei possessi 
genovesi nella Tauride, coli' inviarvi provvisioni di viveri, o 
un buon nerbo di soldati. Ringraziarlo essi di così eccellenle 
presidio coli' attuale corriere, e a viemeglio infervorarlo alla 
caritatevole opera , spedire a lui e al cardinale di s. Angelo , 
legalo della santa sede in quel regno, le bolle da Calisto UT 
ai medesimi indirizzate a tale scopo , di cui ne commnnicano 
al console e ai massari il Umore col mezzo di copie. Da ul- 
timo con esuberante gioia del loro cuore li rendono consape- 
voli che il ridetto pontefice mostravasi verso i genovesi e l'uf- 
ficio di s. Giorgio in particolare, talmente benigno e propenso, 
e nell' accordare tutte le chiestegli grazie cosi facile e arren- 
devole, da parere esso, più che i Protettori medesimi, avere a 
cuore la prosperità e i vantaggi delle liguri colonie ('). 

Mancano nei registri del Banco queste lettere pontificie, che 
sarebbero pur tanto utili alla storia, e onorifiche ai personaggi 
cui erano dirette; ma abbiamo in compenso le due altre scritte 

(*) Vedi il documento CCV1II. 



anno 1 450 ( 432 ) 

dai Protettori al voivoda Uniade e al porporato romano, sotto 
i di 3 e 5 marzo 1456. Colla seconda volgono preghiera al- 
l' eminentissimo di ottenere dai principi confinanti alla Tanride 
la libera esportazione a Gaffa di viveri a cibarne quei popoli , 
e il permesso di farvi cerna di militi, se per avventura venisse 
impresa nei loro dominii dai caffesi, a sostegno e guarnigione 
della città ( 1 ). Nella prima invece si diffondono in azioni di 
grazie e proteste di caldo e sentito affetto per la promessa da 
Uniade, conte di Bistritz, fatta, di recarsi all'uopo egli stesso 
in aiuto di Caffa in un col bravo suo esercito ; e nel frattempo 
lo esortano istantemente di sovvenirla di grano, in attesa delle 
risoluzioni che stavano concertandosi in Roma dagli ambasciatori 
delle potenze cattoliche sul conto della crociata coutro il turco. 
Ma, perchè Uniade li ebbe richiesti di due triremi, delle quali 
abbisognava per qualche meditata impresa sul Danubio o sulla 
Sava, i Protettori si professano dolenti di non poterlo servire, 
a motivo che nella rada di Caffa non trovavasi allora più d'una 
nave, e questa stessa indispensabile alla custodia del porto, a 
dare la caccia alle saeltìe dei corsari ottomani , e a forag- 
giarla di grano ( 2 ),. 

Nella occasione medesima i Protettori ognor vigilanti come 
a rendere giustizia , cosi a richiederla dagli altri , posero mano 
alla soluzione d' una vertenza insorta fra i Pallavicini, la mas- 
seria di Caffa e l'imperatore di Trebisonda. Diede origine alla 
contesa la cattura fatta da Matteo Pallavicini, tempo addietro, 
nelle acque dell' Eusino, di un legno turchesco, in cui era certa 
quantità di seta, sulla quale il greco imperatore armò dei di- 
ritti di gabella in suo favore. Non polendoli esigere da Matteo 
che colla ricca preda riparato aveva in Caffa, egli sforzò il di 
lui fratello Meliaduce, dimorante in Trebisonda, a sborsargli 



(') Vedi il documento CCXIV. 
( 2 ) Vedi il documento CCVII. 



( 433 ) STI ) lì I A 

clucento ducati : in (inolia che anche il Matteo giunto a Gaffa 
fu dal console spoglialo della mercanzia, e versatone il prezzo 
nell'erario pubblico. Di che il nobile Andrea Pallavicini, padre 
a Matteo e Meliaduce, sporta querela all' ufficio di s. Giorgio, 
ottenne si scrivesse ai governi delle due città in appoggio del 
suo richiamo. Al console dicono i Protettori di verificare se il 
prezzo della seta staggita al Matteo venne effettivamente devoluto 
alla cassa della masseria, e trovato così essere in realtà, senten- 
ziano che se ad alcuno spetta il debito di pagamento , ciò è alla 
finanza della colonia, non al Matteo il quale punto non ne fruì ('). 
All'imperatore poi mostrano quanta sia stata la commessa ingiustizia 
nel costringere Meliaduce a pagare in sostituzione del fratello, con 
cui non ha comunanza d" interessi più che con qualsiasi altro 
nazionale. Instano perciò calorosamente a che restituisca il mal 
tolto, e liberi il loro suddito da quella angheria: non senza 
lasciare intravedere, in caso di rifiuto, giuste rappresaglie e mag- 
giori minaccie ( 2 ). 

Parimente non aspettala la partenza delle navi, siccome ave- 
vano detto due giorni innanzi, vollero dare seguito alla causa 
dei capitani marittimi Martino Voltaggio e Giacomo Leone, i 
quali già restituitisi, come si vede chiaro, in Genova, li mo- 
lestavano con frequenti ricorsi, richiedendo non più solo il 
rame sequestrato, ma e il rimborso della esazione loro estorta 
in Caffa contro il promesso diritto di partito. Su che i Pro- 
tettori ne scrivono al console di accertarsi se alle navi di Pa- 
ride Mari e Marino Cicala, venute da Scio a Caffa lo scorso 
anno, fosse stata data la fede del partito in questione. Se non, 
trovare essi ragionevole la domanda dei richiedenti, e doversi 
costringere 1' esattore delle gabelle a restituire la indebita ri- 
scossione di un tributo che non gli spettava secondo le leggi ( 3 ). 

(') Vedi il documento CCXI. 
(*) Vedi il documento CCXII. 
(') Vedi il documento CCXV. 



anno 4456 ( 434 ) 



Circa il rame poi, ove lo stesso sia tuttavia in mano del fisco, 
dispongono venga caricato sur una delle quattro navi , cioè la 
Cattanea e Doria, prossime ad approdare colà , la Leona o 
Cicala dianzi arrivate , e sotto sicura cauzione lo si rechi in 
Genova , ove sarebbesi con regolare giudizio discussa la lite e 
pronunziata conveniente sentenza. Ma se nel mezzo tempo il 
console avesse disposto della merce , vogliono ne li renda tosto 
consapevoli , con addurre le ragioni e l' impiego fattone. È 
curioso quello che segue nel poscritto : « Il Voltaggio, inteso 
che nelle surriferite istruzioni gli era stato parificato nei diritti 
Jacopo Leone altro capitano , torse indietro e nanti al Banco 
protestò contro 1' associamento, col dire che avendo egli solo 
sorpreso e assalito il legno nemico , a lui solo n' era dovuto 
il premio (') ». 

Non sarebbe, crediamo noi, che con molto profitto per la storia 
della legislazione commerciale del nostro paese, l' investigare a 
questo proposito i motivi che inducevano il governo delle co- 
lonie (consenziente il banco di s. Giorgio) a ritenere per se 
tutta o la buona metà delle prede fatte in mare sui turchi, e 
in generale sui suoi nemici. Ma di ciò, e altre consimili qui- 
stioni riguardanti la navigazione del Ponto , e delle regole 
allora vigenti in fatto di gius marittimo nel Levante, ho in 
animo di trattarne a migliore agio, quando dalla completa serie 
dei documenti raccolti se ne potranno dedurre conclusioni più 
solide e meglio accertate sulle carte e i costumi dell' epoca. 

Approssimavasi il tempo utile alla partenza del corriere , e 
i Protettori nel desiderio che giungesse il più presto a Caffa, 
nunzio del vicino arrivo delle due navi col carico di frumento 
e nuovi ausiliarii , lo munivano della solita commendatizia ai 
principi e magistrati dei paesi pei quali dovea transitare ( 2 ) , 



C) Vedi il documento CCXVI. 
H Vedi il documento CCXIX. 



( 435 ) STORIA 

non che d'un gentil foglio al prestante signore Antonio Sati, in 
Coloswar nella Transilvania, con cui pregavanlo voler assistere 
co" suoi consigli il messo nella presentazione che avea a fare 
di loro lettere e del papa al conte Uniade e al cardinale legato 
in Ungheria (*). Lo stesso recava una quarta e ultima epistola 
dai medesimi diretta al console e agli abitanti tutti di Caffa , 
dove rinnovate le proteste di vivo zelo del Banco e dei citta- 
dini compartecipi nell' allestire, sebbene con gran disagio, la 
presente spedizione di vitlovaglie, li esorlano e incoraggiano a 
sperare nelT esito della consulta che lenevasi in Roma dagli 
ambasciadori delle primarie corti d'Europa sotto la presidenza 
del pontefice, di cui non rifinano di celebrare le lodi ( 2 ). 



HI. 



Partilo da Genova il corriere Lamberto ai 6 o 7 marzo 1456, 
i Protettori furono tutta sollecitudine nell" apparecchiare le pro- 
messe navi col forte carico di munizioni. Noleggiarono dap- 
prima i barchi di Oliviero Calvi e Carlo Cattaneo , ma avve- 
dutisi in seguito che il primo riesciva per la sua picciolezza 
insufficiente a ricevere il numero d 1 uomini e di cereali che 
destinavano a Caffa, e anche men sicuro al lungo e disastroso 
tragitto ( 3 ), mutato consiglio si convennero con Stefano D' Oria 
proprietario e patrone di un grosso legno , e ai 9 marzo fir- 
marono il contratto, mediante il quale Stefano obbligavasi ai 

(') Vedi il documento GCXX. 

( 2 ) Vedi il documento CCXV1I1. — Due mesi dopo (in occasione d'altro 
corriere, Giovanni Antonio Calvi, inviato a Caffa], nella postilla del docu- 
mento CCLXXIII dicono che papa Calisto scrisse all'imperatore, all'Uniade. 
e ai rettori tutti delle città, lettere di raccomandazione a favore degli inviali 
genovesi spediti, anche quella volta , alla Tauride per via di terra. 

( s ) Vedi il documento CCLI1I. — La nave era passata al Calvi da Egidio 
Carmadino, cui si riferisce il documento CXCVI , dei 23 gennaio. 

-29 



anno 4 456 ( 436 ) 



Protettori di condurre nella Tauride tutte le provvisioni suddette, 
ai patti che gradirebbe loro d'imporre, per la mercede stabi- 
lita di tredici mila lire genovine. Le condizioni non differen- 
ziavano dalle solite ad apporsi in cosifatli instrumenti, e sono 
le stesse già descritte Tanno 1455 per le navi Voltaggia e 
Leona: fuori la circostanza che dove allora lasciarono alla 
prudenza del condottiere 1' accedere a Samastro, in oggi lo vo- 
gliono onninamente obbligato a toccare quel porto, e sbarcarvi 
il convenuto numero d'armi e di viveri ('). 

Agli stessi accordi dovette scendere eziandio il capitano della 
nave Cattanea, sebbene il suo contratto manchi nella nostra 
fdza. Era essa di capacità alquanto minore della D'Oria, perché 
ove in questa si caricarono quattro mila diciannove mine di 
grano , nell' altra ne posero solo tre mila settecento sessanta tre; 
e così un totale di mine settemila settecento ottanta due ( 2 ) , 
composto di tre qualità, cioè, di Spagna, Provenza, Africa o 
Tunisi : la cui spesa ascese a lire novantatre mila seicento cin- 
quanta, in ragione di lire settantacinque la mina, e il noleggio 
dei due bastimenti a ventidue mila. Ondechè tutto compreso 
costò la egregia somma di cento circa sedici mila lire geno- 
vine, in moneta del tempo; senza contare i dispendii accessorii 
che in simili spedizioni marittime montano sempre a un bel 
valsente ( 3 ). 

A capo della moderna venne quindi preposto Tommaso Se- 
narega, col titolo e V autorità di commissario. Il lettore ricor- 
derà avere noi già fatto parola tli costui in occasione dell' as- 
salto dato dai Mocastresi al castello di Ilice , appo i quali lunga 

(') Vedi il documento CCXXV. 

( 2 ) Poco sopra a pag. 429, e documento CCVIII, avevano detto essersene già 
caricate 10 mila mine, e qui ne assegnano solo più 7782. Noto di passaggio che 
per mina vuoisi, secondo l'uso mercantile, intendere un sacco da 412 circa 
litri, ragguagliato alle misure odierne. 

( 3 ) Vedi il documento CCL11I. 



( 437 ) STOMA 

pezza insistè per ottenere il risarcimento dei danni sofferti, la 
pecunia e il fortilizio derubato. Riuscita vana ogni istanza riparò 
in Caffa, e dal console ebbe modo di fare armare una galera, 
la quale recossi bensì in quelle acque , ma per ragioni poli- 
tiche non proruppe ad ostilità ('). Gli convenne adunque pie- 
gare il capo all'avversa fortuna, e in attesa di migliore sorte 
rendersi in Genova a patrocinare a viva voce, e sostenere presso 
1' ufficio di s. Giorgio la supplica tempo innanzi presentata dal 
suo fratello Ambrogio, cancelliere della Repubblica. Non con- 
seguì, è vero, dal Banco una dichiarazione di guerra al signore 
e abitanti di Mocastro ; essendoché i Protettori impigliati nei 
negozii della crociata e nei provvedimenti d'urgenza delle co- 
lonie, giudicarono inopportuno scemare le forze e crearsi nuovi 
nemici; ma abbonitolo con la promessa che svaniti gli instanti 
pericoli gli avrebbero dato man forte a riguadagnare il castello, 
ristoraronlo alquanto del patito disastro, nominandolo ufficiale 
della iagataria del grano in Caffa per un anno ( 2 ), ed eleggen- 
dolo comandante della flottiglia avviata a quella città, con i 
pieni poteri di sentenziare e punire, anche del capo, i delin- 
quenti ( 3 ), e più altro ancora promettendogli in retribuzione dei 
suoi amorevoli servizi ( 4 ). 

Della grande confidenza che i Protettori aveano riposto nel 
Senarega sono belP indizio le istruzioni dategli avanti il suo 
imbarco per Caffa. Nel prologo si protestano di collocare in 
lui tutta la speranza del felice successo dell'attuale armamento: 
giacché conoscono appieno la sua fedeltà, prudenza e somma 
affezione che Io vincola alla madre patria. Onde s 1 astengono 
dal raccomandargliene la buona riuscita , intendendo pur egli 
come dall' arrivo colà delle navi, col rispettivo carico, dipenda 

C) Vedi sopra a pagg. 188 e 2I8. 

( 2 ) Vedi il documento CCLV. 

( 3 ) Vedi i documenti CCXHI e CCXLVI. 
(*) Vedi il documento CCXXI1I. 



anno 145G ( 438 ) 

la vita o la morte di quei popoli , la conservazione o la per- 
dila delle colonie eusine. Scendendo quindi ai particolari, vo- 
gliono che esso salga la nave Cananea, il padrone della quale 
temono debba riescire men riverito dell' altro che comandava 
la D'Oria, acciò colla sua presenza imponesse rispello alle 
ciurme ( 4 ). Comandano vada direttamente a Caffa, senza toccare 
alcun porlo intermedio , e sforzi ad ogni costo il varco del 
Bosforo, come i capitani ne aveano prestato cauzione di grossa 
somma, e sopralutto non isbarchi in Scio. Ove occorresse per 
fortuna di mare pigliare terra, il Senarega invigili che non 
si riceva a bordo mercanzia ne roba di sorta, eccetto pane, 
vino od altri alimenti che bisognassero. Giunti al periglioso 
transito, gitti le sorti sulla nave che dovea precedere, e, armati 
tutti, anche i famigli del commissario ( a ), con intrepidità e co- 
raggio si mettano alla prova; data licenza di offendere i bom- 
bardieri turchi che osteggiassero il passo, se con ciò credesse 
venirne a lui minore danno. E perchè era a temere che in 
quel frangente, alcuno timido o insubordinato, spargesse zizzania 
o indiscreto timore fra i compagni suoi , esigono dal Senarega 
in tale caso proceda ad atti di severità per esempio agli 
altri, fossero anche i capitani stessi delle navi. Questo sug- 
gerimento addiveniva necessario dopo quanto era avvenuto 
1" anno innanzi tra il console Tommaso Domoculta e Martino 
Voltaggio ( 3 ). 

« Quando coli' aiuto di Dio sarete entrato nel mare Nero, 
continua I" istruzione , è nostra volontà che con amendue le 
navi vi accostiate a Samastro, e sceso in terra ne confortiate 



(') 11 Cattaneo comandò in persona la propria nave , ma Stefano D' Oria vi 
pose a capitani il suo parente Imperiale D'Oria e Batista Tanzio. Vedi il do- 
cumento CCXL11I. 

( 2 j Doveano essere quattro almeno, giusta il documento CCXIII, a sue spese 
mantenuti , stipendiati e l'orniti di armi. 

( 5 ) Si vegga sopra a pagg. 181 e 199. 



( 439 ) si ohi a 

gli abitanti con lo parole le quali vi parranno meno acconcie 
alla circostanza, affermando quanto a noi e ai cittadini della 
Repubblica sono essi cari ed amati. In segno di che, ove tro- 
vaste il luogo in penuria di viveri , scaricherete la quantità 
di grano sia bastevole alla sua salvezza, non eccedendo, che 
in caso estremo, le mine quattrocento, da consegnare al console 
e a quattro discreti uomini del paese, i quali avrete cura di far 
eleggere, col debito di venderlo a basso prezzo in sovvenzione 
del popolo, guardarne le chiavi e tenere i conti del danaro 
ricavato. Ma se a motivo dei venti giudicherete meglio secon- 
dare la corrente e giungere presto al soccorso di Caffa, spedile 
pure colà la nave D'Oria, e voi sulla Gattanea piegate a Sa- 
mastro ad eseguire l'anzidetta commissione; sicché ad ogni modo 
si eviti che questa nostra colonia non diventi, per fame, facile 
preda al nemico ». 

Come segno della civiltà del tempo aggiungerò il seguente 
articolo. « Navigando a quella volta , se vi accadrà scontrare 
alcun naviglio carico di biade, vogliamo che lo prendiate, anche 
per forza, sino a otto mila mine, e conduciate a Gaffa: dando 
ai padroni di quello, se genovesi o di nazione amica, lettere 
di cambio sopra di noi, che tosto pagheremo ciò che sarà cre- 
duto giusto e conveniente ». Ne eccettuano i soli legni che 
fossero in rotta dalla maremma romana a Genova, i quali do- 
veano essere risparmiati : evidentemente pel servizio e V ap- 
provvigionamento dei magazzini della città, secondo quel che 
siamo per narrare fra breve. 

Non ostante il rigoroso comando di filare dritto alla Crimea, 
prevista la possibilità che le navi più non potessero o i padroni 
di esse si rifiutassero di continuare il viaggio, impongono al 
Senarega d'obbligare i capitani a ridursi in Scio; e quando 
gli fosse fallita ogni speranza di giungere a Caffa, di presen- 
tare talune lettere che gli consegnavano, dirette ai quattro 
signori dell' isola che sopra dicemmo formare la Giunta di Scio, 



anno 4 450 ( 440 ) 



con una certa scatola suggellata , il cui contenuto eragli stato 
rivelato a bocca ('). 

L'ingiunzione ai padroni di ricovrare in quel porto amico, e 
non altrove, fa assoluta e minatoria sotto le più gravi pene, e 
accompagnata dall 1 altra di rimettere ogni cosa ai rappresentanti 
del Banco là residenti , i sunnominati Edoardo Grillo, Paolo 
Giustiniani, Rafaele De Franchi-Bolgaro e Lazzaro D'Oria ( 2 ). 
Ai quali scriveano altresì lo stesso giorno, 4 8 marzo 4 456, 
commettendo loro che al postutto andata in dileguo la speranza 
di entrare nel Ponto , si facessero consegnare il grano riposto 
nelle navi o in quella fra le due che avesse preso terra in Scio, 
e a nome di s. Giorgio vendesserlo al miglior partito coli 1 in- 
viarne air ufficio il ritrattone prezzo ( 3 ). 

Gli ultimi giorni in antecedenza alla mossa dell'armatetta 
genovese speserli i degni Protettori in emanare ordini relativi 
al suo equipaggio, come di esenzione da ogni dazio d'entrata 
e di uscita della nave D'Oria ( 4 ), di permesso al capitano Gi- 
rolamo Leone di recare esso da Caffa a Genova, sotto ferma 
cauzione, il rame sequestrato a Martino Voltaggio ( 5 ), nel dare 
secrete istruzioni a Francesco Lomellini, destinato console di 
Cembalo, sulle eventualità della traversata della nave D'Oria, 
che in gran parte s' identificano colle prime a Tommaso Sena- 
rega per la Cattanea ( 6 ), e in altre pratiche ed incumbenze facili 
ad immaginarsi ( 7 ). 

Da sezzo con lettere dei 22 marzo, 1' una diretta al console 
e abitanti di Samastro, la seconda al console e massari di 



Cj Vedi il documento CCLVII. 

C) Vedi i documenti CCXLIII e CCXL1V. 

( 3 ) Vedi il documento CCXL1I. 

( 4 j Vedi il documento CCXLV. 

C 3 ) Vedi il documento CCLIX. 

( s ) Vedi il documento CCLVII I. 

( 7 j Vedi il documento CCLVI. 



( 444 ) STOMA 

Calla, avvertono i primi a fare buon governo delle provviste di 
bocca che loro spediscono, a sperare bene nella generale cro- 
ciata che nei consigli di Roma stavasi maturando ( l ); e ai caffesi 
comandano che il grano mandato con quelle navi sia venduto, 
in sollievo del pubblico , al prezzo non maggiore di trenta- 
cinque aspri il capizio, contenti di perdere sulla derrata purché 
ne resti alleggerito il popolo (-). Non saprei con quali meglio 
adatte parole encomiare la bontà e la sollecitudine veramente 
paterna mostrata in questa e tant' altre congiunture dai nostri 
amorosi Protettori , a vantaggio delle sbattute, eppure si belle 
colonie tauriche, fuorché ricordando il solilo loro vezzo di chia- 
marle la pupilla dei loro occhi, e care a segno, da far pendere 
dalla conservazione o perdita delle medesime il lustro e la 
vita stessa della Repubblica. 



IV. 



Sino qui nel carteggio dei Protettori coi caffesi non trovammo 
mai fatta esplicita menzione d' invìo di truppa a quella volta, 
ma nella vigilia della diffmitiva partenza da Genova, cioè il 
27 marzo, evvi un ordine al commissario Senarega di passare 
in rassegna le compagnie dei soldati, subito che si fosse sco- 
stato dal porlo e messo alquanto in mare; giacché temevano 
non tutti avessero preso imbarco nel numero prefisso di cento 
cinquanta uomini sulla nave D'Oria, e cento sulla Cattanea ( 3 ). 
In altro foglio dello stesso dì confessano essere loro questa 
fiata riuscito malagevole assai il reclutamento del suddetto pic- 
ciolo esercito: del quale non conoscendo nemmeno l'effettivo 
salito a bordo, impongono al console di Caffa di farne alFar- 

(') Vedi il documento CCL1V. 
(*) Vedi il documento CCLIII. 
( 3 ) Vedi il documento CCLXI. 



anno 1456 ( 442 ) 



rivo colà un' esatta rivista e spedirne subito il ruolo al Banco 
col prossimo corriere (*). 

Si offre a tai detti spontanea la domanda del perchè di un 
così affrettato e anche precipitoso imbarco : e la risposta non 
tardo a scoprirla in altra missiva dei Protettori al nobile Matteo 
Fieschi, fratello al cardinale Giorgio, pur egli dimorante in 
Roma: ed eccola. Quand'essi nello scrivere ai caffesi protesta- 
ronsi di avere fatto con generoso slancio del cuore la maggiore 
possibile incetta di grano in patria, e tolto quasi il pane di bocca 
ai figli per mandarlo colà a saziare le avide- loro viscere, par- 
lavano in persona propria, dicendo ciò che dire suole in simili 
occasioni un discreto e provvido amministratore , il quale di- 
spensa a preferenza il suo avere al più necessitoso di soccorso. 
Ma il popolo, men liberale e benefico di un capo di governo, 
perchè di viste corte e interessate, allora specialmente che 
vedesi minacciato da penuria di vitto , com' era a quei di il 
genovese , non tollera che per sovvenire altrui , foss' anche suo 
fratello, lo si esponga al pericolo della fame. Avvertita adunque 
la plebe di Genova che l'ufficio di s. Giorgio aveva accumu- 
lato sulle due navi grande quantità di frumento per inviarlo a 
Caffa , sobillata altresì da alcuni malevoli che di celato anda- 
vano sussurrandogli l'imminenza di un immanchevole carestia, 
si ammutinò e pretese che il grano fosse scaricato e ricondotto 
ai magazzini. Conviene dire che ia sommossa pigliasse aspetto 
ben serio e minaccioso, se i Prolettori vidersi costretti di scen- 
dere a patti coi sediziosi, e obbligarsi, come fecero, al doge 
della Repubblica con regolare contratto ai 20 marzo, di prov- 
visionare di fresco arano j a città fino alla somma di ben otto 
mila mine pel ili I. maggio venturo, sotto gravissima ammenda 
in caso di fallita promessa ( 2 ). Questo inatteso e spiacevole tu- 



(') Vedi il documento CCLX1I. 
( 2 ) Vedi il documento CCXLVII. 



( 443 ) STORIA 

multo, olire il ritardo della partenza già fissata ai 22 marzo, 
dovè cagionare non poco disordine e confusione nell 1 armamento 
della truppa; onde a cessare nuovi moti e popolane rivolte, f?tlc 
ascendere le navi dai militi pronti al viaggio, diedero comando 
al Senarega di sciogliere le vele al vento e allontanarsi dal porto. 
Ma non per questo rimasero senza cruccio i Protettori, cui 
angustiava assai la difficoltà di rinvenire e far portare in Ge- 
nova tanta copia di biade per quanta aveano sottoscritto. In tale 
distretta ricorsero, come sempre, alla sperimentata carità del 
pontefice, e il giorno stesso del surriferito strumento, 20 marzo, 
spediscono un veloce corriere a Matteo Fieschi poc' anzi no- 
minalo, col quale instantemente preganlo a fare conta a tutti 
la sollevazione accaduta in città, la parola da essi data di 
foraggiarla d'altrettanta misura di cereali con l'enorme cau- 
zione che dicemmo , dopo le immense spese subite per sot- 
trarre Caffa dalle fauci di morte. Chepperò dimandasse al santo 
padre il divieto di esportazione della merce dai suoi dominii 
a nave qualsiasi, la quale non fosse per tragittarla in Genova. 
Avuto il papale assenso noleggiasse quante più barche trovava 
nei paraggi del Tevere, e caricatele tosto, le avviasse qua colla 
maggiore possibile lestezza. Calisto aveva già F anno innanzi 
conceduto ai genovesi la tratta del grano nello stato della 
Chiesa ('), ma forse con poco o niuno loro profitto, attesa la 
difficoltà di spingere le grosse navi onerarie su per la bassa 
fiumana ; e i Protettori fidenti di ottenere di bel nuovo dal 
pontefice il desiato favore, eccitano il Fieschi a cliiederne la 
esportazione sino ad otto mila mine ; e si tenevano cosi sicuri 
della benigna annuenza di lui da annunziare farebbono partire 
immantinente altri più adatti legni a riceverle, nel dubbio 
che gli ancorati non bastassero ali 1 uopo ( 2 ). Anche al Deo- 



0) Vedi sopra a pag. 233, e i documenti CLXV111 e CLXXI1I. 
( 2 ) Vedi il documento GCXLIX. 



anno 4456 ( 444 ) 

dato Boccone, loro rappresentante in Roma, scrissero invitandolo 
a prestare mano in quel negozio al Fieschi, di cui si scusano 
valersi principalmente in siffatta bisogna, a motivo che essendo 
laico e mercadante, a lui meglio che ad un ecclesiastico si 
addiceva T avvilupparsi in consimili trattazioni ('). 

Non riuscì difficile ai due legati l' impetrare da Calisto quanto 
volevano. Imperocché, chiesta dopo il 20 marzo la tratta sud- 
detta, ai 25 circa dello stesso mese già era stala loro accor- 
data, con altrettanta prontezza che liberalità, dal generoso pon- 
tefice, sino alla somma di tre mila rubbi, da estrarsi da qualsiasi 
città, luogo o borgo del papale dominio, meno la capitale 
di Roma ( 2 ). E sventuratamente, anche questa volta con nis- 
suno o molto scarso profitto: perchè in data 15 maggio suc- 
cessivo trovo una seconda lettera al Boccone medesimo, in 
cui lamentano i Protettori la disgrazia occorsa per via alle 
navi di Corrado Manara, Lazzaro Sauli, Teramo Montano e a 
parecchie altrel, che veleggiando onuste di grano per Genova, 
furono da alcune biremi e triremi del capitano Jacopo Piccinino 
sorprese e sequestrate. Pel quale evento fra i gravi danni nei 
quali incorrerebbono in causa della rapina, o anche solo del 
ritardo, notano come precipuo quello d 1 essere costretti a sborsare 
la multa stabilita nel caso di deficienza al provvigionamento 
della pubblica annona. Vogliono adunque che dal pontefice e 
e dai cardinali si faccia dare epistola comminatoria al capitano 
suddetto, che lo obblighi a rimandare libere le navi al loro 
corso ( 3 ). 

Donde si ricava come il magistrato ottenne dal doge, o mi- 
nistri del governo ducale, una onesta proroga a introitare nei 
magazzini la pattuita quantità di frumento , che dapprima era 
stata fissata ali . di maggio, e poi di quindici in quindici giorni 

(') Vedi il documento CCL. 

( 2 ) Vedi i documenti CCLX e CCLXVIII. 

( 3 ) Vedi il documento CCLXXX111. 



( 445 ) STOMA 

fino alle calende di giugno 1456, come insegna un ultimo do- 
cumento ('). E il Campofregoso la dovette con tanto maggiore 
facilità concedere, in quanto che è probabile assai che gli ac- 
cordi presi coi Protettori fossero più al fine di acchetare i cla- 
mori dei tumultuanti , di quello che ad attraversarne le giuste 
provvidenze pegli affamati di Caffa. Meno agevole invece riesce 
T intendere il verso con cui il Banco lusingavasi di trarre dagli 
artigli del Piccinino le staggite caravelle, non militando allora 
il capitano sotto gli ordini del papa, piuttosto suo avversario 
che benevolo , a cagione delle infami ribalderie commesse dagli 
scherani di lui negli stati d'Italia. Ma forse i Protettori spe- 
ravano sulla forza morale che un comando del pontefice eser- 
citava pur sempre in quel secolo, rozzo in civiltà, ma robusto 
ancora di fede , sud' animo d 1 un avventuriere cristiano , tut- 
toché suo nemico politico ( 2 ). 



Il rispetto filiale e la illimitata fiducia che in tutta la cor- 
rispondenza dei Protettori spiccano mirabilmente verso il degno 
papa Calisto III avevano loro ragione d'essere nell'esimia bontà 
del cuore , e nel fermo proposito di lui di fiaccare la rigo- 
gliosa prosperità del turco. A conseguire cosi lodevole e uma- 
nitario intento abbisognava il pontefice del concorso dei re 

(') Vedi il documento CCV. 

( 2 ) L'anonimo scrittore d' una cronaca bolognese, ricordato dal Mansi in nota 
al Rainuldi (ad ann. 1456 n. vii) dice, che sancita la pace d' Orbetello, di cui 
parleremo tra breve, fra i Sanesi e re Alfonso d'Aragona, nel luglio di que- 
st'anno, Piccininum ad stipendia pontificis per annum transisse. Posto anche 
vero il fatto, che viene negato da molti, nel maggio precedente il Piccinino 
militava tuttavia al soldo di Alfonso, e per costui impulso e sua propria scel- 
lerataggine aveva poco innanzi tentato d' incendiare le navi papali destinate 
alla guerra d'Oriente, come narra il Rainaldi suddetto al n.° vi. 



anno 1456 ( 446 ) 

e sovrani cT Europa, e questi insensibili alle grida di spavento e 
dolore che mandavano dalle invase o minacciate terre i cristiani, 
e punto non scossi dalla sonora e pressante voce del sommo 
gerarca, gli scivolavano di mano sotto futili prelesti. Laonde 
Calisto prese a largheggiare in concessioni e grazie colla Repub- 
blica e l' ufficio di s. Giorgio di Genova, che soli quasi fra le 
corti d' Italia e di Occidente mostravano d' apprendere il sovra- 
stante pericolo e volervi con energia e valore opporre ostacolo. 
Vero é, che principale movente nel nostro Banco di conservare in 
fiore quelle colonie, era per avventura il desio di mantenersene 
il dominio e il lucro che stragrande gliene derivava, mentre nel 
pontefice agiva un più alto e nobile sentimento, la difesa della 
cattolica fede e la tutela della cristiana civiltà, poste a sommo 
repentaglio dall'irruente islamismo. Ciò che non toglie il merito 
che tributare devesi al magistrato di s. Giorgio, i cui sforzi 
se non giunsero ad ottenere tutto il vantaggio sperato , contribuì 
nonpertanto assai a ritardare la marcia trionfale di Maometto 
nel cuore dell' Europa. 

La prima largizione fatta dal papa al nostro Ufficio era stala 
quella della promulgazione delle indulgenze nei dominii della 
Repubblica, e nelle vicine diocesi di Alba, Asti, Luni, Tortona 
ed Acqui , in favore dei cristiani i quali o coli 1 arruolarsi sotto 
lo stendardo di s. Giorgio, o con danaro o in altro modo qual- 
siasi avessero porlo mano adiutrice al sostenimento delle colonie 
eusine ('). I sensi della bolla furono questi : invitati tutti i ca- 
paci di brandire le anni a dare il nome alla sacra milizia, e 
gli inabili per età, sesso e professione a pagare senti fiorini 
d' oro per un rimpiazzo , scende a distinguere i varii gradi di 
agiatezza domestica dei fedeli e la classe ecclesiastica dalla 
laica, disponendo che i ricchi a lucrare la plenaria remissione 
dei peccati e gli effetti della presente indulgenza, erogassero 

(') Vedi sopra a pag. 226, e il documento CXVIII. 



( 447 ) STORIA 

1' un per cento dei loro beni di fortuna, mobili ed immobili, 
il ceto medio dei signori e negozianti il venti per cento del- 
l' annuo reddito o guadagno , e i meno agiati , gli artefici e i 
poveri, a giudizio d' un prudente confessore. Dell'ordine sacer- 
dotale poi, i provvisti di laute prebende sborsassero anch'essi il 
venti per cento dell' annuale loro rendita, e quelli che di minori 
beneficii forniti, erano equiparati alle basse fortune dei laici. 
Di grazie spirituali ai contribuenti concesse , molte e amplis- 
sime ne novera il papale rescritto, eguali in corto dire alle 
solite ad accordarsi negli anni del generale giubileo e ai cro- 
ciati di Terrasanta. Finisce Calisto coir ingiunzione all' emi- 
nentissimo Fieschi, di designare di buon accordo coi Protettori 
una eletta di persone ecclesiastiche e secolari , cui attribuire 
del danaro ricavato da cosifatte collette ed oblazioni il ma- 
neggio e a congruo tempo il versamento e la consegna al ma- 
gistrato di s. Giorgio (*). Al quale il dì 25 aprile 1455, cioè 
tre giorni dopo, il cardinale proponeva i nomi di cinquanta 
circa tra prelati, religiosi e laici, che a parer suo giudicava 
degni di sostenere l'incarico con mutua fiducia del pontefice e 
del Banco ( 2 ). Ed esso, avuto alle mani le lettere di Calisto e 
del porporato , scelse difatto fra i segnati dal Fieschi ventitré 
personaggi, di cui due vescovi, dieci graduati nel ceto ieratico 
e undici cittadini, parte nobili, parte popolani, a vacare al la- 
borioso e dilicato ufficio ( 3 ). 

Ma i Protettori neir accogliere con grato animo la bolla, non 
omisero di far intendere, mesi dopo, alla corte romana, che sa- 
rebbe riuscita anche più vantaggiosa al Banco, e loro più 
accetta, la facoltà di percepire le decime ecclesiastiche entro i 
confini dello stalo genovese. Epperciò fino dai 22 novembre 1 455, 
come vedemmo, scrivevano al padre Boccone in Boma che in 

C) Vedi il documento CLXXVIII. 
(*) Vedi il documento CLXX1X. 
( 3 ) Vedi il documento CLXXX. 



anno 1456 ( 448 ) 



ogni migliore modo procacciasse di ottenere dal papa cotesta 
riscossione, l'assegno cioè delle decime solite a pagarsi all'erario 
pontificio, le quali, dicono, sono assai tenui ('). In altra let- 
tera allo stesso, dei 22 dicembre seguente, si avvanzano ancora 
più, e oltre le decime suddette chiedono che l'intero prodotto 
ritratto , nella cerchia delle terre liguri , dalla predicazione 
della generale crociata da Calisto medesimo promulgata, fosse 
loro concesso. E ne recano il motivo col dire, che, fine della 
crociata essendo lo scacciamento del turco dai paesi invasi e 
il soccorso dei cristiani minacciati nella fede e nella vita, niuna 
limosina raggiungeva meglio e più dritto il santo intento di 
questa, tutta devoluta alla sovvenzione dei popoli taurici, che 
erano i più esposti al pericolo ( 2 ). Rinnovarono la domanda 
una terza volta nel gennaio 4 456, quando fra le istruzioni 
date agli ambasciadori Batista Goano e Dorino Grimaldi v'ebbe 
pur questa di essere abilitati a riscuotere le decime ecclesia- 
stiche, e custodire entro le casse del Banco il prodotto della 
crociata nei dominii della Repubblica ( 3 ). 

Quello che con tanta insistenza chiedevano i Protettori, Ca- 
listo lo avea di già concesso sul finire deir anno decorso; e 
ci reca gran maraviglia, come in gennaio 4456 lieta novella non 
ne fosse ancor giunta in Genova. II pontefice, adunque , proclive 
per natura a favorire chiunque vedesse entrare di buon volere 
nelle sue viste di esagitare il turco per ogni guisa , e mosso 
eziandio dalle istanze di molti cardinali ai genovesi devoti , 
emanò una seconda bolla, nella quale concedè loro ampia facoltà 
e balìa di scuotere le decime ecclesiastiche entro i confini dello 
stato ducale, cui si solevano pagare alla curia romana: a patto che 
il valore ricavatone, pieno ed intiero fino all' ultimo quadrante, 
venisse impiegato nelF armamento navale, e in provviste d 1 uo- 



0) Vedi sopra a pag. 234, e il documento CLXVIII. 

( 2 ) Vedi ivi stesso, e il documento CLXXIII. 

( 3 ) Vedi sopra a pag. 425, e il documento CXCV. 



( 449 ) STOMA 

mini e di munizioni per Calla e le minori colonie del mar Nero, 
e non in qualsiasi altro uso; aggravando su ciò le loro co- 
scienze. Inoltre, a procedere cauto, giudicò savio partito 1' affi- 
dare il geloso negozio a due suoi rappresenlanti, incombensati di 
riscuotere la tassa anzidetta in nome della sedia apostolica nelle 
diocesi e terre tutte della Liguria , e nominò Lodisio Fieschi 
arcidiacono della nostra metropolitana, e Giovanni Gatti, priore 
di s. Teodoro, allora fuor le mura di Genova, investendoli di 
ogni più largo potere necessario all'uopo, non escluse le cen- 
sure e 1' aiuto del braccio secolare ('). 

Di forza materiale non sappiamo che sia stato bisogno : ma 
difficoltà e incertezze ne sorsero ben molte. A tacere di quelle 
che somministrarono ai due commissarii i beneficiati renitenti 
delle tre diocesi liguri di Albenga, Savona e Ventimiglia, e i 
pseudo collettori infiltratisi nel suolo ligure, di cui parleremo 
più sotto, restava a decidere il come si dovessero contenere i 
nuovi deputati verso i precedentemente eletti dallo stesso pon- 
tefice a raccorre il danaro della sacra imposta nelle vicine 
Provincie; di cui taluni spinti da zelo, o fors" anche avendone 
il mandato, eransi introdotti nel territorio della Repubblica. Ogni 
attrito però e intoppo venne tosto appianato e tolto di mezzo 
dalla ferrea volontà del papa. Il quale riferendosi all' ultimo 
suo breve di elezione del Fieschi e del Gatti a nunzii ed esat- 
tori della decima nelle terre genovesi in nome della sede apo- 
stolica, comandò severamente agli altri già dianzi costituiti nello 
stesso ufficio per le regioni della Toscana e della Lombardia 
nostre confinanti, di cessare quind' innanzi la riscossione delle 
stessa, anzi restituire per intiero la somma che esatta avessero 
a titolo di decime e di collette entro i limiti della giurisdizione 
di fresco delegata ai commissarii genovesi. Ciò ai 12 gen- 
naio 1456 ( 2 ). 

(') Vedi i documenti CLXXXV e CXCVII. 
( 2 ) Vedi il documento GLXXXVI. 



anno 1 45G ( 450 ) 



Calisto avuti quindi a se i ministri di parecchi sovrani di 
Europa nei mesi di febbraio e marzo, fece ogni sua possa affine 
di riconciliarli tra loro e stabilire le basi di comune alleanza. 
È probabile che meglio ossequenti e disposti a impugnare le 
armi sianglisi mostrati i genovesi , coi quali ho notizia che 
venne a stipulazioni e intelligenze più esplicite riguardo alla 
lega contro il turco. Questo trattato 1' avrebbe conchiuso col 
governo di Genova, non coir ufficio di s. Giorgio, le cui più 
importanti colonie stavano nel mar Nero, non in Grecia, ove 
mirava peculiarmente il pontefice (*). Tuttavia perchè il nostro 
Banco era sì gran parte della fortuna politica e finanziaria 
della Repubblica, e perchè sollevando dalle angustie le colonie 
tauriche e rianimandone gli spiriti veniva a indebolire colà la 
potenza di Maometto II, più che mai coli 1 ufficio di s. Giorgio 
si die a vedere in questa congiuntura facile ed inchinevole a 
contentarlo di tutte le dimande sportegli dai Protettori col 
mezzo dei due inviati Goano e Grimaldi, e del Boccone loro 
ministro residente in Roma. 

Infatti pochi giorni innanzi al costoro ritorno in Genova , 
Calisto emanò un nuvolo di bolle, brevi e decreti, tutti in 
favore di s. Giorgio. In quello dei 12 marzo diceva: « Con- 
ciossiaché i diletti nostri figli, Prolettori delle compere di 
s. Giorgio, si fossero da parecchio tempo con indefesso studio 
applicati nell' adunare uomini, armi ed altri guerreschi presidii 
in sostegno della città di Caffa e le minori città del Ponto, 
noi con precedente lettera dei 22 aprile 1455 concedemmo 
loro talune indulgenze, grazie e facoltà, colle quali si rendesse 
più agevole il raccogliere dal popolo fedele vie maggiori e 
abbondanti mezzi alla meditata impresa. Ora poi, sentito come 

(') Una nota ms. tra le mio schede reca: « 1456. Trattato col sommo pon- 
tefice di pace fra la Repubblica e il re di Aragona, e di lega Ira li prencipi 
e potentati contro il turco ». Sarebbe tra le carte del Governo, né disperiamo 
ancora di ritrovarlo. 



(451 ) STOltlA 

i medesimi con zelo sempre più crescente si adoprano a raggiun- 
gere il santo fine, e versano nell' apparecchio di altre navi e 
provvigioni di grano incredibili somme di danaro, desideriamo 
pigliarvi parte ancora noi a misura delle nostre forze , e coa- 
diuvarne il nobile e generoso ardire con la suprema autorità del 
pontificale ministero. Chepperò la succitata bolla che dapprima 
comprendeva le sole terre soggette al genovese dominio, e pochi 
altri luoghi a quello finitimi, noi colla presente di buon grado 
estendiamo ai castelli e paesi, tutti e singoli, delle città e dio- 
cesi di Albenga, Savona e Ventimiglia, eziandio non retti dal 
governo della Repubblica, nei quali é volontà nostra ottenga 
pieno e indilato vigore ( J ) ». 

Non basta. L'ufficio di s. Giorgio avea chiesto al pontefice, 
e lo scrissi poc'anzi, che se, a motivo delle soverchie spese gra- 
vitanti sulla camera apostolica pel suo particolare armamento 
della flotta papale, non sarebbe in grado di sovvenirlo d'oro, 
gli permettesse il deposito nelle casse del Banco del danaro 
ricavato dalla promulgazione della crociata nei confini del ligure 
dominio. E il papa si Io concesse con le parole che seguono : 
« Vogliamo inoltre che il ritratto da tali indulgenze, grazie e 
facoltà si deponga e conservisi presso di voi Lodisio Fieschi 
e Giovanni Gatti, nostri nunzii e commissarii, a questo speciale 
incarico, in virtù della lettera a voi diretta, da noi eletti e de- 
signati ». 

E sotto la data di due giorni avanti, il 40 marzo, Calisto 
aveva realmente scritto loro una prima bolla , nella quale af- 
ferma che avendo inteso il magnifico Banco apprestare nuovi 
e bisognosi rincalzi di cereali, armi e di truppa, a favore di 
Gaffa desolata dalla fame e minacciata di prossima invasione dai 
turchi e dai tartari, permette che siano convertiti in aiuto di 
quella colonia tutto il danaro, robe ed oggetti di. qualsivoglia 

(') Vedi il documento CCXXX. 

30 



anno 1456 ( 452 ) 

natura raccolti nelle, città e diocesi di Tortona, Acqui, Alba, 
e la parte territoriale di Luni dipendente da Francesco Sforza, 
duca di Milano: e anche nei borghi e luoghi compresi nelle 
diocesi di Albenga, Savona e Ventimiglia, tanto delle decime 
ecclesiastiche usate a pagarsi alla curia romana, quanto delle 
indulgenze e volontarie oblazioni fatte dai cristiani a quest'uopo. 
Ondechè esso nomina i due summentovati Fieschi e Gatti, 
soli e in solido, suoi speciali rappresentanti, deputati a racco- 
gliere, ricevere, esigere, conservare e ritenere presso di se tutte 
le somme elargite, i quali d' accordo coi Protettori se ne vales- 
sero al fine prescritto del soccorso di Caffa esclusivamente. Con- 
cede bensì ai due eletti di crearsi altri sottodelegati nel numero 
che loro piacerà meglio, in città e nelle provincie, ma richiede 
che del ricevuto e speso tengasi esattissimo conto in registro 
segnato per mano di notaio, acciò all'occorrenza possa ognuno 
cerziorarsi nulla affatto essersene impiegato in altr' uso fuor 
quello da lui stabilito. Termina coli' ordine ai due prelati che 
innanzi di assumere il pontificio incarico giurino nelle mani 
di Valerio, vescovo di Savona, fedeltà e obbedienza alle ordi- 
nazioni della bolla ('). Avvertito poi , giorni prima, da Ge- 
nova che una parte delle diocesi di Albenga, Savona e Venti- 
miglia per non essere sottoposta al genovese dominio, molli 
si tenevano non colpiti dall' editto papale diretto ai nunzii 
Fieschi e Gatti , esenti perciò dalla decima imposta ai soli 
sudditi della Repubblica , Calisto con altra sua dello stesso dì, 
40 marzo, dichiara involti e compresi tutti i beneficiati delle 
tre diocesi suddette nel disposto della primitiva bolla e ob- 
bligati al pari d'ogn 1 altro al pagamento dei loro frutti ( 2 ). . 

Del contenuto nelle anteriori sue lettere, e della concessione 
da se fatta alle dimande sportegli dai liguri ministri , Calisto 
dà sicura e direi ufficiale notizia in un terzo foglio che scrisse 

( 5 ) Vedi il documento CCXXIX. 
(') Vedi il documento CCXXVI1I. 



( 453 ) STORIA 

direttamente ai Protettori circa questo tempo, il quale, a mio 
credere, dovettero recare in Genova gli stessi Goano e Grimaldi 
intorno alla metà di marzo 1456. Imperocché in quel foglio con 
pietosa commiserazione dei mali onde sono afflitti essi e le loro 
colonie, e con soave compiacenza del cuore annunzia ai mede- 
simi di avere largheggiato a benefìzio loro di tutte le grazie 
spirituali e terrene che era in potere suo di accordare ('). 

E in verità pare fino incredibile il numero delle lettere pon- 
tifìcie, dirette a molti e svariatissimi personaggi , che i legati 
suddetti recarono 'seco da Roma. Nelle une esorta i vescovi 
di Tortona, Luni, Alba ed Acqui a favorire i suoi messi, 
Fieschi e Gatti, nella esazione della decima tassata agli eccle- 
siastici, e nella colletta delle indulgenze, in prò' dei generali 
interessi della cristianità, e del più urgente bisogno di Caffa( 2 ); 
al vescovo d'Asti rammenta il dovere che incombe ai pastori 
di dare l' esempio di buone opere alle pecorelle loro affi- 
date, e somma carità assevera il presentaneo aiuto delle colonie 
eusine ( 3 ). Con altre rafferma 1' autorità conferita ai due com- 
missarii summentovati , e ne ribadisce il potere contro tutti gli 
illusi o maligni loro oppositori ( 4 ), o li incarica di cogliere, 
processare e punire severamente alcuni ribaldi che, sotto l'or- 
pello di mentita pietà gabbavano le inesperte plebi, smungendole 
di danaro ( 3 ). In terze lettere poi avvertiva con gravi parole 
e minaccia della sua indignazione Valerio Calderina, vescovo di 
Savona e amministratore interino di Genova, a non produrre a 
mezzo tanti dubbi, scrupoli ed incertezze sui negozii e trattazioni 
presenti, i quali raffreddavano i popoli dal concorrere alla im- 
presa, prestasse mano invece a coadiuvare il buon avviamento 

(') Vedi il documento CXCVII. 
(*) Vedi il. documento CCXXXII. 
( 5 ) Vedi il documento GCXXXI. 
( 4 ) Vedi il documento CCXXXVI. 
( s ) Vedi il documento CCXXXVI f. 



anno 4 450 ( 454 ) 



della crociata (*); e da ultimo insinuava all'arcivescovo eletto di 
Genova, il noto Paolo Campofregoso , di mostrarsi liberale e 
generoso al cospetto della patria e a vantaggio della religione, 
erogando, egli che ricco e potente era, una cospicua somma 
all'attuale armamento per Caffa ( 2 ). Altre lettere ancora abbiamo 
datale lo stesso di, 1 4 marzo 1 456 , scritte a varii duchi e 
principi d'Italia, di cui ragioneremo più tardi; ma sin d'ora 
non possiamo lasciar sotto silenzio quella all' arcivescovo di 
Tarragona, dove lo invita a recarsi col naviglio da se coman- 
dato e le milizie raccolte nelle provincic soggette al re Alfonso, 
a coprire l' isola di Scio , cui accennava d' impadronirsene 
l'imperatore dei turchi. Avergli gli abitanti e maonesi di 
quella fatto conoscere le strettezze nelle quali versavano , e 
chiestogli precipitasse gli ausilii, se bramava riescire a tempo di 
salvare le vite dei cittadini e l' indipendenza del regno. Accorra 
adunque colla piccola flotta che trovavasi avere sott'i suoi or- 
dini, e s'adopri in favore di Scio col medesimo ardore che per 
Rodi; mentre egli osava sperare gli spingerebbe addietro, a 
breve intervallo, il grosso dell'armata pontificia ( 3 ). Evidente- 
mente a mezzo marzo 1456 il prelato spagnuolo non erasi an- 
cora fatto ribelle alla papale autorità per asservire alle mire 
ambiziose e sleali di Alfonso d'Aragona. 

Che i Protettori rimanessero grandemente consolati e quasi 
stupiti di tanta arrendevolezza e benignità di Calisto, n' è 
sicuro argomento la lettera che indirizzarongli il di 31 marzo , 
della quale mi piace riferirne un brano. « Moltiplicansi ciascun 
giorno più, santissimo e beatissimo padre, i già innumerevoli 
benefizii la vostra mercè elargiti a questo Uffìzio, sicché noi ci 
sentiamo ornai incapaci a rendervene le dovute grazie , e nel 
provarcisi ne vengono meno le parole alla foga del nostro af- 



O Vedi il documento CCXXXVIII. 
C) Vedi il documento CCXXXIX. 
(') Vedi il documento CCXXXIII. 



( 455 ) STOMA 

fello. Dagli oratori mandati a Roma ricevemmo testé al loro 
rimpatrio tutte le bolle e lettere dalla santità vostra scritte sul 
conto delle decime permesse al banco di s. Giorgio a sollievo 
e sostenimento delle misere terre del Ponto , in nome delle 
quali e nostro vi esprimiamo qui col più vivo del cuore sentita 
riconoscenza, ansiosi di mostrarvela vie meglio colle opere (') ». 
Anche ai cardinali Colonna, Barbo, Orsini, di Rouen, di Nicea 
e di Fermo, degli interessi genovesi studiosi e caldi, addirizza- 
rono i Protettori lettere di ringraziamento ( 2 ). 

I precitati fogli consegnare doveva ai rispettivi indirizzi il 
ministro Boccone, cui danno nuove istruzioni sul modo di ac- 
celerare la tratta del grano e condurlo a Genova ( 3 ). Era 
questa, come dissi pocanzi, una larghezza fatta dal papa, in 
cui dietro dimanda dei Protettori, Calisto avea conceduto ai 
genovesi di recarsi liberamente nei suoi stati a fare incetta di 
frumento da mandare agli affamati caffesi. Dove se l'anno pas- 
salo in consimile occasione ordinò che il danaro a sborsarsi alla 
camera apostolica per siffatto indulto fosse impiegato in cibarie 
per sovvenzione ai poveri della colonia, oggi volle dispensare 
affatto da tale pagamento V ufficio di s. Giorgio, a patto che 
esso medesimo s' incaricasse di commutarne il prezzo in altret- 
tanto pane ai necessitosi suoi sudditi della Crimea. 

Un' ultima lettera colla data 31 marzo \ 456 spedivano i Protet- 
tori al cardinale di Aquileia, da cui pigliamo finalmente le mosse 
ad uscire alcun poco dalie strettoie di una minuta e circostan- 
ziata esposizione. Premesse, come ai cardinali suddetti, le azioni 
di grazie per le amorevoli cure prodigate agli ambasciatori 
durante il costoro soggiorno nell' eterna città , e il valido pa- 
trocinio di lui in appoggiarne le dimande al trono pontificio, 
vengono a dire che sebbene al giungere del suo foglio la vela 

(') Vedi il documento CCLXV. 

(*) Vedi i documenti CCLXVI e CCLXVII. 

f 3 ) Vedi il documento CCLXVIU. 



anno 4 456 ( 456 ) 



precedentemente a sua eminenza offerta per Ja sua nave capi- 
tana fosse già in pronto nella figura preindicata, cioè a modo 
di artimone, tuttavia avuto lingua coi maestri dell'arte, an- 
nunziano potersi con facilità adattare alla forma quadra a lui 
meglio gradita. Non occorrere li ringrazii della corazza e altri 
piccioli doni inviatigli, sentendosi essi di molto maggiori be- 
nefizii verso di lui debitori. Riuscire loro di grande soddisfa- 
zione che il concittadino Jacopo Marchese abbia di tutto buon 
grado accettato subito l'invito da essi fattogli, a nome di sua emi- 
nenza, di prendere servizio nell'armata papale che andavasi sotto 
il di lui comando allestendo contro il turco, e aggiungono essere 
nel fatto il Marchese perito assai nella marineria, robusto di 
forze e di provato valore, capace insomma a rendere alla flotta, 
(come rese daddovero (')), non mediocre vantaggio. Pregarlo 
finalmente che a salvezza degli oggetti che gli mandavano, i 
quali non potrebbonsi tragittare per terra, voglia munire di un 
salvocondotto da Alfonso la barca destinata a quel trasporto : 
giacché il mare che lambe le coste tra Genova e Roma era 
infestato da numerosi corsari come ne correva la fama ( 2 ) ; ed 
essi aveanlo con dolorosa prova sperimentato nella cattura dei 
navigli provenienti dalla maremma, giusta il detto di sopra. 
A maggiore intelligenza di questo scambio di gentilezze fra 
il cardinale e il nostro Banco è d' uopo sapere che, fin dal \ 7 
gennaio antecedente , i Protettori in segno di grato animo allo 
Scarampi, pei molti e insigni benefizii la di lui mercè ottenuti , 
aveano stabilito di presentarlo d'una gran vela ad uso della 
capitana, e di una corazza gentilmente lavorata per la sua 
persona, oltre venticinque altre di men ricco lavoro, colla 
insegna della croce scolpita in petto, a foggia dei crociati: e 
di questo bel dono fattogli, il cardinale avea rese loro distinte 
grazie come di cosa gradevolissima, con preghiera però di 

(*) Vedi il documento CCCXXIV. 
(*) Vedi il documento CCLXIX. 



( 457 ) STOMA 

mutar forma alla vela cui gradiva meglio quadrata (*). Queste 
particolarità accennano chiaro al nuovo ufficio di legato aposto- 
lico rappresentante di sua santità e condottiero in capo della 
flotta papale , cui era stato assunto il cardinale d'Aquileia, e di 
esso mi bisogna narrare Y origine e le circostanze che l' accom- 
pagnarono. 



VI. 



Al cominciare del corrente anno papa Calisto III avverando 
il proverbio che, ciò che ardentemente si desidera, sempre si 
spea, nutriva ancora molta fiducia di comporre la tanto bra- 
mata lega dei principi; al quale fine raccolse, come ho detto, 
in Roma gli ambasciadori di varie corti di Europa, acciò sotto 
la sua presidenza si stipulassero i mutui accordi e stringessersi 
i nodi di reciproca alleanza. Ma l' infelice esito che sorli il 
congresso, ebbe a palesargli con straziante cordoglio la va- 
nità dei suoi sforzi e la fallacia delle concepite speranze. In 
quella assemblea nulla affatto si deliberò, a nissuna pratica 
conclusione si addivenne : onde dopo alquanti mesi di inutili 
trattative si sciolse senza lasciare altra traccia di se fuori l 1 ac- 
cennata nei nostri documenti. Da questi non appare quali fos- 
sero i sovrani che, in ossequio al buon volere del pontefice, 
inviarono i loro ministri a sentire le condizioni della lega 
e firmarne i protocolli. È certo che vi mancò quello di Fran- 
cia, il cui re Carlo VII osteggiava acremente l'impresa, e se 
dietro le paterne ma severe rampogne di Calisto permise 
la riscossione delle decime ecclesiastiche, non però mai si 
adagiò a concedere la promulgazione della generale crociata e 
1' arrolamento dei crocesignati nei suoi dominii ( 2 ). Neppure 
y 1 intervenne V oratore d'Inghilterra; il perché alcune settimane 

(') Vedi il documento CLXXXVII. 

(') Rainald. Annui Eccl. , ann. 1456, n. v. 



anno 1456 ( 458 ) 

dopo il ritorno in patria dei messi genovesi , il doge Campo- 
fregoso e gli anziani della Repubblica di moto proprio o per 
suggerimento avutone dal papa scrissero ad Arrigo VI, che 
ne teneva lo scettro, la seguente lettera riferita dal Rainaldi. 
« Sebbene il nobilissimo regno d' Inghilterra , serenissimo 
principe , si trovi per così grande spazio di terra lontano dal 
nuovo impero dei turchi , crediamo non essere ignoto alla 
maestà vostra il gravissimo e imminente pericolo in cui ver- 
sano le città e i paesi abitati dai cristiani, nei luoghi e nelle 
Provincie a quello finitime. Scio, infatti , Lesbo e le vicine isole 
dell' arcipelago, Samastro ancora, Soldaia, Caffa e le altre tutte 
colonie del mar Pontico, all' udire la prosperità delle armi e la 
barbarie delle orde di Maometto II, sono state colte da tanto spa- 
vento e tremito, che se noi non fossimo accorsi al loro pronto 
soccorso, con iterate spedizioni di navi, soldati e viveri, di già 
sarebbono senza fallo perite. E volge il terz 1 anno da che pro- 
fondiamo in aiuto di quelle i nostri tesori , sicché ne restammo 
come stanchi e immiseriti per modo da reggersi appena in 
finanze. A noi non isfugge , eccellentissimo signore, ciò che 
narrano le storie dei gloriosi vostri antenati , i quali in ogni 
impresa riguardante l 1 onore di Dio, da uomini cristianis- 
simi che erano e zelatori del suo culto, si addossarono mai 
sempre gran parte delle fatiche e dei pericoli in servizio della 
vera fede e a ripulsa dei suoi nemici. Considerazione questa 
che ci dà animo a pregare la maestà vostra di rivolgere anche 
nel presente gli occhi e i pensieri suoi al miserevole stato dei 
popoli di Oriente e del Settentrione, e reprimere con nobile 
ardire la burbanzosa ferocia turchesca , provando al loro im- 
peratore, appo il quale i re tutti della cristianità sono avuti 
in ischerno, che la eccellenza vostra possiede tai forze da ser- 
virgli di terrore e sbaraglio (') » 

(') Vedi il documento CCLXXIV. 



( 459 ,) STO 111 A 

, Non sappiamo se e quale risposta ottenesse la bella lettera 
del doge e del suo consiglio : questo è noto che Arrigo non 
si mosse. 1 due principi rivaleggiavano fieramente tra loro per 
cupidinc di regno. L'inglese per assodare il suo impero sul nuovo 
acquisto d' un brandello della Gallia redato dalla madre, e il fran- 
cese per escluderlo dall'ingiusta signoria e vendicare in libertà 
P avito reame. A sedare le contese e attutire gii odii affinchè 
non prorompessero, come avvenne, in micidiale conflitto, avrebbe 
desiderato il pontefice che amendue i sovrani inviassero i riu- 
niti eserciti in Levante, e sopra i turchi, meglio che a danno 
dei popoli fratelli, facessero brillare il proprio valore: ma inu- 
tilmente, che gli animi erano troppo accesi di vendetta, e la voce 
del comune padre non trovò adito nei loro cuori. Allora Calisto 
si volse all'Italia, dalla quale sperando più facile ascolto, diedesi 
con risoluto impegno, che assai lo onora, a calmare le ire e com- 
porre i litigii insorti fra le nemiche repubbliche e i monarchi. 
Ardeva da anni feroce ed accanita guerra tra Alfonso di 
Aragona, re di Napoli e della Sicilia, e i veneziani da una 
parte, e il duca di Milano, i fiorentini e i sanesi dall'altra. 
« Con tutti gli uffizii premurosi , narra il Muratori , ado- 
perati dal papa (Niellò V) per intavolare la pace fra le potenze 
guerreggiami , niun buon successo fin qui avea avuto il suo zelo 
per colpa di esso Alfonso , il quale guastava tutto e si oppo- 
neva ad ogni onesta proposizione. Ma Iddio dispose che un sem- 
plice frale divenisse lo strumento di si bella impresa e la con- 
ducesse a fine. Fu questi fra Simonetto da Camerino dell'or- 
dine di s. Agostino, religioso dabbene e abitante allora e ben 
voluto in Venezia, che mosso dal suo buon genio, o piuttosto 
da secreta insinuazione dei saggi veneziani, andò più di una 
volta a Milano proponendo la pace al duca e riferendo a Ve- 
nezia quel che occorreva. Erano stanchi di quella guerra i 
veneziani , e maggiormente poi per la perdita di tanto paese 
nel Bresciano e nel Bergamasco. Dal canto suo Francesco Sforza. 



anno 1456 ( 400 ) 

duca di Milano, si sentiva troppo smunto, penuriando special- 
mente di pecunia, cioè dell'alimento più necessario a chi vuole 
mantenere armate. Però trovato questa buona disposizione in 
amendue le parti , il religioso predetto con secretezza e pru- 
denza dispose un buon concerto per la concordia. Fu dunque 
nel di 9 aprile in Lodi sottoscritta la pace fra i veneziani e 
il duca di Milano, con lasciare luogo ad entrarvi ai genovesi , 
al marchese di Mantova e ad altri collegati. Sdegnato il re Al- 
fonso contro dei veneziani perchè senza curare di lui si fossero 
accordati collo Sforza, ricusò per un pezzo di accettar quella 
pace ( l ) » , ma poi I' anno seguente persuaso dal cardinale di 
Fermo, Domenico Capranica, speditogli legato dal papa, vi as- 
sentì , air ingiusta condizione che ora diremo. 

Nel 1456 « restava tuttavia, continua il Muratori, lo stato 
di Siena involto nella guerra per cagione di Jacopo Piccinino 
che si era afforzato ad Orbetello. Inviarono bensì i sanesi le 
loro milizie colle poche dei collegati rimaste in aiuto loro 
all'assedio di quella terra; ma apparenza non vi era di 
poterlo cacciare di là. Pertanto i sanesi inviarono Enea Sil- 
vio , celebre lor vescovo , a Roma , a pregare il papa che 
interponesse gli uffizii suoi paterni presso il re Alfonso , ac- 
ciochè si mettesse fine a questa briga. Accompagnato adunque 
dai ministri pontifìcii passò Enea a Napoli, e con tale elo- 
quenza e destrezza si maneggiò, che il re si accordò e co- 
mandò al Piccinino di lasciare in pace i sanesi ». Di questo 
prospero avvenimento dovuto alla facile e insinuante parola del 
ridetto prelato menò gran festa in Roma Calisto , che nello 
scrivere al Solerio, suo ambasciadore al sire aragonese , disse 
reputarlo Y esordio e il certo segnale della sconfitta che medi- 
tava infliggere al sultano dei turchi ( 2 ). 



(') Annali d'Italia, all'ani). 1 455. 

( 5 ) Rainald. Annal. Eccl. , ad ann. 1456, n. vii. 



( 461 ) STOMA 

In questo mentre fausta novella giunse in Genova dal Por- 
togallo, la quale annunziava che quel re, aneli' egli Alfonso, e 
quinto di tal nome, erasi proposto venire in aiuto dei fedeli 
d'Oriente con buon nerbo di truppe e molte triremi ad accre- 
scere le forze della sacra spedizione. Non è a dire il giubilo 
che ne provarono il governo della Repubblica e il banco di 
s. Giorgio a così caro e insperato annunzio : il quale s' ac- 
crebbe del doppio lorquando una lettera del lusitano signore, 
loro indirizzata ai 31 aprile, li rese affatto sicuri del benevolo 
animo del principe, e del suo proposito nel sostenere i minac- 
ciati paesi del Levante. Della letizia che inondò i cuori e della 
speranza che ebbero posta nell' armamento da lui promesso , é 
certo indizio la risposta che diedero al re Alfonso il 3 settembre 
Pietro Campofregoso doge , e il suo consiglio, la quale sulla 
fede dell'annalista Rainaldi vogliamo qui riferire in compendio. 

« Ben grande consolazione e conforto ci arrecarono , sere- 
nissimo principe, le vostre lettere, da cui abbiamo appreso avere 
la maestà vostra stabilito di concorrere efficacemente alla sacra 
lega, e giovarci delle sue armi contro il fiero tiranno che im- 
pera sui turchi. E siffatto concetto è tanto più ammirabile 
e di lode degno nella sublimità vostra, in quanto molto più 
di fatica e di spesa sarà per costarvi. Impeiocchè, coloro i 
quali dal vostro regno di Portogallo , situato quasi all' estremo 
lembo d'Europa, hannosi a traghettare insino a Costantinopoli, 
debbono con lunga navigazione scorrere la massima parte di 
superficie della terra conosciuta : ciò che rende d' ogni mag- 
giore encomio meritevole V ideato progetto. Si aggiugne, come 
ci dite nel vostro foglio, che vi conviene tenere d'occhio la 
città di Cesarea in Mauritania , agognata rapirvi dai barbari 
che d' intorno la cingono, per essere assai acconcia alle insi- 
diose loro piraterie. Ma tutte queste difficoltà ed ostacoli sembra 
avere sprezzato la generosità dell 1 animo vostro, rettamente giu- 
dicando che la spedizione attuale essendo l'alta in onore di 



anno U56 ( 462 ) 

quel Dio cui tatto dobbiamo, il premio del nostro buon ope- 
rare, come immenso, così pure sarà eterno ». 

II re Alfonso in quella lettera, che ci duole sia perita, mo- 
strava altresì desiderio di intendere a sua norma la copia degli 
armamenti guerreschi e navali cui apparecchiava, allo stesso 
line della crociata, il governo di Genova. Laonde il doge con- 
tinua qui a narrare in succinto gli iterati rincalzi spediti nel- 
l'Oriente dal giorno inTausto della caduta di Bisanzio sino al- 
lora, e si vale a ciò delle medesime parole che al re d'In- 
ghilterra, protestandosi che quantunque stremati di forze mai 
non verranno meno i genovesi alla loro dignità, né patiranno 
essere tenuti gli ultimi nel procurare la dilatazione del culto 
divino. « In questo momento, pur troppo, così finisce, ci spiace 
il dirlo, né il numero del soccorso che vorremmo spiegare , 
né altro che ad orientale impresa si attenga, siamo in grado 
di potere definire : giacché il re Alfonso d'Aragona, rotta or 
dianzi iniquamente la tregua con noi segnata ('), ha preso 
di bel nuovo a tribolarci per terra e per mare. Le forze e gli 
aiuti vostri invece , o eccellentissimo signore , sono a tenersi 
in grandissimo pregio, e noi molto li stimiamo: nella fiducia 
che il lodevole esempio dato dalla maestà vostra, posta quasi 
nell'altro emisfero, ecciterà ad imitarlo i re e principi più vicini, 
sì che reputeranno loro vergogna e disdoro mancare all'appello 
di soccorrere in così grave distretta la causa comune del cri- 
stianesimo ( 2 ) ». 

(Vi Nell'archivio di governo tra le Materie Politiche ecc. Mazzo 13, ann. 
1455-1477, sotto la data 11 luglio 4455 trovai inserita la « Ratifica passata 
da Alfonso re di Aragona dell'armistizio conchiuso in Roma a mediazione del 
sommo pontefice Calisto III, tra i suoi plenipotenziarii e quelli della repub- 
blica di Genova IMI precedente giugno e quivi inserto, per forma del quale 
si sospendono le ostilità tra le due parti belligeranti a tempo indeterminato ; 
ed intanto si dichiara tenuta la detta repubblica a presentare annualmente al 
prelodato re la solita coppa d'oro ». 

( 5 ) Vedi il documento CCCII. 



( 403 ) sto ni a 

Quello che il doge nella surriferita epistola lamenta dì Alfonso 
d" Aragona era pur troppo vero. Costui ossia per lavare l'onta 
della sconfitta toccata venturi anno prima dal valore di Biagio 
Assereto da cui fu fatto prigioniero, ossia per ambizione di 
avere la signoria di Genova e sfogarvi la sua rabbia con- 
tro personali nemici , mantenne ognora il broncio al ducale 
governo, e pur segnando a malincuore, come dicemmo, la 
pace di Lodi coi fiorentini e il duca di Milano , ne volle in- 
giustamente esclusa la nostra Repubblica. Prese quindi a so- 
stenere le ragioni dei numerosi fuorusciti sbandeggiati dalla 
città, e a farlo con maggiore profìtto, scrive il Giustiniani, 
spedi « nei mari di Genova una grossa armata sotto il capi- 
neato di Villamarino , e mandò ancora un campo per terra , 
del quale era capitano Palermo napolitano , e queste armate 
insieme con Raffaello e Barnaba Adorni e Gioanni Filippo di 
Flisco molestavano assai il duce Pietro. E egli fece un nota- 
bile stratagemma, perchè lasciò il Castelletto ben fornito, e 
giudicando quel che segui, si assentò dalla città, e i suoi 
nemici, come egli aveva preveduto, guerreggiarono insieme, e 
il duce ritornò e restò nel dominio della città più pacifico e 
più potente che non era prima ( J ) ». 

Il sinistro successo accrebbe lo sdegno e il desìo di vendetta 
nel crudele animo dell'Aragonese. Adunque, narra il Serra, 
« Alfonso spiccò dalla sua squadra due navi grossissime, e fat- 
tone capitano Giovan Gilio esperto navigatore, gli commise di 
volteggiare nei mari dell'Africa in cerca di navigli maomettani, 
solili a traghittare da Alessandria a Tunisi. Gilio incontrò una 
gran caracca genovese che venia da Levante con ricco carico. 
E avendo richiesto inutilmente chi era, si mise a combatterla; 
la prese dopo lungo contrasto e menolla a Napoli. Fu valutata 
tal preda meglio di cencinquanta mila ducati. Il doge Fregoso 

(') Annali della Repubblica di Genova, all' anno 1455. 



ANNO 



1456 ( 464 ) 



mandò subito a richiamarsene, persuaso che un tanto monarca 
non consentirebbe ai suoi capitani le spoglie d' innocenti fa- 
miglie, che avevano affidate le proprie sostanze alla sicurtà di 
una pace solenne frescamente celebrata. Conchiusero i suoi 
ambasciadori con dimandare la restituzione della preda, l'am- 
menda del danno e il castigo del capitano. Alfonso cominciò a 
scusarlo , rovesciando la colpa sul genovese ostinato a non dar 
lingua contro il costume dei naviganti che sono più deboli 
verso i più potenti; poi disse diversi legni dei genovesi aver 
danneggiato quelli del regno, e potersi questa preda chiamare 
una giusta rappresaglia. Cosi fu rimandata 1' ambasceria e rin- 
novata la guerra. 

« I genovesi apparecchiano sei navi grosse, due brigantini e 
più legni da remo. Giovan Filippo Fieschi n' è fatto ammira- 
glio ('); combatta, sommerga, incendii le navi del violatore 
della pace. Giovanni va dritto in Sicilia, corre le sue costiere, 
poi quelle della Calabria ; e non trovando legni nemici, perché 
Alfonso avea loro ingiunto di ricoverarsi nei porti , raccozza 
per via altre galee procedenti da Egitto, e quelle fornite ad 
uso di guerra, torna addietro risoluto di dare compimento alla 
sua commissione fin dentro al porto di Napoli. Il re che più 
d'ogni altro donava alle spie, ha subito avviso di questo: manda 
Bernardo Villamarino con tre agilissime galeotte per iscoprire 
e trattenere 1' armata genovese. Frattanto comincia a fortificare 
e chiudere il porto, facendo gettare dal molo grande al pic- 
colo un argine di sassi ammonticchiati, e dov'è rimasto un 
passo aperto, fa stendere una doppia catena, e soldati e ar- 
tiglierie distribuisce in guisa che possano insieme difendere il 
molo, il porto e le navi. 



C) Erasi egli nel frattempo scostato da re Alfonso ed aveva aderito al par- 
tito nazionale, come lo dimostra il fatto stesso , e lo prova una carta di con- 
venzione da me veduta nell'archivio governativo. 



( 4G5 ) stokia 

« Due giorni si lavorò senza inquietudine, ma il terzo, non 
finiti ancora i ripari , ecco V armata genovese che spunta dal 
capo Miseno. A tal vista tutta Napoli è sossopra, il timore 
accresce il pericolo, tanto che lo storico napolitano, ond' é 
tratto questo racconto (Costanzo), afferma che se Fieschi con- 
tinuava dritto al porto , avrebbe potuto incendiarlo. E in 
vero, il re Alfonso ebbe tanta paura che fece tirare a secco 
neir arsenale le navi piccole , e le grandi coprire tutte di 
cuoio infino agli alberi. Ma 1' ammiraglio voltò verso Pro- 
cida, guadagnato, secondo ne scrive Tristano Caracciolo, dai 
regii doni, o bisognoso, secondo il Fazio , di nuovi rinforzi. 
L' errore suo si rendè manifesto dopo i lavori del porto com- 
piuti: e allora scarso di consigli, odioso alle sue genti!, fece ri- 
torno. Nulla di più ingiurioso che la lettera scritta dal re Al- 
fonso ai genovesi, passata che gli fu la paura (*) ». 

Non ci sovviene infatti esserci imbattuti mai in un messaggio 
regale tanto cinico e plebeo come questo. E lo storico Giusti- 
niani a dare per avventura maggiore risalto alla insolenza del- 
l' uno e alla modesta gravità dell'altro foglio, contro suo 
stile volle inserire nei patrii annali la lettera di Alfonso e la 
risposta del governo di Genova. Noi ne stralcieremo qui il solo 
brano che si ragguarda strettamente al nostro uopo. Dopo 
avere accusato i genovesi di ciò che egli stesso in secreto 
macchinava a loro danno , tenendoli con iniqua guerra (esterna 
e col fomite d' intestina ribellione turbati e divisi in città, af- 
finchè non rivolgessero tutto il nerbo delle loro forze a difesa e 
sostegno delie orientali colonie, « noi non ci possiamo, dice, se 
non grandemente maravigliare che non abbiate vergogna di no- 
minare i pericoli dei turchi, perchè sapete bene di che genera- 
zione di cristiani sono coloro i quali primamente con le navi 
loro per singolare avarizia hanno passato i turchi d'Asia in 

(') Serra : Storia dell'antica Liguria, e di Genova, tom. in, lib. vi, cap. vii. 



anno 1456 ( 466 ) 

Europa ; e dovete ben conoscere chi sono quelli cristiani i quali 
danno impedimento alle buone operazioni dei re e dei prin- 
cipi , e tuttavia mandano ai maomettani arme , armamenti e 
ogni cosa pertinente alla guerra contro ogni giustizia e ogni 
ragione: dovete ancora conoscere chi sian coloro i quali al 
presente hanno congiurato col turco contro di noi, e quanto 
é in loro impediscono l' espedizione nostra. Che, per Dio vero, 
non è altro rompere la guerra fra noi che favorire il turco, 
che rinnegare Cristo, che desiderare la perdizione di tutti i 
cristiani. Vedrà il signore nostro Cristo, per riverenza del 
quale noi ci disponemmo alla guerra, avere noi procurato con 
ogni diligenza la pace di tutta l'Italia, acciochè l' espedizione 
contro i turchi fosse più facile e si facesse di miglior animo. 
La qual cosa perchè al presente voi Duce e ufficio della Balia 
conturbate e mettete sottosopra, è per conseguenza cosa de- 
cente che voltiamo le arme nostre contra di voi, quasi come 
contra turchi. E non mancheremo dal cominciato per insino a 
tanto che vi abbiamo umiliato. Né perciò ometteremo di fare 
T armata contra i turchi di Asia, la quale già abbiamo comin- 
ciato , e manderemo quella ad esecuzione contro vostra vo- 
lontà ». 

Rispondevano i genovesi con risentita ma pur nobile calma 
nei seguenti termini. Quanto « ai pericoli dei turchi, la causa 
dei quali vai dicendo che noi favorimmo, e non li vergogni 
di nominare turchi italiani il popolo nostro cristianissimo, per 
beneficio del quale tu regni . . ., quello che la eccellenza tua 
si sforza di attribuirci, cioè il primo transito dei turchi di 
Asia in Europa, appresso coloro che hanno vera cognizione 
dell 1 istorie è cosa da ridere e da farsi beffe. Perché è cosa 
certa che contendendo insieme per cagione della signoria due 
principi greci, uno che fu scacciato di Costantinopoli ebbe ri- 
corso alla potenza dei turchi e patteggiò con lui, e li diede 
per pegno la città di Gallipoli con la fortezza, e per tal 



( 467 ) STORIA 

cagione gran numero di turchi furono trasportati di Bitinia in 
Asia ... A noi non è incognito essere già circa tre anni che 
l'eccellenza tua ha promesso armale ed eserciti per andare 
contro la ferocità dei turchi , e credevamo facilmente dover 
seguire tal effetto , come che non sia alcuno re tra i cristiani 
il quale per la vicinità debba temere tanto i pericoli turche- 
schi quanto tu. Ne confermava 1' opinione , che vedevamo la 
Sicilia e la Sardegna essere continuamente gravate di pagar 
danari, e gli altri popoli ancora vedevamo essere gravati di tri- 
buti inconsueti. Vedevamo ancora procedere acerbamente contra 
sacerdoti e religiosi, intanto che il pagamento delle decime 
pareva cosa leggiera per comparazione alle altre estorsioni: ed 
era fama essere stati con estorsione congregati tanti denari, che 
erano sufficienti ad empire la voragine di Cariddi ... Ma é 
stata tanto lenta questa tua espedizione, della quale tante volte 
ti sei vantato , che se i predelti cristiani di Levante non fos- 
sero stati aiutati da noi, non solamente con una, ma con più 
armate, e non avessimo sovvenuto al pericolo loro , certo non 
avriano scappato che non fossero entrati in bocca del turco. 
Consideri adunque la prudenza tua e giudichi qual di noi fa- 
voreggi i turchi : o noi per virtù dei quali molte isole e molti 
popoli sono costanti in la fede di Cristo , o veramente colui 
il quale è signore di tanti floridi regni e ha congregato tanto 
oro, e lascia i popoli, per salvazione dei quali l'oro si è con- 
gregato, in mano di crudelissimi nemici ». 

Rimbeccato così il superbo monarca, e colla testimonianza dei 
fatti , che per essere recenti e a tutti manifesti mal poteansi 
negare, messe al nudo le calunnie apposte al nome genovese, 
terminano dicendo : « La guerra e le minaccie tue accettiamo 
con queir animo col quale abbiamo guerreggiato teco le altre 
guerre, ed eziandio con più confidenza della divina giustizia; 
perchè essa conosce qual di noi abbi più superbamente sprez- 
zato la ragione, la giustizia, la religione, il giuramento, il 

3i 



anno I45G ( 468 ) 



vicario di Cristo e lo stesso Iddio, mandando contro di noi la 
regia armata (') ». 

Era questa composta d'un numero di galere, condotte dal ca- 
valiere Oleina di Montalbano e dal precitato arcivescovo di Tar- 
ragona, uomo ligio di soverchio al suo re, la quale discorrendo 
per la marina ligure accostavasi tratto tratto alla riviera e con 
improvvisi sbarchi assaliva le terre, mettendole a ruba e a sacco: 
ma non ebbe ardire d'affacciarsi alla metropoli, solo contenta 
di corseggiare lunghesso le coste a guisa di pirati, nel quale 
mestiere i catalani riesci vano maestri. Né avrebbero così di leg- 
gieri desistito dal bruito giuoco senza una fiera lettera di papa 
Calisto, in cui aspramente li rampognò di slealtà verso di lui 
e d'ingiustizia nel loro cieco odio ai genovesi: dove chiamando 
amendue i capitani suddetti, nemici della fede, pietre di scan- 
dalo alle genti , traditori di Dio e del cristianesimo , li mi- 
naccia, in un col sovrano, della giusta sua indignazione e del- 
l' ira celeste, ove non cessassero dal recare sterminio ai sud- 
diti della repubblica, ed impaccio all'opera generale della 
crociata. Obbedì a malincuore Alfonso, e roso dalla rabbia ri- 
trasse le navi, deciso (empia vendetta che poi rivocò) di non 
pigliare ulteriore parte alla spedizione d'Oriente ( 2 ). 

Calisto invece non davasi tregua negli apprestamenti militari, 
e uscita già al largo la prima avanguardia dal porto di Ostia 
il di 5 maggio, nominò in quel torno capitano generale e legato 
apostolico per gli affari concernenti la guerra turca, il cardi- 
nale d'Aquileia Ludovico Scarampi-Mezzarota, e mundio d'ogni 
più ampia facoltà sulle ciurme , i condottieri e la flotta tutta 
col pontificio danaro equipaggiata e costruita ( 3 ). Il costui ar- 
rivo nelle acque della Grecia giunse oltremisura opportuno agli 

( ] ) Annali della Repubblica di Genova, all'anno 1456. 
(*) Rainald. Annoi. Eccl., ad ann. 4 456, n. xn. 

( z ) Sulla ripa del Tevere furono costrutte il primo anno 1455-56, una o due 
galeazze, sedici galere, sei faste e alcune navi. Il Tevere allora era migliore 



( 469 ) STORIA 



interessi spirituali e materiali della religione nel Levante, e a 
sgomento degli osmani. Maometto loro imperatore travagliavasi 
di quei giorni presso Belgrado con un esercito di oltre centocin- 
quanta mila uomini , affaccendato nel circuirla di stretto assedio 
e combattere le schiere ivi raccolte da s. Giovanni di Capistrano 
e capitanate daUniade. Non potendo quindi opporsi assieme tempo 
alla marcia quasi trionfale della squadra romana, ebbe agio 
questa di scorrere i mari Egeo e Tracio, recare soccorsi alle 
pericolanti terre e impadronirsi di varii luoghi , fra i quali le 
tre isole di Metellino , Lemno (Stalimene) e Naxos, non solo, 
ma « e produsse , scrive il eh. Guglielmotti , tutto il migliore 
effetto che se ne potesse desiderare. Imperocché essendo en- 
tralo il cardinale nella Proponlide assai prima che i turchi non 
lo aspettassero , cominciò a tempestare furiosamente in tre o 
quattro luoghi di quelle marine: poi si fece vedere vicino a 
Costantinopoli, e spargendo rapidamente un falso allarme di 
sbarchi e cannonate, di notte e di giorno, in diverse parti al 
tempo istesso: mostrando a Maometto l'intenzione di suscitare 
novità nella Grecia e nella stessa capitale, ove il dominio era 
nuovo e odialo, e la persona sua assente, lo sgomentò, gli con- 
fuse il disegno di vincere prima che venissero i soccorsi, e lo 
costrinse a dividere in più parti il disegno e i pensieri. Allora 
crebbe anche il coraggio ai guerrieri cristiani, che dopo gli 
eroici sforzi della più bella difesa riuscirono, il giorno 22 luglio 
■1456, a dare quella solenne e gloriosissima battaglia campale 
sotto le mura di Belgrado, ove l'esercito nemico fu totalmente 
disfatto, Maometto ferito nel ventre, il campo, le artiglierie, 
le tende, i bagagli in mano ai vincitori, e gli ottomani co- 
stretti ad una ritirata cosi lontana ed incalzante che non fini 
altrimenti se non dentro le mura di Costantinopoli. 

canale. Appresso, costruite altre otto galere, poi quattro, finalmente due: in 
tutto, trenta galere della prima divisione. Partirono dalla foce del Tevere alti 



anno U50 ( 470 ) 



« In questa vittoria di Belgrado tanto giovamento apportò alla 
causa comune del cristianesimo la comparsa dello Scarampi 
presso Costantinopoli, nella predetta congiuntura di tempo, di 
luogo e di modo, che gli scrittori della sua vita gliene attri- 
buiscono il merito , come se fosse dal mar Nero penetrato nel 
Danubio, ed avesse egli stesso con la sua persona e con le 
navi pontificie combattuto e vinto presso quella città (') ». 



VII. 



Se il re Alfonso di Napoli non si fosse in momenti così in- 
tempestivi incaponito di voler trarre vendetta dei genovesi suoi 
irreconciliabili nemici , è luogo a credere che il governo della 
Repubblica e fors' anche l'ufficio di s. Giorgio, non avrebbero 
abbandonato papa Calisto alle sole sue forze nella guerra col 
turco. Le quali tuttavia, se cosi tenui e poche in paragone 
deir esercito nemico, col presentarsi in atto minaccioso davanti 
la metropoli dell'islamismo e le coste d'Asia, incussero pur 
tanto terrore sugli infedeli , chi non vede il molto maggiore 
spavento che sarebbesi sparso tra le loro file, ove all'armata 
papale congiunte si fossero le squadre napolitana, genovese, 
lusitana e franca, com'era ardente voto del sommo gerarca? 
Non é improbabile che la stella di Maometto, sino a quel di 
fulgentissima, sariasi eclissata o velata almeno di pallida luce, 
e la sua audacia depressa assai, ove un rovescio di fortuna 
in mare avesse fatto degno riscontro alla sconfitta toccatagli 
in Ungheria. Ma Iddio dispose pei suoi giusti giudizii che gli 
animi dei monarchi d'Italia e dell'Europa, come dopo la me- 
moranda giornata di Lepanto, che segnò l'inizio del decadi- 



ci Storia della marina pontificia dal, secolo viti al xix. tom. i, lib. iv, 
cap. in. Roma, 1856. 



( 471 ) STOMI A 

monto dell 1 impero ottomano, cosi noi giorni di cui narriamo la 
vituperosa storia, si dividessero in contrarie passioni. La flotta 
napolitana per dispetto, secondo che dissi, del testereccio suo 
re non si mosse; la genovese, impedita da Alfonso, e nel timore 
di cadere nei costui agguati, non mise alla vela; e la lusitana 
o mai non partì dal Portogallo, o giunta, come scrivono altri, 
nel Mediterraneo, con futile e mendicato pretesto indietreggiò. 
V ebbero non pertanto alcuni dei nostri , i quali o richiesti 
dai comandanti, come il Jacopo Marchese summentovato, ov- 
vero spontaneamente offertisi a prendere servizio in qualità di 
padroni di navi, trovaronsi a quella fazione. D'uno di questi, 
a nome Quirico Federici, é parola in due documenti ossiano 
commendatizie scritte dai Protettori ai cardinali Ludovico Sca- 
rampi e Prospero Colonna , in cui affermano il merito e la 
perizia di lui nelle cose marinaresche, di che avea dato buon 
saggio nel comando d'una galera ('), e del Marchese stesso 
rinviensi un altro foglio dei 30 luglio Ì456, col quale i Pro- 
tettori chiedono allo Scarampi di concedergli il temporaneo 
rimpatrio ( 2 ). Ne adducono il motivo dell'essersi, a cagione 
della peste, sua eminenza scostata da Roma, e il presunto sus- 
seguente ritardo che subire doveva, a causa del morbo, la di- 
partita della flotta papale alla volta di Bisanzio. Il che sembra 
opporsi in alcun modo alla verità della storia, la quale assi- 
cura il cardinale Scarampi alla testa del naviglio romano fen- 
dere assai prima di quel giorno le acque dell' Arcipelago. 
Donde , m' è avviso , potersi inferire eh' esso facesse così ratta 
partenza dal Tirreno, da lasciarne perfino ignorare in Genova 
rimbarco: e ciò ad eludere la vigilanza di Alfonso, cui te- 
mevasi volesse impedirgli il transito per lo stretto di Messina. 
In data poi del 12 ottobre di questo medesimo anno, l'ufficio 



,(') VediJ documenti CCLXXV1II e CCLXXIX. 

(') Vedi il documento CCXCIX. 



anno 1456 ( 472 ) 



di s. Giorgio menate buone le ragioni che aveano indotto il car- 
dinale a negare il chiesto ritorno , e sul dubbio che il Marchese 
n'avesse un cotal poco perduta la grazia, di bel nuovo gli 
raccomandava il benemerito suo concittadino (*). 

Calisto non mai stanco nell' animare i principi a porre in 
atto le iterate promesse , aveva sullo scorcio di maggio scritto 
loro un' altra efficacissima esortazione , in cui adducendo V e- 
sempio da se dato in allestire la propria flotta attraverso di mille 
difficoltà generosamente superate e vinte, li eccitava a seguirlo 
e versarsi sul turco. Non mancò, tra gli altri, di far sentire la 
paterna sua voce ai genovesi , dice il Rainaldi ; e certo una 
lettera pontificia indirizzava al doge e al consiglio degli anziani, 
il dì 23 maggio 1456 ( 2 ). Non avendocela conservata l'archivio 
del governo, ci è mestieri arguirne il tenore dalla risposta 
che T annalista medesimo ne riferisce. 

« Leggemmo , dicono , o beatissimo padre , la missiva in- 
viataci dalla santità vostra il 23 maggio decorso , e con essa 
anche quella che v' inchiudeste del cardinale di s. Angelo, 
spedita dall' Ungheria sotto il giorno 17 aprile , da cui abbiamo 
scorto la grande fiducia da quel serenissimo re meritamente 
riposta nel naviglio apparecchiato dalla santità vostra; e quanto 
affretti il momento che lo stesso giunga a tribolare il feroce 
Maometto dal lato del mare, affine di dividerne le forze. Qual 
lode potremmo noi dare o con quali encomii celebrare Y ardore 
dalla santità vostra addimostrato in siffatta impresa , se non 
paga essa di profondere oro, argento e gemme a salvezza dei 
popoli orientali, si offre sin anco pronta a perdere la libertà 
e la vita stessa, per liberarli dall' abborrito servaggio e co- 
stituirli in luogo di sicurezza? Ma poiché la santità vostra 
non cerca sterili lodi dagli uomini, sibbene l'onore di Dio e 
il testimonio di sua retta coscienza, le passiamo sotto silenzio. 



(') Vedi il documento CCCIII. 

( 2 ; Vedi il documento CCLXXXV1I. 



( 473 ) STORIA 

» Quanto a noi spelta, sa la santità vostra che fin da bel 
principio il Comune nostro sopportò la soma maggiore della 
guerra esordita alla caduta di Bisanzio; sa e conosce le ingenti 
provvisioni di truppa, armi, vittovaglie e attrezzi militari che 
da più anni senza riposo dovemmo mandare alle colonie del 
mar Nero. E più frescamente, dopo il rimpatrio degli oratori 
alla santità vostra diretti , inteso l' imminente pericolo da cui 
erano minacciate Rodi, Scio, Lesbo, e le altre isole e città 
dell'Egeo, ci convenne anche a queste fare copia di novelli e 
abbondanti sussidii; e vi spedimmo nel fatto, cioè a Metellino, 
una nave con ducento soldati, ed a Scio due altre galere piene 
di bellici strumenti e cinquecento militi, oltre un cumulo tale 
di grano da sfamarne, in caso di carestia, le vicine isole tutte 
quante. A Caffa poi e alle altre colonie eusine destinammo 
altre due navi onuste di smisurata quantità di biade , una 
delle quali , e la maggiore che mai navigasse il Mediterraneo, 
colpita dal fulmine, colle antenne abbrucciate divenuta inutile, 
fu giuocoforza mutare in ajtra che s' introducesse nel Ponto e 
il carico dell' incesa galera, non senza nuovo e grave dispendio, 
colà trasportasse. Se a tali cose vogliasi por mente, ognuno 
si chiarirà che quantunque né una grande o formidabile flotta 
sia mai stata da noi a un tempo solo allestita, ciò nulladimeno 
troverà avere la nostra repubblica in questa lunga e continua 
lotta tante navi e tanti uomini armato, tanto di pecunia ver- 
sato , che con molto minore spesa una fortissima spedizione 
sarebbesi potuto apprestare ». 

Finiscono dicendo: « Ci rallegriamo assai che quella di vo- 
stra santità ora sia per salpare e muovere in Oriente. Cosi 
avesse voluto Iddio che , come fama suonava , nelle calende 
di maggio fosse già in Asia pervenuta ; imperciocché avrebbe 
con buoni auspicii riscaldati gli animi dei popoli cristiani, dei 
quali taluni colti da indiscreto spavento, deposta la lusinga degli 
occidentali rinforzi , cominciano a mormorare di pace col re dei 



anno 4 456 ( 474 ) 

turchi. Noi, o beatissimo padre, sebbene affranti dalla mole di 
si diuturna e costosissima guerra, non ristaremo, fino a che 
le forze lo patiranno, dal porgere soccorso alle terre ed isole 
qui sopra nominate. E se i monarchi e le cristiane plebi la 
beatitudine vostra condurrà ad un solo consiglio, noi una nuova 
e magnifica flotta contra i turchi medesimi ci sforzeremo di 
apparecchiare ; poiché in ogni evento faremo sempre di cor- 
rispondere alla speranza di noi concepita dalla santità vostra, 
né saremo mai da meno d* alcun altro nella sollecitudine e 
neir ardore di secondare le incessanti cure vostre per la felice 
riuscita della crociata ('). 

» Queste lettere, scrive il Canale, appalesano da una parte 
gli sforzi e i sacrifici che facevansi , rendono fede che soli il 
pontefice e la repubblica genovese erano di una mente nel- 
l' impedire che il turco prorompesse in Europa, ma dall'altra 
mostrano una supina ignoranza, una cieca indolenza, ed eziandio 
una singolare perfidia in tutti i principi e popoli di allora, i 
quali le ignave loro querele, le stolte invidie, le basse pas- 
sioni anteponevano al soprastante pericolo della fede , della 
libertà, della patria ( 2 ) ». NelP assentire al savio giudizio dal 
citato scrittore qui espresso sul conto del ducale e romano go- 
verno, parmi dovervisi aggiungere che il tenore della surriferita 
risposta non potè a dire vero riuscire di molto gradimento al 
paterno cuore di Calisto. Vi si legge chiaro infatti sotto le frasi 
di cortesi parole l'animo dei genovesi, che era questo: noi 
da tempo sosteniamo il carico d'una non interrotta e rovinosa 
guerra , affine di presidiare le nostre minacciate colonie della 
Grecia e del Ponto, e vi abbiamo profuso immense ricchezze, 
nel mentre gli altri sovrani e popoli nulla finora operarono e 
niun danaro vi spesero. Si armino una volta davvero , e mo- 

( 1 ) Vedi il documento CCXCVII. 

(*) Della Crimea e del suo commercio, ecc. v. 2, lib. in, cap. vin. 



( 475 ) stoma 

Sirino voler fare da senno ; che allora pur noi ci stuelleremo 
giovarli con un ultimo sforzo. Ma fintantoché ci lasciano soli 
nella impari lolla col superbo tiranno, non fìa che prendiamo 
I' Difensiva su di lui in campo aperto , troppo contenti di co- 
prirsi dai suoi assalti entro i fossi delle murate città ! Niun 
cordato uomo avrebbe a ridire su ciò , e il pensare dei geno- 
vesi, tuttoché men generoso forse, era assennato, e sembra 
neppure abbia offeso o mutato V animo del pontefice a loro 
riguardo, come si leggerà in appresso. 

Da alcun tempo, massime dopo l'armamento delle due navi 
Cattanea e D' Oria e la provvigione di grano che videsi obbli- 
gata di somministrare ai magazzini della città entro brevi set- 
timane per T accaduto tumulto, l'ufficio di s. Giorgio lamen- 
tava in tutte le sue lettere ai principi , siccome scorgesi nelle 
tre preaccennate, la povertà a cui aveanlo ridotto gli enormi 
sacrifizii sostenuti per la difesa, di Calìa e le minori colonie. 
Non era nò un mentito pretesto ad esimersi dall' incontrarne 
dei nuovi, ma vera e pur troppo dolorosa realtà. Giunto il mese 
stabilito della paga annuale degli interessi ai partecipi e cre- 
ditori del Banco, si constatò mancare nelle casse il numerario 
occorrente alla soluzione del debito. Necessità adunque li strinse 
di ridurre il frutto che era di lire sette per ciascun luogo a quello 
di lire quattro e soldi dieci di Genova : e ciò non bastando , 
ritardare lo sborso del medesimo. Stante la grande fiducia che 
godeva la casa di s. Giorgio, molte chiese e corporazioni re- 
golari entro la Repubblica e fuori, non che un numero gran- 
dissimo di opere pie , vedove e pupilli , avevano impiegalo il 
loro danaro su quel Banco, e non potevasi perciò in coscienza 
privarli della giusta e accertata loro rendita, senza ledere i 
naturali diritti e contravvenire al prescritto dai sacri canoni 
verso le persone e le comunità religiose. La necessità per altro 
essendo estrema e superiore ad ogni legge , i Protettori ebbero 
ricorso di bel nuovo alla santa sede , ed espostole la trista 



anno 1456 ( 476 ) 



situazione delle finanze, supplicarono d'essere licenziati a fare 
un' operazione bancaria. E papa Calisto accolta con la solita sua 
benignità la dimanda e verificatone l'imperioso motivo, addi 12 
maggio accordò la grazia , che consisteva nel potere vendere 
sino d'allora, a minore prezzo del vero, al migliore offerente, 
i frutti risultanti dal unico fiorino per ogni luogo, dei tre 
anni avvenire 1464-1466, dal governo della città rilasciato in 
sussidio al Banco, co' quali pagare ai luogatarii e creditori 
dell' anno in corso il dovuto interesse (*). Così mercè 1' amica 
arrendevolezza del sommo gerarca il Banco potè mantenere il 
suo credito, non pregiudicarsi nella pubblica opinione, e senza 
gravar le timorate loro coscienze sopperire agli urgenti bi- 
sogni dell' Ufficio. La bolla emanata a tal proposito da Ca- 
listo III servì quindi di regola negli anni successivi, fin tanto 
che Sisto IV con altra sua del 1479, ampliatine i termini, ne 
estese la durazione in perpetuo ( 2 ). 



Vili. 



Della stolta discordia vigente fra i sovrani cattolici , causa 
precipua del rapido ingrandire dei turchi, n' è altro indizio la 
condotta del re di Cipro verso i Protettori. Questo monarca 
che, ad operare da saggio, avrebbe dovuto, nell'imminenza del 
pericolo cui trovavasi esposto per l' avidità di Maometto in 
rapirgli il suo bel regno , stringere più forte il nodo di ami- 
cizia e buona vicinanza cogli ufficiali genovesi del Levante, e 

(') Vedi il documento CCLXXXI. 

( 2 j Trovasi a fol. 62 del codice Index privilegiorum etc. della biblioteca 
civica ; in altri due dell' archivio di s. Giorgio , Liber conlractuum etc. ann. 
1515-1519 e Bolle Pontificie ecc.: non che edita dal Cuneo a pag. 298 della 
sua opera : Memorie sopra V antico debito pubblico ecc. 



( 477 ) STOMI A 

specialmente di Famagosta, situata nella medesima isola, fatto 
cieco dalT ira e dall'invidia di vederli occupare quella vantag- 
giosa posizione, scalo d' importantissimo commercio fra i con- 
tinenti d'Asia, d'Europa e d'Africa, s' adoprava in ogni ma- 
niera di vessarli con secrete molestie, pur fingendo benevola 
corrispondenza d' affetto e uniformità di voleri col banco di 
s. Giorgio. Pertanto correndo l'anno 1 455 inviò due lettere, 
colle quali affrettava i soccorsi per la impresa generale contro 
il comune nemico, e insieme tempo porgeva ai Protettori né 
poche ne' leggiere querele su parecchie angherie che, a torto, as- 
seriva essere state commesse dai capitani di Famagosta. Dessi 
riscrissero al re il giorno 12 aprile 1456, di buon inchiostro, 
e come quelli che già chiudevano 1' amaro in cuore per antiche 
offese ricevute, pigliata da più alta origine la narrazione delle 
cose successe in quei paraggi sotto gli occhi di lui , gli espo- 
sero la compendiosa serie delle ingiurie patite dai mercanti e 
cittadini loro per opera dei suoi sudditi e fors' anche col mandato 
o la connivenza almeno della regia autorità, riducendolo a 
vergognoso silenzio. Non essendo senza grande interesse storico 
le notizie che vi si contengono, stimo bene recitare qui il 
senso della risposta dal Banco dirizzata al re Giovanni IH. 

Premesso il racconto dei frequenti rinforzi dianzi spediti in 
aiuto delle colonie liguri nella Grecia e nel mar Nero , e la 
fiducia eh* era luogo di riporre nell' assemblea raunata in Roma 
da papa Calisto, per un simultaneo armamento delle cristiane 
potenze , la quale sopra dicemmo riuscita poi a niun buon ter- 
mine , i Protettori vengono al sodo di scolparsi delle inflitte 
accuse , e produrre invece i gravi motivi dei loro più giusti 
reclami. Scrivono adunque: « Nel primo foglio del 25 agosto 
4455 la maestà vostra si lagna, come di affronto a se recato, 
dell'ospitalità e benevola assistenza da Lamba D'Oria capitano 
di Famagosta concessa a Giacomo Fiore , conte di Joppe (Giaffa), 
espulso dal regno sotto accusa di tradimento e macchinazioni 



anno 1456 ( 478 ) 

a danno dello Slato ('). Invero, serenissimo principe, non 
possiamo non fare le maraviglie del suo corruccio , conscii 
quai siamo che il predetto D'Oria e Bartolomeo Levanto, suc- 
cessore di lui nella capitaneria della città, diedero albergo in 
essa al conte ed alla esule sua famiglia in grazia appunto della 
maestà vostra, affine di cansarle i pencoli e i mali che le 
sovrastavano per queir impolitico bando. E se le angustie d'una 
lettera il con:>er)lissero 5 facile sarebbe noverar qui ad una ad 
una le molte ragioni giustificative della prudente condotta tenuta 
in quella circostanza dai nostri ufficiali. Ma non potendoci di 
soverchio allungare, la preghiamo di credere fermo la pace e 
tranquillità del suo reame esserci cara al pari del nostro ». 

« La cosa per altro che ne recò maggiore sorpresa e dolore, 
sdegno anzi e nausea, sia con buona venia di vostra maestà, 
fu il patrocinio che ella sembra aversi assunto di Giovanni 
Nava. Uso costui da lunga stagione a vivere di rapina , non 
sazio degli oltraggi e violenze da tempo esercitate sui liguri , 
studiasi ogni dì più in molestare e dare la caccia per mare e 
per terra ai navigli e ai commercianti genovesi ; e vostra, 
maestà si piace dipingercelo devoto al nostro nome , amico di 
nostra bandiera? Se non fosse assurdo, saria per lo meno 
ridicolo il mostruoso amore di siffatto amico di nuovo conio ! 
Eppure la maestà vostra non ignora la querela da noi sportale 
lo scorso anno intorno le preziose merci da esso Nava staggite 
sul legno di Giorgio Garibaldi, ascendenti all'egregia somma 
di dieci e più mila ducati , che scaricate nel porto di Cirene 
entro i regii dominii, se l'ebbero impunemente fra loro divise 
i crudeli rapitori ! 

(') Nelle » Historie di Cipri di Floro Bustroni j (Ms. della Bibl. Univ. di 
Genova) a fol. 287 parlasi di un « conte del Zaffo, il signor Giouan de Fiorin .; 
e a fol. 282 e alibi .di Giouan de Flores. Di Giacomo non vi rinvenni alcuna 
notizia intorno a quest' anno e il motivo del suo esilio. Ma basta al proposito 
mio il sapere che nell' isola soggiornava quella famiglia. 



( 479 ) stoma 

» Che dire poi dell' infame ruberia dalle triremi del Nava 
perpetrala sul grippo di Antonio Riva , dalle quali essendo 
riuscito per buona ventura a fuggire uno dei tanti nostri na- 
zionali da lui barbaramente addetti al remo , e messosi in 
salvo a terra, il capitano di Baffa, suddito di vostra maestà, lo 
colse e riconsegnò alla galera da cui erane evaso? Tacciamo 
per brevità molf altre prede e rapine commesse da questo fero- 
cissimo assassino e dagli sgherri suoi entro i confini del vostro 
regno, manlellate e difese dallo straordinario potere dalla maestà 
vostra attribuitogli, in guisa che niuno più ardisca avvicinarsi 
a Cipro dal lato di mare o da quello di terra, se munito non 
venga d' un salvocondotto dall' abborrito corsaro ! Che dire 
ancora del capitano Sivori, famoso in ladronecci nei pressi 
marittimi (cioè le solite due leghe) della città nostra di Fama- 
gosta, contro cui vostra maestà non degnossi fare giustizia al 
ricorso recentemente direttole dai genovesi derubati di due uo- 
mini e di gran copia di armenti? Che infine di quel nostro 
sventurato cittadino a guisa d'innocente agnello ucciso nella 
pubblica via di Nicosia da un naturale dell' isola , che andò 
impunito di così rea azione, della quale per quanto cerchi la 
maestà vostra di attenuare F orridezza , mai non giungerà a 
farci dimenticare la nefandità dell'atroce delitto? Laonde, o 
sire, se la maestà vostra chiudendo il citato foglio ci mette in 
suir avviso di non porgere facile ascolto alle accuse dei male- 
voli detrattori, noi a nostra volta la vogliamo avvertita di fare 
in modo che i sudditi suoi mutino vezzo a riguardo degli uffi- 
ciali e dipendenti del banco di s. Giorgio, acciò proviamo col 
fatto e le opere, meglio che in iscritto e a parole, la sincerità 
del suo affetto e la vantata benevolenza verso di noi ». 

Nella seconda lettera dei 4 novembre 4 455 il re di Cipro 
muovea altre dogliose lagnanze circa il procedere ingiusto e 
vessatorio dei ridelti capitani D'Oria e Levanto; sulla differita 
consegna del castello di Nimosia (Limisso, detto ora Limassol) 



anno 4456 ( 480 ) 

malgrado la sicurtà da esso re data dello sborso dei tre mila 
ducati convenuti ; e finalmente sui ribelli di Paros accolti ed 
ospitati in Famagosta a ritroso dei patti. A tutti questi lagni 
rispondono i Protettori , o invitandolo a formulare più esatte e 
circostanziate le rimostranze contro i capitani, o insinuandogli 
P occupazione del castello essere richiesta dalle maggiori spese 
occorse per renderlo capace a sostenere un assalto nemico a 
vantaggio comune, ed altre simili ragioni che mai non man- 
cano al più forte ; discorrere delle quali troppo ci fuorvierebbe 
dal segnato cammino, e basta all'uopo averle compendiosa- 
mente riferite (*). Questo sì diciamo che il non avere il re 
greco ottemperato ai savii consigli del Banco, e almeno per 
politica desistito dalla sorda sua reazione, conferì non poco alla 
disistima in cui cadde il suo governo , alle rivolte sorte sotto 
il di lui reggimento , alla caduta del regno e della colonia 
genovese , ingoiati poi entrambi dalla prepotenza osmana. 

Quattro mesi dopo il precedente messaggio giunse a Genova 
il nobile uomo Maurizio Cibo, latore a voce e in carta delle 
vive istanze che inoltrava all' ufficio di s. Giorgio il principe 
d'Acaja, Centurione Zaccaria, ond 1 essere soccorso a puntellare 
il rovinoso suo Stato. È noto agli eruditi come la famiglia dei 
Zaccaria da buona pezza ottenesse il dominio di questa bella 
provincia di Grecia, e in essa si perpetuasse fino a che il 
turco col resto del bisaniino impero se ne rese padrone. A 
tenere lungi la temuta catastrofe, il nostro Centurione da Na- 
poli nella Morea ( 2 ) vergò la lettera dei 22 luglio, diretta ai 



(') Vedi il documento CCLXXVI. 

(*) Due città di Napoli sono in Morea o Peloponneso : una a mezzogiorno 
detta Napoli di Malvasia e più comunemente Monembasia ; 1' altra ad occidente 
in fondo del golfo dello stesso nome , chiamata Napoli di Romania e Napoli 
vecchio , o semplicemente Nauplia. Da quale delle due abbia scritto il nostro 
Zaccaria è ardua cosa il sentenziare , perchè i Zaccaria stesero il loro princi- 
pato su tutto il continente della Morea. Ulteriori studii ce lo chiariranno. 



( 481 ) STORIA 

Protettori. In essa lamenta il silenzio opposto alle anteriori 
epistole loro inviate, e domanda se ancor lungo tempo inten- 
dano lasciarlo in queir abbandono , mentre ha mestieri più 
che mai di conoscere a che punt